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Strabismo paralitico dei giornalisti italiani

oriente occidente

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Come appare bizzarro il mondo dei giornalisti. Ieri si è discusso al senato il disegno di legge “bavaglio” proposto da Lucio Malan (omen nomen) che prevede il carcere per quel giornalista che diffama una persona. Diversi gli interventi dei politici come anche del giornalista Vittorio Feltri, intervistato su Rai News24, ha sottolineato che l’attuale legge che prevede il carcere per la diffamazione è un non senso quando nelle democrazie più avanzate (?) come l’Inghilterra al massimo si ricorre alla pena pecuniaria. Feltri però non ha sottolineato che i parlamentari hanno tentato di passare un aggravamento enorme delle pene per “diffamazione a mezzo stampa” quando “l’offesa è recata ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad altra Autorità costituita in collegio”. Con la precisazione che “costituisce in ogni caso offesa a tali soggetti l’attribuzione di specifiche gravi inefficienze non sussistenti, di gravi eccessi non reali di spese, di emolumenti presentati come eccessivi e non realmente erogati, di paragoni falsi con altre analoghe istituzioni o procedure”.

Si dovrebbe però capire una cosa che a tutti sfugge: perché punire solo il giornalista e non anche la testata giornalistica. Il primo non potrebbe pubblicare se non c’è l’avvallo dell’editore del giornale, ma è probabile che, per la paura di perdere i finanziamenti dello stato ai giornali, i vari editori abbiano fatto un compromesso con gli stessi giornalisti: io ti do il permesso di scrivere e tu, giornalista, in caso di denuncia, ne rispondi completamente sia sul piano legale che finanziario.

In questa bagarre mediatica sul caso Sallusti e sulla relativa legge che lo vede colpevole si mette però in ombra la libertà del diritto di informazione (art.21 della Costituzione Italiana: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.) non solo per quanto riguarda le cose di casa nostra, ma anche quelle che accadono in altri paesi, sia europei che extra europei.

E’ il caso di questi giorni che la televisione satellitare Presstv sia stata accecata per ordine della Commissione Europea: Eutelsat ho provveduto a cancellare i canali iraniani (Press TV, al-Alam, Jam-e-Jam 1 and 2, Sahar 1 and 2, Islamic Republic of Iran News Network, Quran TV, and the Arabic-language al-Kawthar). Motivo? Nessuno lo sa, ma la portavoce della Ashton, Maja Kocijancic, ha affermato che è una decisione della Commissione Europea.

E’ curioso invece che televisioni sostenute dal Qatar, dall’Arabia Saudita come Al-Jazeera ed Al-Arabya – fonti di propaganda dei due stati arabi – continuino a trasmettere indisturbate la filosofia salafita che in questi ultimi 2 anni ha massacrato (in Libia e Siria) migliaia di persone attraverso una pratica diffusa nel mondo salafita e wahalbita dello sgozzamento che rimanda agli stessi sistemi usati in Algeria dal 1991 al 1997 in cui furono sterminati sessantamila civili.

Così nel silenzioso frastuono mediatico italiano le voci alternative di informazioni vengono lentamente silenziate per onorare il patto di sangue che lega Europa-Usa-Israele, poiché, oltre alle innumerevoli sanzioni economiche e finanziarie, ora serve anche la sanzione sul pensiero e sulla libertà di espressioni. Dove sono adesso quegli  urlanti giornalisti pronti a fare quadrato quando qualcuno li pizzica nella tasca? Come mai nessun giornale è attento a queste cose, mentre si sono alzate barricate di protesta per i provvedimenti presi dal tribunale moscovita contro le “pussy riot”?

Come sempre un peso e due misure, ma la nostra classe di giornalisti è probabilmente affetta da strabismo paralitico.

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