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Bimbo minchia ti tasso!

15 luglio 2014 Lascia un commento

In questi tempi di ripresa economica, di luce in fondo al tunnel, ho trovato questa storiella che dovrebbe aprire gli occhi anche ai più ingenui sostenitori della ripresa in atto:

Un bambino mi ha chiesto cosa sono le Tasse:
gli ho mangiato l’82% della sua merendina.

Più tardi ho visto che la seconda merendina l’aveva mangiata di nascosto da me:
GLI HO DETTO CHE E’ UN EVASORE.

In qualità di EVASORE, come sanzione, deve darmi il 200% dell’82% della merendina evasa + gli interessi.
Ma merendine non ne ha più.

Gli ho detto che domani gli mando Equipapà a sequestrargli i giochi se non mi versa la sanzione.

Ha pianto tutto il giorno…

Anche i bimbi soffriranno la morsa che lentamente ci sta distruggendo, anche loro diverranno oggetto di interesse per l’imposizione fiscale: aumenteranno le tasse scolastiche, i costi per le visite mediche, per le medicine, senza dimenticare tutto il parco nutrizionale per finire nel giardino dei balocchi, che importiamo. Il lato positivo sarà che finalmente avremo, forse, dei bimbi più magri, meno obesi e con minor malattie del sistema endocrino spesso causate dall’eccessivo uso di alimenti composti da sostanze estranee. Un ritorno al passato, ma con un pegno per la società inimmaginabile: bimbi viziati che in mancanza della droga quotidiana delle schifezze che gli somministriamo ci taglieranno la gola alla moda salafita o takfirista.

Siamo difronte ad una situazione che non ha via d’uscita e nonostante i grandi proclami dell’attuale governo (riforme+ripresa economica, abbiamo rilanciato l’economia con la creazione di 54 mila nuovi posti di lavoro), i problemi strutturali rimangono sul tappeto senza nessuna vero cambiamento. Ci parlano di quella del Senato, che si sta arenando, delle Provincie, mai messa in atto, della creazione delle mega regioni, o dei piani territoriali omogenei (dove confluiranno i parassiti pubblici di regioni/provincie/enti-in-via-di-soppressione), ma di appropriati cambiamenti strutturali non c’è nemmeno l’ombra.

Uno di questi, ad esempio, potrebbe essere il cambiamento strutturale dei contratti del pubblico impiego parificandoli a quelli del privato, con le stesse caratteristiche: chi fa e produce efficienza rimane e fa carriera, chi scalda la sedia od ostacola i miglioramenti va a casa o in galera. Un altro potrebbe essere quello di limitare i versamenti obbligatori che il dipendente pubblico effettua ai sindacati, e sono diversi miliardi all’anno che vanno ad ingrassare associazioni che non hanno nessun obbligo di bilancio. Un altro invece potrebbe riguardare il finanziamento dei partiti, ultimamente passato in sordina: non se ne parla più! Che senso ha che partiti che non hanno superato la soglia di sbarramento prendano denari? Eppure accade, e stiamo parlando di 2,5 miliardi nel totale. Gli interessi sono moltissimi e talmente ingarbugliati che colpiscono anche quelli che vorrebbero tenersene fuori, ma è impossibile: una volta entrati nella macchina della burocrazia non se ne esce! Per limitare le spese ci sarebbero moltissime voci da ritoccare al ribasso, una per tutte: gli stipendi dei parassiti di camera e senato, un’altra ridurre il numero dei dipendenti del Quirinale, che cosa servono 1720 persone per una sola persona con una spesa di oltre 211 milioni?
Ma sono solo poche voci che non incidono minimamente sulla voragine del debito dello stato che in questi ultimi mesi, da gennaio ad oggi, ha prodotto 98 miliardi di debito.

Eppure in tutto questo, quello che ancora molti italiani non hanno capito, è che il sistema ha bisogno di alimentarsi con il continuo drenaggio di denaro dal privato, solo così “questo stato” può continuare a sopravvivere. Certo quelli che hanno dato il voto a Renzi, pagando l’obolo “obbligatorio”, non capiranno mai; ma gli altri, i diversi milioni di italiani, dove stanno, sempre con la testa sotto la sabbia o davanti alla TV per i pallonari?

Comunque prepariamoci alla prossima stringata “obbligatoria”. Lo indica apertamente il FMI su richiesta della Deutchbank che l’anno scorso indicava l’unico sistema per rimettere in sesto i conti disastrati della nostra terra: prelievo forzoso, ovvero patrimoniale a go-go (si parla di un 10%). Già attuata con l’aumento dell’imposizione fiscale dei conti correnti, con l’aumento dell’IVA fino al 22%, ma ancora troppo poco per il sistema parassitario. Il ricorso di questa iniziativa criminale si inserisce nel piano del FMI che per voce della sionista Lagarde indica la sottrazione della ricchezza privata per assolvere ai debiti degli stati più indebitati. Già nell’ottobre 2013 il FMI suggeriva che la crisi dell’euro dovesse essere gestita aumentando le tasse. Il FMI aveva fatto pressioni per una tassa sulla casa da imporre dove non presente. Poi aveva chiesto una generica «tassa sul debito» nella percentuale del 10% per ogni famiglia della zona euro che avesse anche solo modesti risparmi.

