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Posts Tagged ‘Falsità’

Ciò che l’uomo non fa Dio lo compie!

12 gennaio 2014 Lascia un commento

Lo sterminatore di Sabra e Chatila, Ariel Sharon, è morto!

Se la giustizia terrena non compie il suo ciclo, la natura – nella sua infinita pazienza – agisce imperturbabile e indifferente all’essere umano.
Ciò che i palestinesi hanno agoniato per anni (il giudizio alla corte dell’Aia per crimini contro l’Umanità) il male fisico che colpì Sharon ha reso quella giustizia cercata e sempre mascherata con la complicità delle nazioni europee e degli Stati Uniti una realtà, oggi, inoppugnabile.

Anche gli intoccabili, gli eletti, i figli della Shoa hanno sono giudicati e puniti in secula seculorum.

ILVA, solo bestie!

27 novembre 2012 2 commenti

Continua indefessamente l’attività terroristica dei giudici di Taranto contro gli interessi nazionali, sociali ed economici di una parte dell’industria italiana. E’ stato confermato il licenziamento senza preavviso di 5.000 dipendenti dell’ILVA (Ex IRI svenduta alla famiglia Riva). Purtroppo, come sempre accade in Italia, si guarda solo all’aspetto più facilmente suscettibile di critiche: ambiente (che va tanto di moda quando si tratta di nascondere altri misfatti).

Quello che più ci si chiede: dove stanno le grandi sigle sindacali della CGIL della UIL, della CISL. In altri tempi avrebbero rovesciato un paese e  avrebbero tappezzato le città con oceaniche manifestazioni. Adesso tutti zittini, ricurvi nelle loro sedi a bofonchiare cose inudibili e nessuno si muove. Nel frattempo 5.000 famiglie dovranno fare i conti con dissesti economici, finanziari. Ma ai sindacati, oltre a vociare parole senza senso, non resta altro. C’è come l’impressione di un accordo condiviso con i grandi attori della questione e che per tranquillizzare le persone, usino le solite melliflue proteste, insignificanti e per nulla incisive.

Mi domando poi se quei giudici di Taranto, studiosi di Cicerone (mi auguro che l’abbiano studiato profondamente),  hanno mai considerato questi aspetti sociali, perché il sospetto viene per la loro indifferenza e nella totale assenza di ratio societatis et humanitatis e della magnitudo animi (Cicerone): quelli non sono operai, dipendenti, impiegati con famiglie, figli. Sono solo bestie da scaricare al primo macello aperto!

Il problema è ambientale, si dice, ma se fosse così, come accaduto nella zona della Rhur, le soluzioni ci sono. I tedeschi ci sono riusciti ed hanno bonificato l’intera zona rendendola un giardino. Cosa abbiamo noi italiani che non riusciamo a fare meglio degli altri? Inettitudine, pigrizia, oppure forze nascoste che spingono per la chiusura definitiva dell’ILVA, soppiantandola con altri mostri a discapito della salute del benessere sociale.

Euro irreversibile o bancarotta annunciata del sistema bancario?

6 settembre 2012 Lascia un commento

Oggi 6 settembre 2012 ennesima iniezione di cocaina bancaria.

Mario Draghi ha infatti prodotto quello che, secondo le sue parole sarebbe, la maniera migliore per salvare l’area euro, perché come dice lui stesso, l’euro è irreversibile, mentre sappiamo che l’irreversibilità, date le condizioni restrittive dei vari trattati e delle condizioni vessatorie del Fondo Monetario Internazionale, è la situazione economica nazionale ed internazionale.

A questo e con rispetto riporto un interessante ed illuminante articolo di Chicago.blog:

Quando la BCE tra il mese di luglio 2011 e il mese di febbraio 2012 ha immesso nel sistema bancario europeo 1,3 trilioni di euro (in soli nove mesi!) per soccorrere il sistema bancario (espandendo così il suo bilancio a tre trilioni, una cifra ben superiore al PIL tedesco) avrebbe dovuto essere chiaro che l’estrema gravità della crisi europea non solo era di molto superiore a quella di cui i leader europei parlavano, ma che fino ad allora avevano mentito sulla reale esposizione dei paesi membri che ha reso la crisi irreversibile. Non è l’euro ad essere irreversibile come dice il governatore della BCE, ma la sua crisi.

