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Archive for the ‘Inghilterra’ Category

Un Eni.gmatico downgrade

6 Maggio 2011 Lascia un commento

In un articolo passato avevo affermato che l’attacco l”attacco alla Libia condotto da Francia, Inghilterra e successivamente dai vili italiani (non tutti concordi su questa vigliaccata!!), avrebbe prodotto una rottura negli equilibri economici e finanziari del nostro paese, sopratutto in quelle aziende maggiormente esposte.

Proprio oggi, una agenzia di “rating” europeo la Fitch ha declassato la valutazione della nostra azienda Eni da AA- ad A+, questo scrive Milano Finanza in un articolo.

Avevo scritto anche che uno degli obbiettivi o se vogliamo dirla tutta – una delle conseguenze volute del putiferio che sta accadendo in Libia – era quello di fare spezzatino dell’Eni, azienda che si vede impegnata in moltissimi fronti economici e finanziari con risultati stellari in zone e settori che vedono invece escluse altre industrie ed aziende straniere, come ad esempio gli accordi internazionali tra Russia e Italia (leggasi Southstream) in cui Eni e Finmeccanica hanno già avviato e siglato contratti miliardari, oppure alcuni accordi fatti da Finmeccanica con alcuni paesi arabi (Arabia Saudita, Pakista e Qatar) per la consegna di alcune velivoli senza pilota escludendo da questo pacchetto miliardario alcune aziende israeliane ed americane.

Il dowgrade di Eni, secondo l’articolo, riflette l’andamento dei problemi africani e dell’esposizione che l’Eni ha in questa parte del mondo che influisce per il 33 % della sua produzione contro un 39% sul risultato netto e con un indebitamento che è passato da 24,8 a 27 miliardi.

Nei fatti quello che più impressiona di questo abbassamento della valutazione della nostra azienda è che se la si confronta con altre europee si riscontra che forse non è poi messa molto male, ma la sua presenza massiccia in Libia è una spina al fianco ad alcune sue concorrenti (BP e Total) che invece spingono all’esclusione del colosso italiano negli affari libici.

Credo sia interessante notare come gli insorti di un paese ricco e alfabetizzato siano proprio quelli che appartengono ad una regione dove c’è l’80% della ricchezza libica : la Cirenaica.  Regione questa che vede maggiormente attivi gli interessi della Banca del Qatar e delle summenzionate aziende.

Centrata una scuola per bambini Down.

2 Maggio 2011 Lascia un commento

L’azione umanitaria si vede da molte cose, una tra queste è quella di aver sterminato tre nipoti e il figlio più giovane di Gheddafi. Su questo non ci sono dubbi: gli aerei della Nato quando colpiscono, colpiscono duro e non fanno sconti a nessuno.

Infatti queste incursioni (Strike) hanno centrato un’abitazione del sanguinario dittatore eliminando una parte della sua famiglia. E’ così che si fa, dai! Non se ne poteva più con questa genia di persone che credono di avere il mondo in mano per un po’ di petrolio, e che diamine!!!

Ma…l’umanità della Nato è senza limiti, non ha precedenti, anzi ne ha molti e come nel passato alcune “piccole” sbavature nelle incursioni ne ha fatte parecchie.
In fondo sono uomini anche loro: errare humanum est, no?

Nel tentativo di massacrare quel dittatore gli aerei delle forze gloriose italo-franco-anglosassoni hanno centrato in pieno una scuola per bambini con la sindrome di Dow. Curiosa la cosa, no?

Un missile ha sbagliato obbiettivo e anziché scegliere l’edificio che secondo i servizi avrebbe dovuto ospitare Gheddafi, ha distrutto una scuola con tutto il suo contenuto.  Come diceva MaoTze-Tung, “i morti civili in guerra sono come le briciole che cadono dal tavolo“. E così, ancora una volta, che si aggiunge alle altre, ma che più di tanto non fa notizia, le forze gloriose alleate centrano un obbiettivo civile in nome di un’azione umanitaria, oppure speravano che ci fosse una scuola zeppa di bambini ritardati e che quindi la razza andasse in qualche maniera sistemata?

