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Quando il sindacato vede la trave nell’occhio del popolo spremuto

16 maggio 2012 Lascia un commento

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“Occorre inviare un segnale chiaro a tutto il Paese che le tasse vanno pagate nei tempi e nei modi previsti dalla legge”. Queste le parole del sindacalista Bonanni a difesa dei lavoratori di Equitalia.

In effetti un buon sindacalista avrebbe il dovere di difendere i lavoratori, indipendentemente dal colore politico e della ditta di appartenenza, e così appare faccia Bonanni.

Quello che suona strano è che qualche anno fa il Ministro del Lavoro Tiziano Treu e Tito Boeri proposero una riforma sul lavoro con contratto unico suddividendolo in tre fasi. Un periodo di prova di sei mesi per valutare la qualità del lavoratore, quindi l’inserimento dal sesto mese al terzo anno tutelando il lavoratore da licenziamenti discriminatori e in fine il periodo di stabilità.(1)

La proposta fu cassata da Bonanni e da tutti i suoi consimili delle altre due confederazioni. Successivamente fu esaminata la prospettiva di Ichino di mettere alla porta l’1% della popolazione pelandrona nella pubblica amministrazione facendo posto alla classe dei precari e di chi era senza lavoro, i tre dell’Ave Maria hanno ribadito “Non esistono nullafacenti” (¹)

Andando avanti di questo passo e considerando che il mondo sindacale è una macchina mangia soldi ed è la seconda forza lavoro italiana, non ci si può meravigliare se i conti delle tre confederazioni non sono trasparenti. La nebbia e il pressapochismo impera a tutto tondo, tanto che l’ex radicale Capezzone avventava la cifra di 3.500 miliardi di lire nel 2002 il giro d’affari dei sindacati, indicando però che i conti erano sicuramente fatti per difetto. (²)

Dai sindacati dipendono molte cose: i contributi degli iscritti, i Caf, i patronati sindacali, il patrimonio immobiliare immenso, la raccolta del 5×1000, gli affari degli immigrati, le tessere e tutto all’ombra delle dichiarazioni fiscali, possibile?

Non dimentichiamo poi che i le confederazioni sindacali non pagano l’Ici, ora Imu e che il loro smisurato patrimonio immobiliare fu dato loro dallo stato italiano a seguito di una legge (n. 902 del 18 novembre 1977) che gli esentò anche dal pagamento di qualiasi tassa o imposta relativa al trasferimento dei beni. Inoltre, per quanto concerne l’Ici (ora Imu) il decreto n. 504 del 30 dicembre 1992 esonera questi enti dal pagamento dei tributi comunali.

Certo che fare il sindacalista con queste premesse è un bel lavoro tanto da lucrare anche su dei versamenti INPS mai pagati. Una legge del 1996, la 564, permette ai sindacalisti di avere il doppio contributo calcolato su versamenti “figurativi” legati agli ultimi stipendi realmente percepititi e l’onere di questi versamenti viene dato ovviamente all’Inps per tutti quei dipendenti in aspettativa per incarichi sindacali. Le confederazioni sindacali ovviamente non hanno mai versato un centesimo traendone gran beneficio per le loro economie. A questa legge se ne aggiunge un’altra, la Legge Mosca (LEGGE 11 giugno 1974, n. 252 – Regolarizzazione della posizione assicurativa dei dipendenti dei partiti politici, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di tutela e rappresentanza della cooperazione. (GU n.177 del 8-7-1974 )) che prevedeva dall’armistizio del’8 settembre 1943 ad alcune centinaia di persone per aver lavorato in nero o prestato attività sindacali, politiche assistenziali di essere messe in regola con i versamenti pensionistici. Era sufficiente una attestazione del sindacato per poter entrare di fatto a libro paga dell’Inps.

La legge Mosca prevedeva ovviamente una scadenza, ma in Italia fatta la legge…così che dalla sua scadenza iniziano le proroghe fino che ebbero il loro fine solo nell’aprile del 1980.

