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Posts Tagged ‘Denaro’

Italiani, svegliatevi dal torpore!!!

19 luglio 2013 Lascia un commento

“Quando uno Stato dipende per il denaro dai banchieri, sono questi stessi e non i capi dello Stato che dirigono le cose. La mano che dà sta sopra a quella che prende. I finanzieri sono senza patriottismo e senza decoro”. (Napoleone Bonaparte)

Ma se lo meritano i denari dallo stato le aziende creditrici?

22 marzo 2013 3 commenti

Qualche settimana fa Bersani dichiarava che per sollevare le aziende a credito con le PA si sarebbe potuto emettere delle obbligazioni di stato per un valore di 10 miliardi all’anno per 5 anni. Boom!!! C’è da chiedersi se abbia mai fatto due conti della serva e abbia mai capito come funziona, almeno, un libro contabile: colonna dare e colonna avere. Ma Bersani non è un tecnico come il grande Monti, ma un uomo politico. Agli uomini  a volte è permesso dire delle castronerie, mentre a chi fa politica la stupidità è peggio di qualsiasi altra cosa e Bersani in questo campo è veramente stupido.

Emettere delle obbligazioni a fronte di un debito delle PA significa in ultima analisi emettere altro debito, ma forse questo Bersani non lo sa, oppure lo sa eccome, e conscio dello sfascio e della stupidità degli italiani, si rende conto che tanto non cambia nulla e che alla fine paga pantalone. Che volete che siano 50 miliardi in più sul debito? Nulla, una goccia nel mare, dobbiamo preoccuparcene? Eppure ci sono stati milioni di persone che hanno votato questo personaggio, le sue idee e quelle che egli rappresenta in seno al partito che lo sostiene. Parliamo di 17 milioni di persone che la pensano come lui e come il suo partito. Cosa potremmo quindi contro proporre: beh, che le paghino questi 17 milioni di adepti al PD i 50 miliardi di debito delle PA alle aziende creditrici, vi pare? Alla fine sono poco più che 2900 euro a testa che distribuiti su 5 anni, come la proposta Bersani indica, sono solo 580 euro, che volete che siano per persone che hanno l’ardire di redistribuire sui restanti una proposta delinquenziale e truffaldina?

Ma il vero problema non sta tanto nella demenziale proposta di Bersani che riappare ancora in questi giorni e che sembra trovare molti “politicanti” favorevole. Infatti, da quello che legge, “la Commissione Ue ha concesso all’Italia la possibilità di emettere titoli pubblici speciali per far sì che le Pubbliche Amministrazioni saldino i propri debiti verso le imprese e fornitori.” Pare che Bersani abbia una corsia preferenziale a Bruxell visto quanto deciso dalla commissione europea o quanto meno si senta nell’autorità di decidere quanto ancora non è stato deciso visto lo stallo in cui ci troviamo. Ma l’Europa (le banche europee) chiede che vi sia un piano di rientro se mai dovesse prestarci questi denari (tecnicamente “un allentamento nel piano di stabilità”), ma anche in questo caso la nebbia fa da padrona. Mancano i dati certi e sopratutto non si sa con chi si avrà a che fare (anche questo Bersani non lo sa).

Il vero problema sta però e nella stragrande maggioranza delle aziende italiane che lavora per il pubblico e questo aspetto è ancora peggio di qualsiasi altro. Questo dovrebbe far pensare e mettere in dubbio le abilità dei nostri imprenditori, alle loro capacità di fare impresa se poi dietro alle spalle hanno un committente sempre pronto a fornire loro commesse ed attività.  In ultima analisi quindi lo stato italiano, assistenziale, pone il grave dilemma della libera concorrenza, come la madre che tenta di staccare il proprio bimbo dalla tetta per evitare che con la crescita dei dentini non si spolpi anche la madre. Lo stato italiano appare nutrice, produttore di mammoni, figli di mammona, di beoti bamboccioni sempre alla ricerca del suggerimento, dell’attività in seno alla loro nutrice. E’ una situazione paradossale, senza via d’uscita, ma sopratutto a circolo vizioso che si autoalimenta. Lo stato senza gli intrallazzi con le potenti aziende che con lui lavora non esisterebbe, così come lo conosciamo, e le aziende non esisterebbero. Eppure è così!  Nessuna o poche aziende ha il coraggio di ricorrere agli atti legali che le tutelano, preferiscono attendere, licenziare o magari suicidarsi pur di non colpire la loro madre nutrice. E’ assurdo, ma è la realtà.

Alcune aziende contattate, difronte alla domanda di ricorrere alle vie legali per rientrare del proprio credito, rispondono che una volta percorsa quella strada e vinta la causa dopo il lavoro mancherà, nessuno le metterà in condizioni di continuare, e nessuna associazione (Confindustria, Confartigianato, Confedilizia, Confcommercio) ha mai percorso la strada di una Class-Action nei confronti dello stato, ma quelle poche che hanno avuto l’ardire di fargli causa si trovano adesso senza lavoro e con personale licenziato, senza commesse.
Ha senso tutto questo?

