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Posts Tagged ‘Natale’

Parassitismo sfacciato

1 gennaio 2014 Lascia un commento

napolitano_discorso

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Anno nuovo, vecchie e consolidate tradizioni: “I sacrifici vanno fatti insieme ed è giusto che li facciano anche i politici”…ma non lui.

Questo il messaggio del nostro amato presidente della Repubblica.

Abbiate fede italioni il nostro caro Presidente ci ha tutti nel cuore.

Natale 2011

26 dicembre 2011 Lascia un commento

Natale 2011

Mentre nell’occidente ipnotizzato dalle melliflue melodie anglosassoni – odiosa dimostrazione di servitù al potere sionista-massonico alle logge inglesi e americane – da immonde dimostrazione di falsa bontà e falso amore per l’altro, povero, inerme ed usato allo solo scopo di mettere in luce le azioni, aventi altri scopi, di alcuni nostri politici (Andrea Ricciardi), in altre zone di questo mondo, in quello che solo in parte riusciamo a vedere e scrutare senza il filtro roseo della verità comandata, si stanno mettendo a punto quello che ad una persona normale sembrerebbe la follia dell’intero essere umano.

Nello stretto di Ormuz la marina iraniana sta mettendo a punto sistema d’arma elettronica per accecare e disturbare sottomarini, bombe di profondità e missili a lunga gittata. Le avvisaglie, i ricatti, le vessazioni americane, il continuo embargo delle nazioni unite e le sanzioni economiche stanno portando gli iraniani ad un passo dal baratro di una guerra della quale non si scorgono i limiti. Il Qatar in questo scenario si inserisce come il cavallo di Troia dell’egemonia anglo-americana nella regione. Tramite Aljazera e le sue false dichiarazioni sugli avvenimenti della zona del Golfo Persico (Barahein) e degli scontri che avvengono, silenziati nei media occidentali, lo sceicco del Qatar Sheikh Hamad bin Jassem Al Thani sta allungando le mani sul potere dell’Arabia Saudita cercando di spodestare lo sceicco Abdullah bin Abdul Aziz Al Saud permettendo l’inserimento di basi americane nel territorio del Qatar per il controllo della regione. Ma nel contempo gli avvisi iraniani non si fanno attendere indicando che qualsiasi minaccia alla sovranità nazione avrà come effetto la chiusura dello stretto di Ormuz

Lo stesso è accaduto contro la Libia, il paese dove non c’era disoccupazione, dove istruzione, sanità, casa ed assistenza sociale erano gratuiti e non possiamo quindi meravigliarci che lo stesso trattamento venga applicato anche ai persiani.

E’ scritto, anzi l’ha voluta una banda di criminali da processo per direttissima e condannati a morte per crimini contro il genere umano; sono quegli uomini ammalati, profondamente ammalati, ma che la loro vita mette a repentaglio quella di miliardi di persone; sono quelli che, attraverso i loro agenti – una grossa fetta dei nostri rappresentanti politici e delle forze dell’ordine – stanno ordendo alle nostre spalle per rovesciare e costituire una nuova repubblica, la Terza Repubblica, quella in cui ogni diritto del singolo sarà soggiogato al benessere del potere costituito. Già lo vediamo nelle scelte economiche e finanziarie e non si tratta quindi di semplice e becero complottismo: dall’inizio dell’anno ad oggi diversi miliardi di euro sono fuggiti dall’Italia verso i vari paradisi fiscali, Svizzera, e paesi non legati alla zona euro, qualcuno forse ha conoscenze che la maggioranza non sa!

E tutto questo appare nella rosea pantomima natalizia, allegoricamente applicata a quella massa informe di persone che corre per acquistare una scarpa di plastica, firmata da un povero deficiente, al prezzo popolare di 200 dollari, costruita e fatta da gente povera più o come quei negri che si sono assiepati nelle varie città americane per acquistare un simbolo sociale vacuo, immondo, puzzolente (la plastica delle scarpe è derivata dal petrolio), deperibile, antigienico, scomodo, ed inutile anche per un letamaio. Se comperavano letame avrebbero fatto un affare, con quel che costa, ma con una scarpa, mah?

Eppure è questo che ormai siamo abituati a vedere e sentire: code chilometriche per oggetti inutili, prodotti da gente povera, trattata peggio delle bestie, ad un prezzo irrisorio.

Qualche giorno fa è stata chiusa un fabbrica nel Veneto, una fabbrica che andava benissimo, aveva un buon fatturato, degli ordini futuri, e non aveva problemi di pagamenti oltre ad essere puntuale con le banche. E’ stata chiusa per essere delocalizzata in Cina ed in Romania, lasciando disoccupati alcune centinaia di persone.

