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Archive for the ‘Sionismo’ Category

This is my Land in Hebron

5 dicembre 2011 3 commenti

Dopo la interminabile tiritera di Monti, di Dumbo (il ministro Giarda), delle lacrimucce della Fornero (poteva anche risparmiarsele) e degli altri uomini grigi di questo governo ombra che non ha cambiato nulla nel panorama delle riforme strutturali, mi è capitato di arrivare a vedere un film documento di Rai5: This is my Land di Giulia Amati, alla quale vanno fatti i dovuti complimenti per il coraggio, la forza e la dedizione con cui ha saputo illustrare in questo documento la verità del pensiero con cui si vuol sopprimere un popolo.

E’ un documentario eccezionale, non solo per a crudezza delle immagini, ma sopratutto per il fatto che è stato mandato in onda dalla Rai. Non da meno i vari intervistati nel documentario, molti dei quali ebrei israeliani fortemente contrari alla politica espansionista di Israele sui territori palestinesi.

Consiglio a tutti i credenti ebrei d’Italia e ai non ebrei di vedere questo documento, ma sopratutto lo consiglio a tutta quella parte di italiani che non sanno un cazzo di nulla della storia di Israele e di come è nato. Questi ultimi, quegli italiani voltagabbana, dovrebbero sedersi, ascoltare e meditare sulla nefandezza delle loro idee, spesso peggiori dei carnefici che compiono atti che nemmeno Satana potrebbe sopportare.

Questa è la parte 1 di 6 video che trovate tranquillamente in youtube. Ma lo trovate anche nel sito della Rai finché ordini “superiori” non decideranno di cancellarlo per non offendere la prepotenza nazi-sionista degli askenaziti e lubavitcher che stanno colonizzando Ebron.

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L’alba dell’attacco all’Iran

10 novembre 2011 5 commenti

Nel frattempo che gli squali inizieranno a spolpare l’Italia di tutti i suoi capitali e delle sue ricchezze – già ci aveva pensato il massone di Napoleone e di Hitler – da più parti si stanno concretizzando le idee per un attacco “preventivo” contro gli impianti di arricchimento nucleare iraniano.

Già all’epoca del maremoto giapponese avevo evidenziato (leggasi il mio articolo: Nucleare, Merkel e Virus) che la causa della fuoriuscita del materiale atomico fosse dovuto al malfunzionamento di alcune pompe interne dei reattori, pompe queste controllate da alcuni computer della Siemes che furono messi fuori uso da un virus informatico (Stuxnet) sviluppato e messo a punto dai servizi segreti israeliani, gli stessi che bloccarono l’anno scorso decine di migliaia di pc in Iran. Il giochetto informatico, oltre a provocare la morte dei pc provocò anche quella di molti ingeneri iraniani Daryoush Rezaei, Majid Shahriari, Davani Masoud, Ali Mohammadi, e il ferimento del capo dell’organizzazione atomica iraniana Fereydoon Abbasi. Ma è evidente che tutto questo versar sangue non ha prodotto il risultato che Israele tende produrre: l’eliminazione della Repubblica Islamica dell’Iran (biblicamente l’odiato Amalek).

A nulla sono valsi i vari contrasti interni al Knesset di Tel Aviv tanto che l’opposizione dell’ex ministro degli esteri Tzipi Livni non concordava con le idee di un attacco preventivo contro l’Iran e lo stesso ex capo del Mossad, Efraim Halevy, affermava che il vero pericolo non è l’Iran ma la parte religiosa integralista di Israele: ‘Religious extremism is a greater threat than nuclear Iran‘. Se lo dice un ex capo del Mossad c’è sicuramente da crederci! Ma siccome le cose non avvengono per caso, ma per un disegno ben congegnato, molti velivoli militari israeliani e italiani (ripeto italiani!!) provvedevano a compiere voli addestrativi a lungo raggio dalla Base militare dell’aeronautica militare italiana di Decimomannu.

