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Posts Tagged ‘Lavoro’

No Imu, sì tassa sulle case

24 luglio 2013 Lascia un commento

Catasto

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La notizia più gettonata di questa settimana è la nascita di un bambino, oppure la proposta di legge contro l’omofobia, oppure ancora, molto gettonato, è il rapimento della moglie di un biscazziere kazako (10 miliardi di dollari truffati dalla banca nazionale kazaka). Di quello che invece non si parla mai è che fine faremo nei prossimi mesi, come sono messi i conti pubblici, quanto ci è costato in questi ultimi 6 mesi il piano di stabilità.
Nessuno ne parla, tutti nicchiano e nel frattempo la barca Italia si sta sfasciando sugli scogli. Il vecchio timoniere non ha la forza e nemmeno la volontà di invertire la rotta, tanto cosa mai potrebbe accadergli? Anzi sollecita i più incerti, la ciurma indecisa, a compattare questa coalizione di governo minacciando che dopo ci sarebbe il peggio.

Nel chiasso assordante dei media per delle notizie di poco conto ed inutili, è stata approvata la nuova riforma del catasto. Avremo un catasto che indagherà in maniera algoritmica, verranno aboliti i vani per far spazio al conteggio dei metri quadri con effetto più democratico (?).
Con il nuovo catasto “saranno i Comuni a fornire le informazioni necessarie per calcolare il valore patrimoniale degli immobili di categoria A, B e C che gli uffici dell’Agenzia del Territorio si trovano nell’impossibilità di verificare.(Befera ha aggiunto che sono necessari 100 milioni all’anno per 5 anni per fare le verifiche)”.

Ve li immaginate i comuni che genere di informazioni potranno dare all’Agenzia delle Entrate che dovrà stabilire i nuovi valori catastali degli immobili? Ma per fortuna si è pensato a delle Commissioni Censuarie dove il cittadino potrà discutere eventuali discrepanze.
Ma andiamo oltre. La tassazione che l’italiano sta subendo è oltre il 60% e le gabelle che sono state inventate per mantenere questo sistema parassitario sono tra le più variegate. Non c’è giorno che non ne inventino una. Di ieri la notizia di una pizzeria al taglio che ha subito una multa di 5.000 euro per aver servito al tavolo delle persone senza far pagare il servizio, oggi sulla trasmissione Virus, condotta da Nicola Porro, è stato intervistato il pizzaiolo gabellato da un’amministrazione parassita: complimenti a Porro per aver mostrato al grande pubblico il becero livello parassita delle amministrazioni locali che tra queste tasse autovelox e moltissimi altre imposizioni costringono alcuni a soluzioni spesso estreme (suicidi). Ma anche il parassita più sanguinario ha i suoi limiti e anche in questo caso se ne scoprono le trame. Il lavoro, l’economia, la piccola e media impresa sono al lumicino; gli autonomi non riescono più a quadrare i bilanci già magri e rosicchiati. Come fare quindi per riuscire a succhiare ancora della linfa vitale per mantenere il sistema parassitario?
Dove è possibile ancora derubare gli italiani?

Befera, nella relazione alla Commissione Finanze del Senato, ha evidenziato che la stima dell’immobiliare italiano è di circa 5.600 miliardi di euro, pari a 3,5 volte il PIL. Un bel gruzzoletto, no? Su questo enorme valore si concentrano quindi gli sforzi dei parassiti, ma facciamo un piccolo salto indietro e cerchiamo di capire quali potrebbero essere a grandi linee le emorragie:

  • Impiego pubblico: circa 850 miliardi/anno
  • Evasione: calcolata a stime di oltre 300 miliardi/anno;
  • Patto di Stabilità (Fiscal Compact): 45 miliardi/anno
  • Mes (Piano di stabilità europea): 25 miliardi/anno per 5 anni
  • Inps: buco di 35 miliardi
  • Debito pubblico: oltre 2.000 miliardi

Appare chiaro anche ai ciechi che difronte a delle cifre del genere la semplice tassazione delle attività lavorative, delle imprese, sulle professioni non produrrebbe alcun vantaggio, mentre la tassazione sugli immobili – mascherata con la riforma del catasto per i più allocchi – produrrà per i conti di cui sopra dei vantaggi enormi. Il rischio palese sarà la caduta a picco del settore immobiliare, una delle poche attività che potrebbero, momentaneamente, portare un po’ di ossigeno alle aziende, soprattutto per le ristrutturazioni se combinate con una politica bancaria di erogazione del credito, ma agli inventori della tassazione parassita non interessa nulla ed anzi appoggiano i signori della Troika europea (ricordate il viaggio di Letta e di Renzi a Berlino?) imponendo un’austerità superiore a quella imposta alla Grecia e a Cipro.

Grillo, nelle sue esternazioni, disse che abbiamo ancora un certo margine di manovra nelle trattative europee, poiché buona parte del debito (circa il 35%) è in mano alle banche francesi e tedesche e permetterebbe di riformulare i punti odiosi del trattato di Lisbona relativi al pareggio di bilancio e al Mes, ma purtroppo la classe politica italiana non permetterà nessuna discussione e nel frattempo i punti di forza verranno meno (perché nel frattempo i detentori esteri del nostro debito continueranno ad alleggerire le loro posizioni) e noi saremo costretti a svendere le proprie case per far fronte alle prossime tasse che ci arriveranno tra capo e collo.

