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Il fuoco della Moby Prince e le acque del Giglio sulla Concordia.

29 gennaio 2012 3 commenti

L’Italia che affonda, che è tratta in salvo da un personaggio discutibile, vale certamente la vignetta su esposta, ma anche le idee di una persona che ha, follemente, esaltato una certa metafora:

Avendo ambizioni di follia, mi permetto queste riflessioni.
Nell’aprile del 1991 il Moby Prince, in seguito ad un incidente, andò a fuoco. Morirono tutti, passeggeri, comando ed equipaggio, ad eccezione di un mozzo, che si salvò a nuoto tuffandosi nelle acque infuocate (refusi mnemonici mi suggerirebbero di cercare nella mitologia o nella fantasia romanzesca qualcosa di analogo, e trarne il significato simbolico).

Con il senno del poi, potrebbe essersi trattato di un disastro rituale, propiziatorio. Infatti l’anno successivo, nel 1992, a bordo del Panfilo Britannia, alcuni politici e banchieri italiani (e soprattutto stranieri) decisero la svendita dei gioielli dell’Italia stessa, in sostanza, ne “bruciarono” le ricchezze. Non soltanto, nel rogo, vi perì, al pari del Moby, anche la classe dirigente politica italiana, fatta fuori dallo scandalo di Mani pulite. Il Moby non affondò, e neppure la nave Italia affondò, ma da allora, non fu mai più quella di prima.

Dopo anni passati a leggere sulla massoneria, posso dire che il disastro del Costa Concordia riporta tutti i simbolismi tipici del disastro massonico rituale. Anzitutto, tecnicamente, da qualunque punto la si guardi, sembra un disastro voluto, più che un errore umano. Navi di quel tipo sanno in ogni istante dove sono e cosa c’è attorno a loro, sia sopra che sotto alla superficie dell’acqua. Si tratta di un disastro impossibile se non appunto voluto. Ciò ricorda assai da vicino la situazione economica della nave Italia, che soltanto per volontà precisa affonderà, perché i presupposti per una navigazione serena ci sono tutti. Simbolicamente è affondato un gioiello della marina civile da crociera, e se affonderà l’Italia affonderà un gioiello di cultura, storia, economia, industria ed ambiente.

Ad affondare il Concordia è l’isola del Giglio, ed il giglio è uno dei simboli dei Rosacroce, e la massoneria firma sempre le proprie azioni. Se nave Italia avrà d’affondare economicamente, sapremo che è stata opera del giglio, cioè dei Rosacroce. Il disastro avviene di venerdì 13, dove il 13 riveste significato simbolico preciso (mi vien da dire che il 13 sta per “giustizia”, ma non ricordo bene e dovrei andare a verificare). Da segnalare la dissimulazione del disastro in atto. Le voci rassicuranti del “governo” della nave, che minimizzano e tendono ad imputare ad un incidente “tecnico” momentaneo la situazione d’emergenza venutasi a creare. Questo sia verso i passeggeri che verso la capitaneria di porto, cioè sia verso l’interno, che verso l’esterno della nave, dissimulazioni che riecheggiano quelle fatte dal governo sia verso i cittadini, che verso l’Europa.

Ciò ricorda profondamente la situazione della nave Italia, dove si lascia intendere che il momento di crisi, per quanto grave, sia passeggero, dove si nega che la crisi sia profonda ed irrisolvibile, checché se ne dica. La confusione all’interno della nave durante il disastro è totale, il “governo” della nave praticamente assente, anzi si salva per primo e si rifiuta di tornare sulla nave. Ciò significa che se l’Italia dovesse affondare, il “governo” sarà assente, tenterà di tranquillizzare la gente senza avere le redini della situazione “tornate nelle vostre cabine” darà disposizioni errate ed in ritardo, e non tutti coloro che diligentemente si adegueranno agli ordini si salveranno. Anzi, dirò di più, la nave Italia verrà governata in modo che non potrà più navigare i mari ma sarà soltanto un relitto alla fonda, metà sommersa quindi divisa in due, tra chi potrà salvarsi e chi invece si trova sott’acqua ed annaspa annegando… un’Italia lacerata da conflitti sociali, dove la “concordia” sarà persa per sempre, relitto inerme che verrà vampirizzato ad ondate successive.

