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Gaza, nel silenzio urlato di Vattimo

18 luglio 2014 Lascia un commento

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I sanguinosi avvenimenti che si stanno succedendo a Gaza lasciano spazio a poche parole: 230 morti e migliaia di feriti molti dei quali bambini donne ed anziani. Manca luce gas, acqua i servizi elementari per le persone e in questo lager il mondo occidentale distogli lo sguardo dalla pulizia etnica che i si sta attuando.

Nessun politico alza la voce contro questi misfatti, nessun uomo di religione, in particolare il Papa, condanna l’efferatezza dei massacri che si compiono, nessuno, salvo qualche piccola voce subito zittita dalla comunità ebraica Italia come antisemitismo.

Il solito trucco, la solito tecnica per creare il senso di colpa che ormai non ha nessun più valore di esistere, perché se semita equivale a massacrare un altro popolo derubandolo della sua terra, privandolo dell’aria che respira, dell’acqua per dissetarsi, delle medicine per curarsi allora credo che tutti siamo antisemiti. Non c’è nessuna giustificazione per versare il sangue di una popolazione che ha abitato lì in quelle terre da migliaia di anni, salvo quella di rubarla e di controbattere (con le armi, gli omicidi mirati) tutte le volte che i palestinesi tentano di alzare la testa per un grido di dolore.

Ma anche i media italiani, come sempre, chiudono tutti gli occhi per non voler vedere, per assecondare, per evitare imbarazzanti figure con il macellaio-sionista. Sia mai che perda qualche buon affare per quattro pidocchiosi di arabi!…E il massacro continua.

Per fortuna ci pensa uno che peli sulla lingua non li ha.

E’ Vattimo, il filosofo cantore delle libertà sessuali, della parità sociali, degli animali (ma in questo caso non si riferisce ai sionisti che non appartengono al regno animale) che in un’intervista a Radio24 espone apertamente e con grande verità d’espressione il pensiero comunemente taciuto dai più. Si riportano alcune sue affermazioni: «Israele stato canaglia». «Israele stato nazista e fascista, peggio di Hitler», «Andrei a Gaza – dice Vattimo – a combattere a fianco di Hamas, direi che è il caso di fare le Brigate Internazionali come in Spagna, perché Israele è un regime fascista che sta distruggendo un popolo intero, in Spagna non era niente in confronto a questo. E’ un genocidio in atto, nazista, razzista, colonialista, imperialista e ci vuole una resistenza. L’unica cosa seria è che ci vogliono le brigate internazionali», «Israele vuole distruggere definitivamente i palestinesi, è una guerra di puro sterminio. Sono peggio di Hitler perché hanno anche l’appoggio delle grandi democrazie occidentali (che Hitler non aveva, ndr)» e via di seguito con altre esposizioni più che condivisibili, specialmente quella sull’omerta dei media italiani ed occidentali foraggiati dalle grandi lobbi ebraiche internazionali che appoggiano Israele.

 

A supporto delle sue parole c’è la dichiarazione della bella sionista  Ayelet Shaked (parlamentare del Knesset) che innocentemente esprime il suo disappunto per la questione palestinese: "They have to die and their houses should be demolished so that they cannot bear any more terrorists," Shaked said, adding, "They are all our enemies and their blood should be on our hands. This also applies to the mothers of the dead terrorists.”

Devono morire (i palestinesi) e le loro case devono essere distrutte così non potranno avere altri terroristi. Sono i nostri nemici e il loro sangue dovrebbe scorrere sulle nostre mani e questo deve essere fatto anche alle madri dei terroristi morti.

La democrazia del Non-Stato si esprime anche in questa maniera, ma in un passato recente, in quella culla di rispetto come ebbe a dire nel 2000 Peres in occasione del 150° anniversario della nascita di Jabotinsky: «He did not forget that democracy is not just elections and decisions, it is a system of relations, a system of manners. It is, above all else, a constant test of humanitarian culture.» (quest’ultima frase induce a chiedersi se ancora non abbiano concluso i test per una cultura umanitaria) accadde, per esempio, che il ministro degli interni propose una legge per deportare oltre 50.000 persone tra sudanesi ed eritrei che avevano chiesto asilo politico e che essendo di religione ebraica si erano rifugiati in Israele. Ma va da se che essi, le bestie, non appartenendo alla razza bianca eletta da dio, non possono essere considerati sicuri e per tale motivo vanno espulsi  dal paese e incarcerati quelli che potrebbero portare disordini creando apposta dei luoghi di detenzione per loro.

Agli osservanti delle parole del vecchio testamento (1 Samuele 17,49):«Davide cacciò la mano nella bisaccia, ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il Filisteo in fronte. La pietra s’infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia a terra.»

25 maggio, votare contro il “Trattato Commerciale Transatlantico”

16 aprile 2014 Lascia un commento

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Mentre il polverone del Renzi bamboccio polarizza la politica italiana in cose irrealizzabili l’Unione Europea scende a patti nella messa a punto del Trattato Commerciale Transatlantico con gli Stati Uniti.

Pochi ne parlano, i media più in vista se ne guardano bene, eppure questo trattato porterà le diverse nazioni europee a servire le grandi multinazionali senza poter far valere le leggi nazionali od europee utilizzando un meccanismo che si insinua nelle pieghe giuridiche (investor-state dispute settlement).  
Alcuni casi possono togliere i dubbi sulla questione e il blog di vocidallestero le riassume bene:

  1. l governo australiano, dopo un grande dibattito dentro e fuori del parlamento, ha deciso che le sigarette avrebbero dovuto essere vendute in semplici pacchetti, contrassegnati solo con delle scioccanti avvertenze per la salute. La decisione è stata convalidata dalla Corte Suprema Australiana. Ma, in seguito a un accordo commerciale tra l’Australia e Hong Kong, la società del tabacco Philip Morris ha agito presso un tribunale offshore per ottenere una ragguardevole somma a titolo di risarcimento per la perdita di quella che definisce una sua proprietà intellettuale.
  2. In Canada, un tribunale aveva revocato due brevetti di proprietà della società americana Eli Lilly, sulla base del fatto che la società non aveva prodotto prove sufficienti sui presunti effetti benefici dei suoi prodotti. Eli Lilly ora sta facendo causa al governo canadese per 500 milioni di dollari, e chiede che le leggi sui brevetti del Canada siano cambiate.
  3. Durante la crisi finanziaria, e in risposta alla rabbia dell’opinione pubblica, l’Argentina ha imposto un congelamento alle tariffe dell’energia e dell’acqua (vi suona familiare?) . E’ stata citata in giudizio proprio dalle società di servizi internazionali le cui alte tariffe avevano spinto il governo ad agire. Per questo e per altri crimini, l’Argentina è stata costretta a pagare più di un miliardo di dollari di risarcimento.
  4. A El Salvador, le comunità locali hanno pagato un caro prezzo (tre attivisti sono stati uccisi) per convincere il governo a rifiutare la concessione per una grande miniera d’oro che minacciava di contaminare le riserve idriche. Una vittoria per la democrazia? Non per molto, forse. La società canadese che aveva chiesto la concessione ora sta citando El Salvador per 315 milioni di $ – per la perdita dei suoi profitti futuri.

Nella realtà ci troviamo in una situazione nella quale le decisioni dei governi nazionali hanno poca voce in capitolo per ostacolare le prodezze delle multinazionali, ma i governi sono utili per far passare ed approvare leggi sopra la volontà dei popoli europei. Il caso prossimo delle elezioni europee dovrebbe far pensare. Appare sempre più evidente che la politica italiana e quella europea avrà un voce unica di accomodamento per questi grandi gruppi: lo stesso Hollande è volato a Washington per combinare quanto invece i francesi MAI vorrebbero che si attuasse: è di questi giorni infatti la notizia che la camera bassa francese abbia proibito l’uso di mais OGM anche contro le leggi europee. Se mai verrà approvata questa legge sicuramente la Francia si troverà a fare i conti con la Monsanto, la Dupont, la Bayer, la Down, ma è comunque un segnale che, anche gli europeisti più accaniti come alcuni francesi, si sta cominciando a capire, forse, che un’Europa senza regole e soprattutto oscuratamente manipolata da una commissione europea (non è eletta da nessuno) che può fare e disfare senza un controllo politico, non ha senso. La sinistra francese, tramite un suo rappresentante di spicco come l’economista Frédéric Lordon, ha criticato aspramente questa unione europea e così pure l’ex ministro per l’economia Jean Arthius denunciando sette punti:

«Primo – mi oppongo alla composizione privatistica delle controversie fra Stati ed imprese. Domani, come vuole la proposta americana, un’azienda che si ritenga lesa dalla decisione politica di un Governo vi potrebbe ricorrere. È l’esatto contrario della mia idea della sovranità degli Stati.
«Secondo – mi oppongo ad ogni messa in causa del sistema europeo di denominazione d’origine controllata. Domani, se l’hanno vinta gli USA, ci sarà solo un registro non vincolante, e solo per i vini e liquori. Una tale riforma ucciderebbe molte produzioni locale europee il cui valore poggia sull’origine certificata.
«Terzo – Mi oppongo alla firma di un trattato con una potenza che spia massicciamente e sistematicamente i miei concittadini europei, e le imprese europee. Fino a quando l’accordo non protegge i dati personali dei cittadini europei (ed americani se è per questo), non bisogna firmarlo.
«Quarto – Gli Stati Uniti propongono uno spazio finanziario comune transatlantico, ma rifiutano categoricamente una regolamentazione comune della finanza, come rifiutano di abolire le sistematiche discriminazioni fatte dalla piazze finanziarie americane contro i servizi finanziari europei. Io mi oppongo a questa idea di una “spazio comune” senza regole comuni, e che manterrebbe le discriminazioni commerciali.
«Quinto – Mi oppongo alla messa in causa della protezione sanitaria europea. Washington deve capire una volta per tutte che nonostante la sua insistenza, non vogliamo nei nostri piatti né animali trattati all’ormone della crescita, né prodotti OGM, né decontaminazione chimica delle carni, né sementi geneticamente modificati, né antibiotici non terapeutici nell’alimentazione animale.
«Sesto – Mi oppongo alla firma di un accordo che non includa la fine del dumping monetario americano. Dalla soppressione della convertibilità in oro del dollaro e al passaggio del sistema di cambi flottanti, il dollaro è allo stesso tempo la moneta nazionale statunitense, e l’unità di riserva e di scambi mondiale. La Federal Reserve pratica dunque continuamente il dumping monetario agendo sulla quantità dei dollari disponibili per favorire le esportazioni americane. La soppressione di questo svantaggio sleale suppone come propone la Cina, di fare dei «diritti speciali di prelievo» del Fondo Monetario la nuova moneta mondiale di riferimento. In termini di competitività, l’arma monetaria ha lo stesso effetto che i dazi doganali.
«Settimo – Al di là del settore audiovisivo, bandiera dell’attuale Governo (Hollande-Valls) che serve da foglia di fico alla sua viltà su tutti gli altri interessi europei nel negoziato, voglio che ogni “eccezione culturale” sia difesa. Specialmente, è inaccettabile lasciare che i servizi digitali nascenti d’Europa siano spazzati via dai giganti americani come Google, Amazon o Netflix. Giganti che essendo padroni dell’“ottimizzazione fiscale” [ossia del pagare le tasse nei Paesi di loro scelta, perché la tassazione è più lieve] fanno dell’Europa una colonia digitale.

I nostri politici che dicono? Nulla, vi pare? Da Letta a Monti, da Bersani a Berlusconi, non si scorge nessuna parola spesa per informare i loro votanti, anzi se ne stanno ben zitti. Che dire poi del M5S, forse uno dei pochi che potrebbe arginare la fine della sovranità nazionale. La Lega e tutti gli altri partiti antieuropei, da destra a sinistra, possono forse essere un argine, ma troppo grande è il frazionamento politico che caratterizza questa stagione politica. L’unica certezza è che non si dovrà assolutamente votare per i partiti di coalizione (PD e Forza Italia o come diavolo si chiama e tutta quell’accozzaglia di parassiti) e chi lo farà invece giocherà con il futuro dei suoi figli.

