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Il toto parassitismo

16 febbraio 2014 Lascia un commento

Renzim Jong-un

 

Ancora una volta l’Italia subisce un colpo di stato ad opera della congrega giudaico-massonica qui capeggiata dalla figura immonda che alberga, abusivamente, al Quirinale.

Non entrerò nella discussione di questo oltraggioso gesto di potere che la finanza globale, sostenuta a piene mani dalla Germania e dall’Inghilterra, ha attuato. Questo è solo carne per le testate di regime come Repubblica, Corsera, Libero e Il Giornale, senza dimenticare la Stampa ed il Mattino. Ma cercherò di porre un’attenzione sulle probabili nomine in corso d’opera che il nuovo “bamboccio” avrebbe in odore di nominare.

Epifani: probabile ministro del Lavoro. Noto sindacalista della CGIL, dell’ex PCI e ora del PD. Non ha mai lavorato, non ha mai fatto nulla che sfruttare i compensi dei lavoratori depredando loro le buste paga: un parassita.

Marianna Nada: una signora nessuno, ma una esponente del PD, altra parassita.

Angelino Alfano: uno dei tanti traditori, un altro voltagabbana, ovvero un altro italiano con un profondo senso della giustizia ‘pro domo sua’ desiderato dalla carcassa del Quirinale.
Ex PDL ora mina vagante disinnescata, capace solo di riempire le latrine.

Graziano Delrio: un altro signor nessuno, medico che fa politica dal 2000 che ha perfezionato parte dei suoi studi tra Inghilterra ed Israele: parassita filo sionista.

Dario Franceschini: autorevole personaggio del PD, non ha mai lavorato, ma solo incamerato denaro dal sudore degli italiani. Politico figlio d’arte. Dicono che ha scritto molti libri, probabile che molti di questi li abbia scritti per lui il cosidetto ‘Ghost writer’: altro esempio di parassitismo. Ex democristiano, la peggior specie politica, anzi la variante più virulenta dello scenario politico di questi ultimi 60 anni di storia politica italiana. Un vero esempio di come il parassitismo si incista nelle pieghe dello stato.

Tito Boeri: quello che sputtanò l’altro bel tomo del giornalista economico finanziario *****. laureato alla Bocconi ed ex consigliere del FMI, della banca Mondiale, del OCSE e della Commissione Europea. Uno che ha i giusti contatti con quelli che contano, ma che non son mai stati eletti da nessuno. Un figlio ‘buono’ della massoneria più speciosa, uno che non si nota ma che nota quanto va contro i dettami giudaico-massonici. Un vero parassita, nel senso classico del termine, opportunista, sciacallo, mentalmente robotico, incapace di pulsioni umane.

Lucrezia Reichlin: ah beh, qui andiamo sul velluto. Niente e popò di meno che la figlia del vecchio Reichlin ex deputato del PCI (ora PD) e figlia della fondatrice del Manifesto, quel giornalino che copriva le opere caritatevoli delle BR. Una figlia d’arte della cospirazione antidemocratica. Ha ricoperto alcune cariche importanti presso la BCE ed è candidata a vice-governatore della Banca d’Inghilterra. Le sue origini giudaico-sioniste non potevano che portare a questi lidi. Esempio classico della più becera degradazione nazi-sionista.

Vittorio Colao: personaggio della Vodafone, alias De Benedetti, sempre la solita minestra con qualche variante. In poche parole una foglia d’Ulivo in salsa cabalistica. Un ex amministratore di RCS, il salotto massonico all’italiana. Un ometto da 17 milioni di euro all’anno. Un raro parassita da eradicare.

Oscar Farinetti: un imprenditore pronto a mordere tutto quello che gli passa sotto la bocca. Un vero ministro dell’agricoltura capace di difendere l’italianità dei nostri prodotti, purché i suoi (Eataly) siano sempre in primo piano. Altro parassita incapace di visione globale.

Emma Bonino: già la conosciamo questa signora. Agnostica, laica e filosionista. Atlantista e contraria agli interessi italiani. In un anno del suo ministero NON ha risolto nulla nella questione dei due marò. Grande parlatrice senza mai concludere nulla. Politica dagli anni 70 prima come femminista acerrima a favore dell’aborto, dei matrimoni omosessuali e della libertà di sventrare le donne rimaste in cinta. Un donna parassita che NON ha mai lavorato!