Ancora oggi la reale ampiezza della voragine che si è spalancata nell’eurozona ci è ignota e solo la “liquidazione” del sistema potrebbe fare emergere la verità.

Si consideri ad esempio la crisi della Grecia iniziata nel 2010 e dopo ben due anni rimasta irrisolta. Questo paese rappresenta appena il 2% dell’economia europea e si sta facendo di tutto per ritardarne l’uscita dalla eurozona. Il vero motivo? Per gli analisti che hanno ben scavato nei bilanci, la reale esposizione greca verso i paesi membri, è di oltre 1 trilione. Ecco il motivo per cui l’Europa continua a erogarle denaro nonostante sia in bancarotta completa e non abbia ottemperato a nessuna delle misure fiscali richieste. Si temono le ripercussioni della sua uscita su un sistema bancario già barcollante.

Nel 2012 è poi esplosa la crisi della Spagna che ha riguardato contemporaneamente il sistema bancario e il debito sovrano. Nel giro di appena un week end si è cercato di tamponare la falla, ma poi ci si è accorti che era un’altra voragine che faceva anche di questo paese un problema europeo: Tutto il sistema bancario è seduto infatti su una polveriera: il mercato del debito spagnolo, pari a €2.1 trilioni. L’Europa funziona così: quando i paesi emettono debito questo viene immediatamente acquistato dal sistema bancario e parcheggiato nei bilanci come “senior asset”, cioè come attivo a basso rischio (!). Le banche quindi concedono prestiti a terzi e fanno colossali operazioni di investimento a fronte di questo attivo. In caso di default della Spagna gli attivi a copertura del portafoglio investimenti andrebbero quindi immediatamente in fumo e i tassi di interesse salirebbero alle stelle facendo crollare tutto il sistema europeo. E accenniamo solo di sfuggita a ciò che accadrebbe al mercato dei derivati basati sui tassi di interesse preesistenti. Molto probabilmente Wall Street verrebbe chiusa per qualche tempo. Insomma la Spagna, come la Grecia, rimane un grave problema irrisolto.

Se l’Italia naviga in difficoltà non godono buona salute neppure Francia e Germania il cui debito rispetto al PIL è ormai al 90%, un livello che di solito fa scattare il declassamento di un paese da parte delle agenzie di rating.

Eppure, nonostante questa realtà, il governatore della Banca Centrale, Mario Draghi, ostenta sicurezza facendo intendere di avere sotto controllo la situazione e di poter risolvere tutti i problemi. Noi, invece, crediamo che l’euro sia in coma irreversibile e che quindi the game is over. In altri termini non esiste nessuna strategia politica e finanziaria credibile che possa salvare l’eurozona.

Proviamo infatti ad analizzare le opzioni di salvataggio e la loro plausibilità concentrandoci soprattutto sulle due entità portanti dell’eurozona la BCE e la Germania a fronte dei meccanismi di salvataggio come l’EFSF, l’EMS e il FMI.

BCE. Molti credono che la soluzione sia una banca centrale europea che operari come l’omologa statunitense acquistando su larga scala i titoli di debito pubblico in cambio di denaro di nuova creazione. Ma si sbagliano di grosso se credono alla percorribilità concreta di questa opzione. Primo, Mario Draghi ha detto con chiarezza che la banca centrale potrebbe intervenire solo in caso che i paesi bisognosi rispettino le misure di austerità, mandino ad effetto le riforme strutturali e cedano sovranità (quanta?) al governo di Bruxelles. Se queste sono le condizioni poste dal Governatore, pensiamo che non si realizzeranno mai, soprattutto l’ultima (terrificante): la cessione di sovranità al governo di Bruxelles. Ergo la BCE non acquisterà direttamente titoli di debito dai paesi membri. E se anche lo volesse fare avrebbe il veto della Germania che vede in questa operazione il rischio di una iperinflazione.

