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Posts Tagged ‘Debito Pubblico’

Bimbo minchia ti tasso!

15 luglio 2014 Lascia un commento

In questi tempi di ripresa economica, di luce in fondo al tunnel, ho trovato questa storiella che dovrebbe aprire gli occhi anche ai più ingenui sostenitori della ripresa in atto:

Un bambino mi ha chiesto cosa sono le Tasse:
gli ho mangiato l’82% della sua merendina.

Più tardi ho visto che la seconda merendina l’aveva mangiata di nascosto da me:
GLI HO DETTO CHE E’ UN EVASORE.

In qualità di EVASORE, come sanzione, deve darmi il 200% dell’82% della merendina evasa + gli interessi.
Ma merendine non ne ha più.

Gli ho detto che domani gli mando Equipapà a sequestrargli i giochi se non mi versa la sanzione.

Ha pianto tutto il giorno…

Anche i bimbi soffriranno la morsa che lentamente ci sta distruggendo, anche loro diverranno oggetto di interesse per l’imposizione fiscale: aumenteranno le tasse scolastiche, i costi per le visite mediche, per le medicine, senza dimenticare tutto il parco nutrizionale per finire nel giardino dei balocchi, che importiamo. Il lato positivo sarà che finalmente avremo, forse, dei bimbi più magri, meno obesi e con minor malattie del sistema endocrino spesso causate dall’eccessivo uso di alimenti composti da sostanze estranee. Un ritorno al passato, ma con un pegno per la società inimmaginabile: bimbi viziati che in mancanza della droga quotidiana delle schifezze che gli somministriamo ci taglieranno la gola alla moda salafita o takfirista.

Siamo difronte ad una situazione che non ha via d’uscita e nonostante i grandi proclami dell’attuale governo (riforme+ripresa economica, abbiamo rilanciato l’economia con la creazione di 54 mila nuovi posti di lavoro), i problemi strutturali rimangono sul tappeto senza nessuna vero cambiamento. Ci parlano di quella del Senato, che si sta arenando, delle Provincie, mai messa in atto, della creazione delle mega regioni, o dei piani territoriali omogenei (dove confluiranno i parassiti pubblici di regioni/provincie/enti-in-via-di-soppressione), ma di appropriati cambiamenti strutturali non c’è nemmeno l’ombra.

Uno di questi, ad esempio, potrebbe essere il cambiamento strutturale dei contratti del pubblico impiego parificandoli a quelli del privato, con le stesse caratteristiche: chi fa e produce efficienza rimane e fa carriera, chi scalda la sedia od ostacola i miglioramenti va a casa o in galera. Un altro potrebbe essere quello di limitare i versamenti obbligatori che il dipendente pubblico effettua ai sindacati, e sono diversi miliardi all’anno che vanno ad ingrassare associazioni che non hanno nessun obbligo di bilancio. Un altro invece potrebbe riguardare il finanziamento dei partiti, ultimamente passato in sordina: non se ne parla più! Che senso ha che partiti che non hanno superato la soglia di sbarramento prendano denari? Eppure accade, e stiamo parlando di 2,5 miliardi nel totale. Gli interessi sono moltissimi e talmente ingarbugliati che colpiscono anche quelli che vorrebbero tenersene fuori, ma è impossibile: una volta entrati nella macchina della burocrazia non se ne esce! Per limitare le spese ci sarebbero moltissime voci da ritoccare al ribasso, una per tutte: gli stipendi dei parassiti di camera e senato, un’altra ridurre il numero dei dipendenti del Quirinale, che cosa servono 1720 persone per una sola persona con una spesa di oltre 211 milioni?
Ma sono solo poche voci che non incidono minimamente sulla voragine del debito dello stato che in questi ultimi mesi, da gennaio ad oggi, ha prodotto 98 miliardi di debito.

Eppure in tutto questo, quello che ancora molti italiani non hanno capito, è che il sistema ha bisogno di alimentarsi con il continuo drenaggio di denaro dal privato, solo così “questo stato” può continuare a sopravvivere. Certo quelli che hanno dato il voto a Renzi, pagando l’obolo “obbligatorio”, non capiranno mai; ma gli altri, i diversi milioni di italiani, dove stanno, sempre con la testa sotto la sabbia o davanti alla TV per i pallonari?

Comunque prepariamoci alla prossima stringata “obbligatoria”. Lo indica apertamente il FMI su richiesta della Deutchbank che l’anno scorso indicava l’unico sistema per rimettere in sesto i conti disastrati della nostra terra: prelievo forzoso, ovvero patrimoniale a go-go (si parla di un 10%). Già attuata con l’aumento dell’imposizione fiscale dei conti correnti, con l’aumento dell’IVA fino al 22%, ma ancora troppo poco per il sistema parassitario. Il ricorso di questa iniziativa criminale si inserisce nel piano del FMI che per voce della sionista Lagarde indica la sottrazione della ricchezza privata per assolvere ai debiti degli stati più indebitati. Già nell’ottobre 2013 il FMI suggeriva che la crisi dell’euro dovesse essere gestita aumentando le tasse. Il FMI aveva fatto pressioni per una tassa sulla casa da imporre dove non presente. Poi aveva chiesto una generica «tassa sul debito» nella percentuale del 10% per ogni famiglia della zona euro che avesse anche solo modesti risparmi.

Ma non è finita qui, perché oltre al prelievo verrà manipolato anche quanto fino ad oggi apparentemente sembrava stare fuori dai giochi: i fondi pensione e le assicurazioni. Questa pratica espropriatoria che verrà messa in pratica quanto prima, porterà alla vera distruzione del tessuto sociale. Immaginiamo quanti hanno investito i propri risparmi in polizze assicurative che a loro volta hanno agganciati i rendimenti ai fondi pensione: una volta messe le mani su questo enorme gruzzolo dai parassiti di stato colui che vorrà farsi liquidare la polizza dovrà aspettare probabilmente anni…queste cose però non ve le dicono i vari media allineati perché farebbero terrorismo. E’ il caso dei CACs (Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze n. 96717 del 7 dicembre 2012) obbligazioni di stato che prevedono la variazione del tasso di interesse in corso d’opera e/o l’allungamento della scadenza a seconda delle necessità dello stato, come dire che se lo stato parassita non ha denaro ci impone di attendere qualche anno per rimborsarci del prestito che gli abbiamo fatto e/o di accettare un tasso di interesse più basso se non addirittura negativo!!!. Alla faccia del popolo dei BOT/BTPCTZ/CCT.

