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Annutio vobis gadium magnum, habemus Papam!

14 marzo 2013 1 commento

Cobo simbolo dei Gesuiti

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E anche questa volta Sacra Romana Chiesa, il gigante, ha prodotto il topolino!

Non è una battuta, ma una sensazione: la situazione attuale è complessa, irta di moltissimi ostacoli ed ogni movimento può rivelarsi catastrofico.
Sacra Romana Chiesa ha invece reagito e nell’arco di 24 ore ha nominato il Capo della Chiesa Cattolica. Un colpo duro per i suoi detrattori che avrebbero voluto, forse, attendere una persona più vicina a certe ideologie riformiste evidenti, mentre nella realtà, Francesco I°, è forse la chiave di volta di un ragionamento volto a riformare la chiesa in maniera più pragmatica.

Chi è Francesco I°? Su di lui si sa poco se non che nel lontano 1976, secondo alcuni, avrebbe appoggiato la rivoluzione militare in Argentina. Vero o falso che sia questa affermazione è riportata e ad onor del vero è corretto che ogni cosa possa essere condivisa.

Francesco I° è un gesuita e secondo il pensiero comune l’appartenenza a questo ordine cattolico (La compagnia di Gesù)  è sinonimo di intrighi e complotti oltre a connivenze con il potere temporale costituito.
L’ordine fondato da Ignazio di Loyola si base su regole rigidissime a difesa della fede cattolica, spesso in netto contrasto con il potere papale, del quale spesso le conseguenze sono state fatali fino a portarlo al suo scioglimento nel 1773, ricostituito solo all’inizio del1800.

Ma cosa colpisce nella celebrazione dell’investitura di questa papa se non la recita in latino dell’investitura stessa che rappresenta un punto di vista completamente diverso rispetto agli altri papi precedenti.

Che sia il riformatore della chiesa che da più parti viene chiesto? Che sia “il soldato” che Sacra Romana Chiesa chiede ormai da oltre 50 anni e che ha visto il suo sfacelo con il Consiglio Vaticano II°?
Che sia quell’ordine che il gregge richiede per tornare all’ovile della Jus romana e che mai afferma per il timore di apparire troppo soggiacente alla dottrina della quale non ne conosce i confini?

O che sia il papa nero secondo la profezia di Malachia?

pap_jews

Ma su MPS si dice veramente tutto?

4 febbraio 2013 Lascia un commento

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Nel 2008 la banca Lehman Brothers dichiara fallimento per un debito di 613 miliardi di dollari. La Fed ed il governo Usa, guidato da Obama, non applicano il “Chapter 11” per il salvataggio. E’ bagarre e panico in tutto il mondo finanziario. In Italia alcune ripercussioni da allora ad oggi non sono ancora terminate, anzi, il bacillo del lievito-bancario è più che mai attivo e il velenoso pane che i criminali banchieri hanno preparato, è ormai sulle nostre tavole.

Il cane da guardia del colle più alto di Roma dichiarava il 1° febbraio:”Abbiamo spesso degli effetti non positivi, quasi dei cortocircuiti tra informazione – che tende ad avere il massimo di elementi per poter assolvere a un ruolo di propulsione alla ricerca della verita’ – e, nello stesso tempo, riservatezza necessaria delle indagini giudiziarie e rispetto del segreto d’indagine“.

Ma vediamo cosa intende quell’inveterato comunista massone.

Nell’autunno del 2007 MPS emette una delibera ufficiale firmata Gabriello Mancini (deputato ente fondazione mps) con la quale vengono “ingaggiati gli advisor che dovranno gestire, controllare e riferire l’andamento degli investimenti finanziari e l’intera procedura relativa all’acquisizione di Antonveneta”. Firmano l’accordo con tre società: J.P.Morgan, Credit Suisse a Banca Leonardo. Costo delle competenze 4.980.000.000 di euro (poco meno di 5 miliardi).
Scelgono anche il delegato dell’intera operazione, Mr. Monti jr., il figlio dell’attuale premier dimissionario Mario Monti, in quanto direttore responsabile del marketing operativo europeo di J.P.Morgan, colosso finanziario statunitense. Il tutto con beneplacito della direzione di PD, PDL, Udc e logge massoniche locali.
Due mesi dopo, una ulteriore delibera accredita a J.P.Morgan un successivo milione di euro secco extra, di cui non esiste fattura alcuna di riscossione essendo avvenuto su conto estero/estero. Il presidente di MPS è Muccari e vice presidente che deve mettere la firma è Francesco Caltagirone, suocero di Casini. Ma è necessaria l’autorizzazione definitiva sia del sindaco di Siena che del presidente della provincia, i quali autorizzano e firmano la delibera che dà pieni poteri a questi colossi di gestire i loro soldi. Non c’era nessun senese che non lo sapesse, anche perché non appena parte l’operazione arrivano soldi per tutti a Siena, dai grossi imprenditori al modesto barista che voleva ristrutturare il suo locale.

