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Posts Tagged ‘Femminismo’

Donna, mamma, operaia e puttana.

23 giugno 2011 2 commenti

Qualche giorno fa sentivo una notizia data alla radio, in cui si evidenziava una forte diminuzione delle iscrizioni agli asili nido. Nel Veneto questa flessione sembra essere del 25%, praticamente 1 bambino su 4 rimane a casa.

Ci sono alcuni aspetti nella notizia che trovo interessanti. Il primo, quello principale, è la mancanza di lavoro nella regione che fino a qualche anno fa era il motore delle esportazioni verso l’est europeo e verso la Germania. Le donne, come parte della popolazione più debole, sono le prime a dover essere sacrificate dal sistema e quindi le prime a subirne le conseguenze.

Non è una bella notizia ed è simbolico che si attacchi proprio quella fascia di popolazione che è invece il fulcro attorna il quale si costruisce una società. Purtroppo le passate battaglie – manipolate – delle femministe ora pagano dazio e non c’è nulla che fermi questa innarestabile ondata di licenziamenti selvaggi e spesso falsamente motivati dalla concorrenza sleale dell’oriente, quando invece è il vero motivo è la delocalizzazione e il profitto.

Il secondo aspetto che non viene nemmeno preso in considerazione dai media, è che con la donna a casa che accudisce i figli si ritorna – finalmente – alla figura più femminile del problema. Molti non saranno d’accordo, ma la funzione primaria della donna è quello di fare figli e di accudirli almeno fino ai 10 anni di età. Non ci sono santi che tengono, non ci sono elucubrazione sulle varie “parità dei sessi”. La donna, grazie alla sua natura, è l’unica in grado di gestire, allattare ed accudire i bambini e proprio grazie al suo lungo periodo di gestazione è anche l’unica che sa interpretare le esigenze del bambino, almeno nei primissimi anni di vita. La donna, senza che nemmeno se ne renda conto, si riappropria del ruolo che per 40 anni era stato relegato a quello di semplice “fabbrica” di carne umana, buona da essere a sua volta impiegata nello sfruttamento. In questo aspetto negativo sociale, in cui la fasce debole subisce il danno, rinasce un aspetto volutamente nascosto e soppresso dei vari pensieri globalizzanti, liberticidi e falsamente liberatori.

Purtroppo, l’aspetto peggiore della situazione è che la donna, una volta messa forzatamente a casa, deve anche subire l’onta della carenza di denaro e deve ricorrere, spesso, all’aiuto dei genitori o degli amici per il suo sostentamento così come per quello del figlio. Questa è la parte peggiore del sistema.

Nella fine degli anni 50/60 la famiglia tipo era costituita dai genitori e da 3 figli. Il maschio lavorava e lo stipendio che portava a casa era sufficiente alla famiglia per poter vivere dignitosamente. Il costo della vita era inoltre tale che non serviva dissanguarsi per poter acquistare un chilo di pane. In quegli anni la famiglia tipo era quindi in “armonia” con la socialità dello stato in cui essa si inseriva. Successivamente si è visto la necessità di aumentare le produzioni (il PIL) e la richiesta di manodopera diventava sempre più impellente.

Le migrazioni dal sud al nord sono note a tutti, così come molte donne erano impiegate in quelle attività “tipicamente femminili”, così che nelle famiglie più modeste esse trovavano oltre all’onere di accudire la famiglia anche quello di portare a casa parte del denaro necessario al benessere sociale della famiglia.

Donne dal cuore enorme, donne da amare, sulle quali ci sarebbe da scrivere biblioteche di elogi, ma il mercato non badava troppo a queste marginali caratteristiche della famiglia e della società. Meglio la donna in fabbrica, nelle risaie, negli opifici, pagata pochissimo e sfruttata peggio di come veniva sfruttato il maschio. Sì, perché in quei tempi, ma accade anche adesso, oltre all’onta dello sfruttamento c’era anche quella dell’umiliazione sessuale e più la donna era “analfabeta”, ignorante e di estrazioni sociale modesta, maggiormente veniva usata come strumento di piacere sessuale per il bene dei vari capetti, dei vari imprenditori che dalla carne di queste disgraziate ne bevevano la giovinezza.