Come pensiamo di poter essere un paese concorrenziale nei riguardi di altri europei quando al nostro interno abbiamo delle imprese che senza l’aiutino dello stato sarebbero uno zero assoluto! Come possiamo pensare in questo secolo con la prima economia mondiale (la Cina), la più grande in assoluto, per ora, che sta facendo balzi da gigante, di competere se non avessimo lo stato che ci assiste in ogni piega delle nostre attività produttive? Allora da questo scaturisce un altro ragionamento, perché lamentarci, perché chiedere insistentemente che lo stato paghi, quando in tempi migliori nessuno alzava la testa per farlo? Siamo tutti complici di un sistema che quando va bene tutti zitti. Ma adesso, con il lavoro che manca, con le tasse che hanno superato il 70%, con un’Europa che ha messo i cancelli alla nostra libertà di movimento, con le banche che stanno strangolando le aziende, gli imprenditori chiedono ossigeno, chiedono un aiuto manifesto al sistema che fino a ieri essi avevano sorretto.  Possiamo biasimarli?

[Aggiornamento]

Però, pensiamoci su un istante, fino a ieri queste aziende erano conniventi con le attività che lo stato dava a loro da svolgere, fino a ieri queste aziende non si lamentavano dei ritardi nei pagamenti o negli accrediti per l’Iva versata, queste aziende accettavano scoperti anche di mesi ed anni e le banche, consce che il creditore è solvibile (lo stato), nicchiavano e pazientavano. Fino ad ieri queste aziende, con la connivenza dei manigoldi dei politici, lucravano di 100/200/300/500 % in più sulle commesse e tutti erano contenti: imprenditori manigoldi e politici assatanati (basta vedere la differenza tra preventivo e consuntivo di tutte le opere pubbliche costruite in questi ultimi 50 anni).

Il sistema, un certo sistema, ha capito che il vero tesoro non sono le opere pubbliche, perché alla fine bisogna rendere conto, ma gli investimenti finanzari: non si rischia quasi nulla, si splpa sicuramente e si getta la carcassa senza che vi sia nessun colpevole, anzi è sempre lo stesso: il cittadino.

A questo proposito giusto perché vi facciate un po’ di cultura di economia e finanza vi posto un video di un guru della finanza che non è un Krugman o Stiglitz, ma un tassista di Londra, incazzato come una belva, ma che in poche e colorite parole ha espresso il teorema sul quale si basa la follia che stiamo vivendo in questi ultimi anni e quelli prossimi a venire.

Chi si merita il nostro voto?

10 febbraio 2013 1 commento

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Recentemente ho avuto modo di dare un’occhiata ai diversi simboli elettorali per capire quanti e chi fossero i concorrenti alla mensa italiana.  Già! Perché non crederemo mica che questi bei tomi abbiano a cuore il nostro benessere! Loro unico scopo mangiare, mangiare e mangiare. Molti, in ritardo, si sono accorti che alla mensa italiana si mangia bene, è una nostra prerogativa la buona cucina, e a frotte come mosche sulla m***, si stanno guerreggiando per avere il boccone migliore.

Ebbene i simboli riscontrati sono 215 con sfumature che vanno dal grottesco al comico e dal penoso al ridicolo. Una piccola carrellata per capire:

Partito Pirata – Pace Pane e Lavoro – Pensionati e Invalidi Giovani Insieme – Sacro Romano Impero Liberale Cattolico-Giuristi del Sacro Romano – Democrazia Atea – Nuovo Psi – Partito Pirata – Noi consumatori liberi da Equitalia – Nuovo Psi Liberal socialisti – Lista civica nazionale IO NON VOTO – Donne per l’Italia – Recupero Maltolto – Partito Internettiano – Fare per fermare il declino – Angeli della Libertà – Fratellanza Donne – Partito comunista italiano marxista lininista – D.N.A. Democrazia Natura Amore – Mondo Anziani – No alla chiusura degli ospedali – Movimento Eudonna – Forza Roma – Forza Lazio – Io amo l’Italia – Movimento Bunga Bunga – Dimezziamo lo stipendio ai politici – Micro, il Movimento delle microimprese – Gay di Destra – Lista civica Militia Christi – Il veliero – Io cambio – Voto di astensione – Disoccupati per l’Italia – Movimento mamme del mondo.

Come notate sono tantissimi, dai nomi esotici e assurdi, ma tutti aspirano ad entrare in quell’ agoniato luogo dove ogni soppruso ed ogni velleità di potere ha la sua sublimazione: il parlamento e il senato.

Quousque tandem, Catilina, abutere patientia nostra?!
Era l’incipit con il quale Cicerone scagliava le sue accuse contro Catilina nelle Catilinarie, ma erano altri tempi e gli avversari venivano rapidamente eliminati. Nella realtà Catilina non era un pazzo e furioso come lo dipingeva Cicerone, ma un uomo dai tratti forti ed a volte feroci che aveva a cuore la lealtà e il rispetto per le genti dell’Impero. Tutti potevano votare per il senato, ma con l’obbligo di farlo a Roma.  Catilina invece non era d’accordo e su questo impose la sua idea che le votazioni dovevano tenersi nei comuni sparsi nell’impero. La conseguenza di questa idea non era gradita al senato di Roma costituito per lo più da ricchi possidenti e patrizi di vecchia data che avrebbero visto svanire il loro potere se l’idea di Catilina avesse preso piede. Da qui le malversazioni, le diffamazioni, le trame, le accuse velate e poi sempre più aperte. Catilina era quindi l’elemento disgregante di quella costruzione clientelare che anche oggi abbiamo in Italia e le basi di questo le affermava dicendo che “La Repubblica ha due corpi: uno fragile (il senato), con una testa malferma; l’altro vigoroso (il popolo), ma senza testa affatto; non gli mancherà, finché vivo“.