Per fortuna, visto che l’incursione è avvenuta di sabato, la scuola era vuota, ma è stata completamente distrutta grazie all’umanità della Nato.

Fonti: worldbulletin.netreuters.com

Royal Bank of Scotland, nonostante i debiti ha anche l’ardire di criticare la Telecom

20 aprile 2011 Lascia un commento

Siamo arrivati al paradosso finanziario.

La Royal Bank of Scotland, ho declassato la nostra Telecom da buy a hold.

Ma chi è la RBS (Royal Bank of Scotland) e sopratutto come sono stati i suoi andamenti borsistici in questi ultimi 3 anni? Beh, da marzo 2007 ad oggi questo gigante che si permette di giudicare la Telecom è passata da 703 pence a 41,81 con una perdita secca del 94%.

La banca ha in pancia svariati miliardi di sterline di debiti; è stata assorbita, anzi, nazionalizzata dal governo inglese (alla faccia del libero mercato e alla politica inglese sempre pronta a criticare e osteggiare le altre nazioni che dovrebbero “svendere” le proprie aziende).
La banca è tecnicamente fallita, salvata in extremis dalle tasse dei contribuenti inglesi che sudano sangue per mantenere in piedi un’economa asfittica carica di nubi tossiche (altro che Fukushima) (The British government finished with stakes of around 83 percent in RBS and 40 percent in Lloyds after it bailed out both banks with billions of pounds of taxpayers’ money during the credit crisis.) e dal sole24ore del 2009 (il governo inglese dovrà iniettare altri 31 miliardi di sterline nei due istituti di credito per condurli definitivamente verso la salvezza. Con questa nuova iniezione di capitale, il Tesoro salirà all’85% del capitale sociale di Rbs e garantirà gli asset tossici per i primi 60 miliardi ) e nonostante queste basi disastrose, quegli gnomi della city di Londra – uno dei più importanti paradisi fiscali del mondo che non è rientrato in quella famosa lista redatta dall’OCSE – hanno la faccia di “tola” di abbassare il rating (valutazione) della nostra Telecom.

Certo non è difesa della Telecom che non è più una vera azienda nazionale come lo era qualche anno fa, ma è pur sempre una delle aziende più importanti italiane e sentire le voci denigranti di chi ha le pezze al culo sulle cose nostre mi fa incannare più del dovuto.

La Libia vista da Claudio Mutti

14 aprile 2011 Lascia un commento

Partiamo da quel lontano 1 settembre 1969, quando Muammar al-Qadhdhafi prese il potere in Libia. Cosa ha rappresentato Gheddafi nella lotta antimperialista e panaraba? Cosa è divenuta nel tempo la Libia del Colonnello?
Gheddafi è stato un panarabista sincero. Nel 1972 la Libia stipulò con l’Egitto e la Siria un accordo da cui sarebbe dovuta nascere una Federazione delle Repubbliche Arabe; sforzi analoghi furono successivamente intrapresi in direzione della Tunisia, del Marocco, dell’Algeria e del Sudan, ma nessuno di essi approdò a buon fine. Nel 1989 nacque l’Unione del Maghreb (Libia, Tunisia, Algeria, Marocco e Mauritania), ma anche questo tentativo finì in un vicolo cieco. Ecco perché Gheddafi ha voltato le spalle agli Arabi e si è rivolto verso l’Africa.

