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Posts Tagged ‘Nazismo’

Ciò che l’uomo non fa Dio lo compie!

12 gennaio 2014 Lascia un commento

Lo sterminatore di Sabra e Chatila, Ariel Sharon, è morto!

Se la giustizia terrena non compie il suo ciclo, la natura – nella sua infinita pazienza – agisce imperturbabile e indifferente all’essere umano.
Ciò che i palestinesi hanno agoniato per anni (il giudizio alla corte dell’Aia per crimini contro l’Umanità) il male fisico che colpì Sharon ha reso quella giustizia cercata e sempre mascherata con la complicità delle nazioni europee e degli Stati Uniti una realtà, oggi, inoppugnabile.

Anche gli intoccabili, gli eletti, i figli della Shoa hanno sono giudicati e puniti in secula seculorum.

Un minuto di silenzio…dedicato

22 aprile 2013 3 commenti

rosabiancasngue

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Oggi in molte città italiane si sono svolte alcune maratone, a Padova, Messina e Genova. Tutte indistintamente hanno voluto commemorare le vittime della maratona di Boston. Un minuto di silenzio assordante.

Nessuna ha commemorato i massacri di Gaza che il non-stato compie da  anni come un aguzzino di un campo di sterminio; nessuno ha commemorato le vittime dei 456 bombardamenti italiani in Libia; nessuno ha commemorato le vittime degli “errori” delle forze Nato in Afghanistan; nessuno ha commemorato le migliaia di persone che vengono giornalmente macellate in Siria.

Questi morti sono spazzatura, umani differenziati, da dimenticare per far posto a quelli volutamente uccisi a Boston.

Nemmeno Papa Bergoglio ha mosso una parola per questi decine di migliaia di morti, nemmeno la chiesa giudaica di Roma ha mosso parole, nessuno.

Boston, terrore false flag!

16 aprile 2013 5 commenti

siniffing

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E vai! Ancora una volta gli Usa amplificano la loro maniacale dimostrazione dell’impotenza attraverso la quale applicano il teorema del terrorismo internazionale anche in casa loro. Nel 2001 ci fu l’attentato alle torri gemelle accusando ingiustamente una persona a libra paga dei servizi segreti Usa e al contempo legiferando regole che hanno fatto degli Usa gli Stati Uniti Sovietici Occidentali. Il dubbio, il complotto, gli assassini preorganizzati dalla Casa Bianca hanno reso questo paese più pericoloso di una cittadina di frontiera messicana o di altra zona di guerra nel mondo. Nessun americano o abitante del mondo è sicuro in quella terra, basta il semplice sospetto, anche velato, di simpatizzare, di aver detto qualcosa contro il regime americano che sei subito intercettato, imprigionato e torturato (Guatanamo, Egitto, Kossovo, Albania) per farti parlare.
Il caso di Abu Omar dovrebbe insegnare che dopo un anno ti prigione e di torture e senza scuse è stato liberato.

Oggi, in una maratona innocente, due esplosioni hanno definito il grado della delinquenza di questi banditi. Ancora non si sa quale sia la paternità “ufficiale”, ma si può immaginare che le cause potranno sicuramente toccare: le fazioni integraliste islamiche, oppure il malcontento Usa, del quale Obama si è fatto censore come il caso di voler proibire la vendita di armi e sulla cui questione la JPFO si oppone con strenua forza indicando alcune punti importanti:

  1. Portare le armi è un inalienabile diritto e il diritto di difendersi è un diritto:
  • Torah: Exodus 22:2.
  • Talmud: la legge ebraica impone nel Talmud che “Se qualcuno viene per ammazzarti, alzati ed ammazzalo tu”(Talmud, Tractate Sanhedrin. 1994,2, 72a; The Babylonian Talmud: Tractate Berakoth. 1990, 58a, 62b).
  • Dottrina Cattolico-Romana: la dottrina cattolico cristiana ha lungamente dissertato sul diritto di difesa:  “Quelli che difendono se stessi non sono colpevoli della morte altrui, anche se spinti all’uccisione della morte dell’aggressore” – Catechism of the Catholic Church 1994, sections 2263-65 (citing and quoting Thomas Aquinas).
  • 4. Protestant Doctrine: Individual has personal and unalienable right to self-defense, even against government. Samuel Rutherford, Lex, Rex [1644]1982, pp. 159-166, 183-185 (Sprinkle Publications edition.) Jesus advised his disciples to arm themselves in view of likely persecution. Luke 22:36.

Quale sia la causa fa pensare quello che afferma un testimone che qualche minuto prima fu avvisato di un paio di scoppi che si sarebbero succeduti. Così riporta TGcom24: “I “prossimi attacchi di al Qaida saranno potenti e scioccanti” e si verificheranno “negli Usa, in Francia e in Europa”: è il testo di un messaggio apparso nella galassia dei siti jihadisti e reso noto ore fa dalle organizzazioni di monitoraggio dell’estremismo islamico sul web, Jihad Watch. (te pareva che non ci fosse la nota islamica…certo che s’ti anglosassoni a fantasia stanno proprio messi maluccio, eh?)

Prepariamoci ad altre ulteriori leggi restrittive, ad altri antiterrorism-act che salderanno, per sempre, il potere dei banchieri sovranazionali contro il potere del popolo.

