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Posts Tagged ‘Globalizzazione’

Ciò che l’uomo non fa Dio lo compie!

12 gennaio 2014 Lascia un commento

Lo sterminatore di Sabra e Chatila, Ariel Sharon, è morto!

Se la giustizia terrena non compie il suo ciclo, la natura – nella sua infinita pazienza – agisce imperturbabile e indifferente all’essere umano.
Ciò che i palestinesi hanno agoniato per anni (il giudizio alla corte dell’Aia per crimini contro l’Umanità) il male fisico che colpì Sharon ha reso quella giustizia cercata e sempre mascherata con la complicità delle nazioni europee e degli Stati Uniti una realtà, oggi, inoppugnabile.

Anche gli intoccabili, gli eletti, i figli della Shoa hanno sono giudicati e puniti in secula seculorum.

London School of Economics: “Non rimarrà nulla dell’Italia”

18 ottobre 2013 4 commenti

Questo articolo da solo esprime nella migliore maniera il futuro del nostro paese fintanto che una “forza” non contrasterà questo declino ineluttabile.

Non c’è speranza se non quella di una lenta agonia e di un disastro sempre maggiore in tutti i settori.

London School of Economics: “Non rimarrà nulla dell’Italia”.

Costituzione da abrogare?

30 settembre 2013 2 commenti

stemma

Negli Stati Uniti la costituzione ha 7 articoli e 27 emendamenti, l’Italia ha 139 articoli e definire quale sia la migliore non rientra nei compiti di questo articolo.
La nostra costituzione nasce nell’800 ad opera delle centrali massoniche franco-inglesi con il chiaro scopo di ingabbiare una società, quella italiana, in regole libertarie al fine di esautorare il potere monarchico come unico referente. La successione temporale, attraverso la quale la costituzione si è sviluppata, segue un percorso che appare come un grande vantaggio per la popolazione italiana, ma alla lunga si dimostrerà una gabbia. La rappresentatività costituzionale del popolo avvenne con molta gradualità permettendo ai grandi gruppi economici dell’epoca maggior peso rispetto a quella del popolo.

Il popolo aveva quindi una parvenza di potersi esprimere, ma solo attraverso una serie di gradi di accesso al potere. Non tutti potevano votare e molte erano le fasce sociali escluse. Con l’unificazione parziale dell’Italia nel 1861 buona parte del processo costituzionale si era compiuto sulla base di regole che scimmiottavano le istituzioni inglesi. L’avvento del fascismo pose un’interruzione al processo riformatore costituzionale, mentre con la fine della 2a guerra mondiale e la vittoria degli anglo-americani, prese corpo l’attuale forma redatta dall’assemblea costituente composta da quella parte di italiani che avevano sabotato l’Italia, prima, durante e dopo il fascismo con il chiaro intento di sabotare l’unificazione monarchica, fascista e democratica.

Ora siamo a 66 anni da quel giorno in cui De Nicola firmò la Carta Costituzionale e da allora ad oggi molte cose sono cambiate nel nostro paese. Socialmente ci consideriamo più evoluti (è strano considerare evolute persone che sfasciano una città per una partita di pallone, ma accettano di buon grado di farsi licenziare e di rimanere disoccupati); il grado di istruzione appare distribuito in maniera coerente con la media europea (ma produce una classe insegnante peggiore d’Europa) , le diversificazioni di reddito e il benessere non è più appannaggio di certe classi sociale, e molti adesso hanno accesso al credito (quando le banche lo permettono).

Insomma, tanto fumo e poco arrosto.