Quali sono gli scopi dell’intervento imperialista? Qual è il ruolo della Francia e del suo presidente guerrafondaio nel vile attacco alla Libia?
A parte i motivi di bottega elettorale e le sollecitazioni lobbistiche che hanno indotto lo gnomo dell’Eliseo a trascinare la Francia in questa avventura, l’aggressione congiunta anglo-franco-statunitense, oltre a perseguire l’accesso alle fonti energetiche libiche, mira a garantire alle potenze atlantiche il controllo totale del Mediterraneo (compito che l’Italia potrebbe svolgere egregiamente ed è per tale motivo che siamo una nazione pulcinella, altri ci controllano impedendoci di aggregarci in uno stato forte, nota personale), anche per completare da questo lato l’assedio della Russia. Rinsaldare l’egemonia atlantica nel grande lago euro-arabo diventa particolarmente vitale in un momento in cui la Turchia rialza la testa e riprende il suo ruolo storico di epicentro del mondo musulmano mediterraneo.

Quali effetti produrrà la sudditanza dell’Italia alle dinamiche di guerra per quanto riguarda il futuro rapporto con la Libia e coi Paesi dell’Africa del Nord?
La subordinazione italiana alle logiche politico-militari atlantiche peserà in maniera disastrosa sui futuri rapporti dell’Italia con tutto il mondo arabo. La violazione del Trattato di Amicizia con la Libia, appena siglato, non solo annulla tutta la politica mediterranea fatta da Andreotti e Craxi, ma rafforza ulteriormente quell’ignominioso marchio di inaffidabilità che ci portiamo addosso dall’8 settembre 1943.

Chi c’è dietro i cosiddetti “ribelli”? Quali idee, quale cultura politico-religiosa ispira i “partigiani” del CLN di Bengasi?
Non è più un mistero per nessuno il fatto che la sedizione tribale sia stata ispirata, istruita e attivata dall’Inghilterra, la quale non ha mai digerito di essere stata estromessa dalla Libia, rimasta suo protettorato fino al 1 settembre 1969. Non è un caso che i cosiddetti “partigiani della libertà” abbiano fin da principio inalberato la bandiera della monarchia collaborazionista abolita da Gheddafi. La cultura politico-religiosa predominante nelle file dei sediziosi è degnamente rappresentata dalla grottesca figura dell’erede al trono di Libia, che ha studiato economia negli Usa e si proclama orgogliosamente “liberal”.

Fonte: eurasia.com

Ordine: bombardare!!!

13 aprile 2011 Lascia un commento

L’impegno con la Nato, la disposizione delle basi militari nel sud Italia e l’appartenere ad una comunità sfacciatamente contro l’Italia, sta mettendo a dura prova le diplomatiche risposte di La Russa di fronte alle richieste di bombardare attivamente la Libia.

In ogni caso, che si vinca e che si perda la faccia l’abbiamo persa più volte: primo perché secondo il trattato d’amicizia con Gheddafi era previsto l’impegno a «non ricorrere alla minaccia o all’impiego della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dell’altra Parte» (art. 3)) e permettendo alle forze della Nato di usare le nostre basi militari lo abbiamo di fatto stravolto;  secondo, perché se dovessimo o ci obbligassero o ci inducessero (molto più subdolamente con un fals-flag terroristico) a bombardare attivamente il suolo libico diventeremmo agli occhi del mondo quelli che oltre a sfruttare i paesi ex-coloniali siamo anche capaci di bombardarli per i nostri interessi (la pubblicità negativa che alcune testate internazionali farebbero su questo fatto sarebbero l’eco per il nostro totale asservimento alle forze estranee all’Italia) eseguendo gli ordini dei veri imperialisti: Francia, Inghilterra e Usa.