Pianeta terra chiama! – I°

15 aprile 2013 1 commento

autunno in versilia

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L’incipit è un discorso tenuto da un politico (sui generis) molto seguito e che ha fatto breccia in molti sprovveduti e stanchi dell’attuale politica manigolda e corrotta che lentamente sta distruggendo questo paese:

“Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba! Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento. Mi hanno proposto un’alleanza. Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico… Noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. È un movimento che non può essere fermato. Non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta. Noi non siamo un partito, rappresentiamo l’intero popolo, un popolo nuovo”.

Sono parole che hanno un fondo di verità, che rispecchiano il malcontento, che instillano quel senso di ribellione che ormai non siamo più capaci di gestire. E’ un discorso che fu pronunciato il 4 aprile del 1932 a Berlino da Adolf Hitler e non, come molti in rete erroneamente pensano, da Beppe Grillo. Ma sono le stesse parole di questo istrione, la stessa metodologia impositiva: o si tratta con noi o non si fa nulla. Infatti è tutto fermo!

Che cosa c’entra con il pianeta terra Grillo e Hitler?

In altro post avevo evidenziato lo strano connubio che Casaleggio ha con il mondo esoterico globalizzante, mentre in un altro riportavo alcune linee politiche che si sono sviluppate oltre oceano sin dall’inizio del 1900 e dei dubbi sorti all’interno del suo (loro) movimento.

Leggendo l’articolo e incrociandolo con quanto riferisce un personaggio della storia americana recente (Kissinger) appare chiaro che il messaggio del M5s, più che cercare un equilibrio politico-economico-sociale, tenda a favorire uno sviluppo del nuovo ordine mondiale attraverso la decrescita sociale-umana-economica. A questa conclusione ci si arriva andando a vedere la composizione del M5s: Grillo, Casaleggio e Enrico Sassoon e due altri sconosciuti (le cinque stelle?).

Ultimamente il gruppo parlamentare si è incontrato con l’ambasciatore Usa David Thorne che dichiarava: “Voi giovani siete il futuro dell’Italia. Voi potete prendere in mano il vostro Paese e agire, come il Movimento 5 Stelle, per le riforme e il cambiamento“. E ancora :”…è incoraggiante vedere che i giovani italiani alzano la voce per chiedere il cambiamento. Voi giovani siete il futuro dell’Italia. Tocca a voi ora agire per il vostro Paese, un Paese importantissimo nel mondo  (Capito a cosa pensa Thorne? L’Italia controlla l’intero mediterraneo, un riferimento al Muos?). So che ci sono problemi e sfide in questo momento, problemi con la meritocrazia, ma voi potete prendere in mano il vostro Paese e agire, come il Movimento 5 Stelle, per le riforme e il cambiamento. Spero che molti di voi daranno un contributo positivo in questo senso per il vostro Paese”.

Di Sasson si sa che è esponente di una delle più potenti famiglie ebraiche “storiche” britanniche le cui ricchezze crebbero nella Guerra dell’Oppio dal 1832 al 1864(David Sassoon & Co. Bank, ED Sassoon Bank, Oriental Life Insurance, controllo di The Observer e del Sunday Time). Del Sasson italiano si sa che è presidente del Comitato Affari Economici della American Chamber of Commerce in Italy e Board Member di Aspen Institute Italia (quello in cui è anche presente la conduttrice che si scontrò con Berlusconi, la Annunziata e la Emma Bonino, possibile candidata per lo scranno del Presidente della Repubblica). In proprio è direttore responsabile del mensile di management Harvard Business Review Italia (rivista edita da StrategiQs Edizioni, di cui è co-fondatore e amministratore delegato), e presidente di Global Trends, che si definisce «società di studi, ricerche e comunicazione» . Dal 1977 al 2003 nel gruppo Il Sole 24 Ore, ha ricoperto diversi incarichi come Direttore responsabile delle riviste Mondo Economico, L’Impresa e Impresa Ambiente. Dal 2005 al 2008 è stato Direttore responsabile della rivista online Affari Internazionali.
L’Enrico italiano è sposato con Cristina Rapisarda ed assieme hanno fondato una ditta atlantista e globalista “Global Trends”, un pensatoio in cui chi è fuori è “out”, nel senso che non è nemmeno considerato, ma combattuto. E’ quel generatore di idee che ha spinto in questi ultimi decenni idee come il cambiamento climatico, l’effetto serra, l’eolico, il “Green Power”, decrescita “controllata”. In Italia ad adottare queste direttive è stato l’IAI (Istituto Affari Internazionali) creato da Altiero Spinelli figlio del CFR (Council on Foreign Relations, creatura dei Rockfeller), di cui uno dei maggiori contribuenti, su ordine di Kissinger, fu Gianni Agnelli. All’interno dell’IAI troviamo anche nomi noti dell’attuale politica: Emma Bonino, Margherita Boniver, Giovanni Castellaneta, Innocenzo Cipolletta, Piero Fassino (quello che regalò la zona B alla Jugoslavia definendola un pezzo arido di rocce), Marco Forlani, Carlo Azeglio Ciampi.