Nel 2008 MPS eroga 222.000.400 di euro (duecentoventidue milioni di euro) come “cifra da devolvere come investimento di beneficenza nel territorio” e partono altri soldi che ricadono a pioggia sull’intera città e provincia. A novembre di quell’anno, lo Stato provvede a fare un prestito voluto da Giulio Tremonti di 2 miliardi di euro al fine (così è scritto) “di consentire all’istituto di rispettare i parametri e i dispositivi previsti dagli accordi europei”. Tale cifra viene investita nel seguente modo: 1 miliardo per acquistare bpt italiani, 600 milioni in derivati scelti da J.P.Morgan (cioè Mr. Monti jr.) e 400 milioni in “beneficenza” di cui si occupa la Banca Leonardo che chiude una joint venture per “gestire il patrimonio nel territorio” con la Banca Mediolanum. Non è dato sapere dove siano andati a finire questi soldi perché essendo una “fondazione benemerita” che non paga tasse, si avvale (nel rispetto della privacy!!) del diritto di non rendere pubblico il nominativo di chi gode della beneficenza dell’ente che deve risultare anonimo. Nel 2010, Tremonti fa avere alla banca circa 25 miliardi di euro, con i quali MPS fa lo stesso giochetto: acquista circa 15 miliardi di bpt così abbassa lo spread, ne investe 9 in speculazioni azzardatissime e un altro miliardo così, a pioggia, nel territorio, di cui si sa poco o nulla. Per celebrare la bontà dell’operazione viene chiamato come “consulente e advisor d’aggiunta” l’on. Gianni Letta, a nome di Goldman Sachs, il quale provvede a fare in modo che venga varata una delibera nei primi mesi del 2011 nella quale si sostiene che “la fondazione per fare cassa e poter dunque sostenere l’ònere dell’operazione di acquisizione di banche terze, delibera di cedere il pacchetto delle proprie azioni privilegiate nell’ordine di 370 milioni di euro al nuovo advisor aggiunto Goldman Sachs, nella persona del suo consulente delegato rappresentante on. Gianni Letta”. E così, si trovano insieme, nel 2011, la famiglia Monti, la famiglia Letta, la federazione del PD sia di Siena città che di Siena provincia, i Caltagirone, con il management direttivo che è composto da massoni indicati dalla federazione del PD. Nel solo 2010, Giulio Tremonti fa avere alla banca circa 40 miliardi di euro che seguono il solito giro di sempre, creando un vorticoso anello virtuale di grande salute finanziaria delle banche italiane e di tenuta della nostra economia, perché si tratta, in pratica, dello stato che si compra i titoli da solo fingendo che li stia comprando il mercato. Ma l’economia, prima o poi vuol sapere i conti reali. E nel giugno del 2011 cominciano i guai. J.P.Morgan, Goldman Sachs e Credit Suisse si ritirano, “grazie e arrivederci abbiamo fatto il nostro lavoro”, e a MPS si accorgono che dei 32 miliardi complessivi investiti in derivati non soltanto non hanno guadagnato un bel niente, ma è tutto grasso che cola se riescono a recuperare sul mercato qualche miliarduccio. Devono quindi coprire il buco. Perché? Semplice: hanno messo in bilancio negli ultimi due anni le cifre dei guadagni sui derivati presentando il tutto come soldi acquisiti mentre, invece, erano virtuali. Quindi i bilanci erano truccati. Non si sa a quanto ammontino le perdite. Lo sanno soltanto, presumibilmente , Gianni Letta e Monti jr. Lo stato, però, in quel giugno del 2011 non ha davvero più soldi da dare a MPS, perché solo nel 2010 Giulio Tremonti ha fatto avere complessivamente al sistema bancario italiano 89 miliardi di euro, di cui circa 20 miliardi passati alle fondazioni (Lega Nord) di Banca Carige, Banco di Desio e Brianza, Banco di Brescia, Banco Popolare di Valtellina, Banca di Sondrio (per questo l’hanno voluto nella loro lista) che si comportano come MPS, lo stesso tipo di giochetto.