Anni dopo la morte di Catilina leggiamo:  Cicerone ammetterà che Catilina aveva raccolto attorno a sé «anche persone forti e buone», offriva «qualche stimolo all’attività e all’impegno», e che in certi momenti era sembrato a Cicerone perfino «un buon cittadino, appassionato ammiratore degli uomini migliori, amico sicuro e leale». Catilina, ammetterà ancora Cicerone, «era gaio, spavaldo, attorniato da uno stuolo di giovani»; per di più, «vi erano in quest’uomo caratteristiche singolari: la capacità di legare a sé l’animo di molti con l’amicizia, conservarseli con l’ossequio, far parte a tutti di ciò che aveva, prestar servigi a chiunque con il denaro, con le aderenze, con l’opera…»

Vedete qualche differenza con quanto accade adesso? Anche in questi tempi abbiamo due corpi e una testa sola, quella del ciarpame politico che si arroga il diritto di governare senza averne la capacità di farlo. Un popolo, senza testa e senza spirito, totalmente avulso dai grandi progetti e dalle grandi idee, più chino ai problemi minuti del quotidiano che ad una visione più ampia della casa in cui vive.

Ma su MPS si dice veramente tutto?

4 febbraio 2013 Lascia un commento

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Nel 2008 la banca Lehman Brothers dichiara fallimento per un debito di 613 miliardi di dollari. La Fed ed il governo Usa, guidato da Obama, non applicano il “Chapter 11” per il salvataggio. E’ bagarre e panico in tutto il mondo finanziario. In Italia alcune ripercussioni da allora ad oggi non sono ancora terminate, anzi, il bacillo del lievito-bancario è più che mai attivo e il velenoso pane che i criminali banchieri hanno preparato, è ormai sulle nostre tavole.

Il cane da guardia del colle più alto di Roma dichiarava il 1° febbraio:”Abbiamo spesso degli effetti non positivi, quasi dei cortocircuiti tra informazione – che tende ad avere il massimo di elementi per poter assolvere a un ruolo di propulsione alla ricerca della verita’ – e, nello stesso tempo, riservatezza necessaria delle indagini giudiziarie e rispetto del segreto d’indagine“.

Ma vediamo cosa intende quell’inveterato comunista massone.

Nell’autunno del 2007 MPS emette una delibera ufficiale firmata Gabriello Mancini (deputato ente fondazione mps) con la quale vengono “ingaggiati gli advisor che dovranno gestire, controllare e riferire l’andamento degli investimenti finanziari e l’intera procedura relativa all’acquisizione di Antonveneta”. Firmano l’accordo con tre società: J.P.Morgan, Credit Suisse a Banca Leonardo. Costo delle competenze 4.980.000.000 di euro (poco meno di 5 miliardi).
Scelgono anche il delegato dell’intera operazione, Mr. Monti jr., il figlio dell’attuale premier dimissionario Mario Monti, in quanto direttore responsabile del marketing operativo europeo di J.P.Morgan, colosso finanziario statunitense. Il tutto con beneplacito della direzione di PD, PDL, Udc e logge massoniche locali.
Due mesi dopo, una ulteriore delibera accredita a J.P.Morgan un successivo milione di euro secco extra, di cui non esiste fattura alcuna di riscossione essendo avvenuto su conto estero/estero. Il presidente di MPS è Muccari e vice presidente che deve mettere la firma è Francesco Caltagirone, suocero di Casini. Ma è necessaria l’autorizzazione definitiva sia del sindaco di Siena che del presidente della provincia, i quali autorizzano e firmano la delibera che dà pieni poteri a questi colossi di gestire i loro soldi. Non c’era nessun senese che non lo sapesse, anche perché non appena parte l’operazione arrivano soldi per tutti a Siena, dai grossi imprenditori al modesto barista che voleva ristrutturare il suo locale.