Il IAI si definisce: “…mira a promuovere la conoscenza dei problemi internazionali nei campi della politica estera, dell’economia e della sicurezza attraverso ricerche, conferenze, pubblicazione e formazione.” Questo istituto è quindi quel genere di struttura che negli Usa indica (ordina!) la politica e le scelte da attuare secondo le sue direttive. Molti uomini politici, economisti, nascono e vengono prodotti da questi luoghi per essere poi collegati ed inseriti nelle pieghe dei governi come consulenti o come ministri come il caso di Guido Carli che ci inchiodò al trattato di Mastricht, Arrigo Levi consigliere stampa di Ciampi e di Napolitano

L’azienda di Sassoon e sua moglie Rapisarda sono quindi un raccoglitore di queste “esperienze” metabolizzate dall’Istituto Affari Internazionali che nel campo politico distribuisce informazioni (ordini) a quelli capaci di fare leva sulle questioni più delicate e sensibili di uno stato. La moglie non è meno del  marito, essa infatti si è candidata nella lista civica “verde” con un programma che prevede: “più piste ciclabili, mezzi pubblici più rapidi e frequenti, via le macchine più inquinanti, aria pulita, meno rumore, più verde, più riciclo, energia pulita e risparmio energetico, più impegno individuale, più partecipazione“. Essa è inoltre coordinatrice di Agenda 21 il cui capo è l’assessore per l’ambiente di Milano Walter Ganapini e cosa si propone questa agenda 21 (da Wikipedia):è un ampio ed articolato “programma di azione”, scaturito dalla Conferenza ONU su Ambiente e Sviluppo di Rio de Janeiro nel 1992, che costituisce una sorta di manuale per lo sviluppo sostenibile del pianeta da qui al XXI secolo. Consiste in una pianificazione completa delle azioni da intraprendere, a livello mondiale, nazionale e locale dalle organizzazioni delle Nazioni Unite, dai governi e dalle amministrazioni in ogni area in cui la presenza umana ha impatti sull’ambiente.

Sono le basi di quei concetti che il  verde è bello, del minor inquinamento, di tutte quelle abusate frasi a favore del sistema natura che sposta miliardi di tonnellate di prodotti da una parte all’altra del globo per un prodotto eco-sostenibile (in realtà eco-inquinante), depauperando le culture locali schiavizzandole, sottopagando le popolazioni a livello mondiale, nazionale e locale. Così infatti si legge nel loro programma: “Ogni autorità locale deve aprire un dialogo con i propri cittadini, con le associazioni locali e con le imprese private e adottare un’Agenda 21 Locale.  Attraverso la consultazione e la costruzione di consenso, le autorità locali possono imparare dalla comunità locale e dalle imprese e possono acquisire le informazioni necessarie per la formulazione delle migliori strategie. Il processo di consultazione può aumentare la consapevolezza ambientale delle famiglie. I programmi, le politiche e le leggi assunte dall’amministrazione locale potrebbero essere valutate e modificate sulla base dei nuovi piani locali così adottati. Queste strategie possono essere utilizzate anche per supportare le proposte di finanziamento locale, regionale ed internazionale

Da tutto questo è abbastanza chiaro che quanto scritto in altro post ci sia una base su cui ragionare. Ricordate il video di Gaia (Gaia, the future of politics)?

Ebbene ogni frase ed ogni commento in quel video sono l’esatta trasposizione dei suddetti personaggi il cui unico scopo non è la buona amministrazione, ma la decrescita globale gestita da un nuovo ordine mondiale. Decrescita che non è solo produttiva, ma umana, sociale ed economica, perché dicono “Ogni uomo è cittadino del mondo soggetto alla stessa legge”, nel 2040 L’Occidente vince, la democrazia della Rete trionfa”. Nel 2043 Movimenti dal basso nascono in tutto il mondo per gestire i problemi locali di energia, cibo, ambiente e salute».

Insomma le stesse parole di Agenda 21, o se vogliamo di quelle annunciate a suo tempo da Al Gore relative al riscaldamento globale.

Alla fine abbiamo un matrioska in cui i grandi pensatori, imboccati dalle multinazionali, dai mega gruppi bancari internazionali, dalle banche nazionali (che di nazionale hanno solo i nome) arricchiscono in maniera sommersa concetti fatti passare per ovvi, come la difesa del verde, degli animali in via di estinzione, dell’aria che diventa sempre più irrespirabile, del riscaldamento globale, ma allo stesso tempo chiedono (impongono), attraverso strutture elitarie, provvedimenti che non hanno nessun collegamento con le dichiarazioni relative a natura ed uomo. Si chiede infatti più verde e più natura, ma chi controlla le migliaia di tonnellate di sostanze chimiche versate nei campi sono le aziende leaders come la Monsanto, la Dupont, la Bayer? Sono gli stessi personaggi, quelli che con l’aspetto dell’agnello parlano con la voce della bestia, secondo le scritture dell’Apocalisse, ma, religioni a parte, è esattamente quello che stanno attuando. Il fatto più traumatico è che molti ci credono, forse anche Grillo, anche se ci dubito molto, visti i suoi guadagni stellari. Ma con esso ci credono la parte meno dubbiosa delle persone: vuoi che tutti siano marci? No! Non tutti, ma alcuni, quelli che non si vedono tutti i giorni (Sassoon, Rockfeller, Rothchild, Bonino, Annunziata, giusto per citarne alcuni) che non riempiono le copertine dei giornali, ma che fanno da tramite per la realizzazione di un sistema omologato.

