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Questioni di petrolio?

La politica americana nei riguardi dell’Iran è ormai di dominio comune. Le sanzione economiche, finanziarie e politiche che gli Stati Uniti stanno attuando per una guerra voluta dai poteri finanziari e dal braccio armato di Israele, stanno portando l’intero mondo occidentale – specialmente per l’Europa – ad una condizione molto simile, se non peggiore, di quella che accadde negli anni 70 con la crisi petrolifera.

Le sanzioni americane, ma sopratutto quelle europee, ricattate dai grandi gruppi di interesse, hanno portato ad escludere dalle transazioni economiche qualsiasi rapporto con l’Iran: dal petrolio, all’oro, ai diamanti ed altri metalli preziosi.
Alla stessa banca centrale iraniana (di stato) sono stati chiusi i rubinetti dei pochi impegni economico-bancari che aveva in Europa. Sembra una situazione di non ritorno per gli iraniani, impegnati a dimostrare la loro buona fede nei programmi nucleari, ma invece contrastati dagli occidentali certi che il programma nucleare iraniano abbia finalità non solo pacifiche, ma eminentemente militari.

Ci sarebbe da chiedersi se anche fosse così, quale potrebbe essere il problema, ovvero sappiamo che Israele ha all’incirca 300 testate atomiche pronte, con un raggio di copertura che arriva a lambire la Gran Bretagna, così come sappiamo che altre nazioni mediorientali posseggono queste armi nucleari come il Pakistan – ormai però non più sotto l’occhio benevolo degli anglo-americani e quindi soggetto a continui attacchi dell’esercito americano per la presunta presenza di terroristi di Al-Qaeda – o come l’India.

Nei fatti l’Europa blocca la porta alle importazioni di petrolio dall’Iran e l’Italia che ne importa il 13,3% del suo fabbisogno, dovrà rivolgersi ad altri fornitori accettando supinamente i prezzi imposti. Nel solo marzo del 2011 l’Italia aveva aumentato le sue importazioni petrolifere dall’Iran dell’80%, contrariamente alle richieste Usa di chiudere i rapporti economici, per un valore di 77,8 milioni di tonnellate a causa della guerra con la Libia.
Siamo alle solite: il padrone dell’occidente, gli Usa, ordina ai suoi sudditi europei di bloccare qualsiasi iniziativa di scambi commerciali ed essenziali per la nostra bilancia energetica, favorendo nel contempo quei produttori allineati al pensiero atlantista che non si farà certamente perdere l’occasione di incrementare i prezzi. Già vediamo quanto costa un litro di carburante per dubitare di questo, in 3 anni un aumento di oltre il 70%.

E’ senza dubbio irresponsabile il commento di Giulio Terzi, nostro ministro degli Esteri, che in una nota ha definito la diminuzione dell’approvvigionamento del petrolio iraniano assolutamente trascurabile “L’impatto per l’Italia dovrebbe (nda. ma lo sa o non lo sa?) essere assolutamente trascurabile, vorrei dire nullo”. Dovrebbe spiegare il ministro dove andrà a colmare la differenza e sopratutto da chi. Ma siccome questo è un governo di tecnici e non politici forse da tecnico, ex ambasciatore negli Usa, ha una corsia preferenziale per le melliflue parole di Obama.

E’ evidente anche ad un cieco che se sommiamo la perdita avuta con la guerra in Libia (-38%) e quella che si sta profilando contro l’Iran (-13%), l’Ialia ha perduto nell’arco di un anno una grossa fetta delle sue importazioni di petrolio e di commesse già sottoscritte e siglate con l’Eni. Come dice il ministro l’impatto è trascurabile, anzi nullo. Ancora una volta mi chiedo e sarei curioso di sapere, qual’è il senso della nullità che questo personaggio intravvede nella perdità di rifornimenti. Ma noi siamo il solito paese dei qua-qua-qua, tante chiacchiere e pochi fatti, mentre gli altri, economicamente meno disastrati di noi, sapranno sfruttare quetsa situazione per estrometterci da quel mercato che è l’ossigeno principale per la nostra economia.

Ma siccome il mondo è fatto anche di altre persone lo stesso Capo Esecutivo della Royal Dutch Shell, Peter Voser, afferma che le sanzioni europee devono essere studiate attentamente e che le ripercussioni sui prezzi ricadranno sui consumatori europei senza un minimo di preavviso portando di conseguenza le economie ad un loro rapido decadimento. Ma, come ci dice il nostro ministro Terzi,  “…l’impatto dovrebbe essere trascurabile, vorrei dire nullo!

La platea mediatica che ci circonda è comunque talmente impregnata di falsità che ci stanno accecando con i fumi delle gesta del nostra amato presidente Napolitano, il quale esorta le forze politiche a cercare un nuovo sistema politico, e mentre le sue bacchettate vanno a personaggi e ad un sistema a “certi” non appropriato, le sue parole rimangono vuote, invece, quando a fare affari con l’Iran non è più l’Italia o l’Europa, ma la Inghilterra di Cameron (noto fiancheggiatore sionista), il quale ha aperto la strada alla British Petrolium, esclusa dall’applicazione delle sanzioni contro l’Iran, per il commercio del petrolio iraniano. La motivazione di questo favoritismo è dovuta dalla forte valenza anti russa dell’operazione. «Le nostre sanzioni – spiegano fonti del Congresso Usa – devono infliggere il massimo della sofferenza economica agli iraniani senza consentire alla Russia di tenere ostaggio l’Europa orientale per le forniture energetiche».