Nel 2008 MPS eroga 222.000.400 di euro (duecentoventidue milioni di euro) come “cifra da devolvere come investimento di beneficenza nel territorio” e partono altri soldi che ricadono a pioggia sull’intera città e provincia. A novembre di quell’anno, lo Stato provvede a fare un prestito voluto da Giulio Tremonti di 2 miliardi di euro al fine (così è scritto) “di consentire all’istituto di rispettare i parametri e i dispositivi previsti dagli accordi europei”. Tale cifra viene investita nel seguente modo: 1 miliardo per acquistare bpt italiani, 600 milioni in derivati scelti da J.P.Morgan (cioè Mr. Monti jr.) e 400 milioni in “beneficenza” di cui si occupa la Banca Leonardo che chiude una joint venture per “gestire il patrimonio nel territorio” con la Banca Mediolanum. Non è dato sapere dove siano andati a finire questi soldi perché essendo una “fondazione benemerita” che non paga tasse, si avvale (nel rispetto della privacy!!) del diritto di non rendere pubblico il nominativo di chi gode della beneficenza dell’ente che deve risultare anonimo. Nel 2010, Tremonti fa avere alla banca circa 25 miliardi di euro, con i quali MPS fa lo stesso giochetto: acquista circa 15 miliardi di bpt così abbassa lo spread, ne investe 9 in speculazioni azzardatissime e un altro miliardo così, a pioggia, nel territorio, di cui si sa poco o nulla. Per celebrare la bontà dell’operazione viene chiamato come “consulente e advisor d’aggiunta” l’on. Gianni Letta, a nome di Goldman Sachs, il quale provvede a fare in modo che venga varata una delibera nei primi mesi del 2011 nella quale si sostiene che “la fondazione per fare cassa e poter dunque sostenere l’ònere dell’operazione di acquisizione di banche terze, delibera di cedere il pacchetto delle proprie azioni privilegiate nell’ordine di 370 milioni di euro al nuovo advisor aggiunto Goldman Sachs, nella persona del suo consulente delegato rappresentante on. Gianni Letta”. E così, si trovano insieme, nel 2011, la famiglia Monti, la famiglia Letta, la federazione del PD sia di Siena città che di Siena provincia, i Caltagirone, con il management direttivo che è composto da massoni indicati dalla federazione del PD. Nel solo 2010, Giulio Tremonti fa avere alla banca circa 40 miliardi di euro che seguono il solito giro di sempre, creando un vorticoso anello virtuale di grande salute finanziaria delle banche italiane e di tenuta della nostra economia, perché si tratta, in pratica, dello stato che si compra i titoli da solo fingendo che li stia comprando il mercato. Ma l’economia, prima o poi vuol sapere i conti reali. E nel giugno del 2011 cominciano i guai. J.P.Morgan, Goldman Sachs e Credit Suisse si ritirano, “grazie e arrivederci abbiamo fatto il nostro lavoro”, e a MPS si accorgono che dei 32 miliardi complessivi investiti in derivati non soltanto non hanno guadagnato un bel niente, ma è tutto grasso che cola se riescono a recuperare sul mercato qualche miliarduccio. Devono quindi coprire il buco. Perché? Semplice: hanno messo in bilancio negli ultimi due anni le cifre dei guadagni sui derivati presentando il tutto come soldi acquisiti mentre, invece, erano virtuali. Quindi i bilanci erano truccati. Non si sa a quanto ammontino le perdite. Lo sanno soltanto, presumibilmente , Gianni Letta e Monti jr. Lo stato, però, in quel giugno del 2011 non ha davvero più soldi da dare a MPS, perché solo nel 2010 Giulio Tremonti ha fatto avere complessivamente al sistema bancario italiano 89 miliardi di euro, di cui circa 20 miliardi passati alle fondazioni (Lega Nord) di Banca Carige, Banco di Desio e Brianza, Banco di Brescia, Banco Popolare di Valtellina, Banca di Sondrio (per questo l’hanno voluto nella loro lista) che si comportano come MPS, lo stesso tipo di giochetto.

Ma a giugno del 2011 sono finiti i soldi. Il management di MPS è disperato: non c’è più lo Stato a tirar fuori il grano, come si fa? Ghe pensi mì, dice Mario Draghi, conosco gente in Europa. E così il 10 giugno del 2011 fa avere subito 350 milioni da 12 banche europee, altri 400 milioni dallo stesso consorzio e successivi 2 miliardi da un pool di altre 19 banche europee ma MPS è ormai un colabrodo, perché i soldi servono soltanto a pagare gli interessi composti sui derivati. Il management, infatti, ha venduto carta straccia a 10 a gente che si è assicurata: quella carta, a giugno del 2011 vale 2 quindi adesso MPS deve pagare anche l’assicurazione . E così, entra in campo lo spread.

Una parola ignorata dagli italiani fino al giugno del 2011. PD PDL Udc Lega Nord Massoni senesi e Vaticanensi pensavano che il giochetto fosse eterno. E invece non era così. MPS si rivolge quindi al mercato che gli sbatte la porta in faccia e si trova davanti a tre alternative: a) fallisce; b) vende titoli tossici che nessuno vuole; c) vende i bpt italiani di cui ne ha almeno 80 miliardi scadenza a 2 5 e 10 anni.

Sceglie l’opzione C.

Gli viene imposta da tutta la classe politica.

E così, l’intera classe politica italiana (con l’aggiunta della famiglia Monti) dà il via.

Ma il mercato è implacabile.

E quelli di Goldman Sachs e di J.P.Morgan sanno i conti veri di MPS (li hanno gestiti loro) e così spargono la voce che la banca è disperata perché “tecnicamente” è già fallita e consiglia ai clienti di acquistare a peso morto bpt italiani scommettendo sull’innalzamen to alle stelle dello spread italiano puntando all’implosione del sistema economico italiano. Il bello è che, in questo giro perverso, partecipa addirittura MPS, perché i malati si comportano così: la terza banca italiana si lancia nel luglio del 2011 in una gigantesca operazione finanziaria puntando tutto sui debiti delle banche italiane, e le altre banche italiane la seguono. Da cui, finalmente si è riuscita a sapere la vera verità.

La truffa dello spread iniziata nel giugno del 2011 non era una truffa: era reale.

E non fu un attacco della speculazione internazionale, bensì un attacco suicida delle banche italiane, guidato da MPS che, per coprire le proprie perdite, vendeva sul mercato secondario miliardi e miliardi di bpt italiani come se fossero carta straccia, diminuendo il nostro potere d’acquisto, aumentando il disavanzo pubblico e rendendosi responsabili, nonché protagonisti, dell’ultima mazzata inferta alla Repubblica Italiana.”

Possiamo dire che nessuno sapeva? Che i politici e gli amministratori di regione, provincia e comune di Siena non sapevano? Ma come mai tra le mistificate azione della GdF nessuno è intervenuto e solo ora alcuni “ruttini” vengono fuori dalla gola profonda di MPS? Chi non ha avuto si riprende la rivincita, facendola pagare cara però al popolo italiano, ma il nostro rothwailer del colle più alto di Roma, ci dice che le cortocircuitazioni non possono essere il sistema di indagine e che ci vuole riservatezza e rispetto del segreto.

ref: il morbo MM

Avete voluto fare i polli? Preparatevi per la spennatura montiana.

12 novembre 2012 2 commenti

«Vorremmo introdurre una tassa generalizzata sui patrimoni ma non avendo gli strumenti non vorremmo favorire l’allontanamento dei capitali».