Il rito non è ancora terminato. Vedremo se la concordia affonderà nei fondali profondi, o se verrà recuperata e, in tal caso, se restaurata o demolita. La teoria del disastro rituale si basa su indizi che possono fornire un orientamento, ma non sono di certo probatori. Non è poi detto che un rito, per quanto riuscito bene, sarà affrancato dai fatti reali. Sempre più credente nel nostro Dio cattolico, inizio ad intravederne l’opera tra le nebbie della razionalità. Se la nave finirà in fondo al mare, o se verrà demolita, il suo ricco bottino sarà vampirizzato, e ciò costituirà la fine del rito. Serbatoi, suppellettili di valore, arredi, tutto ciò che sarà asportabile sarà vampirizzato dal concordia per andare ad arricchire altre navi. Nella teoria del “rito” ciò significa che l’Italia verrà quindi “svenduta” pezzo a pezzo a multinazionali o società straniere, ridotta ormai a stato coloniale.
Si potrà obbiettare che si tratta di una lettura simbolica degli avvenimenti, ma il linguaggio massonico si fonda tutto sul simbolismo.

Più chiaro di così…

fonte: vega

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Un Eni.gmatico downgrade

6 maggio 2011 Lascia un commento

In un articolo passato avevo affermato che l’attacco l”attacco alla Libia condotto da Francia, Inghilterra e successivamente dai vili italiani (non tutti concordi su questa vigliaccata!!), avrebbe prodotto una rottura negli equilibri economici e finanziari del nostro paese, sopratutto in quelle aziende maggiormente esposte.

Proprio oggi, una agenzia di “rating” europeo la Fitch ha declassato la valutazione della nostra azienda Eni da AA- ad A+, questo scrive Milano Finanza in un articolo.

Avevo scritto anche che uno degli obbiettivi o se vogliamo dirla tutta – una delle conseguenze volute del putiferio che sta accadendo in Libia – era quello di fare spezzatino dell’Eni, azienda che si vede impegnata in moltissimi fronti economici e finanziari con risultati stellari in zone e settori che vedono invece escluse altre industrie ed aziende straniere, come ad esempio gli accordi internazionali tra Russia e Italia (leggasi Southstream) in cui Eni e Finmeccanica hanno già avviato e siglato contratti miliardari, oppure alcuni accordi fatti da Finmeccanica con alcuni paesi arabi (Arabia Saudita, Pakista e Qatar) per la consegna di alcune velivoli senza pilota escludendo da questo pacchetto miliardario alcune aziende israeliane ed americane.

Il dowgrade di Eni, secondo l’articolo, riflette l’andamento dei problemi africani e dell’esposizione che l’Eni ha in questa parte del mondo che influisce per il 33 % della sua produzione contro un 39% sul risultato netto e con un indebitamento che è passato da 24,8 a 27 miliardi.

Nei fatti quello che più impressiona di questo abbassamento della valutazione della nostra azienda è che se la si confronta con altre europee si riscontra che forse non è poi messa molto male, ma la sua presenza massiccia in Libia è una spina al fianco ad alcune sue concorrenti (BP e Total) che invece spingono all’esclusione del colosso italiano negli affari libici.

Credo sia interessante notare come gli insorti di un paese ricco e alfabetizzato siano proprio quelli che appartengono ad una regione dove c’è l’80% della ricchezza libica : la Cirenaica.  Regione questa che vede maggiormente attivi gli interessi della Banca del Qatar e delle summenzionate aziende.

150 anni di unità di Ladri Massoni e Ruffiani.

17 marzo 2011 Lascia un commento

Oggi questo amalgama di putrida gente innalza la bandiera massone per festeggiare il compimento di un disegno distruttivo, nel quale ogni baluardo tradizionale e culturale è stato distrutto, annientato.

L’Italia festeggia il suo sconquasso, come una baldracca gioisce dopo una notte di orgie frenetiche contando i denari, in cui il suo corpo è stato oggetto e vituperato da mille assalti.

Il cencio di questa nazione è lì quindi gettato in un angolo ad uso e consumo delle più basse ed ignobili cause: l’egemonia straniera nella nostra terra e lo sdradicamento culturale e sociale (Comenius docet).

I criminali del passato ora sono diventati gli eroi del presente adornati di corone d’alloro e di melliflue parole.
Cavour, massone e sifilitico, che ha svenduto per una manciata di denari la storia di un paese; Garibaldi, ladro, assassino, stupratore, mercenario  senza patria e senza terra, ora siede sul cavallo che lo vide vittorioso in aspre battaglie con il saccheggio, trucidando e massacrando intere popolazioni per l’idea giacobina-massonica della libertà: quale?

Andiamo per ordine.