Si andava quindi costruendo di pari passo la formula della libertà femminista e giusta o sbagliata che fosse, portava la donna a prendere coscienza della sua “effettiva” autoregolamentazione, ma sempre canalizzata nel sistema: guai ad uscire dagli schemi.

La manipolazione delle sinistre, delle varie democrazie e dei vari destri, fece sì che il sistema sociale italiano femminile venisse lentamente, ma costantemente, fagocitato dalla macchina produttiva a vantaggio del profitto, espropriando nell’arco di pochi anni il sistema famiglia e conseguentemente la scuola e l’educazione.

Adesso, nel catafascio sociale e produttivo, si riapre una breccia in cui quella parte più preziosa della società dovrebbe essere salvaguardata per il benessere futuri dei propri figlie e della società stessa. Auguriamoci tutti che non vi sia un ritorno alle caverne, ma che nella coscienza del passato questa nuova luce possa portare una visione più umana e meno focalizzata al semplice ed insignificante profitto.

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Il silenzio è d’oro.

24 gennaio 2011 Lascia un commento

Ci alcuni processi, che da tempo si stanno celebrando in Italia e che vedono coinvolti in reati gravissimi soggetti di primissimo piano delle nostre istituzioni, di cui i media non parlano, come se non esistessero.

Primo fra tutti, il più nascosto, è il processo che si sta celebrando a Brescia a carico del Generale Delfino accusato di concorso nella strage di Piazza della Loggia. Imputati nello stesso processo troviamo Pino Rauti (suocero del sindaco di Roma Alemanno), Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte e Giovanni Maifredi.

Ma, da lungo tempo, si sta celebrando anche il processo a Milano a carico del Generale dei Ros Gianpaolo Ganzer, del magistrato Mario Conte e di altri 23, tra ufficiali e sottufficiali dei Ros. L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, peculato e falso.

Altro Generale dei Carabinieri sotto processo, questa volta a Palermo, è il Generale Mori accusato, insieme al coll. Obinu, di favoreggiamento aggravato per aver agevolato Cosa Nostra, nello specifico di aver favorito la latitanza del boss Bernardo Provenzano.

Tre Generali dei Carabinieri sotto processo per reati gravissimi e i media, praticamente, non ne parlano.

Ma la cosa non è diversa per i processi a carico di politici, basti pensare al processo d’appello al senatore Marcello Dell’Utri, condannato in primo grado a per concorso esterno in associazione mafiosa a nove anni di reclusione e a due anni di libertà vigilata, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Identica cosa per il processo ad Antonio Bassolino accusato, insieme ad altre 28 persone, tra cui alti dirigenti di Impregilo, di frode in pubbliche forniture, alla truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, abuso di ufficio, falso e reati ambientali commessi nel periodo in cui era Commissario Straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania.

Altro processo di cui non si parla è il processo Hiram, ovvero un processo che vede coinvolti, in un’associazione a delinquere finalizzata ad aggiustare o ritardare (al fine di far prescrivere i reati) i processi in Cassazione, mafiosi, massoni, avvocati, poliziotti e preti. Eppure, anche in questo caso nulla.

I media, che ci hanno sommerso di articoli e trasmissioni sui processi a Vanna Marchi, alla Franzoni, a Meredith, ecc… di questi processi non parlano.

Fonte: Solange Manfredi

Chiappe strette, arriva l’in****

31 dicembre 2010 Lascia un commento

 

Già, la volgarità è gratuita, ma cosa si deve fare per avvisare i naviganti della prossima tempesta che froderà milioni di italiani?

Ormai è deciso, c’è poco da stare allegri, la patrimoniale verrà attuata e zitti-zitti vedremo sfilarci dai nostri conti i soldi che serviranno per ripagare le porcate fatte dalla Casta, dalle banche, dagli speculatori. E non ci sarà nessuna manifestazione al contrario di quello che accade se per caso qualche coglione di arbitro delle partite di calcio fa una cavolata.

