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Posts Tagged ‘Agricoltura’

Schizofrenia Agricola

24 novembre 2013 Lascia un commento

OGM

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Il cibo è elemento essenziale per la vita senza il quale l’uomo non potrebbe esistere e la sua produzione, nei secoli fino ad oggi, ha seguito il ritmo ed il tempo necessario al fine di permetterne all’uomo il suo utilizzo. In questi ultimi decenni le campagne in tutta Europa e nei extra europei paesi cosiddetti civili, si sono spopolate lasciando spazio alle manovre dei grandi produttori che un tempo erano i latifondisti, mentre oggi sono le industrie del settore chimico-agro-alimentare.

Il punto focale dell’industria chimico-agro-alimentare è il costo di produzione che deve essere necessariamente il più basso possibile per un maggior profitto. L’industria stessa ha pertanto realizzato metodi e mezzi per poterci arrivare, e uno di questi è la manipolazione genetica delle piante per alimentazione umana ed animale.

L’Europa nonostante le prese di posizione di alcuni stati membri, ma facendo parte dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), ha dovuto accettare la denuncia dei maggior produttori mondiali di OGM (Usa, Canada e Argentina) per il mancato rispetto delle regole del trattato, obbligando l’Europa e dimostrare la dannosità dell’utilizzo dei prodotti OGM. Vengono quindi emanati due regolamenti 1829/2003 e 1830/2003 per la definizione ed etichettatura dei prodotti OGM e la direttiva 2001/18/EC basato sul principio di precauzione (L’assenza di Prove non è prova di assenza).

L’Italia in questi ultimi anni si è sempre schierata contro l’impiego dei prodotti OGM, ma essendo parte dell’Europa ha dovuto recepire i suoi regolamenti e direttive, anche contro la volontà “politica” di alcuni Governi passati (D’Amato, Alemanno, Pecoraro). Sostanzialmente dal 1998 ad oggi molti prodotti OGM, data la confusionaria normativa italiana sul problema,  sono entrati e finiti sulle tavole degli italiani senza che vi fosse una tracciabilità. L’80% dell’alimentazione animale è costituita da soia OGM proveniente dall’Argentina/Usa e Canada, da scollettature della barbabietola OGM e del Mais OGM senza che nessun organismo avvisasse il consumatore della presenza di organismi geneticamente modificati. Il consumatore è avvisato!

Recentemente l’Italia, il 06.11.2013, ha recepito le direttive europee per gli OGM “Decisioni di esecuzione della Commissione che autorizzano l’immissione in commercio di prodotti contenenti granturco GM e di polline prodotto a partire da granoturco GM” per un periodo di 10 anni concedendo alle compagnie richiedenti (Dow AgroSciences e Monsanto Europe) per l’immissione in commercio di prodotti per gli stessi usi di tutti gli altri tipi di granturco, ad eccezione della coltivazione (solo per due anni).

Adesso sapete che buona parte dei fiocchi di mais, delle barrette croccanti, dei biscotti, delle farine saranno OGM e non chiedetevi, nel tempo, se qualche misteriosa malattia colpirà un vostro familiare, perché dobbiamo accettare senza che nessuna interpellanza parlamentare o meglio ancora referendaria se vogliamo che altre nazioni introducano sulle nostre tavole veleni e porcherie di cui non si conoscono gli effetti sulla salute umana.
Ricordiamoci il “principio di precauzione”: L’assenza di prove non è prova di assenza.

Agricoltura senza ritorno?

4 ottobre 2013 2 commenti

aratura1

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E’ di questi giorni la notizia che la Coldiretti ha rilasciato: il 30% del cibo prodotto finisce nella spazzatura. Per la verità non è una notizia nuova, perché già tempo addietro avevo scritto qualcosa del genere (qui e qui), ma incuriosisce che anche oggi se ne parli.

Per poter capire qualcosa è necessario partire dalla base, ovvero da come si sviluppa il processo produttivo agricolo. Non si tratta di una lezione di agronomia, ma di qualche spunto per cercare di capire perché si gettano tante derrate alimentari.

Il contadino europeo, ma principalmente italiano, è chiuso in una gabbia che a prima vista sembra essere dorata. La gabbia principale è il contributo europeo per l’agricoltura (PAC) che prevede per ogni contadino una certa cifra per ettaro coltivato. Accade quindi che l’agricoltore coltiva la sua terra, vende il suo prodotto ricavandone un certo profitto e in più riceve dall’Europa un compenso ulteriore. E’ fantastico, penserete, vero? E invece no!

Nei fatti sin dall’inizio di questa gabbia dorata l’agricoltore deve iniziare a spendere denaro per potervi accedere, deve essere iscritto ad un sindacato (sempre presenti!!) e deve seguire delle regole “ferree” nella coltivazione del suo appezzamento. Successivamente inizia a lavorare la terra (aratura, erpicatura, ecc.ecc.) per prepararla alla semina; quindi procede alla semina, ma è obbligato ad acquistare delle sementi certificate, ovvero non può, per esempio, trattenere dal raccolto precedente quella quantità necessaria per la semina successiva come si usava fare nei decenni passati, inoltre la quasi totalità delle sementi (dalla soia al mais al frumento all’orzo) sono pretrattate con pesticidi direttamente sul seme così da evitare la formazione di funghi dannosi (micotossine). Vi sono quindi delle regole colturali da seguire, e a seconda del prodotto seminato il contadino prima o dopo la semina inizia ad irrorare il terreno con una serie sempre più pesante di sostanze chimiche. Troviamo quindi l’azoto, il potassio e fosforo, elementi essenziali per la crescita delle piante. Non è possibile dare una quantificazione reale dei fertilizzanti, perché dipende da moltissimi fattori come il tipo di terreno, il tipo di raccolto che precedeva, la stagione, le caratteristiche della varietà che si semina, l’esposizione, la pendenza ecc.ecc, ma mediamente i trattamenti fertilizzanti si aggirano attorno agli 80/150 kg/Ha.