I programmi, gli allarmi, le annunciazioni di Grillo non sono altro che le stesse cose che si trovano in alcuni documenti del 1977 richiesti dall’allora presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter e stilati del Dipartimento di Stato: Global 2000 Report, The Limits of Growth e Global Future: Time to Act.  I temi fondamentali di questi studi, che ammetto di aver letto per sommi capi, ma che non lasciano spazio a congetture diverse, sono la limitazione delle risorse mondiali, l’impatto umano, gli equilibri sociali, economici e politici. La domanda indiretta che ci si fa è quindi: se è finita una certa risorsa come la possiamo pensare di utilizzare se la crescita umana è iperbolica? La risposta sta nella domanda con la decrescita della popolazione che fra le altre cose era stata prevista: “There is a single theme behind all our work-we must reduce population levels.

Un posto al sole, un pochino in ombra.

7 marzo 2013 10 commenti

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Parlare di Grillo, di Casaleggio e dei risultati ottenuti non serve a nulla, tanto tutti ne parlano e tutti sanno tutto, mentre io non so nulla, anzi, quello che so è quello che sanno gli altri i punti del programma che si può tranquillamente scaricare dalla rete. Per quanto concerne le politiche interne, la gestione delle persone e dei denari credo che nessuno abbia le idee chiare. E’ stato detto che rinunceranno ai contributi elettorali, e che gli emolumenti dei parlamentari verranno ridotti.

Fin qui nulla di strano, è da vedere poi se manterranno le promesse una volta assaporato l’odore del potere che fa scorgere i bisogni degli italiani piccoli-piccoli.

Da più parti sembrano esistere però alcune crepe all’interno del movimento che, nonostante lo sfacciato e servile ossequio dei media al potere riconosciuto, ha saputo ricompattarsi e portare i risultati che abbiamo visto. L’istrione Grillo, la forza delle sue parole e delle parziali verità espresse nei suoi comizi, ha saputo cementare quelle fessure che i giornali, le televisioni, le tavole rotonde avevano insinuato sin dall’inizio della sua campagna elettorale. Da destra a sinistra le parole sono sempre state di disprezzo, di sufficienza e tutte con una nota amara di invidia nei riguardi di chi sta scombinando il potere.

Il problema delle insofferenze dei grillini era già accaduto qualche tempo fa, tanto da formare un movimento contro l’egemonia di Grillo e Casaleggio. Troppo potere e poca democrazia, queste le lamentele delle loro proteste. Gli espulsi dal movimento non si contano, ma alzano la testa creando una protesta che non sembra adombrare, per ora, la forza di questa onda trasversale.

Eppure, lentamente, caratteristica italiana, la fiducia, e forse anche il consenso, scema mano a mano che il tempo passa e si potrebbe dire  che “Passata è la tempesta: Odo augelli far festa, e la gallina, tornata in su la via, che ripete il suo verso.
La tempesta del Mov5s che rientra nei ranghi, mancando la piazza da arringare chi altro si interesserà? Gli augelli, scoprono che il vento della protesta politica è solo un vento che ha mosso alcune fronde, nulla più, anzi la gallina ripete il suo verso che per 50 anni ha infangato questo paese. Il quadretto e veramente attuale.

Così nel M5s alcuni si chiedono quale siano le direttive e su che basi muoversi, perché alla fine della festa chi comanda sono solo Grillo e Casaleggio, ma in un sistema che prevede il coinvolgimento degli neo-eletti, il programma da attuare e i confronti politici con le altre forze sono il sale dello scambio politico, mancando il quale tutto si riduce ad una farsa.

Tutto normale? No! Se prima si poteva contare su un rovesciamento dei paradigmi politici, ora lentamente vengono a galla cose che né Grillo, né Casaleggio mai dicono ai loro seguaci. Tutti zitti e guai a chi parla, vengono espulsi, come dimostra quanto accaduto da Favia: “Casaleggio prende per il culo tutti perché da noi la democrazia non esiste. Grillo è un istintivo, lo conosco bene, non sarebbe mai stato in grado di pianificare una cosa del genere. I politici, Bersani, non lo capiscono. Non hanno capito che c’è una mente freddissima molto acculturata e molto intelligente dietro, che di organizzazione, di dinamiche umane, di politica se ne intende”.  Forse Favia già conosce altre cose che son taciute o forse, inconsapevolmente, accetta quanto i suoi capi gli hanno ordinato, uscendo però dal confine impostogli

Ma cosa si trova in quella che la rete sembra essere la manna dal cielo per Grillo e Soci: un filmato, una presentazione delle idee che stanno alla base di questo movimento, del belin:

Condanna: vietato uscire dall’Euro!

18 giugno 2012 6 commenti

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Forse non ce ne siamo accorti, ma nei vari trattati NON è previsto che un paese se ne esca impunemente dall’area euro senza pagare dazio. No! Non è possibile, non è previsto  e non se ne parla nemmeno e il caso della Grecia dovrebbe far pensare anche ai più recalcitranti.

Dobbiamo quindi capire perché non è possibile uscire dall’euro.
Cosa accadrebbe veramente? Oltre alle solite nenie catastrofiste di una iper-svalutazione delle monete nazionali, quello che hanno guadagnato per gli eurocrati, da Monnet a Delors, da Padoa Schioppa a Mario Monti e Draghi, l’euro non è stato un fine in sè; la moneta unica doveva, nel loro disegni, distruggere le nazioni e le sovranità nazionali.

