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Posts Tagged ‘Nazione’

Boston, terrore false flag!

16 aprile 2013 5 commenti

siniffing

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E vai! Ancora una volta gli Usa amplificano la loro maniacale dimostrazione dell’impotenza attraverso la quale applicano il teorema del terrorismo internazionale anche in casa loro. Nel 2001 ci fu l’attentato alle torri gemelle accusando ingiustamente una persona a libra paga dei servizi segreti Usa e al contempo legiferando regole che hanno fatto degli Usa gli Stati Uniti Sovietici Occidentali. Il dubbio, il complotto, gli assassini preorganizzati dalla Casa Bianca hanno reso questo paese più pericoloso di una cittadina di frontiera messicana o di altra zona di guerra nel mondo. Nessun americano o abitante del mondo è sicuro in quella terra, basta il semplice sospetto, anche velato, di simpatizzare, di aver detto qualcosa contro il regime americano che sei subito intercettato, imprigionato e torturato (Guatanamo, Egitto, Kossovo, Albania) per farti parlare.
Il caso di Abu Omar dovrebbe insegnare che dopo un anno ti prigione e di torture e senza scuse è stato liberato.

Oggi, in una maratona innocente, due esplosioni hanno definito il grado della delinquenza di questi banditi. Ancora non si sa quale sia la paternità “ufficiale”, ma si può immaginare che le cause potranno sicuramente toccare: le fazioni integraliste islamiche, oppure il malcontento Usa, del quale Obama si è fatto censore come il caso di voler proibire la vendita di armi e sulla cui questione la JPFO si oppone con strenua forza indicando alcune punti importanti:

  1. Portare le armi è un inalienabile diritto e il diritto di difendersi è un diritto:
  • Torah: Exodus 22:2.
  • Talmud: la legge ebraica impone nel Talmud che “Se qualcuno viene per ammazzarti, alzati ed ammazzalo tu”(Talmud, Tractate Sanhedrin. 1994,2, 72a; The Babylonian Talmud: Tractate Berakoth. 1990, 58a, 62b).
  • Dottrina Cattolico-Romana: la dottrina cattolico cristiana ha lungamente dissertato sul diritto di difesa:  “Quelli che difendono se stessi non sono colpevoli della morte altrui, anche se spinti all’uccisione della morte dell’aggressore” – Catechism of the Catholic Church 1994, sections 2263-65 (citing and quoting Thomas Aquinas).
  • 4. Protestant Doctrine: Individual has personal and unalienable right to self-defense, even against government. Samuel Rutherford, Lex, Rex [1644]1982, pp. 159-166, 183-185 (Sprinkle Publications edition.) Jesus advised his disciples to arm themselves in view of likely persecution. Luke 22:36.

Quale sia la causa fa pensare quello che afferma un testimone che qualche minuto prima fu avvisato di un paio di scoppi che si sarebbero succeduti. Così riporta TGcom24: “I “prossimi attacchi di al Qaida saranno potenti e scioccanti” e si verificheranno “negli Usa, in Francia e in Europa”: è il testo di un messaggio apparso nella galassia dei siti jihadisti e reso noto ore fa dalle organizzazioni di monitoraggio dell’estremismo islamico sul web, Jihad Watch. (te pareva che non ci fosse la nota islamica…certo che s’ti anglosassoni a fantasia stanno proprio messi maluccio, eh?)

Prepariamoci ad altre ulteriori leggi restrittive, ad altri antiterrorism-act che salderanno, per sempre, il potere dei banchieri sovranazionali contro il potere del popolo.

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ILVA, solo bestie!

27 novembre 2012 2 commenti

Continua indefessamente l’attività terroristica dei giudici di Taranto contro gli interessi nazionali, sociali ed economici di una parte dell’industria italiana. E’ stato confermato il licenziamento senza preavviso di 5.000 dipendenti dell’ILVA (Ex IRI svenduta alla famiglia Riva). Purtroppo, come sempre accade in Italia, si guarda solo all’aspetto più facilmente suscettibile di critiche: ambiente (che va tanto di moda quando si tratta di nascondere altri misfatti).