Secondo. Non bisogna dimenticare che la crisi europea non è di liquidità ma di insolvenza, aka di capitale. Nel primo caso l’acquisto di bond in cambio di denaro fresco (cash for trash) potrebbe temporaneamente alleviare le difficoltà del sistema bancario che, ufficialmente, ha una leva finanziaria di 26 a 1. Ciò significa che ogni 26 euro del suo attivo (prestiti erogati a terzi) sono garantiti da appena 1 euro di capitale. Quindi, con una leva così alta, basterebbe un ribasso dell’attivo di appena il 3,8% (ad es. per perdite su crediti o diminuzione delle quotazioni dei titoli) per azzerare il loro capitale. In realtà la precarietà del sistema è ancora più acuta se si pensa che la leva finanziaria è in molti casi è superiore, cioè di 30 a 1, di 50 a 1 o addirittura di 100 a 1 come nel caso delle banche francesi (quando la Lehman Brothers è fallita aveva una leva finanziaria di 30,7 a 1). In una situazione di scarsa liquidità sostituire titoli con contante alle banche farebbe comodo. Tuttavia poiché la crisi di liquidità deriva dalla crisi di insolvenza, l’operazione cash for trash sarebbe controproducente perché rimuoverebbe dall’attivo delle banche i titoli che, come abbiamo accennato più sopra, rappresentano il collaterale per ottenere prestiti e per effettuare investimenti. E le banche hanno bisogno disperato di “attivo”. Terzo. Tecnicamente la BCE potrebbe acquistare, come nel passato, direttamente titoli sul mercato, ma questa iniziativa è stata abbandonata da quattro mesi appunto perché la Germania (e la Bundesbank) si è opposta e continua ad opporvisi. E’ chiaro che la BCE non può muoversi in autonomia ma deve aver l’assenso della Germania perché senza questo paese l’euro cesserebbe di esistere. Inoltre non ci si dimentichi che quando nel 2011 la BCE acquistò debito sovrano non risolse alcun problema e perse il controllo del mercato del debito. Infine, oltre il 25% del suo bilancio è già costituito dal debito dei PIIGS e aumentare questo attivo (aka spazzatura) metterebbe a rischio la sua stessa solvibilità.

Allora la BCE potrebbe acquistare il debito di concerto con l’EFSF e l’ESM. Ma anche questa opzione è problematica. L’EFSF dopo il primo salvataggio spagnolo (100 miliardi) è rimasto con una debolissima potenza di fuoco, appena 65 miliardi di euro. Quanto al nuovo fondo ESM di 700 miliardi non è stato ancora ratificato. Che sia ratificato o meno il 12 settembre prossimo dalla corte costituzionale tedesca ha poca importanza sostanziale; la ratifica potrà solo protrarre lo stato comatoso della moneta unica. Infatti, se il fondo fosse approvato Spagna ed Italia dovrebbero contribuirvi al 30% per…salvare se stesse! Il che sarebbe veramente grottesco. Ma supponiamo che questi paesi siano esentati dal contribuirvi. In tal caso il peso del finanziamento (il 66%) del fondo ricadrebbe su Francia e Germania. Ma entrambe non hanno questa disponibilità finanziaria. E anche se l’avessero, mettendola a disposizione dei paesi periferici verrebbero immediatamente declassate dalle agenzie di rating. Il problema potrebbe essere superato facendo acquistare dall’ESM i bond. Ma anche questa opzione è impossibile: il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble è stato chiaro: L’ESM non sarà mai autorizzato ad acquistarli.