Proviamo a contare gli anni dall’ 8 settembre 1943 all’aprile del 1980. Dentro questa immensa forbice ci sono quasi tutti i nomi noti del sindacato: da Bertinotti a D’Antoni, quindi Trentin, Larizza, Del Turco, Marini.  (³)

In questo assalto alla dirigenza dello stato sociale italiano la voce forte di denuncia di Bonanni appare quasi un urlo disperato ed accorato di chi comincia intravvedere le loro prebende, i loro vantaggi, le loro ruberie, le corsie preferenziali di chi non ha mai lavorato, ma ha scaricato sull’intero mondo del lavoro l’onere delle loro mancanze.

(¹) Stefano Livadotti – L’altra Casta – Ed. Bompiani
(²) ibidem
(³) ibidem

Isteria finanziaria

4 aprile 2012 Lascia un commento

La finanza diventa isterica, qualche giorno fa il Financial Times enunciava. “Gli sforzi dell’Italia per raggiungere gli obiettivi principali di bilancio possono essere di ostacolato alle prospettive di una crescita depressa e dai tassi di interesse relativamente elevati. Il governo dovrebbe essere pronto ad evitare qualsiasi slittamento nell’esecuzione del bilancio e adottare ulteriori azioni, se necessario“.

Secondo il FT si tratta di un memorandum circolato a Copenhagen venerdì 30 marzo da un membro della Commissione europea.
Il giornale avverte che le prospettive di crescita italiana sono ancora molto lontane dal raggiungere gli obbiettivi ambiziosi che il tecnocrate Monti si era proposto e che una probabile manovra correttiva dovrebbe essere necessaria entro la fine dell’anno.
Già c’è l’avvisaglia di questa manovra: non a caso c’è stata una trattativa sulla tassa IMU che verrà applicata solo al livello più basso (il 7,6‰), lasciando intendere che la revisione della stessa verrà fatta da settembre in poi in relazione al gettito ottenuto, come dire “intanto vi smazziamo con questa, poi, dato che i conti non torneranno, ma che siete già assuefatti alla prima botta, vi daremo la seconda che comprenderà anche altre “cosucce”.

E’ bene ricordare che tra le altre “cosucce” c’è quella del Fiscal Impact che ci vede impegnati a sborsare una valanga di miliardi (40 all’anno) per mantenere un fondo salva-stati per 20 anni, il quale impone ai 25 Paesi che lo hanno sottoscritto che adottino la regola del pareggio di bilancio, inserendola nelle proprie costituzioni (bestemmia assoluta!!). Laddove dovessero sforare il tetto del 60% del debito sul pil, il patto li obbliga ad un piano di rientro pari ad un ventesimo del debito l’anno.

Lo stesso giornale avverte che gli economisti sono preoccupati per l’aumento delle tasse sul reddito, sui beni e sulle merci (iva al 21% e prossima al 23%, Imu e altre indirette come quelle sulla benzina), stanno strangolando la già debole economia portando alla fine in una spirale recessiva.

Il fatto che non ci sia una banca centrale italiana lo evidenzia bene Paul Krugman in una dichiarazione al NYTWhat has happened, it turns out, is that by going on the euro, Spain and Italy in effect reduced themselves to the status of third-world countries that have to borrow in someone else’s currency, with all the loss of flexibility that implies. In particular, since euro-area countries can’t print money even in an emergency, they’re subject to funding disruptions in a way that nations that kept their own currencies aren’t — and the result is what you see right now. America, which borrows in dollars, doesn’t have that problem”. Tradotto in soldoni ci dice chiaramente che l’aver rinunciato alla nostra indipendenza monetaria ci ha ridotti ad un paese del terzo mondo e pur avendo una banca centrale europea, che però non può essere quella di ultima istanza, il denaro necessario a far funzionare la nostra economia, come quella di altri paesi europei, potrà essere ricavato solo a forza di enormi sacrifici, cosa diversa invece per gli Usa o l’Inghilterra o il Giappone che possono stampare moneta senza problemi.