Maria Elena Boschi: una ragazza molto carina, dagli occhi sinceri e dallo sguardo sorridente, ma spesso nell’innocenza di uno sguardo si cela la vipera più acerrima. Una delle tante ingurgitate dal PCI. Una ennesima parassita.

Beatrice Lorenzin: anche questa signora è conosciuta ormai. Ex PDL, trasformista, voltagabbana, alla ricerca del piatto più gustoso. Non è nemmeno laureata, ma è una politica, di cosa non si sa, ma quello che si capisce è che si è incistata come tutti gli altri parassiti alle nostre spalle.

Maurizio Lupi: Uno che se lo incontri in auto è meglio fare un frontale. Voltagabbana, traditore e inaffidabile; ex PDL, ora non si sa, ma ‘purché se magna’ è sempre lì sul desco pronto ad ingolfarsi. Parassita.

Alessandro Baricco: la desolazione e la delusione di molte donne che vedevano in questo maschio l’idolo dei loro sogni letterari. Personaggio del PD. Probabile designato alla cultura, meglio forse sarebbe alla coltura. Ennesimo parassita inutile. Sarebbe stato meglio un Daverio.

Matteo Orfini: sicuramente molto vicino agli amici di grembiulino filosionisti, del PD. Uno dei cosiddetti  ‘Giovani Turchi’, che nella storia sono i criptogiudei che massacrarono gli armeni. Ma in Italia, il rimescolamento delle carte storiche, nella distorsione della storia stessa, è preambolo di rinnovamento, di laicità, del nuovo…del nuovo???? Un altro parassita!

Gianni Cuperlo: uomo del PD, parassita per antonomasia. Come si fa a dare 2 euro per votare alle primarie dei parassiti che si criticano? L’ennesima potenza del parassitismo trasfigurato e cervellotico.

Laura Boldirni:si avete letto bene, proprio lei. La donna di ferro, la brutta copia della Lady di Ferra inglese, che però in tempi non sospetti lasciava ampio spazio alle sue pudenda.  La donna dei froci e delle lesbiche, della parità dei diritti per i matrimoni e per le adozioni di bimbi. Quella che sostiene a piene mani i genitori di genere 1 e 2, purché non si sappia se uno di questi è maschio o femmina. Una vera parassita da enucleare dal parlamento.

Deborah Serracchiani: Pd, Presidente del Friuli Venezia Giulia, una brava ragazza, a prima vista, ma che nelle pastoie politiche di palazzo deve per forza di cosa arrivare ai compromessi che la metteranno in minoranza.

Michele Vietti: il vero cardine del nuovo governo Renzi, quello che può tutto, e rendere la vita difficile a chi non condivide le regole di magistratura democratica, (nb. il termine democratica è solo un aggettivo). Un vero caimano, un cane mordace e temibile, capace di ribaltare le regole “democratiche” di questo paese che in 150 di storia ha guadagnato con il sangue. Il re dei parassiti, ovvero la leva che potrebbe scoperchiare e portare l’Italia ad uno stato stile sovietico. Uomo dell’UDC, pericoloso, molto pericoloso e profondamente massone.

Roberto Giacchetti: chi lo conosce è bravo. Nessuno l’ha mai sentito, ma questo ragazzo ha fatto lo sciopero della fame per cambiare il Porcellum! Ma è anche vice presidente della Camera e chissà come avrà fatto ad arrivare a questo incarico? Che sia uno dei tanti piccoli parassiti? Certo che lo è!

Ebbene, dopo questo breve excursus dei vari parassiti del probabile collegio di governo del governo Renzi, possiamo brindare, rallegrarci soprattutto per il fatto che le grandi lobbies finanziarie hanno hanno dato il benvenuto con un aumento degli indici di borsa di Milano, come dire che finalmente s’è trovato quello che lavora per loro.
Nella realtà, Renzi, pare voglia aumentare la tassazione finanziaria. Occhio però, è solo una distrazione, nella realtà il suo desiderio è quello di seguire le indicazioni del suo mentore De Benedetti che prevede una patrimoniale per tutti i redditi superiori ai 70 mila euro. Ma non è il solo, anche l’Europa cerca i risparmi poiché i conti della serva stanno mettendo a nudo i grandi buchi del sistema finanziario-bancario. Renzi quindi è il pagliaccio al posto giusto e nel momento giusto: giovane, scafato, figlio d’arte della politica rapace, che parla come la gente vuol sentire, ma che nasconde la mano delle sue mire, ma è costretto dai gnomi della finanza a seguire pedantemente le loro indicazioni, in caso contrario salta il banco.