Quello che più ci si chiede: dove stanno le grandi sigle sindacali della CGIL della UIL, della CISL. In altri tempi avrebbero rovesciato un paese e  avrebbero tappezzato le città con oceaniche manifestazioni. Adesso tutti zittini, ricurvi nelle loro sedi a bofonchiare cose inudibili e nessuno si muove. Nel frattempo 5.000 famiglie dovranno fare i conti con dissesti economici, finanziari. Ma ai sindacati, oltre a vociare parole senza senso, non resta altro. C’è come l’impressione di un accordo condiviso con i grandi attori della questione e che per tranquillizzare le persone, usino le solite melliflue proteste, insignificanti e per nulla incisive.

Mi domando poi se quei giudici di Taranto, studiosi di Cicerone (mi auguro che l’abbiano studiato profondamente),  hanno mai considerato questi aspetti sociali, perché il sospetto viene per la loro indifferenza e nella totale assenza di ratio societatis et humanitatis e della magnitudo animi (Cicerone): quelli non sono operai, dipendenti, impiegati con famiglie, figli. Sono solo bestie da scaricare al primo macello aperto!

Il problema è ambientale, si dice, ma se fosse così, come accaduto nella zona della Rhur, le soluzioni ci sono. I tedeschi ci sono riusciti ed hanno bonificato l’intera zona rendendola un giardino. Cosa abbiamo noi italiani che non riusciamo a fare meglio degli altri? Inettitudine, pigrizia, oppure forze nascoste che spingono per la chiusura definitiva dell’ILVA, soppiantandola con altri mostri a discapito della salute del benessere sociale.

Aflatossine – Mais – annata agraria

1 ottobre 2012 Lascia un commento

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Molti anni fa, nel 1986, ci fu una grave crisi idrica, più o meno come quella che abbiamo avuto questa estate. Nelle acque fu evidenziato un altissimo livello di Atrazina che veniva impiegata in agricoltura contro le erbacce  in quantità di 1,2/2 kg/ha. Era un noto e diffusissimo erbicida, oggi sostituito dall’Harmony impiegato in quantità di 3 gr/ha (leggasi tre grammi per ettaro!!!!). Vi furono molte interrogazioni parlamentari, finanziamenti, ricorsi e controricorsi e come accade nelle repubbliche delle banane fu trovata la soluzione che salvò capra e cavoli: innalzare il livello massimo dell’erbicida presente nelle acque destinate per uso umano con buona pace di tutte la parti sociali. Il tutto, come sempre accade in Italia, fu presto dimenticato e nessuno ne parlò mai più.

Anche questa estate abbiamo avuto un’annata particolarmente calda che ha provocato una serie di problemi nel settore agricolo. Molti raccolti, a causa della perdurante siccità, sono stati gettati, moltissime culture di soia e granoturco (Zea mais) non hanno nemmeno raggiunto la maturazione e sono state lasciate in campo per essere successivamente bruciate o interrate. La perdita appare essere superiore al 50% della produzione nazionale, ma pochi giornali ne parlano come se il settore agricolo fosse un accessorio insignificante e opzionale: mangiare a volte non serve.

Eppure questo grave problema viene adombrato da altri sempre più presenti nella nostra penisola: gli scandali politici, le problematiche economiche, ma soprattutto finanziare delle nostre banche che sappiamo tutti essere ormai decotte e fallite. L’agricoltura non viene nemmeno nominata e come ci evidenzia Franceschetti (I recenti provvedimenti del governo Monti: i finanziamenti per incentivare la depilazione dei peli del culo in Kiribati) i maggiori utili della Unione Europea provengono proprio da questo settore, altro che quello finanziario e bancario.

Come dicevo più sopra, quest’anno è andato malissimo per l’agricoltura, così almeno nelle zone di pianure ma anche quelle servite dall’irrigazione hanno avuto dei grossi problemi: a 40 cm di profondità il terreno era sabbioso, con temperature che arrivavano anche oltre i 30/35°. Il danno alle culture è stato enorme, molte hanno sviluppato diversi problemi fitosanitari che non sono stati risolti, anzi, la mancanza d’acqua e l’elevata temperatura hanno favorito l’insorgere di alcune malattie delle piante i cui effetti per l’uomo sono molto pericolosi. E’ il caso del mais, della soia, delle arachidi che in queste condizioni hanno sviluppato le aflatossine.

