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Posts Tagged ‘Ebraismo’

Ciò che l’uomo non fa Dio lo compie!

12 gennaio 2014 Lascia un commento

Lo sterminatore di Sabra e Chatila, Ariel Sharon, è morto!

Se la giustizia terrena non compie il suo ciclo, la natura – nella sua infinita pazienza – agisce imperturbabile e indifferente all’essere umano.
Ciò che i palestinesi hanno agoniato per anni (il giudizio alla corte dell’Aia per crimini contro l’Umanità) il male fisico che colpì Sharon ha reso quella giustizia cercata e sempre mascherata con la complicità delle nazioni europee e degli Stati Uniti una realtà, oggi, inoppugnabile.

Anche gli intoccabili, gli eletti, i figli della Shoa hanno sono giudicati e puniti in secula seculorum.

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L’antisemita francese

30 dicembre 2013 Lascia un commento

 

E di questi giorni la pubblicità, anzi, la diffamazione che la televisione italiana sta portando avanti contro un comico francese Dieudonné M’bala M’bala.

Si tratta di un comico francese per anni impegnato nelle campagne antirazziste politicamente coinvolto fin dal 1997 tanto da prendere l’8% dei voti al Front National. Un uomo di sinistra di successo, come ce ne sono tanti in Italia, ma impegnato a favore dei “sans papier” una specie di Kyenge ma, contrariamente alla nostra ministro, di cultura francese. Ma perché adesso, in Italia, se ne fa una pubblicità negativa tacciandolo di antisemitismo, anche se nessuno prima lo conosceva?

Il tutto risale al 2003 quando in uno rappresentazione teatrale apparve travestito da colono israeliano con cappello nero da haredi e mimetica salutando il pubblico con “Heil Israel” (c’è da ricordare che i coloni sionisti, in barba a tutti i trattati  sottoscritti, continuano ad invadere la terra dei palestinesi, sottraendo la terra, le risorse idriche e ghettizzando gli abitanti di quei luoghi in lager, come sta accadendo a Gaza nel più totale silenzio dei media).
Da quell’istante l’intero mondo giudaico-sionista ha iniziato la sua opera diffamatoria, la denigrazione, la creazione di un non-uomo e tutto per ordine del Conseil Répresentatif des Institution Juives de France che è la copia dell’Anti Defamation League e dell’AIPAC americano, da quel momento Dieudonné non è apparso più nelle TV, ha perso contratti e gli amici della sinistra francese, che prima lo portavano in palmo di mano, l’hanno abbandonato al suo destino.

Ma perché tanto chiasso per un comico? Oltre all’antefatto Dieudonné ha prodotto una specie di saluto la “quenelle”, una specie di salsicciotto. Il gesto fu attuato tempo fa alle autorità francesi, forse in risposta alla continua vessazione, ma tanto è bastato che la LICRA (Ligue internationale contre le racisme et l’antisémitisme) accusasse Dieudonné di antisemitisimo indicando con quel gesto come un atto di sodomizzazione della Shoa.

E’ bastato questo per scatenare in youtube una valanga di un “Te mettre une quénelle” per ridicolizzare una denuncia senza fondamento. Ma i sionisti non perdonano, sono arroganti, permalosi e isterici e non hanno il minimo senso dell’umorismo.

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(dell’Interno Manuel Valls, sionista sfegatato, mentre posa sorridente e ignaro fra giovani che gli fanno il gesto dell’ombrello)

Il peggio delle foto si sono avute a cause di due soldati messi a guardia della sinagoga di Parigi nel XVI° Arrondissement che si sono fatti riprendere con il gesto della “quenelle”.

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Scoperti sono stati sospesi e messi in punizione: non si scherza con le sinagoghe (ma con le chiese abusate dalle femen questo sì). il risultato della punizione ha avuto l’effetto che altre militari si sono fatti riprendere facendo la “quenelle”.