L’articolo 1 della costituzione recita:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Di per se solo questo articolo è premessa della falsità oggettiva di questa carta costituzionale. Una repubblica fondata sul lavoro? Non su valori etici, di rispetto sociale, umano, sulla vita dell’uomo e sulle sue opere di arte e di ingegno? Che razza di regola è quella di fondare una costituzione sul lavoro? Sul lavoro si costituisce un esercizio commerciale, una industria, un opificio, una società per azioni, ma uno stato (che si definisce democratico) mai! In uno stato questi valori, non sono quelli che in primo piano hanno maggior rilievo, ma ne sono parte integrante, ovvia, insignificante al confronto co il rispetto della vita, delle genti e delle loro tradizioni storiche, artistiche, morali e anche religiose. No! La nostra costituzione è fondata sul lavoro, sullo sfruttamento e svuotamento della ricchezza millenaria che ci ha visto primeggiare in ogni campo. Questo “non s’ha da fare”. Manzoni, procace cattolico, e cripto-massone, ne aveva ben donde nel definire e nel combattere il potere ecclesiastico, sempre inviso alla massoneria. Lui sapeva e scriveva romanzi che sono un inno alla massoneria. Ma parliamo di molto tempo fa, tempi in cui la lettura e l’istruzione scolastica ancora arrancava in una struttura di uno stato appena abbozzato e non ancora sperimentato, ma ricco di appetiti.

Oggi però questa carta costituzionale pare, agli occhi di molti, un decalogo fuori tempo, obsoleto, vecchio, antico per delle regole che via via nell’arco di pochi anni sono state disattese: lavoro, sindacati, parlamento, poteri dello stato, esercito. Anche il Wall street Journal critica questa obsoleta carta e richiama all’ordine che ci impedisce il miglioramento sociale, il progresso economico e la rinascita. Così pure la grande banca d’affari J.P.Morgan, grande finanziatore del nazismo e dello stalinismo, sempre pronta ad intravvedere gli spazi proficui per i loro interessi. Ma non hanno torto. L’attuale carta costituzionale è, oltre che anacronistica, talmente inadatta all’ordine impostoci dal Fondo Monetario Internazionale alla Banca Mondiale, all’Onu, alla Nato che noi, italiani, abitanti di una penisola immersa nel Mediterraneo, dovremmo accettare di buon grado questi disinteressati consigli.

Già negli anni passati è iniziata l’abbattimento della costituzione con le nuove normative del 2001, con il Trattato di Roma e con quello di Mastricht, senza dimenticare quello di Lisbona che ci ha imposta un asservimento totale in ogni campo sul nostro territorio. Siamo esautorati di qualsiasi diritto, dal cibo al vestire, al pensare. Attraverso l’ONU, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Ocse e il World Trade Union si è realizzato un insieme di regole alimentari per cui non è più possibile poterci coltivare i nostri prodotti, quelli antichi, quelli che per millenni ci hanno mantenuti sani e robusti, ma dobbiamo accettare le regole imposteci dal Codex Alimentarius, prodotto delle suddette organizzazioni, così come nella sanità, ed in tutti quei campi che possono rinfocolare quel senso di unione e di compattezza nazionale.

E’ lapalissiano che di fronte a queste bordate da corazzata Potëmkin non possiamo che alzare bandiera bianca: “Ehi voi…qual novità? Il morbo infuria, il pan ci manca, sul ponte sventola bandiera bianca”.

Strani contrasti

25 luglio 2013 Lascia un commento

L’amante della vita!

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A volte evidenziare alcune contrasti mette in risalto l’asprezza e la sfrontatezza di alcuni ministri del nostro governo di “larghe intese”.

In una nota di qualche giorno fa la Bonino affermava “Non ci sono le condizioni giuridiche affinché l’Italia possa accogliere la richiesta di asilo di Snowden – ha spiegato Bonino. Il ministro ha poi aggiunto che la richiesta “non è accoglibile neanche sul piano politico.”

In un articolo del 22 luglio la stessa ministro affermava “Valutiamo espulsione dell’ambasciatore kazako”.