Il contadino quindi procede nella sua azione con dei trattamenti in “pre-semina” di fitofarmaci volgarmente detti erbicidi, pesticidi che hanno i compito di accoppare tutte quelle erbe e animali concorrenti con lo sviluppo del seminativo. Successivamente, poco dopo la levata (quando cioè le prime foglie sono uscite dalla terra), si procede con una secondo trattamento di sostanze azotate/potassiche/fosforiche e con un trattamento di erbicidi che serviranno ad evitare la nascita di quelle erbe “infestanti” che cresceranno successivamente alla levata del seminativo. Se il tempo è clemente l’agricoltore avrà quasi sicuramente una buona produzione. Molte volte accade però che a causa di una stagione piovosa alcuni fertilizzanti (azoto) non vengano assorbiti dalle piante in tempo utile, perché dilavati dalle piogge e per tale motivo si potrà procedere con una terza/quarta fertilizzazione con conseguente eutrofizzazione dei corsi d’acqua.

A fine del ciclo produttivo l’agricoltore si troverà ad aver impiegato da un minimo 320 kg/Ha ad un massimo di 600 kg/Ha di fertilizzanti e tutto per dare forza al seminativo.

Il costo del lavoro non è però  solo a quello dell’acquisto del fertilizzante, ma all’impiego delle macchine per ogni attività e questo è un costo molto elevato che varia dalle 80/150 euro/ha. Alla fine pertanto, anche se succintamente descritto, l’agricoltore porterà la sua messe presso un consorzio agrario, un’azienda sementiera, oppure lo tratterrà per se in attesa di quotazioni di mercato favorevoli che lo vedranno costretto però ad ulteriori spese per il mantenimento della semente (pesticidi anti-fungini, pesticidi contro insetti “dannosi”, contro i ratti, protezioni meccaniche) essiccatoi.

Nel caso della soia le produzioni medie possono variare dalle 25/45 q.li/Ha con un valore di mercato medio di circa 30/35 €./q.le, mentre per il frumento si possono avere produzioni più abbondanti anche 60 q.li/Ha, ma con valori decisamente più bassi, circa 20 €/q.le, mentre per il granoturco (mais) le produzioni sono molto elevate, ma con valori decisamente bassi 18/19 €/q.le.

Ci sono da tener presente alcune cose. Le sementi impiegate al 90% derivano dalle aziende internazionali (Sygenta, Monsanto, Bayer, Dow) che a loro volta sono anche fornitrici di erbicidi, concimi e pesticidi e, come detto più sopra, il contadino non è in grado di poter trattenere una certa quantità per seminarla l’anno successivo: non troverebbe nessuno che gliela comprerebbe (fatto salvo quelli che cercano di eludere questa catena di controllo) e viene giustificato questo diniego per evitare che nella catena produttiva finiscano produzioni cariche di aflatossine. C’è da evidenziare che in questi ultimi 3 anni i casi di micotossine sono aumentate esponenzialmente senza una ragione precisa e stranamente queste aziende non hanno dato una risposta coerente visto che le sementi sono di loro produzione, ma hanno incolpato le siccità o l’eccessiva piovosità con danno diretto per l’agricoltore.

Il villico ora ha consegnato la sua merce e dopo un mese potrà vedere il denaro che gli spetta dalla vendita effettuata. Vendita che però è subordinata al mercato delle “merci”(comodities) che viene gestito dal Commodity Future Trading Commission e dal CME Group che a loro volta tengono relativamente conto degli andamenti globali delle produzioni agricole di soia, frumento, mais e altro. Le suddette autorità mondiali sono anche gli stessi soggetti che, oltre a controllare il mercato agricolo, si attivano nella speculazione finanziaria permettendo agli operatori bancari di comprare e vendere le derrate alimentari in funzione del solo valore economico e non delle necessità del reale mercato, in poche parole pura speculazione tanto che l’anno scorso i prezzi della soia hanno sfiorato i 54 €./q.le contro un prezzo più o meno normale di circa 30/35 euro/q.le. Quest’anno, per esempio, la Cina ha fatto incetta di soia con acquisti fino a 7 milioni di tonnellate,  in Usa, il maggior produttore di soia, nonostante la siccità e le migliaia di ettari bruciati e la domanda altissima di soia, il prezzo si sta stabilizzando attorno ai 35 €/q.li: c’è qualcosa che non quadra, vi pare?

Il contadino è quindi spinto, volente o nolente a produrre sempre di più e non per una questione di richiesta del mercato, come dovrebbe essere, ma solo e semplicemente per poter pareggiare i costi sempre più alti nella catena produttiva e guadagnare un piccolo posto al sole. Non si parla ovviamente dei grandi proprietari terrieri come Benetton, i Visentin, i Della valle, la regina d’Inghilterra, o dei Gruppi assicurativi, ma dei piccoli produttori con massimo 10/30 ettari di terra. A questo misero e spesso negativo guadagno, al produttore viene dato l’obolo europeo del contributo agricolo che viene anche versato ai grandi produttori con valori che superano le centinaia di migliaia di euro. Oltre a questa beffa ingannevole il produttore italiano, così come quello francese e spagnolo, si trova concorrente con le produzioni ucraine, romene, cecoslovacche, polacche e russe, i cui i prezzi di produzione e della manodopera sono oltre la metà inferiori a quella italiana e dove il controllo produttivo e infinitamente più basso. Si tenga inoltre presente che l’85% dei contributi europei va al 15% dei proprietari terrieri e si parla di decine di miliardi di euro, mentre al piccolo coltivatore rimangono solo le briciole, inoltre quello che molti non hanno ancora capito è che i contributi europei vengono presi dalle tasche delle tasse degli europei per mantenere questa immensa folla di latifondisti a scapito della qualità, favorendo invece una omologazione indifferenziata della produzione stessa. Basti pensare alle mele che acquistiamo (tutte uguali), ai pomodori (tutti uguali), ai pani a prezzi esosissimi (da 2 a 8 euro al chilo) che vengono prodotti semicongelati nei paesi dell’est senza nessun controllo e importati.