Questa la battuta di uno sprovveduto che per inesperienza e incapacità intellettiva annuncia ai quattro venti che potrebbe essere introdotto una patrimoniale con il risultato effettivo di far scappare ancora quei pochi che credevano in una politica “seria”.

La frase suddetta è stata pronunciata dal nostro capo del Governo Monti in occasione del Forum del Financial Times di Milano. C’è qualcosa di nuovo? Sì, ovvero l’annuncio aperto che ci sarà la patrimoniale, ma con i passi che il governo sta compiendo. Non ci sarà una scure nottetempo come nel precedente governo Amato e forse nemmeno retroattiva, ma ci sarà. L’avviso ai naviganti è chiarissimo: se potete esportare i capitali, fatelo in fretta perché non ho più tempo per tergiversare e chi ha orecchie per intendere intenda.

Già s’era scritto su questo odiosa tassa, iniqua, incapace di risolvere nulla se lasciata da sola e senza che vi siano le necessarie correzioni che mai verranno fatte, ma ora i tempi stringono e a Bruxelles non viene lasciato spazio a tentennamenti, sopratutto per le vagonate di miliardi di euro che l’Italia si trova ad affrontare per il patto di stabilità (MES) per 20 anni. Siamo indietro sulla tabella di marcia e nella caotica gestione di un governo incapace è preferibile usare la solita scure sui pochi capitali rimasti in Italia: immobili.

L’intolleranza delle parole di Monti non hanno confine e nemmeno riguardo per i sudati risparmi di milioni di famiglie, poiché argomenta che questa necessaria “patrimoniale esiste già in alcuni paesi estremamente capitalisti”. Come dire: mal comune mezzo gaudio. Ma un male, anche se comune, è sempre un male e non necessariamente risolve le problematiche economiche del nostro paese quando tutto il resto rimane immutabile e ingessato su posizioni di potere di partito e clientelari.

Monti non solo non ha cambiato nulla in questo anno di governo, ma ha portato l’Italia sempre più in basso, come si confa all’usuraio che chiede mensilmente alti interessi alla sua preda.

Il bello della questione è che i vari lazzaroni d’Italia, dal Quirinale e giù fino al più piccolo infame insistono che sostenere questo deprecabile governo è meglio che andare alle elezioni, meglio che votare con una legge elettorale colabrodo. I vari Udc, PD, PDL e tutta la masnada di briganti che infesta l’Italia si stringono a coorte e son pronti alla morte, l’Italia di Monti chiamò.

Aflatossine – Mais – annata agraria

1 ottobre 2012 Lascia un commento

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Molti anni fa, nel 1986, ci fu una grave crisi idrica, più o meno come quella che abbiamo avuto questa estate. Nelle acque fu evidenziato un altissimo livello di Atrazina che veniva impiegata in agricoltura contro le erbacce  in quantità di 1,2/2 kg/ha. Era un noto e diffusissimo erbicida, oggi sostituito dall’Harmony impiegato in quantità di 3 gr/ha (leggasi tre grammi per ettaro!!!!). Vi furono molte interrogazioni parlamentari, finanziamenti, ricorsi e controricorsi e come accade nelle repubbliche delle banane fu trovata la soluzione che salvò capra e cavoli: innalzare il livello massimo dell’erbicida presente nelle acque destinate per uso umano con buona pace di tutte la parti sociali. Il tutto, come sempre accade in Italia, fu presto dimenticato e nessuno ne parlò mai più.

Anche questa estate abbiamo avuto un’annata particolarmente calda che ha provocato una serie di problemi nel settore agricolo. Molti raccolti, a causa della perdurante siccità, sono stati gettati, moltissime culture di soia e granoturco (Zea mais) non hanno nemmeno raggiunto la maturazione e sono state lasciate in campo per essere successivamente bruciate o interrate. La perdita appare essere superiore al 50% della produzione nazionale, ma pochi giornali ne parlano come se il settore agricolo fosse un accessorio insignificante e opzionale: mangiare a volte non serve.

Eppure questo grave problema viene adombrato da altri sempre più presenti nella nostra penisola: gli scandali politici, le problematiche economiche, ma soprattutto finanziare delle nostre banche che sappiamo tutti essere ormai decotte e fallite. L’agricoltura non viene nemmeno nominata e come ci evidenzia Franceschetti (I recenti provvedimenti del governo Monti: i finanziamenti per incentivare la depilazione dei peli del culo in Kiribati) i maggiori utili della Unione Europea provengono proprio da questo settore, altro che quello finanziario e bancario.

Come dicevo più sopra, quest’anno è andato malissimo per l’agricoltura, così almeno nelle zone di pianure ma anche quelle servite dall’irrigazione hanno avuto dei grossi problemi: a 40 cm di profondità il terreno era sabbioso, con temperature che arrivavano anche oltre i 30/35°. Il danno alle culture è stato enorme, molte hanno sviluppato diversi problemi fitosanitari che non sono stati risolti, anzi, la mancanza d’acqua e l’elevata temperatura hanno favorito l’insorgere di alcune malattie delle piante i cui effetti per l’uomo sono molto pericolosi. E’ il caso del mais, della soia, delle arachidi che in queste condizioni hanno sviluppato le aflatossine.