Nel frattempo si paventa un altro scenario che parrebbe stare alla base dell’attacco all’Iran: il prezzo del petrolio per il suo lento, ma costante declino. Israele “ha comprato miliardi di dollari infuturespetroliferi, una scommessa fondata sulla segreta conoscenza di eventi imminenti che farebbero salire il prezzo del barile, a dispetto di tutte le indicazioni in senso contrario” Loro sanno ciò che non ci è dato di sapere? E ad accompagnare questa possibilità ci sarebbe anche un gruppo dell’opposizione interna iraniana del partito del clero che vedrebbe nell’attacco all’Iran un ottimo motivo per un aumento del prezzo del greggio con le ricadute economiche che ne conseguono, ma sopratutto per pagare l’élite militare necessitaria di molti denari.

Nel frattempo anche l’Inghilterra muove le sue pedine sullo scenario del mediterraneo posizionando alcune navi e sommergibili capaci di far partire i Tomahawk, missili a lungo raggio, e allestendo la base di Diego Garcia nell’Oceano Indiano usata per gli attacchi all’Afghanistan.

Siccome le cose non stanno tutte sullo stesso piano militare, il Guardian ha messo in evidenza il piano militare Trident che ripropone ed attua il rimodernamento ed aumento degli arsenali nucleari dei maggiori paesi (Cina, Russia, Usa, Francia, Israele, Inghilterra, India, Pakistan). Nel caso specifico Israele ha convertito alcuni suoi missili balistici a lunga gittata il Jericho 3 che verranno caricati su sommergibili che la Germania ha loro fornito (meglio dire regalato, forse sempre per il solito ricatto semitico). Il rimodernamento permetterà ai criminali di Israele di aumentare la gittata da 3.000 a 8.000 km, il che vuol dire che tutte le capitali europee saranno sotto scacco ad ogni ricatto di Sion e sarà come avere il coltello alla gola.

E’ chiaro quindi che le pedine si stanno muovendo all’ordine di quel branco selvaggio guidato da Nethanyau e da Barak, due pazzi scatenati che all’ordine dei seguaci lubavitcher vogliono pulire il mondo dai loro nemici (il mondo intero?), tanto che nella loro seconda patria, gli Usa, l’Aipac (American-Israeli Political Committee) sta mettendo in piedi tutto il necessario per abbattere l’immobilismo di Obama e i suoi tentennamenti per spingerlo a compiere il passo per la 3a guerra mondiale. Infatti la Commissione Affari Esteri della Camera ha elaborato un disegno di legge che impedisce ogni contatto diplomatico con Teheran. In sostanza esso recita quanto segue:

(c) RESTRICTION ON CONTACT – No person employed with the United States Government may contact in an official or unofficial capacity any person that –
(1) is an agent, instrumentality, or official of, is affiliated with, or is serving as a representative of the Government of Iran; and
(2) presents a threat to the United States or is affiliated with terrorist organisations.

(d) WAIVER – The president may waive the requirements of subsection (c) if the president determines and so reports to the appropriate congressional committees 15 days prior to the exercise of waiver authority that failure to exercise such waiver authority would pose an unusual and extraordinary threat to the vital national security interests of the United States.

Traducendo:
c) Restrizione di contatti – Nessun funzionario del governo degli Stati Uniti può contattare, in veste ufficiale o non-ufficale, nessuna persona che:

1) sia un agente, o uno strumento, o un funzionario o affiliato, e delegato del governo dell’Iran; e
2) presenti una minaccia agli Stati Uniti o sia affiliato ad organizzazioni terroristiche.

d) Deroga – Il presidente può derogare alle prescrizioni del comma suddetto se il presidente decide e sottoponga in tal senso alle commissioni competenti del Congresso 15 giorni prima di esercitare la deroga, comprovando che il mancato esercizio della deroga pone una minaccia insolita e straordinaria agli interessi vitali degli Stati Uniti.

Cosa vuol dire tutto questo in termini pratici? Significa che né i Presidente, né il segretario di Stato e nessun diplomatico o emissario incaricato o potrà agire fintanto che il Presidente non convinca la Commissione per gli Affari Esteri (feudo dell’AIPAC) che non sussiste la minaccia vitale per gli interessi degli Stati Uniti.

E’ evidente il tono vessatorio e limitante il concetto democratico interno degli Stati Uniti che con questo disegno di legge, se verrà approvato, permetterà l’apertura della nuova era in America dove le libertà individuali, già di per sé accecate dal Patriot Act, verranno ancor più limitate e dove lo stato di polizia, stile la Stasi nella DDR, potrà rovesciare, disfare ed imporre qualsivoglia immonda azione come i attaccare l’Iran.
Per chi fosse interessato faccia un salto in questo indirizzo per capire come abbiano pianificato l’attacco ed a questo.