Vorrei solo ricordare che l’unico sistema per mettere la bestia parassita in condizioni di non nuocere è NON dargli da mangiare ed impedirgli di di rubarci dalle nostre tasche.

Berlusconi, Esposito…e il resto?

10 agosto 2013 2 commenti

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Credo che su questo personaggio si sia detto di tutto e si sia sviscerato anche l’impossibile: olgettine, corruzione, evasione, malversazione, concussione, ricatto, sesso. Manca solo l’accusa di omicidio e abbiamo la quadratura del cerchio.

I media, tutti, sono ricoperti delle notizie riguardanti la sentenza della Corte di Cassazione ed ogni giornalista fa a gara per dare una visione “giustizialista” del verdetto già deciso. I 95 ricorsi della difesa degli avvocati Coppi e Ghedini-Longo non sono stati nemmeno presi in considerazione e questo, per una giustizia che si definisce garantista, dovrebbe far pensare: nei fatti tra quelli che hanno lavorato alacremente per la sentenza contro Berlusconi a fine luglio c’è anche il magistrato che a Milano, dopo un anno dalla sentenza, non è stato in grado di produrre le motivazioni e l’imputato (uno stupratore) è stato messo i libertà: la giustizia vince sempre!

In Italia funziona così e quando ci si scontra con un determinato potere, in questo caso la magistratura, non c’è via di scampo. Cerchiamo però di ragionare come lo farebbe un delinquente evasore. Berlusconi versa allo stato una somma di circa 9 miliardi di tasse; ha un patrimonio di oltre 1,9 miliardi, ha avuto un reddito di 48 milioni di euro nel 2011, ma è così stupido da evadere al fisco 3 milioni: c’è qualcosa che non quadra nel ragionamento del delinquente!! Ma sicuramente i giudici hanno anche una capacità di conto che ai più non è dato di avere.

Però, nel frattempo, accade e se ne parla poco, alcune cose passate in silenzio. Ci dicono che la ripresa è vicina che la Germania sta andando a gonfie vele, tanto che i vari Letta prima e Renzi dopo sono corsi da frau Merkel subito dopo le elezioni a riaffermare la sudditanza del nuovo governo e dell’eventuale prossima “führung”. Cosa si siano detti nessuno lo sa, ma sappiamo che in Germania alcune cose non vanno per il verso giusto e se l’Europa è in ripresa (così dicono) appare strano che la Deutch Bank stia liberandosi  di derivati a suon di centinaia di miliardi.  La banca tedesca in dicembre portava sulle spalle una esposizione lorda sui derivati mostruosa e pari a 55,6 trilioni (56 mila miliardi) di euro, più elevata perfino di quella di JP Morgan e l’esposizione nominale in derivati netta di Deutsche Bank è scesa a un ritmo i 425 miliardi di euro a trimestre (!!). Il motivo di queste operazioni è segreto, ma lascia dei dubbi sulla solidità finanziaria della Germania. Sta avvenendo quello che da molte parti si sussurra: uscita della Germania dall’Euro? Oppure, più prosaicamente, si sta liberando della cartaccia intestata a qualche paese del Sud Europa?

In questo mare di falsità che ci sommergono sino alla gola, una che salta agli occhi è la fantomatica ripresa: “la luce in fondo al tunnel”. Quale? Non sarà mica l’espresso Londra-Parigi-Berlino-Washington che ci sta cozzando in faccia?

Vedere la ripresa: “A fine anno dovrebbe esserci un’inversione di tendenza, «ma è un segno modesto se non faremo gli interventi necessari. Nicoletta Picchio – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/jfmfq” – La Bce per bocca di un dei responsabile del Crack MPS “«graduale ripresa nel prosieguo dell’anno e nel 2014». Il Pil si è contratto dello 0,2% contro un 0,4%atteso, un successo secondo Saccomani, che però non si accorge che è l’ottavo trimestre di fila che inanelliamo dei fallimenti continui. Se poi si va a vedere la produzione industriale in 5 anni abbiamo perso il 25%. La disoccupazione reale appare essere ben lontana dalle tabelle Istat, eppure continuano a propinarci delle serie fasulle e prive di fondamento come la questione dei disoccupati dai 14 ai 24 anni, in cui, assurdamente, si comprende una  fascia d’età vietata per legge quella che va dai 14 ai 15 anni (e sono quasi 800.000 persone).

Solo sulla base di queste notizie è evidente lo sforzo “bellico” e terroristico di questo governo del fare per non cambiare nulla. Ci assordano le orecchie con notizie fasulle, inutili mentre il carrozzone sta ormai perdendo pezzi da tutte le parti. Non è cambiato nulla, non sono cambiati i paradigmi sulla spesa pubblica, ma nel decreto del fare hanno incoraggiato le piccole e medie imprese ad investire. La regione Veneto ha accettato, alla faccia di Zaia che si considera governatore e non governa una beata acca, 1,5 m,miliardi per pagare i privati in attesa da mesi. Bella mossa, si potrebbe dire, e invece no! Il miliardo e mezzo di euro è in prestito e costerà alla popolazione 22 milioni di euro/anno da pagare alla cassa depositi e prestiti per gli interessi. Ma sarebbero queste le azioni del “governatore della beata acca”?

Si pagano le aziende che attendono da anni i denari dovuti e si scarica sulla massa della popolazione il costo dell’operazione. Ma la Cassa Depositi e Prestiti non è controllata per l’80% dallo stato? Perché allora questo stato impostore ed usuraio accetta l’onere dell’interesse come una semplice banca d’affari? Chi ci guadagna in questa operazione? E tutto questo passa in secondo ordine, pochi lo scrivono e nessuno lo dice nei media audiovisivi: un bel tacer non fu mai scritto!