La concorrenza è spietata, senza esclusione di colpi e lì dove un tempo si coltivavano spighe del biondo grano che davano un pane saporito o una pasta dal gusto equilibrato e rotondo adesso abbiamo semi e produzioni livellate senza soluzione di continuità e con qualità organolettiche spesso coperte da regole comunitarie che favoriscono solamente i grandi gruppi produttivi.

Un tempo nelle diverse coltivazioni la semina era effettuata con file abbastanza rade e con una quantità di semi per metro quadro molto bassa. Ora, nel caso del grano, per esempio, si usano anche 400 semi. La differenza era che allora la lotta contro le erbe infestanti veniva attuata dall’uomo con la zappatura che si faceva entrando nel campo e zappando tra le file del grano o del mais fino a togliere tutte quelle erbe che concorrevano con la pianta seminata. La chimica era solo relegata ai fertilizzanti e spesso, per chi aveva anche la stalla, il letame era il principale fertilizzante. Anche adesso il letame è usato per lo stesso motivo, ma non è più il letame di 30/40 anni fa. Le deiezioni animali sono inquinate di antibiotici, ormoni per la crescita e tutta una serie di medicine usate per evitare il danno dell’animale. La flora batterica espulsa dalle bestie è anch’essa inquinata e il processo di umificazione della sostanza organica contenuta nelle deiezioni porta spesso ad alterare il terreno in maniera contraria a quella desiderata.

Come si può constatare non è un trattato di agronomia, ma una semplice descrizione, magari criticabile, di come oggi si conduce l’agricoltura e per quali scopi. L’agricoltore, se un tempo lavorava la terra per la famiglia e per il futuro dei propri figli adesso, invece, opera soprattutto per il surplus, ovvero per quella parte di reddito che è al di fuori delle necessità della famiglia, ma che permettono ai loro componenti di acquistare oggetti di insignificante valore. I terreni coltivati non sono più diversificati in colture diverse, ma unificati in monocolture. Ecco quindi che in primavera vediamo migliaia di ettari coltivati a grano, colza, orzo, sorgo, senza nessuna differenziazione; passando le stagioni e verso l’autunno incontriamo immense distese di granoturco o di barbabietole.

Questa, vi assicuro, non è agricoltura, ma industrializzazione agricola esasperata spinta al fine di speculare sui prezzi delle derrate alimentari. Ma il piccolo, quello di prima, non ha scelta, deve assecondare l’andamento di mercato e scegliere di scendere a patti con il diavolo (il mercato), fatto salvi quei piccoli poderi autosufficienti dove l’intelligenza umana, e la buona pratica agricola, sa equilibrare l’uso della terra alle necessità umane, ma parliamo di piccole entità, di frazioni infinitesimali dell’intero processo produttivo.

Molto spesso mi capita di conoscere persone che spingono sull’acceleratore produttivo incontrando però l’ostacolo della natura. Capita che, nonostante l’accanirsi di pesticidi, diserbanti, fertilizzanti, la terra – snaturata – non risponda come ci si aspetterebbe e le produzioni crollino. Gli agricoltori si inerpicano quindi in disquisizioni assurde senza capire che non serve produrre di più di quello che la terra può dare, ma serve produrre ciò che il mercato richiede e se la terra lo permette. La produzione quindi non è un numero sempre spinto a quello più alto, ma è un valore che si misura sulle necessità umane.

Schiavitù o zelante lavoratore: dove andremo?

19 giugno 2013 2 commenti

bellina

Il punto, sul quale credo opportuno focalizzare gli sforzi, è la crescita esponenziale della popolazione mondiale. I sistemi tecnologici, i “progressi” della scienza e della medicina e un determinato benessere sparso tra le popolazioni suppongo siano, in parte, la causa di questo aumento della popolazione mondiale.

Le domande che mi pongo sono semplici: possiamo sopportare una pressione antropica così schiacciante? Abbiamo risorse sufficienti per poter sfamare tutti senza che vi siano sacche di miseria? Fino a quando la terra è in grado di accettare la nostra azione di sfruttamento?

Credo che siano domande lecite e non vengono sicuramente da un filo globalista, ma da una persona che ha sempre trovato nella natura i suggerimenti anche per il governo delle società. Non dimentichiamo, per esempio, che le invasioni barbariche sono avvenute per lo più a causa delle cattive condizioni climatiche del nord che spinsero gli abitanti a cercare aree più fertili e calde del sud Europa.

Sappiamo però che una grande fetta della popolazione mondiale non sfrutta le risorse della terra e non ne beneficia, vivendo sotto la soglia di sussistenza. In tutte le parti del globo abbiamo esempi mostruosi e non c’è terra che abbia gruppi sociali non integrati e condividenti il benessere dei pochi che li governano. Anche in Italia ne esistono purtroppo!

Ma fino a che punto è possibile sopportare questa situazione, ovvero possiamo continuare illimitatamente ad usare le risorse che la natura ci mette a disposizione?