In questo caso nessun partito, nessun sindacato e nessun operaio, impiegato o semplice pensionato,  scenderà in piazza sotto i palazzi del governo per gettare fisicamente dalla finestra la gentaglia che decierà una tale ladreria. La morale è semplicissima: meglio sfilare qualche miliardo di euro dai conti e dai risparmi degli italiani piuttoston che far pagare ai veri responsabili (quelli che foraggiono i politici) con una semplice manovra attuabile con un decreto come ad sempio la così detta Carbon Tax applicabile a tutte le transazioni finanziarie: basterebbero alcuni punti percentuali per sistemare i conti in pochissimo tempo, ma toccare la tasca dei banchieri e degli speculatori che ci frodano tutti i giorni è molto più difficile che frugare nelle tasche del porco italiano medio, laido ed infame personaggio che a al di là della TV e delle porcate mediatiche non è in grado di concretizzare con la sua testa da minorato psichico.

Il miserrimo uomo, come tale è il suo pensiero, di Giuliano Amato ha proposto che sul debito pubblico si può semplicemente ovviare prelevando, come fece nel 1992 lui stesso, con un’altra patrimoniale. (che cosa è la patrimoniale? Fate una ricerca in rete e capirete!!)

Soldi che verranno prelevati dai propri conti bancari e dei quali nessuno potrà opporsi, perché nessuno vi dirà quando accadrà e perché la stessa regola applicata nel 1992 avrà anche in questo caso valore retroattivo, quindi se prelevate i vostri soldi in banca non avrete scampo, perché l’agenzia per le entrate busserà comunque alla vostra porta e vi pignorerà la casa, lo stipendio e qualsiasi cosa abbiate.

Questi laidi ed infami personaggi della politica grigia e sotterranea come D’amato, Prodi, Dalema e tutti quelli che li hanno preceduti e succeduti ed altri imperscrutabili infami esseri, avranno il coraggio di imporci sacrifici e sangue, tanto a  loro non li tocca nessuno, perché nessuno andrà in piazza a spaccare la testa di questi emeriti cancri nazionali, i veri tumori della democrazia e dell’Italia.

Meditate, gente, meditate, perché già ve ne avevo parlato tempo addietro e ricordate che più se ne parla più è scontato che la cosa avvenga…ma è successo.

Goym: lavorate schiavi!

16 dicembre 2010 Lascia un commento

Voi che non siete nessuno che vivete nella grettezza della vostra vita avete solo un compito: servire, essere l’aratro del campo.

Popolo del mondo, popolazioni disparate pensate forse di avere una cultura, di avere una tradizione, di avere degli artisti, dei poeti, delle eccellenze in campo scientifico o letterario? No! “Voi non siete un cazzo” (prendendo a prestito la famosa frase di Sordi nel “Il marchese del Grillo“). Il valore umano di ciò che credete di essere è minore di quello della minor bestia da soma. Siete inutili perché la vostra funzione è servire, obbedire e agire secondo le leggi talmudiche.(*)

Questa l’intenzione e il sermone del rabbino Ovadia Yosef tenuto in Israele, noto paese democratico del meditteraneo, componente del parlamento israeliano del partito Shas halachico.

Per fortuna che la ADL (Anti Defamation League) ha redarguito il pensiero del rabbino denunciando il suo estremismo come fonte di separazioni e di estremismi.

 

(*)
Il Talmud consiste in una raccolta di discussioni avvenute tra i sapienti (hakhamim) e i maestri (rabbanim) circa i significati e le applicazioni dei passi della Torah scritta, e si articola in due livelli:

* la Mishnah (o ripetizione) raccoglie le discussioni dei maestri più antichi (giungendo fino al II secolo);

* la Ghemarah (o completamento), stilata tra il II e il V secolo, fornisce un commento analitico della Mishnah.

Il Talmud è anche conosciuto con il nome di Shas, acronimo di Shisha Sedarim, i sei ordini (Zeraim, Moed, Nashim, Nezikin, Kodashin, Tohorot) in cui è divisa la Mishnà. La suddivisione del Talmud è identica a quella della Mishnà: i Shisha Sedarim si suddividono in Massechtot – trattati, i quali a loro volta sono composti da capitoli.

fonte: Haaretz.com

Natale, una festa dissacrata.

13 dicembre 2010 Lascia un commento

Come ogni anno arriva il Natale.