Ma a giugno del 2011 sono finiti i soldi. Il management di MPS è disperato: non c’è più lo Stato a tirar fuori il grano, come si fa? Ghe pensi mì, dice Mario Draghi, conosco gente in Europa. E così il 10 giugno del 2011 fa avere subito 350 milioni da 12 banche europee, altri 400 milioni dallo stesso consorzio e successivi 2 miliardi da un pool di altre 19 banche europee ma MPS è ormai un colabrodo, perché i soldi servono soltanto a pagare gli interessi composti sui derivati. Il management, infatti, ha venduto carta straccia a 10 a gente che si è assicurata: quella carta, a giugno del 2011 vale 2 quindi adesso MPS deve pagare anche l’assicurazione . E così, entra in campo lo spread.

Una parola ignorata dagli italiani fino al giugno del 2011. PD PDL Udc Lega Nord Massoni senesi e Vaticanensi pensavano che il giochetto fosse eterno. E invece non era così. MPS si rivolge quindi al mercato che gli sbatte la porta in faccia e si trova davanti a tre alternative: a) fallisce; b) vende titoli tossici che nessuno vuole; c) vende i bpt italiani di cui ne ha almeno 80 miliardi scadenza a 2 5 e 10 anni.

Sceglie l’opzione C.

Gli viene imposta da tutta la classe politica.

E così, l’intera classe politica italiana (con l’aggiunta della famiglia Monti) dà il via.

Ma il mercato è implacabile.

E quelli di Goldman Sachs e di J.P.Morgan sanno i conti veri di MPS (li hanno gestiti loro) e così spargono la voce che la banca è disperata perché “tecnicamente” è già fallita e consiglia ai clienti di acquistare a peso morto bpt italiani scommettendo sull’innalzamen to alle stelle dello spread italiano puntando all’implosione del sistema economico italiano. Il bello è che, in questo giro perverso, partecipa addirittura MPS, perché i malati si comportano così: la terza banca italiana si lancia nel luglio del 2011 in una gigantesca operazione finanziaria puntando tutto sui debiti delle banche italiane, e le altre banche italiane la seguono. Da cui, finalmente si è riuscita a sapere la vera verità.

La truffa dello spread iniziata nel giugno del 2011 non era una truffa: era reale.

E non fu un attacco della speculazione internazionale, bensì un attacco suicida delle banche italiane, guidato da MPS che, per coprire le proprie perdite, vendeva sul mercato secondario miliardi e miliardi di bpt italiani come se fossero carta straccia, diminuendo il nostro potere d’acquisto, aumentando il disavanzo pubblico e rendendosi responsabili, nonché protagonisti, dell’ultima mazzata inferta alla Repubblica Italiana.”

Possiamo dire che nessuno sapeva? Che i politici e gli amministratori di regione, provincia e comune di Siena non sapevano? Ma come mai tra le mistificate azione della GdF nessuno è intervenuto e solo ora alcuni “ruttini” vengono fuori dalla gola profonda di MPS? Chi non ha avuto si riprende la rivincita, facendola pagare cara però al popolo italiano, ma il nostro rothwailer del colle più alto di Roma, ci dice che le cortocircuitazioni non possono essere il sistema di indagine e che ci vuole riservatezza e rispetto del segreto.

ref: il morbo MM

Strabismo paralitico dei giornalisti italiani

26 ottobre 2012 Lascia un commento

oriente occidente

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Come appare bizzarro il mondo dei giornalisti. Ieri si è discusso al senato il disegno di legge “bavaglio” proposto da Lucio Malan (omen nomen) che prevede il carcere per quel giornalista che diffama una persona. Diversi gli interventi dei politici come anche del giornalista Vittorio Feltri, intervistato su Rai News24, ha sottolineato che l’attuale legge che prevede il carcere per la diffamazione è un non senso quando nelle democrazie più avanzate (?) come l’Inghilterra al massimo si ricorre alla pena pecuniaria. Feltri però non ha sottolineato che i parlamentari hanno tentato di passare un aggravamento enorme delle pene per “diffamazione a mezzo stampa” quando “l’offesa è recata ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad altra Autorità costituita in collegio”. Con la precisazione che “costituisce in ogni caso offesa a tali soggetti l’attribuzione di specifiche gravi inefficienze non sussistenti, di gravi eccessi non reali di spese, di emolumenti presentati come eccessivi e non realmente erogati, di paragoni falsi con altre analoghe istituzioni o procedure”.