E’ la solita nazione Italia che si barcamena da una parte e dell’altra senza mai prendere una posizione decisa; così in questa maniera, se le cose dovessero andare male e andranno male, i veri colpevoli dei danni inferti alla popolazione libica sarebbero gli italiani, quelli che hanno colonizzato la Libia, quelli del voltafaccia della II guerra, quelli che hanno un capo del governo puttaniere che non si fa gli affari suoi, quell’Italia di cui certi vorrebbero completamente svuotata dalle sue tradizioni e dalla sua storia, quell’Italia che è stata il giardino dei divertimenti della varie nazioni.  Quello che colpisce, la totale inosservanza degli accordi lo si legge su “La Stampa”: <…se la Nato dovesse decidere un maggior coinvolgimento dei Paesi di «Unified Protector», impegnati a far applicare la risoluzione 1973 dell’Onu, noi di certo non potremmo sottrarci: si tratta del rispetto di un Trattato internazionale – e di che Trattato – cui l’Italia è legata sin dalla sua fondazione.> Dimentica forse l’autore dell’articolo che l’Italia ha comunque sottoscritto un trattato di non aggressione con la Libia e quindi se deve rispettare il trattato per l’applicazione della risoluzione 1973, dovrebbe a maggior ragione rispettare, l’Italia, quello precedentemente sottoscritto con Gheddafi, in cui sono in ballo interessi vitali per la nostra economia di svariate decine di miliardi di euro. Si sa però che la Stampa e sempre prona agli interessi massonici che non a quelli nazionali.

Quello che non è dato sapere è che gli Usa si stanno impantanando in una guerra, forse, non voluta dai tutti i vertici militari e politici americani: i rivoltosi anti-Gheddafi in Libia, secondo alcune fonti del Pentagono, si stanno servendo delle forze di Al-Qaeda e i bombardamenti attuati dalla coalizioni hanno ammazzato diverse migliaia di persone sia tra i civili che tra le forze alleate della coalizione. Infatti la frustrazione americana ha spinto  Washington a considerare il supporto di Al-Quaeda per le prossime operazioni di terra nel Nord Africa.

La Russa comunque non ha i numeri per puntare i piedi e fermarsi, non è la Merkel, non è Sarkozy e nella sua protervia casalinga di Ministro della Difesa, all’estero, di fronte alle minaccie incombenti e neanche tanto velate sul futuro dell’Italia, lo faranno accettare senza batter ciglio le decisioni dei signori d’oltremanica.
Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello! (Dante, Purgatorio · Canto VI)

Mai poesia fu così veritiera.

L’Italia ha già perso la sua guerra di Libia (parte II)

4 aprile 2011 Lascia un commento

 

Relativamente a quanto già pubblicato su un precedente post [L’Italia ha già perso la sua guerra di Libia (parte I)] le attuali esternazioni del ruffiano del Ministro Frattini ci hanno precluso ogni possibilità di avere un “socio” importante come lo era la Libia con Gheddafi.

Nessuna difesa a favore di questo dittatore, voluto comunque dalle forze occidentali (Francia, Gran Bretagna, Usa e Israele), ma i dati di fatto non possono essere messi da parte per puro opportunismo, perché, nonostante le brutalità e il pugno di ferro di Gheddafi, il suo governo aveva trovato nell’Italia il paese con cui poter stringere degli accordi commerciali duraturi e proficui per entrambe le nazioni. A qualcuno (Usa, Francia, Israele e Gran Bretagna) questo accordo, stretto dal Governo Berlusconi, ma le cui basi fondano sui precedenti governi Prodi, non è piaciuto perché lasciava soltanto le briciole: poco denari, ma sopratutto poco potere egemonizzante sul paese più importante dell’Africa mediterranea.

L’Italia quindi – la prima nazione al mondo a riconoscere un governo di ribelli cirenaici – ha frantumato in una manciata di ore il lavoro di anni e la fatica di persone che hanno lavorato per il benessere economico.
A fronte delle parole di Frattini migliaia di persone impiegate nelle diverse commesse già firmate dal Governo di Gheddafi, avranno il valore di zero assoluto. Le aziende che hanno già investito, acquistato e prodotto si troveranno i magazzini stracolmi, le tratte bancarie respinte e per forza di cose dovranno licenziare migliaia di persone: grazie Frattini e a tutto il governo che ha permesso questa porcata totale in malafede assoluta.

E’ giusto mettere a fuoco alcune cose che spesso non vengono trattate nei nostri laidi giornali i quali non hanno mai evidenziato che, per esempio, la Banca Libica è una Banca di Stato e NON una banca privata. E’ pacifico quindi che le scelte finanziarie e di indebitamento seguivano direttive che evitavano le manovre viste in questi ultimi 3 anni dalle diverse banche occidentali.