Le aflatossine sono i prodotti di alcuni funghi del genere Aspergillus che si sviluppano in particolari condizioni di temperatura ed umidità. Il danno che le aflatossine possono dare sono particolarmente gravi perché l’intossicazione è cronica e praticamente irreversibile, fino allo sviluppo di forme tumorali molto gravi. L’organo più colpito è il fegato con cirrosi e/o carcinomi, ma si hanno sospetti anche per arteriosclerosi, cancro al seno, cancro alla prostata, AIDS, morbo di Crohn, sclerosi multipla, infertilità ecc. (Cfr.COSTANTINI, WIELAND, LARS, Etiology and prevention of prostate cancer – hope at last – Fungalbionics series, Johann Friedrich Oberlin Verlag, Freiburg, Germania 1998).

In Europa la quantità massima accettata di aflatossine è di 4 microgrammi/kg, mentre in Italia per le aflatossine B1 si accettano limiti di 8 microgrammi/kg. Per il latte il limite massimo di di 50 parti per trilione oltre il quale deve essere ritirato dal mercato.

Ma anche in questo caso entrano in causa gli interessi di parte, delle grandi multinazionali dei prodotti chimici, delle sementi e di tutta la catena produttiva agricola. La comunità europea sta infatti valutando di innalzare il limite massimo delle aflatossine per adeguarsi al Codex Alimentarius e qui vi spiego a grandi linee come la Commissione Europea e il parlamento ci abbiano gabbato a favore dei grandi gruppi produttivi multinazionali e sovranazionali.

E’ naturale che anche in questo caso in Italia non si perda tempo tant’è che alcuni politici, inclini ad eseguire gli ordini superiori di scuderia, abbiano proposto l’innalzamento dei limiti per le aflatossine nel mais destinato all’alimentazione animale. Lo stesso accade anche per quelli che invece dovrebbe vigilare nel settore agricolo come il vice-presidente dei consorzi agrari Rovigo e di Ferrara che ritiene più proficuo innalzare i limiti anziché chiedere al Governo un intervento per compensare le perdite agrarie.

Infatti mentre quest’ultima scelta comporterebbe tempi più lunghi e spesso disattesi, la richiesta invece di allinearsi alle regole americane – determinate dalle indicazioni delle multinazionali del settore – e soprattutto dal Codex Alimentarius sono un esempio al quale il politico non può non riconoscerne l’effettiva autorità. Per contro il Ministero della Salute ha già provveduto a limitare i danni di queste tossine emanando una circolare, ma verrà subitamente annullata dalle scelte che i grandi gruppi imporranno a spese della nostra salute.

E’ ovvio che di fronte a questo scenario il settore agricolo si rivolta perché da un lato non trova il giusto soccorso del governo e dall’altro riscontro che in altri paesi l’innalzamento dei limiti permette la commercializzazione dei prodotti con le aflatossine. Possiamo dargli torto?

Pur rispettando il settore agricolo ci si dimentica che tutta la produzione agricola non serve ad alimentare una macchina inerte, ma solo ed esclusivamente l’essere umano e ogni azioni che comporti un innalzamento dei limiti delle aflatossine equivale ad un aumento dei costi della spesa sanitaria pubblica, e come accade sempre nelle repubbliche delle banane si sta molto più attenti al conto economico che a quello sanitario.

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Studio Europeo sull’ammissibilità delle aflatossine

Studio Europeo sullo aflatossine

EFSA: Aflatossine nei prodotti alimentari

Uno studio sugli erbicidi e loro caratteristiche

Direttiva 2000/60/CE Del Parlamento Europeo e Del Consiglio, Del 23 Ottobre 2000, Che Istituisce Un Quadro Per L’azione Comunitaria in Materia Di Acque

Euro irreversibile o bancarotta annunciata del sistema bancario?

6 settembre 2012 Lascia un commento

Oggi 6 settembre 2012 ennesima iniezione di cocaina bancaria.

Mario Draghi ha infatti prodotto quello che, secondo le sue parole sarebbe, la maniera migliore per salvare l’area euro, perché come dice lui stesso, l’euro è irreversibile, mentre sappiamo che l’irreversibilità, date le condizioni restrittive dei vari trattati e delle condizioni vessatorie del Fondo Monetario Internazionale, è la situazione economica nazionale ed internazionale.

A questo e con rispetto riporto un interessante ed illuminante articolo di Chicago.blog:

Quando la BCE tra il mese di luglio 2011 e il mese di febbraio 2012 ha immesso nel sistema bancario europeo 1,3 trilioni di euro (in soli nove mesi!) per soccorrere il sistema bancario (espandendo così il suo bilancio a tre trilioni, una cifra ben superiore al PIL tedesco) avrebbe dovuto essere chiaro che l’estrema gravità della crisi europea non solo era di molto superiore a quella di cui i leader europei parlavano, ma che fino ad allora avevano mentito sulla reale esposizione dei paesi membri che ha reso la crisi irreversibile. Non è l’euro ad essere irreversibile come dice il governatore della BCE, ma la sua crisi.

Ancora oggi la reale ampiezza della voragine che si è spalancata nell’eurozona ci è ignota e solo la “liquidazione” del sistema potrebbe fare emergere la verità.

Si consideri ad esempio la crisi della Grecia iniziata nel 2010 e dopo ben due anni rimasta irrisolta. Questo paese rappresenta appena il 2% dell’economia europea e si sta facendo di tutto per ritardarne l’uscita dalla eurozona. Il vero motivo? Per gli analisti che hanno ben scavato nei bilanci, la reale esposizione greca verso i paesi membri, è di oltre 1 trilione. Ecco il motivo per cui l’Europa continua a erogarle denaro nonostante sia in bancarotta completa e non abbia ottemperato a nessuna delle misure fiscali richieste. Si temono le ripercussioni della sua uscita su un sistema bancario già barcollante.

