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Posts Tagged ‘Fascismo’

Ciò che l’uomo non fa Dio lo compie!

12 gennaio 2014 Lascia un commento

Lo sterminatore di Sabra e Chatila, Ariel Sharon, è morto!

Se la giustizia terrena non compie il suo ciclo, la natura – nella sua infinita pazienza – agisce imperturbabile e indifferente all’essere umano.
Ciò che i palestinesi hanno agoniato per anni (il giudizio alla corte dell’Aia per crimini contro l’Umanità) il male fisico che colpì Sharon ha reso quella giustizia cercata e sempre mascherata con la complicità delle nazioni europee e degli Stati Uniti una realtà, oggi, inoppugnabile.

Anche gli intoccabili, gli eletti, i figli della Shoa hanno sono giudicati e puniti in secula seculorum.

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La legislazione sociale Fascista in materia sociale…Monti e tutti i governi precedenti cosa hanno fatto di più?

5 settembre 2012 Lascia un commento

Vista la scarsa conoscenza in materia, ritengo utile un elenco (incompleto) delle leggi sociali approvate durante il Fascismo.

  • Tutela lavoro donne e fanciulli – (Regio Decreto n° 653 26/04/1923)
  • Maternità e infanzia – (Regio Decreto n° 2277 10/12/1923)
  • Assistenza ospedaliera per i poveri – (Regio Decreto n° 2841 30/12/1923)
  • Assicurazione contro la disoccupazione – (Regio Decreto n° 3158 30/12/1923)
  • Assicurazione invalidità e vecchiaia – (Regio Decreto n°3184 30/12/1923)
  • Riforma “Gentile” della scuola – (Regio decreto n°2123 31/12/1923)
  • Assistenza illegittimi e abbandonati – (Regio Decreto n° 798 08/05/1927)
  • Assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi – (Regio Decreto n° 2055 27/10/1927).
  • Esenzioni tributarie famiglie numerose – (Regio Decreto n° 1312 14/06/1928 )
  • Assicurazione obbligatoria contro malattie professionali – (Regio Decreto n° 928 13/05/1929)
  • Opera nazionale orfani di guerra – (Regio Decreto n° 1397 26/07/1929)
  • Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro I.N.A.I.L. – (Regio Decreto n° 264 23/03/1933)
  • Istituzione libretto di lavoro – (Regio Decreto n°112 10/01/1935)
  • Istituto nazionale per la previdenza sociale I.N.P.S. – (Regio Decreto n°1827 04/10/1935)
  • Riduzione settimana lavorativa a 40 ore – (Regio Decreto n° 1768 29/05/1937)
  • Ente comunale di assistenza E.C.A. – (Regio Decreto n° 847 03/06/1937)
  • Assegni familiari – (Regio Decreto n° 1048 17/06/1937)
  • Casse rurali ed artigiane – (Regio Decreto n° 1706 26/08/1937)
  • Tessera sanitaria per addetti servizi domestici – (Regio Decreto n° 1239 23/06/1939)
  • Istituto nazionale per le assicurazioni contro le malattie I.N.A.M. – (Regio Decreto n° 318 11/01/1943)
  • In ogni azienda (industriale, privata, parastatale, statale) le rappresentanze dei tecnici e degli operai coopereranno intimamente – attraverso una conoscenza diretta della gestione – all’equa fissazione dei salari, nonché all’equa ripartizione degli utili tra il fondo di riserva, il frutto al capitale azionario e la partecipazione agli utili stessi per parte dei lavoratori. (Art.12 del Manifesto di Verona)
  • Decreto legislativo del Duce – 12 Febbraio 1944 – XXII, n. 375. Socializzazione delle imprese
    Il Duce della Repubblica Sociale Italiana
    Vista la Carta del Lavoro;
    Vista la “Premessa fondamentale per la creazione della nuova struttura dell’economia italiana approvata dal Consiglio dei Ministri del 13 Gennaio 1944;
    Sentito il Consiglio dei Ministri;
    Su proposta del Ministro per l’Economia Corporativa di concerto con il Ministro per le finanze e con il Ministro per la Giustizia Decreta:
    Titolo 1. – DELLA SOCIALIZZAZIONE DELLA IMPRESA Art. 1. (Imprese socializzate) – Le imprese di proprietà privata che dalla data del 1° gennaio 1944 abbiano almeno un milione di capitale o impieghino almeno cento lavoratori, sono socializzate…

ref: La legislazione sociale Fascista.