Più volte abbiamo sentito parlare Monti che l’Italia e le nazione europee devono cedere parte della loro sovranità all’Europa, al tecnicismo eurocratico fondato solo sulle complesse ed impopolari manovre contro il popolo europeo e contro le nazioni europee. Ma il capo-tecnico è talmente falso che, in vista di eventuali capovolgimenti, annuncia che “ci sono tre Paesi europei che hanno dovuto cedere pezzi di sovranita’ nazionale; poiche’ e’ l’ultima cosa che augurerei all’Italia, perche’ avrebbe conseguenze incalcolabili, e’ la prima cosa contro cui mi sono battuto“. Possiamo fidarci di uno così? Qual’ la pena per un bugiardo? Forse, secondo le regole del sionismo ebraico più intransigente e illiberale che questi eurocratici feticciamente perseguono, dovrebbero essere puniti secondo  la Mishnà, … l’uccisione del condannato tramite colata di piombo: si mette un sudar, (telo, sciarpa) duro in uno morbido e si avvolge il collo del condannato. Due boia tirano i due lembi di questa sciarpa, uno da una parte e uno in senso contrario, finché il condannato, sul punto di soffocare, apre la bocca. A questo punto un terzo boia versa nei suoi visceri piombo fuso.”(napoli.indymedia)

Già il cane da guardia della BCE, disse che il trattato di Vestfalia è storia passata, che la storia dell’Europa deve vedere un insieme di popoli (ma non nazioni) uniti per un unico scopo. Draghi per contro si è dimenticato di definire le regole politiche, sociali, economiche, legali e legislative dell’Europa, mentre ha subito evidenziato quali debbono essere le regole economiche e finanziarie. Si sa infatti che lui, come tutti gli altri eurocrati della Commissione Europea, non rispondono a nessun governo nazionale ed ogni scelta è slegata dalle politiche nazionali comuni, ma sono finalizzate al benessere finanziario e bancario.

La Grecia è quindi arrivata ad un bivio pericolosissimo per la stabilità delle banche e della finanza europea e per le economie dei popoli dell’Europa. La scelta è stata quindi un laido compromesso che metterà alla fame ancor più milioni di persone senza pietà. Non importa se a soffrire ci saranno bambini, se i vecchi moriranno d’inedia negli ospizi per mancanza di cure o di cibo, bisogna salvare l’euro, gli usurai della moneta unica, i rapaci saprofiti delle debolezze europee e della teutonica politica. Qualsiasi mezzo è utile al fine di mettere al riparo i grandi gruppi bancari e non ci meraviglierà scoprire un giorno il prezzo con cui i politici greci di Nea Democratia e di Syriza avranno venduto il loro popolo per una manciata di denari.

Ci sono cose buone dal Nazismo e dalla Repubblica Sociale Italiana (RSI)?

6 marzo 2012 12 commenti

Gli insuccessi finanziari ed economici che l’Unione Europea sta inanellando anno dopo anno sono visibili a tutti, non è più un mistero. Le ultime iniezioni di denaro (LTRO I e LTRO II) sono l’ennesimo tentativo di tamponare i mostruosi buchi bancari creati dalla speculazione del sistema bancario-finanziario ormai senza più regole e controlli. Il denaro erogato è a sua volta utilizzato non  per l’economia reale, asfittica e morente, ma solo ed esclusivamente per consentire al sistema bancario di sopravvivere, permettendogli di salvare il salvabile. I responsabili della politica finanziaria europea dovrebbero essere condannati per direttissima per “genocidio sociale” e destituiti ad un tribunale speciale per crimini contro l’umanità, ma la politica latita e questi impostori agiscono nella piena libertà di rivoltare le economie delle nazioni europee a vantaggio del sistema che li ha voluti in quelle posizioni di potere. Siamo ormai vicini ad un punto di non ritorno e le attuali riforme messe in cantiere dal governo Monti (nel caso dell’Italia) stanno a dimostrare proprio questo: la totale mancanza di azioni atte a regolare i flussi finanziari, la riduzione del numero dei parlamentari e la modifica costituzionale del parlamento e del senato.

In questa situazione, ormai allo sfascio, uno sguardo al passato è d’obbligo, sopratutto per capire,  confrontare e per cercare di trovare dei paralleli che possano essere d’aiuto a risolvere l’attuale scenario.
In tempi non troppo lontani dalla nostra era emergono alcune figure di rilievo che ebbero la sfortuna di essere nate e vissute in un periodo storico tragico. Parliamo di due personaggi che ebbero l’ardire di sfidare il sistema bancario-finanziario internazionale e di risollevare le economie nazionali dell’epoca ridotto ormai al lumicino.

Il primo in ordine di tempo che merita una considerazione è Hjalmar Schacht un uomo di origini semitiche, ma che ebbe il comando della Reichsbank nazista e che fu anche Ministro delle Finanze del Reich. Un uomo che nessun sistema economico e finanziario attuale porta mai come esempio, eppure era ebreo lui come lo sono gli attuali Trichet, Bernake, Draghi. Ma la questione non riguarda la razza, ma più esattamente quello che fece questo grand’uomo per risollevare l’economia della Germania nel periodo in cui il Trattato di Versailles l’aveva resa più misera dei miseri stati europei di allora.