Ecco uno stato serio dovrebbe dire: “Bene! La cassa integrazione per 5 anni la paghi tu, cara azienda che delocalizzi e non un soldo ti verrà dato a sostegno del tuo desiderio di delocalizzare, inoltre, visto che tu lo vuoi fare, lo potrai fare solo per quella parte di attività dove non serve la genialità e l’esperienza del lavoro artigianale di generazioni italiane che ti hanno permesso di arrivare dove sei. ” Ma non si scorge nessun stato serio all’orizzonte, perché un discorso del genere potrebbe, porcaccia miseria, essere scambiato per becero nazionalismo, mentre invece i capitali devono fluttuare, muoversi e rendere sempre di più…ma a favore di chi?

Parentesi social-economica a parte, le premesse ci sono tutte, la gente è incattivita e lo è tanto più che sempre maggiormente riceve dallo stato in cui vive risposte vacue, che non risolvono nulla, che non mettono al loro posto le cose come devono girare.  La gente e buona parte di quelli che sono il motore della nostra economia, sta cominciando a perdere la pazienza, però…poi vedi i dati dei consumi natalizi e cascano le braccia, facendo invece esultare proprio quelli che il popolo vorrebbe combattere: 2,3 miliardi spesi per cose inutili. Una buona fetta della spesa natalizia è andata a finire nel budello del popolo, alla faccia della crisi e delle sfilate “oceaniche sindacali”. Quello italiano è veramente un budello di popolo.

Ma in questa maniera, ai piani alti, sanno come far ballare il loro schiavetto: più la pancia è piena e più gioisce delle cose che interagiscono con i sensi animaleschi: sesso ,droga ed alcool, maggiormente è malleabile e non s’inventa pensieri che potrebbero disturbare il disegno organico di denazionalizzare.

La Befana

6 gennaio 2011 Lascia un commento

Il Natale era trascorso nella tranquilla vita di campagna, festeggiando la venuta del Salvatore e i primi giorni di gennaio rappresentavano per i bambini un momento di conclusione e di inizio: arrivava la Befana e tutti facevano i conti con quanto di bene o male avevano fatto in famiglia, con gli amici o a scuola.
Tutti pensavano, raccontavano o giustificavano alcune marachelle e pensavano alla letterina da scrivere a questa vecchia.

Fuori il tempo, spesso impietoso, non lasciava spazio al gioco se non a qualche lunga corsa in mezzo ai campi ghiacciati e ricoperti di uno spesso strato di brina o di neve per dar sfogo all’energia trattenuta nei mesi invernali precedenti. Altri, i più fortunati, che avevano i campi con i fossi colmi d’acqua, pattinavano su quel ghiaccio facendo capitombole inverosimili, ma accompagnate da fragorose risate.

I vestiti erano semplici, poveri e non sapevano trattenere il caldo del corpo, ma la voglia di giocare, di correre, di saltare e di essere immersi in una natura vetrificata era enormemente più forte del freddo che bloccava le caviglie, che congelava le mani, che rendeva i visi rossi e gli occhi luccicanti. Alcuni avevano dei semplici cappotti di lana, altri dei maglioni a strati spesso dei fratelli più grandi  e le scarpe, di cuoio, una volta imbevute d’acqua e dell’umido dei campi, diventavano dei blocchi di ghiaccio per i piedi.
Un freddo assoluto che penetrava come una lancia in gola, che bloccava le articolazioni, ma che stimolava a pensare cose sempre più fantasiose per riscaldarsi.

Allora correvano tutti assieme nelle stalle e lì, nell’angolo più caldo, cercavano il ristoro, il tepore che avrebbe rianimato la folle vita dei bambini. Era una ruota, un entrare ed uscire dalle stalle e spesso qualche scappellotto e una pedata arrivava dagli anziani, stanchi di quel andirivieni senza senso.

Il freddo bloccava le attività dei campi. I contadini si adoperavano a riparare gli attrezzi che li avrebbero visti impegnati in primavera, oppure davano una mano alle mogli per sistemare quelle parti della casa che necessitava di qualche riparazione. Nulla era fermo, ma fuori il tempo  sembrava immobile.

I giorni a volte erano nebbiosi e la nebbia così fitta che si congelava sui cappotti e sulle mani, mentre la luce del sole che raramente faceva capolino nelle ore centrali, non riusciva a farsi largo e i bambini passavano così dalla notte al giorno senza uno stacco preciso, come in primavera o d’estate. I giorni delle feste scorrevano in attesa di quello magico momento.
Arrivava la Befana e se qualche cosa di brutto s’era fatto sapevano che la dolce vecchia avrebbe comunque donato qualche piccolo regalo in mezzo a tanto dolce di carbone nero.