Chi si merita il nostro voto?

10 febbraio 2013 1 commento

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Recentemente ho avuto modo di dare un’occhiata ai diversi simboli elettorali per capire quanti e chi fossero i concorrenti alla mensa italiana.  Già! Perché non crederemo mica che questi bei tomi abbiano a cuore il nostro benessere! Loro unico scopo mangiare, mangiare e mangiare. Molti, in ritardo, si sono accorti che alla mensa italiana si mangia bene, è una nostra prerogativa la buona cucina, e a frotte come mosche sulla m***, si stanno guerreggiando per avere il boccone migliore.

Ebbene i simboli riscontrati sono 215 con sfumature che vanno dal grottesco al comico e dal penoso al ridicolo. Una piccola carrellata per capire:

Partito Pirata – Pace Pane e Lavoro – Pensionati e Invalidi Giovani Insieme – Sacro Romano Impero Liberale Cattolico-Giuristi del Sacro Romano – Democrazia Atea – Nuovo Psi – Partito Pirata – Noi consumatori liberi da Equitalia – Nuovo Psi Liberal socialisti – Lista civica nazionale IO NON VOTO – Donne per l’Italia – Recupero Maltolto – Partito Internettiano – Fare per fermare il declino – Angeli della Libertà – Fratellanza Donne – Partito comunista italiano marxista lininista – D.N.A. Democrazia Natura Amore – Mondo Anziani – No alla chiusura degli ospedali – Movimento Eudonna – Forza Roma – Forza Lazio – Io amo l’Italia – Movimento Bunga Bunga – Dimezziamo lo stipendio ai politici – Micro, il Movimento delle microimprese – Gay di Destra – Lista civica Militia Christi – Il veliero – Io cambio – Voto di astensione – Disoccupati per l’Italia – Movimento mamme del mondo.

Come notate sono tantissimi, dai nomi esotici e assurdi, ma tutti aspirano ad entrare in quell’ agoniato luogo dove ogni soppruso ed ogni velleità di potere ha la sua sublimazione: il parlamento e il senato.

Quousque tandem, Catilina, abutere patientia nostra?!
Era l’incipit con il quale Cicerone scagliava le sue accuse contro Catilina nelle Catilinarie, ma erano altri tempi e gli avversari venivano rapidamente eliminati. Nella realtà Catilina non era un pazzo e furioso come lo dipingeva Cicerone, ma un uomo dai tratti forti ed a volte feroci che aveva a cuore la lealtà e il rispetto per le genti dell’Impero. Tutti potevano votare per il senato, ma con l’obbligo di farlo a Roma.  Catilina invece non era d’accordo e su questo impose la sua idea che le votazioni dovevano tenersi nei comuni sparsi nell’impero. La conseguenza di questa idea non era gradita al senato di Roma costituito per lo più da ricchi possidenti e patrizi di vecchia data che avrebbero visto svanire il loro potere se l’idea di Catilina avesse preso piede. Da qui le malversazioni, le diffamazioni, le trame, le accuse velate e poi sempre più aperte. Catilina era quindi l’elemento disgregante di quella costruzione clientelare che anche oggi abbiamo in Italia e le basi di questo le affermava dicendo che “La Repubblica ha due corpi: uno fragile (il senato), con una testa malferma; l’altro vigoroso (il popolo), ma senza testa affatto; non gli mancherà, finché vivo“.

Anni dopo la morte di Catilina leggiamo:  Cicerone ammetterà che Catilina aveva raccolto attorno a sé «anche persone forti e buone», offriva «qualche stimolo all’attività e all’impegno», e che in certi momenti era sembrato a Cicerone perfino «un buon cittadino, appassionato ammiratore degli uomini migliori, amico sicuro e leale». Catilina, ammetterà ancora Cicerone, «era gaio, spavaldo, attorniato da uno stuolo di giovani»; per di più, «vi erano in quest’uomo caratteristiche singolari: la capacità di legare a sé l’animo di molti con l’amicizia, conservarseli con l’ossequio, far parte a tutti di ciò che aveva, prestar servigi a chiunque con il denaro, con le aderenze, con l’opera…»

Vedete qualche differenza con quanto accade adesso? Anche in questi tempi abbiamo due corpi e una testa sola, quella del ciarpame politico che si arroga il diritto di governare senza averne la capacità di farlo. Un popolo, senza testa e senza spirito, totalmente avulso dai grandi progetti e dalle grandi idee, più chino ai problemi minuti del quotidiano che ad una visione più ampia della casa in cui vive.

Suicidio, fuga irresponsabile

7 maggio 2012 1 commento


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In questo periodo di sconquasso economico e finanziario la cassa di risonanza dei media sta facendo più male che bene all’intero sistema paese. Da inizio anno ad oggi il numero dei suicidi per cause di lavoro sono arrivati ad oltre 60, un numero impressionante che tuttavia è inferiore alla media nazionale riferita dall’Istat.