Quali furono i motivi delle ruberie sostenute dai Savoia con i finanziamenti della Corono inglese e della Francia?
Prima del 1861 il Regno delle due Sicilie vantava quanto segue:

  1. la maggiore industria metalmeccanica della penisola con oltre 100 aziende sparse sul territorio;
  2. il primo bacino di carenaggio in muratura;
  3. un terzo di tutta la forza lavoro metalmeccanica della Penisola lavorava nelle province del Reame;
  4. il primo Vascello a vapore fu costruito nel Reame;
  5. fino al 1860, il 90 percento della produzione mondiale – ripeto mondiale – di zolfo fu quella siciliana e da sola assorbiva un terzo di tutta l’industria estrattiva italiana (uno dei motivi principali per cui l’Inghilterra finanziò i Savoia);
  6. la prima flotta mercantile della penisola apparteneva al Reame;
  7. la prima Compagnia di navigazione del Mediterraneo anche;
  8. la più imponente flotta mercantile che commerciava con le Americhe e con l’Asia era del Regno delle due Sicilie (il più importante motivo del finanziamento inglese ai Savoia);
  9. il primo ponte sospeso della penisola, in ferro, fu costruito a Napoli e ci vollero i tedeschi nel 1944 per farlo saltare;
  10. il primo telegrafo d’Italia si trovava nel Reame;
  11. la prima rete di fari lenticolari per la gestione del traffico portuale, le cosiddette “lenti di Fresned” l’ha avuta il Reame;
  12. la prima rete ferroviaria della penisola, idem.

Nel Regno Borbonico si pagavano poche tasse, solo 5:

  1. Tassa fondiaria.
  2. Tassa sui beni e servizi.
  3. Tassa sul Lotto.
  4. Tassa sulle poste.
  5. Tassa indiretta che comprendeva i tabacchi, il gioco delle carte, la dogana, la polvere da caccia e il sale.

Solo questo piccolo spaccato, a confronto del resto d’Italia, lascia sicuramente a bocca aperta e fa intuire come stessero veramente le cose.

Il Reame era un immenso polo industriale! Anche il settore tessile trovò ampio sviluppo e a Pietrarsa nasce il più grande opificio della Penisola, con 8.000 addetti. E si deve al Reame l’istituzione della Pensione di fine rapporto, trattenendo il 2 percento dello stipendio mensile. La disoccupazione era prossima allo zero, infatti oltre al 1.600.000 addetti all’industria v”erano 3.500.000 addetti all’agricoltura, 1.000.000 alle attività marittime e circa 300.000 a quello che oggi è chiamato terziario.

Le paludi furono bonificate, nascono Accademie Militari come la Nunziatella, Accademie Culturali, Scuole di Arti e Mestieri e i Monti di Pegno. Le Università sono piene e licenziano – oltre a ingegneri e architetti – professori illuminati e medici. E proprio grazie ai medici – erano 9.000 in tutto il Reame – i Borboni sommano un altro traguard la più bassa mortalità infantile del mondo e la migliore gestione sanitaria sul territorio.

Ma vediamo la bellezza dell’Unità come la dipinge quel porco comunista massone liberticida di Napolitano:

Dal 1861 al 1871 furono massacrati 1.000.000 di cittadini su 9.117.050! Oltre il 10 percento della popolazione! È come se oggi venissero massacrati 6.000.000 di italiani. Ma nessuno sapeva e nessuno doveva sapere!

Dal settembre 1860 al settembre successivo vi furono: 8.968 fucilati; 10.804 feriti; 6.112 prigionieri; 64 preti, 22 frati, 62 giovani e 63 donne uccise; 13.529 arrestati; 1.000 case distrutte; 6 paesi incendiati; 12 chiese saccheggiate; 1.428 comuni depredati.  Nascerà quindi il Movimento di Resistenza (nominato poi dai piemontesi BRIGANTAGGIO) e ancora:

Dal 1861 al 1862 i Comandanti Sabaudi emanarono bandi che avrebbero fatto impallidire i comandanti nazisti. Oggi sarebbero bollati come criminali di guerra!

Il Generale Salaroli – che definiva i contadini grande canaglia dell’ultimo ceto – così scriveva a Vittorio Emanuele: “I contadini devono essere tutti fucilati, senza far saper niente alle autorità . Imprigionarli non è conveniente perché una volta in galera, lo Stato deve provvedere al loro sostentamento”.

Il più feroce era proprio il Generale Cialdini che, dopo aver distrutto Gaeta, telegrafò al Governatore del Molise: : “Faccia pubblicare un bando che fucilo tutti i paesani che piglio armati e do quartiere solo alla truppa”.