In Libia, proprio durante le prime fasi del conflitto in atto, si andavano costituendo dei gruppi di controllo sulle risorse finanziarie e petrolifere del paese tramite il Qatar. Secondo Bloomberg infatti il Consiglio nazionale di transizione ha “designato nella Banca centrale di Bengasi la qualità di autorità monetaria competenti in politiche monetarie in Libia e la nomina di un governatore della Banca Centrale della Libia, con una sede provvisoria a Bengasi “. Inoltre i ribelli che di giorno sparano, di notte hanno pensato di realizzare una compagnia di controllo sottraendola da quella di stato controllata prima da Gheddafi. Certo non c’è che dire, questi ribelli sono veramente “smart“. Beduini con i cammelli, incapaci di proferire una parola che non sia qualche dialetto sub-sahariano, adesso hanno la genialità di arrampicarsi in disegni finanziari e di trattare sulle risorse energetiche che a loro confronto un laureato alla Bocconi o alla Normale di Pisa è un deficente. Nella prossima vita tutti a studiare a Bengasi da questi “guru” eclettici.

A parte queste battute stupide, quello che appare in tutta la sua tragedia, è che il 100% della Banca Centrale Libica (banca di stato) sarà controllata al 100% dai ribelli e con essa andranno a ramengo pure tutte le forniture, tutti i contratti e tutti gli accordi presi precedentemente, oppure, nel caso migliore (?) saranno rivisti alla luce dei nuovi “proprietari” della nuova banca centrale libica che NON sarà più di proprietà dello Stato Libico, ma sarà in mano ai soliti banchieri francesi, americani e inglesi che faranno man bassa di tutto e di più.
E’ chiaro come si riesce a rimbecillire intere popolazione con la scusa dell’aiuto umanitario?

Dicono che Gheddafi ha fatto stragi di migliaia di persone, che ha scavato fosse comuni (notizia vecchia di anni), che sta spremendo un popolo per i suoi interessi e tutti gli occidentali, pronti a servire la mano dell’assassino anglo-sionista acconsentono l’invasione e i bombardamenti. Ma questa è  storia vecchia, già vista a suo tempo con Saddam Husseim, con l’Afghanistan, con il Pakistan, con l’Angola, con il Mozambico, e con tantissime altre nazioni dove gravitano interessi miliardari. Nulla di nuovo sotto il sole, sempre il solito schifo umano!!!!

Ma ci sono un paio di cose che forse hanno dato la spintarella all’invasione ed ai bombardamenti: qualche tempo fa il dittatore Gheddafi aveva pensato di nazionalizzare le diverse compagnie petrolifere e di cacciare gli occidentali al di là della frontiera, infatti in un incontro aveva asserito che il prezzo del petrolio è eccessivamente basso e che se non si cambiava registro egli avrebbe nazionalizzato le compagnie operanti in Libia stabilendo il prezzo di vendita del petrolio. La paura delle compagnie ConocoPhillips, Marathon Oil, Occidental Petroleum, Amerada Hess e la  Royal Dutch Shel è che Gheddafi attuasse quanto fatto dal Venezuela contro le compagnie americane e dalla Russia di Putin contro la British Petrolium.