Però in questo “fare” è stato deciso che si toglierà il 25% per le retribuzioni dei parassiti oltre i 300.000 euro. Ma quanti sono quelli che guadagnano nello stato oltre i 300 mila euro? Credo una manciata di persone. Possiamo mostrare con queste azioni che il governo del fare ha realmente fatto qualcosa? Eppure c’è chi tra i pensionati porta a casa una misera pensione di appena 300 euro/mese ed è costretto ricorrere alle associazioni per poter mangiare, vestirsi ed essere curato.

Ho l’impressione che i due partiti coalizzati, composti per lo più da una miscela di gente inutile, stiano arrivando al capolinea. Non credo che ci sarà nessuna sommossa popolare come aveva ventilato Casaleggio, gli italiani di fondo sono dei codardi e pigri opportunisti, ma credo invece che alcuni altri, più scaltri e con una certa dose di pelo caprino nello stomaco, sapranno far girare questa situazione a loro favore. Le aziende continueranno a fallire, la povertà continuerà ad aumentare, la mancanza di lavoro sarà il tema centrale e molti si accontenteranno di poche monete in cambio di un pane, ma non succederà nulla. Il parassita ha saputo architettare una struttura di controllo così permeante e ferrea che pochi sapranno sfuggirgli.

Siamo tecnicamente falliti

26 giugno 2013 Lascia un commento

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Le notizie che si leggono sul versante finanziario sono talmente negative che in altri tempi le borse sarebbero crollate miseramente ad un –20% in un solo giorno.

Alcune per capire il livello globale di menefreghismo:

  1. Probabile manovra di 20/30 miliardi ad autunno che saranno aggiunti agli oltre 80 miliardi che l’Italia paga per il patto di stabilità e il fondo salva-stati;
  2. Befera annuncia che mancano all’appello 545 miliardi dalle casse dello stato;
  3. INPS in profondo rosso, dopo l’accorpamento dell’istituto pensionistico dei dipendenti pubblici l’INPS si accorge di un buco di oltre 30 miliardi: pensioni dal 2014 a rischio per tutti.
  4. I conti italiani sono stati manomessi come la Grecia aveva fatto per poter essere ammessa ad entrare in Europa, si vocifera di circa 8 miliardi, ma trattandosi di derivati con leva esponenziale anche oltre 1:300, ho il sospetto che i numeri siano molto più alti.
  5. L’evasione fiscale sembra assumere contorni da giallo-horror: privati all’Italia centinaia di miliardi e la colpa è delle Piccole Medie Imprese/Artigiani.
  6. Debito pubblico oltre i 2.000 miliardi, impagabile.

Davanti a queste perle di saggezza cosa fanno le borse oggi: tutte positive con un bel +2%.

La schizofrenia regna e dilaga nelle menti drogate dei coca-boys della finanza, c’è poco da dire.

Eppure chi saranno i responsabili di quanto sopra? Chi pagherà per le malefatte che ci hanno portato in questa situazione? Sempre il solito cittadino inerme e senza potere, poiché nemmeno quello del voto ha una funzione purgativa. Per esempio, abbiamo votato l’adesione all’Europa? Al trattato di Mastricht e a quello di Lisbona? Abbiamo dato il consenso per il Patto di Stabilità? Per il Fondo Salvastati? Abbiamo eletto noi la Commissione Europea che decide vita e morte delle nazioni europee?

Sono tutte domande retoriche, ma reali, e visto che dicono che siamo in democrazia questa si misura proprio sull’eleggibilità delle cariche più alte, ma anche in questo caso è retorica. La democrazia, intesa come la rappresentazione degli interessi di un popolo, non esiste. E chi ci crede è sicuramente in malafede oppure è uno dei tanti ingenui.

Fallimento Italia, c’è anche un decreto che lo annuncia.

12 febbraio 2013 1 commento

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A volte ci si chiede come può uno stato fare fallimento, ma le risposte che si ottengono sono sostanzialmente due: chi dice che è impossibile e chi sostiene il contrario. Diciamo che è possibile quanto impossibile, ovvero uno stato che viene definito fallito non riesce pagare più i propri dipendenti, gli appalti e gli introiti che riceve non sono sufficiente a ripianare il debito delle spese correnti.

Tralasciamo gli interessi sul debito, in Italia abbiamo alcuni casi che sono sintomi di un fallimento imminente: 80 miliardi di euro che lo stato deve restituire a imprese e privati [alcuni politici hanno avuto a cuore questo problema ed hanno proposto di finanziare la restituzione parziale di 50 miliardi in 5 anni emettendo obbligazioni che gli italiani andrebbero a acquistare. Che genialata!). Nella realtà nessuno è in grado di dare una risposta del genere. considerando poi che abbiamo un bubbone che ogni anno si ingigantisce pari al patto di stabilità (MES) che prevede un esborso statale di 40 miliardi all’anno, se tutto va bene, poiché sappiamo che in Italia quando si prevede una spesa l’anno successivo è quasi raddoppiata.

A queste due piccoli problemi aggiungiamo la spesa pubblica di circa 800 miliardi che sono il 46,7% del PIL ed è rappresentata per quasi il 93% da stipendi dei dipendenti pubblici e dei servizi. (fonte: CGIA Mestre). Solo con un conto stupidissimo capiamo che una spesa annua di 890 miliardi è alla lunga insostenibile, poiché gli introiti basati sulle imposte dirette ed indirette non coprono certamente quanto lo stato (questo stato) spende. I nostri passati governi hanno sempre attuato una politica finanziari impositiva aumentando la tassazione fino a valore unici nel mondo: 70%! In queste condizioni, note a tutti, appare evidente che nessuna impresa è in grado di poter lavorare con la tranquillità che serve.