Il Generale Fanti, in un bando, sanciva la competenza dei tribunali militari straordinari anche per cause civili. E il Generale Pinelli estese la pena di morte “.. a coloro che con parole od atti insultassero lo stemma dei Savoia, il ritratto del re o la bandiera nazionale”.

Il generale Della Rocca, altro campione di democrazia impartì l’ordine che “non si perdesse tempo a far prigionieri, dato che i governatori avevano fatto imprigionare troppi contadini”.

Forse ci si dovrebbe chiedere come mai milioni di persone emigrarono in Argentina, in Usa e in tutto il mondo. La maggior parte di questi, a parte quelli del nord-est, frutto dei disastri bancari del 29, provenivano dalle terre del sud, da quelle terre, che al tempo dei romani e fino al 1861 erano considerate lo scrigno italiano per produzione e benessere.

I conti dello Stato erano in salute e non vi era deficit pubblico e alla Borsa di Parigi – la più grande al mondo a quei tempi – e alla Borsa di Londra, i Buoni del Tesoro del Reame erano quotati a 120, ovvero lo Stato delle Due Sicilie era considerato tra i più affidabili al mondo.

E’ evidente che l’unità aveva solo uno scopo: distruggere, disintegrare ed accorpare quanto più denaro possibile per tappare i buchi che i Savoia avevano fatto con le prime guerre d’indipendenza (sostenute ed agevolate da Francia ed Inghilterra) con l’unico scopo di distruggere per sempre il potere della Sacra Romana Chiesa Cattolica ed Apostolica.

Il potere giudaico-massone travestito da liberté-egalité-fraternité nella realtà dei fatti trucidava milioni di persone solo per una cosa: denaro e potere.

L’unità d’Italia non dovrebbe festeggiarsi perché è l’ennesima dimostrazione della falsità, della disonestà di un’altissima parte di intellettuali collusi con i poteri centrali senza i quali sarebbero solo che semplice croste di merda.

Fonte: scrivendo.it archivio di Stato di Torino; – archivio di Stato di Milano; – atti Parlamentari in Torino e Firenze; – archivi di Londra; – documentazione di Civiltà Cattolica; – archivio di Casa Borbone

 

Ruby, she needs to be so free…

17 febbraio 2011 Lascia un commento

…Don’t question why she needs to be so free...

Queste le parole di una famosa canzone dei Rolling Stones adatta alla attuale situazione del nostro Berlusconi.

Non chiedermi perché ha bisogno di essere libera“, ma nella realtà la povera “escort“, più propriamente venditrice delle sue pudenda, è parte di un disegno più volgare e ben delineato che alcuni signori hanno voluto innescare.

Una delle tecniche più conosciute è il “debunking“, ovvero quel sistema di delazione, calunnia e “sputtanamento” che porta l’opinione pubblica ad accettare quello che alcuni media scrivono, in rispetto dei loro padroni.

Berlusconi, troppo sensibile al pelo e tanto debole nelle sue scelte, probabilmente per l’età avanzata, non ha potuto resistere alle offerte di una giovane sgualdrina e la tela creatasi è stata tanto banale quanto volgare come gli ideatori che l’hanno creata.
Però, vogliamo scommettere che anche i più benpensanti non avrebbero resistito alle smaniose tentazioni di una ragazza così procace, ma lui è il capo del Governo, un rappresentante dell’Italia all’estero deve mantenere una rigorosa moralità: quale?

Già, quale moralità intendiamo portare avanti: quella dei vari Vendola, dei vari Fini che se la spassa con una donna che potrebbe essere sua figlia, oppure di quella parte dell’haute couture (alta moda) composta per lo più da recchioni e lesbicone assatanate? Oppure la morale deve essere quella più castigata dei vari amanti dei viados? Insomma il parco dei porci è molto variegato: dai cocainomani, ai pedofili (e ce ne sono!), ai recchioni incalliti, ai puttanieri, ai travestiti, ai sadomasochisti e chi più ne ha più ne metta: le mosche bianche, le vere rarità stanno proprio nell’eccentricità di Berlusconi di andare a puttane. Come? A puttane? Con tutti i culatta che ci sono NON può rompere la tradizione recchiona dei benpensanti.