No problems, dice Monti, i conti li abbiamo fatti e bene e non c’è bisogno di nessuna altra manovra aggiuntiva. Ma…ci prende per fessi? No, perché è risaputo che in politica se dicono sì è no e se dicono no e sì. Quindi mutande d’acciaio e orecchi aperte.

Allo stesso tempo il Wall street Journal lancia un avviso sulla grave crisi italiana e la sua continua recessione adducendo che “Le misure di austerity in Italia stanno bloccando l’attività nella terza principale economia dell’eurozona..” e ancora ”i recenti aumenti delle tasse stanno aiutando l’Italia a tagliare il suo deficit ma al contempo stanno spingendo l’attività economica a contrarsi ancora più velocemente“.
Beh! Uno dice che è necessario abbordare la crisi con maggior forza facendo attenzione a non calpestare i calli dell’economia, l’altro indica che l’attuale imposizione fiscale rende l’economia asfittica. Insomma una veduta di idee convergente su un punto: l’economia è praticamente al lumicino.

Però non mettiamoci dietro alla scusa che il governo Monti ne sia la causa, sia chiaro, sarebbe troppo facile e sopratutto disonesto nei riguardi di quelli che in questi ultimi 40 anni ci hanno portato nel baratro meritando il giusto compenso per l’attività svolta a loro favore. A forza delle piccole gocce, dei piccoli provvedimenti e degli assalti alle varie diligenze (mani pulite, liberalizzazioni delle aziende di stato, sistema bancario selvaggio) siamo arrivati alla situazione attuale e Monti, il caposquadra dell’attuale governo, più che artefice del rapido declino italiano è la spoletta che innesca la polvere pirica che, anno dopo anno, abbiamo accumulato e sulla quale ci siamo seduti sopra.

Il boom sarà quando verrà, è solo questione di tempo.

Una battaglia già persa da oltre 30 anni: l’art. 18 è il troian massonico.

24 marzo 2012 Lascia un commento

Il vero problema è l’articolo 18, non ci sono dubbi e basta dare uno sguardo alla valanga di notizie per capire che una volta sistemato questo l’Italia potrà navigare in acque tranquille.

Tutte le parti sociali – sindacati e imprenditoria – sollecitano la sistemazione di questo annoso problema e non mancano le proposte, molte delle quali anche interessanti come il modello tedesco, ma inapplicabili in Italia.

Sorge un dubbio semplicissimo: cos’è, come e quando è applicato l’Art. 18.

Allora tutto parte dalla legge del 15 luglio 1966 n. 604 – art. 2 e 7 che recitano rispettivamente:

  • Art. 2
  1. Il datore di lavoro, imprenditore o non  imprenditore, deve comunicare per iscritto il licenziamento al prestatore di lavoro.
  2. Il prestatore di lavoro può chiedere, entro quindici giorni dalla comunicazione, i motivi che  hanno determinato il recesso: in tal  caso il datore di lavoro deve, nei sette giorni dalla richiesta, comunicarli per iscritto.
  3. Il licenziamento intimato senza l’osservanza delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 è inefficace.
  4. Le disposizioni di cui al comma 1  e di cui all’art. 9 si applicano anche ai dirigenti.
  • Art. 7
    Quando il prestatore di lavoro non possa avvalersi delle procedure previste dai contratti collettivi o dagli accordi sindacali, puo’ promuovere, entro venti giorni dalla comunicazione del licenziamento ovvero dalla comunicazione dei motivi ove questa non sia contestuale a quella del licenziamento, il tentativo di conciliazione presso l’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione

A questa legge fa seguito quella sullo statuto del lavoratore (legge 20 maggio 1970, n. 300) che all’art. 18 che recita:

Ferme restando l’esperibilità delle procedure previste dall’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell’articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di quindici prestatori di lavoro o più di cinque se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro.