Eppure…quasi 3 milioni di persone hanno versato un contributo volontario di 2 euro a testa per votare uno come questa persona. Ma questi 3 milioni sono l’intero popolo italiano? E quella brutta immagine che abbiamo al Quirinale come può arrogarsi il diritto di dare l’incarico ad uno che nessuno ha mai votato. Che si tratti quindi di colpo di stato è evidente e quello che impensierisce di più è la mancanza dei fatti che, per esempio, il M5s non ha fatto seguire per la messa sotto stato d’accusa nei confronti del presidente della repubblica: un massone, collaborazionista, antitaliano, comunista e filo sionista.

Ciò che l’uomo non fa Dio lo compie!

12 gennaio 2014 Lascia un commento

Lo sterminatore di Sabra e Chatila, Ariel Sharon, è morto!

Se la giustizia terrena non compie il suo ciclo, la natura – nella sua infinita pazienza – agisce imperturbabile e indifferente all’essere umano.
Ciò che i palestinesi hanno agoniato per anni (il giudizio alla corte dell’Aia per crimini contro l’Umanità) il male fisico che colpì Sharon ha reso quella giustizia cercata e sempre mascherata con la complicità delle nazioni europee e degli Stati Uniti una realtà, oggi, inoppugnabile.

Anche gli intoccabili, gli eletti, i figli della Shoa hanno sono giudicati e puniti in secula seculorum.

Italiani, svegliatevi dal torpore!!!

19 luglio 2013 Lascia un commento

“Quando uno Stato dipende per il denaro dai banchieri, sono questi stessi e non i capi dello Stato che dirigono le cose. La mano che dà sta sopra a quella che prende. I finanzieri sono senza patriottismo e senza decoro”. (Napoleone Bonaparte)

Poche idee occidentali

5 luglio 2013 1 commento

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Dopo la defenestrazione di Mubarak in Egitto e l’avvento del Presidente Morsi l’occidente, in primis gli Usa e a seguire tutta l’Europa, parlarono di rivoluzione democratica e di instaurazione della democrazia sostenuta dai fratelli mussulmani. In quella occasione l’esercito si schierò come garante e si frappose tra le diverse fazioni impedendo un bagno di sangue facendo rispettare le scelte “democratiche” con il plauso dell’occidente.

Recentemente, a seguito delle oceaniche manifestazioni e dell’arresto di Morsi, l’esercito si costituito a garanzia della democrazia evitando anche in questo caso un bagno d sangue e l’occidente in questa seconda volta ha definito l’azione dell’esercito un colpo di stato militare.

E’ strano questo occidente.

Condizioni insostenibili

24 maggio 2013 3 commenti

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In un paese in bancarotta, in cui il lavoro è diventato un bene talmente prezioso da essere introvabile esistono ancora dei paladini della giustizia che, insensibili alle migliaia di licenziamenti, bloccano di fatto le attività di 18.000 persone. E’ di questi giorni infatti il sequestro da parte del Gip Patrizia Todisco di 8 miliardi all’ILVA che si aggiungono ai 1,5 miliardi sequestrati dai giudici di Milano.

Il sequestro è dovuto ai mancati investimenti per la sicurezza e l’ambiente, considerato pertanto un illecito.

Ciò che è lecito a questi magistrati è la legge che deve essere applicata senza ritegno e senza nessuna considerazione per le migliaia di persone (18.000 in tutta Italia) che di quel lavoro traggono sostegno per le famiglie; ovviamente quei magistrati, zelanti e preoccupati di svolgere il compitino loro affidatogli, non si preoccupano di quelle persone, loro, quei magistrati – dipendenti pubblici, come altri 3,5 milioni – non sentono la preoccupazione di quelle famiglie che si vedono tolto il pane dalla bocca. No! Loro, sicuri e tranquilli del loro stipendio di 7.000 euro/mese non possono sentire i lamenti e le maledizioni di quelle famiglie e chiusi nelle loro ovattate stanze procedono imperterriti nell’azione distruttrice.