Le questioni sono pertanto irrisolvibili sul piano pratico per l’incapacità dei governi di attuare una politica comune e non intendo un governo comune, ma politica comune nel rispetto delle tradizioni e culture locali.
Dall’uomo delle caverne fino a 150 anni fa l’energia dell’uomo era costituita dal legname, carbone e dalla forza degli animali e dall’ingegno dell’uomo stesso che riusciva a sfruttare ciò che la natura gli dava, ma sappiamo, per esempio, che l’impero romano e come lui anche quelli più antichi, hanno desertificato buona parte dell’Africa settentrionale per costruire navi, case e tutto quanto il necessario per la loro vita. Lo stesso accadde anche in Italia e quella che era un giardino del sud, la Sicilia, la Calabria e le Puglie, venne trasformato, in un’isola carica di siccità. Lo stesso accadde nei Balcani, in buona parte della Spagna e nel sud della Francia. Le società di quel tempo utilizzavano ciò che la natura aveva e l’ignoranza e la cupidigia portarono ai pessimi risultati agricoli nel corso dei secoli fino a ridurre intere parti europee a lande desertiche prive di acqua e di animali. Solo con la caduta dell’impero romano e fino agli albori del 1000 l’intera pianura padana e buona parte del mondo romanizzato si vedeva ripopolato di vegetali, animali che nei secoli precedenti erano quasi scomparsi.

In questi ultimi 150 anni, che sono una frazione piccolissima rispetto alla vita dell’uomo, c’è stato un rovesciamento dei paradigmi, soprattutto negli ultimi 80 anni. Nel mondo occidentale, quello più “civilizzato”, la cultura, gli studi, il potere delle armi e dell’egoismo umano, hanno permesso di raggiungere livelli di sfruttamento naturale inimmaginabili fino alla metà dell’800. Tutte queste scoperte hanno permesso all’uomo “civile” di attuare delle politiche sociali in cui  il potere, saldo in pochi individui, ha erogato alle classi meno abbienti, con molta attenzione, parte del benessere acquisito. A questo proposito è bene fare mente locale alla riforma luterana-calvinista che tra l’inizio del ‘500 e l’800 ha depauperato completamente il patrimonio della chiesa cattolica sottraendone il dominio e “regalando” le terre sottratte a famiglie e corporazioni invise alla chiesa e creando al contempo le basi dei futuri disastri di cui ancora oggi ne raccogliamo le conseguenze.

L’occidente oggi ha una vita che non è paragonabile a quella di soli 50/60 anni fa. Nessun giovane odierno saprebbe adattarsi, se non perché imposto, alla vita degli anni 50 o a quella degli anni 30: pensiamo solo alla medicina, ai mezzi di trasporto, alle comunicazioni, ai cibi, ai rapporti umani, alle regole di un tempo diverse da quelle di adesso. Quale giovane e non solo, accetterebbe una passeggiata nel parco della città con una ragazza in compagnia della sorella di questa o della zia che la controlla? Oppure chi attenderebbe, mancando il telefono, una risposta ad una lettera per più di 1 settimana visti gli attuali mezzi di oggi? Tutto cambia, dicono gli orientali, ma lo dice a anche la natura, nessuna cosa rimane immutabile.

Ma tutto questo è funzione dell’energia, che oggi sfruttiamo con il petrolio o suoi derivati e con il gas, ma fino a quando? In Cina ci sono 1,5 miliardi di persone e solo pochi, per ora, sfruttano il benessere indotto o voluto: le stime parlano di soli 150/200 milioni. In India oltre il 50% non ha luce, acqua e gas e vive come noi vivevamo 300 anni fa. Lo stesso dicasi per l’Africa, per l’Indocina e per buona parte delle nuove repubbliche ex sovietiche.

Un furbastro malfattore direbbe che se hanno vissuto fino ad ora con poco potrebbero continuare a farlo in futuro, sono abituati ad avere poco. Ma non è vero in assoluto, perché è carattere dell’uomo cercare il proprio benessere, per la propria famiglia e per le generazioni future: tutto cambia!

La questione offre quindi spunti di pensiero che lasciano il vuoto ad alcune domande e non entro nei particolari, ad esempio: come possiamo aiutare queste popolazioni a vivere la loro vita dignitosamente senza per questo ridurci ad una vita peggiore della loro attuale? Come possiamo promuovere uno sviluppo dei nuclei famigliari, dell’istruzione, della sanità se ogni cosa è dipendente da una risorsa che presto finirà?
Pensiamo quindi  anche all’agricoltura: in Usa sono poche quelle aziende che attuano la rotazione culturale e questo ha come conseguenza l’impoverimento della terra a causa dell’uso massiccio di fertilizzanti e pesticidi. La natura muore e la chimica la sostituisce e gli effetti li abbiamo sotto i nostri occhi, tutti i giorni, ma incolpiamo ciò che non ci è possibile denunciare o cambiare, spesso per convenienza. Accade anche nel più piccolo esempio di un fruttivendolo: a gennaio sui suoi banchi spiccano in bella mostra peperoni, pomodori, melanzane e primizie (!!!) primaverili. A gennaio! Sappiamo però che questi prodotti sono stati ottenuti con tanto petrolio, tantissima chimica e zero assoluto di sole, terra nuda e pieno campo. La gente ha fretta e animalescamente prende ciò che l’occhio vede senza fermarsi a pensare, mi conviene?

Anche da noi l’uso della chimica ha sostituito prepotentemente quella del buon contadino che con il letame e qualche correzione dei soli elementi naturali (Azoto, Fosforo e Potassio) sapeva ricavare dal suo appezzamento dei risultati accettabili e di qualità. La qualità, oggi, è definita come aspetto del prodotto con determinate caratteristiche estetiche, di colore, di forma e di peso, il resto viene scartato o venduto come materiale di seconda scelta.

Oggi la qualità è inesistente (nel senso della qualità organolettica), sostituita dalle quantità che crescono a dismisura. Produzioni di mais, soia e grano che 50 anni fa nemmeno ci si sognava. Lo stesso si può dire della produzione del latte; un tempo le vacche “normali” producevano mediamente tra i 15 e 25 litri di latte al giorno, oggi, per contro, abbiamo delle macchine industriali che producono latte (sono state selezionate proprio per questo) a livelli assurdi con valori compresi tra i 60/90 litri al giorno, però nel latte prodotto troviamo tutta una minestra di antibiotici, anabolizzanti, ormoni, pesticidi, erbicidi e chi più ne ha più ne metta. Ma sono animali che devono essere nutriti continuamente e non possono fare altro, tanto che dopo due o tre anni vanno abbattuti, mentre un tempo (solo 50 anni fa) le vacche del contadino potevano vivere anche oltre i 15 anni. E parliamo solo delle vacche da latte, mentre un tempo la vacca del contadino era tanto da latte quanto per i lavori campestri. L’energia necessaria era presa dalla vacca per arare, erpicare, concimare e alimentare la famiglia e la società. Ora la vacca è solo una stazione di pompaggio per produrre latte e carne dalle qualità sempre più infime.