Un altro “false flag” stile Iraq di Obama e di Israele.

13 ottobre 2011 4 commenti

L’inizio di una guerra non nasce da screzi di comportamento, ma da una sotterranea attività che si produce nel tempo, quando gli attriti e le controversie tra le fazioni belligeranti non appaiono esteriormente così evidenti.

In questi ultimi giorni, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, appare evidente che di fronte ad una economia devastata dalle attività criminose dell’intero sistema finanziario, il casus belli è la miccia principale per distogliere le attenzioni e permettere ad alcuni governi di riemergere dal fango politico e sociale in cui si trovano.

E’ il caso del presidente americano Obama che incapace ormai di arginare l’emorragia finanziaria ed economica – perdendo una considerevole quota di consensi nella popolazione americana, perdendo anche nelle proposte di rilancio dell’economia per una seconda volta – rilancia sul tavolo da gioco delle vite umani del mondo – creando ancora una volta il motivo, come a suo tempo fu creato per l’intervento in Iraq e poi in Afghanistan, per giustificare un attacco alla nazione iraniana.

Il caso nasce da un supposto tentativo di assassinare un diplomatico saudita a Washington per mano dei servizi segreti iraniani.  Vera o falsa che sia la notizia poco importa, perché quello che mi preme sottolineare sono gli annunci in risposta a questo ennesimo tentativo dell’amministrazione israelo-americana di destabilizzare l’intero medioriente.

Voice of America: L’Iran deve pagare sul presento tentativo di assassinare il diplomatico saudita.
Voice of America: L’Iran in flagrante violazione del diritto internazionale.
Dailymail: questo è un atto di guerra!
Cbsnews: La catena del complotto iraniano (lo dice la senatrice Dianne Feinstein, sionista!)
ReutersUsa
: il presunto complotto potrebbe aver violato il trattato dell’Onu sul trattamento dei diplomatici (fantascienza allo stato puro).
Haaretz: Israel valuta seriamente il complotto di assassinio.
Newyorktimes: secondo le fonti iraniane il complotto ordito per assassinare il diplomatico saudita è un diversivo per la situazione economica interna americana.

L’elenco potrebbe essere lunghissimo ed ogni testata riporta la solita filastrocca che se andiamo a leggerla bene scopriamo che la parola più usata è “alleged” (presunto, supposto), quindi non provato ovvero non sostenuto da nessuna prova, forse da indizi. Con questo termine i media anglosassoni e a seguire anche quelli europei stanno diffondendo la notizia che l’Iran è ormai pronta a scagliare le sue frecce di ritorsione contro il mondo occidentale, per cui l’intero occidente deve fare quadrato e fornire una risposta dura, compatta ed esemplare alla Repubblica dell’Iran, in poche parole la deve bombardare. Qui invece una versione leggermente diversa dai media allineati e non la traduco per evitare di soffiare sul fuoco del complottismo. I sostenitori di questa idea suicida sono in primis gli israeliani che vedono nell’Iran biblicamente Amalek:

Primo libro di Samuele
«Così parla lEterno degli eserciti: Io ricordo ciò che Amalek fece ad Israele quando gli soppose nel viaggio mentre saliva dallEgitto. 3 Ora va’, sconfiggi Amalek, vota allo sterminio tutto ciò che gli appartiene; non lo risparmiare, ma uccidi uomini e donne, fanciulli e lattanti, buoi e pecore, cammelli ed asini».

Ed ancora, nel novembre del 2009 due famosi rabbini ultra-ortodossi, rabbi Yitzakh Shapira e Yossi Elitzur, che vivono nell’insediamento di Yitzhar presso Nablus, hanno pubblicato un libro (Torat ha-Melek, «L’insegnamento dei Re») che il quotdiano Maariv ha descritto come «la guida completa all’uccisione dei non ebrei». In 230 pagine il libro delinea le regole halachiche che consentono l’omicidio dei goy. Il saggio è stato altamente lodato da altri ben più importanti rabbini, come Yitzhak Ginsburg, Dov Lior e Yaakov Yosef. (Rif: Roi Sharon, «The complete guide to killing non-Jews», Maariv, 9 novembre 2009, pagina 2).