Le aflatossine sono i prodotti di alcuni funghi del genere Aspergillus che si sviluppano in particolari condizioni di temperatura ed umidità. Il danno che le aflatossine possono dare sono particolarmente gravi perché l’intossicazione è cronica e praticamente irreversibile, fino allo sviluppo di forme tumorali molto gravi. L’organo più colpito è il fegato con cirrosi e/o carcinomi, ma si hanno sospetti anche per arteriosclerosi, cancro al seno, cancro alla prostata, AIDS, morbo di Crohn, sclerosi multipla, infertilità ecc. (Cfr.COSTANTINI, WIELAND, LARS, Etiology and prevention of prostate cancer – hope at last – Fungalbionics series, Johann Friedrich Oberlin Verlag, Freiburg, Germania 1998).

In Europa la quantità massima accettata di aflatossine è di 4 microgrammi/kg, mentre in Italia per le aflatossine B1 si accettano limiti di 8 microgrammi/kg. Per il latte il limite massimo di di 50 parti per trilione oltre il quale deve essere ritirato dal mercato.

Ma anche in questo caso entrano in causa gli interessi di parte, delle grandi multinazionali dei prodotti chimici, delle sementi e di tutta la catena produttiva agricola. La comunità europea sta infatti valutando di innalzare il limite massimo delle aflatossine per adeguarsi al Codex Alimentarius e qui vi spiego a grandi linee come la Commissione Europea e il parlamento ci abbiano gabbato a favore dei grandi gruppi produttivi multinazionali e sovranazionali.

E’ naturale che anche in questo caso in Italia non si perda tempo tant’è che alcuni politici, inclini ad eseguire gli ordini superiori di scuderia, abbiano proposto l’innalzamento dei limiti per le aflatossine nel mais destinato all’alimentazione animale. Lo stesso accade anche per quelli che invece dovrebbe vigilare nel settore agricolo come il vice-presidente dei consorzi agrari Rovigo e di Ferrara che ritiene più proficuo innalzare i limiti anziché chiedere al Governo un intervento per compensare le perdite agrarie.

Infatti mentre quest’ultima scelta comporterebbe tempi più lunghi e spesso disattesi, la richiesta invece di allinearsi alle regole americane – determinate dalle indicazioni delle multinazionali del settore – e soprattutto dal Codex Alimentarius sono un esempio al quale il politico non può non riconoscerne l’effettiva autorità. Per contro il Ministero della Salute ha già provveduto a limitare i danni di queste tossine emanando una circolare, ma verrà subitamente annullata dalle scelte che i grandi gruppi imporranno a spese della nostra salute.

E’ ovvio che di fronte a questo scenario il settore agricolo si rivolta perché da un lato non trova il giusto soccorso del governo e dall’altro riscontro che in altri paesi l’innalzamento dei limiti permette la commercializzazione dei prodotti con le aflatossine. Possiamo dargli torto?

Pur rispettando il settore agricolo ci si dimentica che tutta la produzione agricola non serve ad alimentare una macchina inerte, ma solo ed esclusivamente l’essere umano e ogni azioni che comporti un innalzamento dei limiti delle aflatossine equivale ad un aumento dei costi della spesa sanitaria pubblica, e come accade sempre nelle repubbliche delle banane si sta molto più attenti al conto economico che a quello sanitario.

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Studio Europeo sull’ammissibilità delle aflatossine

Studio Europeo sullo aflatossine

EFSA: Aflatossine nei prodotti alimentari

Uno studio sugli erbicidi e loro caratteristiche

Direttiva 2000/60/CE Del Parlamento Europeo e Del Consiglio, Del 23 Ottobre 2000, Che Istituisce Un Quadro Per L’azione Comunitaria in Materia Di Acque

Euro irreversibile o bancarotta annunciata del sistema bancario?