A volte mi chiedo che senso abbia produrre solo per produrre e spesso mi scontro con i vari coltivatori/allevatori per questa assurdità. Infatti cosa scopriamo? Che il 20/30% delle derrate alimentari vengono gettata al macero! A che pro quindi produrre per avere uno scarto del 30%? Meglio produrre poco, nei tempi e nei modi che la natura impone ed avere dei prodotti che qualitativamente siano sani, buoni e che siano garanzia di benessere. Ma qui ci insegna la società attuale che le varie multinazionali del settore agricolo, farmaceutico e del petrolio non vedrebbero di buon occhio la scelta, per cui tutti proni ad accettare i “loro” consigli. Così che negli ispettorati o addirittura nelle varie sezioni sindacali agricole usino consigliare proprio quelle aziende che spesso sono imputate per inquinamento, avvelenamento.

E’ inestricabile la perversione che ci avviluppa tutti! Ma il vero problema è se anche riuscissimo a produrre giusto quello che ci soddisfa e che basta, come ridurremo la nostra terra? Come potremo irrigare i chilometri quadrati di deserti, da dove prenderemmo l’acqua, con quali sistemi e con-quale-energia? Dal petrolio? Dal solare? Dal Gas? Prenderemo l’acqua preistorica che, come il gas, non è infinita? E chi potrebbe gestire questo enorme flusso economico per tutti? La solita banda di 4 cialtroni da strapazzo che in onore di un criminale li ha forgiati come i peggiori assassini del mondo? Non credo che nessuno sia in grado di dare delle risposte assennate ed esaurienti. Il problema però esiste ed è presente tutti i giorni in diverse parti del globo, solo che non avendole sotto casa non ce ne rendiamo conto, ed è più facile inviare un sms da 2 euro senza sapere esattamente dove vadano a finire i denari, ci siamo messi in ordine con la coscienza, ma abbiamo sicuramente arricchito qualche usuraio.

Abbiamo messo a tacere la nostra coscienza di cristiani, rimbecilliti nel credo che tutto è per tutti, ma sappiamo in cuor nostro che questo non è vero e la storia, prima e dopo Cristo, ce lo insegna proprio bene. Eppure a conti fatti “si dice” che se sfruttassimo le risorse in maniera oculata potremmo sfamare l’intero globo con ciò che buttiamo, che potremmo addirittura dare energia ad un altro pianeta come la terra per tutta quella che gettiamo in cose inutili. Non so se questo sia vero e come abbiano calcolato queste cose, ma è vero anche che i cassonetti della spazzatura sono stracolmi di cibo di vestiti, di oggetti che oggi acquistiamo e domani, perché la moda lo impone, li buttiamo.

La domanda che dovremmo porci prima di acquistare una cosa sarebbe: ma mi serve veramente? Credo che pochi se la facciano e magari vengono anche tacciati per avari.

Però alla fine di tutto la questione primaria è il cibo: ce n’è per tutti? E la terra, visto quanto sopra detto, sarà in grado di sopportare migliaia di chilometri quadrati con coltivazioni che dovranno essere per forza di cosa trattate chimicamente, perché verrà meno l’equilibrio del buon padre di famiglia? Non ho una risposta, ma c’è da pensarci.

I recenti provvedimenti del governo Monti: i finanziamenti per incentivare la depilazione dei peli del culo in Kiribati

1 ottobre 2012 Lascia un commento

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Esistono cose che molti di noi ignorano per mille motivi: dalla mancanza di tempo o per il semplice fatto che non sanno. Perché nella loro mente non arrivano a pensare certe situazioni o credono che chi ha la responsabilità superiore – come la politica di amministrare dovrebbe avrebbe -  e invece alcuni, tra i quali il sempre verde Paolo Franceschetti, hanno messo il dito nella piaga del mare magnum dei soldi che la Comunità Europea eroga a pioggia in progetti che a dir poco bizzarri e fantasiosi sarebbe il minimo.

Dalle spese milionarie della Regione Lazio a quelle del Piemonte, a quelle degli stipendi d’oro degli impiegati siciliani, agli intrighi e collusioni con la mafia e l’ndrangheta in Calabria e Campania, senza dimenticare le altre storielle di denaro ed affari sporchi in cui ormai ci siamo quasi abituati e sulle quali non ci si meraviglia più. Eppure in tutto questo baccano c’è una falla ancor più grande che sia chiama Unione Europea che divora annualmente diverse decine di miliardi di euro e nessuno ci spiega a che cosa servano questi progetti, sopratutto se finanziati a Paesi estranei alla comunità europea.

1. Premessa e una domanda. I recenti provvedimenti del governo Monti in materia agricola.

In questo periodo si fa un gran parlare dei soldi che alcuni esponenti del PDL avrebbero rubacchiato (quasi come se gli altri partiti non rubassero allo stesso modo). E si fa anche un gran parlare delle somme che i parlamentari prenderebbero come stipendio.

Sacrosanto per carità. Ma a me vien da ridere quando leggo queste petizioni per ridurre gli stipendi dei parlamentari o che gridano allo scandalo per le troppe auto blu.

Infatti altri e ben più gravi sono i problemi economici e i furti dei politici ai danni della popolazione.

Vediamo quali, partendo da alcuni demenziali provvedimenti presi dal governo Monti in questo periodo, per poi spiegare dove andranno a finire questi soldi che verranno rubati ai cittadini.