Allora quali altre misure resterebbero alla BCE per sostenere l’euro? Potrebbe lanciare il terzo LTRO (il quantitative easing in versione europea) cioè prestare direttamente un altro trilione (o altri due?) al sistema bancario perché acquisti il debito che la banca centrale non può acquistare direttamente. Ma l’effetto di questa operazione sarebbe lo stesso dei LTRO 1 e 2 precedenti: abbassare il valore dei bond, ridurre il valore dell’attivo delle banche, fare aumentare i rendimenti, cioè i tassi di interesse e rendere così ancora più costoso l’indebitamento nell’eurozona. Tutte le opzioni in mano alla BCE portano ad un circolo vizioso ritorcendosi sempre contro l’euro.

Conclusione: la BCE non può migliorare la situazione ma peggiorarla. La crisi infatti, lo ripetiamo, non è finanziaria ma economica e di insolvenza e acquisti di bond e monetizzazione del debito non possono nulla a fronte di un economia che non produce correnti di reddito sufficienti (la vera fonte del credito e della potenza di fuoco finanziaria) per ripianare perdite e debiti esponenziali.

Germania. E’, insieme alla BCE l’elemento chiave dell’eurozona. Ma come abbiamo già accennato il peso del suo debito sul PIL sta raggiungendo livelli preoccupanti (90%) e in corrispondenza dei quali la solvibilità di una nazione può venir messa in discussione. Inoltre bisogna ricordare che ha un’esposizione verso la UE di un trilione di euro pari al 30% del suo PIL erogato attraverso i vari meccanismi di salvataggio dei PIIGS. La Germania ha ormai esaurito le sue cartucce. Escludendo ormai completamente la soluzione degli eurobond a cui la Merkel ha opposto un irrevocabile nein, potenzialmente la Germania potrebbe salvare l’eurozona con l’aiuto della BCE accettando, in una forma o nell’altra, di monetizzare tutto il debito. Ma abbiamo già visto che questo è impossibile. Il prossimo anno il cancelliere tedesco deve affrontare l’elezioni e sa che la monetizzazione del debito potrebbe scatenare un’inflazione e danneggiare l’economia tedesca sulla quale l’agenzia Moody non fa rosee previsioni. Se la Germania perdesse lo status di tripla A sarebbe la fine immediata dell’eurozona, senza esitazioni. Il popolo tedesco già contrario ai salvataggi europei non tollererebbe mai un downgrade del merito del credito per il proprio paese. La Merkel impossibilitata ad aiutare i suoi partner europei può solo aggrapparsi alla speranza che i programmi di austerità e di riforme in corso negli altri paesi inneschino una ripresa e che l’export del suo paese non rallenti. Ma anche questa è un’ illusione. Le misure di austerità in atto nei paesi partner (per il modo in cui sono intese e realizzate) danneggeranno anche il suo paese. La Germania comunque insieme ad altri paesi come la Finlandia ha un piano di emergenza per l’eventuale uscita dall’euro.

Per quanto riguarda, infine il Fondo Monetario Internazionale rimarrà passivo per qualche tempo. Anche negli USA le elezioni sono imminenti ed Obama non si accollerà il rischio di un intervento che comporterebbe più tasse a carico dei contribuenti americani.

Game is over. Quattro mesi scrivemmo (Breve Profilo del Caos) che l’eurozona era un morto vivente e anticipavamo l’analisi che abbiamo qui solo dettagliato un po’ di più. Nulla è cambiato da allora e non è emersa alcuna opzione concreta che possa migliorare la situazione. I piani finanziari passati e quelli da attuare in prospettiva sono da Fannie Mae e Freddie Mac: disastrosi. La fine dell’esperimento dell’euro può non essere imminente. Ma è inevitabile. Non sarà assolutamente la fine dell’Europa che deve restare area di libero scambio, ma la fine di un sistema che non rende possibile la crescita economica e crea irresponsabilità, apatia e dipendenza dei paesi deboli dai paesi forti. La fine sarà dolorosa ma molto meno di quanto si pensi. Il suo mantenimento in stato di coma sarà altresì doloroso ma molto peggio di quanto si creda.

