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Posts Tagged ‘Munizioni’

Vacanza alternativa: caccia al palestinese.

17 aprile 2011 Lascia un commento

Anche in Italia abbiamo le scuole di sopravvivenza, che insegnano ad orientarsi e stabilire un equilibrio nella natura, ormai sconosciuta al 90% della popolazione.

Sono scuole adatte a persone crude, rudi, sempre pronte a mettersi alla prova, in cui il valore dell’individuo è stemperato nella salvezza del gruppo. Ci sono altre scuole, sempre sullo stesso filone, che invece mettono alla prova le persone più dotate fisicamente, in cui il contatto con gli elementi naturali e gli imprevisti del corso possono anche essere, a volte, deleteri per il fisico. Ma parliamo di scuole italiane dove non c’è un vero nemico ed anzi, spesso il nemico è la paura che alberga nelle persone ormai strappate dal loro ambiente e non più capaci di ascoltare, di vedere, di annusare. E’ la paura dell’ignoto, sopito dalle migliai di note musicali, dagli spinelli, quando va bene, e spesso inacidità dalle molteplici pillole colorate dello sballo del sabato. E’ l’uomo del XXI°.

Ma la vacanza è sacra, costi quel che costi e se a proporla è una ditta israeliana, paese democratico ed esotico con belle ragazze disinibite, pronte a far sesso e a condividere anche qualche esperienza vacanziera allora non si può esitare. Si parte e si va.  Il costo non è eccessivo per quel che viene offerto. Si va da poche centinaia di euro a qualche migliaio, ma ne vale la pena!!

L’offerta parte da un incontro sintetico, in cui vengono esposti i punti principali in cui si svolgerà la missione.

The Ultimate Mission to Israel

  • Briefings con gli ufficiali del Mossad e comandanti dello Shin Beth.
  • Briefing con gli ufficilai dell’IDF (esercito israeliano) e con i gli ufficiali dei servizi dell’IDF.
  • Giro turistico nelle forze aeree israeliane (IAF) per capire come compie i suoi attacchi mortali.
  • Rappresentazione dal vivo di come vengono compiute le penetrazioni nei territori arabi.
  • Osservare una prova di un terrorista di Hammas in un tribunale militare dell’IDF.
  • Visite sulle posizioni militari della frontiera libanese e nei punti di controllo della Striscia di Gaza.
  • Visite all’interno del controverso Muro d i sicurezza e dentro alle basi segrete dell’intelligence.
  • Incontro con gli agenti arabi infiltrati nei gruppi terroristici provando un reale interrogatorio.
  • Incontro con gli “eroi” israeliani che hanno salvato il paese.
  • Incontri con il Gabinetto dei ministri e di altri responsabili politici .
  • Tour aereo nella Galilea, gite in jeep sulle alture del Golan, attività nautiche sul lago di Kinneret, barbecue, uno Shabbat per apprezzare le meravigliose ricchezze religioso-storiche della Città Vecchia di Gerusalemme.

Costo: 2.835 USD$/Person+ una obbligatoria donazione (?) tra i 500/5.000$USD.

Questa una delle missioni, a seguire ce ne sono altre più impegnative e pericolose, ma ne vale la pena come la The Ultimate Intelligence Mission in cui i partecipanti vivono una esperienza indimenticabile di come trattate e colpire senza pietà i nemici di Israele.

Costo: 3.195 $USD + obbligatoria donazione tra i 500/5.000 $USD.

Le balle del New York Times

16 aprile 2011 Lascia un commento

Ancora una volta il giornale americano, il New York Times, scrive le solite balle per convincere, spingere e convincere l’opinione pubblica con le calunnie contro il governo del dittatore Ghedaffi al fine  di attuare l’intervento armato tanto agoniato da una certa corrente interventista americana.

La notizia che molti avranno sentito è che il governo libico stia lanciando le Cluster Bombs sulla popolazione inerme della Cirenaica.

Per chi non lo sapesse le Cluster Bomb (in italiano bombe a grappolo) sono degli involucri lanciati da aerei e da mortai che ad una certa altezza dal suolo si aprono e lasciano cadere sul suolo delle “bombette” più piccole che possono scoppiare subito, in ritardo , oppure se vengono toccate

Sono armi micidiali che normalmente dovrebbero essere usate in un campo di guerra contro battaglioni di uomini armati e non contro la popolazione civile, infatti nella convenzione di Ginevra questo tipo di arma è vietato, ma si da il caso che gli Usa le abbiano usate in maniera abbondante nei vari teatri di guerra a loro più consoni: dal Vietnam alla Nigeria, Congo, Liberia, Somalia, Iraq, Pakistan, Afghanistan, Honduras, Nicaragua, Venezuela, Colombia, Argentina, Cile ecc.ecc.