Una festa che alla fine non è altro che la sempre e solita festa. Ma festa di cosa?

In ogni città i diversi mercatini imperversano, la gente corre a frotte a comperare (adesso si dice shopping) per la festa di Natale! Mamme, bambini, gente qualunque che si assiepa lungo le vetrine lucenti di brillantini, festoni per assaporare una festa. Ma di che cosa?

Cos’è il Natale? Non me ne vogliano i cattolici, ma quello che una volta era la festa della Natività oggi è diventato il mercimonio degli oggetti più disparati: dalle mutande, alle scarpe, agli inutili attrezzi per la cucina o per la casa che mai verranno usati o mostrati. Tutto ciarpame inutile, pagato a caro prezzo e solo per fare un regalo, un pensiero o un obbligo. Ma nulla più!

Il Natale, così come la famiglia, la scuola, la società, i valori del rispetto e della tolleranza e della misericordia, sono stati sovvertiti in obbligo alle leggi di mercato. Tutto, in pochissimi anni, è stato raso al suolo, amalgamato ad un semplice mercato del bestiame, in cui il prezzo di un chilo di carne equivale a quello del pensiero per un figlio o per i propri cari. Il vilipendio della festività più cara al mondo cristiano e a quello del mondo contadino, è stato reso una buffonata: una semplice comparsa della commedia della legge di mercato.

Negozianti che si arabattano a cercare scorciatoie per attrarre più clienti possibili, orari da schivizzazione per gli impiegati ed i commessi, domeniche e sabati dedicati alla massiccia corsa agli acquisti, code chilometriche in auto per guardare vetrine che migliaia di volte abbiamo visto e che sono sempre le stesse. Tutto solo ed esclusivamente per festeggiare una cosa sola: il denaro, anzi i guadagni di chi ci rapina. Oggi che è la vigilia ho visto i moscardini a 38 euro/chilo contro i normali 4/5 euro che si pagano normalmente nei mercati del pesce.

E’ corretto? Dal mio punto i vista direi che non fa una grinza, ma altri, forse, potrebbero aggiungere che nella festività del Natale si celebra la famiglia e quanto non è stato possibile fare nel corso dell’anno. Falsi!

Lo sapete che non è così, ma che questa festa, come tutte le altre, è una semplice scusa per tutte le manchevolezze che nel corso dell’anno sono state compiute da ognuno di noi ed allora nella festa comandata si cerca riparo con un regalo, con un oggetto inutile che non serve a nessuno e nemmeno a chi lo riceve.

Anzi chi lo riceve capisce benissimo che non è pensato, ma che è l’obbligo che sentite verso la vostra manchevolezza nei suoi riguardi, quindi doppiamente falsi ed ipocriti.

Quanto ipocrisia e falsità vestita di pellicce di animali sacrificati per il nostro sudicio ed immondo perbenismo. Confondiamoci nella folla grigia delle pecore che vanno al mattatoio e manteniamo un profilo basso, così, nella speranza che il macellaio non ci veda, ma alla fine anche i l nostro sangue sarà versato. Eppure, lì, poco lontano c’è uno spiraglio, un buco nella staccionata che potrebbe essere la via della salvezza e della nostra via, ma siamo pecore, inermi e condannate a seguire il gregge, non siamo in grado di vedere oltre alla punta della coda della pecora che ci precede.

Mercato si diceva sopra, ma il mercato non è tutto, esso è parte di un grande disegno di  scelte che altri fanno per noi.  Adesso siamo i padroni del mondo, così sembra che crediamo, ma siamo in fila al negozio per acquistare quello che tutti hanno; organizziamo la cena dove sulla tavola si ereggono simboli dei quali nemmeno conosciamo la loro vera origine e che scambiamo per addobbi, ma che nascondo nel loro intimo aspetti e segreti a noi sconosciuti ed estranei.
Natale falso e sudicio!!!

Eppure, nella festività di questo giorno una fiamma arde per riscaldare, ma non è quella del mercatilismo o del messianismo ormai dilagante, ma quella più piccola e sempre ardente della speranza e della verità , che tende al calore di tutte le cose, alla luce e a una nuova vita. Non è cristianesimo, né giudaismo e  nemmeno zoroastrismo, ma la semplice speranza del nudo contadino che nei segni imperscrutabili del tempo e della terra percepisce il corso degli anni e i segni della nuova vita.