6 settembre 2012 Lascia un commento

Oggi 6 settembre 2012 ennesima iniezione di cocaina bancaria.

Mario Draghi ha infatti prodotto quello che, secondo le sue parole sarebbe, la maniera migliore per salvare l’area euro, perché come dice lui stesso, l’euro è irreversibile, mentre sappiamo che l’irreversibilità, date le condizioni restrittive dei vari trattati e delle condizioni vessatorie del Fondo Monetario Internazionale, è la situazione economica nazionale ed internazionale.

A questo e con rispetto riporto un interessante ed illuminante articolo di Chicago.blog:

Quando la BCE tra il mese di luglio 2011 e il mese di febbraio 2012 ha immesso nel sistema bancario europeo 1,3 trilioni di euro (in soli nove mesi!) per soccorrere il sistema bancario (espandendo così il suo bilancio a tre trilioni, una cifra ben superiore al PIL tedesco) avrebbe dovuto essere chiaro che l’estrema gravità della crisi europea non solo era di molto superiore a quella di cui i leader europei parlavano, ma che fino ad allora avevano mentito sulla reale esposizione dei paesi membri che ha reso la crisi irreversibile. Non è l’euro ad essere irreversibile come dice il governatore della BCE, ma la sua crisi.

Ancora oggi la reale ampiezza della voragine che si è spalancata nell’eurozona ci è ignota e solo la “liquidazione” del sistema potrebbe fare emergere la verità.

Si consideri ad esempio la crisi della Grecia iniziata nel 2010 e dopo ben due anni rimasta irrisolta. Questo paese rappresenta appena il 2% dell’economia europea e si sta facendo di tutto per ritardarne l’uscita dalla eurozona. Il vero motivo? Per gli analisti che hanno ben scavato nei bilanci, la reale esposizione greca verso i paesi membri, è di oltre 1 trilione. Ecco il motivo per cui l’Europa continua a erogarle denaro nonostante sia in bancarotta completa e non abbia ottemperato a nessuna delle misure fiscali richieste. Si temono le ripercussioni della sua uscita su un sistema bancario già barcollante.

Nel 2012 è poi esplosa la crisi della Spagna che ha riguardato contemporaneamente il sistema bancario e il debito sovrano. Nel giro di appena un week end si è cercato di tamponare la falla, ma poi ci si è accorti che era un’altra voragine che faceva anche di questo paese un problema europeo: Tutto il sistema bancario è seduto infatti su una polveriera: il mercato del debito spagnolo, pari a €2.1 trilioni. L’Europa funziona così: quando i paesi emettono debito questo viene immediatamente acquistato dal sistema bancario e parcheggiato nei bilanci come “senior asset”, cioè come attivo a basso rischio (!). Le banche quindi concedono prestiti a terzi e fanno colossali operazioni di investimento a fronte di questo attivo. In caso di default della Spagna gli attivi a copertura del portafoglio investimenti andrebbero quindi immediatamente in fumo e i tassi di interesse salirebbero alle stelle facendo crollare tutto il sistema europeo. E accenniamo solo di sfuggita a ciò che accadrebbe al mercato dei derivati basati sui tassi di interesse preesistenti. Molto probabilmente Wall Street verrebbe chiusa per qualche tempo. Insomma la Spagna, come la Grecia, rimane un grave problema irrisolto.

Se l’Italia naviga in difficoltà non godono buona salute neppure Francia e Germania il cui debito rispetto al PIL è ormai al 90%, un livello che di solito fa scattare il declassamento di un paese da parte delle agenzie di rating.

Eppure, nonostante questa realtà, il governatore della Banca Centrale, Mario Draghi, ostenta sicurezza facendo intendere di avere sotto controllo la situazione e di poter risolvere tutti i problemi. Noi, invece, crediamo che l’euro sia in coma irreversibile e che quindi the game is over. In altri termini non esiste nessuna strategia politica e finanziaria credibile che possa salvare l’eurozona.