Si dovrebbe però capire una cosa che a tutti sfugge: perché punire solo il giornalista e non anche la testata giornalistica. Il primo non potrebbe pubblicare se non c’è l’avvallo dell’editore del giornale, ma è probabile che, per la paura di perdere i finanziamenti dello stato ai giornali, i vari editori abbiano fatto un compromesso con gli stessi giornalisti: io ti do il permesso di scrivere e tu, giornalista, in caso di denuncia, ne rispondi completamente sia sul piano legale che finanziario.

In questa bagarre mediatica sul caso Sallusti e sulla relativa legge che lo vede colpevole si mette però in ombra la libertà del diritto di informazione (art.21 della Costituzione Italiana: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.) non solo per quanto riguarda le cose di casa nostra, ma anche quelle che accadono in altri paesi, sia europei che extra europei.

E’ il caso di questi giorni che la televisione satellitare Presstv sia stata accecata per ordine della Commissione Europea: Eutelsat ho provveduto a cancellare i canali iraniani (Press TV, al-Alam, Jam-e-Jam 1 and 2, Sahar 1 and 2, Islamic Republic of Iran News Network, Quran TV, and the Arabic-language al-Kawthar). Motivo? Nessuno lo sa, ma la portavoce della Ashton, Maja Kocijancic, ha affermato che è una decisione della Commissione Europea.

E’ curioso invece che televisioni sostenute dal Qatar, dall’Arabia Saudita come Al-Jazeera ed Al-Arabya – fonti di propaganda dei due stati arabi – continuino a trasmettere indisturbate la filosofia salafita che in questi ultimi 2 anni ha massacrato (in Libia e Siria) migliaia di persone attraverso una pratica diffusa nel mondo salafita e wahalbita dello sgozzamento che rimanda agli stessi sistemi usati in Algeria dal 1991 al 1997 in cui furono sterminati sessantamila civili.

Così nel silenzioso frastuono mediatico italiano le voci alternative di informazioni vengono lentamente silenziate per onorare il patto di sangue che lega Europa-Usa-Israele, poiché, oltre alle innumerevoli sanzioni economiche e finanziarie, ora serve anche la sanzione sul pensiero e sulla libertà di espressioni. Dove sono adesso quegli  urlanti giornalisti pronti a fare quadrato quando qualcuno li pizzica nella tasca? Come mai nessun giornale è attento a queste cose, mentre si sono alzate barricate di protesta per i provvedimenti presi dal tribunale moscovita contro le “pussy riot”?

Come sempre un peso e due misure, ma la nostra classe di giornalisti è probabilmente affetta da strabismo paralitico.

Piccola pausa, ma non troppo…

6 agosto 2012 1 commento

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L’estate è al suo culmine e mi prenderò qualche giorno di riposo. Il caldo è insopportabile, ma non tanto per scoprire che Grillo dall’alto della sua saccenza non risparmia nemmeno le Olimpiadi: troppo nazionaliste.

La mina vagante di Grillo non accetta che una nazione, ancorché troppo sdolcinatamente festeggiante, abbia dei vincitori, no!
Tutti globalizzati, tutti appiattiti, tutti senza passato e senza presente. Grillo vuole solo mettere in pratica gli ordini di sua maestà britannica per meglio controllare questo popolo italiano, spesso servile e voltagabbana.

Povero Grillo, ma anche povera Italia finché produce questi personaggi non può meritarsi di meglio.

Aggiornamento del 10.08.2012 ore 8,57
Per fortuna che esiste anche una sportiva che ha risposto come si deve alle bordate di scemenza del Movimento 5 Stelle (mi ricorda tanto un movimento massonico, mah?!)

Diamo invece l’onore che spetta ai vincitori di queste olimpiadi, se non altro perché sconosciuti ai più che solo gli allori dei questo evento ci fanno conoscere, come Jessica Rossi, medaglia d’oro con 99/100, ma sopratutto ancora diciassettenne nel 2009, ha vinto il campionato italiano, il campionato europeo e il campionato mondiale di tiro.

Se i vari gazzetta dello sport fossero meno serve e meno venduti ai poteri che gestiscono quelle luride bische da 4 soldi del calcio e se avessero un pochino di amor per tutti gli sport, allora Grillo, che probabilmente non ha mai fatto nessuno sport se non quello di dare aria alla sua bocca, se ne ricrederebbe, forse!