Allo stesso tempo abbiamo un governo che indica alla Confindustria di creare più posti di lavoro, di avere più competitività (sarebbe da chiedersi come sia possibile visto che ogni giorno muoiono migliaia di aziende), di fare squadra. Letta è probabile che viva come quei giudici in un altro mondo. Come è possibile cerare posti di lavoro, essere competitivi se mancano le riforme corrette, se non c’è nessuna prospettiva futura e se il sistema bancario fa quadrato e mina la credibilità delle aziende? La Confindustria però, facendo occhiolino a Letta, affermaSe questo sarà il governo della crescita e del lavoro noi lo sosterremo con tutte le nostre forze

Quindi, giusto per avere un piccolo quadro, si punisce un’industria mettendo sul lastrico 18.000 lavoratori (non trovate strano che i sempre presenti sindacati se ne stiano zitti-zitti???), il governo fa melina con le forze industriali e il sistema bancario (lo scandalo MPS) fa quadrato attorno agli inciuci della politica nel più grande fallimento di una banca.

Un momento!

28 marzo 2013 6 commenti

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Ieri e oggi ho dato fondo alla mia desolazione: ho cercato di capire che cosa trasmettono alcuni telegiornali della Rai (i 3 canali canali canonici), di La7 e di Rainew24. Sono andato in depressione. Le notizie più gettonate in tutte le testate di comunicazione di massa nell’ordine:- Bersani che tenta di fare un governo impossibile – Terzi da le dimissioni per la figura di m*** dell’Italia nei riguardi dell’India – il Papa che fa il gesuita – La revisione del processo di Meredith – Il processo di Sara Scazzi – Previsioni meteo – Calcio.

Ora, ditemi voi, su una informazione di questo genere come volete che gli italiani cerchino di essere responsabili quando i media precostituiti propinano notizie che hanno il valore di un rutto all’osteria? A farli crescere temprati nei problemi?
Dire che sono bamboccioni, come disse la Fornero, è solo un eufemismo, poiché nessuna persona, italiana o straniera che sia, potrebbe essere diversamente se allevata in un stato in cui le notizie principali sono quelle sopraddette. Qualcuno disse che il popolo italiano è come un bimbo di 3/4 anni, viziato, dispettoso e sempre pronto a dire no e come tale va trattato, ogni tanto una sculacciata e successivamente la caramella per zittirlo, possiamo dargli torto?

Un giorno mi trovavo in Corsica, vicino a Porto su una spiaggia libera da ombrelloni e in pieno sole. Davanti a me, a qualche decina di metri, stava una famiglia di francesi: papà, mamma e 9 figli. Il più grande avrà avuto 15 anni e il più piccolo, anzi la più piccola forse 2 o 3. Questa era affetta dalla sindrome di Down, simpaticissima e sopratutto attenta a tutto quello che facevano i fratellini più grandi.
Cosa mi ha colpito in questa famiglia? la gentilezza, la pacatezza, l’autorevolezza, la semplicità e la purezza dei movimenti degli uni verso gli altri e di tutti verso la bambinetta, ma senza ostentazione. Il rispetto reciproco e l’attenzione sono quelle cose che mi hanno stordito nell’osservare questa famiglia semplice. Semplice, perché non aveva nulla di firmato, scarpe normalissime, vestiti normali, anzi forse se li passavano da figlio a figlio, cibo normale, con grandi panini e tutti attorno a mangiare con qualche battuta per le nuotate che avevano fatto, per gli scherzi che si facevano. Presi nel loro insieme, con lo sfondo del verde dei lecci e dei pini in quella calda giornata d’estate sembravano inseriti in un quadro dei macchiaioli di fine ottocento. Tutto nell’equilibrio e nel rispetto.
La mamma non si preoccupava più di tanto dei bimbi, ma con un occhio leggeva una rivista francese e con l’altro controllava i più piccoli, interrompendo la sua lettura con qualche avvertimento verso i più grandi di fare attenzione ai piccoli. Una vera comandante: autorevole, sensibile senza usare nessun tipo di ricatto (tipico delle famiglie italiane) e nessun urlo o sbracciamento sguaiato. Il padre se ne stava in disparte e se non ricordo male, leggeva un libro, ma spesso dopo qualche pagina, si gettava nella mischia dei figli per coinvolgerli in qualche battaglia sulla riva del mare, ragazzine e maschietti. Era un quadro bellissimo. Finita la giornata, tutti indistintamente hanno setacciarono la spiaggia in cui avevano sostato, raccolsero i loro indumenti, le loro immondizie (poche o nessuna) e ognuno con le sue cose si allontanarono senza frastuono e in ordine sparso fino a scomparire da dove erano arrivati.