E’ evidente che siamo all’ennesima produzione di insolvenza, all’ennesima produzione di guadagni per il sistema bancario nazionale ed internazionale che nel frattempo metterà al riparo i propri attivi quando arriverà il crack finale.
Non definiamo la politica dell’attuale governo costruita da un collaterale di manigoldi (gli attuali politici) e nemmeno l’attività del governo stesso che piacente alla lobby bancaria, disinteressandosi dei problemi dell’economia reale e dei lavoratori, porterà la nostra nazione ad un servaggio mai visto prima.

Ore 20,02 – l’Italia si ferma per una stupida partita, la Merkel ha la diarrea e Monti ha un attacco di prostatite acuta.

28 giugno 2012 4 commenti

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–Aggiornamento delle 0.41–

L’Italia ha vinto per 2 a 1 e purtroppo, mio malagrado, ho dovuto sorbirmi una parte, quella terminale, della partita. Non voglio commentare calcisticamente nulla, ma da un altro punto di vista vorrei dire che ce l’hanno regalata.
Poteva andare diversamente?
Politicamente ed economicamente, ma anche calcisticamente la Germania ci avrebbe messo a terra in meno di pochi minuti, ma l’onore (in questo caso che ha l’odore delle feci) e sopratutto la convenienza finanziaria e politica del caso hanno spinto le alte sfere a far sì che l’Italia vincesse. Loro lo sanno, noi siamo felici quando la nostra squadra vince, e per farci digerire il rospo amaro ci hanno regalato questa vittoria.

Adesso tutti a cuccia, boni e zitti che ci siamo meritati il mongolino d’oro

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Come da oggetto, milioni di italiani in attesa dell’evento calcistico! Che massa di fessi, ignoranti e stupidi.

Fossero così attenti anche alle loro buste paga, alle loro pensioni, alle loro case alle spese della pubblica amministrazione, al dominio criminale del sistema bancario, alle alleanze che ci hanno visti corresponsabili criminali in Libia, in Kosovo, in Libano, in Afghanistan, in Iraq, in Pakistan, molte cose sicuramente cambierebbero, ma la sfera del pallone è più irresistibile delle loro famiglie, dei loro figli e del loro lavoro.

Vi meritate lo sfascio e non meritate altro che essere sempre sudditi di qualsiasi tiranno, meglio se sanguinario.

Vattani fascista e Napolitano Comunista: uno canta tatuato e l’altro usa il suo potere per portare l’Italia allo sfascio.

24 maggio 2012 3 commenti


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Ieri c’è stato un polverone per i provvedimenti presi nei riguardi di Vattani ex ambasciatore ad Osaka in Giappone, a causa di una esibizione canora che il diplomatico ha tenuto presso casa Pound. E’ stato definito fascista.

La Farnesina lo ha condannato a sei mesi, pare, di sospensione dal suo incarico. Però una spiegazione c’è infatti si legge da Wikipedia che "nel 2007 Vattani è stato nominato Cavaliere Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica(!!!) dal presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano"

Qualche anno fa, nel 1956,  Giorgio Napolitano – quello che adesso siede nello scranno più alto delle cariche dello stato – già deputato del Pci e responsabile della commissione meridionale del Comitato Centrale del PCI, di cui era diventato membro grazie all’appoggio che Palmiro Togliatti, elogiava apertamente l’intervento dei carro armati russi. (¹)

In Ungheria il 23 ottobre 1956 operai e studenti diedero il via a una rivolta generale chiedendo il ritiro delle truppe sovietiche e radicali riforme. Il 2 novembre il capo del governo Imre Nagy proclamò la neutralità del Paese e chiese l’intervento dell’Onu ma il 4 novembre intervenne l’armata rossa che represse la rivolta dopo una resistenza eroica degli anticomunisti ungheresi che continuarono a combattere sino l’anno successivo: gli storici fanno una stima dei morti ungheresi che è tra le 25.000 e 50.000 persone oltre circa 7.000 soldati sovietici uccisi in combattimento. Negli anni seguenti tra le circa 2.000 esecuzioni dei condannati a morte vi fu quella di Imre Nagy; circa 250.000 ungheresi emigrarono per evitare persecuzioni politiche. Con l’avvento della democrazia in Ungheria la data del 23 ottobre è diventata festa nazionale.(²)

Così mentre il primo, Vattani, non ha le mani grondanti di sangue, il secondo plaudeva all’entrata della democrazia e della pace con i carri armati. Ma Napolitano non è estraneo a queste cose, perché anche recentemente si è lordato del sangue libico per compiacere ai suoi fratelli di grembiule massonico come Henry Kissinger che lo ha definito "my favourite communist".

