Schiavitù o zelante lavoratore: dove andremo?

19 giugno 2013 2 commenti

bellina

Il punto, sul quale credo opportuno focalizzare gli sforzi, è la crescita esponenziale della popolazione mondiale. I sistemi tecnologici, i “progressi” della scienza e della medicina e un determinato benessere sparso tra le popolazioni suppongo siano, in parte, la causa di questo aumento della popolazione mondiale.

Le domande che mi pongo sono semplici: possiamo sopportare una pressione antropica così schiacciante? Abbiamo risorse sufficienti per poter sfamare tutti senza che vi siano sacche di miseria? Fino a quando la terra è in grado di accettare la nostra azione di sfruttamento?

Credo che siano domande lecite e non vengono sicuramente da un filo globalista, ma da una persona che ha sempre trovato nella natura i suggerimenti anche per il governo delle società. Non dimentichiamo, per esempio, che le invasioni barbariche sono avvenute per lo più a causa delle cattive condizioni climatiche del nord che spinsero gli abitanti a cercare aree più fertili e calde del sud Europa.

Sappiamo però che una grande fetta della popolazione mondiale non sfrutta le risorse della terra e non ne beneficia, vivendo sotto la soglia di sussistenza. In tutte le parti del globo abbiamo esempi mostruosi e non c’è terra che abbia gruppi sociali non integrati e condividenti il benessere dei pochi che li governano. Anche in Italia ne esistono purtroppo!

Ma fino a che punto è possibile sopportare questa situazione, ovvero possiamo continuare illimitatamente ad usare le risorse che la natura ci mette a disposizione?

Le questioni sono pertanto irrisolvibili sul piano pratico per l’incapacità dei governi di attuare una politica comune e non intendo un governo comune, ma politica comune nel rispetto delle tradizioni e culture locali.
Dall’uomo delle caverne fino a 150 anni fa l’energia dell’uomo era costituita dal legname, carbone e dalla forza degli animali e dall’ingegno dell’uomo stesso che riusciva a sfruttare ciò che la natura gli dava, ma sappiamo, per esempio, che l’impero romano e come lui anche quelli più antichi, hanno desertificato buona parte dell’Africa settentrionale per costruire navi, case e tutto quanto il necessario per la loro vita. Lo stesso accadde anche in Italia e quella che era un giardino del sud, la Sicilia, la Calabria e le Puglie, venne trasformato, in un’isola carica di siccità. Lo stesso accadde nei Balcani, in buona parte della Spagna e nel sud della Francia. Le società di quel tempo utilizzavano ciò che la natura aveva e l’ignoranza e la cupidigia portarono ai pessimi risultati agricoli nel corso dei secoli fino a ridurre intere parti europee a lande desertiche prive di acqua e di animali. Solo con la caduta dell’impero romano e fino agli albori del 1000 l’intera pianura padana e buona parte del mondo romanizzato si vedeva ripopolato di vegetali, animali che nei secoli precedenti erano quasi scomparsi.

In questi ultimi 150 anni, che sono una frazione piccolissima rispetto alla vita dell’uomo, c’è stato un rovesciamento dei paradigmi, soprattutto negli ultimi 80 anni. Nel mondo occidentale, quello più “civilizzato”, la cultura, gli studi, il potere delle armi e dell’egoismo umano, hanno permesso di raggiungere livelli di sfruttamento naturale inimmaginabili fino alla metà dell’800. Tutte queste scoperte hanno permesso all’uomo “civile” di attuare delle politiche sociali in cui  il potere, saldo in pochi individui, ha erogato alle classi meno abbienti, con molta attenzione, parte del benessere acquisito. A questo proposito è bene fare mente locale alla riforma luterana-calvinista che tra l’inizio del ‘500 e l’800 ha depauperato completamente il patrimonio della chiesa cattolica sottraendone il dominio e “regalando” le terre sottratte a famiglie e corporazioni invise alla chiesa e creando al contempo le basi dei futuri disastri di cui ancora oggi ne raccogliamo le conseguenze.

L’occidente oggi ha una vita che non è paragonabile a quella di soli 50/60 anni fa. Nessun giovane odierno saprebbe adattarsi, se non perché imposto, alla vita degli anni 50 o a quella degli anni 30: pensiamo solo alla medicina, ai mezzi di trasporto, alle comunicazioni, ai cibi, ai rapporti umani, alle regole di un tempo diverse da quelle di adesso. Quale giovane e non solo, accetterebbe una passeggiata nel parco della città con una ragazza in compagnia della sorella di questa o della zia che la controlla? Oppure chi attenderebbe, mancando il telefono, una risposta ad una lettera per più di 1 settimana visti gli attuali mezzi di oggi? Tutto cambia, dicono gli orientali, ma lo dice a anche la natura, nessuna cosa rimane immutabile.

Ma tutto questo è funzione dell’energia, che oggi sfruttiamo con il petrolio o suoi derivati e con il gas, ma fino a quando? In Cina ci sono 1,5 miliardi di persone e solo pochi, per ora, sfruttano il benessere indotto o voluto: le stime parlano di soli 150/200 milioni. In India oltre il 50% non ha luce, acqua e gas e vive come noi vivevamo 300 anni fa. Lo stesso dicasi per l’Africa, per l’Indocina e per buona parte delle nuove repubbliche ex sovietiche.