Proviamo infatti ad analizzare le opzioni di salvataggio e la loro plausibilità concentrandoci soprattutto sulle due entità portanti dell’eurozona la BCE e la Germania a fronte dei meccanismi di salvataggio come l’EFSF, l’EMS e il FMI.

BCE. Molti credono che la soluzione sia una banca centrale europea che operari come l’omologa statunitense acquistando su larga scala i titoli di debito pubblico in cambio di denaro di nuova creazione. Ma si sbagliano di grosso se credono alla percorribilità concreta di questa opzione. Primo, Mario Draghi ha detto con chiarezza che la banca centrale potrebbe intervenire solo in caso che i paesi bisognosi rispettino le misure di austerità, mandino ad effetto le riforme strutturali e cedano sovranità (quanta?) al governo di Bruxelles. Se queste sono le condizioni poste dal Governatore, pensiamo che non si realizzeranno mai, soprattutto l’ultima (terrificante): la cessione di sovranità al governo di Bruxelles. Ergo la BCE non acquisterà direttamente titoli di debito dai paesi membri. E se anche lo volesse fare avrebbe il veto della Germania che vede in questa operazione il rischio di una iperinflazione.

Secondo. Non bisogna dimenticare che la crisi europea non è di liquidità ma di insolvenza, aka di capitale. Nel primo caso l’acquisto di bond in cambio di denaro fresco (cash for trash) potrebbe temporaneamente alleviare le difficoltà del sistema bancario che, ufficialmente, ha una leva finanziaria di 26 a 1. Ciò significa che ogni 26 euro del suo attivo (prestiti erogati a terzi) sono garantiti da appena 1 euro di capitale. Quindi, con una leva così alta, basterebbe un ribasso dell’attivo di appena il 3,8% (ad es. per perdite su crediti o diminuzione delle quotazioni dei titoli) per azzerare il loro capitale. In realtà la precarietà del sistema è ancora più acuta se si pensa che la leva finanziaria è in molti casi è superiore, cioè di 30 a 1, di 50 a 1 o addirittura di 100 a 1 come nel caso delle banche francesi (quando la Lehman Brothers è fallita aveva una leva finanziaria di 30,7 a 1). In una situazione di scarsa liquidità sostituire titoli con contante alle banche farebbe comodo. Tuttavia poiché la crisi di liquidità deriva dalla crisi di insolvenza, l’operazione cash for trash sarebbe controproducente perché rimuoverebbe dall’attivo delle banche i titoli che, come abbiamo accennato più sopra, rappresentano il collaterale per ottenere prestiti e per effettuare investimenti. E le banche hanno bisogno disperato di “attivo”. Terzo. Tecnicamente la BCE potrebbe acquistare, come nel passato, direttamente titoli sul mercato, ma questa iniziativa è stata abbandonata da quattro mesi appunto perché la Germania (e la Bundesbank) si è opposta e continua ad opporvisi. E’ chiaro che la BCE non può muoversi in autonomia ma deve aver l’assenso della Germania perché senza questo paese l’euro cesserebbe di esistere. Inoltre non ci si dimentichi che quando nel 2011 la BCE acquistò debito sovrano non risolse alcun problema e perse il controllo del mercato del debito. Infine, oltre il 25% del suo bilancio è già costituito dal debito dei PIIGS e aumentare questo attivo (aka spazzatura) metterebbe a rischio la sua stessa solvibilità.

Allora la BCE potrebbe acquistare il debito di concerto con l’EFSF e l’ESM. Ma anche questa opzione è problematica. L’EFSF dopo il primo salvataggio spagnolo (100 miliardi) è rimasto con una debolissima potenza di fuoco, appena 65 miliardi di euro. Quanto al nuovo fondo ESM di 700 miliardi non è stato ancora ratificato. Che sia ratificato o meno il 12 settembre prossimo dalla corte costituzionale tedesca ha poca importanza sostanziale; la ratifica potrà solo protrarre lo stato comatoso della moneta unica. Infatti, se il fondo fosse approvato Spagna ed Italia dovrebbero contribuirvi al 30% per…salvare se stesse! Il che sarebbe veramente grottesco. Ma supponiamo che questi paesi siano esentati dal contribuirvi. In tal caso il peso del finanziamento (il 66%) del fondo ricadrebbe su Francia e Germania. Ma entrambe non hanno questa disponibilità finanziaria. E anche se l’avessero, mettendola a disposizione dei paesi periferici verrebbero immediatamente declassate dalle agenzie di rating. Il problema potrebbe essere superato facendo acquistare dall’ESM i bond. Ma anche questa opzione è impossibile: il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble è stato chiaro: L’ESM non sarà mai autorizzato ad acquistarli.