Vattani fascista e Napolitano Comunista: uno canta tatuato e l’altro usa il suo potere per portare l’Italia allo sfascio.

24 maggio 2012 3 commenti


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Ieri c’è stato un polverone per i provvedimenti presi nei riguardi di Vattani ex ambasciatore ad Osaka in Giappone, a causa di una esibizione canora che il diplomatico ha tenuto presso casa Pound. E’ stato definito fascista.

La Farnesina lo ha condannato a sei mesi, pare, di sospensione dal suo incarico. Però una spiegazione c’è infatti si legge da Wikipedia che "nel 2007 Vattani è stato nominato Cavaliere Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica(!!!) dal presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano"

Qualche anno fa, nel 1956,  Giorgio Napolitano – quello che adesso siede nello scranno più alto delle cariche dello stato – già deputato del Pci e responsabile della commissione meridionale del Comitato Centrale del PCI, di cui era diventato membro grazie all’appoggio che Palmiro Togliatti, elogiava apertamente l’intervento dei carro armati russi. (¹)

In Ungheria il 23 ottobre 1956 operai e studenti diedero il via a una rivolta generale chiedendo il ritiro delle truppe sovietiche e radicali riforme. Il 2 novembre il capo del governo Imre Nagy proclamò la neutralità del Paese e chiese l’intervento dell’Onu ma il 4 novembre intervenne l’armata rossa che represse la rivolta dopo una resistenza eroica degli anticomunisti ungheresi che continuarono a combattere sino l’anno successivo: gli storici fanno una stima dei morti ungheresi che è tra le 25.000 e 50.000 persone oltre circa 7.000 soldati sovietici uccisi in combattimento. Negli anni seguenti tra le circa 2.000 esecuzioni dei condannati a morte vi fu quella di Imre Nagy; circa 250.000 ungheresi emigrarono per evitare persecuzioni politiche. Con l’avvento della democrazia in Ungheria la data del 23 ottobre è diventata festa nazionale.(²)

Così mentre il primo, Vattani, non ha le mani grondanti di sangue, il secondo plaudeva all’entrata della democrazia e della pace con i carri armati. Ma Napolitano non è estraneo a queste cose, perché anche recentemente si è lordato del sangue libico per compiacere ai suoi fratelli di grembiule massonico come Henry Kissinger che lo ha definito "my favourite communist".

Ora i vari media, più o meno conniventi, gridano allo scandalo per un Vattani che si esibisce in una festa che potremmo definire, come si usa dire adesso, "vintage" e che male a nessuno non produce se non nelle menti bacate di chi non sa nemmeno cosa voglia dire la parola fascismo, mentre… i media, sempre attenti a fare le pulci agli altri, non vedono o non vogliono vedere, il retroterra culturale della persona che sta a capo dello Stato italiano, che ha contribuito allo sfascio della stabilità del mediterraneo, che appoggia incondizionatamente uno stato razzista e guerrafondaio e che è funzione di un sistema al di fuori della legge nazionale. Per esempio l’elezione di Monti non rientra nell’articolo della costituzione 59  comma 2 che recita:

Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.

Ma Monti non è né un sociologo, né uno scienziato, né un artista, né un letterato. Che interesse aveva Napolitano a nominare un tirapiedi a senatore, oppure glielo ha suggerito qualcuno della sua Loggia??

Ci sono cose buone dal Nazismo e dalla Repubblica Sociale Italiana (RSI)?

6 marzo 2012 12 commenti

Gli insuccessi finanziari ed economici che l’Unione Europea sta inanellando anno dopo anno sono visibili a tutti, non è più un mistero. Le ultime iniezioni di denaro (LTRO I e LTRO II) sono l’ennesimo tentativo di tamponare i mostruosi buchi bancari creati dalla speculazione del sistema bancario-finanziario ormai senza più regole e controlli. Il denaro erogato è a sua volta utilizzato non  per l’economia reale, asfittica e morente, ma solo ed esclusivamente per consentire al sistema bancario di sopravvivere, permettendogli di salvare il salvabile. I responsabili della politica finanziaria europea dovrebbero essere condannati per direttissima per “genocidio sociale” e destituiti ad un tribunale speciale per crimini contro l’umanità, ma la politica latita e questi impostori agiscono nella piena libertà di rivoltare le economie delle nazioni europee a vantaggio del sistema che li ha voluti in quelle posizioni di potere. Siamo ormai vicini ad un punto di non ritorno e le attuali riforme messe in cantiere dal governo Monti (nel caso dell’Italia) stanno a dimostrare proprio questo: la totale mancanza di azioni atte a regolare i flussi finanziari, la riduzione del numero dei parlamentari e la modifica costituzionale del parlamento e del senato.