I problemi quindi nascono solo se i licenziamenti avvengono in aziende con più di 15 prestatori di lavoro o più di 5 se si tratta di imprenditore agricolo da un licenziamento senza giusta causa e sulla voce reintegro. Vediamo quindi come stanno le cose dal punto di vista della popolazione lavorativa dal 1861 al 2001 (dati istat):

Come si vede dal grafico, nell’arco di 140 anni c’è stata una enorme migrazione delle forze lavoro dal settore agricolo a quello industriale/commerciale con un aumento vertiginoso nel settore del terziario (servizi) a partire dagli anni ’60, superando percentualmente il settore industriale/commerciale. Il dato è sconfortante, ma si rifà agli accordi europei nel settore agricoltura, in cui l’Italia cedette (a favore di Germania, Francia e Olanda) parte della sua capacità produttiva agricola a vantaggio di quella industriale (leggasi acciaio, auto, chimica). Adesso, a posteriori, sappiamo che fine hanno fatto questi distretti industriali e come siano ridotte le infrastrutture di quei settori.

Gli eventi di quegli anni furono la base di partenza sulla quale vennero costruite tutte quelle regolamentazioni sociali e sindacali che permisero alla forza lavoro di poter sopravvivere in questi ultimi 50 anni. Nel frattempo le centinaia di migliaia di persone impiegate nelle varie acciaierie, nelle settore automobilistico e nella chimica si sono ridotte a poche migliaia, un niente rispetto agli anni 60/70 e le varie aziende di allora non esistono più, sono state spezzettate, rivoltate, rimodernate, trasformate e alla fine distrutte lasciando sul campo decine di migliaia di persone che si sono distribuite nel corso di questi ultimi 30 anni. Per contro il sindacato (da dx a sx) è rimasto ingessato sulle barricate degli anni 60 sbandierando diritti sacri per le persone senza mai rivendicare una volta la responsabilità sociale delle aziende.
I luoghi comuni sono sempre sulla bocca di tutti i sindacalisti: equità, diritto dei lavoratori, rispetto, dignità del lavoro, accesso al lavoro per tutte le classi sociali.

Mai una volta che fossero state sottolineate dai sindacati l’oggettiva responsabilità delle aziende nel tessuto sociale, mai!
Che abbiano puntato il dito contro un sistema legislativo che premia l’azienda e punisce il lavoratore, mai!

Adesso a cose fatte, decise ed imposte dal governo tecnico (non si tratta, decide il governo e nda. si fottano tutti gli stronzi dei lavoratori), non ci sono possibilità di ripensamenti vari: le barricate della Camusso, dei vari Bersani e dei vari plutocratici che mangiano a sbaffo nella mensa Italia non hanno più senso. Adesso tutti in fila, tutti di corsa a capire che succederà. Ed anche il cane da guardia del colle afferma che non saranno accettabili ricatti di vario genere.
Ci sono però da fare alcune considerazioni. Questo governo, pur con tutti i se ed i ma del caso, è l’esatta immagine di quello che altri governi avrebbero dovuto fare molti decenni fa, sin dalla scomparsa del settore agricolo e la trasformazione industriale italiana. Parliamo quindi di oltre 30 anni fa, ma allora c’era il problema del compromesso storico, dei blocchi russo-americano che offuscavano i problemini di un distretto piccolo, ma essenziale come quello dell’Italia.

Nessun politico di allora e di adesso ha il coraggio di ammettere di aver fallito nella sua missione, se lo facesse dovrebbe dimettersi e rinunciare a tutti gli emolumenti a lui garantiti, contro quelli invece proibiti alla classe dei lavoratori comuni. E’ la dimostrazione applicata del fallimento della politica, così come la conosciamo, della gestione di una nazione, di uno stato che ha abdicato alle mani forti della finanza e delle grandi aziende multinazionali pur di aver salvo quel piccolo cumulo di escrementi con cui la politica si nutre. Ecco la vera immagine dei politici italiani: coprofagi.

Possiamo definirli diversamente quelli che si nutrono degli escrementi della finanza, delle multinazionali delle grandi lobbies assicurative giudaico-massoniche?

La politica italiana ha fallito nel corso dei suoi 60 di vita, ha ceduto lo scettro del potere ad una banda di tecnici che chiamarli onesti ci vuole tanto pelo nello stomaco.