I dati parlano da soli, nel 2010 ci sono stati 3048 suicidi pari a 254 al mese di persone che si sono tolte la vita. Ovviamente non è possibile riassumere il tutto in semplici aridi numeri, ma è evidente che qualche cosa si è inceppato nel ragionamento di queste persone.

Difronte al problema sempre più impellente della sfida quotidiana con i propri concorrenti, l’essere umano odierno ha alzato bandiera bianca, delegando alla morte il compito di togliere ogni possibilità di rivincita. E’ un fallimento educazionale profondo, così come lo sono tutte quelle morti per altre cause, ma in questo specifico è ancor più grave se confrontato al problema effettivo. Un tassa non pagata, una cartella esattoriale, una multa, un credito mai pagato sono stimoli che spingono alcune persone a scegliere una strada che non offre alternative. Eppure tra le due possibilità c’è sempre una terza via e il detto “tertium non datur” non ha nessun valore.

Cosa potrebbe accadere, andare in carcere perché non c’è denaro? Soffrire la fame? Non avere le possibilità economiche che si avevano prima dell’arrivo della cartella esattoriale?
Nulla di tutto questo è troppo grave, eppure la via di fuga che queste persone scelgono è il proprio annullamento, contro ogni ragione evidente.
La società odierna spinge a questo, imponendo loro di non accettare la vergogna, l’onta del disonore, della miseria, della rinuncia e i più deboli, forse i più onesti, cadono nella trappola. La democrazia fa le sue vittime e la distruzione dei valori più profondi come i legami famigliari, i figli, l’educazione , la scuola, il rispetto degli altri vengono annullati dalla concorrenza spietata, dalla vessazione, dalle imposizioni fiscali più alte che nel resto del mondo.

Tutto ha un prezzo, ma a che prezzo? Le lettere di scuse, di perdono che questi lasciano ai loro cari è ancor più offensivo che la morte stessa, perché impone una condanna a chi sopravvive all’onta elusa dal suicidio.

E’ un atto di irresponsabilità, forse anche di vigliaccheria, che spinge queste persone a suicidarsi?

In parte credo di sì. Il suicidio non è mai accettabile, ancor meno per i debiti lasciando il grave fardello ricadere sulle famiglie. Pensiamo ai mutui, ai debiti contratti per un’azienda, a quanto il suicida aveva contratto per migliorare se stesso e la propria famiglia. Tutto, dopo la sua morte, ricadrà sul coniuge superstite, sui figli, sui parenti più prossimi con dei costi aggiuntivi e con la condanna che non potranno risolvere. E’ questo un atto onorevole, responsabile?

02/01/12

Bari, 74 anni, pensionato si getta dal balcone Inps chiedeva rimborso.

12/01/12

Arzachena, 39 anni commerciante tenta di asfissiarsi, viene salvato.

22/02/12

Trento, 44 anni per i troppi debiti si getta sotto ad un treno…. è salvo.

25/02/12

San Remo, 47 anni, elettricista si spara  L’uomo era stato licenziato qualche settimana fa dalla ditta nella  quale lavorava da molti anni.

02/03/12

Ragusa, commerciante tenta di darsi fuoco.

02/03/12

Pordenone, 46 anni, magazziniere si suicida.

09/03/12

Genova, 45 anni disoccupato, sale su un traliccio della corrente.

09/03/12

marzo Vincenzo Di Tinco, titolare 60/enne di un negozio di abbigliamento si è impiccato ad un albero a Ginosa Marina (Taranto). In pochi giorni si era visto addebitare, forse per errore, 4.500 euro di commissioni bancarie e rifiutare un prestito di poco piu’ di mille euro.

10/03/12

Torino, 59 anni, muratore si da fuoco.

14/03/12

Trieste, 40 anni, appena disoccupato si da fuoco.

20/03/12

un giovane artigiano di 29 anni si è impiccato a Scorano (Lecce). L’uomo ha lasciato un biglietto spiegando che non riusciva a trovare un altro lavoro e che era disperato.

21/03/12

Cosenza, 47 anni, disoccupato si spara.

21/03/12

marzo un imprenditore edile, di 53 anni, in crisi da tempo per i crediti che non riusciva a riscuotere e che vantava nei confronti di pubbliche amministrazione e di privati, si e’ tolto la vita impiccandosi in una baracca dietro casa nel bellunese, mentre i familiari lo aspettavano a cena.

23/03/12

un imprenditore quarantaquattrenne di Cepagatti (Pescara) si è impiccato nella sua azienda. Strozzato dai debiti, non ha retto alla vergogna di non poter pagare gli stipendi ai dipendenti e all’incertezza sulla sua capacità di garantire un futuro al figlio e alla compagna.

27/03/12

marzo scorso Giuseppe Pignataro, 49 anni, di Trani, si è ucciso dopo essersi lanciato dal balcone della sua abitazione. L’uomo, che faceva l’imbianchino, si è tolto la vita a causa delle difficoltà nel trovare un’occupazione stabile in grado di fornire un reddito degno alla propria famiglia.

28/03/12

Bologna, 58 anni, si da fuoco davanti all’Agenzia delle entrate.

29/03/12

Verona, 27 anni, operaio si da fuoco.