Ma troviamo altri spunti di amore ebraico nei riguardi degli altri popoli sempre e comunque riconducibili ad Amalek:

Esodo 25 (17-19):
«Quando il Signore tuo Dio ti avrà concesso quiete fra tutti i nemici che ti circondano, nella terra che il tuo Dio ti dona in eredità, tu cancellerai il ricordo di Amalek sotto il cielo: non dimenticare!».

1° Samuele, (15, 3-5):
«Va’ e colpisci Amalek; fallo a pezzi, vota all’anatema tutto quello che posside, non aver pietà di lui, uccidi uomini e donne, ragazzi e lattanti, buoi e pecore, asini e cammelli».

Il cabbalistico Zohar (1,25) insiste:
«…. Quando il Signore si rivelerà, essi (i popoli goym) saranno spazzati via dalla terra. Ma la redenzione non sarà completa finchè Amalek non sarà sterminato, perchè è stato fatto il giuramento che ‘il Signore  farà guerra ad Amalek di generazione in generazione’» (Esodo 16, 16).

Così all’inizio del ‘900 videro Amlek negli armeni che come sappiamo furono quasi tutti sterminati durante il Governo Militare turco Comitato Progresso e Unione (interamente composto da cripto-ebrei (i dunmeh) seguaci di Sabbatai Zevi. Così nella stessa enciclopedia ebraica pubblicata a New York nel 1939 si legge “Siccome gli armeni sono considerati discendenti degli Amaleciti, essi sono anche chiamati dagli ebrei orientali “Timeh”, ossia “Tu sarai totalmente cancellato” (Deuteronomio 25: 19).

E’ quindi evidente che la corporazione sionista anglo-americana e quella israeliana non perdono colpo nell’attaccare il mondo islamico per la destabilizzazione completa del medioriente. Non sono da meno nemmeno i nostri governanti sionisti come Sarckozy, Cameron, Merkel per non parlare della corrente italiana tra i quali emergono alcuni nomi di spicco c0me Marcello Pera, la nota Fiammetta Nierenstein, Riccardo Pacifici della comunità ebraica di Roma che proni al volere di Israele mettono nelle sue mani le vite di milioni di persone.

E’ curioso, e non strano, questo levare di scudi contro questo presunto attentato ed è curioso che i guerrafondai anglo-francesi e della Nato non abbiano lo stesso tono di nei riguardi delle loro azioni criminali sul popolo libico, ormai dissanguato dalla ferocia di un manipolo di criminali iscritti a libro paga della Nato e delle Nazioni Unite. In questo caso, al contrario, la levata di scudi è a favore dell’azione di guerra (9.000 incursioni con bombe ad alto potenziale), del massacro di innocenti, della distruzione di ospedali, delle rappresaglie dei criminali, i così detti ribelli, contro le forze lealiste di Gheddafi.

In tutto questo immane e profondo porcilaio (non possiamo definirlo in altra maniera) l’occidente volta lo sguardo, mentre l’Italia di Frattini e Napolitano si scopre profondamente guerrafondaia contravvenendo alla costituzione ed agli accordi intercorsi con lo stesso Gheddafi, ma questa è storia ormai vecchia.

Eilat, attacco terroristico premeditato?

19 agosto 2011 2 commenti

Come molti giornali riportano un attacco terroristico è stato effettuato al confine tra Egitto ed Israele ad Eilat. I terroristi per mano della IDF sono stati ammazzati così come 7 israeliani (tutti militari).

Lo svolgimento dell’attacco, secondo le fonti dell’IDF, sembra essere stato sviluppato da almeno una ventina di persone, delle quali alcune colpite a morte durante l’attacco. I terroristi avrebbero pianificato l’attacco già dalla Striscia di Gaza dai Comitati di Resistenza Popolare.

Questa la notizia che potete leggere su Haaretz.com. Quello che salta subito all’occhio è che la IDF sapesse già da dove venivano attaccati, tanto che Netanyahu ha mandato l’aviazione a bombardare il già martoriato territorio di Gaza per rappresaglia, e che sapesse che i terroristi avevano utilizzato un tunnel di 15 km per intrufolarsi successivamente in una frontiera sbrindellata tra le fila di quelli che aspettavano in Israele (!!!) un autobus dove c’erano militari.