Ma le forze sindacali obbiettano, vanno a pranzo con il loro nemico a Cernobbio, sorseggiano, discutono, sorridono e scambiano battute di simpatia. E’ quasi un’immagine evangelica. L’agnello nella tana de lupo o lupo travestito da agnello che sguazza alle nostre spalle?

Ref:
1) RapportoStatistico2011
2) Istat

Democrazia digitale

L’attuale sistema democratico sente la necessità di raffinare le modalità con cui poter esprimere il suo potere e siccome in una democrazia il controllo è demandato alla funzione pubblica (forze di sicurezza) questa si avvale di tutti quei mezzi idonei di controllo che non “appaiano” invasivi e lesivi delle libertà personali e della riservatezza (privacy).

Infatti, come scritto altre volte, è sufficiente girare per le strade per scorgere decine e decine di telecamere di controllo, e nei punti nevralgici delle città l’occhio vigile controlla che non vi siano fenomeni violenti, che comunque accadono, ma che si risolvono, spesso, grazie alla presenza di queste telecamere.

I sistemi di controllo però non sono limitati alle riprese televisive, ma estesi ai controlli negli aeroporti, nelle stazioni ferroviarie, nelle autostrade, nelle banche e in tutti i movimenti che facciamo per pagare una cosa anziché un’altra, così come i cellulari, internet totalmente. Tutto, o quasi tutto, è controllato. Non scappa nulla.

Nonostante tutto questo controllo, appena percettibile, discreto è passato in sordina un provvedimento del decreto mille proroghe del Governo Monti. Si tratta dell’obbligatorietà dell’impronta digitale sulla carta d’identità. (Decreto 216 del 29.11.2011 – Art. 15). Nulla di strano, pare, poiché questa variazione di rifà ad un’altra variazione del Regio Decreto N. 773 del 18 giugno 1931, successivamente modificato con Decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112. In sostanza nel regio decreto viene descritto che l’obbligatorietà dell’impronta digitale verrà applicata su tutte le nuove carte a partie dal 1° gennaio del 2010, e successivamente prorogata, con il decreto mille proroghe, al 31.12.2012.

Cosa c’è di così tanto strano che nessuno ha alzato la voce? Beh! A dire il vero di strano c’è che le impronte digitali sulla carta di identità – una volta – erano obbligatorie per i delinquenti, per i criminali, e non per le persone comuni. Già questo dovrebbe bastare e siccome siamo in uno stato di democrazia, così dicono, tale obbligatorietà stride con il termine democrazia. Sostanzialmente, suppongo, si vuol creare un enorme database, stile americano. E’ facile quindi supporre come le forze di polizia, in possesso di questa enorme banca-dati, siano facilitate nello scovare i delinquenti, sicuramente quelli più stupidi, o meno attenti.

Però può accadere – è successo già molte volte – che in una scena di un reato vi siano impronte di persone estranee che verrebbero comunque investigate per escluderne il coinvolgimento, ma si troverebbero costrette a dover dimostrare l’estraneità con tutte le spese e i patemi d’animo in cui si troverebbero queste persone. Pensiamo, ad esempio, agli incaricati delle pulizie, a qualche impiegato, oppure ad un cliente qualsiasi: di punto in bianco si troverebbero chiamati al posto di polizia per dire cosa facevano, dove stavano, che relazione avevano con un certo avvenimento, e via dicendo, subendo tra le altre cose anche le pressioni che di norma vengono applicate in queste situazioni ai testimoni e/o ai sospetti. Gente che non c’entra nulla improvvisamente coinvolta in fatti a loro estranei, ma che devono essere assoggettai ai criminali e spesso senza le scuse delle forze di polizia a causa della presenza delle loro impronte!!

Già questo dovrebbe far urlare quei giornalisti che negli anni 70 strombazzavano parole senza senso come stato fascista, stato di polizia, ma adesso – vestiti di nuovo e sotto mentite spoglie – tacciano, si zittiscono e convengono nelle scelte, anche in quelle più antidemocratiche.

Grecia in fiamme e l’Italia che seguirà. Grazie Monti!