Hjalmar Horace Greeley Schacht nacque a Tingleff il 22 gennaio 1877 da famiglia ebrea. Studiò medicina e si laureò in economia nel 1899. Notato per la sua cultura, intelligenza e capacità lavorativa da Jokob Goldschmidt, Presidente della Dresdner Bank, vi entrò e nel 1903 ed in soli cinque anni ne divenne il capo nel 1908, a trentun anni. Nel 1905 ebbe modo di fare amicizia con J.P. Morgan. Dal 1908 al 1915 fu Amministratore della Dresdner Bank e nel 1923 fu nominato responsabile economico della Repubblica di Weimar. L’anno successivo assunse la Presidenza dell’allora Reichsbank, carica che tenne fino al 17 marzo 1930, per ritornarvi il 17 marzo 1933. Nell’agosto 1934 fu nominato Ministro dell’Economia e nel maggio 1935 Plenipotenziario generale. Mantenne la carica ministeriale con il portafoglio fino al 1937, quindi senza portafoglio. Nel 1939 fu obbligato a dimettersi dalla Presidenza della Reichsbank.

Un uomo di successo e di grande spessore ma che seppe adottare un miscuglio di strategie e soluzioni che seppero in pochi anni (tre) a risollevare la Germania dalla catastrofe della grande depressione. Ricordo che in quel periodo l’inflazione galoppava a nove zeri, ma Schacht ebbe l’idea fulminante per riportare i conti nell’alveo del controllo di stato.

Dapprima Schacht fondò la società Metallurgische Forschungsgesellschaft m. b. H. (Mefo) con capitale sociale di un milione di marchi, ben presto azzerato da un’inflazione a nove zeri. Questa società aveva la caratteristica di non esistere: per intenderci, non aveva né sede né personale. Quindi la Mefo si mise ad emettere un gran numero di buoni Mefo, una sorta di cambiali a tre mesi, talora di durata maggiore, che la Reichsbank puntualmente rinnovava, e che potevano girare solo in Germania. Questi buoni erano denominati in una pleiade di valori: dai marchi, a valute straniere, merci, immobili, lavoro, e via quant’altro. La Banca centrale rinnovava questi Buoni secondo “equità”, ossia mantenendone il reale potere di acquisto in funzione dell’uso e dell’utente. Ovviamente, mai a nessuno venne in mente di portare i Mefo allo sconto. In buona sostanza, i Buoni Mefo raggiunsero un volume di oltre 12 mld marchi, contro un debito pubblico di 19, senza causare la minima inflazione e sfuggendo, per di più, ad ogni forma di contabilizzazione nel bilancio dello Stato, che tornò nel giro di due anni in pareggio.(1)

In Germania a quell’epoca, parliamo degli anni 20/30, la disoccupazione e la miseria erano così palpabili che era necessario trovare una soluzione che portasse dignità all’uomo e allo stesso tempo che vi fosse la possibilità di impiegare i milioni di disoccupati. Di fondo Schacht militarizzo tutte le forze lavoro disoccupate progettando ed investendo enormi somme nelle infrastrutture interne della Germania (Strade, ponti, ferrovie, ed altre innumerevoli  opere di interesse nazionali) portando dignità, ordine e sicurezza per il futuro delle nuove generazioni. Le forze che venivano impiegate, una volta terminata l’opera costruita venivano assorbite dalle aziende che lavoravano in appoggio agli investimenti di stato evitando quindi i sussidi di disoccupazione.(1)

A differenza delle altre nazioni europee e del mondo occidentale la Germania nell’arco di pochissimi anni riusci pertanto a portare la disoccupazione a livelli bassissimi, quasi nulli e allo stesso tempo, date le restrizioni imposte dal Trattato di Versailles che impediva il commercio con la Germania (una cosa simile accade anche adesso con l’Iran, prima con la Libia e prima ancora con l’Iraq), si iniziarono scambi commerciali con altri paesi che non avevano aderito al boicottaggio anglosassone (Russia, Argentina) barattando derrate alimentari contro prodotti tedeschi. Schacht ideò un ingegnoso sistema per trasformare gli acquisti di materie prime da altri paesi in commesse per l’industria tedesca: i fornitori erano pagati in moneta che poteva essere spesa soltanto per comprare merci fatte in Germania. Il meccanismo, di stimolo al settore manifatturiero, funzionava come un baratto: le materie prime importate erano pagate con prodotti finiti dell’industria nazionale, evitando così il peso dell’intermediazione finanziaria e fuoriuscite di capitali. Il controllo nazista dei cambi e dei commerci esteri dà alla politica economica tedesca una nuova libertà. Anzitutto, perché il valore interno del marco (il suo potere d’acquisto per i lavoratori) viene svincolato dal suo prezzo esterno, quello sui mercati valutari anglo-americani.

Lo Stato tedesco può dunque creare la moneta di cui ha bisogno nel momento in cui manodopera e materie prime sono disponibili per sviluppare nuove attività economiche, anziché indebitarsi prendendo i soldi in prestito. E ciò senza essere immediatamente punito dai mercati mondiali dei cambi con una perdita del valore del marco rispetto al dollaro ed evitando che il pubblico tedesco fosse colpito da quel segnale di sfiducia mondiale consistente nella svalutazione della sua moneta nazionale.(2) (nda: la stessa cosa che aveva fatto Gheddafi e che fa l’Iran, ma che non piace alle economie occidentali).
Questo per non bastò a determinare la rinascita dell’economica tedesca. Fu infatti necessario , a seguito della presa del potere nazista, che venissero decisi piani di investimento e di riarmo tali da mettere l’intera macchina industriale tedesca a pieno regime. Negli anni 30 non c’era disoccupazione e la Germania vantava una produzione che nessun paese industriale dell’epoca poteva immaginare.