Però lui, Berlusconi,  è sulla bocca di tutti, è il capro espiatorio del malessere italiano, delle frustrazioni e del fallimento della Seconda Repubblica (ma c’è mai stata una prima repubblica?), dell’ignoranza e della prepotenza e prosopopea degli arroganti. Lui non è l’unico, perché se andiamo a guardare chi sta con lui e contro di lui si farebbe fatica a distinguerne il colore. Tutti uguali, ma tutti dentro all’albio senza fine (per ora) dei profitti.

E’ penoso, umiliante per tutta quella classe di politici, intellettuali e persone che invece non condividono questa orgia per sentirsi accomunati alla morchia di questa cultura italiana e alle croste dell’innovazione del libero pensiero.

Purtroppo se si da uno sguardo al parco buoi della camera e del senato non si riesce a fare una persona sana nemmeno prendendo i lati positivi di tutti messi assieme. Tutta fuffa, tutta gentaglia che come Crasso fece, sarebbe  da condannare alla crux patibulata, perché altro non potrebbero meritare. E’ noto infatti che i romani usavano questo tipo di supplizio solo per le classi più infime, per le persone spregevoli, per gli avanzi della società.

E invece no, la magistratura –  potere nel potere – ben foraggiata e nutrita dalla solita orda anglo-massonica, schiera tutte le sue armi per inchiodare un povero diavolo, uno che è stato messo lì, su quello scranno, proprio perché l’Italia di meglio non merita e non se lo poteva permettere. Avrebbero potuto mettere un Bersani, un D’alema, un Vendola o…ma chi altro c’è? Boh? Comunque hanno fatto eleggere quella specie di uomo che mostra all’Italia la vera stoffa della politica italiana: rabberciata, raffazzonata, sporca, intrisa di meschine alleanze, insomma la solita italietta che ai tempi di Mussolini pretendeva di conquistare il mondo…e che poi Piazza Loreto ha azzerato, lasciando però lo spazio alla voragine della democrazia, di quella che ha portato alla distruzione della famiglia, della società, delle aziende di stato, e alle liberalizzazioni quelle che hanno ingrassato alcuni personaggi che poco, molto poco vengono nominati.

Divisione dell’Egitto: minaccie da Usa, Israele e intervento della Nato.

11 febbraio 2011 Lascia un commento

Le proteste tunisine hanno avuto un effetto domino nel mondo arabo e l’Egitto, il più popoloso paese di fede islamica, è catalizzato dalle proteste popolari per le dimissioni di Moubarak.

Vogliamo pensare che Usa, Israele e la Nato rimarranno indifferenti a quanto accade e rimarranno dei semplici spettatori?

La parabola del dittatore arabo (Moubarak) è paragonabile ad uno “spider-web” e sebbene lo spider si senta sicuro nel web nella realtà la sua è una fragile sicurezza. Così quindi anche gli altri dittatori, dal Marocco all’Arabia Suadita, in questi giorni stanno provando la sensazione di insicurezza e di incertezza della loro posizione. L’Egitto è sull’orlo di ciò che potrebbe diventare uno dei più importanti eventi geo-politici di questo secolo.

Stati Uniti ed Israele vogliano usare la forza militare per mantenere l’ordine.

All’inizio della protesta egiziana i militari furono convocati negli Usa e si consultarono con i responsabili militari US per come arginare la protesta incombente. Gli egiziani, per contro,  sanno bene che la loro debolezza  è riposta nelle forze Usa ed israeliane e questo è il motivo per cui gli slogans sono contro gli Usa e Israele. Questo è quindi il motivo per cui ogni azione e ogni attività è subordinata alle direttive americane ed israeliane nella regione, compresa l’attività di ostacolo di scambio assistenziale e logistico attuato sul confine della striscia di Gaza.

La realtà appare quindi più complessa di come molti media internazionali vogliamo far apparire. Gli Usa e il loro fido capo, Israele, sono concordi che il dominio di Moubarak deve comunque rimanere attivo fintanto non sia possibile trovare una soluzione alternativa alla attaule dittatura. Non vi sarà mai uno stato egiziano democratico fintanto che Israele ed Usa avranno il dominio sulle basi di egiziane. Ed è per tale motivo che il regime di Tel Aviv è stato così sfrontato rispetto ai media internazionali a sostenere Moubarak. Il loro unico scopo è il mantenimento di una forza parallela e sostenitrice che difenda i loro interessi a scapito dell’osservanza dei diritti umani e della libertà.