Avrei voluto conoscerli meglio, parlare loro e cercare di capire da dove nasceva e scaturiva quella semplicità e quella serenità di quella giornata al mare in Corsica. Già perché loro non erano corsi, ma della Bretagna. Spesso usavano termini dialettali, ma sforzandomi, capivo le loro parole e rapivo quei tratti dei discorsi che tra i genitori facevano. Nulla di eccezionale, ma non parlavano della Belen, né di Corona e nemmeno di qualche miliardario di  calciatore e nemmeno dei pettegolezzi francesi. Spesso argomentavano su qualche personaggio politico, ma con leggerezza, come fosse un vicino di casa loro. Vista la famiglia numerosa avevano altro a cui pensare, ma l’estate e la vacanza era probabilmente motivo anche per parlare di cose che nella vita quotidiana sfuggono.

Cambiamo scena.

Un giorno mi trovo in città, in Italia, e siedo con alcuni amici in un vecchio e storico bar. Siamo al tavolo e sorseggiamo un caffè in attesa di imbastire la serata in qualche maniera divertente. Nel “cazzeggiare”, vicino al nostro tavolo, arriva una famigliola di tedeschi con un bimbo piccolo. Tranquillamente si siedono ordinano il solito “capucino” e si guardano attorno. Il bimbo sgaiattola dalla mamma e per andare in braccio al papà nella sua breve corsetta va sbattere con violenza inaudita sullo spigolo del tavolo (di marmo).  Il tonfo è forte e ci giriamo, il silenzio assale il bambino e la mamma lo guarda con dolcezza, senza preoccupazione e con uno sguardo che,  a mio avviso aveva del satanico,  gli comunica tranquillità (?). Il bimbo inizia ad emettere qualche piccolo urletto-singhiozzo-soffocato (alla Fantozzi, per intenderci), ma non da sfogo al dolore che suppongo fosse esagerato. La mamma lo tranquillizza, credo, perché con voce suadente gli dice delle parole che lo fanno quasi zittire. Il padre che aveva assistito alla scena in disparte, quasi indifferente, si sporge dalla sedia per accarezzare il bernoccolo frontale che al bimbo cominciava a crescere a dismisura e con un gesto rapido, se lo porta sulle ginocchia, quasi a consolarlo. Il bimbo non demorde, anzi il dolore preme e vuole la sua dose di urli che tutti noi, allibiti per la scena, attendiamo. Ma niente. Il padre lo coccola con qualche buffetto sul sedere e la madre indifferente si beve il suo “capucino” . Gli occhi del bimbo sono carichi di lacrime di dolore, ma il papà con amorevolezza gli passa sulla fronte un fazzoletto imbevuto d’acqua e lo tranquillizza, non è successo nulla, sembrava dicesse. Avrei voluto vedere il padre al posto del bimbo se se ne stava tranquillo, caspita!! Dopo qualche minuto tutto finito.

Cosa hanno in comune queste due scene con noi italiani? Nulla! Due mondi opposti e diversi, nei quali non ci identifichiamo e che troviamo per alcuni versi anche esagerati. Eppure, in quello francese la compostezza, la semplicità, la serentià e la sobrietà e il rispetto reciproco è una degli aspetti che NON abbiamo. In quello tedesco è evidente la compostezza, il rispetto, poiché il bimbo non ha urlato come un forsennato e cercato il compiacimento genitoriale, mentre il genitore ha saputo indirizzare quell’atroce dolore nell’accettazione che un dolore non è la fine del mondo (vaglielo a dire al bimbo!!). Noi non siamo così per nulla al mondo. E spesso veniamo redarguiti quando andiamo all’estero proprio per la nostra capacità di farci riconoscere. Siamo ingovernabili, salvo che non sia presente l’una e l’altra cosa, come nelle scene sopracitate.