Alla sera, dopo una cena frugale, andavano a letto presto e nell’attesa del sonno, nella stanza riscaldata da una piccola stufa, fantasticavano in quello che avrebbero ricevuto. Le immagini che la stufa disegnava con i suoi crepitii, le sue luci e ombre andavano a scavare nelle mente magiche idee, tutte collegate con quanto avevano chiesto alla Befana.
In cucina i genitori sistemavano la stanza, preparavano la cena per la Befana: un bicchiere di vino, un pezzo di pane, qualche fetta di salame ed una sedia sulla quale poteva riposarsi, infine appendevano al camino alcune catene – quelle usate per appendere le pentole – che avrebbero dovuto facilitare la discesa e la risalita dal camino, ma l’attesa del momento non faceva dormire bene i bambini, perché a notte inoltrata udivano strani rumori che spesso agitavano quei sonni innocenti: spesso la mamma accorreva al richiamo del fanciullo a tranquillizzare e a sostenere l’aspettativa, ma l’agitazione era troppo forte e il tempo troppo lento per aspettare, ma la stanchezza, alla fine, aveva il sopravvento.

La notte scorreva veloce e al mattino, di buon ora, i bimbi si alzavano immersi in una stanza che sembra irriconoscibile rispetto alla sera precedente: il pensiero di quello che li attendeva, il freddo penetrante e i vetri ghiacciati dal vapore emanato dai corpicini, dava a quel giorno tutto un sapore particolare. Di corsa e senza pensare correvano giù dalle scale per precipitarsi in cucina, dove la vecchia aveva mangiato e…posto i regali tanto agoniati, ma la mamma sapeva indugiare e così il papà, severo e fermo, chiedeva se si erano lavati le mani ed il viso, ma vedendo le loro faccie ancora stropicciate dal sonno, con un buffetto li lasciava correre verso la cucina…

Era la fantasia che si era fatta realtà, le idee che potevano concretizzarsi, i pensieri che tutto quello che un bambino ha in testa è vero. Mille colori, pacchi dorati, rossi, gialli e blu; oggetti che non avevano un carattere definito e che non sapevano indicare cosa fosse il contenuto. L’ansia e l’attesa di toccare arrivava al colmo fintanto che la mamma e il papà, sussurrando di fare piano-piano, dicevano che forse la Befana era ancora nei paraggi e non si poteva fare chiasso o urlare, ma attendere e avvicinarci con prudenza a quelle meraviglie per non spaventarla, forse perché stanca o forse perché qualcuno doveva essere punito. Alla fine, si guardava nella cucina: le impronte di fuliggine sul pavimento, il bicchiere mezzo vuoto, alcune fette di salame mangiate in fretta e il pane mangiucchiato erano le prove del passaggio di quella speciale vecchietta.
Non era possibile dubitare!

Allora i bambini guardavano dalla finestra e cercavano nelle figure in lontananza se potevano intravvedere ancora la figura della Befana che purtroppo era già volata in altre famiglie.

Chiappe strette, arriva l’in****

31 dicembre 2010 Lascia un commento

 

Già, la volgarità è gratuita, ma cosa si deve fare per avvisare i naviganti della prossima tempesta che froderà milioni di italiani?

Ormai è deciso, c’è poco da stare allegri, la patrimoniale verrà attuata e zitti-zitti vedremo sfilarci dai nostri conti i soldi che serviranno per ripagare le porcate fatte dalla Casta, dalle banche, dagli speculatori. E non ci sarà nessuna manifestazione al contrario di quello che accade se per caso qualche coglione di arbitro delle partite di calcio fa una cavolata.

In questo caso nessun partito, nessun sindacato e nessun operaio, impiegato o semplice pensionato,  scenderà in piazza sotto i palazzi del governo per gettare fisicamente dalla finestra la gentaglia che decierà una tale ladreria. La morale è semplicissima: meglio sfilare qualche miliardo di euro dai conti e dai risparmi degli italiani piuttoston che far pagare ai veri responsabili (quelli che foraggiono i politici) con una semplice manovra attuabile con un decreto come ad sempio la così detta Carbon Tax applicabile a tutte le transazioni finanziarie: basterebbero alcuni punti percentuali per sistemare i conti in pochissimo tempo, ma toccare la tasca dei banchieri e degli speculatori che ci frodano tutti i giorni è molto più difficile che frugare nelle tasche del porco italiano medio, laido ed infame personaggio che a al di là della TV e delle porcate mediatiche non è in grado di concretizzare con la sua testa da minorato psichico.