01/04/12

Sondrio, 57 anni, perde lavoro, cammina sui binari, salvato in tempo.

02/04/12

Roma, 57 anni, corniciaio, si impicca.

03/04/12

Catania, 58 anni, imprenditore si spara.

03/04/12

Roma, 59 anni, imprenditore, si spara con un fucile.

01/04/12

un artigiano di 57 anni si è impiccato all’interno della sua bottega di conici a Roma a causa dei ‘’problemi economici’’.

04/04/12

Milano, 51 anni, disoccupato si impicca.

04/04/12

Roma Imprenditore si spara al petto col fucile La sua azienda stava fallendo.Mario Frasacco, 59 anni, aveva tre figli.

04/12/12

Mercatale di Ozzano, 58 anni, morto dopo 9 giorni di agonia, si era dato fuoco per i debiti.

06/04/12

A Paternò (Catania) un altro imprenditore di 57 anni ha posto fine alle sue ansie con il suicidio si è impiccato, in un deposito di proprietà della ditta della quale era titolare, in preda alla disperazione a causa dei debiti contratti dalla sua azienda.

14/04/12

Un giovane imprenditore agricolo 29enne di Donnalucata, in provincia di Ragusa, si è tolto la vita impiccandosi in una delle serre della propria azienda.

13/04/12

Imprenditore veneto si è sparato appena uscito dallo studio del commercialista. Le notizie che aveva avuto dal professionista non erano rassicuranti. E’ accaduto a Montecchio Maggiore, nel vicentino. Fortunatamente, in questo caso, l’uomo dovrebbe farcela.

14/04/12

42 anni, dirigente d’azienda disoccupato da alcuni mesi, che si è gettato sotto un treno nei pressi della stazione ferroviaria a Sesto Fiorentino, in provincia di Firenze. È ricoverato in gravi condizioni.

16/04/12

FROSINONE – Un ventenne disoccupato residente a Boiville Ernica (Frosinone) ha tentato il suicidio.

21/04/12

a Corridonia un camionista rimasto senza lavoro tenta il suicidio impiccandosi a una trave di casa. Viene salvato in estremis.

22/04/12

Bosa Giovanni Nurchi 52 anni, moglie e tre figli, non ha resistito. Aveva perso il lavoro.

24/04/12

Napoli si è consumato l’ennesimo suicidio dettato dalla crisi. L’imprenditore Diego Peduto, 52 anni, si è lanciato dal balcome di casa sua in via Cilea.

25/04/12

una signora, lodigiana di 55 anni, ha tentato il suicidio, tuffandosi nell’Adda a Pizzighettone (Cremona). Per fortuna, Carlo Musti, assistente della polstrada di Pizzighettone, l’ha salvata. Alla base del gesto estremo c’era una situazione economica disperata. “Non riesco a pagare la multa, siamo senza soldi e ci stanno tagliando le utenze”.

27/04/12

Un impresario edile di 55 anni, originario di un paese del Nuorese, Mamoiada, si è tolto la vita dopo che la sua azienda, a causa della crisi, aveva cessato l’attività e l’uomo era stato costretto a licenziare i suoi due figli.

03/05/12

Gravina di Catania, si suicida dopo essere stato licenziato.

03/05/12

Uomo armato negli uffici Equitalia con lui ci sarebbero alcuni ostaggi – Milano – “Sono senza soldi, mi uccido”. imprenditore in crisi si impicca.

05/05/12

Gianni Merlo, 52 anni, si toglie la vita nel suo camion l’azienda di cui era socio aveva i conti in rosso. Ieri tragico gesto di due disoccupati. L’uomo, 47 anni, sposato e padre di due figli si è impiccato nel garage della villetta a Troina, nell’ennese.

05/05/12

E’ in condizioni disperate il pensionato 72enne che si è sparato alla tempia dopo aver ricevuto una cartella esattoriale per svariate migliaia di euro.

Disoccupazione Giovanile…

3 maggio 2012 Lascia un commento

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Ammettiamolo, sentire certi dati fa venire la pelle d’oca: disoccupazione giovanile oltre il 35% (dati Istat). Per disoccupazione giovanile si intendono quelle persone attive che cercano lavoro, ma non impiegate. Il dato è certamente preoccupante, ma allo stesso tempo appare un pochino fuorviante.

L’Istat dichiara che le sue analisi vengono raccolte intervistando ogni trimestre un campione di quasi 77 mila famiglie, pari a 175 mila individui residenti in Italia. Ora 175 mila persone su una popolazione di circa 60 milioni mi sembra che non possano considerarsi un campione sufficiente per stabilire la media dell’intera popolazione visto che il campione rappresenta appena il 0,002916 % dell’intera popolazione. Probabile che con il nuovo censimento, appena concluso, i dati potrebbero differire, staremo a vedere.

Altra considerazione che salta subito agli occhi è l’età di riferimento: 14-24 anni.
Il Ministero del Lavoro e della previdenza sociale con la nota 20 luglio 2007, n. 9799. riporta quanto segue: L’eta’ per l’accesso al lavoro e’ conseguentemente elevata da quindici a sedici anni.(art. 1, comma 622, della Legge Finanziaria 2007). Allo stesso tempo l’INPS ricorda quanto segue: dal 1° settembre 2007 decorre anche l’innalzamento a 16 anni dell’età di ingresso al lavoro per i minori. L’agenzia del Lavoro di Trento riporta: …l’età minima di ammissione al lavoro dipendente, e quindi di iscrizione al Centro per l’impiego, è stabilita attualmente in 16 anni.