In questa situazione, ormai allo sfascio, uno sguardo al passato è d’obbligo, sopratutto per capire,  confrontare e per cercare di trovare dei paralleli che possano essere d’aiuto a risolvere l’attuale scenario.
In tempi non troppo lontani dalla nostra era emergono alcune figure di rilievo che ebbero la sfortuna di essere nate e vissute in un periodo storico tragico. Parliamo di due personaggi che ebbero l’ardire di sfidare il sistema bancario-finanziario internazionale e di risollevare le economie nazionali dell’epoca ridotto ormai al lumicino.

Il primo in ordine di tempo che merita una considerazione è Hjalmar Schacht un uomo di origini semitiche, ma che ebbe il comando della Reichsbank nazista e che fu anche Ministro delle Finanze del Reich. Un uomo che nessun sistema economico e finanziario attuale porta mai come esempio, eppure era ebreo lui come lo sono gli attuali Trichet, Bernake, Draghi. Ma la questione non riguarda la razza, ma più esattamente quello che fece questo grand’uomo per risollevare l’economia della Germania nel periodo in cui il Trattato di Versailles l’aveva resa più misera dei miseri stati europei di allora.

Hjalmar Horace Greeley Schacht nacque a Tingleff il 22 gennaio 1877 da famiglia ebrea. Studiò medicina e si laureò in economia nel 1899. Notato per la sua cultura, intelligenza e capacità lavorativa da Jokob Goldschmidt, Presidente della Dresdner Bank, vi entrò e nel 1903 ed in soli cinque anni ne divenne il capo nel 1908, a trentun anni. Nel 1905 ebbe modo di fare amicizia con J.P. Morgan. Dal 1908 al 1915 fu Amministratore della Dresdner Bank e nel 1923 fu nominato responsabile economico della Repubblica di Weimar. L’anno successivo assunse la Presidenza dell’allora Reichsbank, carica che tenne fino al 17 marzo 1930, per ritornarvi il 17 marzo 1933. Nell’agosto 1934 fu nominato Ministro dell’Economia e nel maggio 1935 Plenipotenziario generale. Mantenne la carica ministeriale con il portafoglio fino al 1937, quindi senza portafoglio. Nel 1939 fu obbligato a dimettersi dalla Presidenza della Reichsbank.

Un uomo di successo e di grande spessore ma che seppe adottare un miscuglio di strategie e soluzioni che seppero in pochi anni (tre) a risollevare la Germania dalla catastrofe della grande depressione. Ricordo che in quel periodo l’inflazione galoppava a nove zeri, ma Schacht ebbe l’idea fulminante per riportare i conti nell’alveo del controllo di stato.

Dapprima Schacht fondò la società Metallurgische Forschungsgesellschaft m. b. H. (Mefo) con capitale sociale di un milione di marchi, ben presto azzerato da un’inflazione a nove zeri. Questa società aveva la caratteristica di non esistere: per intenderci, non aveva né sede né personale. Quindi la Mefo si mise ad emettere un gran numero di buoni Mefo, una sorta di cambiali a tre mesi, talora di durata maggiore, che la Reichsbank puntualmente rinnovava, e che potevano girare solo in Germania. Questi buoni erano denominati in una pleiade di valori: dai marchi, a valute straniere, merci, immobili, lavoro, e via quant’altro. La Banca centrale rinnovava questi Buoni secondo “equità”, ossia mantenendone il reale potere di acquisto in funzione dell’uso e dell’utente. Ovviamente, mai a nessuno venne in mente di portare i Mefo allo sconto. In buona sostanza, i Buoni Mefo raggiunsero un volume di oltre 12 mld marchi, contro un debito pubblico di 19, senza causare la minima inflazione e sfuggendo, per di più, ad ogni forma di contabilizzazione nel bilancio dello Stato, che tornò nel giro di due anni in pareggio.(1)