L’antisemita francese

30 dicembre 2013 Lascia un commento

 

E di questi giorni la pubblicità, anzi, la diffamazione che la televisione italiana sta portando avanti contro un comico francese Dieudonné M’bala M’bala.

Si tratta di un comico francese per anni impegnato nelle campagne antirazziste politicamente coinvolto fin dal 1997 tanto da prendere l’8% dei voti al Front National. Un uomo di sinistra di successo, come ce ne sono tanti in Italia, ma impegnato a favore dei “sans papier” una specie di Kyenge ma, contrariamente alla nostra ministro, di cultura francese. Ma perché adesso, in Italia, se ne fa una pubblicità negativa tacciandolo di antisemitismo, anche se nessuno prima lo conosceva?

Il tutto risale al 2003 quando in uno rappresentazione teatrale apparve travestito da colono israeliano con cappello nero da haredi e mimetica salutando il pubblico con “Heil Israel” (c’è da ricordare che i coloni sionisti, in barba a tutti i trattati  sottoscritti, continuano ad invadere la terra dei palestinesi, sottraendo la terra, le risorse idriche e ghettizzando gli abitanti di quei luoghi in lager, come sta accadendo a Gaza nel più totale silenzio dei media).
Da quell’istante l’intero mondo giudaico-sionista ha iniziato la sua opera diffamatoria, la denigrazione, la creazione di un non-uomo e tutto per ordine del Conseil Répresentatif des Institution Juives de France che è la copia dell’Anti Defamation League e dell’AIPAC americano, da quel momento Dieudonné non è apparso più nelle TV, ha perso contratti e gli amici della sinistra francese, che prima lo portavano in palmo di mano, l’hanno abbandonato al suo destino.

Ma perché tanto chiasso per un comico? Oltre all’antefatto Dieudonné ha prodotto una specie di saluto la “quenelle”, una specie di salsicciotto. Il gesto fu attuato tempo fa alle autorità francesi, forse in risposta alla continua vessazione, ma tanto è bastato che la LICRA (Ligue internationale contre le racisme et l’antisémitisme) accusasse Dieudonné di antisemitisimo indicando con quel gesto come un atto di sodomizzazione della Shoa.

E’ bastato questo per scatenare in youtube una valanga di un “Te mettre une quénelle” per ridicolizzare una denuncia senza fondamento. Ma i sionisti non perdonano, sono arroganti, permalosi e isterici e non hanno il minimo senso dell’umorismo.

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(dell’Interno Manuel Valls, sionista sfegatato, mentre posa sorridente e ignaro fra giovani che gli fanno il gesto dell’ombrello)

Il peggio delle foto si sono avute a cause di due soldati messi a guardia della sinagoga di Parigi nel XVI° Arrondissement che si sono fatti riprendere con il gesto della “quenelle”.

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Scoperti sono stati sospesi e messi in punizione: non si scherza con le sinagoghe (ma con le chiese abusate dalle femen questo sì). il risultato della punizione ha avuto l’effetto che altre militari si sono fatti riprendere facendo la “quenelle”.

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Il ministro dell’Interno, quello della foto, dopo questi fatti ha minacciato di prendere serie misure penali e Dieudonné, in risposta alla minaccia, ha chiesto la messa la bando e la denuncia “per nocumento all’ordine pubblico” contro la LICRA raccogliendo oltre 100 mila firme.

Ma tutto questo sta creando in Francia un movimento di esasperazione contro la selvaggia espropriazione culturale che sta avvenendo a favore di regole giudaiche appoggiate dal governo Hollande (sionista) e dalla combriccola giudaica di Henry Levy, Harlem Désir( grande sostenitore dei diritti dei gay) e Bernard Kouchner . L’esasperazione è così vivida che durante le marce contro i matrimoni omosessuali e le proteste anti tasse in Bretagna una loro delegazione è arrivata sotto i palazzi del potere per fischiare lo stesso Hollande.
Un altro fatto ha dell’incredibile: Dieudonné si è permesso di cantare una canzoncina dal titolo “Shoananas” sollecitando così la LICRA e SOS Racisme a citare il comico facendolo condannare a 20 mila euro di ammenda, ma che ha subito interposto il ricorso in appello. Al processo un folto gruppo di sionisti pronti a creare la bagarre si sono trovati di fronte anche un folto gruppo di sostenitori di Diuedonné i quali, cantando la Marsigliese, hanno messo fine, grazie anche alle forze di polizia alla pietosa scena sionista. Il video è meglio di mille parole:

 

E noi italiani che facciamo? Copiamo le parole del giornale giudaico sionista “Le Monde” e storpiamo i fatti negando la cultura, ma tacciando un uomo e un pensiero come antisemita.

Ma su MPS si dice veramente tutto?

4 febbraio 2013 Lascia un commento

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Nel 2008 la banca Lehman Brothers dichiara fallimento per un debito di 613 miliardi di dollari. La Fed ed il governo Usa, guidato da Obama, non applicano il “Chapter 11” per il salvataggio. E’ bagarre e panico in tutto il mondo finanziario. In Italia alcune ripercussioni da allora ad oggi non sono ancora terminate, anzi, il bacillo del lievito-bancario è più che mai attivo e il velenoso pane che i criminali banchieri hanno preparato, è ormai sulle nostre tavole.

Il cane da guardia del colle più alto di Roma dichiarava il 1° febbraio:”Abbiamo spesso degli effetti non positivi, quasi dei cortocircuiti tra informazione – che tende ad avere il massimo di elementi per poter assolvere a un ruolo di propulsione alla ricerca della verita’ – e, nello stesso tempo, riservatezza necessaria delle indagini giudiziarie e rispetto del segreto d’indagine“.

Ma vediamo cosa intende quell’inveterato comunista massone.