Se le notizie sopra riportate sono vere, ovvero se le dichiarazioni dell’INPS, del Ministero del Lavoro e dell’Agenzia del Lavoro di Trento non sono false andrebbero esclusi quegli individui dai 14 ai 15 anni. (in totale 1.125.344 persone)

La popolazione tra i 14 e 24 anni secondo l’Istat è di 6.632.175 di individui dei quali 562.942 di 14 anni e 562.402 di 15 anni pari a 1.125.344, ovvero il 16,97% % della popolazione esaminata nella fascia d’età tra i 14 e 24 anni. Il dato quindi enunciato sulla disoccupazione, solo sui numeri, dovrebbe essere rivisto al ribasso e se poi aggiungiamo un’altra variabile  le cose cominciano a complicarsi.

La variabile è l’effettiva ricerca di lavoro dei ragazzi tra i 14 e 24 anni. Ne siamo veramente sicuri che questi ragazzi cerchino lavoro per sistemarsi il loro futuro? Io ho qualche dubbio primo perché a 14 anni non c’è la testa, secondo perché l’unica cosa che interessa in quella fascia d’età non è certamente la sistemazione pensionistica, ma molto più probabilmente le attività di socializzazione, il sesso, le amiche, i prodotti alla moda, i ritrovati tecnologici e tante altre mistificazioni che spingono il giovane a spendere senza coscienza.

La domanda che sorge è quindi la liceità di queste statistiche: a chi servono e perché si insiste così tanto sulla disoccupazione giovanile? Quale è il vero scopo di queste indagini?

Senza trovare risposta penso che un piccolo test sarebbe – in piccolo – più realistico se si provasse a rispondere ad alcune domande come ad esempio:

  1. A quanti anni hai iniziato a lavorare?
  2. Hai cercato lavoro attivamente appena compiuti 14 anni?
  3. I tuoi genitori ti danno una paga settimanale?
  4. Ti interessa lavorare per il tuo futuro?
  5. Cosa compreresti con la tua prima paga?
  6. Sei disposto a lavorare per 8/9 ore di fila con una pausa di 30 minuti?

Non sono certamente significative, ma con molta probabilità potrebbero dare uno spaccato realistico del vero mondo del lavoro giovanile.

Parole inascoltate

17 aprile 2012 3 commenti

Il mondo di oggi, e’ contrassegnato da opportunità, sfide, contraddizioni. I prossimi anni non saranno facili per nessuno, ed in particolare per l’Italia“. Era il lontano 27 marzo 2011 e le parole sono quelle pronunciate da Napolitano in occasione dell’incontro con una rappresentanza della comunità italiana a New York.

Come ebbi già modo di scrivere altre volte (vedi: Qualche parola sulla Libia e Manifestazione di Roma alla Farnesina: silenzio stampa!!!) nessun giornalista al seguito chiese spiegazione di quelle parole, il senso o a cosa alludevano. Il silenzio compiacente della stampa fu assordante. Eppure in quelle parole si rivelano i segreti di una situazione che oggi ci vede attanagliati in una via senza ritorno. I messaggi criptici del massone-comunista di Napolitano hanno la funzione di informare solo quelli in possesso della chiave di lettura, mentre al popolo bue che lo ascolta e dinnanzi alla sua effige s’inchina bizzantinamente, viene lasciato il vuoto delle scelte criminali di una banda di strozzini.

Era dall’epoca del “tutto va bene“, del “bisogna essere ottimisti” di berlusconiana memoria, siamo passati al “tutto va male” “il governo tecnocratico affonda il paese” e saltando da una frase all’altra milioni di persone cominciano a malapena a capire la trappola nella quale si sono gettati. Non c’è tempo per pensare, perché in situazioni di emergenza tutte le forze e le risorse devono essere spinte alla salvaguardia della propria esistenza e in questo disastro, che non è ancora effettivamente iniziato, ma che si sta delineando molto chiaramente, i prossimi anni saranno oltremodo difficili per gli italiani. Da notare le parole usate dal massone: i prossimi anni!!!

Anche il criminale di Soros avverte dell’imminente crack del sistema Europa che i politici e le grandi associazioni bancarie hanno fondato solo ed esclusivamente sul denaro. Soros avvisa che la crisi europea e quindi anche italiana  è molto complessa e copre praticamente tutti i settori strategici di questa parte del globo:

  • The Euro is a broken currency system in its current construct.
  • The peripheral nations have been rendered to 3rd world status.
  • The Euro users are essentially indebted in a foreign currency.
  • The political dynamic is going to destroy the Euro
  • The European union is at risk of dissolution.
  • The Euro doesn’t have to collapse.
  • Europe needs to come together and take extraordinary actions to resolve the crisis.