Recentemente Monti ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale al fine di vietare i cosiddetti prodotti agricoli a KM 0 nei supermercati.

Questo significa, in altre parole, che i supermercati – se la Corte Costituzionale darà ragione al presidente del consiglio – non dovranno più comprare prodotti agricoli dai coltivatori locali, ma dovranno servirsi della grande distribuzione (che fa venire frutta e verdura dai mercati dell’est, dai mercati africani, o orientali).

Apparentemente è solo uno dei tanti provvedimenti tesi a tartassare l’agricoltura e a distruggere i nostri produttori locali. Uno dei tanti, che si aggiunge alla miriade di provvedimenti – ultimo in ordine di tempo l’IMU – che hanno inginocchiato l’agricoltura rendendo la campagna un hobby per ricchi o per agricoltori talmente appassionati del loro lavoro da continuare a produrre in perdita.

Ma altre e ben peggiori sono le finalità del demenziale provvedimento montiano.

Infatti pochi sanno che l’UE si alimenta finanziariamente in diversi modi, ma il più importante è quello dei proventi che provengono dalle imposte dei prodotti agricoli di importazione da paesi estranei all’UE.

Sì, avete capito bene. Il principale introito finanziario dell’UE è dato dai prodotti agricoli importati dai paesi estranei all’Unione (questo spiega, ad esempio, il motivo per cui per anni hanno dato finanziamenti agli agricoltori che tenevano incolte le terre; il motivo è che scoraggiando l’agricoltura locale incentivavano le importazioni, e i vantaggi che derivano per l’UE dall’importazione sono superiori alle uscite dovuti ai finanziamenti sborsati).

Per rendersi conto che ciò che dico è vero e non fantascienza è sufficiente andare sul sito dell’UE a questo link;

http://europa.eu/about-eu/basic-information/money/revenue-income/index_it.htm

 

2. Dove finiscono i soldi dell’UE.

Vediamo quindi dove finiscono i soldi dell’UE.

Procedo a caso, senza un ordine né logico né cronologico, perché addentrarsi in questa materia equivale a fare un viaggio nella follia, dove è inevitabile perdersi, anche perché volutamente i bandi e le leggi in materia sono fumosi e incompleti, in modo da non permettere il controllo.

Contributi per sviluppare la cooperazione tra UE e i seguenti stati.

Si tratta di oltre 16.897 milioni di euro (i nostri vecchi 32.000 miliardi di lire, sì avete letto bene: 32.000 miliardi) destinati a paesi come: Tuvalu, Nuova Guinea, Tonga, Kiribati, Timor Est, Timor ovest, Maldive, Malaysia,  ecc.

E’ evidente per tutti l’importanza che riveste la cooperazione del Kiribati e di Tonga allo sviluppo dell’UE.

Contributi nel settore della gioventù.

Ai seguenti stati: Algeria, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Egitto, Georgia, Israele, Giordania, Libano, Libia, Moldavia, Marocco, Autorità palestinese di Cisgiordania e di Gaza, Siria, Tunisia, Ucraina.

Contributi per togliere le mine antiuomo:

Nei seguenti stati (tra gli altri): Afghanistan, Algeria, Angola, Antigua e Barbuda, Arabia Saudita, Argentina, Bahamas, Bahrein, Bangladesh, Barbados, Belize, Benin, Bhutan, Bolivia, Botswana, Brasile, Burkina Faso, Burundi, Cambogia, Camerun, Capo Verde, Chad, Cile, Cina, Colombia, Comore, Congo (Brazzaville), Corea, Costa d`Avorio, Costa Rica, Cuba, Dominica, Repubblica dominicana, Ecuador, Egitto, El Salvador, Eritrea, Etiopia, Fiji, Filippine, Gabon, Gambia, Ghana, Giamaica, Gibouti, Giordania, Grenada, Guatemala, Guinea, Guinea Equatoriale, Guinea-Bissau, Guyana, Haiti, Honduras, India, Indonesia, Iran, Iraq, Isole Cook, Isole Marshall, Isole Mauritius, Isole Salomone, Kenya, Kiribati, Laos, Lesotho, Libano, Liberia, Madagascar, Malawi, Maldive, Malesia, Mali, Marocco, Mauritania, Messico, Micronesia, Mongolia, Mozambico, Myanmar, Namibia, Nauru, Nepal, Nicaragua, Niger, Nigeria, Niue, Oman, Pakistan, Palau, Panama, Papua Nuova Guinea, Paraguay, Perù, Repubblica Centroafricana, Ruanda, Saint Kitts and Nevis, Santa Lucia, Saint Vincent e le Grenadine, Samoa, Sao Tome e Principe, Senegal, Seychelles, Sierra Leone, Siria, Somalia, Sri Lanka, Sud Africa, Sudan, Suriname, Swaziland, Tailandia, Tanzania, Territorio di Palestina (West bank e Stiscia di Gaza), Togo, Tonga, Trinidad e Tobago, Tunisia, Turchia, Tuvalu, Uganda, Uruguay, Vanuatu, Venezuela, Vietnam, Samoa occidentale, Yemen, Zaire (Repubblica democratica del Congo), Zambia, Zimbabwe.