Solo nel veneto almeno 700 aziende sono delocalizzate in Carinzia dove la tassazione non supera il 25% e la burocrazia è praticamente assente. Hanno ragione? Direi di sì considerando la giungla di leggi, regolamenti e imposizioni che sono per lo più vessatorie contro quelle aziende che nel territorio hanno invece contribuito per anni al benessere della comunità.

A tutto questo che è molto poco rispetto a quello che si legge e che c’è nella realtà, abbiamo la ciliegina sulla torta.  Infatti “è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 18 dicembre 2012 il decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 7 dicembre 2012, con il quale è stabilito che, a partire dal 1° gennaio 2013 (G.U. n. 294 del 18/12/12), le nuove emissioni di titoli di Stato aventi scadenza superiore ad un anno saranno soggette alle clausole di azione collettiva (CACs)” e tutto questo passato in totale silenzio dei media più blasonati, ma era più importante parlare delle puttanelle di Berlusconi o dell’arresto di Corona.

Cos’è il CACs? Null’altro che uno strumento che permette di cambiare le regole in corso d’opera per quelli che acquisteranno le obbligazioni di stato (BTP, CCT, BOT CTZ). In sostanza è la capacita di modificare interessi, tempi di scadenza qualora si presentasse la situazione che rendesse necessario la modifica. Come dire che lo stato può fallire. Ma come si legge lo stato è buono perché questo verrebbe applicato solo al 45% delle emissioni, ma sappiamo che iniziata una strada lo stato (questo stato) la completerà in brevissimo tempo.

In definitiva quindi lo stato prevede i suo fallimento perché previsto dal suddetto decreto, pertanto quando andate in banca e vi vogliono vendere qualche strumento finanziario alzate la soglia di attenzione e rifiutate quelle obbligazioni che siano soggette a questo decreto, oltre ovviamente a rifiutare anche quegli strumenti che la banca vi propone come suoi dato che in casa di fallimento della banca NON sono coperti dalla garanzia di stato.

L’impiego pubblico è il vero motore dell’economia

1 maggio 2012 Lascia un commento

E' qui la festa?

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Siamo alle solite, quando si ventila un leggero “maquillage” e ritocco della spesa pubblica, apriti cielo che scendono in campo i tre moschettieri A-B-C. Il problema è però più complesso, perché la spesa pubblica è fino ad oggi stata oggetto del potere di alcune grandi strutture che non rispondono a nessuno.

Non vogliamo essere complottisti e nemmeno sospettare che vi sia lo zampino di qualche misterioso Mister K, ma quando qualcuno mette il naso sui conti pubblici o si brucia il naso oppure viene gentilmente avvertito di starsene fuori.

Parlare di tasse e di Imu in un semplice blog come questo sarebbe presuntuoso, ma esprimere il proprio punto di vista su quanto accade è un diritto come quello di andare a votare, per chi ha ancora stomaco di farlo.

Quindi evadere le tasse è un delitto, così come istigarne l’evasione, si potrebbe essere denunciati per istigazioni all’evasione fiscale per danno allo Stato e i giudici, di solito sempre solerti a mantenere salda la loro poltrona, avrebbero gioco facile ad incriminare.
Monti infatti va all’attacco sdegnato, perché “chi ha governato, chi governa e chi si candida a governare non può giustificare l’evasione fiscale, né tanto meno istigare a non pagare le tasse, o istituire personali e arbitrarie compensazioni fra crediti e debiti verso lo Stato“. Possiamo pensarla diversamente seguendo la logica “paghiamo tutti che pagheremo meno”? Infatti lo sdegno continua contro quelli che alzano la voce sulla reintroduzione dell’Ici e sul suo aumento viene chiarito da quanto segue: “la diminuzione del carico fiscale è possibile se tutti paghiamo le tasse, se nessun comparto pubblico si sottrae alla riduzione delle spese e se tutti riconoscono la necessità di moralità e legalità”. Parlare di moralità in un consesso di criminali prezzolati e di parassiti al soldo delle solite lobbies è un’offesa al pubblico pudore.

Il riferimento alla spesa pubblica viene accennato appena e a fine frase, buttato lì con nonchalance, rincarando la dose contro Alfano e Maroni che chiedono l’abolizione dell’Imu e la compensazione dei crediti degli imprenditori che avanzano circa 60 miliardi dallo stato (vale infatti la formula giuridica del Solve et repete). Intollerabile! Ha detto Monti che si speculi su queste cose. L’abolizione dell’Ici è stato un errore che ha portato a questa situazione e non ci possono essere arbitrarie scelte sui conti dello stato. E’ necessario invece combattere il vero male che attanaglia l’Italia, – la corruzione – che rappresenta “una pesantissima tassa occulta“. Il riferimento all’organizzazione Transparency International (che fonda la sua politica sociale sulla corruzione) forse è casuale, ma non più di tanto considerando l’origine di questo gruppo è controllato oltre Manica e al quale fanno parte alcuni esponenti della Lega.

In tutto questo polverone di proposte, di tasse, di iniquità per il semplice italiano che vive del suo lavoro e che nulla può difronte ai poteri dello stato, i vari moschettieri lavorano di cappa e spada per cercare di salvare le proprie posizioni. Non si parla infatti di nessun ritocco della spesa pubblica anche se nel gergo volgare si continua a sentire frasi come lo “spending review” termine anglosassone per indicare la revisione della spesa. Si continua a parlare, ma mettere in pratica qualcosa che abbia senso nessuno lo propone e di possibilità ce ne sono a bizzeffe: – il finanziamento dei partiti – l’Imu sui fabbricati dei sindacati (qualche centinaio di migliaia di metri quadri) – dimezzare il numero dei parlamentari e sottosegretari – ridurre il numero degli impiegati pubblici (Italia:62,1 dipendenti pubblici per 1000 abitanti contro 39,3  della Germania, fonte Euroispes) – far rientrare i nostri soldati dai scenari di guerra che servono ad altre potenze straniere – ridurre il numero delle provincie – chiudere i rubinetti che foraggiano il mondo sindacale (oltre 3,5 miliardi all’anno).