Parole sante (!!) dette da uno che nel 1992 fece affondare la lira, con la complicità di Ciampi.  E, pur con tutte le attenzioni del caso, le parole di Soros appaiono più chiare e più aperte di quelle dei nostri tecnocrati, di quella cianfrusaglia politica che alberga in parlamento. La chiarezza e le indicazioni sono così evidenti che anche un sordo (scusate, un non-udente) le potrebbe udire. Nella sostanza siamo alla frutta e ciò che può salvare il salvabile lo possono fare solo i governi europei.

Qui però c’è da distinguere come e con che mezzi, perché è proprio in queste battute che Soros ricava la sua linfa vitale: i soldi.
Lui specula sulle debolezze delle economie e dei governi e come ogni predatore, appena si accorge delle difficoltà, salta al collo della sua preda per risucchiare quanto più possibile. Lui fa il suo mestiere, deprecabile, non c’è che dire, ma coerente con la sua indole disonesta. Cosa diversa invece della coerenza dei nostri pagliacci che un giorno dicono bianco e quello dopo nero per poi ricominciare d’accapo.

In questa situazione economica internazionale, in cui ormai le economie procedono a tentoni, i debiti sovrani sono la palla al piede per lo sviluppo reale e le uniche cose a cui assistiamo è la distruzione totale, senza esclusione di colpi, non solo della economia, ma di tutto il patrimonio sociale che è costato decenni di battaglie, sangue e sacrifici dei nostri padri.
Tutto al macero, pagando pure lo smaltimento di quanto costruito in questi ultimi decenni.

Nessun atto preso contro gli sperperi, contro le dissennate spese pubbliche che non hanno una ricaduta utile per la popolazione, nessuna manovra che impedisca lo stritolamento bancario-finanziario. Zero assoluto!! Nel frattempo il calo del nostro prodotto interno lordo (PIL) produrrà una ulteriore manovra finanziaria, aspettiamoci quindi dall’estate e fino alla fine dell’anno una serie di provvedimenti che comporteranno una ulteriore stangata sulle nostre già magre economie.

A giugno, inoltre, sono in scadenza alcune centinaia di miglia di cassaintegrati che non avranno nessuna possibilità di recupero o reinserimento nel mondo del lavoro. Senza paga e alla fame che faranno questi poveri diavoli? Si veda la lista delle aziende a rischio per il 2012 qui.
Eppure questo tecno-governo imperterrito, ligio ai doveri imposti, prosegue con il suo stritolamento, ma sopratutto, e lo vediamo giorno dopo giorno, non mette le mani nelle tasche di quei settori che potrebbero portare un po’ di ossigeno alle nostre economie: non si tocca il settore pubblico, non si toccano i finanziamenti ai partiti, non si toccano i stratosferici guadagni delle banche e delle finanziarie, non si toccano i grandi patrimoni quelli nascosti; si preferisce invece agire sui piccoli e su quelli facilmente visibili dal fisco o sui dipendenti che non hanno nessuna possibilità di replica o di scelta ed è per questo che è meglio non pagare le tasse, perché come già scritto (vedi: Far Pagare le Tasse è il Furto di uno stato Parassita: evaderle è un atto di civiltà!) in un stato parassita se tutti pagassero le tasse noi ci impoveriremmo di più e loro, la casta dei parassiti, guadagnerebbero 100 volte di più, mantenendo il loro status quo inalterato e sempre più potente.
Anche Grillo si è stranamente accorto di questo, forse ha letto il mio blog, ma poco importa, perché quello che si deve capire è che la bestia che ci sta succhiando deve essere messa alla fame, gli si deve togliere l’elemento primario che la fa sopravvivere e che gli permette di massacrarci.

Forse il compiacente amico dello Sceicco del Qatar (il finanziatore della guerra di Libia e di Siria), anziché accogliere al Quirinale una figura intabbarrata dovrebbe spiegare quali altri sacrifici dovranno fare gli italiani nel corso di questi anni.

Isteria finanziaria

4 aprile 2012 Lascia un commento

La finanza diventa isterica, qualche giorno fa il Financial Times enunciava. “Gli sforzi dell’Italia per raggiungere gli obiettivi principali di bilancio possono essere di ostacolato alle prospettive di una crescita depressa e dai tassi di interesse relativamente elevati. Il governo dovrebbe essere pronto ad evitare qualsiasi slittamento nell’esecuzione del bilancio e adottare ulteriori azioni, se necessario“.

Secondo il FT si tratta di un memorandum circolato a Copenhagen venerdì 30 marzo da un membro della Commissione europea.
Il giornale avverte che le prospettive di crescita italiana sono ancora molto lontane dal raggiungere gli obbiettivi ambiziosi che il tecnocrate Monti si era proposto e che una probabile manovra correttiva dovrebbe essere necessaria entro la fine dell’anno.
Già c’è l’avvisaglia di questa manovra: non a caso c’è stata una trattativa sulla tassa IMU che verrà applicata solo al livello più basso (il 7,6‰), lasciando intendere che la revisione della stessa verrà fatta da settembre in poi in relazione al gettito ottenuto, come dire “intanto vi smazziamo con questa, poi, dato che i conti non torneranno, ma che siete già assuefatti alla prima botta, vi daremo la seconda che comprenderà anche altre “cosucce”.