In Germania a quell’epoca, parliamo degli anni 20/30, la disoccupazione e la miseria erano così palpabili che era necessario trovare una soluzione che portasse dignità all’uomo e allo stesso tempo che vi fosse la possibilità di impiegare i milioni di disoccupati. Di fondo Schacht militarizzo tutte le forze lavoro disoccupate progettando ed investendo enormi somme nelle infrastrutture interne della Germania (Strade, ponti, ferrovie, ed altre innumerevoli  opere di interesse nazionali) portando dignità, ordine e sicurezza per il futuro delle nuove generazioni. Le forze che venivano impiegate, una volta terminata l’opera costruita venivano assorbite dalle aziende che lavoravano in appoggio agli investimenti di stato evitando quindi i sussidi di disoccupazione.(1)

A differenza delle altre nazioni europee e del mondo occidentale la Germania nell’arco di pochissimi anni riusci pertanto a portare la disoccupazione a livelli bassissimi, quasi nulli e allo stesso tempo, date le restrizioni imposte dal Trattato di Versailles che impediva il commercio con la Germania (una cosa simile accade anche adesso con l’Iran, prima con la Libia e prima ancora con l’Iraq), si iniziarono scambi commerciali con altri paesi che non avevano aderito al boicottaggio anglosassone (Russia, Argentina) barattando derrate alimentari contro prodotti tedeschi. Schacht ideò un ingegnoso sistema per trasformare gli acquisti di materie prime da altri paesi in commesse per l’industria tedesca: i fornitori erano pagati in moneta che poteva essere spesa soltanto per comprare merci fatte in Germania. Il meccanismo, di stimolo al settore manifatturiero, funzionava come un baratto: le materie prime importate erano pagate con prodotti finiti dell’industria nazionale, evitando così il peso dell’intermediazione finanziaria e fuoriuscite di capitali. Il controllo nazista dei cambi e dei commerci esteri dà alla politica economica tedesca una nuova libertà. Anzitutto, perché il valore interno del marco (il suo potere d’acquisto per i lavoratori) viene svincolato dal suo prezzo esterno, quello sui mercati valutari anglo-americani.

Lo Stato tedesco può dunque creare la moneta di cui ha bisogno nel momento in cui manodopera e materie prime sono disponibili per sviluppare nuove attività economiche, anziché indebitarsi prendendo i soldi in prestito. E ciò senza essere immediatamente punito dai mercati mondiali dei cambi con una perdita del valore del marco rispetto al dollaro ed evitando che il pubblico tedesco fosse colpito da quel segnale di sfiducia mondiale consistente nella svalutazione della sua moneta nazionale.(2) (nda: la stessa cosa che aveva fatto Gheddafi e che fa l’Iran, ma che non piace alle economie occidentali).
Questo per non bastò a determinare la rinascita dell’economica tedesca. Fu infatti necessario , a seguito della presa del potere nazista, che venissero decisi piani di investimento e di riarmo tali da mettere l’intera macchina industriale tedesca a pieno regime. Negli anni 30 non c’era disoccupazione e la Germania vantava una produzione che nessun paese industriale dell’epoca poteva immaginare.

In sostanza quest’uomo ancorché ebreo e comunque inquadrato nelle file naziste, seppe portare fuori dal guado e dai pantani finanziari una nazione che altrimenti sarebbe morta in pochi anni. Nel 1943 fu internato a Dachau a causa delle leggi razziali (la deficienza umana non ha limiti) e successivamente accusato dal Tribunale di Norimberga che dopo alcuni anni lo scagionò delle infamanti accuse.

Tale personaggio seppur criticabile per le mosse messe in atto a raggiungere uno scopo, seppe agire e permettere ad una nazione di riemergere, di aumentare la propria speranza e di infondere quella fiducia che la Prima Guerra Mondiale e gli alleati avevano tremendamente compromesso impedendole di sopravvivere economicamente. I mezzi usati quindi hanno un estremo valore, mentre alla pari i fini sono sicuramente criticabili: il nazismo non seppe far tesoro della capacità di Schacht e si rovinò su se stesso sotto il peso della sua megalitica struttura e burocrazia. La guerra poi fece il resto.

Nello stesso periodo, anche in Italia vi fu un personaggio che pochi ricordano, forse per dimenticanza o forse perché scomodo nei ricordi dei vincitori che adombrerebbe le loro gesta di rapina e di crimine e del sangue versato. Si parla del Pellegrini-Giampietro della Repubblica Sociale Italiana, la famigerata RSI. A questo uomo va un merito che è giusto mettere in rilievo contro il pensiero comune dei vincitori della seconda guerra mondiale.