La realtà è però molto più complessa ed articolata. Da un lato le forze israeliane sono arrivate ad un punto di stallo nel quale l’uscita eventuale di Moubarak metterebbe tutto il medioriente in mano agli estremismi presenti con la cancellazione quasi immediata dello stato di Israele. I vari fondamentalismi, non solo quelli di fede islamica, ma sopratutto laica, metterebbero l’intera regione in condizione di sovvertire l’intero ordine mondiale sulle attività energetiche. Si pensi all’immensa regione dell’Arabia Saudita, al Sudan , agli emirati del golfo persico e a tutte quelle regioni che della ormai presente e prevaricatrice presenza americana ne hanno le tasche piene. L’intero oriente andrebbe in mille pezzi con una rivolta che non ha nessun colore, perché sappiamo che quelle colorate hanno avuto sempre il placet da Washington. Sarebbe una cosa nuova, oppure una vecchia come avvenne anni fa con la rivoluzione komeinista in Iran.

Potrebbe Israele ed Usa permettere che ciò accada? Giammai!!!

Tel Avivi ha infatti un Piano di attacco ben preciso contro l’Egitto e dalle parole di Netanyahu “Un accordo di pace non garantisce l’esistenza della pace [fra Israele ed Egitto], in modo per proteggere noi stessi e, nei casi in cui l’accordo scomparisse o venisse violata la pace a causa di cambiamenti di regime dall’altra parte, questi  [i terrirtori israelaini] verranno protetti con la sicurezza di terra (leggasi con le armi)

EGITTO RIVOLUZIONARIO: un secondo Iran nel medioriente?

E’ evidente che se si dovesse attuare una rivolta completa dell’attuale situazione molti paesi del mondo ne avrebbero da soffrire, a cominciare dalla Gran Bretagna, Israele, Europa, la Nato e gli Stati Uniti. Inoltre il grande problema della pace tra Israele e Palestinesi verrebbe interrotta (ndt: anche se non è mai cominciata.) e l’alleanza tra Iran e Siria prenderebbe sempre di più piede rispetto alle attuali condizioni. Senza sottovalutare che l’Iran sta attentamente controllando l’andamento degli avvenimenti egiziani per percepire la strada in cui potersi incuneare per raggiungere lo scopo di avviluppare l’intero medioriente in una unica entità.

Lo scenario al quale andiamo incontro è estremamente articolato perché da un lato le forze in ballo hanno una potenza distruttrice enorme con conseguenze mondiali di immane portata. Nel lontano 1956 la forze egiziane, guidate da Nasser, nazionalizzarono il canale di Suez, fu un ecatombe, perché intervennero gli inglesi, gli israeliani e i francesi, la Nato e le forze Usa a far soccombere le forze in ballo egiziane. Nel 2008 Norman Podhoretz propose uno scenario apocalittico. In questo scenario gli israeliani occupavano le raffinerie di petrolio i porti navali del Golfo Persico per assicrare l’energia lanciando allo stesso tempo un attacco nucleare preventivo contro Iran, Siria ed Egitto.

Va inoltre ricordato che Podhoretz, l’ideatore di questo scenario, è un destinatario del Presidential Medal of Freedom per la sua influenza intellettuale negli Stati Uniti ed è uno dei primi firmatari del Progetto per il Nuovo Secolo Americano (PNAC) insieme a Elliot Abrams, Richard Cheney , John (Jeb) Bush, Donald Rumsfeld, Steen Forbes Jr. e Paul Wolfowitz. (ndt: tutta brava gente!)

Cambiamenti in corso…

Gli avvenimenti delle ultime ore sono significativi delle innumerevoli ingerenze americane, israeliani e dei loro alleati: Francia ed Inghilterra in prima fila. Gli interessi economici e di stabilità dello scacchiere mediorientale è talmente enorme che come avvenne con Sadat, amico degli Usa e con i Talebani in Afghanistan sovvenzionati dagli Usa e dall’Arabia Saudita, le promesse indicate da Moubarak, prima del suo ecclissarsi, hanno spinto le mani invisibili ad evitare la perdita di controllo del paese che rappresenterebbe la spina nel fianco dell’ Arabaia Saudita, ma sopratutto il maglio schiacciante contro gli interessi israeliani.

Al largo delle coste della striscia di Gaza sono infatti presenti enormi giacimenti di gas che la U.S. Geological Survey, agente governativa americano, ha stimato che nel bacino del Mediterraneo del Levante ci siano delle riserve di gas naturale di circa 3.500 miliardi di m3 e delle riserve di petrolio per circa 1,7 miliardi di barili. Il problema attuale è quindi il controllo delle nuove risorse che quasi sicuramente verranno sottratte ai loro legittimi proprietari (Libano e Palestina) e la possibilità per Israele di affrancarsi dall’Arabia Saudita per il petrolio  necessario. E’ quindi pacifico che la conduzione della transizione egiziana sia passata dalle mani di Moubarak, burattino di Usa ed Israele, a quello dei militari, la mano longa del Pentagono.