E’ bene ricordare che tra le altre “cosucce” c’è quella del Fiscal Impact che ci vede impegnati a sborsare una valanga di miliardi (40 all’anno) per mantenere un fondo salva-stati per 20 anni, il quale impone ai 25 Paesi che lo hanno sottoscritto che adottino la regola del pareggio di bilancio, inserendola nelle proprie costituzioni (bestemmia assoluta!!). Laddove dovessero sforare il tetto del 60% del debito sul pil, il patto li obbliga ad un piano di rientro pari ad un ventesimo del debito l’anno.

Lo stesso giornale avverte che gli economisti sono preoccupati per l’aumento delle tasse sul reddito, sui beni e sulle merci (iva al 21% e prossima al 23%, Imu e altre indirette come quelle sulla benzina), stanno strangolando la già debole economia portando alla fine in una spirale recessiva.

Il fatto che non ci sia una banca centrale italiana lo evidenzia bene Paul Krugman in una dichiarazione al NYTWhat has happened, it turns out, is that by going on the euro, Spain and Italy in effect reduced themselves to the status of third-world countries that have to borrow in someone else’s currency, with all the loss of flexibility that implies. In particular, since euro-area countries can’t print money even in an emergency, they’re subject to funding disruptions in a way that nations that kept their own currencies aren’t — and the result is what you see right now. America, which borrows in dollars, doesn’t have that problem”. Tradotto in soldoni ci dice chiaramente che l’aver rinunciato alla nostra indipendenza monetaria ci ha ridotti ad un paese del terzo mondo e pur avendo una banca centrale europea, che però non può essere quella di ultima istanza, il denaro necessario a far funzionare la nostra economia, come quella di altri paesi europei, potrà essere ricavato solo a forza di enormi sacrifici, cosa diversa invece per gli Usa o l’Inghilterra o il Giappone che possono stampare moneta senza problemi.

No problems, dice Monti, i conti li abbiamo fatti e bene e non c’è bisogno di nessuna altra manovra aggiuntiva. Ma…ci prende per fessi? No, perché è risaputo che in politica se dicono sì è no e se dicono no e sì. Quindi mutande d’acciaio e orecchi aperte.

Allo stesso tempo il Wall street Journal lancia un avviso sulla grave crisi italiana e la sua continua recessione adducendo che “Le misure di austerity in Italia stanno bloccando l’attività nella terza principale economia dell’eurozona..” e ancora ”i recenti aumenti delle tasse stanno aiutando l’Italia a tagliare il suo deficit ma al contempo stanno spingendo l’attività economica a contrarsi ancora più velocemente“.
Beh! Uno dice che è necessario abbordare la crisi con maggior forza facendo attenzione a non calpestare i calli dell’economia, l’altro indica che l’attuale imposizione fiscale rende l’economia asfittica. Insomma una veduta di idee convergente su un punto: l’economia è praticamente al lumicino.

Però non mettiamoci dietro alla scusa che il governo Monti ne sia la causa, sia chiaro, sarebbe troppo facile e sopratutto disonesto nei riguardi di quelli che in questi ultimi 40 anni ci hanno portato nel baratro meritando il giusto compenso per l’attività svolta a loro favore. A forza delle piccole gocce, dei piccoli provvedimenti e degli assalti alle varie diligenze (mani pulite, liberalizzazioni delle aziende di stato, sistema bancario selvaggio) siamo arrivati alla situazione attuale e Monti, il caposquadra dell’attuale governo, più che artefice del rapido declino italiano è la spoletta che innesca la polvere pirica che, anno dopo anno, abbiamo accumulato e sulla quale ci siamo seduti sopra.

Il boom sarà quando verrà, è solo questione di tempo.

Una battaglia già persa da oltre 30 anni: l’art. 18 è il troian massonico.

24 marzo 2012 Lascia un commento

Il vero problema è l’articolo 18, non ci sono dubbi e basta dare uno sguardo alla valanga di notizie per capire che una volta sistemato questo l’Italia potrà navigare in acque tranquille.

Tutte le parti sociali – sindacati e imprenditoria – sollecitano la sistemazione di questo annoso problema e non mancano le proposte, molte delle quali anche interessanti come il modello tedesco, ma inapplicabili in Italia.

Sorge un dubbio semplicissimo: cos’è, come e quando è applicato l’Art. 18.

Allora tutto parte dalla legge del 15 luglio 1966 n. 604 – art. 2 e 7 che recitano rispettivamente:

  • Art. 2
  1. Il datore di lavoro, imprenditore o non  imprenditore, deve comunicare per iscritto il licenziamento al prestatore di lavoro.
  2. Il prestatore di lavoro può chiedere, entro quindici giorni dalla comunicazione, i motivi che  hanno determinato il recesso: in tal  caso il datore di lavoro deve, nei sette giorni dalla richiesta, comunicarli per iscritto.
  3. Il licenziamento intimato senza l’osservanza delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 è inefficace.
  4. Le disposizioni di cui al comma 1  e di cui all’art. 9 si applicano anche ai dirigenti.
  • Art. 7
    Quando il prestatore di lavoro non possa avvalersi delle procedure previste dai contratti collettivi o dagli accordi sindacali, puo’ promuovere, entro venti giorni dalla comunicazione del licenziamento ovvero dalla comunicazione dei motivi ove questa non sia contestuale a quella del licenziamento, il tentativo di conciliazione presso l’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione

A questa legge fa seguito quella sullo statuto del lavoratore (legge 20 maggio 1970, n. 300) che all’art. 18 che recita:

Ferme restando l’esperibilità delle procedure previste dall’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell’articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di quindici prestatori di lavoro o più di cinque se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro.