Certamente si parlerà di complottismo, ma vicende come queste in Israele sono la norma (vedasi il caso di Vittorio Arrigoni, tacitato perché aveva visto troppo). E’ poi da sapere che a settembre l’ONU si riunirà per valutare la richiesta palestinese per la creazione dello stato della Palestina e questo è la vera spina nel fianco di Israele che NON accetta nessun stato che possa essere riconosciuto dalla comunità internazionale in medio-oriente che non sia Israele.

Spero di sbagliarmi, ma la sensazione è quella di sempre, così come il caso di Oslo in cui furono massacrati, da un filoisraeliano anticomunista ed anti-islamista, una novantina di persone, tutte aderenti al partito socialista che confermava il proprio dissenso sulla politica israeliana di ghettizzazione dei palestinesi e che appoggiavano la proposta di Hamas per la creazione dello stato di Palestina. Si aggiunga inoltre che Erdogan diplomaticamente sta guerreggiando con gli israeliani per la mancata scusa “diplomatica” che Israele dovrebbe dare per l’omicidio dei 4 attivisti turchi imbarcati nella Mavi Marmara sempre per lo stesso motivo: il riconoscimento dello stato di Palestina.

Inoltre, viste che sono già molti giorni che in Israele ci sono disordini e manifestazioni contro uno stato sociale che esclude una buona fetta della popolazione, un evento del genere è sicuramente un elemento catalizzante che va oltre le mere proteste dei cittadini israeliani che debbono far fronte comune al terrorismo che li può minacciare fisicamente e da vicino. Quale migliore occasione per ricompattare le fila, sedare gli animi accesi e indirizzare la loro rabbia su questioni vitali.

Forse sono deduzioni avventate, ma Israele ci ha insegnato in decenni di brutale e razzista dominio di quei territori che può agire anche contro i propri soldati o la propria popolazione se lo scopo è superiore. L’omicidio di Yitzhak Rabin dovrebbe aprire gli occhi a molti increduli per capire il livello di perfidia criminali che anima certi personaggi.

Oslo, depistaggio ed indizi.

25 luglio 2011 Lascia un commento

Nell’articolo precedente avevo sottolineato come le forze dell’ordine norvegesi fossero state così solerti a definire l’attentatore cristiano-estremista-isolato. La cosa in se mi pareva piuttosto strana, come se avessero già nel loro data-base l’elenco dei probabili attentatori in ordine di probabilità.

Dando uno sguardo da vicino alle notizie date ufficialmente tutte sono indirizzate ad una fantomatica Al-Quaeda in formato vichingo, mentre si scopre che:

  1. La Norvegia è uno dei pochi paesi che ha formalmente appoggiato l’Autorità Nazionale Palestinese  nella richiesta di ottenere il riconoscimento all’Onu di Stato Palestinese, cosa alla quale Israele di oppone malvagiamente con tutte le sue forze.
  2. La Norvegia, abbastanza autosufficiente dal punto di vista energetico, è quella nazione che gestisce un fondo pensioni di 450 miliardi di dollari che regolarmente investe, dal quale ha estromesso dagli investimenti due aziende israeliane (African Israel e la Danya Cebus) ed una malese (Samling Global) per motivi etici. Già, nei fatti il fondo norvegese ha fatto sapere che non intende avere la collaborazione con paesi o ditte che producano armi di distruzione di massa o che siano anche operanti negli insediamenti illegali della Cisgiordania (West-Bank). Le due ditte israeliane sono infatti interessate proprio nella costruzione abusiva in Cisgiordania contro gli accordi presi da Nethanyau con Obama.
  3. Avigdor Liberman ha accusato formalmente la Norvegia di appoggiare l’antisemitismo  a causa delle accuse norvegesi rivolte all’esercito israeliano nel commercio di organi umani espiantati dai corpi dei palestinesi e per aver commemorato i 200 anni dalla nascita di Knut Hamsun uno scrittore filonazista, premio nobel per la letteratura.
  4. Israele ha un conto aperto con alcuni medici norvegesi (Mads Gilbert ed Erik Fosse) presenti durante il genocidio di Gaza (Piombo Fuso) in cui dimostrarono ed affermarono che l’IDF durante quei massacri, stavano usando e provando una nuova serie di armi (Dense Inert Metal Explosive – DIME) che provocavano strane amputazione e ferite che non si rimarginavano. Ovviamente nessun giornale europeo, chino al volere di Sion, ha riportato la notizia.
  5. Nell’Isola di Utoya i giovani, il giorno prima dell’attentato, stavano attuando una manifestazione pro-Palestina alla presenza del ministro degli esteri norvegese il quale disse:<<I palestinesi devono avere il loro Stato, l’occupazione deve finire e il muro deve essere demolito e questo deve accadere ora!>>
  6. La Norvegia ha annunciato che ritirerà le sue forze militari dalla Libia e gli Usa, dopo questo annuncio, pare non l’abbiano presa molto bene.