Quello che stride in tutto questo mestare della Bonino, che è bene ricordare è figlia della Trilaterale e del Gruppo Bilderberg oltre che  sostenitrice dell’occupazione sionista nella Cisgiordania e nella striscia di Gaza, è una politica appoggiata al gruppo atlantico (Usa e Inghilterra) e per nulla occupata agli interessi italiani. Forse sarebbe da ricordare alla Bonino che le attività umanitarie non spettano a lei e tanto meno quello degli Interni, e nella sua posizione ella deve difendere gli interessi della nazione che lei “dovrebbe” rappresentare e non il contrario.  Si profilano quindi imputazioni di alto tradimento che in un paese serio sarebbero comminate con l’espulsione da tutte le attività pubbliche e condanna all’ergastolo ai lavori forzati.

La suddetta non tiene conto delle attività che le nostre aziende hanno in Kazakistan, non tiene conto degli investimenti miliardari dei nostri soldi che le aziende come Eni stanno facendo in quel paese, preferisce gettare tutto alle ortiche per diffamare un paese per la difesa di un biscazziere favorendo quindi la disintegrazione dei rapporti economici finanziari italiani con il Kazakistan .

Nessuno dell’attuale governo sembra contrariare la Bonino, la coalizione delle grandi intese significa anche questo: fallimento su tutti i fronti.

Italiani, svegliatevi dal torpore!!!

19 luglio 2013 Lascia un commento

“Quando uno Stato dipende per il denaro dai banchieri, sono questi stessi e non i capi dello Stato che dirigono le cose. La mano che dà sta sopra a quella che prende. I finanzieri sono senza patriottismo e senza decoro”. (Napoleone Bonaparte)

Schiavitù o zelante lavoratore?

30 maggio 2013 3 commenti

retevolante .

In un’epoca come quella attuale, dove il lavoro è diventato un bene prezioso, circola in molti l’idea che essere impiegati in un’attività sia il primo gradino della propria indipendenza e il primo mattone che permetta di costruirsi una famiglia. In epoche molto lontane il lavoro come lo intendiamo oggi non esisteva, si era solamente cacciatori-raccoglitori e tutto era condito da una vita breve e piena di pericoli. I più deboli morivano e i più forti avevano qualche possibilità, ma dovevano rischiare giorno dopo giorno contro le belve, i pericoli dei parassiti, degli insetti e dei fortuiti incidenti, delle malattie e non avevano nessun rimedio se non quello di alcune cure “magiche”.

Successivamente l’uomo scoprì la possibilità che si poteva coltivare ed allevare gli animali, realizzando quindi un profondo cambiamento nello stile di vita: la sedentarietà. Il villaggio e i piccoli gruppi di individui, iniziarono a costituire con il passare dei secoli, il punto focale di nuove società. La promiscuità necessaria, l’uso della coltivazione dei primi cereali e la coabitazione forzata con gli animali creò però l’insorgere delle malattie trasmettibili all’uomo. Un vero disastro sociale, poiché sconosciute e delle quali non esistevano metodi e soluzioni se non migrare in altri siti, ritenuti, più sani. Nascevano le regole sociali, le basi di un mondo che ci avrebbe portato in quello attuale.

Durante l’epoca di Roma e prima ancora anche nella democratica Grecia e nella terra di Sion la schiavitù era una regola comune che i vinti subivano. Purtroppo non si conosce quando abbia avuto inizio l’uso degli umani per gli umani.

La schiavitù permetteva la realizzazione di opere pubbliche e private quasi gratuitamente (non è vero), ma nell’uso comune e nell’ignoranza comune si credeva che lo fosse.
In tempi moderni la schiavitù è stata un grande affare per alcune nazioni (Svezia, Norvegia, Inghilterra, Olanda, Danimarca) che ne hanno tratto un enorme beneficio. L’Inghilterra inoltre, nota come esempio di democrazia occidentale, usava gli irlandesi come bassa schiavitù, nel senso che questi avevano un valore più basso degli schiavi africani o delle indie. Il pasto, per questi irlandesi spesso era la carne dei loro stessi connazionali e le bassezze inglesi sono spesso celate, o mascherate da motivi religiosi anziché predatori e pirateschi alla pari delle efferatezze dei salafiti in Siria o in Libia. E’ emblematico che in moltissimi filmati si parli spesso degli irlandesi come una razza bastarda. Si provi quindi a pensare da cosa nasce l’odio irlandese, ormai sopito dalla droga, dall’alcol e dal globalismo, durante i giorni di Belfast.