I problemi quindi nascono solo se i licenziamenti avvengono in aziende con più di 15 prestatori di lavoro o più di 5 se si tratta di imprenditore agricolo da un licenziamento senza giusta causa e sulla voce reintegro. Vediamo quindi come stanno le cose dal punto di vista della popolazione lavorativa dal 1861 al 2001 (dati istat):

Come si vede dal grafico, nell’arco di 140 anni c’è stata una enorme migrazione delle forze lavoro dal settore agricolo a quello industriale/commerciale con un aumento vertiginoso nel settore del terziario (servizi) a partire dagli anni ’60, superando percentualmente il settore industriale/commerciale. Il dato è sconfortante, ma si rifà agli accordi europei nel settore agricoltura, in cui l’Italia cedette (a favore di Germania, Francia e Olanda) parte della sua capacità produttiva agricola a vantaggio di quella industriale (leggasi acciaio, auto, chimica). Adesso, a posteriori, sappiamo che fine hanno fatto questi distretti industriali e come siano ridotte le infrastrutture di quei settori.

Gli eventi di quegli anni furono la base di partenza sulla quale vennero costruite tutte quelle regolamentazioni sociali e sindacali che permisero alla forza lavoro di poter sopravvivere in questi ultimi 50 anni. Nel frattempo le centinaia di migliaia di persone impiegate nelle varie acciaierie, nelle settore automobilistico e nella chimica si sono ridotte a poche migliaia, un niente rispetto agli anni 60/70 e le varie aziende di allora non esistono più, sono state spezzettate, rivoltate, rimodernate, trasformate e alla fine distrutte lasciando sul campo decine di migliaia di persone che si sono distribuite nel corso di questi ultimi 30 anni. Per contro il sindacato (da dx a sx) è rimasto ingessato sulle barricate degli anni 60 sbandierando diritti sacri per le persone senza mai rivendicare una volta la responsabilità sociale delle aziende.
I luoghi comuni sono sempre sulla bocca di tutti i sindacalisti: equità, diritto dei lavoratori, rispetto, dignità del lavoro, accesso al lavoro per tutte le classi sociali.

Mai una volta che fossero state sottolineate dai sindacati l’oggettiva responsabilità delle aziende nel tessuto sociale, mai!
Che abbiano puntato il dito contro un sistema legislativo che premia l’azienda e punisce il lavoratore, mai!

Adesso a cose fatte, decise ed imposte dal governo tecnico (non si tratta, decide il governo e nda. si fottano tutti gli stronzi dei lavoratori), non ci sono possibilità di ripensamenti vari: le barricate della Camusso, dei vari Bersani e dei vari plutocratici che mangiano a sbaffo nella mensa Italia non hanno più senso. Adesso tutti in fila, tutti di corsa a capire che succederà. Ed anche il cane da guardia del colle afferma che non saranno accettabili ricatti di vario genere.
Ci sono però da fare alcune considerazioni. Questo governo, pur con tutti i se ed i ma del caso, è l’esatta immagine di quello che altri governi avrebbero dovuto fare molti decenni fa, sin dalla scomparsa del settore agricolo e la trasformazione industriale italiana. Parliamo quindi di oltre 30 anni fa, ma allora c’era il problema del compromesso storico, dei blocchi russo-americano che offuscavano i problemini di un distretto piccolo, ma essenziale come quello dell’Italia.

Nessun politico di allora e di adesso ha il coraggio di ammettere di aver fallito nella sua missione, se lo facesse dovrebbe dimettersi e rinunciare a tutti gli emolumenti a lui garantiti, contro quelli invece proibiti alla classe dei lavoratori comuni. E’ la dimostrazione applicata del fallimento della politica, così come la conosciamo, della gestione di una nazione, di uno stato che ha abdicato alle mani forti della finanza e delle grandi aziende multinazionali pur di aver salvo quel piccolo cumulo di escrementi con cui la politica si nutre. Ecco la vera immagine dei politici italiani: coprofagi.

Possiamo definirli diversamente quelli che si nutrono degli escrementi della finanza, delle multinazionali delle grandi lobbies assicurative giudaico-massoniche?

La politica italiana ha fallito nel corso dei suoi 60 di vita, ha ceduto lo scettro del potere ad una banda di tecnici che chiamarli onesti ci vuole tanto pelo nello stomaco.

Ma le forze sindacali obbiettano, vanno a pranzo con il loro nemico a Cernobbio, sorseggiano, discutono, sorridono e scambiano battute di simpatia. E’ quasi un’immagine evangelica. L’agnello nella tana de lupo o lupo travestito da agnello che sguazza alle nostre spalle?

Ref:
1) RapportoStatistico2011
2) Istat

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