Nell’autunno del 2007 MPS emette una delibera ufficiale firmata Gabriello Mancini (deputato ente fondazione mps) con la quale vengono “ingaggiati gli advisor che dovranno gestire, controllare e riferire l’andamento degli investimenti finanziari e l’intera procedura relativa all’acquisizione di Antonveneta”. Firmano l’accordo con tre società: J.P.Morgan, Credit Suisse a Banca Leonardo. Costo delle competenze 4.980.000.000 di euro (poco meno di 5 miliardi).
Scelgono anche il delegato dell’intera operazione, Mr. Monti jr., il figlio dell’attuale premier dimissionario Mario Monti, in quanto direttore responsabile del marketing operativo europeo di J.P.Morgan, colosso finanziario statunitense. Il tutto con beneplacito della direzione di PD, PDL, Udc e logge massoniche locali.
Due mesi dopo, una ulteriore delibera accredita a J.P.Morgan un successivo milione di euro secco extra, di cui non esiste fattura alcuna di riscossione essendo avvenuto su conto estero/estero. Il presidente di MPS è Muccari e vice presidente che deve mettere la firma è Francesco Caltagirone, suocero di Casini. Ma è necessaria l’autorizzazione definitiva sia del sindaco di Siena che del presidente della provincia, i quali autorizzano e firmano la delibera che dà pieni poteri a questi colossi di gestire i loro soldi. Non c’era nessun senese che non lo sapesse, anche perché non appena parte l’operazione arrivano soldi per tutti a Siena, dai grossi imprenditori al modesto barista che voleva ristrutturare il suo locale.

Nel 2008 MPS eroga 222.000.400 di euro (duecentoventidue milioni di euro) come “cifra da devolvere come investimento di beneficenza nel territorio” e partono altri soldi che ricadono a pioggia sull’intera città e provincia. A novembre di quell’anno, lo Stato provvede a fare un prestito voluto da Giulio Tremonti di 2 miliardi di euro al fine (così è scritto) “di consentire all’istituto di rispettare i parametri e i dispositivi previsti dagli accordi europei”. Tale cifra viene investita nel seguente modo: 1 miliardo per acquistare bpt italiani, 600 milioni in derivati scelti da J.P.Morgan (cioè Mr. Monti jr.) e 400 milioni in “beneficenza” di cui si occupa la Banca Leonardo che chiude una joint venture per “gestire il patrimonio nel territorio” con la Banca Mediolanum. Non è dato sapere dove siano andati a finire questi soldi perché essendo una “fondazione benemerita” che non paga tasse, si avvale (nel rispetto della privacy!!) del diritto di non rendere pubblico il nominativo di chi gode della beneficenza dell’ente che deve risultare anonimo. Nel 2010, Tremonti fa avere alla banca circa 25 miliardi di euro, con i quali MPS fa lo stesso giochetto: acquista circa 15 miliardi di bpt così abbassa lo spread, ne investe 9 in speculazioni azzardatissime e un altro miliardo così, a pioggia, nel territorio, di cui si sa poco o nulla. Per celebrare la bontà dell’operazione viene chiamato come “consulente e advisor d’aggiunta” l’on. Gianni Letta, a nome di Goldman Sachs, il quale provvede a fare in modo che venga varata una delibera nei primi mesi del 2011 nella quale si sostiene che “la fondazione per fare cassa e poter dunque sostenere l’ònere dell’operazione di acquisizione di banche terze, delibera di cedere il pacchetto delle proprie azioni privilegiate nell’ordine di 370 milioni di euro al nuovo advisor aggiunto Goldman Sachs, nella persona del suo consulente delegato rappresentante on. Gianni Letta”. E così, si trovano insieme, nel 2011, la famiglia Monti, la famiglia Letta, la federazione del PD sia di Siena città che di Siena provincia, i Caltagirone, con il management direttivo che è composto da massoni indicati dalla federazione del PD. Nel solo 2010, Giulio Tremonti fa avere alla banca circa 40 miliardi di euro che seguono il solito giro di sempre, creando un vorticoso anello virtuale di grande salute finanziaria delle banche italiane e di tenuta della nostra economia, perché si tratta, in pratica, dello stato che si compra i titoli da solo fingendo che li stia comprando il mercato. Ma l’economia, prima o poi vuol sapere i conti reali. E nel giugno del 2011 cominciano i guai. J.P.Morgan, Goldman Sachs e Credit Suisse si ritirano, “grazie e arrivederci abbiamo fatto il nostro lavoro”, e a MPS si accorgono che dei 32 miliardi complessivi investiti in derivati non soltanto non hanno guadagnato un bel niente, ma è tutto grasso che cola se riescono a recuperare sul mercato qualche miliarduccio. Devono quindi coprire il buco. Perché? Semplice: hanno messo in bilancio negli ultimi due anni le cifre dei guadagni sui derivati presentando il tutto come soldi acquisiti mentre, invece, erano virtuali. Quindi i bilanci erano truccati. Non si sa a quanto ammontino le perdite. Lo sanno soltanto, presumibilmente , Gianni Letta e Monti jr. Lo stato, però, in quel giugno del 2011 non ha davvero più soldi da dare a MPS, perché solo nel 2010 Giulio Tremonti ha fatto avere complessivamente al sistema bancario italiano 89 miliardi di euro, di cui circa 20 miliardi passati alle fondazioni (Lega Nord) di Banca Carige, Banco di Desio e Brianza, Banco di Brescia, Banco Popolare di Valtellina, Banca di Sondrio (per questo l’hanno voluto nella loro lista) che si comportano come MPS, lo stesso tipo di giochetto.

Ma a giugno del 2011 sono finiti i soldi. Il management di MPS è disperato: non c’è più lo Stato a tirar fuori il grano, come si fa? Ghe pensi mì, dice Mario Draghi, conosco gente in Europa. E così il 10 giugno del 2011 fa avere subito 350 milioni da 12 banche europee, altri 400 milioni dallo stesso consorzio e successivi 2 miliardi da un pool di altre 19 banche europee ma MPS è ormai un colabrodo, perché i soldi servono soltanto a pagare gli interessi composti sui derivati. Il management, infatti, ha venduto carta straccia a 10 a gente che si è assicurata: quella carta, a giugno del 2011 vale 2 quindi adesso MPS deve pagare anche l’assicurazione . E così, entra in campo lo spread.

Una parola ignorata dagli italiani fino al giugno del 2011. PD PDL Udc Lega Nord Massoni senesi e Vaticanensi pensavano che il giochetto fosse eterno. E invece non era così. MPS si rivolge quindi al mercato che gli sbatte la porta in faccia e si trova davanti a tre alternative: a) fallisce; b) vende titoli tossici che nessuno vuole; c) vende i bpt italiani di cui ne ha almeno 80 miliardi scadenza a 2 5 e 10 anni.