Siccome poi non si vergognano di una cosa del genere, e ritenendo che tanto la gente non capisca un cazzo (come in effetti è, su questo hanno ragione) queste assurdità sono pubblicate sul sito dell’UE. Ecco il link per chi volesse controllare (e trovare altri demenziali finanziamenti, come quello per il settore della gioventù e altre chicche del genere).

http://www.comunitaeuropea.com/finanziamentieuropei/programmi3.html

Spulciando qua e là per le gazzette ufficiali, poi, troviamo ulteriori finanziamenti quali (per l’elenco mi avvalgo di alcuni miei precedenti articoli e di un recente articolo apparso su Repubblica, oltre che di documenti ufficiali del parlamento europeo):

-        contributi allo sviluppo del cinema in Burkina Faso, in Angola, Mauritania, Mauritius;

-        1 milione di euro per incentivare la pesca in Kiribati;
-        (somma imprecisata) per il finanziamento della più grande scultura del mondo in Antartide;

-        contributi per sviluppare la cucina solidale (che non si sa cosa sia, ma puzza comunque di presa per il culo) in Burkina Faso, Maldive, Sudan, Gabon, Micronesia, Isole Cook;

-        600mila euro per la sensibilizzazione dei diritti sessuali e riproduttivi nel Burundi;

-        2,6 milioni di euro per finanziare le iniziative a favore dei disabili in Turchia;

-        per frequentare un corso di russo e cinese si può ottenere un credito da 1800 euro;

-       in Sicilia sono stati spesi 150mila euro per pagare un consulente chiamato a coordinare un progetto che tuteli la Zerkova, una specie diffusa sui monti Iblei;

-        28,4 euro per alveare a chi fa un allevamento di api in Andalusia;

-        fino a 700mila euro per la coltivazione di noci in Polonia;

-        110mila euro per studiare l’attuazione della direttiva sugli zoo in Europa;

-        219 milioni di euro (219.000.000 di euro) di finanziamenti per sviluppare la ristorazione, lo sport, la cultura in Groenlandia;
-        75 milioni di euro per il finanziamento di spedizioni al Polo Nord (NdB: la ricerca petrolifera ha bisogno dei soldi pubblici);
-        18 milioni di euro per finanziare ricerche in Antartide (questo provvedimento è del Ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini, ed è italiano, non europeo);
-     30 milioni di euro per finanziare la ricerca di nuove specie di fitoplancton da poter utilizzare per produrre biocarburanti;
-        2 milioni di euro per diffondere la cucina siciliana in Perù;

-        1000 milioni di euro per sviluppare i rapporti tra amministrazioni e cittadini di vari stati: Antigua e Barbuda, Barbados, Benin, Bhutan, Botswana, Burkina Faso, Burundi, Capo Verde, Comore, Costa Rica, Fiji, Filippine, Gabon, Gambia, Ghana, Giamaica, Gibouti, Grenada, Guatemala, Guinea, Guinea Equatoriale, Guinea-Bissau, Guyana, Haiti, Honduras, India, Indonesia, Isole Cook, Isole Marshall, Isole Mauritius, Isole Salomone, Kiribati, Niue, Palau, Papua Nuova Guinea, Saint Kitts and Nevis, Santa Lucia, Saint Vincent e le Grenadine, Samoa, Sao Tome e Principe, Swaziland, Togo, Tonga, Trinidad e Tobago, Tuvalu, Vanuatu, Samoa occidentale.

3. Ricapitoliamo in breve per chi non avesse capito.

L’UE ritiene sia importantissimo finanziare Tonga e il Kiribati e molte isole del Pacifico e dell’Australia per migliorare i rapporti tra amministrazioni e cittadini, diminuire la povertà, ecc. Ritiene inoltre importantissimo finanziare l’apertura di ristoranti in Groenlandia e al Polo Nord, e la pesca nelle isole del Pacifico. 
Vediamo – prendendendoli a caso – le tipologie giuridico-amministrative di alcuni stati finanziati dall’UE.

Tonga è uno stato dell’arcipelago australe, dove non esiste la proprietà privata (ciascuno infatti produce e lavora per tutta la comunità) e le tasse sono quasi inesistenti. Gli stranieri infatti pagano il 2 per cento e la popolazione versa al re tanto oro quanto pesa, nel senso che ogni anno lo mettono su una bilancia e ciascuno dà oro in proporzione del peso del re. Infatti qualche anno fa ci fu un colpo di stato perché il re era troppo grasso. Siccome è un’isola pacifica, il colpo di stato si effettò senza spargimenti di sangue, il re poi si accordò con i ribelli per dimagrire e riprese il suo posto senza che venisse sparato un colpo. Per raggiungere Tonga ci vogliono circa 48 ore di aereo, anche più, e oltre 6000 euro di biglietto.

Il Kiribati invece è un arcipelago di 33 isole che hanno una media di meno di 500 persone ad isola, dove non esiste povertà perché ovviamente lì non hanno il nostro concetto di ricchezza, dove ci si nutre con i prodotti della natura e dove non esistono auto e mezzi di trasporto. Ma chissà per quale motivo l’UE si sente in dovere di aiutare queste realtà.

Un discorso analogo, sia pure con singole varianti, vale per Tuvalu, Timor est e ovest, e altri stati del genere.

In questi stati non esistono ambasciate, per ovvie ragioni; esiste solo – perlomeno con riferimento all’Italia – un consolato, e ricordo a memoria di aver letto da qualche parte che il console per l’isola di Tonga era uno dei figli di Gelli. Ma ad ogni modo, chiunque sia, mi sia permesso di dubitare che il console onorario di Tonga si interessi davvero al benessere degli abitanti di quell’isola, che pare stessero benissimo finché siamo arrivati noi.

Da notare che molti degli stati citati sono “protettorati” USA o inglesi. Merita quindi menzionare cosa sia un protettorato.

Dicesi protettorato quando noi europei o americani arriviamo in un’isola che non ha mai visto altri esseri umani, sbarchiamo e gli diciamo: “salve, ora voi siete un nostro protettorato”.

Siccome si tratta di popolazioni che non hanno la minima idea di cosa sia la civiltà d’oltremare di noi occidentali, né immaginano la follia dei nostri sistemi politici e sociali, in genere dicono “va bene… se dite così sarà giusto così”.

Del resto chi prova a ribellarsi viene sterminato, come successe per i nativi americani, per gli abitanti dell’America del sud, e come succede oggi per le popolazioni dell’Amazzonia o alcune popolazioni africane che non vogliono digerire la nostra ingerenza.