La seconda molto più casalinga, è la sempre contesa preda dell’Eni. Azienda di stato che controllava una buona parte delle risorse energetiche libiche e sulle quali aveva una corsia preferenziale da parte del dittatore. Già da tempo l’Eni è stata oggetto di articoli di fuoco da parte del Wall Street Journal, del Washingtin post e dal New York Times e dal Financial Times sopratutto per gli accordi presi con la Russia sul mega-progetto del gasdotto Southstream che contrasta in maniera troppo evidente alle mire espansionistiche ed egemoniche della city di Londra e di Washington.
Il vero punto di boa della questione è quindi escludere, ancora una volta come ai tempi di Mattei, gli interessi italiani dai grandi progetti energetici e geopolitici. Ma se da un primo punti din vista questa sembrerebbe essere il vero obbiettivo la verità va forse cercata nel controllo assoluto dell’area del mediterraneo, cosa ben più importante della semplice risorsa libica del petrolio. Controllando, ovvero mettendo in ginocchio le attività dell’Eni nel bacino mediterraneo si riducono sensibilmente le capacità italiane di coagulare attorno a se nazioni e regioni che avrebbero interesse a farlo (Libia, Tunisia ed Egitto) producendo di fatto uno sfaldamento incapace di escludere il cuneo separatore anglosassone e americano.

Per la verità una volta ridotta l’Eni a semplice azienda di casa con qualche attività marginale la sua fine economica e finanziaria spaccherà anche gli accordi presi con Putin con Southstream e questo significherà essere ingoiati perennemente nelle fauci dei satrapi della city di Londra, del Club di Roma e del Club di Londra, controllando qualsiasi mossa e qualsiasi merce passante nel mediterraneo.

A volte è sufficiente spostare un piccolo sasso per causare una frana…

150 anni di unità di Ladri Massoni e Ruffiani.

17 marzo 2011 Lascia un commento

Oggi questo amalgama di putrida gente innalza la bandiera massone per festeggiare il compimento di un disegno distruttivo, nel quale ogni baluardo tradizionale e culturale è stato distrutto, annientato.

L’Italia festeggia il suo sconquasso, come una baldracca gioisce dopo una notte di orgie frenetiche contando i denari, in cui il suo corpo è stato oggetto e vituperato da mille assalti.

Il cencio di questa nazione è lì quindi gettato in un angolo ad uso e consumo delle più basse ed ignobili cause: l’egemonia straniera nella nostra terra e lo sdradicamento culturale e sociale (Comenius docet).

I criminali del passato ora sono diventati gli eroi del presente adornati di corone d’alloro e di melliflue parole.
Cavour, massone e sifilitico, che ha svenduto per una manciata di denari la storia di un paese; Garibaldi, ladro, assassino, stupratore, mercenario  senza patria e senza terra, ora siede sul cavallo che lo vide vittorioso in aspre battaglie con il saccheggio, trucidando e massacrando intere popolazioni per l’idea giacobina-massonica della libertà: quale?

Andiamo per ordine.

Quali furono i motivi delle ruberie sostenute dai Savoia con i finanziamenti della Corono inglese e della Francia?
Prima del 1861 il Regno delle due Sicilie vantava quanto segue:

  1. la maggiore industria metalmeccanica della penisola con oltre 100 aziende sparse sul territorio;
  2. il primo bacino di carenaggio in muratura;
  3. un terzo di tutta la forza lavoro metalmeccanica della Penisola lavorava nelle province del Reame;
  4. il primo Vascello a vapore fu costruito nel Reame;
  5. fino al 1860, il 90 percento della produzione mondiale – ripeto mondiale – di zolfo fu quella siciliana e da sola assorbiva un terzo di tutta l’industria estrattiva italiana (uno dei motivi principali per cui l’Inghilterra finanziò i Savoia);
  6. la prima flotta mercantile della penisola apparteneva al Reame;
  7. la prima Compagnia di navigazione del Mediterraneo anche;
  8. la più imponente flotta mercantile che commerciava con le Americhe e con l’Asia era del Regno delle due Sicilie (il più importante motivo del finanziamento inglese ai Savoia);
  9. il primo ponte sospeso della penisola, in ferro, fu costruito a Napoli e ci vollero i tedeschi nel 1944 per farlo saltare;
  10. il primo telegrafo d’Italia si trovava nel Reame;
  11. la prima rete di fari lenticolari per la gestione del traffico portuale, le cosiddette “lenti di Fresned” l’ha avuta il Reame;
  12. la prima rete ferroviaria della penisola, idem.

