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Posts Tagged ‘Alcolismo’

Gaudeamus Igitur, ne siamo sicuri?

12 novembre 2013 1 commento

Laurea

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Qualche giorno fa camminavo per le vie del centro e alcuni capannelli di ragazzi mi incuriosirono quel tanto per capire cosa stavano facendo. Era in atto il supplizio di alcuni laureati.

Nella realtà è un vero supplizio, una delle tante forme di scherzi fatti per sminuire, denigrare sbeffeggiare il malcapitato. Non si tratta di torture fisiche con la finalità di sopprimere lo studente, ma di gioviali scherzi preparati dalla gioventù universitaria, quella che domani sarà la classe di imprenditori, di direttori, di professionisti che dovrà traghettare questo paese in altri lidi.

La scena a cui assistetti più che creare ilarità e piacevolezza, incuteva disordine, compassione e tanta tristezza. Nulla di goliardico, nulla di gioviale, nulla della serena spensieratezza del giovane che ignaro del suo avvenire, scherza, compiace gli altri per le battute o per qualche scena comica. Nulla, solo una profonda degradazione morale, fisica. Il disfacimento intellettuale, l’abbruttimento della persona e dell’essere umano che si erge ormai a giudice supremo e Dio e non vede la propria degradazione e di quanto infamante sia la sua rappresentazione.

C’era una ragazza soprastante un telo di plastica (per ordinanza del sindaco per non imbrattare il marciapiede), avvolta nella carta igienica; a braccia nude e con il capo totalmente intriso di farina, uova rotte, e colorazioni diverse. Il viso era segnato con un trucco esagerato, tipo quello delle vecchie baldracche, con un rossetto che strabordava dalle labbra, un fondotinta stile maschera da circo ed un trucco sugli occhi simile d’aspetto a quello del pugile macilento dopo un incontro perdente. L’espressione non sembrava divertita e nemmeno pareva volesse far divertire, ma nel giorno della laurea è obbligatorio divertirsi, a tutti i costi.

In una mano teneva stretta un recipiente di vetro che, dagli schiamazzi degli amici e parenti , doveva essere dell’alcool: doveva bere forzatamente fino a terminare la bottiglia per fare ridere gli altri. La voce era evidentemente sopra le righe ed i familiari, amici compresi, facevano a gara per rendere questa pietosa scena ancor più triviale incitando questo povero scarto sociale, ma laureato, a fraseggiare poesie senza rima e senza ritmo, ma intercalandole con parole senza senso, inutili, con bestemmie, parolacce e trivialità.

Il corpo, ricoperto di carta igienica, era intriso di sostanze non ben definite, forse chiara d’uovo, o forse olio o acqua o altri liquidi, poiché era completamente impiastricciata, come quei poveri animali imprigionati dai liquami del petrolio. Il suo muoversi appariva proprio come quei gabbiani che si dimenano nei fanghi alla ricerca d’aiuto.

Un vera scena divertente.

Questa scena nella sua volgarità e trivialità ha confermato quanto penso ormai da anni: l’umanità fa letteralmente schifo. E’ sufficiente aprire leggermente la porta della stalla che la mandria senza ordine e senza nessun orientamento si spinge anche oltre la porta del macello.
Queste scene di laurea purtroppo non sono un caso isolato di alcuni studenti dementi e senza nessuna cultura, sono la prassi sostenuta dalle serate di orge alcoliche che il comune sostiene a piene mani. E’ il degrado umiliante della persona, la riduzione a puro escremento senza nessun vantaggio sociale, zero assoluto. Ed è ancor peggio nel caso delle donne che, se il vero scrigno sacro della natura, vengono derise, affogate nei fumi dell’alcool, sbeffeggiate, maltrattate come simulacro di una cultura incapace di produrre i suoi frutti, ma solo escrementi. E poi si parla continuamente del “femminicidio” o dei maltrattamenti fatti da degenrati al gentil sesso? Questo come dovremmo definirlo: stupro civil-goliardico-globalizzante?

Ma tutto questo è l’azione “culturale” globalizzante distruttiva di una goliardia che è sempre stato il fiore all’occhiello dell’Università. Ma è pur vero che (Gaudeamus igitur, Iuvenes dum sumus; ) godiamo della gioventù finché siamo giovani, poiché la nostra vita è breve e finirà in fretta, la morte arriverà rapidamente e non risparmia nessuno (Vita nostra brevis est, Brevi finietur; Venit mors velociter, Rapit nos atrociter; Nemini parcetur).

Godiamo quindi di questo attimo che presto fuggirà e rallegriamoci dello studio, dei professori che ci hanno istruito e dato la conoscenza (Vivat academia, Vivant professores, Vivat membrum quod libet, Vivant membra quae libet; Semper sint in flore). Ora forse più che rallegrarci si dovrebbero maledire i professori, l’accademia per il grado di infima istruzione e per non dare ai giovani studenti quel cibo che è la vera conoscenza.