Allora quali altre misure resterebbero alla BCE per sostenere l’euro? Potrebbe lanciare il terzo LTRO (il quantitative easing in versione europea) cioè prestare direttamente un altro trilione (o altri due?) al sistema bancario perché acquisti il debito che la banca centrale non può acquistare direttamente. Ma l’effetto di questa operazione sarebbe lo stesso dei LTRO 1 e 2 precedenti: abbassare il valore dei bond, ridurre il valore dell’attivo delle banche, fare aumentare i rendimenti, cioè i tassi di interesse e rendere così ancora più costoso l’indebitamento nell’eurozona. Tutte le opzioni in mano alla BCE portano ad un circolo vizioso ritorcendosi sempre contro l’euro.

Conclusione: la BCE non può migliorare la situazione ma peggiorarla. La crisi infatti, lo ripetiamo, non è finanziaria ma economica e di insolvenza e acquisti di bond e monetizzazione del debito non possono nulla a fronte di un economia che non produce correnti di reddito sufficienti (la vera fonte del credito e della potenza di fuoco finanziaria) per ripianare perdite e debiti esponenziali.

Germania. E’, insieme alla BCE l’elemento chiave dell’eurozona. Ma come abbiamo già accennato il peso del suo debito sul PIL sta raggiungendo livelli preoccupanti (90%) e in corrispondenza dei quali la solvibilità di una nazione può venir messa in discussione. Inoltre bisogna ricordare che ha un’esposizione verso la UE di un trilione di euro pari al 30% del suo PIL erogato attraverso i vari meccanismi di salvataggio dei PIIGS. La Germania ha ormai esaurito le sue cartucce. Escludendo ormai completamente la soluzione degli eurobond a cui la Merkel ha opposto un irrevocabile nein, potenzialmente la Germania potrebbe salvare l’eurozona con l’aiuto della BCE accettando, in una forma o nell’altra, di monetizzare tutto il debito. Ma abbiamo già visto che questo è impossibile. Il prossimo anno il cancelliere tedesco deve affrontare l’elezioni e sa che la monetizzazione del debito potrebbe scatenare un’inflazione e danneggiare l’economia tedesca sulla quale l’agenzia Moody non fa rosee previsioni. Se la Germania perdesse lo status di tripla A sarebbe la fine immediata dell’eurozona, senza esitazioni. Il popolo tedesco già contrario ai salvataggi europei non tollererebbe mai un downgrade del merito del credito per il proprio paese. La Merkel impossibilitata ad aiutare i suoi partner europei può solo aggrapparsi alla speranza che i programmi di austerità e di riforme in corso negli altri paesi inneschino una ripresa e che l’export del suo paese non rallenti. Ma anche questa è un’ illusione. Le misure di austerità in atto nei paesi partner (per il modo in cui sono intese e realizzate) danneggeranno anche il suo paese. La Germania comunque insieme ad altri paesi come la Finlandia ha un piano di emergenza per l’eventuale uscita dall’euro.

Per quanto riguarda, infine il Fondo Monetario Internazionale rimarrà passivo per qualche tempo. Anche negli USA le elezioni sono imminenti ed Obama non si accollerà il rischio di un intervento che comporterebbe più tasse a carico dei contribuenti americani.