Nel Regno Borbonico si pagavano poche tasse, solo 5:

  1. Tassa fondiaria.
  2. Tassa sui beni e servizi.
  3. Tassa sul Lotto.
  4. Tassa sulle poste.
  5. Tassa indiretta che comprendeva i tabacchi, il gioco delle carte, la dogana, la polvere da caccia e il sale.

Solo questo piccolo spaccato, a confronto del resto d’Italia, lascia sicuramente a bocca aperta e fa intuire come stessero veramente le cose.

Il Reame era un immenso polo industriale! Anche il settore tessile trovò ampio sviluppo e a Pietrarsa nasce il più grande opificio della Penisola, con 8.000 addetti. E si deve al Reame l’istituzione della Pensione di fine rapporto, trattenendo il 2 percento dello stipendio mensile. La disoccupazione era prossima allo zero, infatti oltre al 1.600.000 addetti all’industria v”erano 3.500.000 addetti all’agricoltura, 1.000.000 alle attività marittime e circa 300.000 a quello che oggi è chiamato terziario.

Le paludi furono bonificate, nascono Accademie Militari come la Nunziatella, Accademie Culturali, Scuole di Arti e Mestieri e i Monti di Pegno. Le Università sono piene e licenziano – oltre a ingegneri e architetti – professori illuminati e medici. E proprio grazie ai medici – erano 9.000 in tutto il Reame – i Borboni sommano un altro traguard la più bassa mortalità infantile del mondo e la migliore gestione sanitaria sul territorio.

Ma vediamo la bellezza dell’Unità come la dipinge quel porco comunista massone liberticida di Napolitano:

Dal 1861 al 1871 furono massacrati 1.000.000 di cittadini su 9.117.050! Oltre il 10 percento della popolazione! È come se oggi venissero massacrati 6.000.000 di italiani. Ma nessuno sapeva e nessuno doveva sapere!

Dal settembre 1860 al settembre successivo vi furono: 8.968 fucilati; 10.804 feriti; 6.112 prigionieri; 64 preti, 22 frati, 62 giovani e 63 donne uccise; 13.529 arrestati; 1.000 case distrutte; 6 paesi incendiati; 12 chiese saccheggiate; 1.428 comuni depredati.  Nascerà quindi il Movimento di Resistenza (nominato poi dai piemontesi BRIGANTAGGIO) e ancora:

Dal 1861 al 1862 i Comandanti Sabaudi emanarono bandi che avrebbero fatto impallidire i comandanti nazisti. Oggi sarebbero bollati come criminali di guerra!

Il Generale Salaroli – che definiva i contadini grande canaglia dell’ultimo ceto – così scriveva a Vittorio Emanuele: “I contadini devono essere tutti fucilati, senza far saper niente alle autorità . Imprigionarli non è conveniente perché una volta in galera, lo Stato deve provvedere al loro sostentamento”.

Il più feroce era proprio il Generale Cialdini che, dopo aver distrutto Gaeta, telegrafò al Governatore del Molise: : “Faccia pubblicare un bando che fucilo tutti i paesani che piglio armati e do quartiere solo alla truppa”.

Il Generale Fanti, in un bando, sanciva la competenza dei tribunali militari straordinari anche per cause civili. E il Generale Pinelli estese la pena di morte “.. a coloro che con parole od atti insultassero lo stemma dei Savoia, il ritratto del re o la bandiera nazionale”.

Il generale Della Rocca, altro campione di democrazia impartì l’ordine che “non si perdesse tempo a far prigionieri, dato che i governatori avevano fatto imprigionare troppi contadini”.

Forse ci si dovrebbe chiedere come mai milioni di persone emigrarono in Argentina, in Usa e in tutto il mondo. La maggior parte di questi, a parte quelli del nord-est, frutto dei disastri bancari del 29, provenivano dalle terre del sud, da quelle terre, che al tempo dei romani e fino al 1861 erano considerate lo scrigno italiano per produzione e benessere.