E’ evidente che possibilità di scelte ce ne sono a bizzeffe, basterebbe pescare a caso che sicuramente non si farebbe alcun danno, ma si porterebbe un guadagno all’intera comunità.

Però in queste condizioni si andrebbero a ridurre alcuni privilegi e ci pensa bene uno dei tre moschettieri che pone subito il suo veto: Altolà! E Bersani si mette di traverso enunciando che “Diciamo da sempre che abbiamo una spesa pubblica squilibrata. Ma si dia un’occhiata all’andamento della spesa corrente negli ultimi 15 anni…Ok la spending rewiew. Si può incidere sul settore della spesa della pubblica amministrazione, ad esempio, l’acquisto di beni e servizi. Ma non si può tagliare su stato sociale o istruzione, sul lavoro e gli investimenti perché crolliamo“. Quindi non si spende nulla per acquistare materiali o servizi, ma non si tocca nulla nemmeno sulla spesa corrente e su quanti hanno creato il loro piccolo orticello. Messaggio chiaro che vuol dire inamovibilità e nessuno si azzardi a toccare i 3,6 milioni dei dipendenti pubblici e tutte le loro prebende, come le pensione baby, i pensionati d’oro, i pensionati nati dalla Legge Mosca che molti hanno saputo sfruttare a proprio vantaggio.

La macchina del pubblico impiego si difende ed appena sento odore di bruciato attiva immediatamente le sue difese di autoconservazione: è come una bestia autonoma, capace di sopravvivere anche alle calamità naturali più devastanti ed è capace addirittura di indicare i capitoli di spesa e di prelievo tanto che Bersani indica chiaramente che “Servono ammortizzatori per i parasubordinati, si tratta di 300-400 milioni di euro che noi sappiamo dove poter prendere”.

Tutto è subordinato ad una cosa sola: non toccare la pubblica amministrazione, ma scaricare sul settore privato l’intero fardello impositivo tale che possa mantenere il pubblico stesso.

Dobbiamo infatti sapere che una dei settori primari di attività è proprio il pubblico impiego che con i suoi 4 milioni di dipendenti supere di poco l’intero settore della Confindustria.

Ristrutturare l’Italia

8 novembre 2011 Lascia un commento

In questo periodo di trambusti politici, ambientali e sociali, in cui tutto e il contrario di tutto è valido, sento l’opportunità di buttare un punto di vista, molto personale e criticabile, di come vorrei che l’amministrazione di uno stato fosse attuata.
Non si tratta di un programma politico, perché la mia proposta potrebbe essere sia di destra che di sinistra, ma semplicemente quella di un semplice padre di famiglia che si preoccupa che la sua famiglia possa non soccombere nei marosi di un periodo così oscuro e denso di nubi minacciose all’orizzonte. (probabile guerra all’Iran che vede l’Italia partecipe assieme a Israele)

Non c’è un ordine con cui sono state esposte, ma così, come sono venute a mente. L’idea nasce da alcune letture sui giornali e da alcuni blog di carattere finanziario. Il problema di fondo che tutti evidenziano è modificare il sistema, partendo però da dentro il sistema. L’idea democraticamente parlando è fallace ed è evidente anche ad un bambino. Nessun sistema è modificabile dal suo interno, perché per assioma nessun sistema è in grado di automodificarsi.
Sarebbe come dire che un ameba si trasforma in un sistema pluricellulare: impossibile, salvo forse casi in cui vi sia l’intervento del tocco divino.

Nella realtà sappiamo che questo non è possibile, nessun gruppo sociale ben coeso e ben legato è capace di scegliere e modificare le proprie caratteristiche a favore di altri sistemi che possano poi minare la stabilità del sistema stesso.

Quindi la mia ipotesi nasce da un postulato semplicissimo: in una nazione, come quella italiana, composta per lo più da ruffiani, ladri, grassatori, ricattatori, truffatori, rapinatori, puttanieri, è impossibile che un gruppo rappresentato da questa crema morale, possa cercare di cambiare se stessa perdendo tutti i vantaggi, per introdurre al banchetto altri individui capaci di distribuire gli stessi vantaggi alla popolazione stessa.

In queste condizioni, in cui il potere economico, politico, sociale e finanziario è in mano a gruppi di piccoli criminali travestiti da persone grigie in doppio petto, l’unica strada disponibile per poter cambiare il sistema è solamente quello dell’attacco al sistema frantumandolo, riducendolo ad un ammasso dal quale separare quanto utile per la ricostruzione, da quello utile per la discarica umana.
Unica ed assoluta strada da prendere è quindi quella del cambiamento totale dei paradigmi sui quali si basa questa cloaca della nostra Italia. Cambiare dall’esterno: proporre cose nuove e cose vecchie.

Cominciamo:

1) Tutti i debiti sovrani vanno accantonati e tenuti parcheggiati fino a data da definirsi. Non produrranno nessun ulteriore debito. Si congelano e si riprenderanno, nell’eventualità, in tempi migliori, se ci saranno. Quindi non si tratta abolire il debito ma di congelarlo fino a data da definire. (pensiamo forse che gli Usa, la Germania, la Francia siano in grado di ripagare il loro debito?)

2) Separazione dell’attività bancarie tra banche che fanno speculazione e quelle che sono il perno delle economie.

3) Ricapitalizzazione delle banche: le banche incapaci di ricapitalizzarsi con mezzi propri saranno nazionalizzate e i debiti rimessi direttamente in mano agli azionisti privati delle banche, salvaguardando nel contempo i depositi privati e gli accantonamenti degli stessi, salvo che non provengano da speculazione finanziaria.

4) Riserva frazionaria: tutte le banche dovranno usare una riserva frazionaria non inferiore al 30%.(Rivalutazione del patrimonio immobiliare)

5) L’unico detentore della moneta è lo stato e a nessun altro è permessa la produzione fisica e virtuale della moneta. Custode della stessa è la Banca Centrale Italiana di proprietà dello stato italiano. Nel contempo vengono cancellati tutti gli accordi nazionali ed internazionali che agiscono contro il progetto attuale.