In sostanza quest’uomo ancorché ebreo e comunque inquadrato nelle file naziste, seppe portare fuori dal guado e dai pantani finanziari una nazione che altrimenti sarebbe morta in pochi anni. Nel 1943 fu internato a Dachau a causa delle leggi razziali (la deficienza umana non ha limiti) e successivamente accusato dal Tribunale di Norimberga che dopo alcuni anni lo scagionò delle infamanti accuse.

Tale personaggio seppur criticabile per le mosse messe in atto a raggiungere uno scopo, seppe agire e permettere ad una nazione di riemergere, di aumentare la propria speranza e di infondere quella fiducia che la Prima Guerra Mondiale e gli alleati avevano tremendamente compromesso impedendole di sopravvivere economicamente. I mezzi usati quindi hanno un estremo valore, mentre alla pari i fini sono sicuramente criticabili: il nazismo non seppe far tesoro della capacità di Schacht e si rovinò su se stesso sotto il peso della sua megalitica struttura e burocrazia. La guerra poi fece il resto.

Nello stesso periodo, anche in Italia vi fu un personaggio che pochi ricordano, forse per dimenticanza o forse perché scomodo nei ricordi dei vincitori che adombrerebbe le loro gesta di rapina e di crimine e del sangue versato. Si parla del Pellegrini-Giampietro della Repubblica Sociale Italiana, la famigerata RSI. A questo uomo va un merito che è giusto mettere in rilievo contro il pensiero comune dei vincitori della seconda guerra mondiale.

L’Italia nei suoi forzieri ha la quarta riserva di oro del mondo, che allo scorso giugno ammontava a ben 2.451,80 tonnellate, che al prezzo odierno dell’oro equivale a circa 100 miliardi di euro. Solo FMI e due stati, USA e Germania, hanno riserve auree superiori alla riserva italiana. L’oro è un prodotto altamente strategico destinato a rivalutarsi fortemente nel futuro immediato, per cui questa ricchezza è molto appetibile. Ma come è stato possibile che l’Italia che ha perso una guerra, che ha pagato miliardi nella ricostruzione, che ha dovuto pagare i danni di guerra ai vari stati abbia una così tale quantità d’oro? Il merito di questo sta appunto nella figura di Pellegrini che durante la Guerra Civile italiana e la costituzione della RSI seppe evitare la rapina nazista, quella inglese e francese proteggendo e nascondendo quel tesoro.

IL 23 settembre del 1943, a seguito della resa incondizionata operata dai traditori Badoglio e dai Savoia (la storia non smentisce mai l’indole vigliacca di alcuni italiani), Mussolini incaricò a dirigere il Ministero delle Finanze, Scambi e Valute nel governo della nascente Repubblica Sociale il Dott. Pellegrini Giampietro, il quale condusse con saggezza ed oculatezza l’amministrazione del dicastero a lui assegnato sino alla fine della guerra.

Fu avverso a tale catastrofe politica, civile e sociale che il nuovo ministro delle Finanze della R.S.I. intervenne con fermezza, a tutela effettiva degli interessi dell’economia nazionale e delle nostre genti. Di ciò si ottiene la più chiara conferma da Filippo Anfuso che a pag. 487 e successiva dell’opera “Roma, Berlino, Salò” (ediz. 1950) precisò:C’era un piccolo napoletano, tutto pepe e nervi, Pellegrini-Giampietro, che difendeva le nostre Finanze, e correva – tra Rahn e Mussolini- come quei ragazzi stizzosi e mingherlini che durante una partita di calcio si rivelavano dei grandi atleti per il solo miracolo della volontà’.
Fu con tale tenacia che quest’uomo collaborò col ministro dell’Economia Corporativa dott. Angelo Tarchi e con il suo sottosegretario prof. Manlio Sargenti all’approvazione in data 12 febbraio 1944 al Decreto-legge sulla Socializzazione delle imprese, strumento realmente rivoluzionario per l’equilibrio dei rapporti tra imprenditori e produttori nel mondo del Lavoro, tanto che Mussolini quando ne esaminò le bozze, disse: “E’ l’idea che volevo realizzare nel 1919!”.(3)