L’Italia nei suoi forzieri ha la quarta riserva di oro del mondo, che allo scorso giugno ammontava a ben 2.451,80 tonnellate, che al prezzo odierno dell’oro equivale a circa 100 miliardi di euro. Solo FMI e due stati, USA e Germania, hanno riserve auree superiori alla riserva italiana. L’oro è un prodotto altamente strategico destinato a rivalutarsi fortemente nel futuro immediato, per cui questa ricchezza è molto appetibile. Ma come è stato possibile che l’Italia che ha perso una guerra, che ha pagato miliardi nella ricostruzione, che ha dovuto pagare i danni di guerra ai vari stati abbia una così tale quantità d’oro? Il merito di questo sta appunto nella figura di Pellegrini che durante la Guerra Civile italiana e la costituzione della RSI seppe evitare la rapina nazista, quella inglese e francese proteggendo e nascondendo quel tesoro.

IL 23 settembre del 1943, a seguito della resa incondizionata operata dai traditori Badoglio e dai Savoia (la storia non smentisce mai l’indole vigliacca di alcuni italiani), Mussolini incaricò a dirigere il Ministero delle Finanze, Scambi e Valute nel governo della nascente Repubblica Sociale il Dott. Pellegrini Giampietro, il quale condusse con saggezza ed oculatezza l’amministrazione del dicastero a lui assegnato sino alla fine della guerra.

Fu avverso a tale catastrofe politica, civile e sociale che il nuovo ministro delle Finanze della R.S.I. intervenne con fermezza, a tutela effettiva degli interessi dell’economia nazionale e delle nostre genti. Di ciò si ottiene la più chiara conferma da Filippo Anfuso che a pag. 487 e successiva dell’opera “Roma, Berlino, Salò” (ediz. 1950) precisò:C’era un piccolo napoletano, tutto pepe e nervi, Pellegrini-Giampietro, che difendeva le nostre Finanze, e correva – tra Rahn e Mussolini- come quei ragazzi stizzosi e mingherlini che durante una partita di calcio si rivelavano dei grandi atleti per il solo miracolo della volontà’.
Fu con tale tenacia che quest’uomo collaborò col ministro dell’Economia Corporativa dott. Angelo Tarchi e con il suo sottosegretario prof. Manlio Sargenti all’approvazione in data 12 febbraio 1944 al Decreto-legge sulla Socializzazione delle imprese, strumento realmente rivoluzionario per l’equilibrio dei rapporti tra imprenditori e produttori nel mondo del Lavoro, tanto che Mussolini quando ne esaminò le bozze, disse: “E’ l’idea che volevo realizzare nel 1919!”.(3)

Inoltre, questo “grande Ministro delle Finanze” della Repubblica Sociale – come lo definì con chiarezza lo stesso Mussolini – ottenne già il 25 ottobre 1943 (poche settimane dopo la sua designazione nell’incarico) il ritiro immediato dalla circolazione nell’intero territorio italiano dei ‘marchi d’occupazione’ (esattamente i Reichskreidit Kassenscheine) ed obbligando le truppe germaniche ad effettuare ogni pagamento esclusivamente con le lire italiane, imponendo contemporaneamente ad esse e ai loro Comandi di potere effettuare requisizioni indiscriminate o prelievi di fondi della nostra moneta presso gli istituti bancari. Altresì – in contropartita – fu concesso all’Ambasciata tedesca un contributo mensile di sette miliardi per tutte le spese militari, di fortificazioni, di riattazione delle vie di comunicazione ecc., facendosi confermare ciò mediante un protocollo che riaffermava la sovranità del nostro Stato nel settore monetario e di controllo assoluto sulla circolazione. Nel contempo, questo ministro impedì il trasferimento del nostro Poligrafico a Vienna, ottenendo – insieme alla nostra Ambasciata in Berlino – il trasferimento in Italia dei risparmi effettuati dai nostri lavoratori nel Terzo Reich, salvaguardando altresì le riserve d’oro e di platino italiane e ponendole al sicuro da qualsiasi rischio di possibili sottrazioni e fece restituire al nostro ministro degli Esteri buona parte dell’oro che le truppe occupanti avevano sottratto alla Banca d’Italia con l’armistizio, mentre pagò anche alla Confederazione Elvetica un debito del sorpassato governo regio.
Nel libro “Salò – Vita e morte della R.S.I.” (ediz. 1976) in cui si precisa: “Rahn vedeva arrivare Pellegrini-Giampietro come un castigo di Dio. Impallidiva quando vedeva spuntare il ‘neapolitaner’ Pellegrini-Giampietro che veniva a difendere i quattro soldi della R.S.I. in tutti i dialetti del Mezzogiorno e se il plenipotenziario tedesco estraeva i sofismi geopolitici, Pellegrini – che è anche professore – lo ammutoliva con le sue verità scientifiche”.