Fiat, Marchionne, Imprenditoria…e la società che fine ha fatto? (Parte I°)

7 ottobre 2011 Lascia un commento

A distanza di un anno esatto si ripete la commedia della Fiat e di tutto il suo gruppo dirigenziale: la Fiat si è autoesclusa dalla Confindustria e ha evidenziato molto chiaramente le motivazione della sua uscita:

  • Flessibilità del mercato del lavoro (pro domo sua)
  • Abrogazione dell’art. 18 del contratto dei lavoratori (pro domo sua)
  • Sindacati inconcludenti che fanno solo politica

L’addio ufficiale per Marchionne è il primo gennaio 2012.

Credo che commentare questo fatto sia inutile quanto superfluo, perché è necessario vedere le cose da due punti vista: quello imprenditoriale con le regole attuali e quello del mondo del lavoro, le cui regole verranno completamente ribaltate, permettendo il ritorno alle feroci battaglie degli anni 60/70.

L’imprenditore cerca solo una cosa: il profitto che si esprime in termini di vantaggi finanziari e di attività reali nel territorio. Le regole attuali – in Italia – non permettono seriamente ad un imprenditore di agire come meglio crede e nel momento delle sue scelte è subissato da una selva di regole di Stato, Regionali, Provinciali e Comunali, oltre ai limiti imposti dalla sanità, dalla legge 626 e da mille altri lacci e lacciuoli che nella pratica, se fossero tutti rispettati l’impresa non nascerebbe nemmeno. Questa purtroppo è un’amara realtà.

A tutti quelli che non ci credono provino a vendere delle uova fatte direttamente dalla gallina del contadino: vi trovereste a dover fare i conti con le Asl locali, con le denunce, perché qualche cretino di turno ha avuto una scarica diarroica e via dicendo, con i libri contabili del magazzino da mantenere sempre correttamente (quante uova ha fatto la gallina e quante ne ha covato e quante ne avete venduto), dovreste avere i certificati sanitari delle Asl per le pulizia dell’ambiente, quelli per le disinfestazioni, oltre ad una miriade di timbri, firme e controtrimbri dei vari ispettori.
Per sopperire a questo, il “regime” impone che si vendano solo le uova controllate e timbrate, quelle prodotte da galline alimentate industrialmente con mais transgenico (l’80% del mangime transgenico viene dagli Usa), quelle dei produttori controllati dalle grandi catene alimentari della distribuzione, alimentate con sementi contenti antiparassitari, erbicidi, pesticidi, antibiotici e scarti di produzione alimentare (carni, cascami delle macellerie e della catena alimentare umana). Quelle uova si possono acquistare, perché le Asl le riconoscono come sane e organoletticamanete idonee all’alimentazione umana. Voi le mangereste? Io no! A tal proposto si veda il Codex Alimentarius.

Eppure in questa miriade ingarbugliata di regole, leggi e imposizioni, l’imprenditore sopravvive con la spada di Damocle di aver sbagliato qualche denuncia, di aver omesso qualche fattura, di aver registrato qualche nota di spesa in un quadro sbagliato. Ci sono decine di contadini che di fronte a selve inestricabili di inutile cartaccia hanno preferito chiudere le stalle e dedicarsi solo alla coltivazione, triste, ma è così. Eppure un tempo non era così parossistica la cosa, gli imprenditori avevano la loro fetta di profitto e l’azienda riusciva a produrre distribuendo il guadagno anche alle forze lavoro che contribuivano al suo sviluppo. Così ha funzionato per decenni!

In questa condizione così farraginosa è pacifico che nella politica assistenziale e di mantenimento del posto di lavoro – a tutti i costi – e al peso sociale-economico-impositivo, l’imprenditore cerca la possibilità di impiantare la sua azienda in luoghi dove il controllo sociale, politico, economico abbia le maglie più larghe, dando quindi a lui la possibilità di incrementare la voce profitto e diminuendo quella dei costi.

Marchionne, sotto questo punto di vista, ha agito freddamente e ha spostato gli interessi lì dove sia possibile avere un risultato senza l’aggravio politico-sociale che in Europa e sopratutto in Italia esiste. Ha fatto bene! Possiamo forse dire il contrario?