13 febbraio 2012 Lascia un commento

Poteva andare peggio di quel che si immaginava ed invece il popolo greco, o parte di esso, ha agito tutto sommato abbastanza civilmente. A parte i pochi feriti e qualche palazzo bruciato non ci sono stati morti e la Grecia ringrazia sentitamente l’Europa per aver dato con i nuovi provvedimenti una boccata d’ossigeno ai creditori (le banche).

Votanti a favore del provvedimento di austerità 200, contrari 74. In sostanza cosa accadrà?

In pratica saranno momenti sempre più duri e se già ora la gente non arriva nemmeno a fine settimana, con i nuovi provvedimenti dovrà rovistare nell’immondizia per trovare qualcosa per cui sfamarsi:

  • il PIL del 2012 si ridurrà del 5%
  • la Grecia dovrebbe ritornare a crescere nel 2013
  • nel 2012 verranno tagliati 12.000 posti di lavoro nel pubblico
  • il salario minimo sarà tagliato del 20%
  • non verranno aumentate le tasse nelle vendite
  • la spesa medica verrà ridotta dal 1,9 al ,15% unendo tutti i fondi pensione ausiliari
  • si venderanno tutte e sei le partecipazioni statali – in particolare quelle riguardanti energia e raffinazione.

Possiamo essere contenti noi italiani dato che super Mario è stato accolto dall’altra parte dell’Atlantico come  il salvatore dell’Europa, ma sopratutto degli Usa e del dollaro. Ma ne siamo certi??? Il problema come tempo fa avevo avvisato (vedi mio articolo: Italy too big to be bailed out), sono sempre quei pezzi di carta che assicurano certi personaggi dal rischio fallimento del debito sovrano: i CDS (Credit Default Swap)

Quale sarebbe quindi il problema? Beh, se Monti è andato a parlare con Obama non ‘è andato per cose banali e tanto meno per informarlo della linea politica del paese Italia, già lo sa Obama, è andato per informarlo delle misure che sicuramente verranno attuate in Italia prima che vadano in pagamento quei famosi certificati di cui sopra e sicuramente queste misure non saranno quelle che abbiamo avuto modo di vedere, quelle sono solo fumo negli occhi, perché per la verità già stanno affondando il coltello in questa povera Italia.

Il fatto che l’Eni abbia ormai perso una rilevante quota di mercato dal “business” libico e iraniano, a favore della British Petroleum e delle altre consorelle francesi ed americane dovrebbe far capire, anche dai discorsi fatti da Scaroni in occasione della sua ultima visita in Libia (vedi mio articolo Libia, Usa, Gas, Italia in netta (s)Concordia) che la spezzatino della nostra azienda è prossimo ad essere servito. Ad Eni verranno poi affiancate altre aziende come Finemeccanica e, dello stesso gruppo, Alenia ed Augusta, tutte e due fiori all’occhiello della nostra limitata tecnologia. A queste aziende del settore energetico e strategico verranno poi affiancate altre delle telecomunicazioni e dei servizi (Telecom, Enel, Autostrade senza dimenticare il settore delle acque).  Seguiranno inevitabilmente alcune strutture bancarie che verranno riformate, sgretolate poiché molte di esse sono già tecnicamente fallite, ma tenute in piedi a forza di iniezioni di liquidità (LTRO: Long Term Refinancing Operation) e della BCE e dalla FED.

Certo è uno scenario apocalittico, ma non tanto se paragonato a quello che sta accadendo in Grecia, perché ancora non se ne sentiranno gli effetti e perché una grossa fetta di popolazione italiana (3,5 milioni) è dipendente pubblica. Quelli saranno gli ultimi a prendere lo schiaffo finale. Nel frattempo, come in Grecia, a macchia di leopardo, si cominceranno ad avere degli effetti legati ad un PIL che non avanza, anzi sarà via-via sempre più basso (se si licenzia e se la gente non lavora, come si fa ad aumentare il Prodotto Interno Lordo e a pagare le tasse e far funzionare i servizi? ).