6) Abolizione di tutti i derivati che non abbiano copertura economica/finanziaria/materiale legata al mondo reale dell’economia, il che vuol dire abolire la leva finanziaria.

7) Sono abolite tutte le forme societarie delle attività commerciali, industriali ed operative nel mondo del lavoro, così come tutte le associazioni a carattere “umanitario-culturale” e i diretti interessati delle attuali società risponderanno personalmente in solido con tutti i loro patrimoni dell’andamento economico, sociale e finanziario dell’attività. Stesso atteggiamento e stessa prassi per banche, assicurazioni e tutte quelle attività legate ai flussi monetari e finanziari.

8.) Per il settore del lavoro, alle aziende che usino la delocalizzazione si dovrà prevedere una penale o un premio per l”abbattimento dell’imposizione fiscale in percentuale tale da favorire l’attività in patria. Tutti i prodotti delocalizzati e successivamente importati non potranno essere venduti con un margine superiore al 100% del costo industriale pagato per gli stessi.

9) Per tutte le aziende che dovranno affrontare la sfida di rimanere in Italia contro lo strapotere del basso costo estero si potrà applicare una riduzione dell’iva al 15% ed una riduzione delle imposte (eliminazione dell’IRAP) fino a fatturati di 5mln di euro, oltre i quali, si attueranno delle politiche fiscali e sociali tale da permettere il proseguo dell’attività. L’Italia è il paese delle piccole e medie imprese e queste devono necessariamente avere il favore della politica senza però dimenticare il traino importante di quelle maggiori con più visibilità e che possono rappresentare un biglietto da visita all’estero.

10) Programmazione di lunga durata di attività svolte al riassetto forestale-agricolo-idrogelogico della nazione. Il programma potrebbe assumere nel lungo periodo, di almeno 20 anni, ma più facilmente nei lunghissimo periodo di 50 anni un avvicendamento di oltre 10/15 milioni di persone in attività lavorative connesse e derivanti.

11) Programmazione di media durata, tra i 10 e 20 anni, di un piano di assetto territoriale nella riqualificazione edilizia con un piano che preveda l’assunzione, agli enti pubblici preposti, di riservare una quota del 30% per pubblico tendendo quindi a portare un riassetto nella foresta inqualificabile delle quotazioni del mercato stesso.

12) Denuncia e arresto immediato di tutti gli amministratori pubblici e privati degli ultimi 30 anni che hanno consentito lo sfascio territoriale, sequestrando tutti i beni delle famiglie interessate e istituzione di tribunali speciali per questo scopo.

13) Nazionalizzazione dei trasporti su gomma e rotaia, delle telecomunicazioni, delle poste, e dei servizi necessari al pubblico.

14) Riassetto del pubblico impiego su tutto il territorio.
Tutti sono equiparati al privato e licenziabili, nessuno escluso. Decadenza di tutte le prebende e/o corsi preferenziali che il pubblico attualmente si assume. I servizi pubblici, data la loro delicata funzione di servire la popolazione, dovranno funzionare 24 ore su 24 senza esclusione: dagli ospedali alle carceri, ai tribunali ai comuni. L’orario sarà per tutti di 8 ore di lavoro distribuite a turni nell’arco della giornata ed ottimizzati al servizio. Abolizione dell’art. 18 che come contropartita vede l’assunzione di responsabilità individuale dell’imprenditore.

15) Riassetto del settore sanitario riorganizzando lo stesso per merito.

16) Tutto il personale assunto nel pubblico impiego verrà assunto per lista di specialità e non per concorso.

18) Riduzione a 100 parlamentari e 50 senatori. Eliminazione di tutte le pensioni riservate al personale parlamentare ad esclusione di quelli che abbiano effettivamente 40 anni di servizio contando i giorni d presenza. Per tutti gli altri, gli anni di servizio saranno conteggiati nel computo della pensione di anzianità in funzione dei giorni effettivi di presenza parlamentare. Nessuna possibilità di accumulo delle pensioni e perdita dei massimali. La pensione massima per un parlamentare/senatore che ha svolto il servizio “senza demeriti” non potranno superare quella di un impiegato di primo livello del settore privato. Abolizione dei senatori a vita. Azzeramento delle baby pensioni: lo stato ha già dato senza mai ricevere! (sono oltre 500.000 in Italia e ad una media minima di soli 1000 euro mese netti sono circa 6 miliardi all’anno che si spendono per nulla)

19) Annullamento degli enti regionali, inutile doppione di quello che c’è a Roma e allargamento delle provincie in bacini omogenei territoriali. Il personale che verrà licenziato dalle regioni è licenziato e non assunto nelle nuove strutture. I comuni nel contempo dovranno ridurre il numero degli assessori e assumere gli incarichi internamente.

20) Settore scolastico: tutte le scuole dovranno funzionare 8 ore giornaliere in funzione del bacino di assunzione dell’infanzia e studentesco a cui fa riferimento cercando di favorire le famiglie con stessi disagi nel proprio lavoro. E’ quindi opportuno che comuni e prefetture attivino con le aziende piani di sviluppo scolastico direttamente in prossimità dei centri di lavoro permettendo quindi una maggiore osservazione e minor assenteismo degli impiegati nelle attività lavorative. Le quote di assunzione di questi oneri verranno addebitati tra aziende, impiegati e comune con l’obbiettivo di demandare interamente l’onere alle aziende.

21) Il corpo insegnante è impegnato nelle attività scolastiche non solo nelle ore di insegnamento, ma anche nelle restanti ore delle sue 8/10 ore quotidiane. Le attività verranno quindi svolte nel periodo tra ottobre e giungo compreso per gli studenti fino alla 3 media inferiore, mentre per tutti gli altri le attività scolastiche avranno corso tutto l’anno con la sola interruzione per le ferie estive e natalizie e pasquali commisurate in 1 mese per le ferie estive, 7 giorni per quelle Natalizie e 3 giorni per quelle pasquali.