Dicevamo che gli schiavi sono gratuiti, ma non è vero. Ai tempi di Roma, ma anche nella prima parte del 1000, la schiavitù era abbastanza diffusa anche in Italia e tutte le scorrerie barbariche seppero sfruttare quanto era in uso e comune all’epoca: si conquistava un territorio, lo si depredava, si prendevano donne e bambini e si utilizzavano come manovalanza, per uso e consumo. I maschi di buona costituzione finivano spesso nelle fila degli eserciti, soprattutto nelle prime file e chi indietreggiava veniva infilzato, senza troppi problemi. E fu così fino all’alba del 1700 e ancora più avanti fino  all’abolizione recente della schiavitù in Usa.
Ma l’abolizione, nel corso della storia, non fu un atto di pietà, Lincoln era anche lui uno schiavista, così come tutta la schiatta che lo adulava, ma aveva bisogno di uomini da portare al fronte, di mostrare un forte segno  politico, insomma un atto demagogico che in pratica mise sulle barricate migliaia di negri per una causa che non c’entrava nulla con la razza, ma bensì con gli interessi economici e finanziari e teologici (ricordiamo che Licoln era un seguace della Pilgrim Society tra i primi fondatori delle enclave che ancora governano gli Usa, tutti indistintamente sionisti).
Con il passare degli anni però si osservò che lo schiavo (sia donna che uomo) per le famiglie che li detenevano, aveva un costo altissimo che non poteva essere più sopportato. A questo, se si aggiungono le innovazioni tecnologiche del 1800 il passo alla liberazione degli schiavi è breve, ma solo per una semplice questione ragionieristica di convenienza dello schiavista: lo schiavo voleva dire mantenimento, casa, malattie, figli. Costi enormi per famiglie che con il passare degli anni si vedevano ridurre il loro potere. Cosa fare? Liberare gli schiavi, tutti e lasciare che si mantengano da soli e in caso di necessità per il lavoro delle aziende assumerli, facendo loro crede alla libertà acquisita che possono gestirsi come vogliono, ma allo stesso tempo controllarli relegandoli in ghetti per evitare il “contagio”.

La quadratura del cerchio era stata trovata ed a costo quasi zero, anzi il guadagno era ancor più aumentato proprio in virtù del fatto che adesso i liberi schiavi potevano gestirsi come volevano: non avevano obblighi nei riguardi di nessuno, potevano mangiare a casa loro, che dovevano pagare; se stavano male dovevano curarsi per conto loro, a pagamento; se avevano figli se li tiravano su loro a spese proprie. Un guadagno assoluto, anzi in questa liberazioni le grandi nazioni e le compagnie degli schiavi si trasformavano in banche, assicurazioni, aziende farmaceutiche, e i grandi latifondisti si rinnovavano producendo più cibo per le nuove bocche da sfamare. la catena produttiva era arrivata alla sua completezza: lo schiavo frustato non esisteva più, sulla carta, e il suo posto era stato preso da salariati, stipendiati. Tutti concorrevano alla produzione di ciò che tutti consumavano, un guadagno insperato, ma sicuro.

Venendo ai tempi nostri , la stessa cosa accadde anche da noi in Italia. E più recentemente con il lavoro alle donne: manodopera a costo bassissimo veicolato da messaggi profondamente ingannevoli: libere donne, il sesso è libero, fate quello che volete, fine della patria potestà, o con messaggi tipo “l’utero è mio e lo gestisco io” oppure come altre frasi del tipo “oggi in piazza ad abortire, domani in piazza con il fucile” tutte cose che la Bonino, per esempio, conosce bene. La donna, sacro altare del nostro futuro, è stata usata, manipolata e violentata due volte, sul lavoro e sulla moralità del futuro di una popolazione.