Ora i vari media, più o meno conniventi, gridano allo scandalo per un Vattani che si esibisce in una festa che potremmo definire, come si usa dire adesso, "vintage" e che male a nessuno non produce se non nelle menti bacate di chi non sa nemmeno cosa voglia dire la parola fascismo, mentre… i media, sempre attenti a fare le pulci agli altri, non vedono o non vogliono vedere, il retroterra culturale della persona che sta a capo dello Stato italiano, che ha contribuito allo sfascio della stabilità del mediterraneo, che appoggia incondizionatamente uno stato razzista e guerrafondaio e che è funzione di un sistema al di fuori della legge nazionale. Per esempio l’elezione di Monti non rientra nell’articolo della costituzione 59  comma 2 che recita:

Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.

Ma Monti non è né un sociologo, né uno scienziato, né un artista, né un letterato. Che interesse aveva Napolitano a nominare un tirapiedi a senatore, oppure glielo ha suggerito qualcuno della sua Loggia??

Disoccupazione Giovanile…

3 maggio 2012 Lascia un commento

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Ammettiamolo, sentire certi dati fa venire la pelle d’oca: disoccupazione giovanile oltre il 35% (dati Istat). Per disoccupazione giovanile si intendono quelle persone attive che cercano lavoro, ma non impiegate. Il dato è certamente preoccupante, ma allo stesso tempo appare un pochino fuorviante.

L’Istat dichiara che le sue analisi vengono raccolte intervistando ogni trimestre un campione di quasi 77 mila famiglie, pari a 175 mila individui residenti in Italia. Ora 175 mila persone su una popolazione di circa 60 milioni mi sembra che non possano considerarsi un campione sufficiente per stabilire la media dell’intera popolazione visto che il campione rappresenta appena il 0,002916 % dell’intera popolazione. Probabile che con il nuovo censimento, appena concluso, i dati potrebbero differire, staremo a vedere.

Altra considerazione che salta subito agli occhi è l’età di riferimento: 14-24 anni.
Il Ministero del Lavoro e della previdenza sociale con la nota 20 luglio 2007, n. 9799. riporta quanto segue: L’eta’ per l’accesso al lavoro e’ conseguentemente elevata da quindici a sedici anni.(art. 1, comma 622, della Legge Finanziaria 2007). Allo stesso tempo l’INPS ricorda quanto segue: dal 1° settembre 2007 decorre anche l’innalzamento a 16 anni dell’età di ingresso al lavoro per i minori. L’agenzia del Lavoro di Trento riporta: …l’età minima di ammissione al lavoro dipendente, e quindi di iscrizione al Centro per l’impiego, è stabilita attualmente in 16 anni.

Se le notizie sopra riportate sono vere, ovvero se le dichiarazioni dell’INPS, del Ministero del Lavoro e dell’Agenzia del Lavoro di Trento non sono false andrebbero esclusi quegli individui dai 14 ai 15 anni. (in totale 1.125.344 persone)

La popolazione tra i 14 e 24 anni secondo l’Istat è di 6.632.175 di individui dei quali 562.942 di 14 anni e 562.402 di 15 anni pari a 1.125.344, ovvero il 16,97% % della popolazione esaminata nella fascia d’età tra i 14 e 24 anni. Il dato quindi enunciato sulla disoccupazione, solo sui numeri, dovrebbe essere rivisto al ribasso e se poi aggiungiamo un’altra variabile  le cose cominciano a complicarsi.