E’ evidente che queste idee sono frutto di uno sbuffo di come si vede attualmente la nostra penisola, condotta malamente, disastrata e impegnata in progetti estranei alla sua natura (guerra contro la Libia e contro l’Iran oltre alle partecipazioni in attività belliche nei Balcani, in Libano e nell’oriente). L’Italia ha perso oltre 40 anni  rispetto agli altri paesi, è il paese più centrale del mondo occidentale ed è il paese che nella sua storia ha riversato agli altri immense ricchezze che hanno permesso loro di capitalizzare il successo odierno.  Il mondo politico attuale, composto per lo più da gente senza una benché minima attenzione all’Italia, deve essere cambiato, gettato come uno strumento fallace, inutile e orribilmente malevolo per lo sviluppo presente e futuro del nostro paese.

L’attuale sistema politico nazionale è servo di paradigmi  della seconda guerra, figli quindi di una subordinazione storica ormai obsoleta che ci impedisce di poter sviluppare le qualità che potremmo avere. Dobbiamo scrollarci questa massa che ci opprime e ci limita nei movimenti, dobbiamo poter volare, come carattere nostro italiano, lì dove la nostra fantasia, il nostro colore e la nostra indole vuole portarci gettando alle ortiche false ideologie, falsi paradigmi, falsi miti.

Ma perché non ci ribelliamo?

23 ottobre 2011 1 commento

Ho iniziato da poco a leggere il libro di Mario Giordano “Sanguisughe“: devastante!!

Non lo consiglio a nessuno, è truce, acre, irrispettoso e apre una luce sui privilegi acquisiti che se non li si legge non ci si crede. Sono appena a pagina 15 e già sono incazzato come una bestia ferita a morte, ma è il giusto dolore per chi è affetto da curiosità patologica. Dovrò finirlo di leggere e vi saprò dire che ne penso.

In questo piccolo incipit si inserisce però un aspetto ancor più greve e devastante che, volenti o nolenti, dovremo affrontare: salvare le banche.
Avete letto bene e già lo sapete. Salvare le banche significa, per alcuni pensieri, salvare i propri risparmi, salvare il proprio lavoro – per chi ce l’ha – e salvare la propria vita che nel futuro sembra sempre più fosco e nebuloso.

In questi giorni si stanno riunendo i grandi della terra per trovare la soluzione di come ripagare i debiti che stati e banche hanno creato “dal nulla”. Le idee verranno gettate sul tavolo diplomatico, ma le soluzioni sembrano già prese: pagherà, come sempre, il cittadino, quello che ha valore zero, quello che non potrà mai alzare la testa e mai dire: ma io che c’entro nei vostri debiti?

Che cosa c’entra con il debito pubblico – avvalorato dai giochi finanziari dei banchieri – quel povero anziano di 80 anni che prende 400 euro di pensione e che dopo 45 anni di lavoro come muratore o come impiegato di qualche anonimo ufficio , con una piccola famigliola che ha fatto sacrifici per acquistarsi una casa, per mandare i figli a scuola? Lui, non ha mai fatto debiti, ha pagato il mutuo lavorando 10/14 ore al giorno e la moglie a fare la sguattera in qualche osteria o in qualche casa di qualche riccone. Loro cosa c’entrano? Perché dovrebbero temere di vedersi radere a zero la loro pensione o i loro piccoli risparmi? Chi pagherà per i loro bisogni? La risposta: tutti dobbiamo contribuire al benessere della nostra giusta società.

Queste persone, e in Italia ce ne sono tante, hanno il diritto di vivere come tutte le altre, anzi, loro, silenziose ed attente a non sprecare nulla, hanno più diritto ad avere una dignitosa vecchiaia e ad essere rispettati più di tanti altri leziosi e cicisbei personaggi del mondo della politica e della finanza, così come di molte altre classi di lavoratori, pensionati anzitempo, che sfruttando l’onda buonista dei tempi andati dei prepensionamenti “baby” adesso in panciolle si godono i frutti di una fatica mai sprecata.

Ecco, ci troviamo ad un piccolo passo dal baratro, dallo stratosferico baratro della nostra – italica – deficienza a pensare che tutto sia infinito e nulla abbia fine.  Ma invece, e già in cuor nostro lo sappiamo, ogni cosa finisce, prima o dopo. E così, anziché tagliare le punte estreme degli sprechi, anziché riordinare i conti, il nostro stato emette continuamente debito su debito, perché ci serve per pagare gli autisti dei magistrati, i cani da guardia degli attori, dei politici che ormai vecchi e stracotti dopo decenni di politica non li attaccherebbero nemmeno una zecca. Ma ci serve anche per pagare la cassa integrazione che le aziende criminali usano senza una minima verifica da parte delle autorità preposte; per acquistare strumenti nel settore della sanità che non serviranno a nessuno, ma per ingrassare i notabili preposti agli acquisti (che sono politici) o a favorire i soliti faccendieri accomunati ai politici locali in odor di mafia e sopratutto di massoneria.

In questo tremendo ed incompleto assunto tra domani e domenica sapremo di che morte dovremo morire: se per mano delle banche o per mano di qualche ministro; e noi, popolo imbelle incapace di agire, sempre prono e rispettoso della solita frase “Francia o Spagna, purché se magna” cadremo come mele marcie ai piedi dell’austerità, dei sacrifici che dovremo accettare senza batter ciglio.

A voglia quelle vagonate di sterco che i fantomatici Black Block hanno fatto sabato scorso, sono solo pinzillacchere. Fossero andati a Palazzo Koch, fossero andati nelle sedi dei sindacati, della confindustria, nelle sedi della Rai, in quelle della politica, beh…e invece, come già abbiamo visto, hanno fatto quello che i poteri superiori hanno voluto che si facesse: distrarre, manipolare l’attenzione affinché non si evidenzi il malessere sul problema che affligge la nostra nazione, la nostra economia e concentrare la rabbia, cercando soluzioni illiberali per azioni di nessun valore aggiunto, solo vandalismo.