La schiavitù, si pensa non esiste più. Abbiamo alzato la testa troppo violentemente (meglio si potrebbe dire che ci hanno permesso di alzare la testa) e le classi schiaviste, quelle di sempre, non tollerano che questi schiavi abbiano anche l’ardire di porre delle condizioni, no! Tutte le battaglie fatte e combattute sono state vanificate dai contratti a cottimo, a progetto, dalle partite Iva, dal tempo determinato. Il futuro per una giovane coppia è diventato talmente incerto che è più facile guadagnare la giornata con il gioco delle tre carte che con il lavoro che manca. Ma cosa è accaduto in questi ultimi 20 anni che siamo arrivati a questo disastro? Le cause sono molteplici, vi racconteranno i grandi economisti, i grandi pensatori, gli imbonitori ed i piazzisti del giornalismo prezzolato; loro sono a libro paga di chi gestisce questo disastro e non possono uscire dagli schemi. In realtà il problema, dal mio punto di vista è molto più semplice di quel che si voglia far credere.

Le grandi classi imprenditoriali e bancarie non sono milioni di persone, ma qualche migliaio, esse gestiscono i flussi economici e finanziari del pianeta spostando merci, denaro e soprattutto capitale umano. Negli ultimi anni, dall’ingresso nel World Trade Organisation (WTO) della Cina (11.12.2001) e dell’India (01.01.1995) i paradigmi sociali, economici e politici ai quali eravamo abituati hanno subito una variazione. La Cina e l’India  con il loro 2,7 miliardi di persone, rappresentano, per quella famosa classe di schiavisti sopracitati, un serbatoio enorme di forza lavoro a costo quasi zero. In India i morti recenti del Bangladesh che lavoravano per molte aziende italiane, avevano un salario di 20 dollari al mese (0,66 cents/giorno). Quanti italiani vivrebbero con una cifra del genere? Eppure lì ce la fanno e se ce la fanno a vivere riusciranno anche a produrre, magari per mezza ciotola di riso in più.

Appare quindi evidente che il mercante non ci pensi due volte a spostare tutte le sue attività in luoghi dove il costo della manodopera ha un valore insignificante nel bilancio industriale e così, lentamente nel corso dei 20 anni, i grandi industriali, i grandi banchieri, le multinazionali spingono e sostengono nelle politiche sociali, economiche, industriali e finanziarie dei paesi europei/occidentali quegli uomini che siano i loro portavoce; creano con l’aiuto dei politici da loro eletti, tutta la normativa idonea a staccare la spina del benessere così come fino ad ora l’avevamo conosciuto; i sindacati che, all’apparenza sembravano lavorare per i nostri diritti, ora tacciono, non organizzano più oceaniche manifestazioni, barricate, picchetti davanti a quelle aziende che sono state dislocate: anche loro sono a libro paga degli schiavisti e quanto meno rientrano in quella struttura che ne preveda l’assenza dal campo di battaglia. Il caso eclatante, anche se molto complesso, è il prossimo fallimento dell’Ilva: silenzio assordante delle varie sigle sindacali, ma molto fragore in quelle correnti “new age” che paventano la morte totale di una provincia per dei mali ai quali nessuno prima di adesso aveva mai protestato: è più importante la vita o il mantenimento alla vita e a che prezzo. Da un lato il licenziamento di 40 mila persone, dall’altro la salute che viene minata dalle connivenze dello Stato e della Regione Puglia che in tutti questi anni non hanno mai verificato, mai denunciato.