Negli anni d’oro della goliardia professori e studenti erano uniti, collaboranti e spesso molti scherzi toccavano gli uni come gli altri nel rispetto reciproco dei ruoli ricoperti che avrebbe visto  nel tempo gli studenti ricoprire le stesse cattedre che deridevano. Il rispetto era la base di una buona e sana relazione, spesso però contestata negli anni 70/80 in cui iniziò la sua vera decadenza fino a sfociare in quelle poco edificabili situazioni come sopra descritte.

Oggi sono pochi i paesi che portano il rispetto dovuto allo studio ed alla cultura, forse la Russia che, ancora legata alla tradizione cristiana, si attiene alle regole auree della goliardia.

Ruby, she needs to be so free…

17 febbraio 2011 Lascia un commento

…Don’t question why she needs to be so free...

Queste le parole di una famosa canzone dei Rolling Stones adatta alla attuale situazione del nostro Berlusconi.

Non chiedermi perché ha bisogno di essere libera“, ma nella realtà la povera “escort“, più propriamente venditrice delle sue pudenda, è parte di un disegno più volgare e ben delineato che alcuni signori hanno voluto innescare.

Una delle tecniche più conosciute è il “debunking“, ovvero quel sistema di delazione, calunnia e “sputtanamento” che porta l’opinione pubblica ad accettare quello che alcuni media scrivono, in rispetto dei loro padroni.

Berlusconi, troppo sensibile al pelo e tanto debole nelle sue scelte, probabilmente per l’età avanzata, non ha potuto resistere alle offerte di una giovane sgualdrina e la tela creatasi è stata tanto banale quanto volgare come gli ideatori che l’hanno creata.
Però, vogliamo scommettere che anche i più benpensanti non avrebbero resistito alle smaniose tentazioni di una ragazza così procace, ma lui è il capo del Governo, un rappresentante dell’Italia all’estero deve mantenere una rigorosa moralità: quale?

Già, quale moralità intendiamo portare avanti: quella dei vari Vendola, dei vari Fini che se la spassa con una donna che potrebbe essere sua figlia, oppure di quella parte dell’haute couture (alta moda) composta per lo più da recchioni e lesbicone assatanate? Oppure la morale deve essere quella più castigata dei vari amanti dei viados? Insomma il parco dei porci è molto variegato: dai cocainomani, ai pedofili (e ce ne sono!), ai recchioni incalliti, ai puttanieri, ai travestiti, ai sadomasochisti e chi più ne ha più ne metta: le mosche bianche, le vere rarità stanno proprio nell’eccentricità di Berlusconi di andare a puttane. Come? A puttane? Con tutti i culatta che ci sono NON può rompere la tradizione recchiona dei benpensanti.

Però lui, Berlusconi,  è sulla bocca di tutti, è il capro espiatorio del malessere italiano, delle frustrazioni e del fallimento della Seconda Repubblica (ma c’è mai stata una prima repubblica?), dell’ignoranza e della prepotenza e prosopopea degli arroganti. Lui non è l’unico, perché se andiamo a guardare chi sta con lui e contro di lui si farebbe fatica a distinguerne il colore. Tutti uguali, ma tutti dentro all’albio senza fine (per ora) dei profitti.

E’ penoso, umiliante per tutta quella classe di politici, intellettuali e persone che invece non condividono questa orgia per sentirsi accomunati alla morchia di questa cultura italiana e alle croste dell’innovazione del libero pensiero.

Purtroppo se si da uno sguardo al parco buoi della camera e del senato non si riesce a fare una persona sana nemmeno prendendo i lati positivi di tutti messi assieme. Tutta fuffa, tutta gentaglia che come Crasso fece, sarebbe  da condannare alla crux patibulata, perché altro non potrebbero meritare. E’ noto infatti che i romani usavano questo tipo di supplizio solo per le classi più infime, per le persone spregevoli, per gli avanzi della società.

E invece no, la magistratura –  potere nel potere – ben foraggiata e nutrita dalla solita orda anglo-massonica, schiera tutte le sue armi per inchiodare un povero diavolo, uno che è stato messo lì, su quello scranno, proprio perché l’Italia di meglio non merita e non se lo poteva permettere. Avrebbero potuto mettere un Bersani, un D’alema, un Vendola o…ma chi altro c’è? Boh? Comunque hanno fatto eleggere quella specie di uomo che mostra all’Italia la vera stoffa della politica italiana: rabberciata, raffazzonata, sporca, intrisa di meschine alleanze, insomma la solita italietta che ai tempi di Mussolini pretendeva di conquistare il mondo…e che poi Piazza Loreto ha azzerato, lasciando però lo spazio alla voragine della democrazia, di quella che ha portato alla distruzione della famiglia, della società, delle aziende di stato, e alle liberalizzazioni quelle che hanno ingrassato alcuni personaggi che poco, molto poco vengono nominati.

Lavoro: agli over 40 e 50 solo disoccupazione perenne.

14 novembre 2010 Lascia un commento

A breve la storia di Pitocco, un uomo che nel pieno delle sue forze e della sua esperienza ha incontrato la piacevole sensazione di essere inutile nel mondo del lavoro.