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Il ministro dell’Interno, quello della foto, dopo questi fatti ha minacciato di prendere serie misure penali e Dieudonné, in risposta alla minaccia, ha chiesto la messa la bando e la denuncia “per nocumento all’ordine pubblico” contro la LICRA raccogliendo oltre 100 mila firme.

Ma tutto questo sta creando in Francia un movimento di esasperazione contro la selvaggia espropriazione culturale che sta avvenendo a favore di regole giudaiche appoggiate dal governo Hollande (sionista) e dalla combriccola giudaica di Henry Levy, Harlem Désir( grande sostenitore dei diritti dei gay) e Bernard Kouchner . L’esasperazione è così vivida che durante le marce contro i matrimoni omosessuali e le proteste anti tasse in Bretagna una loro delegazione è arrivata sotto i palazzi del potere per fischiare lo stesso Hollande.
Un altro fatto ha dell’incredibile: Dieudonné si è permesso di cantare una canzoncina dal titolo “Shoananas” sollecitando così la LICRA e SOS Racisme a citare il comico facendolo condannare a 20 mila euro di ammenda, ma che ha subito interposto il ricorso in appello. Al processo un folto gruppo di sionisti pronti a creare la bagarre si sono trovati di fronte anche un folto gruppo di sostenitori di Diuedonné i quali, cantando la Marsigliese, hanno messo fine, grazie anche alle forze di polizia alla pietosa scena sionista. Il video è meglio di mille parole:

 

E noi italiani che facciamo? Copiamo le parole del giornale giudaico sionista “Le Monde” e storpiamo i fatti negando la cultura, ma tacciando un uomo e un pensiero come antisemita.

Un minuto di silenzio…dedicato

22 aprile 2013 3 commenti

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Oggi in molte città italiane si sono svolte alcune maratone, a Padova, Messina e Genova. Tutte indistintamente hanno voluto commemorare le vittime della maratona di Boston. Un minuto di silenzio assordante.

Nessuna ha commemorato i massacri di Gaza che il non-stato compie da  anni come un aguzzino di un campo di sterminio; nessuno ha commemorato le vittime dei 456 bombardamenti italiani in Libia; nessuno ha commemorato le vittime degli “errori” delle forze Nato in Afghanistan; nessuno ha commemorato le migliaia di persone che vengono giornalmente macellate in Siria.

Questi morti sono spazzatura, umani differenziati, da dimenticare per far posto a quelli volutamente uccisi a Boston.

Nemmeno Papa Bergoglio ha mosso una parola per questi decine di migliaia di morti, nemmeno la chiesa giudaica di Roma ha mosso parole, nessuno.

I senegalesi di Israele

22 dicembre 2011 4 commenti

Mentre si stanno spegnendo le luci sul massacro dei due senegalesi – barbaramente assassinati da un povero pazzo, sicuramente non solitario in questo evento – e mentre i nostri politici si addolorano del nostro razzismo incombente, voluto dalla cecità catto-comunista che l’Italia è il porto per tutti e che l’umanità dell’accoglienza deve essere applicata a tutti, volente o nolente anche contro un processo metabolico storico di mescolamento dei popoli che avviene di norma in centinaia d’anni e non in pochissimi anni, nessuno si accorge che un razzismo più sfrenato, più evidente e più pubblicizzato, avviene sulle sponde opposte alle nostre:  in terra di Palestina, occupata illegalmente dalle forze illegali di uno stato illegale, perché autocostituitosi contro ogni principio universale di autodeterminazione dei popoli.

E nel silenzio assordante dei nostri megafoni informatori, secondo il classico schema owelliano, quanto accade in quella terra del medioriente vede accesa la luce sui massacri nella terra di Siria, mentre nessuna luce, a parte quanto testimoniato dal compianto Vittorio Arrigoni, s’illumina sulle continue brutali esecuzioni che l’IDF sta attuando sui territori occupati della Palestina.

E’ di questi giorni la notizia che un giovane palestinese che si ribellava all’usurpazione israeliana ha reagito lanciando sassi con una fionda contro un mezzo dell’esercito israeliano. La risposta è stata rapida, secca ed ineluttabile: un colpo alla testa al giovane.