Nel frattempo ci stanno defraudando della nostra sovranità. Pensate all’iPhone, pensate alla gnocca, pensate a calcio, pensate al grande fratello e riempitevi il budello di quello sterco che mangiate alle 4 del mattino dopo un’allegra serata con gli amici.  Sarete cotti al punto giusto e vi troverete devastati nello spirito e nel corpo, perché dovrete ricominciare daccapo, dovrete sudare solo ed esclusivamente per avere una ciotola di riso, se va bene.

E siccome sono profondamente incazzato (‘sta notte non dormirò per la terza notte di seguito) vi metto una bella tabella della CGIA di Mestre che ha evidenziato che tra il 2000 ed il 2010, al netto degli interessi sul debito, la spesa pubblica italiana è aumentata di 141,7 miliardi di euro, pari al +24,4%. Niente male vero? Ma la domanda di fondo che ci si pone è: dove sono andati a finire questi soldi?

Le spese correnti (¹) (per quasi 2/3 riconducibili ai stipendi dei dipendenti del pubblico impiego e alle prestazioni sociali) costituiscono il 93,2% del totale della spesa pubblica.

Qui di seguito la tabella:

Conto economico consolidato delle amministrazioni pubbliche, schema semplificato a due sezioni. Anni 2000 – 2010(milioni di euro) – gli importi riferiti al 2000 sono stati rivalutati al 2010

Voci economiche

2000

2000 rivalutato

2010

2010

differenza variazione %
USCITE
Redditi da lavoro dipendente

124.306

152.275

171.905

19.630

12,9%

– Retribuzioni lorde

87.202

106.822

121.673

14.851

13,9%

– Contributi sociali a carico datore di lavoro

37.104

45.452

50.232

4.780

10,5%

– Contributi sociali effettivi

33.212

40.685

46.184

5.499

13,5%

– Contributi sociali figurativi

3.892

4.768

4.048

-720

-15,1%

Acquisto beni servizi produttori market

27.541

33.738

45.409

11.671

34,6%

Consumi intermedi

59.853

73.320

91.600

18.280

24,9%

Ammortamenti

19.124

23.427

31.166

7.739

33,0%

Imposte indirette

11.561

14.162

18.188

4.026

28,4%

Risultato netto di gestione

-342

-419

-1.319

-900

214,8%

Produzione servizi vendibili (-)

-15.976

-19.571

-19.855

-284

1,5%

Produzione beni servizi uso proprio (-)

-154

-189

-168

21

-10,9%

Vendite residuali (-)

-6.185

-7.577

-8.319

-742

9,8%

Spesa per consumi finali

219.728

269.167

328.607

59.440

22,1%

Contributi alla produzione

14.097

17.269

16.040

-1.229

-7,1%

Interessi passivi

74.864

91.708

70.152

-21.556

-23,5%

Rendite dei terreni

38

47

42

-5

-9,8%

Imposte dirette

1.435

1.758

644

-1.114

-63,4%

Prestazioni sociali in denaro

195.422

239.392

298.199

58.807

24,6%

Premi di assicurazione

413

506

989

483

95,5%

Trasferimenti ad enti pubblici

0

0

0

0

0,0%

Aiuti internazionali

1.230

1.507

1.594

87

5,8%

Trasferimenti correnti diversi

11.645

14.265

23.347

9.082

63,7%

– a UE quarta risorsa

5.327

6.526

11.523

4.997

76,6%

– a istituzioni sociali private

1.869

2.290

4.744

2.454

107,2%

– a famiglie

2.456

3.009

5.765

2.756

91,6%

– a imprese

1.993

2.441

1.315

-1.126

-46,1%

Totale uscite correnti

518.872

635.618

739.614

103.996

16,4%

Investimenti fissi lordi

27.720

33.957

31.879

-2.078

-6,1%

Variazione delle scorte

0

0

0

0

0,0%

Acquisizioni nette di oggetti di valore

0

0

0

0

0,0%

Acquis. nette attività non finanziarie non prodotte

-13.575

-16.629

202

16.831

-101,2%

Contributi agli investimenti

15.979

19.574

20.442

868

4,4%

– a famiglie

1.877

2.299

1.941

-358

-15,6%

– a imprese

13.583

16.639

17.411

772

4,6%

– al resto del mondo

519

636

1.090

454

71,4%

– ad enti pubblici

0

0

0

0

0,0%

Altri trasferimenti in c/capitale

690

845

1.376

531

62,8%

– a famiglie

0

0

0

0

0,0%

– a imprese

690

845

1.201

356

42,1%

– al resto del mondo

0

0

175

175

0,0%

– ad enti pubblici

0

0

0

0

0,0%

Totale uscite in conto capitale

30.814

37.747

53.899

16.152

42,8%

Totale uscite complessive

549.686

673.365

793.513

120.148

17,8%

La lettura della tabella può certamente confondere, ma i numeri non hanno testa e quello che si legge è chiaramente  un’indicazione di dove vadano a finire i soldi delle nostre tasse, dei nostri contributi.

(¹)Spese correnti
Dette anche di funzionamento, costituiscono l’insieme della spesa pubblica necessaria all’ordinaria conduzione della struttura statale. Le spese correnti concernono:
— i movimenti finanziari relativi alla produzione ed al funzionamento dei servizi dello Stato (spese per il personale sia in servizio sia a riposo, spese per l’acquisto di beni di consumo ecc.);
— i movimenti inerenti alla redistribuzione dei redditi attuata dallo Stato a favore di particolari categorie di soggetti in base a determinate linee di politica economico-sociale (sovvenzioni, contributi, sussidi, pensioni di guerra ecc.);
— gli ammortamenti di beni patrimoniali, che hanno un rilievo puramente economico e non finanziario. La voce in questione ha la funzione di porre in evidenza l’ammortamento economico dei beni dello Stato; trattandosi di un fenomeno che non provoca manifestazioni monetarie, si ha una doppia iscrizione: una nelle entrate e una nelle spese correnti.
Le spese correnti, che costituiscono una delle due categorie in cui vengono ripartite le spese pubbliche, l’altra è costituita dalle spese in conto capitale, rappresentano la parte più cospicua della spesa pubblica.

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