I tutto questo non v’è nulla di commercio e di coscienza intesa nel senso di gnosi, ma la sapienza che molto non è conosciuto e ciò che si conosce è infinitamente piccolo di fronte a quanto accade.

Sara Scazzi e Yara, un “gossip” infame.

8 dicembre 2010 Lascia un commento

Era da un po’ che pensavo a questi avvenimenti e di come ci vengono propinati dai media. Ogni giorno si riempie lo schermo delle tv e le pagine dei giornali con novità insignificanti che rasentano la morbosa curiosità di sapere cose delle quali, credo, nessuno vorrebbe sapere, e non per disinteresse, ma perché la vita e le modalità con cui queste vite sono scomparse non sono strutturali, ma funzionali ai bilanci televisivi che  in queste tristi storie lucrano sulla pelle delle famiglie e delle vite di queste giovani.

I media sono quindi degli avvoltoi, delle iene, dei vermi sui cadaveri ancora caldi di quelle vite spezzate dalla ferocia di carnefici che della vita hanno perso il senso e la bellezza. Sono la parte più infima e più bassa dell’evoluzione animale e si servono di queste notizie per il denaro, per inserire una nota pubblicitaria di un telefonino o di qualche altra inutilità e farla pagare caro prezzo.

E’ significativo come vengono create le notizie: si crea l’antefatto, si dipinge con toni rosei su un fondo greve, malinconico e misterioso, spesso usando la voce al limite del pianto; si gettano immagini di repertorio e si mandano inviati, per lo più gente sconosciuta, che scava come un cane alla ricerca dell’osso nascosto. Si lascia cuocere la cosiddetta pubblica opinione fintanto che si porta a galla il fatto, quello che la gente si aspetta, ma che nel cuore non vorrebbe sentire: titoloni sui giornali, prime televisive, cameraman, fotografi, riempiono lo scenario della commedia squallida costruita a tavolino. Nel frattempo si contattano le diverse aziende per inserire la pubblicità per i momenti di massimo ascolto e si pone loro la barriera d’ingresso che in termini monetari è molto alta. Vuoi che il tuo articolo abbia presa sul popolino? Inserisci la pubblicità in questa notizia e vedrai che ritorno!!

Eppure ogni anno spariscono centinaia di bambini e nessuno ne parla, ogni anno bambine e bambini vengono rapiti dalle loro famiglie per scopi diversi. Sono bambini per lo più figli di famiglie straniere, di persone sotto la soglia della povertà e di persone che non hanno nulla se non il valore della vita di un figlio. Questo accade oggi nel 2010!!

Vite che servono ad altre vite, perché non si pensi che tutti questi bimbini vengano rapiti o comperati per quelle coppie incapaci di procreare, ma spesso vengono “usati” per qualche organo mancante: il fegato, la milza, il cuore, i polmoni e quanto serve per far sopravvivere il facoltoso committente; oppure vengono rapite per le più immonde ed infami azioni pedofile che razza umana possa pensare. Venduti come carne da macello, usati come latrine, calpestati come si calpesta la terra sulla quale camminiamo. Questo accade nel secolo dell’ ipertecnologia e della falsa moralità.

Queste vite sparite perdono qualsiasi significato, non esistono più, ma i nostri media concentrano il loro fuoco giornalistico su quanto accade su queste povere bambine, ma senza scoprire il vaso di Pandora, mai!
Il timore è che scoprendolo si andrebbe ad intaccare interessi e persone molto in alto, quindi  meglio volare basso, mantenere un profilo sottomesso e accentuare e circoscrivere solo come una semplice notizia di cronaca nera che distrae, che non fa pensare se non alla schifezza che alberga in molte individui che di queste gioventù s’è succhiata anche l’anima.