Questa sono bombe fatte in misura diversa con scopi specifici e vengono lanciate dagli F-16 (caccia-bombardiere) e da altri aerei come l’A-10 (bombadiere). Le bombe caricate variano a seconda degli scopi e degli obbiettivi e possono essere:

Cluster Bombs Tipo di
Submunizioni
Bombette
Quatità
CBU-7/A BLU-18 1200
CBU-12/A BLU-17/B 213
CBU-24/B BLU-26/B 670
CBU-25/A BLU-24/B 132
CBU-29/B BLU-36/B 670
CBU-46/A BLU-66/B 444
CBU-49/B BLU-59/B 670
CBU-52/B BLU-61A/B 217
CBU-55/B BLU-73/B 3
CBU-58/B BLU-63/B 650
CBU-59/B BLU-77/B 717
CBU-60/A BLU-24/B 264
CBU-63/B M40 2025
CBU-70/B BLU-85/B 79
CBU-71/B BLU-86/B 650
CBU-72/B BLU-73A/B 3
CBU-75/B BLU-63/B 1800
CBU-75A/B BLU-63 1420
BLU-86 355
CBU-76/B BLU-61A/B 290
CBU-77/B BLU-63/B 790
CBU-78/B BLU-91/B 45
BLU-92/B 15
CBU-81/A BLU-49A/B 45
CBU-87/B BLU-97/B 202
CBU-89/B BLU-91/B 92
CBU-89/B BLU-92/B 92
CBU-97 BLU-108/B 10
CBU-98 HB-876LE 24
MK15 M40 2020
MK20 MK118 247
MK22 M38 2020

E’ evidente che oggetti come la CBU75 con 1800 bombette da 0,5 kg ciascuno con all’interno 600 schegge affilate come rasoi può arrecare dei danni inimaginabili. Provate a pensarci per un momento: scoppiano ad una certa altezza e pensate di ripararvi da qualche parte, ma ne cadono a migliaia con una sola bomba, mentre di solito ne sganciano qualche decina per ogni passaggio e il risultato è che una sola ha una superficie totale letale più del doppio di quella di una bomba standard da 2.000 pound (907,18474 Kg.) l’equivalente di 157 campi di calcio. Solo nella guerra del Golfo gli americani ne hanno state sganciate 17,831 (pari a 32.095 “bombette”!!!) e parliamo solo di un tipo di bombe cluster.

I vecchi, quelli della seconda guerra mondiale sapranno che gli inglesi e gli americani usavano spesso questo genere di regalini per la popolazione italiana lanciando dagli arerei delle bombe sotto forma di oggetti in maniera tale che le persone andassero a cercarli come: penne, bambole, piccole macchinette ed altre amenità. Il caso vuole che al momento di prendere in mano questi giocattolini graziosi scoppiassero lacerando e mutilando orribilmente migliaia di italiani: ce lo ricordiamo di quello che gli alleati ci fecero???? O forse è comodo buttare qualche badilata di sabbia su questi aspetti del passato recente per comodità??? Qualcuno si ricorda dei cartelli nelle scuole elementari che incitavano di NON raccogliere oggetti dei quali non si sapeva l’origine?

E il New York Times fa la paternale a Gehddafi sulle Cluster Bombs, ma mi facci il piacere!!!!!!

Vittorio Arrigoni era stato avvisato che l’avrebbero ucciso.

15 aprile 2011 6 commenti

La parte più avanti è quella più vecchia del Blog. Ma continuo a scrivere su questa notizia così grave che non mi riesco a capacitarmi. I media, i media…ma che media sono se tutti riportano le stesse notizie e sopratutto non dicono quanti altri invece vanno urlando da anni?

Secondo il sito italian.irib.ir la morte di Vittorio sarebbe dovuta per opera del braccio armato di Israele.