Un furbastro malfattore direbbe che se hanno vissuto fino ad ora con poco potrebbero continuare a farlo in futuro, sono abituati ad avere poco. Ma non è vero in assoluto, perché è carattere dell’uomo cercare il proprio benessere, per la propria famiglia e per le generazioni future: tutto cambia!

La questione offre quindi spunti di pensiero che lasciano il vuoto ad alcune domande e non entro nei particolari, ad esempio: come possiamo aiutare queste popolazioni a vivere la loro vita dignitosamente senza per questo ridurci ad una vita peggiore della loro attuale? Come possiamo promuovere uno sviluppo dei nuclei famigliari, dell’istruzione, della sanità se ogni cosa è dipendente da una risorsa che presto finirà?
Pensiamo quindi  anche all’agricoltura: in Usa sono poche quelle aziende che attuano la rotazione culturale e questo ha come conseguenza l’impoverimento della terra a causa dell’uso massiccio di fertilizzanti e pesticidi. La natura muore e la chimica la sostituisce e gli effetti li abbiamo sotto i nostri occhi, tutti i giorni, ma incolpiamo ciò che non ci è possibile denunciare o cambiare, spesso per convenienza. Accade anche nel più piccolo esempio di un fruttivendolo: a gennaio sui suoi banchi spiccano in bella mostra peperoni, pomodori, melanzane e primizie (!!!) primaverili. A gennaio! Sappiamo però che questi prodotti sono stati ottenuti con tanto petrolio, tantissima chimica e zero assoluto di sole, terra nuda e pieno campo. La gente ha fretta e animalescamente prende ciò che l’occhio vede senza fermarsi a pensare, mi conviene?

Anche da noi l’uso della chimica ha sostituito prepotentemente quella del buon contadino che con il letame e qualche correzione dei soli elementi naturali (Azoto, Fosforo e Potassio) sapeva ricavare dal suo appezzamento dei risultati accettabili e di qualità. La qualità, oggi, è definita come aspetto del prodotto con determinate caratteristiche estetiche, di colore, di forma e di peso, il resto viene scartato o venduto come materiale di seconda scelta.

Oggi la qualità è inesistente (nel senso della qualità organolettica), sostituita dalle quantità che crescono a dismisura. Produzioni di mais, soia e grano che 50 anni fa nemmeno ci si sognava. Lo stesso si può dire della produzione del latte; un tempo le vacche “normali” producevano mediamente tra i 15 e 25 litri di latte al giorno, oggi, per contro, abbiamo delle macchine industriali che producono latte (sono state selezionate proprio per questo) a livelli assurdi con valori compresi tra i 60/90 litri al giorno, però nel latte prodotto troviamo tutta una minestra di antibiotici, anabolizzanti, ormoni, pesticidi, erbicidi e chi più ne ha più ne metta. Ma sono animali che devono essere nutriti continuamente e non possono fare altro, tanto che dopo due o tre anni vanno abbattuti, mentre un tempo (solo 50 anni fa) le vacche del contadino potevano vivere anche oltre i 15 anni. E parliamo solo delle vacche da latte, mentre un tempo la vacca del contadino era tanto da latte quanto per i lavori campestri. L’energia necessaria era presa dalla vacca per arare, erpicare, concimare e alimentare la famiglia e la società. Ora la vacca è solo una stazione di pompaggio per produrre latte e carne dalle qualità sempre più infime.

A volte mi chiedo che senso abbia produrre solo per produrre e spesso mi scontro con i vari coltivatori/allevatori per questa assurdità. Infatti cosa scopriamo? Che il 20/30% delle derrate alimentari vengono gettata al macero! A che pro quindi produrre per avere uno scarto del 30%? Meglio produrre poco, nei tempi e nei modi che la natura impone ed avere dei prodotti che qualitativamente siano sani, buoni e che siano garanzia di benessere. Ma qui ci insegna la società attuale che le varie multinazionali del settore agricolo, farmaceutico e del petrolio non vedrebbero di buon occhio la scelta, per cui tutti proni ad accettare i “loro” consigli. Così che negli ispettorati o addirittura nelle varie sezioni sindacali agricole usino consigliare proprio quelle aziende che spesso sono imputate per inquinamento, avvelenamento.

E’ inestricabile la perversione che ci avviluppa tutti! Ma il vero problema è se anche riuscissimo a produrre giusto quello che ci soddisfa e che basta, come ridurremo la nostra terra? Come potremo irrigare i chilometri quadrati di deserti, da dove prenderemmo l’acqua, con quali sistemi e con-quale-energia? Dal petrolio? Dal solare? Dal Gas? Prenderemo l’acqua preistorica che, come il gas, non è infinita? E chi potrebbe gestire questo enorme flusso economico per tutti? La solita banda di 4 cialtroni da strapazzo che in onore di un criminale li ha forgiati come i peggiori assassini del mondo? Non credo che nessuno sia in grado di dare delle risposte assennate ed esaurienti. Il problema però esiste ed è presente tutti i giorni in diverse parti del globo, solo che non avendole sotto casa non ce ne rendiamo conto, ed è più facile inviare un sms da 2 euro senza sapere esattamente dove vadano a finire i denari, ci siamo messi in ordine con la coscienza, ma abbiamo sicuramente arricchito qualche usuraio.