Ma nel frattempo è necessario preparare il terreno affinché la massa non sia cosciente del baratro sulla quale la si vuol gettare, è utile dare “un colpo al cerchio ed uno alla botte”. Si va dalla politica, al commercio, all’industria, al sociale, alla sanità e all’impiego pubblico. Tutti ricevono un pezzetto di questa torta, poco per volta e via via sempre di meno finché un giorno non ci sarà più, nel frattempo ci saremo abituati a mangiare sempre meno fino al punto che un giorno mangeremo ed un altro no, ma non ce ne accorgeremo se non nel momento in cui i nostri figli non saranno più capaci di sopravvivere alla denutrizione. Verranno quindi attuate tutte quelle politiche da paese del terzo mondo in cui corruzione e malversazione sarà la legge dominante e i lavoratori si adatteranno a produrre a prezzi come gli indiani o i cinesi di adesso. Non ci sarà il tempo per le proteste e nemmeno per gli scioperi, che saranno vietati e tanto meno ci saranno tutte le possibili alternative di aiuto sociale che fino ad ora, per poco, abbiamo; bisognerà pensare a sfamare i figli, a guarire dalle malattie e quei pochi che ce la faranno non avranno nemmeno il tempo per chiedersi cosa stiano facendo e per chi lavorano.

Il dogma assillante è riportare la fiumana umana nel giusto alveo che si merita.
E così accade, si spostano le produzioni in altri luoghi più economici e si mette alla fame chi prima aveva raggiunto un certo livello di benessere, ma fra qualche anno sarà così anche per quelli che adesso stanno iniziando a stare bene e il pendolo si sposterà ancora una volta in quelle popolazioni, noi, che, alla fame, accetteranno qualsiasi cosa pur di mangiare. La Fiat dopo 5 anni di lavori incessanti in Serbia, l’anno scorso è partita con la produzione di auto, ma già adesso iniziano i contraccolpi e gli operai protestano per le paghe da fame che stanno ricevendo danneggiando alcune auto (500L). Cosa farà al Fiat per ora è sconosciuto, ma certamente, come altri, tra un po’ di tempo sposterà la produzione in altri stati dove la fame e il bisogno di sussistenza sarà tale da accettare anche una paga insignificante.

A volte è bene rileggere il discorso dello schiavo, forse, a forza di ripeterlo qualcuno se ne rende conto di come stanno andando le cose:

Uno degli aspetti più micidiale dell’attuale cultura è di far credere che sia l’unica cultura, invece è semplicemente la peggiore. Gli esempi sono nel cuore di ognuno, per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana è la cosa più pezzente che si possa immaginare. Come si fa a rubare la vita agli esseri umani in cambio del cibo, del letto, della macchinetta. Mentre fino a ieri credevo che mi avessero fatto un piacere a darmi un lavoro, da oggi penso: “Pensa a questi bastardi che mi stanno rubando l’unica vita che ho, perché non ne avrò un’altra, ho solo questa, e loro mi fanno andare a lavorare cinque volte, sei giorni alla settimana e mi lasciano un miserabile giorno per fare cosa? come si fa in un giorno a costruire la vita?“.

Allora, intanto uno non deve mettere i fiorellini alla finestra della cella della quale è prigioniero, perché sennò anche se un giorno la porta sarà aperta lui non vorrà uscire.

….Il vero schiavo difende il padrone, mica lo combatte. Perché lo schiavo non è tanto quello che ha la catena al piede quanto quello che non è più capace di immaginarsi la libertà.

Il vecchio ciarpame che ritorna…

20 aprile 2013 4 commenti

Munch-Lurlo.

Ancora una volta, colui che sembrava sepolto sotto la sua stessa coriacea pelle, si rifà il trucco come una misera e vecchia baldracca di qualche angolo nascosto di una borgata di periferia: “Si accetto, mi assumo e chiedo responsabilità”.

Queste le parole del comunista -massone sostenuto dai banditi del PD-PDL-LEGA alla richiesta di rinnovare il suo mandato di altri 7 anni. Questo vorrà dire che ci costerà 230 milioni all’anno per 7 anni (1,61 miliardi di euro) che il popolo bue dovrà sborsare per mantenere questo parassita massone, ma dovrà tenere conto anche del costo di una selva di badanti, che in questo caso non saranno ucraine, moldave o russe, ma tutte indistintamente provenienti dal non-stato.

Napolitano, prima fascista, iscritto al GUF (Gioventù Universitaria Fascista) di Padova e successivamente, dal 1945, iscritto al partito comunista italiano. Un vero campione antesignano di cambio-giacca, il precursore dell’immondizia morale in cui è precipitato il nostro paese.