Se si fosse trattato veramente di un gruppo salafita non avrebbe certo rapito un italiano per chiedere la liberazione dei suoi commilitoni: temiamo che dietro ci sia Israele, che vuole spaventare gli attivisti della Freedom Flotilla 2, in partenza il mese prossimo. Lo ha detto all’agenzia italiana infopal una fonte del governo di Hamas a Gaza che dopo aver rivelato che il gruppo che ha rapito Vittorio Arrigoni è formato da Israele, ha spiegato che l’assassinio di Vittorio, un occidentale, è un tentativo per intimidire Freedom Flotilla 2. Ieri Fonti all’interno della Freedom Flotilla2 hanno dichiarato all’agenzia Safa di “non escludere che ci sia Israele dietro il rapimento di Vittorio Arrigoni: può trattarsi di un piano per fare pressione sugli attivisti, e sulle varie organizzazioni in Europa impegnate nel tentativo di rompere l’assedio su Gaza, che dura da cinque anni. Due giorni fa, il primo ministro italiano, stretto collaboratore di Israele, ha dichiarato che lavorerà per impedire la partenza della flotta della libertà dall’Europa” (quanto avrà pagato quell’infame per dire una cos del generre?). Sempre su Safa, le stesse fonti hanno aggiunto che “questi trucchi non saranno un deterrente per il nostro lavoro umanitario per rompere l’assedio di 1,7 milioni di palestinesi intrappolati, e le cui condizioni di vita sono pessime.

L’organizzazione salafita legata apparentemente ad Al-Qaeda che ha assassinato Vittorio Arrigoni, sarebbe in realtà un braccio armato di Israele all’interno della Striscia di Gaza. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa italiana infopal, specializzata negli affari della Palestina, spiega che non esiste alcuna organizzazione legata ad al-Qa’ida a Gaza, ma si tratterebbe, invece, di una realtà creata dall’intelligence israeliana per fomentare conflitti interni a Gaza, che si avvale di “manovalanza” locale, indottrinata e convinta di rappresentare il network di Bin Laden. “Tutti i gazesi sanno che questa organizzazione non esiste davvero – ci ha spiegato un collega al telefono -. Ci sono degli individui che si dichiarano suoi aderenti, ma il regista è Israele.

Eppure continuano a prenderci per il naso a inventare storie inaccettabilei come la continua presenza di Al-Quaeda.

Auguriamoci che i carnefici di quell’omicidio come di quelli che si continuano a perpetrare a Gaza, nel West-Bank, nei terriotri occupati, i Libia abbiano la giusta punizione

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Ancora una volta si compie quanto previsto dai servizi segreti israeliani dell’IDF (esercito) e del Mossad: catturare Vittorio Arrigoni, vivo o morto.

Era previsto, l’avevano avvisato e così pure l’avevano anche anche arrestato nel 2008, ma evidentemente non è  servito a nulla.
Tempo addietro, nel 2009 c’era anche una lista di proscrizione (chissà cosa direbbe Gad Lerner su queste liste) in cui si puntava alla vita di Arrigoni, il sito in questione stotheism.com, dopo le ripetute proteste e suppongo anche dai suggerimenti dati dai piani superiori(!), ha cancellato la pagina. Ma è sufficiente fare una ricerca in rete per vedere che la notizia era reale.

Qui una parte di quello che era scritto:

ARRIGONI WAS AWARDED A MEDAL FROM HAMAS AND IS CURRENTLY DOING HUMAN SHIELD WORK FOR HAMAS IN GAZA. WE PROVIDE THIS PHOTO SO THE IDF CAN HOPEFULLY FIND HIM AND GET RID OF HIM PERMANENTLY. THE ITALIAN GOVERNMENT BEHAVFED DISGRACEFULLY DURING THE ACHILLE LAURO AFFAIR AND ENABLED MACHMOUD ABBAS TO ESCAPE AFTER HIS CAPTURE BY THE US MILITARY> WE DOUBT THE ITALIAN GOVERNMENT WOULD BE OVERLY CONCERNED BY THIS RECIVIDVIST ANARCHIST FOR HAMAS AND THE ISM AND HOPE HE BECOMES A TARGET FOR PERMANENT REMOVAL:

Sul sito di indika.it è riportata la pagina, purtroppo incollata, di quella relativa alla ricerca di Vittorio Arrigoni fatta da stoptheism.com.

Vittorio Arrigoni, coerente con l’ideale di giustizia e di pace per tutti, è stato barbaramente eliminato, mascherando questo omicidio come quello compiuto da “estremisti islamici” di Hamas.