Abbiamo messo a tacere la nostra coscienza di cristiani, rimbecilliti nel credo che tutto è per tutti, ma sappiamo in cuor nostro che questo non è vero e la storia, prima e dopo Cristo, ce lo insegna proprio bene. Eppure a conti fatti “si dice” che se sfruttassimo le risorse in maniera oculata potremmo sfamare l’intero globo con ciò che buttiamo, che potremmo addirittura dare energia ad un altro pianeta come la terra per tutta quella che gettiamo in cose inutili. Non so se questo sia vero e come abbiano calcolato queste cose, ma è vero anche che i cassonetti della spazzatura sono stracolmi di cibo di vestiti, di oggetti che oggi acquistiamo e domani, perché la moda lo impone, li buttiamo.

La domanda che dovremmo porci prima di acquistare una cosa sarebbe: ma mi serve veramente? Credo che pochi se la facciano e magari vengono anche tacciati per avari.

Però alla fine di tutto la questione primaria è il cibo: ce n’è per tutti? E la terra, visto quanto sopra detto, sarà in grado di sopportare migliaia di chilometri quadrati con coltivazioni che dovranno essere per forza di cosa trattate chimicamente, perché verrà meno l’equilibrio del buon padre di famiglia? Non ho una risposta, ma c’è da pensarci.

Schiavitù o zelante lavoratore?

30 maggio 2013 3 commenti

retevolante .

In un’epoca come quella attuale, dove il lavoro è diventato un bene prezioso, circola in molti l’idea che essere impiegati in un’attività sia il primo gradino della propria indipendenza e il primo mattone che permetta di costruirsi una famiglia. In epoche molto lontane il lavoro come lo intendiamo oggi non esisteva, si era solamente cacciatori-raccoglitori e tutto era condito da una vita breve e piena di pericoli. I più deboli morivano e i più forti avevano qualche possibilità, ma dovevano rischiare giorno dopo giorno contro le belve, i pericoli dei parassiti, degli insetti e dei fortuiti incidenti, delle malattie e non avevano nessun rimedio se non quello di alcune cure “magiche”.

Successivamente l’uomo scoprì la possibilità che si poteva coltivare ed allevare gli animali, realizzando quindi un profondo cambiamento nello stile di vita: la sedentarietà. Il villaggio e i piccoli gruppi di individui, iniziarono a costituire con il passare dei secoli, il punto focale di nuove società. La promiscuità necessaria, l’uso della coltivazione dei primi cereali e la coabitazione forzata con gli animali creò però l’insorgere delle malattie trasmettibili all’uomo. Un vero disastro sociale, poiché sconosciute e delle quali non esistevano metodi e soluzioni se non migrare in altri siti, ritenuti, più sani. Nascevano le regole sociali, le basi di un mondo che ci avrebbe portato in quello attuale.

Durante l’epoca di Roma e prima ancora anche nella democratica Grecia e nella terra di Sion la schiavitù era una regola comune che i vinti subivano. Purtroppo non si conosce quando abbia avuto inizio l’uso degli umani per gli umani.

La schiavitù permetteva la realizzazione di opere pubbliche e private quasi gratuitamente (non è vero), ma nell’uso comune e nell’ignoranza comune si credeva che lo fosse.
In tempi moderni la schiavitù è stata un grande affare per alcune nazioni (Svezia, Norvegia, Inghilterra, Olanda, Danimarca) che ne hanno tratto un enorme beneficio. L’Inghilterra inoltre, nota come esempio di democrazia occidentale, usava gli irlandesi come bassa schiavitù, nel senso che questi avevano un valore più basso degli schiavi africani o delle indie. Il pasto, per questi irlandesi spesso era la carne dei loro stessi connazionali e le bassezze inglesi sono spesso celate, o mascherate da motivi religiosi anziché predatori e pirateschi alla pari delle efferatezze dei salafiti in Siria o in Libia. E’ emblematico che in moltissimi filmati si parli spesso degli irlandesi come una razza bastarda. Si provi quindi a pensare da cosa nasce l’odio irlandese, ormai sopito dalla droga, dall’alcol e dal globalismo, durante i giorni di Belfast.