Nell’ambito degli uomini e delle scelte che distinsero la R.S.I., fra tutti i protagonisti della repubblica di Mussolini, quanto focalizza maggiormente l’azione di Pellegrini-Giampietro è quell’autobiografia “L’oro di Salò” pubblicata nel 1958 dal settimanale milanese “Il Candido” che fornisce la prova – quale memoriale – di quanto compì per impedire ai tedeschi di sciogliere il corpo della Guardia di Finanza per tutelarne i relativi compiti d’istituto; di come salvaguardò le riserve auree e di platino della Banca d’Italia nella sua sede a Fortezza (dove nel 1945 le trovarono gli anglo-statunitensi); per fare riacquistare ai titoli di Stato – scesi dopo l’8 settembre al di sotto del 30 per cento – il loro valore effettivo e talvolta a superarne la parità; di garantire all’esercizio finanziario 1944-1945 la compilazione regolare dei bilanci di previsione (pubblicati dalla “Gazzetta Ufficiale”) tanto che le entrate complessive furono di 380,6 miliardi, le spese di 359,6 miliardi e con un supero di 20,9 miliardi, senza fare ricorso a prestiti, nè d’emissione di buoni poliennali, mentre – nei soli primi mesi del 1945 – il gettito delle entrate fu superiore di due miliardi mensili.

Sul giornale “Il Popolo” (Anno III, n. 24 del 25-8-1945) venne precisato che il senatore statunitense Victor Wickersham in una conferenza stampa, dopo il conflitto in Europa, dichiarò che “la situazione economica dell’Italia settentrionale (quella inerente la R.S.I.) è molto migliore non solo rispetto alle altre regioni dell’Italia meridionale e centrale (cioè, le occupate-invase dagli eserciti di Usa, Gran Bretagna ecc.) ma anche in confronto delle condizioni di altri Paesi europei in precedenza visitati dalla Commissione di controllo e – in particolare – di Germania, Olanda, Norvegia, Belgio e di certe zone della Francia”.

Pellegrini-Giampietro venne processato dopo la cosiddetta “liberazione” e, sebbene fu “protagonista della difesa del tesoro nazionale e si adoperò con tutte le forze affinché il territorio dell’Italia settentrionale (dell’intera R.S.I., per l’esattezza!) non diventasse completa preda dei tedeschi – così riconobbe la Corte Suprema di Cassazione – mentre la sua opera fu ispirata ad amor patrio, non già ad asservimento al nemico, tanto più meritevole in quanto svolta fra pericoli d’ogni genere, dovette patire anch’egli le conseguenze della “guerra civile” della parte perdente emigrando e morendo esule dalla sua patria.

Quello che mi premeva evidenziare non sono tante le vicende belliche o politiche di quegli anni passati e nemmeno le ideologie che ne furono probabilmente artefici, ma gli spunti economici e finanziari di questi due personaggi che tra mille peripezie e in una clima storico di terrore, seppero fare qualificare e sopratutto migliorare la nazione in cui agivano. Come detto altre volte spesso si confondono i mezzi con il fine, ma in questo caso è necessario fare chiarezza e non confondersi per non cadere nella trappola mediatica che quotidianamente viene usata quando si portano esempi del genere.
I sistemi usati da Schacht per far risorgere la Germania dall’abisso e dalla miseria, gli permisero di portare quella nazione a primeggiare in tutti i campi e ad avere una disoccupazione quasi assente; Pellegrini-Giampietro, per contro in una condizione peggiore di Schacht, seppe rendere all’Italia e mantenere senza gravare nella spesa pubblica e senza indebitare la RSI il tesoro che oggi possiamo vantare di avere.

Credo che le attuali forze politiche e finanziarie, se solo sapessero leggere e scrivere, potrebbero attingere da questi due uomini innumerevoli suggerimenti di come scampare dal baratro che siamo ormai destinati. Ma la storia, sovente, non insegna a correggere e l’uomo segue bellamente il suo tracciato verso il patibolo che si è costruito.