La variabile è l’effettiva ricerca di lavoro dei ragazzi tra i 14 e 24 anni. Ne siamo veramente sicuri che questi ragazzi cerchino lavoro per sistemarsi il loro futuro? Io ho qualche dubbio primo perché a 14 anni non c’è la testa, secondo perché l’unica cosa che interessa in quella fascia d’età non è certamente la sistemazione pensionistica, ma molto più probabilmente le attività di socializzazione, il sesso, le amiche, i prodotti alla moda, i ritrovati tecnologici e tante altre mistificazioni che spingono il giovane a spendere senza coscienza.

La domanda che sorge è quindi la liceità di queste statistiche: a chi servono e perché si insiste così tanto sulla disoccupazione giovanile? Quale è il vero scopo di queste indagini?

Senza trovare risposta penso che un piccolo test sarebbe – in piccolo – più realistico se si provasse a rispondere ad alcune domande come ad esempio:

  1. A quanti anni hai iniziato a lavorare?
  2. Hai cercato lavoro attivamente appena compiuti 14 anni?
  3. I tuoi genitori ti danno una paga settimanale?
  4. Ti interessa lavorare per il tuo futuro?
  5. Cosa compreresti con la tua prima paga?
  6. Sei disposto a lavorare per 8/9 ore di fila con una pausa di 30 minuti?

Non sono certamente significative, ma con molta probabilità potrebbero dare uno spaccato realistico del vero mondo del lavoro giovanile.

Parole inascoltate

17 aprile 2012 3 commenti

Il mondo di oggi, e’ contrassegnato da opportunità, sfide, contraddizioni. I prossimi anni non saranno facili per nessuno, ed in particolare per l’Italia“. Era il lontano 27 marzo 2011 e le parole sono quelle pronunciate da Napolitano in occasione dell’incontro con una rappresentanza della comunità italiana a New York.

Come ebbi già modo di scrivere altre volte (vedi: Qualche parola sulla Libia e Manifestazione di Roma alla Farnesina: silenzio stampa!!!) nessun giornalista al seguito chiese spiegazione di quelle parole, il senso o a cosa alludevano. Il silenzio compiacente della stampa fu assordante. Eppure in quelle parole si rivelano i segreti di una situazione che oggi ci vede attanagliati in una via senza ritorno. I messaggi criptici del massone-comunista di Napolitano hanno la funzione di informare solo quelli in possesso della chiave di lettura, mentre al popolo bue che lo ascolta e dinnanzi alla sua effige s’inchina bizzantinamente, viene lasciato il vuoto delle scelte criminali di una banda di strozzini.

Era dall’epoca del “tutto va bene“, del “bisogna essere ottimisti” di berlusconiana memoria, siamo passati al “tutto va male” “il governo tecnocratico affonda il paese” e saltando da una frase all’altra milioni di persone cominciano a malapena a capire la trappola nella quale si sono gettati. Non c’è tempo per pensare, perché in situazioni di emergenza tutte le forze e le risorse devono essere spinte alla salvaguardia della propria esistenza e in questo disastro, che non è ancora effettivamente iniziato, ma che si sta delineando molto chiaramente, i prossimi anni saranno oltremodo difficili per gli italiani. Da notare le parole usate dal massone: i prossimi anni!!!

Anche il criminale di Soros avverte dell’imminente crack del sistema Europa che i politici e le grandi associazioni bancarie hanno fondato solo ed esclusivamente sul denaro. Soros avvisa che la crisi europea e quindi anche italiana  è molto complessa e copre praticamente tutti i settori strategici di questa parte del globo:

  • The Euro is a broken currency system in its current construct.
  • The peripheral nations have been rendered to 3rd world status.
  • The Euro users are essentially indebted in a foreign currency.
  • The political dynamic is going to destroy the Euro
  • The European union is at risk of dissolution.
  • The Euro doesn’t have to collapse.
  • Europe needs to come together and take extraordinary actions to resolve the crisis.