Non ci sono parole e non ci possono essere espressioni come quelle usate dagli ebrei oltranzisti “Se lo meritano“, così come anche l’IDF ammette che spesso i propri militari non usano la mano delicata contro i manifestanti. Per loro  i palestinesi sono bestie, esseri immondi che devono essere cancellat dalla faccia della terra e che uno in meno non toglie il sonno a nessuno. Quella è la democrazia che viene portata ad esempio dai nostri politici, dal nostro vecchio corrotto-comunista-massone di Napolitano, dai nostri inviati che paghiamo profumatamente come Claudio Pagliara, il cui attento occhio vede solo le cose che compiacciono il potere italo-sionista.

In quell’angolo di terra, fatta di pochi milioni di persone di sangue misto, per lo più polacchi, russi, ucraini, americani, tedeschi legate da un filo teologico assurdo – una religione inventata da un ladro di bestiame e da uno stupratore di bambini – nel silenzio assoluto delle nostre civiltà, giorno dopo giorno, continua il massacro e la caccia al palestinese: bestia immonda da sopprimere.

Ma c’è un detto: un giorno corre la lepre e un giorno corre il cane.

Fonte: 972mag.com

This is my Land in Hebron

5 dicembre 2011 3 commenti

Dopo la interminabile tiritera di Monti, di Dumbo (il ministro Giarda), delle lacrimucce della Fornero (poteva anche risparmiarsele) e degli altri uomini grigi di questo governo ombra che non ha cambiato nulla nel panorama delle riforme strutturali, mi è capitato di arrivare a vedere un film documento di Rai5: This is my Land di Giulia Amati, alla quale vanno fatti i dovuti complimenti per il coraggio, la forza e la dedizione con cui ha saputo illustrare in questo documento la verità del pensiero con cui si vuol sopprimere un popolo.

E’ un documentario eccezionale, non solo per a crudezza delle immagini, ma sopratutto per il fatto che è stato mandato in onda dalla Rai. Non da meno i vari intervistati nel documentario, molti dei quali ebrei israeliani fortemente contrari alla politica espansionista di Israele sui territori palestinesi.

Consiglio a tutti i credenti ebrei d’Italia e ai non ebrei di vedere questo documento, ma sopratutto lo consiglio a tutta quella parte di italiani che non sanno un cazzo di nulla della storia di Israele e di come è nato. Questi ultimi, quegli italiani voltagabbana, dovrebbero sedersi, ascoltare e meditare sulla nefandezza delle loro idee, spesso peggiori dei carnefici che compiono atti che nemmeno Satana potrebbe sopportare.

Questa è la parte 1 di 6 video che trovate tranquillamente in youtube. Ma lo trovate anche nel sito della Rai finché ordini “superiori” non decideranno di cancellarlo per non offendere la prepotenza nazi-sionista degli askenaziti e lubavitcher che stanno colonizzando Ebron.

Un altro “false flag” stile Iraq di Obama e di Israele.

13 ottobre 2011 4 commenti

L’inizio di una guerra non nasce da screzi di comportamento, ma da una sotterranea attività che si produce nel tempo, quando gli attriti e le controversie tra le fazioni belligeranti non appaiono esteriormente così evidenti.

In questi ultimi giorni, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, appare evidente che di fronte ad una economia devastata dalle attività criminose dell’intero sistema finanziario, il casus belli è la miccia principale per distogliere le attenzioni e permettere ad alcuni governi di riemergere dal fango politico e sociale in cui si trovano.

E’ il caso del presidente americano Obama che incapace ormai di arginare l’emorragia finanziaria ed economica – perdendo una considerevole quota di consensi nella popolazione americana, perdendo anche nelle proposte di rilancio dell’economia per una seconda volta – rilancia sul tavolo da gioco delle vite umani del mondo – creando ancora una volta il motivo, come a suo tempo fu creato per l’intervento in Iraq e poi in Afghanistan, per giustificare un attacco alla nazione iraniana.