Sceglie l’opzione C.

Gli viene imposta da tutta la classe politica.

E così, l’intera classe politica italiana (con l’aggiunta della famiglia Monti) dà il via.

Ma il mercato è implacabile.

E quelli di Goldman Sachs e di J.P.Morgan sanno i conti veri di MPS (li hanno gestiti loro) e così spargono la voce che la banca è disperata perché “tecnicamente” è già fallita e consiglia ai clienti di acquistare a peso morto bpt italiani scommettendo sull’innalzamen to alle stelle dello spread italiano puntando all’implosione del sistema economico italiano. Il bello è che, in questo giro perverso, partecipa addirittura MPS, perché i malati si comportano così: la terza banca italiana si lancia nel luglio del 2011 in una gigantesca operazione finanziaria puntando tutto sui debiti delle banche italiane, e le altre banche italiane la seguono. Da cui, finalmente si è riuscita a sapere la vera verità.

La truffa dello spread iniziata nel giugno del 2011 non era una truffa: era reale.

E non fu un attacco della speculazione internazionale, bensì un attacco suicida delle banche italiane, guidato da MPS che, per coprire le proprie perdite, vendeva sul mercato secondario miliardi e miliardi di bpt italiani come se fossero carta straccia, diminuendo il nostro potere d’acquisto, aumentando il disavanzo pubblico e rendendosi responsabili, nonché protagonisti, dell’ultima mazzata inferta alla Repubblica Italiana.”

Possiamo dire che nessuno sapeva? Che i politici e gli amministratori di regione, provincia e comune di Siena non sapevano? Ma come mai tra le mistificate azione della GdF nessuno è intervenuto e solo ora alcuni “ruttini” vengono fuori dalla gola profonda di MPS? Chi non ha avuto si riprende la rivincita, facendola pagare cara però al popolo italiano, ma il nostro rothwailer del colle più alto di Roma, ci dice che le cortocircuitazioni non possono essere il sistema di indagine e che ci vuole riservatezza e rispetto del segreto.

ref: il morbo MM

Morto ad Atene per la troppa ricchezza e libertà delle classi meno abbienti

18 ottobre 2012 Lascia un commento

E’ notizia di poche ore fa, in Grecia a causa delle limitazioni economiche e delle strategie della classe dirigente politico-finaziaria che sta spremendo il popolo greco fino a togliergli l’ultima goccia di sangue ad Atene ci sono state manifestazioni con relativo morto. Questo sono le radici sulle quali si base il Nobel dato all’Europa per la stabilità, il benessere e la pace che regna sovrana.

Democrazia o rivoluzione?

18 ottobre 2012 Lascia un commento

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Il buono della democrazia è che si parla, si discute, si fanno congetture, si intrecciano accordi e poi si cerca di materializzare il miscuglio di parole che si è generato.

E’ paragonabile al chiacchiericcio delle galline razzolanti in attesa del brodo della massaia, prima o dopo tutte finiranno sul piatto del contadino.

Siamo in dirittura d’arrivo per le prossime elezioni e le scelte rimaste al votante si sono ridotte al lumicino. Tutti o quasi, hanno le mani sporche; tutti si sono inzaccherati le scarpe per aver percorso delle strade sporche del fango della collusione e della corruzione. Forse pochi si salvano ed anche questi ne escono malconci per la cattiva pubblicità procurata dall’attività dei loro colleghi più scaltri, più ladri e più disonesti.

Cosa ci offre la politica e ci troviamo:

  • Partito Democratico PD): Bersani, Bonino, Castagnetti, Colaninno, Colombo, D’Alema, D’Antoni, Damiano, Franceschini, Letta, Minniti, Renzi, Rosi-Bindi, Rutelli, Veltroni, Vendola.
  • Unione di Centro (UDC): Binetti, Buttiglione, Casini, Cesa, Pezzotta.
  • Italia dei Valori (IdV): Di Pietro.
  • Lega Nord (LN): Bitonci, Bossi, Dal Lago, Maroni.
  • Gruppo Misto (GM): Craxi, La Malfa, Mannino, Ronchi, Tabacci.
  • Popolo della Libertà (PdL): Alfano, Berlusconi, Boniver, Brambilla, Brunetta, Cicchitto, Cirelli, Fitto, Gelmini, Ghedini, La Russa, Lusi, Mussolini, Prestigiacomo, Tremonti.
  • Futuro e Libertà (FLI): Bocchino, Buongiorno, Della Vedova, Fini.
  • Popolo e Territorio: Guzzanti, Pionati, Scilopiti.

Tra quelli elencati, credo che nessuno potrebbe ambire alla carica di Capo del Governo, li votereste voi? Io no! Oltre a loro adesso e nel silenzio assordante dei media allineati al potere c’è il Movimento 5 Stelle di Grillo (chissà perché 5 stelle che ricorda tanto la simbologia massonica del pentalfa?) che dice le cose di pancia come molti vogliono sentire, ma che sotto-sotto si scopre che le sue parole sono suggerite, condivise dalla comunità europea, soprattutto quella d’oltremanica. In altri termini è un cavallo di troia che nell’illusione della demagogica arringa di piazza inebetisce, anche umoristicamente, quelli che l’ascoltano.

Nel gruppetto di sopra c’è il rottamatore di Renzi, quello che metti tutti contro tutti, il picconatore alla Kossiga che non risparmia nessuno in nome di una giustizia fatta e creata con la stessa regola con la quale eventualmente verrà eletto, sempre che vinca le primarie (5 milioni di voti!!).

Credo che non ci sia nessuna vergogna nel dire che tutti gli altri non meritano nessuna menzione, salvo quella di rendere al popolo italiano gli anni di ruberie.
Ma anche questo è un luogo comune, perché hanno rubato legalmente con leggi che si sono autoprodotte e che destra e sinistra hanno approvato, nessuno escluso e tutti colpevoli. Possiamo biasimare chi, non avendo né arte e né parte, sceglie la carriera politica e porta a casa stipendi da sogno producendo leggi inumane, colludendosi con la malavita? Un sistema di questo genere è il prodotto che è stato generato dall’Unità d’Italia e dalla vittoria sul fascismo con l’aiuto del malaffare, della massoneria e dei disonesti, quindi non meravigliamoci: tutti figli della lupa a succhiare dalle sue mammelle, finché da latte.