Ma non è finita qui, perché oltre al prelievo verrà manipolato anche quanto fino ad oggi apparentemente sembrava stare fuori dai giochi: i fondi pensione e le assicurazioni. Questa pratica espropriatoria che verrà messa in pratica quanto prima, porterà alla vera distruzione del tessuto sociale. Immaginiamo quanti hanno investito i propri risparmi in polizze assicurative che a loro volta hanno agganciati i rendimenti ai fondi pensione: una volta messe le mani su questo enorme gruzzolo dai parassiti di stato colui che vorrà farsi liquidare la polizza dovrà aspettare probabilmente anni…queste cose però non ve le dicono i vari media allineati perché farebbero terrorismo. E’ il caso dei CACs (Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze n. 96717 del 7 dicembre 2012) obbligazioni di stato che prevedono la variazione del tasso di interesse in corso d’opera e/o l’allungamento della scadenza a seconda delle necessità dello stato, come dire che se lo stato parassita non ha denaro ci impone di attendere qualche anno per rimborsarci del prestito che gli abbiamo fatto e/o di accettare un tasso di interesse più basso se non addirittura negativo!!!. Alla faccia del popolo dei BOT/BTPCTZ/CCT.

Vorrei solo ricordare che l’unico sistema per mettere la bestia parassita in condizioni di non nuocere è NON dargli da mangiare ed impedirgli di di rubarci dalle nostre tasche.

Fallimento Italia, c’è anche un decreto che lo annuncia.

12 febbraio 2013 1 commento

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A volte ci si chiede come può uno stato fare fallimento, ma le risposte che si ottengono sono sostanzialmente due: chi dice che è impossibile e chi sostiene il contrario. Diciamo che è possibile quanto impossibile, ovvero uno stato che viene definito fallito non riesce pagare più i propri dipendenti, gli appalti e gli introiti che riceve non sono sufficiente a ripianare il debito delle spese correnti.

Tralasciamo gli interessi sul debito, in Italia abbiamo alcuni casi che sono sintomi di un fallimento imminente: 80 miliardi di euro che lo stato deve restituire a imprese e privati [alcuni politici hanno avuto a cuore questo problema ed hanno proposto di finanziare la restituzione parziale di 50 miliardi in 5 anni emettendo obbligazioni che gli italiani andrebbero a acquistare. Che genialata!). Nella realtà nessuno è in grado di dare una risposta del genere. considerando poi che abbiamo un bubbone che ogni anno si ingigantisce pari al patto di stabilità (MES) che prevede un esborso statale di 40 miliardi all’anno, se tutto va bene, poiché sappiamo che in Italia quando si prevede una spesa l’anno successivo è quasi raddoppiata.

A queste due piccoli problemi aggiungiamo la spesa pubblica di circa 800 miliardi che sono il 46,7% del PIL ed è rappresentata per quasi il 93% da stipendi dei dipendenti pubblici e dei servizi. (fonte: CGIA Mestre). Solo con un conto stupidissimo capiamo che una spesa annua di 890 miliardi è alla lunga insostenibile, poiché gli introiti basati sulle imposte dirette ed indirette non coprono certamente quanto lo stato (questo stato) spende. I nostri passati governi hanno sempre attuato una politica finanziari impositiva aumentando la tassazione fino a valore unici nel mondo: 70%! In queste condizioni, note a tutti, appare evidente che nessuna impresa è in grado di poter lavorare con la tranquillità che serve.

Solo nel veneto almeno 700 aziende sono delocalizzate in Carinzia dove la tassazione non supera il 25% e la burocrazia è praticamente assente. Hanno ragione? Direi di sì considerando la giungla di leggi, regolamenti e imposizioni che sono per lo più vessatorie contro quelle aziende che nel territorio hanno invece contribuito per anni al benessere della comunità.

A tutto questo che è molto poco rispetto a quello che si legge e che c’è nella realtà, abbiamo la ciliegina sulla torta.  Infatti “è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 18 dicembre 2012 il decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 7 dicembre 2012, con il quale è stabilito che, a partire dal 1° gennaio 2013 (G.U. n. 294 del 18/12/12), le nuove emissioni di titoli di Stato aventi scadenza superiore ad un anno saranno soggette alle clausole di azione collettiva (CACs)” e tutto questo passato in totale silenzio dei media più blasonati, ma era più importante parlare delle puttanelle di Berlusconi o dell’arresto di Corona.

Cos’è il CACs? Null’altro che uno strumento che permette di cambiare le regole in corso d’opera per quelli che acquisteranno le obbligazioni di stato (BTP, CCT, BOT CTZ). In sostanza è la capacita di modificare interessi, tempi di scadenza qualora si presentasse la situazione che rendesse necessario la modifica. Come dire che lo stato può fallire. Ma come si legge lo stato è buono perché questo verrebbe applicato solo al 45% delle emissioni, ma sappiamo che iniziata una strada lo stato (questo stato) la completerà in brevissimo tempo.

In definitiva quindi lo stato prevede i suo fallimento perché previsto dal suddetto decreto, pertanto quando andate in banca e vi vogliono vendere qualche strumento finanziario alzate la soglia di attenzione e rifiutate quelle obbligazioni che siano soggette a questo decreto, oltre ovviamente a rifiutare anche quegli strumenti che la banca vi propone come suoi dato che in casa di fallimento della banca NON sono coperti dalla garanzia di stato.

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