This is my Land in Hebron

5 dicembre 2011 3 commenti

Dopo la interminabile tiritera di Monti, di Dumbo (il ministro Giarda), delle lacrimucce della Fornero (poteva anche risparmiarsele) e degli altri uomini grigi di questo governo ombra che non ha cambiato nulla nel panorama delle riforme strutturali, mi è capitato di arrivare a vedere un film documento di Rai5: This is my Land di Giulia Amati, alla quale vanno fatti i dovuti complimenti per il coraggio, la forza e la dedizione con cui ha saputo illustrare in questo documento la verità del pensiero con cui si vuol sopprimere un popolo.

E’ un documentario eccezionale, non solo per a crudezza delle immagini, ma sopratutto per il fatto che è stato mandato in onda dalla Rai. Non da meno i vari intervistati nel documentario, molti dei quali ebrei israeliani fortemente contrari alla politica espansionista di Israele sui territori palestinesi.

Consiglio a tutti i credenti ebrei d’Italia e ai non ebrei di vedere questo documento, ma sopratutto lo consiglio a tutta quella parte di italiani che non sanno un cazzo di nulla della storia di Israele e di come è nato. Questi ultimi, quegli italiani voltagabbana, dovrebbero sedersi, ascoltare e meditare sulla nefandezza delle loro idee, spesso peggiori dei carnefici che compiono atti che nemmeno Satana potrebbe sopportare.

Questa è la parte 1 di 6 video che trovate tranquillamente in youtube. Ma lo trovate anche nel sito della Rai finché ordini “superiori” non decideranno di cancellarlo per non offendere la prepotenza nazi-sionista degli askenaziti e lubavitcher che stanno colonizzando Ebron.

Chip-chip-chip…

25 agosto 2011 Lascia un commento

Negli articoli precedenti ( Tattoo & slavery, what the modern trend is going to be: autoschiavitùUn caldo afoso opportuno…ma anche complottista) avevo espresso alcune dubbie idee sulla moda dei tatuaggi e della semina aerea tramite le scie chimiche adducendo che questi sistemi potrebbero rappresentare uno dei metodi per il controllo della popolazione, a qualsiasi livello. Sicuramente è un pensiero complottista e per tutti quelli che si trovano a fare i conti con un lavoro mal pagato, con un inizio settembre traballante per il mantenimento del proprio impiego, tali pensieri non sono certamente interessanti se non addirittura noiosi.

E’ vero, concordo! Ma alcune notizie sfumano dalla rete in maniera misteriosa, come se una mano invisibile le cancellasse senza lasciar traccia, eppure nella ragnatela informatica mondiale qualche piccolo porto, a riparo dai malintenzionati, si trova sempre ed ecco quindi che in Grecia nella cittadina di Triakallasë, ci si inventa che i dipendenti comunali debbono avere un chip sottocutaneo se vogliono mantenere il posto di lavoro qui l’articolo originale.
Di solito si usano quei cartoncini plasticati i famosi “badge“, ma lì hanno scelto questa via molto più rapida e subdola per controllare le attività dei loro dipendenti. La maschera attraverso la quale si cela l’inganno, è che questi microchip non avranno solo la funzione di controllare gli spostamenti dei dipendenti, ma quello ben più importante di sorvegliare la salute del controllato, avvisando i centri ospedalieri nel caso di problemi di salute.

Ma anche questa notizia non verificabile, se non direttamente andando nel comune di Triakala, potrebbe essere presa come una balla gigantesca, ordita bell’apposta dai complottisti per seminare odio e chaos (tanto caro ai massoni) nella struttura dell’ordine di stato. Però a guardare bene anche nel sito dei servizi segreti italiani si trovano articoli che parlano di queste cose e tra questi uno che descrive minuziosamente molte cose: “…(i microchip, nda) avranno lo scopo di segnalare costantemente lo stato di salute dei militari e di permettere, in caso di incidente o ferimento, un’immediata segnalazione del livello di gravità del caso. Spesso molte persone non sopravvivono a seguito di una emorragia interna, pertanto sapere immediatamente – al momento del ricovero – qual è il tasso di ossigeno nel sangue può rappresentare per loro la migliore possibilità di salvezza. Il nostro obiettivo è solo quello di migliorare la qualità delle terapie. E questo non soltanto per i soldati, ma anche per tutti i civili vittime di incidenti”. Avete capito la panacea che sostengono per introdurci un sistema di controllo non controllabile dalla nostra volontà?

Tuttavia nell’articolo si legge: “da quanto si evince dalle informazioni fruibili proprio sul portale del C3B i tag possono contenere informazioni a più ampio spettro: informazioni complete sulla storia clinica del paziente, sulla propria famiglia, gli interventi subiti e i trattamenti farmacologici a cui sono sottoposti, etc.”