Quindi nello scenario attuale non c’è nessuno che vale un misero voto, zero totale. Chi rimane? Non facciamo nomi! E allora cosa potrebbe accadere? Nessuno va a votare (impossibile) e in automatico, come è accaduto e continua ad accadere in Lussemburgo, viene nominato dal presidente della repubblica, un governo ad interim.

Ora visto che il presidente della repubblica ha un debole per certe persone, il governo che prenderebbe carica sarebbe quello attuale, il Governo Monti, con qualche piccola modifica, qualche piccolo adattamento. Continuerebbe ad agire per sfasciare la già martoriata Italia producendo disastri su disastri. E tutti quelli che erano prima in politica?
Rimarrebbero al loro posto, perché il tecnicismo bancario di Monti ha bisogno della facciata per far capire alla gente che quello che verrà attuato sarà il risultato di scelte condivise con la politica sulla quale cadranno le colpe.

E’ evidente quindi che in questa marea di scorie sub-umane qualsiasi strada che si percorra legalmente viene immediatamente bloccata perché il potere, ovvero il sistema di potere, è detenuto dagli stessi che vogliono farci credere di cambiarlo a nostro favore. Si sono costruiti la loro torre dorata dalla quale, ancora per poco, ci gettano gli avanzi dei loro pasti. Non ci sono vie d’uscita e le uniche percorribili prevedono, ovviamente, la rivoluzione.

Ma noi italiani siamo talmente fessi che non ci accorgiamo di essere sommersi velenosamente da un odio verso le stanze del potere dove ogni giorno si commettono gravi danni alle casse dello stato: regioni, provincie, comuni enti, ospedali, l’intero sistema ci ‘appare’ allo sfascio. Ho detto appare nel senso che è quello che vediamo e che leggiamo, ma non vediamo lo sfascio quello vero, che non vogliono farci vedere e che è molto più grande, che produrrà la vera catastrofe economica del nostro paese.

E’ pur vero che è necessario pulire, fare ordine e risparmiare, ma nelle vellutate stanze ovattate dei salotti buoni del Quirinale, della Camera e del Senato gli accordi si intrecciano e così accade anche in altri parti d’Italia, soprattutto nelle sedi della fondazioni bancarie dove si studiano sistemi e metodi per non affondare.

Lo stato italiano ha pagato 3,9 miliardi per salvare la Banca Monte Paschi (diretta da Mussari, ora a capo dell’ABI) – A gennaio lo stato italiano ha pagato 2,4 miliardi per dei derivati che aveva in pancia (anticipandone la scadenza) alla Morgan Stanley per chiudere una posizione in titoli derivati aperta nel lontano 1994, quando direttore del Tesoro era l’attuale governatore della BCE, Mario Draghi. A queste piccole chicche miliardarie adesso dobbiamo aggiungere la politica che Monti ha attuato in piena sintonia con la BCE, il FMI e la Banca Mondiale. La creazione del fondo salva stati (MES), un devastante metodo per mettere il cappio al collo ai sottoscrittori di questo fondo e in questo fondo sono stati versati 27 miliardi. Infatti 27 miliardi sono il 40% dei denari che il governo Monti ha racimolato da inizio anno (circa 70 miliardi), ma questi soldi a debito NON sono serviti per nessuna voce di bilancio interno, ma solamente per la partecipazione a questo infame fondo. Siamo già arrivati a 33,3 miliardi sottratti all’economia ed andati ad arricchire il settore bancario-finanziario.

In compenso le perdite sociali, di lavoro, di attività di efficienze contribuiranno a deperire e a comprimere ulteriormente le prossime finanze. E’ il cane che si morde la coda, perché se da un lato si aumenta la tassazione diretta e soprattutto indiretta e le banche non fanno il loro lavoro di prestare il denaro, la società lentamente non potrà più pagare le tasse, non acquisterà nessun bene, limitandone solo a quelli strettamente necessari con la tragica conseguenza di una stagnazioni di lungo periodo. Contemporaneamente i fallimenti la faranno da padrone, così che anche le insolvenze dei mutui arriveranno a livelli mai visti e qui…avremo il patatrac, poiché le banche, con in pancia centinaia di miliardi di mutui insoluti non potranno altro che fallire miseramente, portandosi nel baratro però anche quelli che non sono responsabili.

Questo è lo scenario che è stato costruito con certosina meticolosità da certi personaggi e con l’avvallo della politica collusa da oltre 40 anni di inciuci, compromessi, scambi di voto e di casacca. E il popolo italiano, stupidamente fesso ed ignorante, ha la supposta idea che con il voto, espressione popolare, possa cambiare qualcosa. Non cambierà nulla, perché si sappia chi ha il potere in mano non lo cederà mai e farà di tutto per tenerci nel limbo, nell’ignoranza, nella sudditanza ed ogni provvedimento che verrà preso sarà il pretesto per un mondo migliore, per una europa migiore, per una condivisione del benessere. Tutte fandonie e placebo per farci digerire i bocconi avvelenati che ci faranno ingoiare.

Unica soluzione per un cambiamento: rivoluzione!

Euro irreversibile o bancarotta annunciata del sistema bancario?

6 settembre 2012 Lascia un commento

Oggi 6 settembre 2012 ennesima iniezione di cocaina bancaria.

Mario Draghi ha infatti prodotto quello che, secondo le sue parole sarebbe, la maniera migliore per salvare l’area euro, perché come dice lui stesso, l’euro è irreversibile, mentre sappiamo che l’irreversibilità, date le condizioni restrittive dei vari trattati e delle condizioni vessatorie del Fondo Monetario Internazionale, è la situazione economica nazionale ed internazionale.