Nel 2012 è poi esplosa la crisi della Spagna che ha riguardato contemporaneamente il sistema bancario e il debito sovrano. Nel giro di appena un week end si è cercato di tamponare la falla, ma poi ci si è accorti che era un’altra voragine che faceva anche di questo paese un problema europeo: Tutto il sistema bancario è seduto infatti su una polveriera: il mercato del debito spagnolo, pari a €2.1 trilioni. L’Europa funziona così: quando i paesi emettono debito questo viene immediatamente acquistato dal sistema bancario e parcheggiato nei bilanci come “senior asset”, cioè come attivo a basso rischio (!). Le banche quindi concedono prestiti a terzi e fanno colossali operazioni di investimento a fronte di questo attivo. In caso di default della Spagna gli attivi a copertura del portafoglio investimenti andrebbero quindi immediatamente in fumo e i tassi di interesse salirebbero alle stelle facendo crollare tutto il sistema europeo. E accenniamo solo di sfuggita a ciò che accadrebbe al mercato dei derivati basati sui tassi di interesse preesistenti. Molto probabilmente Wall Street verrebbe chiusa per qualche tempo. Insomma la Spagna, come la Grecia, rimane un grave problema irrisolto.

Se l’Italia naviga in difficoltà non godono buona salute neppure Francia e Germania il cui debito rispetto al PIL è ormai al 90%, un livello che di solito fa scattare il declassamento di un paese da parte delle agenzie di rating.

Eppure, nonostante questa realtà, il governatore della Banca Centrale, Mario Draghi, ostenta sicurezza facendo intendere di avere sotto controllo la situazione e di poter risolvere tutti i problemi. Noi, invece, crediamo che l’euro sia in coma irreversibile e che quindi the game is over. In altri termini non esiste nessuna strategia politica e finanziaria credibile che possa salvare l’eurozona.

Proviamo infatti ad analizzare le opzioni di salvataggio e la loro plausibilità concentrandoci soprattutto sulle due entità portanti dell’eurozona la BCE e la Germania a fronte dei meccanismi di salvataggio come l’EFSF, l’EMS e il FMI.

BCE. Molti credono che la soluzione sia una banca centrale europea che operari come l’omologa statunitense acquistando su larga scala i titoli di debito pubblico in cambio di denaro di nuova creazione. Ma si sbagliano di grosso se credono alla percorribilità concreta di questa opzione. Primo, Mario Draghi ha detto con chiarezza che la banca centrale potrebbe intervenire solo in caso che i paesi bisognosi rispettino le misure di austerità, mandino ad effetto le riforme strutturali e cedano sovranità (quanta?) al governo di Bruxelles. Se queste sono le condizioni poste dal Governatore, pensiamo che non si realizzeranno mai, soprattutto l’ultima (terrificante): la cessione di sovranità al governo di Bruxelles. Ergo la BCE non acquisterà direttamente titoli di debito dai paesi membri. E se anche lo volesse fare avrebbe il veto della Germania che vede in questa operazione il rischio di una iperinflazione.

Secondo. Non bisogna dimenticare che la crisi europea non è di liquidità ma di insolvenza, aka di capitale. Nel primo caso l’acquisto di bond in cambio di denaro fresco (cash for trash) potrebbe temporaneamente alleviare le difficoltà del sistema bancario che, ufficialmente, ha una leva finanziaria di 26 a 1. Ciò significa che ogni 26 euro del suo attivo (prestiti erogati a terzi) sono garantiti da appena 1 euro di capitale. Quindi, con una leva così alta, basterebbe un ribasso dell’attivo di appena il 3,8% (ad es. per perdite su crediti o diminuzione delle quotazioni dei titoli) per azzerare il loro capitale. In realtà la precarietà del sistema è ancora più acuta se si pensa che la leva finanziaria è in molti casi è superiore, cioè di 30 a 1, di 50 a 1 o addirittura di 100 a 1 come nel caso delle banche francesi (quando la Lehman Brothers è fallita aveva una leva finanziaria di 30,7 a 1). In una situazione di scarsa liquidità sostituire titoli con contante alle banche farebbe comodo. Tuttavia poiché la crisi di liquidità deriva dalla crisi di insolvenza, l’operazione cash for trash sarebbe controproducente perché rimuoverebbe dall’attivo delle banche i titoli che, come abbiamo accennato più sopra, rappresentano il collaterale per ottenere prestiti e per effettuare investimenti. E le banche hanno bisogno disperato di “attivo”. Terzo. Tecnicamente la BCE potrebbe acquistare, come nel passato, direttamente titoli sul mercato, ma questa iniziativa è stata abbandonata da quattro mesi appunto perché la Germania (e la Bundesbank) si è opposta e continua ad opporvisi. E’ chiaro che la BCE non può muoversi in autonomia ma deve aver l’assenso della Germania perché senza questo paese l’euro cesserebbe di esistere. Inoltre non ci si dimentichi che quando nel 2011 la BCE acquistò debito sovrano non risolse alcun problema e perse il controllo del mercato del debito. Infine, oltre il 25% del suo bilancio è già costituito dal debito dei PIIGS e aumentare questo attivo (aka spazzatura) metterebbe a rischio la sua stessa solvibilità.

