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L’eredità del Covid

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Lassa virus

Dopo quasi 10 anni di pigrissima inattività ritorno su questo blog con un po’ di rammarico scorgendo che nulla è cambiato se non in peggio.

Quello che apparentemente sembrano notizie sconclusionate, se messe sotto un’ottica deduttiva e se coordinate all’attuale situazione, nella quale l’ipnosi di massa ha raggiunto livelli altissimi circa la pandemia, disegnano un quadro piuttosto funereo per le libertà delle persone e della società in cui viviamo e se vere porteranno a disastri inimmaginabili.

Le prime novità ci arrivano da GAVI, la nota azienda gestita dalla fondazione Gates, che premoniva l’arrivo di terrifiche infezioni virali a causa del virus Marburg. Un virus letale al pari di Ebola che sembra avere una letalità dell’88%. Si legge infatti: Cugino mortale di Ebola, Marburg può uccidere nove persone su dieci che infetta e i viaggi internazionali lo hanno portato dall’Africa all’Europa due volte negli ultimi 40 anni. La crescente globalizzazione renderà più probabile l’esplosione di questo virus in tutto il mondo?

Si salvi chi può! Ma i paesi africani, per ora, sono molto lontani dall’Europa, salvo che non si aprano i rubinetti dell’immigrazione incontrollata e la frittata, se quanto sopra è vero, sarà letale per molti. Anche l’OMS, nella persona di Tedros Adhanom Ghebreyesus, annunciava la stessa cosa (da notare che i finanziamenti della GAVI di Gates all’OMS sono oltre il 30%) così come il famoso medico (?) Ricciardi: inutile fuggire, lo dicono tutti, fra Covid, Marburg, Ebola e Lessa non c’è scampo.

Questa apparente e silenziosa tranquillità è quindi preludio di altro? Ieri il governo inglese lanciava un allarme: Lassa fever cases identified in England, following travel to West Africa. Una volta c’erano le cosiddette gole profonde che o bene o male informavano i media che qualcosa non andava nel verso giusto, oppure c’erano bravi giornalisti che, nel compito arduo di informare e di investigare, portavano a galla aspetti poco evidenziati dai media allineati, ma c’erano anche editori coraggiosi che sapevano produrre un giornalismo di qualità e sopratutto di verità.

Ci attendiamo pertanto che la cosiddetta fine dello stato di emergenza del 31 marzo verrà probabilmente limitato, se non addirittura mantenuto facendo trapelare dai soliti prezzolati notizie adattate alla bisogna.

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