La cultura serpeggiante

2 dicembre 2010 Lascia un commento

Nello sbirciare in rete ho trovato questo piccolo pezzo di Ida Magli che recita: “L’immagine sulla quale si fonda il rapporto di Dio con il suo popolo prediletto è un’immagine sessuata e sessuale.  Israele è la Sposa di Dio. Il patto di alleanza avviene attraverso una offerta sessuale: l’offerta del prepuzio.”

Non voglio entrare nei meandri psicologici e teologici che l’autrice esprime nel suo libro “La Madonna“, ma mi preme sottolineare una certa dicotomia linguista e caratteriale del suddetto pezzo che spesso contribuisce alla creazione di falsi dogmi e false interpretazioni.

Qualche giorno fa, il 22 di novembre, si è celebrata la giornata contro la violenza sulle donne e si sono attuate tavole rotonde, incontri atti a evidenziare, sottolineare e additare che ancora oggi, nel XXI° secolo, accadono delle assurdità: l’uso del corpo della donna come simulacro del maschio che se ne serve. Non è possibile essere indifferenti a storie che giornalmente ascoltiamo o leggiamo, ma allo stesso tempo molta stampa e molti media televisivi chiosano sul marciume umano di come e dei mezzi utilizzati per stupri e violenze varie. Non c’è scampo per le donne, da qualsiasi parte esse si muovano trovano sempre e comunque l’atto violento, morale e fisico che viene loro fatto pesare impunemente. E così nel lavoro come nella famiglia, il corpo e la mente della donna subiscono una tortura che dura dal momento della sua creazione, per chi ci crede, ma lo dice anche la Bibbia. Possiamo non credere ad un testo che ci è stato imposto si dal primo vagito?

Già! La Bibbia, la cultura occidentale identifica le sue origini teologico-ebraiche e poi cristiane sull’antico e nuovo testamento, anche se nella realtà lo stesso Marcione identificava un cristianesimo come scisma interno dell’ebraismo che si affrancava dall’indole violenta ed antropomorfa che si rileva nel libro ebraico. Ma proprio nell’identificazione teologico-antropomorfa del vecchio testamento trae origine nelle popolazioni occidentali la cultura della prepotenza umana del maschio sul corpo e sulla mente della donna. Molte donne subisco i più efferati atti di violenza, di usurpazione e non ultimo di evirazione privandole di una parte del loro corpo per essere sottomesse al potere de maschio. Abominevole!!!

Allo stesso tempo e senza nessun trauma in tutto il mondo accade anche ai maschi una cosa del tutto simile, così che nella cultura ebraica, in virtù del patto divino il popolo d’Israele sacrifica se stesso e come segno dona i giovani prepuzi al Dio-Maschio.
Si trova quindi che specialisti di questa pratica siano dei pii rabbini con il preciso compito di tagliare quella pelle in più sul pene del neonato risucchiando con la bocca il sangue che sgorga e mescolando lo stesso con vino, pane azimo per la festività della Pesach e del successivo pranzo Seder.

Il rito sacrificale, patto dell’alleanza con Dio, è allo stesso tempo scaramantico per tutti i presenti all’evento e il sangue del prepuzio è il simbolo della rinnovata alleanza che si cosparge, mescolato con acqua, anche ai presenti la celebrazione che ne compiono abluzioni (1). E’ pacifico che questa tradizione religiosa, seppur sorretta da nobili idee, è per il maschio esempio di crudeltà e di sopruso al pari di quella delle menomazioni fisiche subite dalle donne. Non v’è differenze, perché credenze e i rituali che ne derivano hanno tutti lo stesso scopo: sottomettere, esercitare il potere sul più debole, annientare edulcorando l’atto con una simbologia più che medioevale, sicuramente arcaica.

Non è tollerabile che nelle culture occidentali, da qualsiasi parte si analizzino, si attuino opere di siffatta bassezza morale e se le religioni, le credenze i paganesimi sono a sostegno di quegli atti. In questa parte di  mondo che vogliamo definire civile, non possiamo considerare un atto di serie B ed uno di serie A. Tutti indistintamente vanno messi sullo stesso piano perché tutti usano la violenza sul più debole.

Nel frattempo, però, non s’è notato nessuna procura che si sia interessata di quanto accade anche a quella parte di popolazione maschile.

(1) A.Toaff – Pasque di Sangue – Ed. Il Mulino

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