Risulta pertanto evidente che tutte le forze partecipi all’attività produttiva debbono fare degli sforzi immani per arrivare a solito risultato: profitto, che vale tanto per l’impresa quanto per il lavoratore. Però, tornando ai primi decenni degli anni 70 o anche prima, si scopre che le attività del mondo del lavoro erano molto più snelle, facili da attuare ed immediate. Era sufficiente andare presso un’azienda chiedere se aveva bisogno di un operaio o un impiegato e se la risposta era positiva la cosa era fatta; si stava in prova per un po’ di tempo e poi si veniva assunti in pianta stabile. Non c’era l’acrimonia e l’ingessatura di adesso e si poteva lavorare e cambiare lavoro con molta facilità, anche perché il lavoro ce n’era in abbondanza, era sufficiente solo la buona volontà e la voglia di lavorare. Insomma in qualche maniera nel sistema di allora – che però è stato sorgente dell’ingessatura di oggi – lavoratore ed imprenditore camminavano su due binari, spesso quasi mai convergenti. Lo scopo dell’imprenditore era guadagnare a più non posso, mentre quella del lavoratore era quella, come oggi, di portare a casa un piatto di minestra.

Le cose non sono cambiate, anzi sono cambiate in peggio, perché se in quegli anni le attività fiorivano in ogni angolo d’Italia, sorgendo spesso anche in maniera “furbesca”, adesso quello che rimane sono solo degli scheletri arrugginiti, delle piazzole invase dalle erbacce e di cartelli con scritto “affittasi”. Degli uni e degli altri non c’è l’ombra. Le motivazioni le conosciamo già da tempo: crisi della spesa, crisi industriale, indebitamento oltre ogni possibilità di ripianarli, delocalizzazione selvaggia e non regolamentata, mercato libero, sistema bancario allo sfascio.

In tutto questo marasma politico-sociale-economico e finanziario il mondo del lavoro non ha saputo trovare la strada corretta per mantenere il passo con i tempi, ma sopratutto non ha saputo reggere alla concorrenza delle forze lavoro dei paesi dell’est, prima e della Cina successivamente. L’allargamento della comunità europea tra il 1995 e il 2007 con l’entrata dei paesi dell’est europeo, permise la fuoriuscita di moltissime attività dal nostro territorio a scapito di quello nazionale; molti settori cominciarono a soffrire e le poche aziende che invece sfidavano il mercato dell’est dovevano fare i conti con i prezzi delle importazioni della concorrenza italiana che produceva in quei paesi a prezzi stracciati (una guerra commerciale tra italiani). Il collasso era alle porte e a contribuire a questo le banche fecero la loro parte finanziando a piene mani tutte quelle aziende che andavano all’est per impiantare le proprie attività e così pure i vari governi che si succedettero spingevano gli imprenditori in questa corsa selvaggia.
A Cernobbio nel 2001 i vari Prodi, Amato, Dini, Rutelli, Tremonti, Bersani e tanti altri politici che sono ancora in auge adesso, plaudevano all’espansione che il mercato avrebbe avuto, alla sana concorrenza che si sarebbe creata per una maggiore efficienza del mercato, ma sopratutto per la ricaduta occupazionale e di crescita interna (mai balla fu più gigantesca!).

Successivamente, mentre i tessitori della strage di New York piazzavano le loro prove per poter successivamente attaccare l’Iraq e l’Afghanistan, l’11 dicembre del 2001 si aprivano le porte del WTO all’Impero Celeste dichiarando per sempre chiuso un sistema economico che aveva funzionato dall’epoca della rivoluzione industriale. Come in un sistema di vasi comunicanti moltissime attività iniziarono ad essere spostate in quella terra, favorite dai prezzi della manodopera bassissima e sopratutto dalle poche regole interne cinesi. Il bengodi dell’imprenditore in genere: pagare poco e fare quello che si vuole.!

Tutte le regole sono quindi saltate, portando il mondo italiano del lavoro a rivedere le sue posizioni e sopratutto mettendo in discussione il suo futuro. Il mondo del lavoro e sindacale italiano è, nostro malgrado, il risultato di decenni di politica-clientelare selvaggia che ha teso a favorire le correnti politiche anziché quelle sociali-imprenditoriali per il benessere del lavoratore e non ultimo della comunità tutta. Quante aziende straniere, negli anni del bengodi italiano, sono state chiuse perché delocalizzavano in Polonia, in Ungheria, in Bulgaria o Romania lasciando a casa migliaia di operai ed impiegati, mentre sindacati, politici e governi non hanno mosse nemmeno un dito? Eppure quelle aziende hanno usufruito dei vantaggi italiani, della capacità italiana di saper lavorare per un prodotto di qualità, eppure, nonostante questo, all’imprenditore interessa di più l’aspetto, per così dire, frusciante del denaro. Si sono tenuti diversi forum, proteste, cortei, politici all’assalto della ribalta mediatica, ma alla fine i lavoratori hanno perso il loro sostegno e l’imprenditoria ha guadagnato la delocalizzazione, aumentando il divario sociale ed economico con quella classe di popolazione che li aveva permesso di crescere.