Il caso nasce da un supposto tentativo di assassinare un diplomatico saudita a Washington per mano dei servizi segreti iraniani.  Vera o falsa che sia la notizia poco importa, perché quello che mi preme sottolineare sono gli annunci in risposta a questo ennesimo tentativo dell’amministrazione israelo-americana di destabilizzare l’intero medioriente.

Voice of America: L’Iran deve pagare sul presento tentativo di assassinare il diplomatico saudita.
Voice of America: L’Iran in flagrante violazione del diritto internazionale.
Dailymail: questo è un atto di guerra!
Cbsnews: La catena del complotto iraniano (lo dice la senatrice Dianne Feinstein, sionista!)
ReutersUsa
: il presunto complotto potrebbe aver violato il trattato dell’Onu sul trattamento dei diplomatici (fantascienza allo stato puro).
Haaretz: Israel valuta seriamente il complotto di assassinio.
Newyorktimes: secondo le fonti iraniane il complotto ordito per assassinare il diplomatico saudita è un diversivo per la situazione economica interna americana.

L’elenco potrebbe essere lunghissimo ed ogni testata riporta la solita filastrocca che se andiamo a leggerla bene scopriamo che la parola più usata è “alleged” (presunto, supposto), quindi non provato ovvero non sostenuto da nessuna prova, forse da indizi. Con questo termine i media anglosassoni e a seguire anche quelli europei stanno diffondendo la notizia che l’Iran è ormai pronta a scagliare le sue frecce di ritorsione contro il mondo occidentale, per cui l’intero occidente deve fare quadrato e fornire una risposta dura, compatta ed esemplare alla Repubblica dell’Iran, in poche parole la deve bombardare. Qui invece una versione leggermente diversa dai media allineati e non la traduco per evitare di soffiare sul fuoco del complottismo. I sostenitori di questa idea suicida sono in primis gli israeliani che vedono nell’Iran biblicamente Amalek:

Primo libro di Samuele
«Così parla lEterno degli eserciti: Io ricordo ciò che Amalek fece ad Israele quando gli soppose nel viaggio mentre saliva dallEgitto. 3 Ora va’, sconfiggi Amalek, vota allo sterminio tutto ciò che gli appartiene; non lo risparmiare, ma uccidi uomini e donne, fanciulli e lattanti, buoi e pecore, cammelli ed asini».

Ed ancora, nel novembre del 2009 due famosi rabbini ultra-ortodossi, rabbi Yitzakh Shapira e Yossi Elitzur, che vivono nell’insediamento di Yitzhar presso Nablus, hanno pubblicato un libro (Torat ha-Melek, «L’insegnamento dei Re») che il quotdiano Maariv ha descritto come «la guida completa all’uccisione dei non ebrei». In 230 pagine il libro delinea le regole halachiche che consentono l’omicidio dei goy. Il saggio è stato altamente lodato da altri ben più importanti rabbini, come Yitzhak Ginsburg, Dov Lior e Yaakov Yosef. (Rif: Roi Sharon, «The complete guide to killing non-Jews», Maariv, 9 novembre 2009, pagina 2).

Ma troviamo altri spunti di amore ebraico nei riguardi degli altri popoli sempre e comunque riconducibili ad Amalek:

Esodo 25 (17-19):
«Quando il Signore tuo Dio ti avrà concesso quiete fra tutti i nemici che ti circondano, nella terra che il tuo Dio ti dona in eredità, tu cancellerai il ricordo di Amalek sotto il cielo: non dimenticare!».

1° Samuele, (15, 3-5):
«Va’ e colpisci Amalek; fallo a pezzi, vota all’anatema tutto quello che posside, non aver pietà di lui, uccidi uomini e donne, ragazzi e lattanti, buoi e pecore, asini e cammelli».