Dicevamo che gli schiavi sono gratuiti, ma non è vero. Ai tempi di Roma, ma anche nella prima parte del 1000, la schiavitù era abbastanza diffusa anche in Italia e tutte le scorrerie barbariche seppero sfruttare quanto era in uso e comune all’epoca: si conquistava un territorio, lo si depredava, si prendevano donne e bambini e si utilizzavano come manovalanza, per uso e consumo. I maschi di buona costituzione finivano spesso nelle fila degli eserciti, soprattutto nelle prime file e chi indietreggiava veniva infilzato, senza troppi problemi. E fu così fino all’alba del 1700 e ancora più avanti fino  all’abolizione recente della schiavitù in Usa.
Ma l’abolizione, nel corso della storia, non fu un atto di pietà, Lincoln era anche lui uno schiavista, così come tutta la schiatta che lo adulava, ma aveva bisogno di uomini da portare al fronte, di mostrare un forte segno  politico, insomma un atto demagogico che in pratica mise sulle barricate migliaia di negri per una causa che non c’entrava nulla con la razza, ma bensì con gli interessi economici e finanziari e teologici (ricordiamo che Licoln era un seguace della Pilgrim Society tra i primi fondatori delle enclave che ancora governano gli Usa, tutti indistintamente sionisti).
Con il passare degli anni però si osservò che lo schiavo (sia donna che uomo) per le famiglie che li detenevano, aveva un costo altissimo che non poteva essere più sopportato. A questo, se si aggiungono le innovazioni tecnologiche del 1800 il passo alla liberazione degli schiavi è breve, ma solo per una semplice questione ragionieristica di convenienza dello schiavista: lo schiavo voleva dire mantenimento, casa, malattie, figli. Costi enormi per famiglie che con il passare degli anni si vedevano ridurre il loro potere. Cosa fare? Liberare gli schiavi, tutti e lasciare che si mantengano da soli e in caso di necessità per il lavoro delle aziende assumerli, facendo loro crede alla libertà acquisita che possono gestirsi come vogliono, ma allo stesso tempo controllarli relegandoli in ghetti per evitare il “contagio”.

La quadratura del cerchio era stata trovata ed a costo quasi zero, anzi il guadagno era ancor più aumentato proprio in virtù del fatto che adesso i liberi schiavi potevano gestirsi come volevano: non avevano obblighi nei riguardi di nessuno, potevano mangiare a casa loro, che dovevano pagare; se stavano male dovevano curarsi per conto loro, a pagamento; se avevano figli se li tiravano su loro a spese proprie. Un guadagno assoluto, anzi in questa liberazioni le grandi nazioni e le compagnie degli schiavi si trasformavano in banche, assicurazioni, aziende farmaceutiche, e i grandi latifondisti si rinnovavano producendo più cibo per le nuove bocche da sfamare. la catena produttiva era arrivata alla sua completezza: lo schiavo frustato non esisteva più, sulla carta, e il suo posto era stato preso da salariati, stipendiati. Tutti concorrevano alla produzione di ciò che tutti consumavano, un guadagno insperato, ma sicuro.

Venendo ai tempi nostri , la stessa cosa accadde anche da noi in Italia. E più recentemente con il lavoro alle donne: manodopera a costo bassissimo veicolato da messaggi profondamente ingannevoli: libere donne, il sesso è libero, fate quello che volete, fine della patria potestà, o con messaggi tipo “l’utero è mio e lo gestisco io” oppure come altre frasi del tipo “oggi in piazza ad abortire, domani in piazza con il fucile” tutte cose che la Bonino, per esempio, conosce bene. La donna, sacro altare del nostro futuro, è stata usata, manipolata e violentata due volte, sul lavoro e sulla moralità del futuro di una popolazione.

La schiavitù, si pensa non esiste più. Abbiamo alzato la testa troppo violentemente (meglio si potrebbe dire che ci hanno permesso di alzare la testa) e le classi schiaviste, quelle di sempre, non tollerano che questi schiavi abbiano anche l’ardire di porre delle condizioni, no! Tutte le battaglie fatte e combattute sono state vanificate dai contratti a cottimo, a progetto, dalle partite Iva, dal tempo determinato. Il futuro per una giovane coppia è diventato talmente incerto che è più facile guadagnare la giornata con il gioco delle tre carte che con il lavoro che manca. Ma cosa è accaduto in questi ultimi 20 anni che siamo arrivati a questo disastro? Le cause sono molteplici, vi racconteranno i grandi economisti, i grandi pensatori, gli imbonitori ed i piazzisti del giornalismo prezzolato; loro sono a libro paga di chi gestisce questo disastro e non possono uscire dagli schemi. In realtà il problema, dal mio punto di vista è molto più semplice di quel che si voglia far credere.

Le grandi classi imprenditoriali e bancarie non sono milioni di persone, ma qualche migliaio, esse gestiscono i flussi economici e finanziari del pianeta spostando merci, denaro e soprattutto capitale umano. Negli ultimi anni, dall’ingresso nel World Trade Organisation (WTO) della Cina (11.12.2001) e dell’India (01.01.1995) i paradigmi sociali, economici e politici ai quali eravamo abituati hanno subito una variazione. La Cina e l’India  con il loro 2,7 miliardi di persone, rappresentano, per quella famosa classe di schiavisti sopracitati, un serbatoio enorme di forza lavoro a costo quasi zero. In India i morti recenti del Bangladesh che lavoravano per molte aziende italiane, avevano un salario di 20 dollari al mese (0,66 cents/giorno). Quanti italiani vivrebbero con una cifra del genere? Eppure lì ce la fanno e se ce la fanno a vivere riusciranno anche a produrre, magari per mezza ciotola di riso in più.