Allora la BCE potrebbe acquistare il debito di concerto con l’EFSF e l’ESM. Ma anche questa opzione è problematica. L’EFSF dopo il primo salvataggio spagnolo (100 miliardi) è rimasto con una debolissima potenza di fuoco, appena 65 miliardi di euro. Quanto al nuovo fondo ESM di 700 miliardi non è stato ancora ratificato. Che sia ratificato o meno il 12 settembre prossimo dalla corte costituzionale tedesca ha poca importanza sostanziale; la ratifica potrà solo protrarre lo stato comatoso della moneta unica. Infatti, se il fondo fosse approvato Spagna ed Italia dovrebbero contribuirvi al 30% per…salvare se stesse! Il che sarebbe veramente grottesco. Ma supponiamo che questi paesi siano esentati dal contribuirvi. In tal caso il peso del finanziamento (il 66%) del fondo ricadrebbe su Francia e Germania. Ma entrambe non hanno questa disponibilità finanziaria. E anche se l’avessero, mettendola a disposizione dei paesi periferici verrebbero immediatamente declassate dalle agenzie di rating. Il problema potrebbe essere superato facendo acquistare dall’ESM i bond. Ma anche questa opzione è impossibile: il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble è stato chiaro: L’ESM non sarà mai autorizzato ad acquistarli.

Allora quali altre misure resterebbero alla BCE per sostenere l’euro? Potrebbe lanciare il terzo LTRO (il quantitative easing in versione europea) cioè prestare direttamente un altro trilione (o altri due?) al sistema bancario perché acquisti il debito che la banca centrale non può acquistare direttamente. Ma l’effetto di questa operazione sarebbe lo stesso dei LTRO 1 e 2 precedenti: abbassare il valore dei bond, ridurre il valore dell’attivo delle banche, fare aumentare i rendimenti, cioè i tassi di interesse e rendere così ancora più costoso l’indebitamento nell’eurozona. Tutte le opzioni in mano alla BCE portano ad un circolo vizioso ritorcendosi sempre contro l’euro.

Conclusione: la BCE non può migliorare la situazione ma peggiorarla. La crisi infatti, lo ripetiamo, non è finanziaria ma economica e di insolvenza e acquisti di bond e monetizzazione del debito non possono nulla a fronte di un economia che non produce correnti di reddito sufficienti (la vera fonte del credito e della potenza di fuoco finanziaria) per ripianare perdite e debiti esponenziali.

Germania. E’, insieme alla BCE l’elemento chiave dell’eurozona. Ma come abbiamo già accennato il peso del suo debito sul PIL sta raggiungendo livelli preoccupanti (90%) e in corrispondenza dei quali la solvibilità di una nazione può venir messa in discussione. Inoltre bisogna ricordare che ha un’esposizione verso la UE di un trilione di euro pari al 30% del suo PIL erogato attraverso i vari meccanismi di salvataggio dei PIIGS. La Germania ha ormai esaurito le sue cartucce. Escludendo ormai completamente la soluzione degli eurobond a cui la Merkel ha opposto un irrevocabile nein, potenzialmente la Germania potrebbe salvare l’eurozona con l’aiuto della BCE accettando, in una forma o nell’altra, di monetizzare tutto il debito. Ma abbiamo già visto che questo è impossibile. Il prossimo anno il cancelliere tedesco deve affrontare l’elezioni e sa che la monetizzazione del debito potrebbe scatenare un’inflazione e danneggiare l’economia tedesca sulla quale l’agenzia Moody non fa rosee previsioni. Se la Germania perdesse lo status di tripla A sarebbe la fine immediata dell’eurozona, senza esitazioni. Il popolo tedesco già contrario ai salvataggi europei non tollererebbe mai un downgrade del merito del credito per il proprio paese. La Merkel impossibilitata ad aiutare i suoi partner europei può solo aggrapparsi alla speranza che i programmi di austerità e di riforme in corso negli altri paesi inneschino una ripresa e che l’export del suo paese non rallenti. Ma anche questa è un’ illusione. Le misure di austerità in atto nei paesi partner (per il modo in cui sono intese e realizzate) danneggeranno anche il suo paese. La Germania comunque insieme ad altri paesi come la Finlandia ha un piano di emergenza per l’eventuale uscita dall’euro.

Per quanto riguarda, infine il Fondo Monetario Internazionale rimarrà passivo per qualche tempo. Anche negli USA le elezioni sono imminenti ed Obama non si accollerà il rischio di un intervento che comporterebbe più tasse a carico dei contribuenti americani.

Game is over. Quattro mesi scrivemmo (Breve Profilo del Caos) che l’eurozona era un morto vivente e anticipavamo l’analisi che abbiamo qui solo dettagliato un po’ di più. Nulla è cambiato da allora e non è emersa alcuna opzione concreta che possa migliorare la situazione. I piani finanziari passati e quelli da attuare in prospettiva sono da Fannie Mae e Freddie Mac: disastrosi. La fine dell’esperimento dell’euro può non essere imminente. Ma è inevitabile. Non sarà assolutamente la fine dell’Europa che deve restare area di libero scambio, ma la fine di un sistema che non rende possibile la crescita economica e crea irresponsabilità, apatia e dipendenza dei paesi deboli dai paesi forti. La fine sarà dolorosa ma molto meno di quanto si pensi. Il suo mantenimento in stato di coma sarà altresì doloroso ma molto peggio di quanto si creda.

E’ evidente che siamo all’ennesima produzione di insolvenza, all’ennesima produzione di guadagni per il sistema bancario nazionale ed internazionale che nel frattempo metterà al riparo i propri attivi quando arriverà il crack finale.
Non definiamo la politica dell’attuale governo costruita da un collaterale di manigoldi (gli attuali politici) e nemmeno l’attività del governo stesso che piacente alla lobby bancaria, disinteressandosi dei problemi dell’economia reale e dei lavoratori, porterà la nostra nazione ad un servaggio mai visto prima.
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