Game is over. Quattro mesi scrivemmo (Breve Profilo del Caos) che l’eurozona era un morto vivente e anticipavamo l’analisi che abbiamo qui solo dettagliato un po’ di più. Nulla è cambiato da allora e non è emersa alcuna opzione concreta che possa migliorare la situazione. I piani finanziari passati e quelli da attuare in prospettiva sono da Fannie Mae e Freddie Mac: disastrosi. La fine dell’esperimento dell’euro può non essere imminente. Ma è inevitabile. Non sarà assolutamente la fine dell’Europa che deve restare area di libero scambio, ma la fine di un sistema che non rende possibile la crescita economica e crea irresponsabilità, apatia e dipendenza dei paesi deboli dai paesi forti. La fine sarà dolorosa ma molto meno di quanto si pensi. Il suo mantenimento in stato di coma sarà altresì doloroso ma molto peggio di quanto si creda.

E’ evidente che siamo all’ennesima produzione di insolvenza, all’ennesima produzione di guadagni per il sistema bancario nazionale ed internazionale che nel frattempo metterà al riparo i propri attivi quando arriverà il crack finale.
Non definiamo la politica dell’attuale governo costruita da un collaterale di manigoldi (gli attuali politici) e nemmeno l’attività del governo stesso che piacente alla lobby bancaria, disinteressandosi dei problemi dell’economia reale e dei lavoratori, porterà la nostra nazione ad un servaggio mai visto prima.

Bastano un paio di gol per andare in pallone

18 giugno 2012 Lascia un commento

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C’è una sensazione di irrealtà, di leggerezza dell’essere umano, ma appare evidente che spesso, in situazioni molto pericolose, l’uomo ricorra ad espedienti per demistificare il presente e per surrogare le vicende che tragicamente gli si presentano davanti.

E’ il caso dei nostri media, di quella parte della “intellighenzia” che dovrebbe vigilare, scoprire, evidenziare, criticare e condannare tutti quei fatti che mettono in pericolo la nostra repubblica, invece che cosa si scopre ? Che tutti, quasi tutti, anzi il 90% delle testate giornalistiche, dedica la loro prima pagina online al risultato di una stupida partita di calcio fatta da gente venduta, da milionari prezzolati, da buzzurri, da ignoranti e fedigrafi che vendono una partita per quattro miseri soldi pur guadagnando milioni di euro all’anno. Dire che fa schifo è un eufemismo, ma quello che fa più ribrezzo è la complicità giornalistica, quella infame complicità da sacrestia, tipica delle cosche  mafiose che altro non vuol far vedere.
D’altronde l’Italia è stata fatta da massoni e mafiosi sia nel 1861 che nell’ultimo conflitto mondiale, possiamo meravigliarcene, perché prezzolati lo sono anche i giornalisti che prendono fior di milioni con i soldi del contribuente italiano e che fatica dovrebbero fare?

Diamo quindi evidenza alla serietà dei vari giornali più “importanti” che popolano il firmamento italiano:

L’unità, il giornale del popolo, del bene comune:

unità

Il Corsera, la voce dell’Industria italiana, dei salotti che contano:

corriere

Il quotidiano del grande Feltri, attento e critico alle mosse del potere:

Giornale

Libero non si scosta molto da quello del suo mentore di Feltri:

libero

La Repubblica, la testata più attenta alla cultura di un certo tipo, molto seguita, ma che non si scosta molto dai suoi concorrenti:

repubblica

Cosa dire del giornale della finanza italiana, forse loro se lo possono permettere, a forza di scommesse…

sole

Anche La Stampa non si distingue…

stampa

Beh…qui non c’è nulla da dire, è evidente!

mattino

Gli unici che salvano capra e cavoli:

 fattoquotidiano

foglio

Visti e piaciuti, possiamo veramente pensare di fare del bene alla nostra Italia? Ma se questi sono il coro giornalistico di fondo, come pensiamo di risolvere i problemi catastrofici che ci stanno crollando addosso?

Basta una partita di pallone fatta da dei ruffiani qualsiasi, per lo più strapagati, per cancellare per 90 minuti tutto il marcio economico, finanziario, politico di una nazione e il giornalismo d’élite concentra il suo critico fuoco in una buffonata da periferia. Ma la serietà è espatriata anche Lei?