A questo e con rispetto riporto un interessante ed illuminante articolo di Chicago.blog:

Quando la BCE tra il mese di luglio 2011 e il mese di febbraio 2012 ha immesso nel sistema bancario europeo 1,3 trilioni di euro (in soli nove mesi!) per soccorrere il sistema bancario (espandendo così il suo bilancio a tre trilioni, una cifra ben superiore al PIL tedesco) avrebbe dovuto essere chiaro che l’estrema gravità della crisi europea non solo era di molto superiore a quella di cui i leader europei parlavano, ma che fino ad allora avevano mentito sulla reale esposizione dei paesi membri che ha reso la crisi irreversibile. Non è l’euro ad essere irreversibile come dice il governatore della BCE, ma la sua crisi.

Ancora oggi la reale ampiezza della voragine che si è spalancata nell’eurozona ci è ignota e solo la “liquidazione” del sistema potrebbe fare emergere la verità.

Si consideri ad esempio la crisi della Grecia iniziata nel 2010 e dopo ben due anni rimasta irrisolta. Questo paese rappresenta appena il 2% dell’economia europea e si sta facendo di tutto per ritardarne l’uscita dalla eurozona. Il vero motivo? Per gli analisti che hanno ben scavato nei bilanci, la reale esposizione greca verso i paesi membri, è di oltre 1 trilione. Ecco il motivo per cui l’Europa continua a erogarle denaro nonostante sia in bancarotta completa e non abbia ottemperato a nessuna delle misure fiscali richieste. Si temono le ripercussioni della sua uscita su un sistema bancario già barcollante.

Nel 2012 è poi esplosa la crisi della Spagna che ha riguardato contemporaneamente il sistema bancario e il debito sovrano. Nel giro di appena un week end si è cercato di tamponare la falla, ma poi ci si è accorti che era un’altra voragine che faceva anche di questo paese un problema europeo: Tutto il sistema bancario è seduto infatti su una polveriera: il mercato del debito spagnolo, pari a €2.1 trilioni. L’Europa funziona così: quando i paesi emettono debito questo viene immediatamente acquistato dal sistema bancario e parcheggiato nei bilanci come “senior asset”, cioè come attivo a basso rischio (!). Le banche quindi concedono prestiti a terzi e fanno colossali operazioni di investimento a fronte di questo attivo. In caso di default della Spagna gli attivi a copertura del portafoglio investimenti andrebbero quindi immediatamente in fumo e i tassi di interesse salirebbero alle stelle facendo crollare tutto il sistema europeo. E accenniamo solo di sfuggita a ciò che accadrebbe al mercato dei derivati basati sui tassi di interesse preesistenti. Molto probabilmente Wall Street verrebbe chiusa per qualche tempo. Insomma la Spagna, come la Grecia, rimane un grave problema irrisolto.

Se l’Italia naviga in difficoltà non godono buona salute neppure Francia e Germania il cui debito rispetto al PIL è ormai al 90%, un livello che di solito fa scattare il declassamento di un paese da parte delle agenzie di rating.

Eppure, nonostante questa realtà, il governatore della Banca Centrale, Mario Draghi, ostenta sicurezza facendo intendere di avere sotto controllo la situazione e di poter risolvere tutti i problemi. Noi, invece, crediamo che l’euro sia in coma irreversibile e che quindi the game is over. In altri termini non esiste nessuna strategia politica e finanziaria credibile che possa salvare l’eurozona.

Proviamo infatti ad analizzare le opzioni di salvataggio e la loro plausibilità concentrandoci soprattutto sulle due entità portanti dell’eurozona la BCE e la Germania a fronte dei meccanismi di salvataggio come l’EFSF, l’EMS e il FMI.

BCE. Molti credono che la soluzione sia una banca centrale europea che operari come l’omologa statunitense acquistando su larga scala i titoli di debito pubblico in cambio di denaro di nuova creazione. Ma si sbagliano di grosso se credono alla percorribilità concreta di questa opzione. Primo, Mario Draghi ha detto con chiarezza che la banca centrale potrebbe intervenire solo in caso che i paesi bisognosi rispettino le misure di austerità, mandino ad effetto le riforme strutturali e cedano sovranità (quanta?) al governo di Bruxelles. Se queste sono le condizioni poste dal Governatore, pensiamo che non si realizzeranno mai, soprattutto l’ultima (terrificante): la cessione di sovranità al governo di Bruxelles. Ergo la BCE non acquisterà direttamente titoli di debito dai paesi membri. E se anche lo volesse fare avrebbe il veto della Germania che vede in questa operazione il rischio di una iperinflazione.

Secondo. Non bisogna dimenticare che la crisi europea non è di liquidità ma di insolvenza, aka di capitale. Nel primo caso l’acquisto di bond in cambio di denaro fresco (cash for trash) potrebbe temporaneamente alleviare le difficoltà del sistema bancario che, ufficialmente, ha una leva finanziaria di 26 a 1. Ciò significa che ogni 26 euro del suo attivo (prestiti erogati a terzi) sono garantiti da appena 1 euro di capitale. Quindi, con una leva così alta, basterebbe un ribasso dell’attivo di appena il 3,8% (ad es. per perdite su crediti o diminuzione delle quotazioni dei titoli) per azzerare il loro capitale. In realtà la precarietà del sistema è ancora più acuta se si pensa che la leva finanziaria è in molti casi è superiore, cioè di 30 a 1, di 50 a 1 o addirittura di 100 a 1 come nel caso delle banche francesi (quando la Lehman Brothers è fallita aveva una leva finanziaria di 30,7 a 1). In una situazione di scarsa liquidità sostituire titoli con contante alle banche farebbe comodo. Tuttavia poiché la crisi di liquidità deriva dalla crisi di insolvenza, l’operazione cash for trash sarebbe controproducente perché rimuoverebbe dall’attivo delle banche i titoli che, come abbiamo accennato più sopra, rappresentano il collaterale per ottenere prestiti e per effettuare investimenti. E le banche hanno bisogno disperato di “attivo”. Terzo. Tecnicamente la BCE potrebbe acquistare, come nel passato, direttamente titoli sul mercato, ma questa iniziativa è stata abbandonata da quattro mesi appunto perché la Germania (e la Bundesbank) si è opposta e continua ad opporvisi. E’ chiaro che la BCE non può muoversi in autonomia ma deve aver l’assenso della Germania perché senza questo paese l’euro cesserebbe di esistere. Inoltre non ci si dimentichi che quando nel 2011 la BCE acquistò debito sovrano non risolse alcun problema e perse il controllo del mercato del debito. Infine, oltre il 25% del suo bilancio è già costituito dal debito dei PIIGS e aumentare questo attivo (aka spazzatura) metterebbe a rischio la sua stessa solvibilità.

