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Indignazione generale, ovvero mal comune mezzo gaudio.

 

Gaza prima…

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e dopo…

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L’indignazione del mondo occidentale sembra essere di quelle vere, quelle che non lasciano spazio a risposte: in Libia, se ricordate, proprio a causa dell’indignazione dovuta ai “massacri” che il dittatore Gheddafi attuava sulla popolazione di Misurata che chiedeva più democrazia, più libertà, gli stati europei e transatlantici furono costretti a mettere a ferro e fuoco quel paese. Anche l’Italia vi partecipò perché l’indignazione aveva raggiunto il suo limite e solo con la forza si sarebbero riportate le cose al loro giusto posto, ma giustamente il nostro presidente Napolitano ebbe a direFaremo ciò che è necessario, come l’Onu e gli altri Paesi», e alle domande dei giornalisti se l’Italia entrava in guerra egli rispose con grande senso per la carica istituzionale che ricopre: «Vedo che qui si lavora per la pace. Poi, altrove, facciamo la nostra parte come membro attivo della comunità internazionale, interessati come tutti i paesi che sono nel G8 e nell’organizzazione delle Nazioni Unite, interessati ad affermare dei principi e ad esigere il rispetto di valori fondamentali come i diritti umani e le aspirazioni di liberta’ e giustizia sociale oggi, in modo particolare, nel mondo arabo. E faremo ciò che è necessario anche noi»

Ora accade la stessa cosa, l’indignazione, la rabbia per le migliaia (1.245) di morti civili a Gaza scuotono le coscienze del mondo occidentale, il quale si chiede se sia giusto rispondere con i massacri mirati (da ascoltare le domande interessanti del giornalista inglese Snow a Mark Regev) per permettere a quella popolazione di vivere in libertà, in democrazia. Tutti fanno levata di scudi, anche quelli che fino a ieri avrebbero chiuso occhi ed orecchie, come la BBC inglese, o come Channel24 della Francia. Persino la testata del PD, News24, non tace sugli efferati massacri, sugli smembramenti dei bimbi e sui massacri voluti da un manipolo di avanzi di galera…ma essi continuano fintanto che i lamenti diverranno sottofondo monotono.

Eppure nella vicina Arabia il principe Bandar bin Sultan bin Abdulaziz bin Saud è ritornato al potere come «consigliere del Re e suo inviato speciale». Il principe Bandar fu quell’ometto che prima delle Olimpiadi di Soci minacciò direttamente Putin se non cessava di appoggiare i siriani contro le bande dei tagliagole da lui controllate facendogli capire che avrebbe potuto avere delle sorprese dagli islamici ceceni che lui stesso (l’Arabia) controlla. In sostanza questo personaggio sta ora concentrando gli sforzi per ripulire l’area irachena dagli ipocriti, più pericolosi dei non credenti, poiché nel santo Corano si chiede di combattere gli ipocriti prima dei giudei o di Israele. Netanyahu può quindi dormire sogni tranquilli che a Gaza non ci saranno i takfiri, i salkafiti gli smembratori, nessun pericolo, per ora. Tutti gli sforzi sono quindi necessari per annientare Hamas ed evitare che, assieme a Fatah possa cambiare la strategia politica di Gaza. Strategia politica che potrebbe essere negativa per lo stato sionista poiché già nel 2007 l’ex capo di stato maggiore della Israeli Defence Force (IDF), Moshe Ya’alon, ammetteva che i veri obbiettivi dell’operazione Piombo Fuso erano i giacimenti di Gas stimati in 1,4 miliardi di metri cubi che non sarebbero finiti per migliorare la vita dei cittadini di Gaza, ma avrebbero permesso ad Hamas di finanziare i terroristi stessi. Queste le giustificazioni di Yahlon, ma nella realtà appare sempre più evidente che una maggior indipendenza dei palestinesi per le forniture energetiche darebbe più peso economico nello scenario internazionale, cosa questa che non è possibile accettare secondo l’ideologia talmudico-sionista.

I media nazionali, interessati alle leggi elettorali, alla riduzione del senato ed alle prebende politiche nascondono ed omettono notizie di primissimo piano facendo invece mielina di fronte all’arroganza sfacciata della feccia sionista che per voce del loro megafono (Il Foglio) insistono sul diritto alla difesa, anche aggredendo, distraendo le vere mire sioniste. Ferrara è bravo in questo compito! Ma gli interessi incrociati tra Italia ed il Non-Stato sono molti: si pensi al settore delle armi, al commercio alimentare e agricolo che coinvolge i due paesi, senza dimenticare l’importanza immensa che offre l’Italia al Medioriente come enorme orecchio d’ascolto e come portaerei naturale. Probabilmente se gli italiani facessero un pochino la voce grossa qualche piccolo risultato lo potrebbe ottenere, ma c’è anche da dire che la codardia e l’opportunismo tipicamente italiano impediscono qualsiasi azione, anche solo a pensarla.

Nel frattempo a Gaza si schiatta come blatte nell’indignazioni retorica internazionale, ma nell’indifferenza globale.

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