Si tratta quindi di un sistema aperto a qualsiasi sperimentazione dove le forze armate più ricche spendono miliardi in ricerche finalizzate alla sottomissione della popolazione. Non prendiamola come una bufala gigantesca, perchè è di questi giorni, ad esempio, la proposta del Partito Democratico e della Camusso di limitare le transazioni economiche a 1.000 euro, oltre i quali scatta l’osservazione delle autorità. A questo proposito, e vale sia per la destra come per la sinistra, non trovo nessuno che faccia una proposta diversa sulla tracciabilità dei spostamenti di denaro. Ad esempio si vorrebbe sottoporre il cittadino alla vessazione di indicare dove intende spendere il proprio denaro oltre i 1.000 euro, ma nessuno, ripeto nessuno che si interessi di sapere dove vanno a finire le migliaia di miliardi che vengono trattati nel mercato OTC (Over the Counter) che è un mercato non controllato da nessuno e dominio del sistema bancario internazionale dove giornalmente si transano valori superiori a 50 volte quello delle borse mondiali. Tutto denaro nero, di cui nessuno sa nulla e di cui non c’è assolutamente traccia. La Camusso, Bersani, Tremonti e l’allegra compagnia dei deficienti del governo sanno di questo, oppure suppongono che tutti i loro amministrati siano dei deficienti?

Questo è un esempio della stupidità regressa e primitiva di alcuni personaggi che abitano la scena politica italiana, ma ve ne sono anche oltreaple, ben consci dei disastri che stanno facendo.

 Ritornando sulla manipolazione è evidente che l’uso sempre più massiccio di carte chippate, di sistemi di controllo automatizzato (si pensi al pass dell’autostrada), alla tv digitale che percepisce il gusto della popolazione indicando alle lobbies pubblicitarie i gusti medi della gente imponendo quindi ciò che si deve acquistare come, tutto è funzione di una sola cosa: controllo totale senza risparmiare nessuno.

 Fonte: scienzamarcia.blogspot.comSisde

Freedom Flottilia II, Israele è pronta ad intervenire.

29 giugno 2011 Lascia un commento

Continua la farsa di false comunicazione sul prossimo sbarco di Freedom Flottilia II verso Gaza.

Il ministro degli esteri Avigdor Lieberman, un vero criminale di guerra, promotore per uno stato ebraico puro, avvisa in un commento che gli attivisti di Freedom Flottilia II non cercano di portare auti umanitari a Gaza, ma vogliono lo spargimento di sangue; e prosegue che la Marina israeliana saprà rispondere nella maniera adeguata.
Ci si chiede se sia una minaccia visto i massacri compiuti a freddo nella precedente spedizione, fatti dai reparti speciali della marina. E’ alquanto stupida l’affermazione di Lieberman, perché mette a confronto un gruppo di attivisti, senza nessuna preparazione alla guerra, ma solo per aiutare gente ridotta allo stremo da mesi e mesi di sofferenze,  con la forza dell’esercito israeliano che sappiamo essere il meglio armato, il meglio addestrato del medioriente, capace di compiere efferati massacri su persone civili ed indifese. Ancora una volta la tattica manipolatoria sionista cerca di instillare il pietismo del povero ebreo-sionista indifeso che viene attaccato da barbari e sanguinari attivisti, ma per favore!!

Ecco l'attivista, forse appena di 10 anni, che viene arrestato dall'IDF con mani dietro alla schiena e polsi legati. Bravi questi dell'esercito israeliano, no?

Nel frattempo il ministro per le Retrovie Matan Vilnay ha affermato che se i materiali trasportati dalla nave verranno depositati nel porto egiziano del Sinai di el-Arish non ci sarà nessun controllo e nessuna aggressione.

Andare a Gaza, secondo Matan Vilnay, è una provocazione. Mi chiedo perché mai non dovrebbero andare a Gaza, visto che Gaza NON è Israele e la sovranità di quella piccola striscia di terra è di competenza dei palestinesi.

Si vuole forse impedire che alcuni di Freedom Flottilia II vedano esattamente cosa sta accadendo a Gaza? In questo caso non potrebbero fare come hanno fatto con Arrigoni, perché sarebbe troppo evidente ed allora ecco che volano le minaccie le velate ed accuse, mentre i vari governi portano il sostegno richiesto, come ha fatto il nostro governo, affinchè Freedomm Flottilia non abbia successo.

fonte: PaceReportergaza

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