L’ordine e la compostezza, il rispetto e l’autorevolezza, la sobrietà e la sagacia delle scelte. Nulla di tutto ciò appartiene alla nostra cultura di questi ultimi 50 anni. Sfascio, disordine, mostruosità sociali, efferatezze politiche ed inciuci che a pensarli Machiavelli a confronto è un pivello.

E’ il caso, passato inosservato di questi giorni, che l’INPS è ormai è stracotto, per usare un eufemismo. Si legge che l’INPS conferma la perdita di 10 miliardi per il 2013 e il patrimonio passa da 41 a 15,4 miliardi. E’ sicuramente una notizia da far rizzare i capelli a tutti i pensionati e a quelli che credono che avranno una pensione senza contare al buco da 30 miliardi dell’INPDAP per il mancato versamento dei contributi ai suoi dipendenti che l’INPS ha accorpato, eppure, avete sentito questa notizia alla radio, alla televisione, insomma da qualche parte? Immagino di no. Silenzio assoluto!!!!

Nel frattempo i giochini europei ci soffieranno i nostri risparmi e pensioni e noi andremo ancora in spiaggia o al bar a parlare di Scazzi, Meredith, Balotelli o altre insignificanti ed inutile fatti.

Ma se lo meritano i denari dallo stato le aziende creditrici?

22 marzo 2013 3 commenti

Qualche settimana fa Bersani dichiarava che per sollevare le aziende a credito con le PA si sarebbe potuto emettere delle obbligazioni di stato per un valore di 10 miliardi all’anno per 5 anni. Boom!!! C’è da chiedersi se abbia mai fatto due conti della serva e abbia mai capito come funziona, almeno, un libro contabile: colonna dare e colonna avere. Ma Bersani non è un tecnico come il grande Monti, ma un uomo politico. Agli uomini  a volte è permesso dire delle castronerie, mentre a chi fa politica la stupidità è peggio di qualsiasi altra cosa e Bersani in questo campo è veramente stupido.

Emettere delle obbligazioni a fronte di un debito delle PA significa in ultima analisi emettere altro debito, ma forse questo Bersani non lo sa, oppure lo sa eccome, e conscio dello sfascio e della stupidità degli italiani, si rende conto che tanto non cambia nulla e che alla fine paga pantalone. Che volete che siano 50 miliardi in più sul debito? Nulla, una goccia nel mare, dobbiamo preoccuparcene? Eppure ci sono stati milioni di persone che hanno votato questo personaggio, le sue idee e quelle che egli rappresenta in seno al partito che lo sostiene. Parliamo di 17 milioni di persone che la pensano come lui e come il suo partito. Cosa potremmo quindi contro proporre: beh, che le paghino questi 17 milioni di adepti al PD i 50 miliardi di debito delle PA alle aziende creditrici, vi pare? Alla fine sono poco più che 2900 euro a testa che distribuiti su 5 anni, come la proposta Bersani indica, sono solo 580 euro, che volete che siano per persone che hanno l’ardire di redistribuire sui restanti una proposta delinquenziale e truffaldina?

Ma il vero problema non sta tanto nella demenziale proposta di Bersani che riappare ancora in questi giorni e che sembra trovare molti “politicanti” favorevole. Infatti, da quello che legge, “la Commissione Ue ha concesso all’Italia la possibilità di emettere titoli pubblici speciali per far sì che le Pubbliche Amministrazioni saldino i propri debiti verso le imprese e fornitori.” Pare che Bersani abbia una corsia preferenziale a Bruxell visto quanto deciso dalla commissione europea o quanto meno si senta nell’autorità di decidere quanto ancora non è stato deciso visto lo stallo in cui ci troviamo. Ma l’Europa (le banche europee) chiede che vi sia un piano di rientro se mai dovesse prestarci questi denari (tecnicamente “un allentamento nel piano di stabilità”), ma anche in questo caso la nebbia fa da padrona. Mancano i dati certi e sopratutto non si sa con chi si avrà a che fare (anche questo Bersani non lo sa).