Restate in contatto, perché le altre realtà sono sempre bene accette e perché ogni suggerimento è doveroso per tutti quelli che dell’esperienza di  Pitocco ne condividono il percorso, magari sbagliato, ma solamente il suo.

La Costituzione Italiana

Art. 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

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Parte I°

Il tema, sembra banale, ma oggi come anche 10 anni ,fa il problema non è stato mai affrontato. Politici, sindacalisti (che sono dei politici) e le forze del mondo del lavoro non vogliono prendere in considerazione tutta una fascia (enorme) di persone che alla soglia dei 40 o peggio dei 50 anni perde il lavoro.

La questione ha diverse sfaccettature, molte delle quali potrebbero anche essere comprese, ma  molte invece vengono taciute e manipolate per favorire altre classi di lavoratori anziché questi e tutte sfociano in una unica parola: denaro.

Possibile? Altroché se è possibile e facciamo alcuni esempi.

Una persona a 40/50 anni rimane a casa, gli mancano ancora 10/15 anni per andare in pensione, magari ha anche una famiglia con moglie e figlio e mutuo da pagare, oltre ovviamente a tutta una serie di impegni economici (cellulare, iPhone, computer, macchina nuova, televisore piatto ecc.ecc.) fatti per accontentare i vari famigliari lui compreso.

Ha la rata del mutuo che aggira sui 500 euro/mese più le rate degli oggetti suddetti che magari arrivano a sfiorare i 200/300 euro/mese. Ha una macchina nuova o quasi che gli costa una vagonata di denaro (assicurazione, benzina o gasolio, tagliandi, bollini blu, rossi e gialli); al sabato il figlio esce con la paghetta e la coppia felice va a mangiare la pizza, o con amici a una cena. Alla domenica, dedicata alla santifiazione ( e chi ci crede più, no?) se ne va con gli amici alla partita, oppure va a trovare la suocera, o i propri famigliari, oppure se ne va con tutta la famiglia a fare una bella scampagnata, appena fuori città a mangiare e bere qualcosa. Tutto segue il ritmo della famigliola in “equilibrio” economico. Anche la moglie lavora e i due stipendi, sommati, fanno una cifra che permette alla famiglia di Pitocco, lo chiamiamo così per non offendere nessuno, di poter sopravvivere e vivere senza troppi intoppi.

Un giorno improvvisamente, a causa di qualche problema sconosciuto da Pitocco, si trova la convocazione con uno sconosciuto che gestisce il personale: gli viene detto che l’azienda sta navigando in acque difficili e che i provvedimenti presi sono la riduzione del personale. Non c’è appello e Pitocco, fa parte della riduzione. Gli occhi sgranati, la bocca secca, la saliva che manca e l’incapacità di proferire una parola che abbia senso; si chiede perché proprio lui che ha famiglia, un mutuo e tante altri “debitucci”; alla fine la melliflua voce dello sconosciuto lo convince che la soluzione aziendale non ha appello e che quella giusta è la riduzione del personale.

“Che farebbe lei al posto del suo titolare?”, è la domanda che gli viene fatta dallo sconosciuto.

Pitocco adesso è solo, non ha più nessun collega di lavoro con cui confrontarsi, perché altri sono rimasti e quelli “ridotti” non hanno nessuna voglia di dire nulla: anche loro hanno il peso della solitudine e dell’impotenza, sono soli e come degli automi scavano nella mente se nella loro attività c’è stato un qualche problema, o se per caso veramente l’azienda andava male tanto da essere messi sulla strada. No, niente di niente, è la solita solfa: il padrone ha sempre ragione!

Ma si fa strada il pensiero aggressivo di chi è stato fustigato sulla schiena senza dolore: adesso gliela facciamo vedere noi come si tratta con la vita delle persone, e Pitocco corre dal sindacalista, dal commercialista, dal consulente per il lavoro, ma la unica cosa che riesce a strappare è solamente una boccata d’ossigeno economica in più (gratifica) oltre alla sua “meritata” liquidazione. E adesso che fare? Pitocco è disorientato, esce dall’azienda che per anni l’aveva accolto con il sorriso e adesso lo vede uscire scuro in volto.  Non c’è esperienza di queste cose e Pitocco se ne capacita solo dopo molto tempo.

Non aveva mai vissuto una cosa del genere e per tutte le cose, capisce, ogni esperienza è solamente un’isola che non può essere confrontata con le altre fatte nel passato. Anche Pitocco, da giovane, aveva fatto lavori che poi terminavano dopo  un anno o giù di lì, ma era giovane, aveva la carica degli anni spensierati, non aveva famiglia e viveva con i genitori ed i fratelli ed ogni problema che incontrava veniva suddiviso con i suoi famigliari, ma non era a conoscenza del suo futuro, non poteva averne, perché quella che aveva fatto era la sua esperienza da giovane, senza famiglia e senza figli: adesso gli si prospettava un futuro tutto nuovo, pregno di nuove emozioni e carico di incognite mai conosciute.

Segue……

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