Il popolo egiziano è sostanzialmente passato dalla padella alla brace e il ritorno alla democrazia è solo una maschera per cose che difficilmente si sapranno.

Le forze armate egiziane sono sotto il totale controllo delle forze americane e i loro generali vengono addestrati in Usa. Israele contrinbuisce con l’apporto della sicurezza (leggasi Mossad) , mentre gli inglesi, i veri tessitori della strategia del divi et impera, contribuiscono al mantenimento di una situazione di stallo e di falsa libertà. I giornali, le tv ed internet, allineata, spingono ad entusiasmi poco credibili. La regione egiziana è troppo preziosa e troppo popolata per permettere che avvenga una transizione democratica come avviene in europa (nda: anche da noi, di fatto, l’alternanza politica è già decisa, le urne sono solo una sbuffata di fumo contro i creduloni).

Ma chi saranno i papabili nuovi dittatori per la terra d’Egitto? Forse Sami Hafez Anan, Mohab Mamish, Mohamed Hussein Tantaoui e Reda Mahmoud Hafez Mohamed, oppure Omar Souleiman. Quest’ultimo uomo protetto da Cia ed Israele, il fautore della distruzione dei tunnel che comunicavano con l’Egitto e la striscia di Gaza. Un uomo utile per le mire espansionistiche americane ed israeliane di controllo e non troppo schizzinoso. Un uomo utile che ha partecipato a moltissime attività di “intelligence” particolari!!

L’uomo giusto al momento giusto!

 

Ref: Global Researchjadaliyya.com

Arabi esclusi, tutte le risorse a Tel Aviv

30 gennaio 2011 Lascia un commento

Per anni, diverse compagnie hanno esplorato il bacino del Levante per il petrolio. I dettagli delle loro scoperte non erano conosciuti che dai dirigenti delle compagnie e dai politici. Tuttavia, le autorità israeliane hanno lasciato la società Noble Energy di rilevare i volumi riscontrati il 29 dicembre. Questa comunicazione che annuncia l’esplorazione dei giacimenti fino ad oggi congelati per motivi politici, è accompagnata da una campagna diplomatica per consentire a Tel Aviv (Israele) di sfruttare i giascimenti a danno di tutti i paesi rivieraschi (Libano, Palestina).

La società Noble Energy ha annunciato pochi giorni fa di aver scoperto un immenso giacimento a 130 km dal porto israelaino di Haifa [1] stimato in 450 miliardi di m3 di gas, mentre complessivamente nella zona sarebbero stimati oltre 700 miliardi di m3 di gas. L’esplorazione e sfruttamento del giacimento è stato affidato ad un consorzio internazionale formato dalla società statunitense Noble Energy, che ora possiede la maggioranza della quota del 40%, e le società israeliane Delek e Avner Oil Exploration.[2]

La U.S. Geological Survey, agente governativa americano, conduce delle indagini stimando che nel bacino del Mediterraneo del Levante ci siano delle riserve di gas naturale di circa 3.500 miliardi di m3 e delle riserve di petrolio per circa 1,7 miliardi di barili.

Il governo israeliano, con il sostegno di Washington, considera tutte le riserve energetiche trovate siano di sua proprietà, infatti il primo ministro per le infrastrutture israeliano Uzi Landau ha dichiarato che le riserve trovate porteranno beneficio non solo ai cittadini di Israele, ma permetteranno ad Israele di diventare fornitore di energia nella regione mediterranea.

Ma, come al solito con il sostegno Usa, Israele non tiene conto che la zona, oggetto delle indagini e dei futuri sfruttamenti, appartiene anche al Libano ed ai Palestinesi, poiché secondo la convenzione delle Nazioni Unite (ONU), uno stato costiero può esplorare e sfruttare le riserve “offshore” di gas e petrolio in una zona che si estende per 200 miglia marine dalle proprie coste (370km).

Secondo lo stesso criterio, le riserve appartengono in misura significativa anche per l’Autorità palestinese e secondo la stessa carta rilasciata dal  U.S. Geological Survey, sembra che la maggior parte delle riserve di gas (60%) è situato nelle acque territoriali e nel territorio di Gaza.  L’Autorità palestinese ha affidato la gestione a un consorzio di British Gas e consolidato Contractors (società con sede ad Atene, di proprietà libanesi), in cui l’Autorità detiene una quota del 10%.