Il vero problema sta però e nella stragrande maggioranza delle aziende italiane che lavora per il pubblico e questo aspetto è ancora peggio di qualsiasi altro. Questo dovrebbe far pensare e mettere in dubbio le abilità dei nostri imprenditori, alle loro capacità di fare impresa se poi dietro alle spalle hanno un committente sempre pronto a fornire loro commesse ed attività.  In ultima analisi quindi lo stato italiano, assistenziale, pone il grave dilemma della libera concorrenza, come la madre che tenta di staccare il proprio bimbo dalla tetta per evitare che con la crescita dei dentini non si spolpi anche la madre. Lo stato italiano appare nutrice, produttore di mammoni, figli di mammona, di beoti bamboccioni sempre alla ricerca del suggerimento, dell’attività in seno alla loro nutrice. E’ una situazione paradossale, senza via d’uscita, ma sopratutto a circolo vizioso che si autoalimenta. Lo stato senza gli intrallazzi con le potenti aziende che con lui lavora non esisterebbe, così come lo conosciamo, e le aziende non esisterebbero. Eppure è così!  Nessuna o poche aziende ha il coraggio di ricorrere agli atti legali che le tutelano, preferiscono attendere, licenziare o magari suicidarsi pur di non colpire la loro madre nutrice. E’ assurdo, ma è la realtà.

Alcune aziende contattate, difronte alla domanda di ricorrere alle vie legali per rientrare del proprio credito, rispondono che una volta percorsa quella strada e vinta la causa dopo il lavoro mancherà, nessuno le metterà in condizioni di continuare, e nessuna associazione (Confindustria, Confartigianato, Confedilizia, Confcommercio) ha mai percorso la strada di una Class-Action nei confronti dello stato, ma quelle poche che hanno avuto l’ardire di fargli causa si trovano adesso senza lavoro e con personale licenziato, senza commesse.
Ha senso tutto questo?

Come pensiamo di poter essere un paese concorrenziale nei riguardi di altri europei quando al nostro interno abbiamo delle imprese che senza l’aiutino dello stato sarebbero uno zero assoluto! Come possiamo pensare in questo secolo con la prima economia mondiale (la Cina), la più grande in assoluto, per ora, che sta facendo balzi da gigante, di competere se non avessimo lo stato che ci assiste in ogni piega delle nostre attività produttive? Allora da questo scaturisce un altro ragionamento, perché lamentarci, perché chiedere insistentemente che lo stato paghi, quando in tempi migliori nessuno alzava la testa per farlo? Siamo tutti complici di un sistema che quando va bene tutti zitti. Ma adesso, con il lavoro che manca, con le tasse che hanno superato il 70%, con un’Europa che ha messo i cancelli alla nostra libertà di movimento, con le banche che stanno strangolando le aziende, gli imprenditori chiedono ossigeno, chiedono un aiuto manifesto al sistema che fino a ieri essi avevano sorretto.  Possiamo biasimarli?

[Aggiornamento]

Però, pensiamoci su un istante, fino a ieri queste aziende erano conniventi con le attività che lo stato dava a loro da svolgere, fino a ieri queste aziende non si lamentavano dei ritardi nei pagamenti o negli accrediti per l’Iva versata, queste aziende accettavano scoperti anche di mesi ed anni e le banche, consce che il creditore è solvibile (lo stato), nicchiavano e pazientavano. Fino ad ieri queste aziende, con la connivenza dei manigoldi dei politici, lucravano di 100/200/300/500 % in più sulle commesse e tutti erano contenti: imprenditori manigoldi e politici assatanati (basta vedere la differenza tra preventivo e consuntivo di tutte le opere pubbliche costruite in questi ultimi 50 anni).

Il sistema, un certo sistema, ha capito che il vero tesoro non sono le opere pubbliche, perché alla fine bisogna rendere conto, ma gli investimenti finanzari: non si rischia quasi nulla, si splpa sicuramente e si getta la carcassa senza che vi sia nessun colpevole, anzi è sempre lo stesso: il cittadino.

A questo proposito giusto perché vi facciate un po’ di cultura di economia e finanza vi posto un video di un guru della finanza che non è un Krugman o Stiglitz, ma un tassista di Londra, incazzato come una belva, ma che in poche e colorite parole ha espresso il teorema sul quale si basa la follia che stiamo vivendo in questi ultimi anni e quelli prossimi a venire.

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