Socci lo descrive molto bene:

Napolitano è un funzionario dello Stato, il primo in quanto presidente della Repubblica. Mi auguro che faccia quel rispettabile mestiere in modo super partes, come un notaio, non come lo sta facendo adesso, vistosamente impegnato a tessere delle sue politiche (per esempio verso la Lega) con modi ovattati e furbi che ricordano la sua precedente vita nel Pci di Togliatti.

A Napolitano personalmente preferisco il suo opposto speculare: mio padre, Silvano, che ha passato tutta la vita a “combattere i Napolitano”. I due hanno fatto una vita antitetica. Sono nati entrambi nel 1925. Napolitano in una famiglia benestante che lo ha fatto studiare, mio padre in una famiglia di minatori, che a nove anni gli ha fatto lasciare le elementari e lo ha mandato a guadagnarsi il pane.

Nel 1938-39, a 14 anni, Napolitano fu iscritto al liceo classico Umberto I di Napoli e mio padre alle miniere di carbone di Castellina in Chianti.

Nel 1942 Napolitano entrava all’università, facoltà di Giurisprudenza, e mio padre, desideroso di studiare, usava il poco tempo fuori della miniera leggendo  i libri datigli dal parroco del paese.

In questi anni di guerra Napolitano si iscrive al Guf, il Gruppo universitario fascista, collaborando col settimanale “IX Maggio”. Mentre mio padre approfondisce la sua fede cattolica e comincia a detestare la barbarie della guerra, l’ingiustizia che vede attorno a sé e le dittature.

Nel 1945 Napolitano aderisce al Partito Comunista italiano e mio padre prende contatto con la Democrazia cristiana. Nel 1947 Napolitano si laurea e partecipa alle epiche elezioni del 1948, a Napoli, come dirigente del Pci di cui Togliatti è il “commissario” e Stalin il padrone indiscusso.

Nel 1956 i carri armati sovietici schiacciarono nel sangue il moto di libertà dell’Ungheria. Il Pci e l’Unità applaudirono i cingolati del tiranno e condannarono gli operai che chiedevano pane e libertà come “controrivoluzionari”, “teppisti” e “spregevoli provocatori”.

Napolitano – che era appena diventato membro del Comitato centrale del Pci per volere di Togliatti – mentre i cannoni sovietici sparavano fece questa solenne e memorabile dichiarazione: “L’intervento sovietico ha non solo contribuito a impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, ma alla pace nel mondo”.

Di errore in errore il Pci di Napolitano continua a professarsi comunista fino a farsi crollare il Muro di Berlino in testa nel 1989. In un Paese normale quando quell’orrore  è sprofondato nella vergogna e il Pci ha dovuto frettolosamente cambiar nome e casacca, tutta la vecchia classe dirigente che aveva condiviso con Togliatti e Longo la complicità con Stalin e l’Urss, avrebbe dovuto scegliere la via dei giardinetti e della pensione. Anche per l’età ormai avanzata.

In Italia accade il contrario. Avendo sbagliato tutto, per tutta la sua vita politica, Napolitano diventa Presidente della Camera nel 1992, ministro dell’Interno con Prodi, senatore a vita nel 2005 grazie a Ciampi e nel 2006 addirittura Presidente della Repubblica italiana.

Mio padre muore nel 2007, in una casa modesta, a causa della miniera che gli ha riempito i polmoni di polvere di carbone che, a distanza di decenni, lo porta a non poter più respirare.

Mio padre fa parte di quegli uomini a cui si deve la nostra libertà e il nostro benessere, ma la loro morte – come scriveva Eliot – non viene segnalata dai giornali.

Non poteva Socci dire di meglio, eppure gli italioti continuano a portare in palmo di mano una serpe mondialista, globalizzante, figlia di un’educazione massonica che poterà l’Italia, assieme alla banda PD-PDL-LEGA,  nella tomba.

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