Inoltre, questo “grande Ministro delle Finanze” della Repubblica Sociale – come lo definì con chiarezza lo stesso Mussolini – ottenne già il 25 ottobre 1943 (poche settimane dopo la sua designazione nell’incarico) il ritiro immediato dalla circolazione nell’intero territorio italiano dei ‘marchi d’occupazione’ (esattamente i Reichskreidit Kassenscheine) ed obbligando le truppe germaniche ad effettuare ogni pagamento esclusivamente con le lire italiane, imponendo contemporaneamente ad esse e ai loro Comandi di potere effettuare requisizioni indiscriminate o prelievi di fondi della nostra moneta presso gli istituti bancari. Altresì – in contropartita – fu concesso all’Ambasciata tedesca un contributo mensile di sette miliardi per tutte le spese militari, di fortificazioni, di riattazione delle vie di comunicazione ecc., facendosi confermare ciò mediante un protocollo che riaffermava la sovranità del nostro Stato nel settore monetario e di controllo assoluto sulla circolazione. Nel contempo, questo ministro impedì il trasferimento del nostro Poligrafico a Vienna, ottenendo – insieme alla nostra Ambasciata in Berlino – il trasferimento in Italia dei risparmi effettuati dai nostri lavoratori nel Terzo Reich, salvaguardando altresì le riserve d’oro e di platino italiane e ponendole al sicuro da qualsiasi rischio di possibili sottrazioni e fece restituire al nostro ministro degli Esteri buona parte dell’oro che le truppe occupanti avevano sottratto alla Banca d’Italia con l’armistizio, mentre pagò anche alla Confederazione Elvetica un debito del sorpassato governo regio.
Nel libro “Salò – Vita e morte della R.S.I.” (ediz. 1976) in cui si precisa: “Rahn vedeva arrivare Pellegrini-Giampietro come un castigo di Dio. Impallidiva quando vedeva spuntare il ‘neapolitaner’ Pellegrini-Giampietro che veniva a difendere i quattro soldi della R.S.I. in tutti i dialetti del Mezzogiorno e se il plenipotenziario tedesco estraeva i sofismi geopolitici, Pellegrini – che è anche professore – lo ammutoliva con le sue verità scientifiche”.

Nell’ambito degli uomini e delle scelte che distinsero la R.S.I., fra tutti i protagonisti della repubblica di Mussolini, quanto focalizza maggiormente l’azione di Pellegrini-Giampietro è quell’autobiografia “L’oro di Salò” pubblicata nel 1958 dal settimanale milanese “Il Candido” che fornisce la prova – quale memoriale – di quanto compì per impedire ai tedeschi di sciogliere il corpo della Guardia di Finanza per tutelarne i relativi compiti d’istituto; di come salvaguardò le riserve auree e di platino della Banca d’Italia nella sua sede a Fortezza (dove nel 1945 le trovarono gli anglo-statunitensi); per fare riacquistare ai titoli di Stato – scesi dopo l’8 settembre al di sotto del 30 per cento – il loro valore effettivo e talvolta a superarne la parità; di garantire all’esercizio finanziario 1944-1945 la compilazione regolare dei bilanci di previsione (pubblicati dalla “Gazzetta Ufficiale”) tanto che le entrate complessive furono di 380,6 miliardi, le spese di 359,6 miliardi e con un supero di 20,9 miliardi, senza fare ricorso a prestiti, nè d’emissione di buoni poliennali, mentre – nei soli primi mesi del 1945 – il gettito delle entrate fu superiore di due miliardi mensili.

Sul giornale “Il Popolo” (Anno III, n. 24 del 25-8-1945) venne precisato che il senatore statunitense Victor Wickersham in una conferenza stampa, dopo il conflitto in Europa, dichiarò che “la situazione economica dell’Italia settentrionale (quella inerente la R.S.I.) è molto migliore non solo rispetto alle altre regioni dell’Italia meridionale e centrale (cioè, le occupate-invase dagli eserciti di Usa, Gran Bretagna ecc.) ma anche in confronto delle condizioni di altri Paesi europei in precedenza visitati dalla Commissione di controllo e – in particolare – di Germania, Olanda, Norvegia, Belgio e di certe zone della Francia”.

Pellegrini-Giampietro venne processato dopo la cosiddetta “liberazione” e, sebbene fu “protagonista della difesa del tesoro nazionale e si adoperò con tutte le forze affinché il territorio dell’Italia settentrionale (dell’intera R.S.I., per l’esattezza!) non diventasse completa preda dei tedeschi – così riconobbe la Corte Suprema di Cassazione – mentre la sua opera fu ispirata ad amor patrio, non già ad asservimento al nemico, tanto più meritevole in quanto svolta fra pericoli d’ogni genere, dovette patire anch’egli le conseguenze della “guerra civile” della parte perdente emigrando e morendo esule dalla sua patria.

Quello che mi premeva evidenziare non sono tante le vicende belliche o politiche di quegli anni passati e nemmeno le ideologie che ne furono probabilmente artefici, ma gli spunti economici e finanziari di questi due personaggi che tra mille peripezie e in una clima storico di terrore, seppero fare qualificare e sopratutto migliorare la nazione in cui agivano. Come detto altre volte spesso si confondono i mezzi con il fine, ma in questo caso è necessario fare chiarezza e non confondersi per non cadere nella trappola mediatica che quotidianamente viene usata quando si portano esempi del genere.
I sistemi usati da Schacht per far risorgere la Germania dall’abisso e dalla miseria, gli permisero di portare quella nazione a primeggiare in tutti i campi e ad avere una disoccupazione quasi assente; Pellegrini-Giampietro, per contro in una condizione peggiore di Schacht, seppe rendere all’Italia e mantenere senza gravare nella spesa pubblica e senza indebitare la RSI il tesoro che oggi possiamo vantare di avere.

Credo che le attuali forze politiche e finanziarie, se solo sapessero leggere e scrivere, potrebbero attingere da questi due uomini innumerevoli suggerimenti di come scampare dal baratro che siamo ormai destinati. Ma la storia, sovente, non insegna a correggere e l’uomo segue bellamente il suo tracciato verso il patibolo che si è costruito.

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