Arrigoni aveva anche risposto alle farneticanti parole di Saviano (l’attuale osannato della Rai3) sugli stermini di Gaza, qui il video:

Fa impressione sentire le parole di una ragazzo che potrebbe essere nostro figlio e sapere adesso morto.

La giustizia talmudica non fa sconti. Avvisa e con un taglio netto recide la vita come una falce taglia l’erba, noi siamo solo dei goym e non apparteniamo al popolo eletto.

No Fly Zone

3 aprile 2011 Lascia un commento

Quanti conoscono la risoluzione Onu applicata alla Libia? Credo nessuno e nemmeno quelli che vanno a bombardare, così come non la conoscono quei parassiti che stanno nel nostro parlamento. E’ necessario quindi darci uno sguardo e capire cosa dice e se viene veramente applicata, per quello che è dato di conoscere.

La risoluzione 1973 viene approvata da 10 membri, nessun contrario e 5 astenuti (Cina, India, Brasile, Germania e Russia). Essa autorizza gli stati membri a prendere le misure idonee per proteggere la popolazione civile dagli attacchi (di chi?) escludendo una forza di occupazione straniera in qualsiasi parte del territorio e dandone avviso immediato al Segretario Generale del Consiglio di Sicurezza (Ban Ki-Moon) nel caso si verificasse  (i due casi sono contraddittori!).

La risoluzione quindi affronta i preamboli umanitari e diplomatici dichiarando la no-fly-zone per tutti i velivoli da-e-per la Libia se non per scopi umanitari (è strano, ma credevo che le bombe MK-83 avessero un altro uso!!)

Successivamente la risoluzione sottolinea l’importanza che gli stati votanti facciano rispettare le decisione prese ispezionando e controllando tutti i trasporti sospetti (che vuol dire mettere alla fame un popolo. Ma non era una risoluzione umanitaria?), quindi porta a supporto della decisione presa alcuni discorsi del ministro degli esteri francese Juppé, il quale evidenzia, dal suo punto di vista, e sappiamo qual’è, che la situazione è grave e nella realtà ogni ora persa è grave viste le riconquiste che le forze di Gheddafi sta guadagnando sul campo.

Durata dell’assemblea dalle 18,25 alle 19,20, meno di un ora!!!

Ovvero in 55 minuti l’assemblea delle Nazioni Unite ha deciso come una nazione sovrana debba essere sovvertita, annullata, eliminata, così come hanno fatto con Saddam Hussei e con tutti gli altri fantocci voluti e creati bell’apposta dagli stati membri delle Nazioni Unite.

In accordo quindi con la precedente risoluzione 1970 del febbraio di quest’anno, essa enuncia alcuni punti dei quali alcuni sarebbero da chiarire con Israele come il continuo uso di mercenari. Oppure la condanna sulle sistematiche violazioni dei diritti umani, includenti l’arbitrario arresto, tortura e sommarie esecuzioni (ma non accade anche oggi in Iraq, Afghanistan e Pakistan compiute dalle truppe Nato?) e come mai la stessa cosa non è stata scritta per le barbarie commesse dagli israeliani nella striscia di Gaza che continuano a  massacrare con altri bombardamenti quei poveri cristi a tutt’oggi?

Gli attuali bombardamenti “chirurgici” quelli fatti per intenderci con le bombe  intelligenti (tanto intelligenti che colpiscono anche le proprie forze)a guida laser le LGB (Laser Guided Bombs) come si giustificano con l’attuale risoluzione? C’è qualche discrepanza, sembra di intravvedere, eppure nonostante l’aspetto umanitario della risoluzione si colpiscono civili e si massacrano persone che con gli interessi miliardari dei soliti noti non hanno nulla a che vedere

Comunque, la risoluzione la si può tranquillamente leggere e con un pochino di sforzo lo potete fare anche voi, basta usare il solito google traduttore.

Questa piccola carrellata voleva essere uno stimolo per cercare di capire le basi sulle quali si fondano i massacri di persone che stanno da una parte e dall’altra.
Non c’è una giustizia assoluta, ma l’equilibrio nelle cose da amministrare.

Ogni nazione nel suo paese ha il diritto di autodeterminarsi, anche se in possesso di grandi tesori. Però sappiamo, come Soros ha sottolineato, che quanto appartiene ad un popolo/nazione se di utilità per l’umanità (sarebbe da chiedergli se vale per un certo tipo di umanità o per tutta, lui che all’epoca del nazismo denunciava i suoi connazionali ebrei per accapararsi i beni, fuggendo quindi in Inghilterra con l’appoggio delle SS a godersi del malloppo) deve essere condiviso e messo quindi a disposizione per tutti.