I conti dello Stato erano in salute e non vi era deficit pubblico e alla Borsa di Parigi – la più grande al mondo a quei tempi – e alla Borsa di Londra, i Buoni del Tesoro del Reame erano quotati a 120, ovvero lo Stato delle Due Sicilie era considerato tra i più affidabili al mondo.

E’ evidente che l’unità aveva solo uno scopo: distruggere, disintegrare ed accorpare quanto più denaro possibile per tappare i buchi che i Savoia avevano fatto con le prime guerre d’indipendenza (sostenute ed agevolate da Francia ed Inghilterra) con l’unico scopo di distruggere per sempre il potere della Sacra Romana Chiesa Cattolica ed Apostolica.

Il potere giudaico-massone travestito da liberté-egalité-fraternité nella realtà dei fatti trucidava milioni di persone solo per una cosa: denaro e potere.

L’unità d’Italia non dovrebbe festeggiarsi perché è l’ennesima dimostrazione della falsità, della disonestà di un’altissima parte di intellettuali collusi con i poteri centrali senza i quali sarebbero solo che semplice croste di merda.

Fonte: scrivendo.it archivio di Stato di Torino; – archivio di Stato di Milano; – atti Parlamentari in Torino e Firenze; – archivi di Londra; – documentazione di Civiltà Cattolica; – archivio di Casa Borbone

 

Casini, il solito venduto.

25 febbraio 2011 Lascia un commento

L’On. Pierferdinando Casini, sposato con la figlia di Caltagirone, noto costruttore romano, è intervenuto oggi in una conferenza stampa nella quale ha indicato apertamente le linee guida che lo Stato Italiano dovrebbe tenere nei confronti dello Stato libico.

Le sue parole “l’immediata sospensione del Trattato d’Amicizia con i libici“, poiché ”Se non vogliamo che ogni iniziativa sia preclusa ed evitare l’immagine di un’Italia amica di Gheddafi, si deve sospendere questo trattato” sottolineando che ”il Trattato impedisce ogni partecipazione a tutte le iniziative internazionali ad esempio di Usa e Gran Bretagna“.

Queste sarebbero le parole pronunciate da un massone, baciapile di Casini.

Quindi stando alle sue parole dovremmo rinunciare ai rapporti di collaborazione con la Libia, delle commesse di fornitura energetica e delle commesse con le nostre aziende italiane lì operanti per fare un favore agli americani ed agli inglesi. Ma americani e inglesi in cambio che ci danno? Petrolio e gas ai stessi prezzi di quelli libici? E poi perché mai dovremmo sempre e comunque essere assoggettati al potere anglosassone? Paura di fare la fine di Mattei?

Forse dimentica il Casini che i Trattati di Amicizia con la Libia furono siglati da quelle forze politiche amministrate da Prodi e D’alema, notoriamente molto vicini all’entourage anglo-americano. Quindi dovrebbe chiedersi, ma non lo farà mai visti le commistioni anche in casa sua (è sposato con una Caltagirone), perché l’Italia dovrebbe cambiare fornitore: per far contenti quelli della Chevron, ExxonMobil, Anglo-Dutch Shell and BHP Billiton.

La cosa che comunque lascia allibiti e che una nostra ex-colonia sia abbandonata a se stessa e non vi sia nessuna azione di sostegno e di aiuto per quelle popolazioni, proprio in virtù delle nostre malefatte compiute negli anni del fascismo. Il governo avrebbe il dovere di inviare navi ospedali, degli incrociatori e dei cacciatorpediniere con il compito di mostrare ai rivoltosi libici ed alla popolazione che l’Italia oltre che utilizzare le loro risorse è anche pronta ad intervenire per aiutare e per evitare che la tragedia si compia. Evidentemente siamo in mano a dei cialtroni, a della gentaglia, a dei venduti al soldo d’Albione (leggasi (Inghilterra ed Usa) che non meriterebbero altro che una bella corda saponata attorno al collo.

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