Appare quindi evidente che il mercante non ci pensi due volte a spostare tutte le sue attività in luoghi dove il costo della manodopera ha un valore insignificante nel bilancio industriale e così, lentamente nel corso dei 20 anni, i grandi industriali, i grandi banchieri, le multinazionali spingono e sostengono nelle politiche sociali, economiche, industriali e finanziarie dei paesi europei/occidentali quegli uomini che siano i loro portavoce; creano con l’aiuto dei politici da loro eletti, tutta la normativa idonea a staccare la spina del benessere così come fino ad ora l’avevamo conosciuto; i sindacati che, all’apparenza sembravano lavorare per i nostri diritti, ora tacciono, non organizzano più oceaniche manifestazioni, barricate, picchetti davanti a quelle aziende che sono state dislocate: anche loro sono a libro paga degli schiavisti e quanto meno rientrano in quella struttura che ne preveda l’assenza dal campo di battaglia. Il caso eclatante, anche se molto complesso, è il prossimo fallimento dell’Ilva: silenzio assordante delle varie sigle sindacali, ma molto fragore in quelle correnti “new age” che paventano la morte totale di una provincia per dei mali ai quali nessuno prima di adesso aveva mai protestato: è più importante la vita o il mantenimento alla vita e a che prezzo. Da un lato il licenziamento di 40 mila persone, dall’altro la salute che viene minata dalle connivenze dello Stato e della Regione Puglia che in tutti questi anni non hanno mai verificato, mai denunciato.

Ma nel frattempo è necessario preparare il terreno affinché la massa non sia cosciente del baratro sulla quale la si vuol gettare, è utile dare “un colpo al cerchio ed uno alla botte”. Si va dalla politica, al commercio, all’industria, al sociale, alla sanità e all’impiego pubblico. Tutti ricevono un pezzetto di questa torta, poco per volta e via via sempre di meno finché un giorno non ci sarà più, nel frattempo ci saremo abituati a mangiare sempre meno fino al punto che un giorno mangeremo ed un altro no, ma non ce ne accorgeremo se non nel momento in cui i nostri figli non saranno più capaci di sopravvivere alla denutrizione. Verranno quindi attuate tutte quelle politiche da paese del terzo mondo in cui corruzione e malversazione sarà la legge dominante e i lavoratori si adatteranno a produrre a prezzi come gli indiani o i cinesi di adesso. Non ci sarà il tempo per le proteste e nemmeno per gli scioperi, che saranno vietati e tanto meno ci saranno tutte le possibili alternative di aiuto sociale che fino ad ora, per poco, abbiamo; bisognerà pensare a sfamare i figli, a guarire dalle malattie e quei pochi che ce la faranno non avranno nemmeno il tempo per chiedersi cosa stiano facendo e per chi lavorano.

Il dogma assillante è riportare la fiumana umana nel giusto alveo che si merita.
E così accade, si spostano le produzioni in altri luoghi più economici e si mette alla fame chi prima aveva raggiunto un certo livello di benessere, ma fra qualche anno sarà così anche per quelli che adesso stanno iniziando a stare bene e il pendolo si sposterà ancora una volta in quelle popolazioni, noi, che, alla fame, accetteranno qualsiasi cosa pur di mangiare. La Fiat dopo 5 anni di lavori incessanti in Serbia, l’anno scorso è partita con la produzione di auto, ma già adesso iniziano i contraccolpi e gli operai protestano per le paghe da fame che stanno ricevendo danneggiando alcune auto (500L). Cosa farà al Fiat per ora è sconosciuto, ma certamente, come altri, tra un po’ di tempo sposterà la produzione in altri stati dove la fame e il bisogno di sussistenza sarà tale da accettare anche una paga insignificante.

A volte è bene rileggere il discorso dello schiavo, forse, a forza di ripeterlo qualcuno se ne rende conto di come stanno andando le cose:

Uno degli aspetti più micidiale dell’attuale cultura è di far credere che sia l’unica cultura, invece è semplicemente la peggiore. Gli esempi sono nel cuore di ognuno, per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana è la cosa più pezzente che si possa immaginare. Come si fa a rubare la vita agli esseri umani in cambio del cibo, del letto, della macchinetta. Mentre fino a ieri credevo che mi avessero fatto un piacere a darmi un lavoro, da oggi penso: “Pensa a questi bastardi che mi stanno rubando l’unica vita che ho, perché non ne avrò un’altra, ho solo questa, e loro mi fanno andare a lavorare cinque volte, sei giorni alla settimana e mi lasciano un miserabile giorno per fare cosa? come si fa in un giorno a costruire la vita?“.

Allora, intanto uno non deve mettere i fiorellini alla finestra della cella della quale è prigioniero, perché sennò anche se un giorno la porta sarà aperta lui non vorrà uscire.

….Il vero schiavo difende il padrone, mica lo combatte. Perché lo schiavo non è tanto quello che ha la catena al piede quanto quello che non è più capace di immaginarsi la libertà.

Condizioni insostenibili

24 maggio 2013 3 commenti

the-isle-of-the-dead-1886

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In un paese in bancarotta, in cui il lavoro è diventato un bene talmente prezioso da essere introvabile esistono ancora dei paladini della giustizia che, insensibili alle migliaia di licenziamenti, bloccano di fatto le attività di 18.000 persone. E’ di questi giorni infatti il sequestro da parte del Gip Patrizia Todisco di 8 miliardi all’ILVA che si aggiungono ai 1,5 miliardi sequestrati dai giudici di Milano.