A questo proposito viene utile la segnalazione di un lettore che tramite un articolo ha ben evidenziato i veri scopi invasivi delle forze “umanitarie”: petrolio e denaro.

Il primo è sempre la solita solfa, sappiamo, no? Chi controlla l’energia controlla buona parte del globo, mentre per il denaro l’aspetto diventa quasi filosofico. Nel mondo arabo più osservante il denaro non è oggetto di speculazione, come per il resto del mondo occidentale, e in Libia le banche sono “la banca nazionale libica”. Ovvero il denaro appartiene allo stato, alla popolazione, come giustamente dovrebbe essere anche qui in Italia e nel resto del mondo, e questo aspetto è ancor più potente che non il petrolio stesso.
Innescare una rivoluzione “colorata” con i fondamenti di questo genere vuol dire stravolgere completamente la società in cui si innescano le rivolte e una volta partita la macchina ritornare indietro non è più possibile salvo il cosiddetto melting-pot oltre il quale c’è buio.

Ma attenzione, perché perché a star vicino al fuoco spesso ci si brucia le dita e se tanto mi da tanto, ho l’impressione che qualche mozzicone lo lasceremo anche noi.

Navi da guerra Iraniane in transito sul canale di Suez.

17 febbraio 2011 Lascia un commento

Come qualche giorno fa si commentava una notizia in cui alcune navi iraniane avevano ormeggiato nel porto di Jeddah. Adesso anche Al-Jazera riporta la conseguenza di quanto detto.

Pare infatti che le navi, mollati gli ormeggi da Jeddah, siano dirette a nord verso il Canale di Suez e stando alle proteste israeliane secondo la voce del suo ministro degli esteri Liebermann, il quale sostiene l’Iran è in procinto di inviare due navi da guerra attraverso il Canale di Suez per la prima volta dopo anni, definendolo una “provocazione“,  indicando che le navi sarebbero dirette verso la Siria senza però offrire alcuna prova delle sue affermazini, né da che fone la avesse presa.

Infatti anche il dipartimento di stato americano e il Pentagono sono a conoscenza di questo movimento di navi e secondo la dichiarazione di un ufficiale israeliano le navi iraniane fanno parte di un piano di addestramento nel Mar Rosso e nel Mediterraneo attraverso il Canale di Suez.

Non è detto che si tratti di belligeranza iraniana nei riguardi di Israele, ma gli sviluppi odierni nel medioriente e le proteste colorate del NED (National Endowment for Democracy) nelle varie attività  in Tunisia, Algeria, Marocco, Yemen e così pure in Siria e ultimamente in Iran, fanno pensare che  queste navi abbiano, con la loro presenza, un valore ben più importante che non il semplice addestramento.

Auguriamoci che non sia l’inizio di qualche cosa di molto peggio…

 

 

 

L’Iran sfrutta i tumulti egiziani per avanzare ad Ovest.

15 febbraio 2011 Lascia un commento

Imbarcazioni da Guerra iraniana Jeddah con un occhio Canale di Suez.

Alcune navi da guerra iraniane (Navy’s 12th Flotilla)  sono approdate al porto di Jeddah in Arabia Saudita e contemporaneamente alcune navi da guerra americane (USS Kearsarge Expeditionary Strike Group) si sono posizionate in prossimità del canale di Suez.

Il movimento delle navi iraniane e il loro attracco al porto di Jeddah sembra segnare definitivamente un capovolgimento dei rapporti tra i due paesi, l’uno sciita e l’altro sunnita. Fino a ieri l’Arabia Saudita, molto vicino all’Egitto di Moubarak e alle forze Usa sembra dimostrare al mondo occidentale un cambiamento della sua politca estera ed uno spostamento dell’asse favorendo l’avanzamento delle forze iraniane in acque altrimenti vietate.

La presenza della flottiglia è giustificata dal governo di Theran per la protezione delle merci e delle navi civili nel golfo soggetto alla pirateria. Il comandante ammiraglio  Habibollah Sayyari ha annunciato quindi “Alla ricerca di una potenza (militare) presenza in alto mare e di consolidare i nostri legami amichevoli e di portare il nostro messaggio di pace e di amicizia verso i paesi della regione“.

Fonte: debka.com

Divisione dell’Egitto: minaccie da Usa, Israele e intervento della Nato.

