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La Grecia si prepara ad uscire, e dopo?

 Euro effimero

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Ieri la borsa italiana s’è sparato un bel +3,41%, oggi per contro sta perdendo oltre il 3%.

Mica male il nostro sistema borsistico, anzi correggiamo, il nostro casinò. Già, perché per quelli che ancora non lo avessero capito le attuali quotazioni di borsa non servono più a seguire i mercati dell’economia reale, ma sono solo usate come semplici fische da usare sul tavolo da gioco dei vari mercati.

L’economia reale per contro appare sempre più stagnante e l’indice di fiducia dei consumatori (CCI) è un esempio eclatante di come la massa che consuma percepisce il mercato:

CCI

Valori così bassi indicano chiaramente che non c’è spazio per l’immaginazione e che i consumatori – le vacche da spremere – hanno tirato fuori la testa dalla sabbia e si sono accorti che un toro di dimensioni galattiche sta correndo all’impazzata per “incornarle” sul posteriore.

Cosa ci dice questo indice? Che i consumatori, visti i vari provvedimenti in corso di attuazione e già approvati, non hanno più voglia di spendere denaro per cose di cui non ne sente la necessità e preferiscono rimanere in attesa di una definizione degli eventi futuri.

Così abbiamo imprenditori che licenziano, aziende che non investono, banche che hanno stretto la borsa dei mutui e dei fidi, gente comune che non compera nulla o strettamente quel che è necessario. Siamo in guerra e questa è l’esatta immagine di ciò che andremo a subire.

Il quadretto, detto così stringatamente, è chiaro anche ai non addetti ai lavori, ma non lo è per quelli che nell’attuale governo e in quelli passati ci hanno sguazzato ricavandone guadagni spropositati, illegali e fuori da ogni controllo. Non parliamo solo del mondo del sommerso, del nero o di quello propriamente illegale, ma soprattutto e specificatamente di quello in giacca e cravatta che popola e si annida nei palazzi del potere, ovvero del mondo politico, sindacale e pubblico.

In questa situazione nessuno di quelli è stato mai in grado di correggere, di smuovere, di cambiare alcun ché e nemmeno Grillo ci riuscirà, perché appena entrerà nelle maglie della politica appiccicosa, anche lui e i suoi rappresentanti ne saranno fagocitati.

I più furbi hanno già delocalizzato, non solo le loro aziende che in Italia trovavano un fisco assetato di tasse (75% di tassazione diretta ed indiretta), ma anche i semplici privati, quelli che ancora sanno come agire e come comportarsi in questi momenti. Hanno portato denari, i loro risparmi, all’estero, hanno diversificato i loro risparmi in monete più forti, hanno anche acquistato immobili in luoghi in cui il valore immobiliare non è stato pompato come in Italia. Insomma hanno messo in parcheggi sicuri, per ora, i loro denari. Possiamo chiamarli stupidi, evasori oppure possiamo dire che si sono comportati come un buon padre di famiglia? Agli altri, a quelli che pensano che tutto andrà bene, che alla fine le cose si sistemano, non rimane che attendere e verificare, giorno dopo giorno, i brandelli di carne che verranno tolti dalla nostra pelle per accontentare una banda di criminali.

L’anno scorso il debito italiano era così composto:

debito pubblico divisione

L’estero deteneva il 44% e gli italiani il 56%, oggi, da quel che si legge, c’è stata una ulteriore fuga di capitali dalla nostra penisola e non solo nel settore delle economie reali. La agenzia di rating Fitch infatti fa notare che “la quota di debito italiano in mano agli investitori esteri è scesa al 32% dal 50% del 2008 e continua a calare anche se a ritmo più lento. Questa fuga, iniziata nel terzo trimestre del 2011, e che a ritmo ridotto prosegue e coinvolge anche la Spagna, è stata compensata dalle iniezioni di liquidità della Bce.” Appunto, è stata compensata a spese del contribuente europeo che ha pagato aiutando le banche a mantenersi a galla, contrariamente a quello che invece non fanno: dare liquidità al mondo del lavoro.

E’ logico quindi aspettarsi che in un momento del genere si cominci a scalpitare su cosa fare, come comportarsi e come controbattere ad un evento NON previsto dall’unione monetaria europea. La Germania, indifferente, afferma che l’Europa può andare avanti anche senza la Grecia, ma molti altri del gruppo di lavoro dell’EWS avvisano che ogni paese deve avere un piano B di emergenza nel caso la Grecia dicesse addio all’Europa. Della stessa opinione, ma più chiara il capo del FMI che “C’è il rischio di contaminazione da un membro isolato agli altri membri della zona, che vogliono rimanerci e che fanno tutto quello che devono fare“, cioè: attenti perché una volta che la Grecia se ne sarà andata anche gli altri paesi prenderanno la stessa strada e sappiamo che in una ragnatela interconnessa come quella dei debiti nazionali vorrebbe dire la catastrofe dell’intero sistema finanziario.

Il sistema finanziario in questione (derivati vari e sistemi da biscazzieri) è arrivato a cifre da capogiro, tanto elevate che a scriverle appare ancor più difficile. Si parla di 1.200 trilioni di dollari, ovvero 1.200.000.000.000.000 miliardi di dollari, 20 volte il pil mondiale. Siamo arrivati, ma non ancora, a quando si era ragazzi e si facevano le partite a carte scimmiottando i grandi.

Non ci rimane che piangere.

  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. 24 maggio 2012 alle 12:55

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