Il sequestro è dovuto ai mancati investimenti per la sicurezza e l’ambiente, considerato pertanto un illecito.

Ciò che è lecito a questi magistrati è la legge che deve essere applicata senza ritegno e senza nessuna considerazione per le migliaia di persone (18.000 in tutta Italia) che di quel lavoro traggono sostegno per le famiglie; ovviamente quei magistrati, zelanti e preoccupati di svolgere il compitino loro affidatogli, non si preoccupano di quelle persone, loro, quei magistrati – dipendenti pubblici, come altri 3,5 milioni – non sentono la preoccupazione di quelle famiglie che si vedono tolto il pane dalla bocca. No! Loro, sicuri e tranquilli del loro stipendio di 7.000 euro/mese non possono sentire i lamenti e le maledizioni di quelle famiglie e chiusi nelle loro ovattate stanze procedono imperterriti nell’azione distruttrice.

Allo stesso tempo abbiamo un governo che indica alla Confindustria di creare più posti di lavoro, di avere più competitività (sarebbe da chiedersi come sia possibile visto che ogni giorno muoiono migliaia di aziende), di fare squadra. Letta è probabile che viva come quei giudici in un altro mondo. Come è possibile cerare posti di lavoro, essere competitivi se mancano le riforme corrette, se non c’è nessuna prospettiva futura e se il sistema bancario fa quadrato e mina la credibilità delle aziende? La Confindustria però, facendo occhiolino a Letta, affermaSe questo sarà il governo della crescita e del lavoro noi lo sosterremo con tutte le nostre forze

Quindi, giusto per avere un piccolo quadro, si punisce un’industria mettendo sul lastrico 18.000 lavoratori (non trovate strano che i sempre presenti sindacati se ne stiano zitti-zitti???), il governo fa melina con le forze industriali e il sistema bancario (lo scandalo MPS) fa quadrato attorno agli inciuci della politica nel più grande fallimento di una banca.

Un minuto di silenzio…dedicato

22 aprile 2013 3 commenti

rosabiancasngue

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Oggi in molte città italiane si sono svolte alcune maratone, a Padova, Messina e Genova. Tutte indistintamente hanno voluto commemorare le vittime della maratona di Boston. Un minuto di silenzio assordante.

Nessuna ha commemorato i massacri di Gaza che il non-stato compie da  anni come un aguzzino di un campo di sterminio; nessuno ha commemorato le vittime dei 456 bombardamenti italiani in Libia; nessuno ha commemorato le vittime degli “errori” delle forze Nato in Afghanistan; nessuno ha commemorato le migliaia di persone che vengono giornalmente macellate in Siria.

Questi morti sono spazzatura, umani differenziati, da dimenticare per far posto a quelli volutamente uccisi a Boston.

Nemmeno Papa Bergoglio ha mosso una parola per questi decine di migliaia di morti, nemmeno la chiesa giudaica di Roma ha mosso parole, nessuno.

Il vecchio ciarpame che ritorna…

20 aprile 2013 4 commenti

Munch-Lurlo.

Ancora una volta, colui che sembrava sepolto sotto la sua stessa coriacea pelle, si rifà il trucco come una misera e vecchia baldracca di qualche angolo nascosto di una borgata di periferia: “Si accetto, mi assumo e chiedo responsabilità”.

Queste le parole del comunista -massone sostenuto dai banditi del PD-PDL-LEGA alla richiesta di rinnovare il suo mandato di altri 7 anni. Questo vorrà dire che ci costerà 230 milioni all’anno per 7 anni (1,61 miliardi di euro) che il popolo bue dovrà sborsare per mantenere questo parassita massone, ma dovrà tenere conto anche del costo di una selva di badanti, che in questo caso non saranno ucraine, moldave o russe, ma tutte indistintamente provenienti dal non-stato.

Napolitano, prima fascista, iscritto al GUF (Gioventù Universitaria Fascista) di Padova e successivamente, dal 1945, iscritto al partito comunista italiano. Un vero campione antesignano di cambio-giacca, il precursore dell’immondizia morale in cui è precipitato il nostro paese.

Socci lo descrive molto bene:

Napolitano è un funzionario dello Stato, il primo in quanto presidente della Repubblica. Mi auguro che faccia quel rispettabile mestiere in modo super partes, come un notaio, non come lo sta facendo adesso, vistosamente impegnato a tessere delle sue politiche (per esempio verso la Lega) con modi ovattati e furbi che ricordano la sua precedente vita nel Pci di Togliatti.

A Napolitano personalmente preferisco il suo opposto speculare: mio padre, Silvano, che ha passato tutta la vita a “combattere i Napolitano”. I due hanno fatto una vita antitetica. Sono nati entrambi nel 1925. Napolitano in una famiglia benestante che lo ha fatto studiare, mio padre in una famiglia di minatori, che a nove anni gli ha fatto lasciare le elementari e lo ha mandato a guadagnarsi il pane.

Nel 1938-39, a 14 anni, Napolitano fu iscritto al liceo classico Umberto I di Napoli e mio padre alle miniere di carbone di Castellina in Chianti.