11 febbraio 2011 Lascia un commento

Le proteste tunisine hanno avuto un effetto domino nel mondo arabo e l’Egitto, il più popoloso paese di fede islamica, è catalizzato dalle proteste popolari per le dimissioni di Moubarak.

Vogliamo pensare che Usa, Israele e la Nato rimarranno indifferenti a quanto accade e rimarranno dei semplici spettatori?

La parabola del dittatore arabo (Moubarak) è paragonabile ad uno “spider-web” e sebbene lo spider si senta sicuro nel web nella realtà la sua è una fragile sicurezza. Così quindi anche gli altri dittatori, dal Marocco all’Arabia Suadita, in questi giorni stanno provando la sensazione di insicurezza e di incertezza della loro posizione. L’Egitto è sull’orlo di ciò che potrebbe diventare uno dei più importanti eventi geo-politici di questo secolo.

Stati Uniti ed Israele vogliano usare la forza militare per mantenere l’ordine.

All’inizio della protesta egiziana i militari furono convocati negli Usa e si consultarono con i responsabili militari US per come arginare la protesta incombente. Gli egiziani, per contro,  sanno bene che la loro debolezza  è riposta nelle forze Usa ed israeliane e questo è il motivo per cui gli slogans sono contro gli Usa e Israele. Questo è quindi il motivo per cui ogni azione e ogni attività è subordinata alle direttive americane ed israeliane nella regione, compresa l’attività di ostacolo di scambio assistenziale e logistico attuato sul confine della striscia di Gaza.

La realtà appare quindi più complessa di come molti media internazionali vogliamo far apparire. Gli Usa e il loro fido capo, Israele, sono concordi che il dominio di Moubarak deve comunque rimanere attivo fintanto non sia possibile trovare una soluzione alternativa alla attaule dittatura. Non vi sarà mai uno stato egiziano democratico fintanto che Israele ed Usa avranno il dominio sulle basi di egiziane. Ed è per tale motivo che il regime di Tel Aviv è stato così sfrontato rispetto ai media internazionali a sostenere Moubarak. Il loro unico scopo è il mantenimento di una forza parallela e sostenitrice che difenda i loro interessi a scapito dell’osservanza dei diritti umani e della libertà.

La realtà è però molto più complessa ed articolata. Da un lato le forze israeliane sono arrivate ad un punto di stallo nel quale l’uscita eventuale di Moubarak metterebbe tutto il medioriente in mano agli estremismi presenti con la cancellazione quasi immediata dello stato di Israele. I vari fondamentalismi, non solo quelli di fede islamica, ma sopratutto laica, metterebbero l’intera regione in condizione di sovvertire l’intero ordine mondiale sulle attività energetiche. Si pensi all’immensa regione dell’Arabia Saudita, al Sudan , agli emirati del golfo persico e a tutte quelle regioni che della ormai presente e prevaricatrice presenza americana ne hanno le tasche piene. L’intero oriente andrebbe in mille pezzi con una rivolta che non ha nessun colore, perché sappiamo che quelle colorate hanno avuto sempre il placet da Washington. Sarebbe una cosa nuova, oppure una vecchia come avvenne anni fa con la rivoluzione komeinista in Iran.

Potrebbe Israele ed Usa permettere che ciò accada? Giammai!!!

Tel Avivi ha infatti un Piano di attacco ben preciso contro l’Egitto e dalle parole di Netanyahu “Un accordo di pace non garantisce l’esistenza della pace [fra Israele ed Egitto], in modo per proteggere noi stessi e, nei casi in cui l’accordo scomparisse o venisse violata la pace a causa di cambiamenti di regime dall’altra parte, questi  [i terrirtori israelaini] verranno protetti con la sicurezza di terra (leggasi con le armi)

EGITTO RIVOLUZIONARIO: un secondo Iran nel medioriente?

E’ evidente che se si dovesse attuare una rivolta completa dell’attuale situazione molti paesi del mondo ne avrebbero da soffrire, a cominciare dalla Gran Bretagna, Israele, Europa, la Nato e gli Stati Uniti. Inoltre il grande problema della pace tra Israele e Palestinesi verrebbe interrotta (ndt: anche se non è mai cominciata.) e l’alleanza tra Iran e Siria prenderebbe sempre di più piede rispetto alle attuali condizioni. Senza sottovalutare che l’Iran sta attentamente controllando l’andamento degli avvenimenti egiziani per percepire la strada in cui potersi incuneare per raggiungere lo scopo di avviluppare l’intero medioriente in una unica entità.