Ormai siamo uno società orientata ai servizi: turismo, call center, banche, commercio, turismo, informatica ecc. e il nostro e vecchio caro settore agricolo è diventato una palla al piede per lo sviluppo economico (Infatti a pranzo ci si nutre di bit e tuitt e ci beviamo qualche guglata senza gas), per cui anche da quel fronte non potremo aspettarci grandi cose.Al contrario, la BCE e la Commissione Europea (composta da uomini che non sono stati eletti da nessuna votazione) saranno sempre più restrittivi (quote latte, cereali, imposizioni sulla qualità sempre più certosina) e già si parla degli aiuti economici al settore in via di restringimento e la famosa PAC verrà probabilmente data con il contagocce se non addirittura cancellata definitivamente: ormai il danno è fatto e l’agricoltura italiana sarà ridotta ad un semplice orto per “appassionati domenicali“.

Libia, Usa, Gas, Italia in netta (s)Concordia

22 gennaio 2012 4 commenti

In questi giorni di fermento gli americani oltre a rinunciare alla mega operazione congiunta con Israele (Austere Challenge 12) lasciando i 9.000 soldati in Israele hanno preferito dirottare alcune migliaia di soldati (12.000) presso uno dei terminal petroliferi più importanti della Libia: Brega.

Il motivo della presenza massiccia di militari Usa, secondo le notizie riportate, sembra sia dovuto per portare la stabilità nella regione e al controllo delle operazioni petrolifere e dei campi petroliferi della zona, i più importanti della Libia. Ma mi chiedo, non si era instaurato un governo di ribelli riconosciuto da tutti i governi lecchini della Nato? Non era successo che quel massone comunista infame di Napolitano aveva accolto a Roma un criminale che aveva massacrato Gheddafi? E con quale faccia l’aveva accolto? Quella stessa che aveva quando stringeva le mani a Gheddafi?
Ma voi, se foste uno della CNT, vi fidereste di un italiano infame-guerrafondaio-voltagabbana e che in futuro vi pugnalerà alle spalle?

Fa specie sapere inoltre che il nostro Monti sia approdato sulle coste libiche per riallacciare i rapporti che erano stati “casualmente” interrotti per un raffreddore dei nostri rapporti internazionali con la Libia di Gheddafi di circa 30 miliardi.
Al seguito del massone di Monti c’era anche il capo dell’Eni (Paolo Scaroni) che per l’occasione ha anche indicato di essere pronto a vendere la quaota di Snam perché ha aggiunto: “ L’importante è che si riesca a vendere nell’interesse degli azionisti“. Chiedo io da ignorante: per gli interessi degli azionisti o per l’interesse degli ‘acquirente della Snam?

Non dimentichiamoci che dalla Libia importavamo un’alta percentuale di gas (11% del consumo giornaliero), proprio con Snam rete gas e questa notizia non fa altro che confermare che il Governo Monti, con i giusti appoggi dei suoi affiliati (Scaroni è uno di questi), cederà un’altra delle nostre perle aziendali a qualche azienda sicuramente NON italiana.

E così, passo dopo passo – oltre a perdere la sovranità nazionale – perderemo anche la possibilità di una indipendenza energetica. E mentre mediaticamente – lo ripeto ancora per i sordi – si focalizzano i problemi di una manovra salva-italia-1 e salva-italia-2 insignificanti, sommergendo la radio, i giornali di notizie false e senza senso dal punto di vista produttivo e di incremento della economia reale anche con l’appoggio della confindustria, nel silenzio e in qualche notizia appena accennata, si porterà allo sconquasso della vera economia italiana, quella fatta dei grandi nomi che l’hanno resa celebre nel mondo.

Tuttavia i tassinari fanno giustamente cagnara per difendere il loro pane quotidiano, ma si troveranno la benzina disponibile nei distributori con nomi diversi e ad un costo 2 volte più alto di quello attuale: in parole povere becchi e bastonati. Questo perché oltre alla Snam la prossima vittima sacrificale sarà l’Eni e Finmeccanica.
E nessuno alza un dito per difendere le nostre aziende. Tutti zitti e magna-magna!