Nel 1942 Napolitano entrava all’università, facoltà di Giurisprudenza, e mio padre, desideroso di studiare, usava il poco tempo fuori della miniera leggendo  i libri datigli dal parroco del paese.

In questi anni di guerra Napolitano si iscrive al Guf, il Gruppo universitario fascista, collaborando col settimanale “IX Maggio”. Mentre mio padre approfondisce la sua fede cattolica e comincia a detestare la barbarie della guerra, l’ingiustizia che vede attorno a sé e le dittature.

Nel 1945 Napolitano aderisce al Partito Comunista italiano e mio padre prende contatto con la Democrazia cristiana. Nel 1947 Napolitano si laurea e partecipa alle epiche elezioni del 1948, a Napoli, come dirigente del Pci di cui Togliatti è il “commissario” e Stalin il padrone indiscusso.

Nel 1956 i carri armati sovietici schiacciarono nel sangue il moto di libertà dell’Ungheria. Il Pci e l’Unità applaudirono i cingolati del tiranno e condannarono gli operai che chiedevano pane e libertà come “controrivoluzionari”, “teppisti” e “spregevoli provocatori”.

Napolitano – che era appena diventato membro del Comitato centrale del Pci per volere di Togliatti – mentre i cannoni sovietici sparavano fece questa solenne e memorabile dichiarazione: “L’intervento sovietico ha non solo contribuito a impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, ma alla pace nel mondo”.

Di errore in errore il Pci di Napolitano continua a professarsi comunista fino a farsi crollare il Muro di Berlino in testa nel 1989. In un Paese normale quando quell’orrore  è sprofondato nella vergogna e il Pci ha dovuto frettolosamente cambiar nome e casacca, tutta la vecchia classe dirigente che aveva condiviso con Togliatti e Longo la complicità con Stalin e l’Urss, avrebbe dovuto scegliere la via dei giardinetti e della pensione. Anche per l’età ormai avanzata.

In Italia accade il contrario. Avendo sbagliato tutto, per tutta la sua vita politica, Napolitano diventa Presidente della Camera nel 1992, ministro dell’Interno con Prodi, senatore a vita nel 2005 grazie a Ciampi e nel 2006 addirittura Presidente della Repubblica italiana.

Mio padre muore nel 2007, in una casa modesta, a causa della miniera che gli ha riempito i polmoni di polvere di carbone che, a distanza di decenni, lo porta a non poter più respirare.

Mio padre fa parte di quegli uomini a cui si deve la nostra libertà e il nostro benessere, ma la loro morte – come scriveva Eliot – non viene segnalata dai giornali.

Non poteva Socci dire di meglio, eppure gli italioti continuano a portare in palmo di mano una serpe mondialista, globalizzante, figlia di un’educazione massonica che poterà l’Italia, assieme alla banda PD-PDL-LEGA,  nella tomba.

Mondo cane!

18 aprile 2013 3 commenti

nomellini_donna

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Boston, attentato dinamitardo di un gruppo di cui non si conosce, per ora, la paternità, ma già si tende a definirla islamica insurrezionalista, anarchica, estremista anti-questo o anti-quello. I media americani la definiscono come una frangia estrema nata dal malcontento interno degli Stati Uniti. Già circolano foto del probabile attentatore e come delatori, le autorità invitano la popolazione a dare tutte le foto e i filmati delle esplosioni.

I media sono inzuppati del sangue di tre persone e dei 170 feriti accorsi in questo attentato; i media sciorinano cifre, ipotesi, congetture. Alcune lettere minatorie inviate ad Obama con l’estratto del Ricino (sfido chiunque a poterlo reperire!!) considerato il più potente veleno in assoluto del mondo, bastano pochi granuli aspirati inavvertitamente per andare al creatore.

Due bombe esplose, contenute in pentole a pressione, mentre altre tre sono state fatte brillare dagli artificieri. La cosa strana è che dopo averle fatte brillare tutti gli eventuali indizi vanno in fumo. Domanda: perché l’FBI ha compiuto un errore così madornale? Loro, così ligi al protocollo, all’organizzazione, alla metodicità sono così stupidi da far saltare le eventuali prove per incastrare gli autori dell’attentato. Che strano, non vi pare?

Alcuni giorni prima dell’attentato un video mandato in onda ripercorreva l’esatta sequenza dell’attentato: casualità? O prova generale? L’autore sorride e parla di una burla. Burla? Con 3 morti e 170 feriti? La cosa puzza, ma i mass-media Usa buttano acqua sul fuoco.

Nello stesso tempo a Mogadiscio una bomba dilania 34 civili che rimangono uccisi. Silenzio mediatico, nessun servizio, nessuna parola per quei morti, ma estremo raccapriccio per quelli di Boston. I morti, da qualsiasi parte provengano, vanno sempre rispettati, ma non differenziati come la spazzatura. In Afghnistan 4 ragazzini di 12/14/16 1 8 anni sono stati freddamente uccisi da un soldato di sua maestà britannica (quanto sono democratici questi inglesi con la pelle degli altri!)