Dopodiché, trattandosi di protettorati USA o di stati UE, ecco che i nostri soldi finiscono dalle nostre tasche a quelli dei politici che gestiscono questi protettorati.

Restano alcuni punti misteriosi che un giorno qualche politico dovrebbe chiarirci:

-        Perché dobbiamo finanziare la Cina per farle togliere le mine, dato che economicamente stanno meglio di noi?

-        Quante mine antiuomo ci saranno in Kiribati e a Tonga?

-        Quanti ristoranti avranno aperto in Groenlandia grazie ai finanziamenti dell’UE?

-        Quanti pescatori avranno aumentato la pescosità delle loro barche in Kiribati, Mauritius, e Tonga?
-        Ma se l’Iran è uno stato canaglia che deve essere distrutto, perché lo finanziamo e gli diamo soldi per sviluppare la cinematografia, i ristoranti, e la pesca nei laghi?
-    Quante specie di fitoplancton avranno trovato in Antartide per la produzione di biocarburanti?

Insomma, non c’è bisogno di un genio per capire che l’UE è un enorme buco nero in cui finiscono tutti i soldi in circolazione, che vengono redistribuiti tra politici, massoni ed élite finanziaria globale.
Basti pensare che se davvero i soldi stanziati venissero distribuiti, nella maggior parte dei paesi finanziati scomparirebbe la povertà (ad esempio in Nicaragua ogni anno arrivano circa 500 milioni di euro di aiuti, ma il Nicaragua ha solo 6 milioni di abitanti, quindi considerando il costo della vita in quel paese, se ad ogni abitante venisse data la somma che gli spetta, ciascuno potrebbe vivere da nababbo).

E noi stiamo a preoccuparci per la Porsche di Bossi, o per le cene da migliaia di euro del PDL!

4. Alcuni documenti e fonti normative ufficiali

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2012/07/19/news/i_101_modi_per_chiedere_soldi_a_bruxelles_viaggio_in_un_europa_tutt_altro_che_avara-39342667/

http://programmicomunitari.formez.it/content/strumento-favore-della-groenlandia-2014-2020&ei=Bl1oUK6TC8mH4gTri4CwBw&usg=AFQjCNGUMI4dj-fzuijCHxiwJQh2ArLAPA&sig2=XY-GQ4obr3rUpgC5fvAmZA

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2012:0468:FIN:IT:HTML

Qui il protocollo di intesa tra UE e Kiribati

http://notes9.senato.it/web/docuorc2004.nsf/b02bc7eed0eda6e2c12576ab0041cf0c/b0bf243105624facc1257a6e0049c4c0/$FILE/COM2012_0467_IT.pdf

Qui il protocollo di intesa con la Micronesia

http://notes9.senato.it/web/docuorc2004.nsf/6cc8889e3afb022fc12576ab0045bc47/8f367589cbb6cb34c12577c1004dcef2/$FILE/15853-10_IT.PDF

In linea generale, comunque, chiunque volesse fare una ricerca personale non ha che da digitare su google le parole chiave “protocollo, strumento finanziario, finanziamento” sbizzarrendosi ad aggiungere un qualsiasi stato come Kiribati, Micronesia, Papua, ecc., per trovare i finanziamenti più impensabili.

Capito ora perché non abbiamo la benzina per le auto della polizia, il riscaldamento per le scuole, i fondi per gli stipendi agli impiegati statali, per l’acquisto di attrezzature per ospedali, scuole, caserme di polizia e carabinieri?

Dobbiamo finanziarie i ristoranti in Groenlandia e i pescatori del Kiribati.

Non si sa, dopo aver letto questi provvedimenti, se sia preferibile mandare a fanculo i politici, l’UE, o i coglioni che strillano per gli stipendi dei parlamentari.

Franceschetti non poteva essere più esaustivo. Soldi pubblici buttati dalla finestra solo per arricchire una pletora di persone inutili, manipolabili al momento giusto per le attività più disparate. Questa è l’Europa Unita, oppure per non offuscare i ben pensanti, questa è quella parte dell’Europa Unita che con il suo peso miliardario ci impedisce di migliorare la propria vita.

 

fonte: paolofranceschetti.blogspot

Paura degli OGM? No, serve una riflessione e un bravo medico.

16 marzo 2012 17 commenti

Il potere di alcune aziende multinazionali è sicuramente enorme e lo si vede nei continui tentativi, spesso con esito positivo, di inondare i mercati con i loro prodotti. E’ il caso della Monsanto e di tutte le sue ramificazioni che si dipartono da questo mostro industriale. Per l’occasione il nostro ministro per l’agricoltura Clini ha dichiarato che sui prodotti OGM “non serve la paura, ma è necessario fare una una riflessione seria. Possono portare benefici.”
Benefici per chi? Per le sue tasche, forse, ma non certamente per la salvaguardia ambientale ed umana.
Per maggiori informazioni sull’attività della Monsanto si verifichi quanto pubblicato da Le Monde e su alcune considerazioni circa l’uso massiccio e i danni che l’erbicida/insetticida/omicida Roundup sta facendo e che viene caldamente consigliato dai tecnici della Monsanto da usare assieme ai loro prodotti OGM.

 

Soluzione semiseria per salvare l’Italia.

4 agosto 2011 1 commento

Nel blog del grande Cobraf Giovanni Zibordi ha esposto in maniera originale alcuni punti che potrebbero risolvere la attuale crisi che incombe sul nostro paese.

Le scelte potranno essere estreme, molte delle quali le faccio anche mie poiché sono almeno 10 anni che le predico ricevendo zoccolate sul cranio dai vari guru della finanza, ma di fondo rappresentano le vere riforme strutturali che nessun governo ha mai attuato e che mai si presterà a fare, ma è giusto parlarne, chissà che qualche politico non ne prenda spunto…nb: i diritti sono tutti  di Zibordi!
Buona lettura!!
Leggi tutto…

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