Il cabbalistico Zohar (1,25) insiste:
«…. Quando il Signore si rivelerà, essi (i popoli goym) saranno spazzati via dalla terra. Ma la redenzione non sarà completa finchè Amalek non sarà sterminato, perchè è stato fatto il giuramento che ‘il Signore  farà guerra ad Amalek di generazione in generazione’» (Esodo 16, 16).

Così all’inizio del ‘900 videro Amlek negli armeni che come sappiamo furono quasi tutti sterminati durante il Governo Militare turco Comitato Progresso e Unione (interamente composto da cripto-ebrei (i dunmeh) seguaci di Sabbatai Zevi. Così nella stessa enciclopedia ebraica pubblicata a New York nel 1939 si legge “Siccome gli armeni sono considerati discendenti degli Amaleciti, essi sono anche chiamati dagli ebrei orientali “Timeh”, ossia “Tu sarai totalmente cancellato” (Deuteronomio 25: 19).

E’ quindi evidente che la corporazione sionista anglo-americana e quella israeliana non perdono colpo nell’attaccare il mondo islamico per la destabilizzazione completa del medioriente. Non sono da meno nemmeno i nostri governanti sionisti come Sarckozy, Cameron, Merkel per non parlare della corrente italiana tra i quali emergono alcuni nomi di spicco c0me Marcello Pera, la nota Fiammetta Nierenstein, Riccardo Pacifici della comunità ebraica di Roma che proni al volere di Israele mettono nelle sue mani le vite di milioni di persone.

E’ curioso, e non strano, questo levare di scudi contro questo presunto attentato ed è curioso che i guerrafondai anglo-francesi e della Nato non abbiano lo stesso tono di nei riguardi delle loro azioni criminali sul popolo libico, ormai dissanguato dalla ferocia di un manipolo di criminali iscritti a libro paga della Nato e delle Nazioni Unite. In questo caso, al contrario, la levata di scudi è a favore dell’azione di guerra (9.000 incursioni con bombe ad alto potenziale), del massacro di innocenti, della distruzione di ospedali, delle rappresaglie dei criminali, i così detti ribelli, contro le forze lealiste di Gheddafi.

In tutto questo immane e profondo porcilaio (non possiamo definirlo in altra maniera) l’occidente volta lo sguardo, mentre l’Italia di Frattini e Napolitano si scopre profondamente guerrafondaia contravvenendo alla costituzione ed agli accordi intercorsi con lo stesso Gheddafi, ma questa è storia ormai vecchia.

Libia e Israele…

22 settembre 2011 5 commenti

Continua la conta dei morti.

Dopo gli ultimi attacchi della Nato a Sirte il portavoce dei lealisti Moussa Ibrahim dichiara che sotto le bombe umanitarie sono rimaste vittime 151 persone.

Nel frattempo i ribelli, ma sarebbe meglio chiamarli con l’aggettivo giusto: i criminali, hanno dichiarato di aver occupato Sabha di controllarne il 100%.

Quello che spesso mi fa incavolare di queste notizie della Reuters è che danno per certo quello che affermano i criminali e per ipotetiche e non verificabili quelle dei lealisti.

Stranamente e visto la portata delle decisioni Onu sulla richiesta Palestinese alle nazioni unite Reuters tace la notizia che in Israele la vera minaccia alla pace non sono i palestinesi che cercano invano di mantenere un basso profilo, ma l’ esercito (IDF) e la Polizia israeliana che difronte alle azioni terroristiche degli estremisti ebrei-sionisti dei coloni che nelle ultime settimane hanno distrutto 8 moschee e continuato ad attaccare i palestinesi, non hanno catturato nessun responsabile.

Sembra infatti che lo Shin Bet (i servizi di intelligence interni) sia impotente difronte all’ondata di attacchi dei coloni nei riguardi dei palestinesi e al tempo stesso preoccupati per i risvolti che potrebbero avere nel caso che l’Onu accettasse le proposte di Usa ed Israele di rinviare il riconoscimento della Palestina e di lasciare che le parti si accordino.

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