12 Aprile, la Borsa di New York lancia un attacco sfrenato all’oro in due giorni il valore del metallo prezioso passa da 1563 $/Oncia a 1331 $ /Oncia del 16 aprile (-14,8%) pari a 560 miliardi di dollari vaporizzati in pochi giorni dalle banche centrali e solo a causa di una manovra concertata della FED con la Borsa di NYC per mantenere alto il valore del dollaro.

I veri perdenti d questa manovra sono le banche centrali: quella giapponese, inglese, cinese e russa spingendo gli investitori ad acquistare “merci” (in dollari) per mettersi al riparo dal continuo salasso. Allo stesso tempo Paul Craig Roberts (Assistente Segretario del Tesoro degli Stati Uniti) dichiara che la Fed sta manovrando il mercato dell’oro al fine di proteggere il valore di cambio del dollaro USA, che è minacciato dal quantitative easing della Fed stessa.

Il problema è duplice, da un lato le obbligazioni in oro (cartaccia) e dall’altra l’oro fisico. I primi che non hanno nessun sottostante e perdono in pochi giorni montagne di denaro, mentre l’oro fisico schizza alle stelle con un rapporto di 50 compratori :1 venditore. Domanda, volevano coprire quello che sta nella zucca di Bernake (un altro Quantitative easng) oppure era la volontà di colpire la Russia e la Cina, i maggiori acquirenti di oro nel mondo, ma che hanno tonnellate di oro fisico. Giusto per capirsi: più oro c’è nelle riserve di una nazione meno ne risentirà della speculazione finanziaria e dell’inflazione causata dalle continue inondazioni di dollari nel sistema. Appare quindi che i veri perdenti sono gli stessi che hanno macchinato questa speculazione, ma a che prezzo?

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Boston, terrore false flag!

16 aprile 2013 5 commenti

siniffing

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E vai! Ancora una volta gli Usa amplificano la loro maniacale dimostrazione dell’impotenza attraverso la quale applicano il teorema del terrorismo internazionale anche in casa loro. Nel 2001 ci fu l’attentato alle torri gemelle accusando ingiustamente una persona a libra paga dei servizi segreti Usa e al contempo legiferando regole che hanno fatto degli Usa gli Stati Uniti Sovietici Occidentali. Il dubbio, il complotto, gli assassini preorganizzati dalla Casa Bianca hanno reso questo paese più pericoloso di una cittadina di frontiera messicana o di altra zona di guerra nel mondo. Nessun americano o abitante del mondo è sicuro in quella terra, basta il semplice sospetto, anche velato, di simpatizzare, di aver detto qualcosa contro il regime americano che sei subito intercettato, imprigionato e torturato (Guatanamo, Egitto, Kossovo, Albania) per farti parlare.
Il caso di Abu Omar dovrebbe insegnare che dopo un anno ti prigione e di torture e senza scuse è stato liberato.

Oggi, in una maratona innocente, due esplosioni hanno definito il grado della delinquenza di questi banditi. Ancora non si sa quale sia la paternità “ufficiale”, ma si può immaginare che le cause potranno sicuramente toccare: le fazioni integraliste islamiche, oppure il malcontento Usa, del quale Obama si è fatto censore come il caso di voler proibire la vendita di armi e sulla cui questione la JPFO si oppone con strenua forza indicando alcune punti importanti:

  1. Portare le armi è un inalienabile diritto e il diritto di difendersi è un diritto:
  • Torah: Exodus 22:2.
  • Talmud: la legge ebraica impone nel Talmud che “Se qualcuno viene per ammazzarti, alzati ed ammazzalo tu”(Talmud, Tractate Sanhedrin. 1994,2, 72a; The Babylonian Talmud: Tractate Berakoth. 1990, 58a, 62b).
  • Dottrina Cattolico-Romana: la dottrina cattolico cristiana ha lungamente dissertato sul diritto di difesa:  “Quelli che difendono se stessi non sono colpevoli della morte altrui, anche se spinti all’uccisione della morte dell’aggressore” – Catechism of the Catholic Church 1994, sections 2263-65 (citing and quoting Thomas Aquinas).
  • 4. Protestant Doctrine: Individual has personal and unalienable right to self-defense, even against government. Samuel Rutherford, Lex, Rex [1644]1982, pp. 159-166, 183-185 (Sprinkle Publications edition.) Jesus advised his disciples to arm themselves in view of likely persecution. Luke 22:36.

Quale sia la causa fa pensare quello che afferma un testimone che qualche minuto prima fu avvisato di un paio di scoppi che si sarebbero succeduti. Così riporta TGcom24: “I “prossimi attacchi di al Qaida saranno potenti e scioccanti” e si verificheranno “negli Usa, in Francia e in Europa”: è il testo di un messaggio apparso nella galassia dei siti jihadisti e reso noto ore fa dalle organizzazioni di monitoraggio dell’estremismo islamico sul web, Jihad Watch. (te pareva che non ci fosse la nota islamica…certo che s’ti anglosassoni a fantasia stanno proprio messi maluccio, eh?)

Prepariamoci ad altre ulteriori leggi restrittive, ad altri antiterrorism-act che salderanno, per sempre, il potere dei banchieri sovranazionali contro il potere del popolo.

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