E’ strano ‘sta mondo, gli anglo-americani esortano l’Ue di non fare affari con l’Iran, mentre loro stessi si accordano nelle commesse petrolifere…è strano no?

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  1. 31 gennaio 2012 alle 19:16

    Tenendo ben presente che il seguente articolo
    http://www.debka.com/article/21673/
    proviene da fonte vicina al Mossad e che, essendo pubblico invece che a pagamento, è diffuso intenzionalmente per influenzare l’opinione pubblica
    concluderei che non si capisce proprio il senso di tali sanzioni UE,

    se non quello di danneggiare i paesi europei

    o continuare il pressing sul governo iraniano per un motivo che va ben oltre il problema del nucleare

    • 31 gennaio 2012 alle 23:45

      Come ho già scritto l’unica azienda europea che potrà fare affari con l’Iran è la BP con commesse di oltre 20 miliardi di dollari, già questa potrebbeessere una buona scusa. Quello che invece mi lascia unpo’ “stranito” è l’accodarsi dei governi europei nelle sanzioni petrolifere contro l’Iran. Non a caso il governo iraniano ha asserito che questa mossa metterà in ginocchio le economie europee già sofferenti…

  2. 1 febbraio 2012 alle 00:29

    ci siamo già risposti

    Pitocco: “è strano no?”
    mcc43 : “va ben oltre il problema del nucleare”

    Cerchiamo sempre la logica, non riusciamo a metterci in testa che ci fanno ragionare sul falso.
    Omissioni, menzogne… sanno loro a cosa mira sanzionare l’Iran che vende allegramente in Cina, mentre noi dovremo cercare a caro prezzo altri contratti. In ballo, realmente, non c’è quello che vediamo oggi, ma un più ampio progetto per domani. Se andrà in porto lo sapremo, e probabilmente strilleremo, altrimenti passerà tutto nel dimenticatoio…

    • 1 febbraio 2012 alle 01:37

      C’è una frase riportata nell’articolo che forse è sfuggita e: “Le nostre sanzioni (degli anglo-americani) – spiegano fonti del Congresso Usa – devono infliggere il massimo della sofferenza economica agli iraniani senza consentire alla Russia di tenere ostaggio l’Europa orientale per le forniture energetiche».
      Ora il problema non sono le forniture energetiche, ma l’isolamento della Russia. E come rilevato in altri articoli i veri obbiettivi di quella gentaglia è l’accerchiamento geopolitico di Russia e Cina. La scusa dell’Iran e della Siria e della Libia, così come di tutte le altre nazioni del mediterraneo, sono solo propedeutiche a questa manovra.
      In fin dei conti se guardi bene il gioco è anche abbastanza scemo. Tutti i vari dittatori del nord-Africa sono stati messi lì bell’apposta dai belligeranti Usa-Francia-Inghilterra dalla fine della seconda guerra e il loro potere è durato finché è stato “necessario”. Tra questi e giusto per mantenere una situazione continuamente di instabilità, hanno permesso la instaurazione di uno stato fantoccio sostenuto da scalmanati talmudici e basato su idee folli, con l’apporto di grandi forze militari e di un forte sostegno economico (Israele senza le decine di miliardi americani sarebbe messa peggio del Marocco).
      Ora che il cerchio si sta chiudendo e che le mosse appaiono sempre più chiare, così come le risposte evidenti della Russia e della Cina, gli ultimi ritocchi al Risiko geopolitico sono necessari : l’aspetto finanziario, quello economico e militare sono mattoni che devono essere sistemati proprio in visione di un evento particolare.
      L’Europa, per contro, controllata strettamente dalla Commissione Europea, non attua una politica slegata dall’asse anglo-americano perché essa stessa è creatura “monetaria” di quella masnada di usurai da 4 soldi. Non a caso è venuta prima l’unione monetaria e non quella politica perché chi controlla la moneta controlla i popoli.
      Il gioco è quindi alle fasi finali, a meno che altri, forse Turchia, o forse lo stesso Iran non trovi la soluzione che tagli le mire espansionistiche globalizzanti, ma la vedo molto dura e con enormi ripercussioni devastanti.
      I nostri politici e quelli degli altri paesi europei sono complementari a questo disegno, senza rendersi conto che stanno tagliando proprio il ramo sul quale stanno, mi correggo, stiamo seduti.

  3. 1 febbraio 2012 alle 08:54

    esatto, isolamento della Russia, sei arrivato con il tuo ragionamento a quello che io avevo trovato in una intervista di un consulente militare russo dei Gheddafi

    da quel momento, allertata, la lettura della crisi mediorientale, con Siria e Iran, paesi amici, nel mirino ha preso un senso che va oltre le parole d’ordine della repressione e del pericolo nucleare. Eppure non è possibile ancora parlarne come di un dato acquisito, è come se anche le persone e i blog informati vedessero solo la superficie dello svolgersi degli avvenimenti.

    L’intervista è in due parti, molto lucida e interessante
    ““I professionisti capiscono che l’attacco alla Libia – fa parte di azioni previste. Le prossime saranno: Siria, Algeria, Yemen, Arabia Saudita, Iran, Asia Centrale e Russia. Non importa in quale sequenza. Ma la Russia rischia di pagare un prezzo prima […] circondata da radar e basi militari ostili […] mentre cresce la corruzione e il dissenso all’interno del paese.“
    http://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/06/dietro-le-quinte-del-colpo-di-stato-libico-laiuto-russo-i-parte/

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