Parole sante (!!) dette da uno che nel 1992 fece affondare la lira, con la complicità di Ciampi.  E, pur con tutte le attenzioni del caso, le parole di Soros appaiono più chiare e più aperte di quelle dei nostri tecnocrati, di quella cianfrusaglia politica che alberga in parlamento. La chiarezza e le indicazioni sono così evidenti che anche un sordo (scusate, un non-udente) le potrebbe udire. Nella sostanza siamo alla frutta e ciò che può salvare il salvabile lo possono fare solo i governi europei.

Qui però c’è da distinguere come e con che mezzi, perché è proprio in queste battute che Soros ricava la sua linfa vitale: i soldi.
Lui specula sulle debolezze delle economie e dei governi e come ogni predatore, appena si accorge delle difficoltà, salta al collo della sua preda per risucchiare quanto più possibile. Lui fa il suo mestiere, deprecabile, non c’è che dire, ma coerente con la sua indole disonesta. Cosa diversa invece della coerenza dei nostri pagliacci che un giorno dicono bianco e quello dopo nero per poi ricominciare d’accapo.

In questa situazione economica internazionale, in cui ormai le economie procedono a tentoni, i debiti sovrani sono la palla al piede per lo sviluppo reale e le uniche cose a cui assistiamo è la distruzione totale, senza esclusione di colpi, non solo della economia, ma di tutto il patrimonio sociale che è costato decenni di battaglie, sangue e sacrifici dei nostri padri.
Tutto al macero, pagando pure lo smaltimento di quanto costruito in questi ultimi decenni.

Nessun atto preso contro gli sperperi, contro le dissennate spese pubbliche che non hanno una ricaduta utile per la popolazione, nessuna manovra che impedisca lo stritolamento bancario-finanziario. Zero assoluto!! Nel frattempo il calo del nostro prodotto interno lordo (PIL) produrrà una ulteriore manovra finanziaria, aspettiamoci quindi dall’estate e fino alla fine dell’anno una serie di provvedimenti che comporteranno una ulteriore stangata sulle nostre già magre economie.

A giugno, inoltre, sono in scadenza alcune centinaia di miglia di cassaintegrati che non avranno nessuna possibilità di recupero o reinserimento nel mondo del lavoro. Senza paga e alla fame che faranno questi poveri diavoli? Si veda la lista delle aziende a rischio per il 2012 qui.
Eppure questo tecno-governo imperterrito, ligio ai doveri imposti, prosegue con il suo stritolamento, ma sopratutto, e lo vediamo giorno dopo giorno, non mette le mani nelle tasche di quei settori che potrebbero portare un po’ di ossigeno alle nostre economie: non si tocca il settore pubblico, non si toccano i finanziamenti ai partiti, non si toccano i stratosferici guadagni delle banche e delle finanziarie, non si toccano i grandi patrimoni quelli nascosti; si preferisce invece agire sui piccoli e su quelli facilmente visibili dal fisco o sui dipendenti che non hanno nessuna possibilità di replica o di scelta ed è per questo che è meglio non pagare le tasse, perché come già scritto (vedi: Far Pagare le Tasse è il Furto di uno stato Parassita: evaderle è un atto di civiltà!) in un stato parassita se tutti pagassero le tasse noi ci impoveriremmo di più e loro, la casta dei parassiti, guadagnerebbero 100 volte di più, mantenendo il loro status quo inalterato e sempre più potente.
Anche Grillo si è stranamente accorto di questo, forse ha letto il mio blog, ma poco importa, perché quello che si deve capire è che la bestia che ci sta succhiando deve essere messa alla fame, gli si deve togliere l’elemento primario che la fa sopravvivere e che gli permette di massacrarci.

Forse il compiacente amico dello Sceicco del Qatar (il finanziatore della guerra di Libia e di Siria), anziché accogliere al Quirinale una figura intabbarrata dovrebbe spiegare quali altri sacrifici dovranno fare gli italiani nel corso di questi anni.

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