Viene quasi di augurarsi che un disastro immane sia auspicabile quanto prima, se non altro per rimettere ordine nelle priorità delle cose e per darne il giusto valore.

14 giugno 2012 3 commenti

Da più parti i nostri media sollecitano l’intervento armato in Siria adducendo alle stragi compiute dall’esercito regolare di Assad. Nessuna testata giornalistica si è mai preoccupata di verificare le veridicità delle notizie che vengono raccolte, accettando supinamente quanto reso dagli oppositori di Assad. La stessa cosa è accaduta in Libia con Gheddafi e sappiamo come è andata a finire.

Ma la Siria non è la Libia e la sua posizione è particolarmente importante nello scacchiere mediorientale, sia per ilo blocco della Nato che per quello russo-cinese.

 

Vattani fascista e Napolitano Comunista: uno canta tatuato e l’altro usa il suo potere per portare l’Italia allo sfascio.

24 maggio 2012 3 commenti


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Ieri c’è stato un polverone per i provvedimenti presi nei riguardi di Vattani ex ambasciatore ad Osaka in Giappone, a causa di una esibizione canora che il diplomatico ha tenuto presso casa Pound. E’ stato definito fascista.

La Farnesina lo ha condannato a sei mesi, pare, di sospensione dal suo incarico. Però una spiegazione c’è infatti si legge da Wikipedia che "nel 2007 Vattani è stato nominato Cavaliere Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica(!!!) dal presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano"

Qualche anno fa, nel 1956,  Giorgio Napolitano – quello che adesso siede nello scranno più alto delle cariche dello stato – già deputato del Pci e responsabile della commissione meridionale del Comitato Centrale del PCI, di cui era diventato membro grazie all’appoggio che Palmiro Togliatti, elogiava apertamente l’intervento dei carro armati russi. (¹)

In Ungheria il 23 ottobre 1956 operai e studenti diedero il via a una rivolta generale chiedendo il ritiro delle truppe sovietiche e radicali riforme. Il 2 novembre il capo del governo Imre Nagy proclamò la neutralità del Paese e chiese l’intervento dell’Onu ma il 4 novembre intervenne l’armata rossa che represse la rivolta dopo una resistenza eroica degli anticomunisti ungheresi che continuarono a combattere sino l’anno successivo: gli storici fanno una stima dei morti ungheresi che è tra le 25.000 e 50.000 persone oltre circa 7.000 soldati sovietici uccisi in combattimento. Negli anni seguenti tra le circa 2.000 esecuzioni dei condannati a morte vi fu quella di Imre Nagy; circa 250.000 ungheresi emigrarono per evitare persecuzioni politiche. Con l’avvento della democrazia in Ungheria la data del 23 ottobre è diventata festa nazionale.(²)

Così mentre il primo, Vattani, non ha le mani grondanti di sangue, il secondo plaudeva all’entrata della democrazia e della pace con i carri armati. Ma Napolitano non è estraneo a queste cose, perché anche recentemente si è lordato del sangue libico per compiacere ai suoi fratelli di grembiule massonico come Henry Kissinger che lo ha definito "my favourite communist".

Ora i vari media, più o meno conniventi, gridano allo scandalo per un Vattani che si esibisce in una festa che potremmo definire, come si usa dire adesso, "vintage" e che male a nessuno non produce se non nelle menti bacate di chi non sa nemmeno cosa voglia dire la parola fascismo, mentre… i media, sempre attenti a fare le pulci agli altri, non vedono o non vogliono vedere, il retroterra culturale della persona che sta a capo dello Stato italiano, che ha contribuito allo sfascio della stabilità del mediterraneo, che appoggia incondizionatamente uno stato razzista e guerrafondaio e che è funzione di un sistema al di fuori della legge nazionale. Per esempio l’elezione di Monti non rientra nell’articolo della costituzione 59  comma 2 che recita:

Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.

Ma Monti non è né un sociologo, né uno scienziato, né un artista, né un letterato. Che interesse aveva Napolitano a nominare un tirapiedi a senatore, oppure glielo ha suggerito qualcuno della sua Loggia??

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