E’ evidente che le forze sindacali e l’imprenditoria hanno giocato un brutto scherzo al mondo del lavoro e alla comunità. I sindacati interessati al potere politico di posizione e l’imprenditoria, molto più coerente, interessata al profitto; e mentre i sindacati hanno gabbato i lavoratori per decenni promettendo ed agitando gli stendardi di una parità salariale, di una scala mobile che portò l’Italia allo sfacelo, delle gabbie salariali, ma anche permettendo una più umanizzazione delle attività come i turni di lavoro con le pause, turni al computer con pause di 15 minuti per non stancare gli occhi e molto altro, come le indennità di licenziamento, e sopratutto i piccoli progressi sull’impiego femminile e sul trattamento di questa fascia di lavoratori, gli imprenditori hanno visto bene, appena data loro l’opportunità, di abbandonare la nave prima che affondi lasciando ai remi sempre i soliti galeotti, incatenati dalle loro regole e in attesa del ritmo giusto per poter spostare la barca in qualche porto sicuro.

Queste le regole degli uni e degli altri, sommariamente riassunte e, in queste regole che hanno un peso diverso tra imprenditore e lavoratore, il mondo politico appare come estraneo al problema e cincischia non essendo in grado di dipanare la matassa, di portare idee nuove e sopratutto è troppo legato all’ossessione che deve essere tutto come prima.

In breve ci troviamo quindi davanti ad una situazione economica-sociale che è retrocessa rispetto a quanto guadagnato negli ultimi 100 anni. Un paese con oltre 1,3 miliardi di persone è quindi in grado di spostare l’ago della bilancia a favore di un sistema imprenditoriale piratesco e in questo scenario da incubo l’Italia arranca cercando il rimedio che non potrà trovare se non ritornando a soluzioni anteguerra.

Pirati all’assalto dell’Italia.

25 settembre 2011 5 commenti
Moccio Vileda fatto donna. O è un uomo?

E’ evidente anche ai più stolti degli stupidi che la terra d’Italia, quello stivale che per oltre 1000 chilometri si svolge da Nord a Sud, è una delle più importanti e ambite terre del Mediterraneo: chi controlla l’Italia militarmente, economicamente, socialmente e commercialmente controlla tutto il medioriente.

Non c’è scampo, la realtà è questa e chi non l’ha ancora capito è meglio che ricominci a studiarsi la storia, quella con la Esse maiuscola e non quella blaterata sui banchi di scuola o in qualche salotto alla moda, spesso di parte.

La politica economica sociale europea si mette in atto attraverso il passaggio delle consegne ai politicanti (i politici sono un’altra cosa) che popolano questo paese: gente affamata, diseredata, profondamente infame, vigliacca e senza nessuna morale, sostanzialmente dei mercenari che da destra e sinistra hanno abitato a sbafo in un tugurio di mercato – il parlamento – per risanare le loro casse e i loro interessi senza nessun vantaggio economico e sociale all’intera nazione, ma solo incamerando voti e finanziamenti per la cricca di criminali ai quali dovevano rispondere. I fatti non sono solo di questi tempi, ma risalgono a molti decenni fa e tutti sono responsabili, dall’usciere al plenipotenziario. Tutti responsabili del degrado al quale siamo arrivati, nessuno si salva.

Adesso, dopo i vari tentativi di facciata di portare questa nazione ad un livello di civiltà accettabile (premetto che dovremo definire cosa intendiamo per civiltà), un gruppuscolo di persone, forse senza futuro o forse bene accorte e con le giuste “aderenze” massoniche, pone a questo governo, di pernacchioni incapaci di fare alcunché, un ultimatum: o fate come diciamo noi o salta tutto!!

La Confindustria si sta sostituendo da potere economico a potere politico. La Confindustria, composta per lo più da zoticoni, ignoranti, stracciauoli e ferrivecchi impone al governo italiano – eletto legalmente – l’ultimatum come stesse combattendo una guerra tra fazioni contrarie. Ma la Confindustria è un gruppo di canaglie appartenenti alla nazione Italia e come tale non dovrebbe combattere, ma proporre e sostenere tesi e disegni economici per il benessere loro e dei loro assunti.

No!