Nell’articolo precedente avevo detto “Ma perché cristiano e non talamudico?”. Infatti l’autore della strage faceva parte di una associazione massonica la San Giovanni Olaus  e i suoi scritti si rifacevano ad un blogger nazista: Fjordman.

Questo asserisce l’imminenza del pericolo islamico in Europa e in vari suoi articoli dimostra di essere devoto alla causa di Isarele (quale? mi chiedo). Ma dietro a questo genere di gruppi, persone coesi da un’idea razzista filo-israeliana si trovano anche politici e giornali insospettabili come ad esempio il Brussels Journal (Why Israel’s Struggle Is Our Struggle, Too) in cui il bravo Fjordman scrive un articolo in cui è evidente il suo punto di vista filo-israeliano. Strana la combinazione nazista-israeliana, no?

Ovviamente queste non sono prove, ma indizi che possono portare le ricerche dei mandanti della strage in una certa direzione che di islamico ha solamente il nome. Purtroppo la cancrena sionista alimentata anche dalla nostra parlamentare del PDL che si è riunita in giugno a Gerusalemme per “sviluppare strategie comuni per difendere gli interessi di Israele in Europa e USA ha ovviamente i suoi punti di forza nell’intricato tessuto di partecipazioni politiche, sociali, economiche di ogni nazione europea.

I Palestinesi devono accettare lo stato ebraico.

27 giugno 2011 Lascia un commento

Alla conferenza Presidenziale in Israele  Netanyahu riafferma che “non ci saranno suddivisioni in Israele o sub-stati del Negev o della Galilea. Leggi tutto…

Libertà! Un grido disperato da Israele

9 maggio 2011 Lascia un commento

 Il richiamo della patria, della Sacra Patria, della terra tanto  agognata, della terra promessa da Dio è irrinunciabile per tutti quelli che dalla diaspora si sono sparsi nel mondo. Il ritorno, il poter mettere nuovamente le radice in quella terra è per molte persone di fede ebraica la conclusione di un ciclo di vita.

Così non è però per altri, per quelli che in quella terra “promessa” e rubata ai suoi proprietari hanno dovuto scontrarsi con le regole di una società permissiva, “democratica” e fedele ai concetti più stretti di razza.

La discriminazione esercitata in quel paese è cosa nota a tutti, nonostante pochissimi media siano capaci di evidenziare i fatti come stanno e non edulcorati attraverso il filtro della collusione e della connivenza.

In quel paese, palesemente “democratico”, una persona ha deciso di chiedere la revoca della sua cittadinanza per i maltrattamenti subiti, per l’incarcerazione durata 18anni e per le vessazioni continuate dopo la sua liberazione. Quest’uomo è Mordecahi Vanunu, ricercatore nucleare che anni fa, in una conferenza stampa, indicava pubblicamente che Israele stava acquisendo materiali nucleari per costruire il suo arsenale atomico (300 testate atomiche che Israele ha sempre negato di avere). Per queste rilevazioni fu rapito a Roma dai servizi segreti del suo paese e suppongo anche con la compiacenza dei nostri, portato in Israele e lì condannato senza appello a 18 anni nel carcere Askelon, molti dei quali trascorsi in isolamento.

La fortuna di una nuova legislazione israeliana, approvata il 22 aprile di quest’anno, permetterà, ce lo auguriamo tutti, a Mordechai di poter  ritornare ad essere un umo libero come è diritto di ogni essere umano.

Fonte: urukunetvanunu

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