Lo scenario al quale andiamo incontro è estremamente articolato perché da un lato le forze in ballo hanno una potenza distruttrice enorme con conseguenze mondiali di immane portata. Nel lontano 1956 la forze egiziane, guidate da Nasser, nazionalizzarono il canale di Suez, fu un ecatombe, perché intervennero gli inglesi, gli israeliani e i francesi, la Nato e le forze Usa a far soccombere le forze in ballo egiziane. Nel 2008 Norman Podhoretz propose uno scenario apocalittico. In questo scenario gli israeliani occupavano le raffinerie di petrolio i porti navali del Golfo Persico per assicrare l’energia lanciando allo stesso tempo un attacco nucleare preventivo contro Iran, Siria ed Egitto.

Va inoltre ricordato che Podhoretz, l’ideatore di questo scenario, è un destinatario del Presidential Medal of Freedom per la sua influenza intellettuale negli Stati Uniti ed è uno dei primi firmatari del Progetto per il Nuovo Secolo Americano (PNAC) insieme a Elliot Abrams, Richard Cheney , John (Jeb) Bush, Donald Rumsfeld, Steen Forbes Jr. e Paul Wolfowitz. (ndt: tutta brava gente!)

Cambiamenti in corso…

Gli avvenimenti delle ultime ore sono significativi delle innumerevoli ingerenze americane, israeliani e dei loro alleati: Francia ed Inghilterra in prima fila. Gli interessi economici e di stabilità dello scacchiere mediorientale è talmente enorme che come avvenne con Sadat, amico degli Usa e con i Talebani in Afghanistan sovvenzionati dagli Usa e dall’Arabia Saudita, le promesse indicate da Moubarak, prima del suo ecclissarsi, hanno spinto le mani invisibili ad evitare la perdita di controllo del paese che rappresenterebbe la spina nel fianco dell’ Arabaia Saudita, ma sopratutto il maglio schiacciante contro gli interessi israeliani.

Al largo delle coste della striscia di Gaza sono infatti presenti enormi giacimenti di gas che la U.S. Geological Survey, agente governativa americano, ha stimato che nel bacino del Mediterraneo del Levante ci siano delle riserve di gas naturale di circa 3.500 miliardi di m3 e delle riserve di petrolio per circa 1,7 miliardi di barili. Il problema attuale è quindi il controllo delle nuove risorse che quasi sicuramente verranno sottratte ai loro legittimi proprietari (Libano e Palestina) e la possibilità per Israele di affrancarsi dall’Arabia Saudita per il petrolio  necessario. E’ quindi pacifico che la conduzione della transizione egiziana sia passata dalle mani di Moubarak, burattino di Usa ed Israele, a quello dei militari, la mano longa del Pentagono.

Il popolo egiziano è sostanzialmente passato dalla padella alla brace e il ritorno alla democrazia è solo una maschera per cose che difficilmente si sapranno.

Le forze armate egiziane sono sotto il totale controllo delle forze americane e i loro generali vengono addestrati in Usa. Israele contrinbuisce con l’apporto della sicurezza (leggasi Mossad) , mentre gli inglesi, i veri tessitori della strategia del divi et impera, contribuiscono al mantenimento di una situazione di stallo e di falsa libertà. I giornali, le tv ed internet, allineata, spingono ad entusiasmi poco credibili. La regione egiziana è troppo preziosa e troppo popolata per permettere che avvenga una transizione democratica come avviene in europa (nda: anche da noi, di fatto, l’alternanza politica è già decisa, le urne sono solo una sbuffata di fumo contro i creduloni).

Ma chi saranno i papabili nuovi dittatori per la terra d’Egitto? Forse Sami Hafez Anan, Mohab Mamish, Mohamed Hussein Tantaoui e Reda Mahmoud Hafez Mohamed, oppure Omar Souleiman. Quest’ultimo uomo protetto da Cia ed Israele, il fautore della distruzione dei tunnel che comunicavano con l’Egitto e la striscia di Gaza. Un uomo utile per le mire espansionistiche americane ed israeliane di controllo e non troppo schizzinoso. Un uomo utile che ha partecipato a moltissime attività di “intelligence” particolari!!

L’uomo giusto al momento giusto!

 

Ref: Global Researchjadaliyya.com

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