Due pozzi, Gaza Marine-1 e Gaza Marine-2 sono pronti, ma mai entrati in funzione. Tel Aviv, infatti, ha respinto tutte le proposte formulate dalla Autorità palestinese del consorzio per l’esportazione di gas a Israele ed Egitto. I palestinesi hanno tanta ricchezza che però non possono  sfruttare.

Per catturare le riserve energetiche di tutto il bacino del Levante, tra il Libano e la Palestina, Israele usa la forza militare.  Due giorni fa, il Ministro degli Esteri libanese Ali al-Shami ha chiesto al Segretario Generale delle Nazioni Unite di fermare Israele, che sfrutta le riserve di energia che si trovano nelle acque al largo del Libano, mentre ministro Uzi Landau sostiene invece che questi depositi si trovano in acque israeliane e ha avvertito che Israele non esiterà a usare la forza per proteggerli. Israele minaccia quindi di attaccare il Libano di nuovo, come fece nel 2006, con l’intenzione anche di togliere la possibilità di sfruttare i giacimenti offshore [ 3 ].

Per lo stesso motivo Israele non accetta uno Stato palestinese, poiché il suo riconoscimento significherebbe riconoscere la sovranità palestinese su una larga quota di riserve di energia, che Israele vuole prendere.  E ‘principalmente per questo scopo è stato lanciato l’operazione “Piombo fuso” nel 2008-2009 e poi ripreso a Gaza nella morsa dell’embargo. Allo stesso tempo le navi da guerra israeliane controllano tutto il bacino del Levante, e quindi le riserve offshore di gas e petrolio, nell’ambito del “Dialogo Mediterraneo”, operazione della NATO, in cui anche L’Italia contribuisce per la sicurezza e la stabilità della regione.

(Ndt: E’ possibile che gli avvenimenti di questi ultimi giorni in Tunisia, Egitto abbiano una relazione con queste scoperte energetiche? Una domanda alla quale è difficile dare una risposta, ma la posta in ballo è immensamente grande, sia per il valore economico che per quello geopolitico e Usa ed Israele difficilmente lascerebbero questa posta sul banco senza giocare una carta. )

[1] « Noble Energy Announces Significant Discovery at Leviathan Offshore Israel », communiqué de la firme, Houston, 29 décembre 2010.

[2] Le consortium est composé à 39,66 % par Noble Energy, à 22,67 % par Delek Drilling, à 22,67 % par Avner Oil Exploration et à 15 % par Ratio Oil Exploration. Cependant Delek et Avner sont détenus par les mêmes mains, qui contrôlent donc en réalité de 45,34 % du consortium, tandis que Ratio Oil représente des investisseurs conduits par la Banque d’Israël. Ndlr.

[3] « Israël attaquera t-il le Liban pour lui voler son gaz ? », par Alfredo Jalife-Rahme, Réseau Voltaire, 18 août 2010.

Fonte: voltairenet

Traduzione: Pitocco

25 tonnellate di esplosivo…

22 gennaio 2011 Lascia un commento

La cura chirurgica.

 

Fa ridere, fa piangere, imbarazza? No! E’ la vera realtà della pace di un villaggio afgano colpito dalle forze americane con un bombardamento per snidare le forze “terroriste“.

Che forza, no? Che meraviglia impressionante quanto può fare la tecnica applicata alla guerra contro civili e contro case di fango e campi coltivati.

La vera cultura, la vera intelligenza, la vera strategia di guerra si vede da queste piccole parentesi di amore per il prossimo, per la caratteristica con cui comandanti vestiti di tutto punto, ignoranti delle realtà mondiali che non sia una partita di baseball o di una sniffata di coca o di una bottiglia di alcool, applicano al di fuori di quel cesso di federazione di ignoranti che sono gli USA.

Succede, purtroppo, come accadeva in Vietnam: bombardamenti a tappeto in cerca dei viet, anzi no, dei terroristi, ovvero di quelli che difendono la loro terra dagli invasori.

Lo scorso ottobre, un gruppo americano in Afghanistan ha ridotto in polvere un intero villaggio in pochi minuti.  Situato nella fertile valle di Arghandab, Tarok Kolache è diventata (per gli americani) una fortezza talebana da estirpare, ma come sempre accade alle forze USA, trovandosi di fronte la impenetrabilità hanno usato la tecnologia “chirurgica”: radere al suolo tutto, così non si sbaglia mai.

Fonte: Veterans Today

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