Il miserrimo uomo, come tale è il suo pensiero, di Giuliano Amato ha proposto che sul debito pubblico si può semplicemente ovviare prelevando, come fece nel 1992 lui stesso, con un’altra patrimoniale. (che cosa è la patrimoniale? Fate una ricerca in rete e capirete!!)

Soldi che verranno prelevati dai propri conti bancari e dei quali nessuno potrà opporsi, perché nessuno vi dirà quando accadrà e perché la stessa regola applicata nel 1992 avrà anche in questo caso valore retroattivo, quindi se prelevate i vostri soldi in banca non avrete scampo, perché l’agenzia per le entrate busserà comunque alla vostra porta e vi pignorerà la casa, lo stipendio e qualsiasi cosa abbiate.

Questi laidi ed infami personaggi della politica grigia e sotterranea come D’amato, Prodi, Dalema e tutti quelli che li hanno preceduti e succeduti ed altri imperscrutabili infami esseri, avranno il coraggio di imporci sacrifici e sangue, tanto a  loro non li tocca nessuno, perché nessuno andrà in piazza a spaccare la testa di questi emeriti cancri nazionali, i veri tumori della democrazia e dell’Italia.

Meditate, gente, meditate, perché già ve ne avevo parlato tempo addietro e ricordate che più se ne parla più è scontato che la cosa avvenga…ma è successo.

L’Europa impone: NO al NATALE!

24 dicembre 2010 Lascia un commento

Natale di Giorgione

Pare una barzelletta per tutti quelli che per anni hanno vissuto questa festa che ha origini antichissime e che fonda le sue radici nella nostra storia romana e successivamente nella millenaria storia del cristianesimo.

Esiste l’ordine dall’alto, della Commissione Europea (che rammento NON è nominata da nessun governo europeo) che ha imposto all’Europa la cancellazione della festa natalizia. La notizia, che troviamo su “La Stampa” brevemente  è la seguente:

La Commissione Europea ha prodotto più di tre milioni di copie di un diario dell’Unione Europea per le scuole secondarie che non contiene nessun riferimento al Natale, ma include festività ebraiche, indù sikh e musulmane.

Certo la libertà di culto è  sacra così come lo era in tempo romano, ma quella a cui ora stiamo assistiamo è l’imposizione della de-romanizzazione dell’Europa e la conseguente riduzione della cultura cristiana.  Le leggi europee  stanno agendo come un tremendo maglio macina tutto e i risultati di questo immondo modo di agire li stiamo verificando e toccando con mano tutti i giorni.

Quello che è accaduto con la Riforma luterana e successivamente calvinista nel nord Europa, nella cattolica Inghilterra ed Irlanda, viene pedissequamente applicato anche in questo tempo. Le stragi compiute dai riformatori in Germania, Olanda, ma sopratutto Inghilterra ed Irlanda e da i loro sostenitori, si stanno esprimendo adesso anche attraverso questi atti che negano l’esistenza di un sentimento culturale e tradizionale comune.

In buona sostanza, l’Europa costituita da popoli che fondano la loro cultura sul cristianesimo, è destinata ad accettare l’ebraismo, l’islamismo, l’induismo ed altre varianti religiose, purché NON siano cristiane. Una bella faccia di tola questi della commissione europea (il minuscolo è d’obbligo), no??
Come li potremo definire queste croste di qualche cesso di periferia, pagati profumatamente con i nostri soldi che decidono sulle nostre teste sulle NOSTRE TRADIZIONI e sulla NOSTRA CULTURA???

E’ forse la mano longa delle logge massoniche che tradizionalmente combattono il cattolicesimo? Non è da sapersi, ma anche MTV pare avere qualche ingerenza sulla questione:

Hanno raso al suolo la scuola, la famiglia, la coppia, i sentimenti e il Natale, mercificando tutto e tutti, hanno livellato il pensiero portandoci ad assomigliare al nulla ma noi, vere bestie da macello non meritiamo la nostra cultura. Dobbiamo accettare la scure del macellaio, perché il goym non è degno di vivere se non quello di servire il suo padrone messianico. Nessuno ne parla, nessuno, nemmeno il Santo Padre, forse anch’egli fratello dei grandi fratelli, ma nemmeno la stessa chiesa, quella che pur con tutti i se e ma, ha difeso l’occidente sostituendosi come baluardo a sostegno della nostre origini oppone un flebile lamento.

Tutti supini al pensiero dominante.