Allora la BCE potrebbe acquistare il debito di concerto con l’EFSF e l’ESM. Ma anche questa opzione è problematica. L’EFSF dopo il primo salvataggio spagnolo (100 miliardi) è rimasto con una debolissima potenza di fuoco, appena 65 miliardi di euro. Quanto al nuovo fondo ESM di 700 miliardi non è stato ancora ratificato. Che sia ratificato o meno il 12 settembre prossimo dalla corte costituzionale tedesca ha poca importanza sostanziale; la ratifica potrà solo protrarre lo stato comatoso della moneta unica. Infatti, se il fondo fosse approvato Spagna ed Italia dovrebbero contribuirvi al 30% per…salvare se stesse! Il che sarebbe veramente grottesco. Ma supponiamo che questi paesi siano esentati dal contribuirvi. In tal caso il peso del finanziamento (il 66%) del fondo ricadrebbe su Francia e Germania. Ma entrambe non hanno questa disponibilità finanziaria. E anche se l’avessero, mettendola a disposizione dei paesi periferici verrebbero immediatamente declassate dalle agenzie di rating. Il problema potrebbe essere superato facendo acquistare dall’ESM i bond. Ma anche questa opzione è impossibile: il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble è stato chiaro: L’ESM non sarà mai autorizzato ad acquistarli.

Allora quali altre misure resterebbero alla BCE per sostenere l’euro? Potrebbe lanciare il terzo LTRO (il quantitative easing in versione europea) cioè prestare direttamente un altro trilione (o altri due?) al sistema bancario perché acquisti il debito che la banca centrale non può acquistare direttamente. Ma l’effetto di questa operazione sarebbe lo stesso dei LTRO 1 e 2 precedenti: abbassare il valore dei bond, ridurre il valore dell’attivo delle banche, fare aumentare i rendimenti, cioè i tassi di interesse e rendere così ancora più costoso l’indebitamento nell’eurozona. Tutte le opzioni in mano alla BCE portano ad un circolo vizioso ritorcendosi sempre contro l’euro.

Conclusione: la BCE non può migliorare la situazione ma peggiorarla. La crisi infatti, lo ripetiamo, non è finanziaria ma economica e di insolvenza e acquisti di bond e monetizzazione del debito non possono nulla a fronte di un economia che non produce correnti di reddito sufficienti (la vera fonte del credito e della potenza di fuoco finanziaria) per ripianare perdite e debiti esponenziali.

Germania. E’, insieme alla BCE l’elemento chiave dell’eurozona. Ma come abbiamo già accennato il peso del suo debito sul PIL sta raggiungendo livelli preoccupanti (90%) e in corrispondenza dei quali la solvibilità di una nazione può venir messa in discussione. Inoltre bisogna ricordare che ha un’esposizione verso la UE di un trilione di euro pari al 30% del suo PIL erogato attraverso i vari meccanismi di salvataggio dei PIIGS. La Germania ha ormai esaurito le sue cartucce. Escludendo ormai completamente la soluzione degli eurobond a cui la Merkel ha opposto un irrevocabile nein, potenzialmente la Germania potrebbe salvare l’eurozona con l’aiuto della BCE accettando, in una forma o nell’altra, di monetizzare tutto il debito. Ma abbiamo già visto che questo è impossibile. Il prossimo anno il cancelliere tedesco deve affrontare l’elezioni e sa che la monetizzazione del debito potrebbe scatenare un’inflazione e danneggiare l’economia tedesca sulla quale l’agenzia Moody non fa rosee previsioni. Se la Germania perdesse lo status di tripla A sarebbe la fine immediata dell’eurozona, senza esitazioni. Il popolo tedesco già contrario ai salvataggi europei non tollererebbe mai un downgrade del merito del credito per il proprio paese. La Merkel impossibilitata ad aiutare i suoi partner europei può solo aggrapparsi alla speranza che i programmi di austerità e di riforme in corso negli altri paesi inneschino una ripresa e che l’export del suo paese non rallenti. Ma anche questa è un’ illusione. Le misure di austerità in atto nei paesi partner (per il modo in cui sono intese e realizzate) danneggeranno anche il suo paese. La Germania comunque insieme ad altri paesi come la Finlandia ha un piano di emergenza per l’eventuale uscita dall’euro.

Per quanto riguarda, infine il Fondo Monetario Internazionale rimarrà passivo per qualche tempo. Anche negli USA le elezioni sono imminenti ed Obama non si accollerà il rischio di un intervento che comporterebbe più tasse a carico dei contribuenti americani.

Game is over. Quattro mesi scrivemmo (Breve Profilo del Caos) che l’eurozona era un morto vivente e anticipavamo l’analisi che abbiamo qui solo dettagliato un po’ di più. Nulla è cambiato da allora e non è emersa alcuna opzione concreta che possa migliorare la situazione. I piani finanziari passati e quelli da attuare in prospettiva sono da Fannie Mae e Freddie Mac: disastrosi. La fine dell’esperimento dell’euro può non essere imminente. Ma è inevitabile. Non sarà assolutamente la fine dell’Europa che deve restare area di libero scambio, ma la fine di un sistema che non rende possibile la crescita economica e crea irresponsabilità, apatia e dipendenza dei paesi deboli dai paesi forti. La fine sarà dolorosa ma molto meno di quanto si pensi. Il suo mantenimento in stato di coma sarà altresì doloroso ma molto peggio di quanto si creda.

E’ evidente che siamo all’ennesima produzione di insolvenza, all’ennesima produzione di guadagni per il sistema bancario nazionale ed internazionale che nel frattempo metterà al riparo i propri attivi quando arriverà il crack finale.
Non definiamo la politica dell’attuale governo costruita da un collaterale di manigoldi (gli attuali politici) e nemmeno l’attività del governo stesso che piacente alla lobby bancaria, disinteressandosi dei problemi dell’economia reale e dei lavoratori, porterà la nostra nazione ad un servaggio mai visto prima.
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