Ecco una delle tante mosse subdole messe in atto dal Governo Monti o se volete essere complottisti, dalla finanza mondialista, poco pubblicizzata e coperta mediaticamente da un incidente di assoluta irrilevanza (Costa Concordia) se non fosse che sono morte alcune persone senza colpa (forse pochi ricordano l’incidente di Vermicino e cosa accadde nella finanza di quel periodo e quante bastonate economiche e finanziarie prese l’Italia in quell’anno). Ma il mercato, come insegnano i guru della finanza, non guarda in faccia nessuno, nemmeno le vite umane, tant’è che quelle sacrificate per la conquista della terra di Libia pare siano oltre 150.000 di cui noi italiani abbiano ancora le mani sporche di sangue e sulle quali non ho mai visto nessuna tavola rotonda, nessuna interrogazione parlamentare e nessun veto da parte di nessuna forza politica.

Slegature combinate.

30 dicembre 2011 2 commenti

Leggo alcune notizie che sembrano molto interessanti, vediamole assieme:

1) Bossi insulta Napolitano e a Rai24 nel discorso di Bossi, mentre parla dell’ospite del Quirinale  (il solito massone-comunista), accenna alle corna… Scaramanzia o uno scambio esoterico tra i due massoni?

2) L’Ungheria approva una nuova legge che la mette di traverso agli accordi dell’Unione Europea facendo infuriare il Fondo Mondiale: ” …”Abbiamo definito i nostri obiettivi, li raggiungeremo. Se qualcuno ha dei buoni consigli da darci, lo ringraziamo, ma se intende farci deviare dalla nostra traiettoria, lo respingiamo educatamente”, ha aggiunto Orban. Il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, si è detta preoccupata per “la situazione della democrazia” in Ungheria e la Commissione europea ha inviato a Budapest una messa in mora perché rinunci al progetto di riforma della banca centrale, che per la Bce ne colpisce l’indipendenza. ” Vogliamo scommettere che questo signore farà una fine analoga a quella che fece Heider? O che nell’arco di un po’ di tempo si scateneranno delle manifestazioni “popolari” (questa volta sarà da decidere il colore e Soros, noto filantropo, potrebbe suggerirlo) tale da farlo dimettere? Le opzioni sono aperte.

3) Hugo Chavez manifesta apertamente contro lo strapotere Usa nell’America del Sud indicando che l’attività della nazioni americana sarebbe all’origine di alcuni strani tumori che, guarda caso, avrebbero colpito proprio quei capi di governo più vicini alla politica Venezuelana e contraria a quella statunitense.  Di fondo la cosa appare abbastanza verosimile: è sufficiente alzare gli occhi al cielo per comprendere che ogni giorno, costantemente, siamo irrorati dalle scie chimiche sulle quali nessun governo è in grado di chiedere spiegazioni attendibili e scietificamente provate. Tutti quelli che hanno tentato di dipanare la matassa dei dubbi e delle perpelessità sono stati inquisiti, hanno avuto perquisizioni o strani incidenti stradali. Quindi che gli Usa tentino di sopprimere “naturalmente” un avversario non meraviglia. La scienza corre in aiuto ed i sistemi sono molti. Ma è la ennesima dimostrazione che lì dove non arriva la rivoluzione colorata arrivano le pastichette, l’inalazione, qualche spruzzetto, qualche mescola da aggiungere al cibo e la corruzione – il denaro – la fa da padrone. La bestia sa sempre il prezzo che deve pagare per avere i suoi risultati.

4) Mario Monti, il tecnocrate eletto a senatore a vita da sua maestà Re Giorgio ha tenuto uno lunghissimo discorso sulla FASE 2. Se qualcuno ha capito qualcosa è bravo e me lo spieghi, grazie. Ma da uno che è stato nominato UNA volta sola nei suoi scritti accademici (13 in tutto) possiamo aspettarci qualcosa di più che una mielosa e sonnolenta tiritera di ehmm….ahhh…ssssììì…allora..ehmm…però.

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