Povertà incombente.

21 dicembre 2010 Lascia un commento

Sono bastate alcune voci circolanti nelle sale operative delle borse europee che, nonostante le pessime condizioni economiche e finanziarie, gli indici di borsa sono schizzati alle stelle. L’Italia meglio di tutte!!

Un bel guadagno per gli speculatori nonostante i buchi sempre più larghi delle economie degli stati europei.

A dispetto dell’andamento borsistico, quello che viene evidenziato dalla CGIA di Mestre è un dato impressionante.  In un post precedente si parlava della patrimoniale, ovvero del sistema Italia che per mettere a posto i conti pubblici mette le mani nelle tasche degli italiani rubando i denari necessari per tamponare i buchi creati dalle banche. Il luogo comune è quello che il risparmio italiano sia tra i migliori del mondo, ma quello che evidenzia la CGIA è allarmante. Infatti dal settembre 2008 a settembre 2010 il tasso di indebitamento è salito del 28% in soli 3 anni e le regioni/città più indebitate sono con un aumento del +47,5%, Asti, con +42,3 %, Foggia, con +41,7% ed Arezzo, con +41%.

Cosa stanno a significare questi dati? Beh, nella migliore della ipotesi che la percezione della sicurezza futura è più elevata nelle regioni che hanno una economia ancora funzionante, ma nella realtà dimostrano che la propensione al risparmio è fuorviata da una serie di impegni finanziari che impediscono a regioni, comuni e famiglie di sostenere un crescita economica degna di questo nome: l’investimento economico è visto quindi come un impegno incapace di dare profitto e sostenibilità futura e si preferisce quindi impegnarsi nel brevissimo termine.

Come molti dicono si sta avviando la sud-americanizzazione e il passo è molto breve, perché da un lato troviamo famiglie che si sono impegnate in acrobazie finanziarie sempre più pericolose senza una rete di salvataggio e dall’altra famiglie che accentrano in nuclei sempre più ristretti i loro guadagni. La classe media è in via di estinzione e ancora qualche manciata di mesi e il gioco è fatto.

A riprova di quanto detto la Banca d’Italia pubblicava un rapporto in cui denunciava che il 10% delle famiglie italiane detiene il 45% della ricchezza nazionale!!!

Nasce quindi il sospetto di che senso abbia quanto proposto dalla manovra finanziaria del governo per tamponare le falle della barca. I tagli proposti andranno a colpire Regioni (4,5 mld), Comuni (1,5 mld) portando quindi a tagliare nei servizi e tutto quanto si è guadagnato in “benessere” in questi ultimi 40 anni. 

Visti questi numeri pensiamo veramente di poter supportare la mostruosa cifra da ritornare nel 2011 di 250 miliardi? Ma quali alternative possiamo avere?

E’ assodato che non c’è via di scampo e come dei topi in una nave che affonda si abbarbicano sulle mura della barca esposte alle ondate della tempesta, la nostra ultima scelta non può essere quella di costringere la popolazione al sacrificio perenne a vantaggio delle solite cricche di malfattori e criminali come i banchiere e speculatori, ma non rimane altro che rimettere il debito creato dalle banche nelle stesse loro mani e riprenderci la nostra sovrana autorità monetaria.

Un peso e due misure: la frusta, Sudan e Israele.

14 dicembre 2010 Lascia un commento

In un giornalino gratuito, di quelli che si trovano nei bar o all’angolo delle strade, si legge una notizia particolare. In Sudan una giovane sedicenne viene fustigata per 50 volte (mi pare esagerato, visto il video)  per aver indossato un paio di pantaloni che secondo la legge islamica che in quel paese si applica, è un atto riprovevole da condannare con la fustigazione.
Anche il mondo islamico di Al-Jazera si indigna di fronte a questi eccessi. Strana ‘sta cosa, ehh?

A pochi chilometri di distanza, nello stato di Israele accade una cosa simile, ma taciuta dal giornalino (del gruppo Caltagirone) così come anche dagli altri media: un giovane cantante si è esibito davanti ad un pubblico misto di donne e uomini andando contro i dettami del Talmud e come risultato di questa offesa è stato condannato dai rabbini locali a 39 nerbate per aver infranto la legge giudaica.

Molti ci dicono che Israele è un paese democratico dove non accadono cose che invece ci parrebbe normale trovare in Sudan, eppure…anche nella perla della democrazia-teologica-mediorientale accadono fatti per nulla assurdi e nonostante questo, da più parti si sente le voce del coro che invita a pieni polmoni l’entrata di Israele nella comunità europea…

C’è qualche nota stanata, la notate?

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