L’associazione dei barboni, sfruttatori, grassatori, puttanieri italiani sfida questo governo di infami con un ultimatum: fate come diciamo noi o andate a casa!
Ma con quale diritto questi luridi personaggi si possono permettere di porre un ultimatum? Cosa hanno mai sacrificato per il valore dell’Italia se non quattro lirette o qualche centesimo di euro? Chi sono questi sfruttatori che si ergono a impavidi giudici su un governo ormai debole? Vogliamo fare qualche nome? Oppure ne siamo già a conoscenza?

Basterebbe dire De Bendetti, Marcegaglia, Della Valle, Benetton, Tronchetti Provera, Caltagirone, Ligresti, Barilla, Bernabe, Colaninno e tanti altri plurimiliardari che hanno sfruttato – con la connivenza politica che adesso combattono – la nostra terra e che adesso, vedendo spegnersi il lumino del guadagno, soffiano sull’ormai flaccido stoppino giunto ormai alla sua naturale fine. Che forza!!!

La Marcegaglia dice “se in un tempo brevissimo, diciamo una settimana, il governo non si decide a varare le misure necessarie, rischiamo di subire danni irreparabili“. Irreparabili a causa di chi?

Queste canaglie che hanno succhiato l’intera linfa vitale italiana, che hanno delocalizzato, sfruttato, licenziato a man bassa, evaso il fisco, corrotto e dilaniato il nostro paese, pretendono anche il guscio del frutto esausto. Questi pavidi essere, senza spina e senza terra, senza morale e senza famiglia, pretendono che la terra d’Italia si ponga ai loro piedi per i loro interessi. Ma dove stanno quelli degli italiani tutti?

Questa è il genere di persone che dovrebbe essere passata a fil di spada, senza pena, perché è questa la genia che ha composto l’unità nel disordine e nello sfruttamento; questa gentucola che ha calpestato le tradizioni, le culture e la morale italiana; questa la genia che ha permesso che gli emigrati italiani (7 milioni sparsi nel mondo) abbandonassero la propria terra natia per far spazio alle loro egoistiche bramosie di potere e di usurpazione.

Purtroppo il nostro governo, Dio ce ne liberi, non solo è prono alle irretite richieste, ma tentenna e temporeggia nella speranza di una via d’uscita. Il tempo del liberismo è finito, il tempo dell’anglo-mercatismo è terminato, senza speranza e senza nessun risvolto produttivo per nessuno.

Spider Truman: mitomane o plagiatore?

20 luglio 2011 Lascia un commento

Forse facendo una qualche sorta di ragionamento si potrebbe pensare che dietro allo pseudonimo di Spider Truman si nasconda invece un gruppo politico pronto a prendere il sopravvento nel momento opportuno.

Ma perché usare la rete e migliaia di persone con mille problemi e difficoltà nel lavoro e nella famiglia mettendo in piazza le pecche del sistema politico senza fare, per esempio, nomi e cognomi delle persone interessate? Già questo potrebbe essere un indizio. Certamente le molte persone che hanno applaudito a questa manovra di basso commercio della comunicazione hanno trovato che questo Spider Truman ha gli stessi problemi, le stesse difficoltà (senza però verificarle), le stesse angosce. Nulla da eccepire nel conoscere le porcherie che i nostri politici hanno fatto e stanno facendo: più gente conosce queste cose meglio è, purché si arrivi a bacchettare sulle mai quanti si servono dell’ingenua caratteristica del popolo italiano.

In sostanza il misterioso blogger denuncia le medesime cose che molti altri libri sulla “Casta” denunciano, nulla di più. La stessa Gabanelli di Rai3 aveva fatto alcune puntate su questi fatti. Tutti ovviamente finite in un nulla di fatto. Lo stesso blogger in questi ultimi giorni non trova maggiori aggiornamenti: è forse finita la vena poetica della denuncia, oppure si stanno studiando delle mosse che abbiano un impatto mediatico più profondo?

Si nota infatti nel blog di Spider Truman che le pagine di denuncia non sono poi così tante come invece vorrebbe far credere e le cose che denuncia sono le stesse che possiamo trovare in altri siti e libri.

Insomma i fatti potrebbero far pensare ad un mitomane, ad uno che cerca un maggior consenso per una maggiore visibilità del proprio sito, oppure ad uno che in accordo con alcuni personaggi, ha studiato a tavolino come creare consenso attorno a dei problemi che sicuramente sono condivisibili, ma che mai nessuno risolverà.

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