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Gaudeamus Igitur, ne siamo sicuri?

Laurea

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Qualche giorno fa camminavo per le vie del centro e alcuni capannelli di ragazzi mi incuriosirono quel tanto per capire cosa stavano facendo. Era in atto il supplizio di alcuni laureati.

Nella realtà è un vero supplizio, una delle tante forme di scherzi fatti per sminuire, denigrare sbeffeggiare il malcapitato. Non si tratta di torture fisiche con la finalità di sopprimere lo studente, ma di gioviali scherzi preparati dalla gioventù universitaria, quella che domani sarà la classe di imprenditori, di direttori, di professionisti che dovrà traghettare questo paese in altri lidi.

La scena a cui assistetti più che creare ilarità e piacevolezza, incuteva disordine, compassione e tanta tristezza. Nulla di goliardico, nulla di gioviale, nulla della serena spensieratezza del giovane che ignaro del suo avvenire, scherza, compiace gli altri per le battute o per qualche scena comica. Nulla, solo una profonda degradazione morale, fisica. Il disfacimento intellettuale, l’abbruttimento della persona e dell’essere umano che si erge ormai a giudice supremo e Dio e non vede la propria degradazione e di quanto infamante sia la sua rappresentazione.

C’era una ragazza soprastante un telo di plastica (per ordinanza del sindaco per non imbrattare il marciapiede), avvolta nella carta igienica; a braccia nude e con il capo totalmente intriso di farina, uova rotte, e colorazioni diverse. Il viso era segnato con un trucco esagerato, tipo quello delle vecchie baldracche, con un rossetto che strabordava dalle labbra, un fondotinta stile maschera da circo ed un trucco sugli occhi simile d’aspetto a quello del pugile macilento dopo un incontro perdente. L’espressione non sembrava divertita e nemmeno pareva volesse far divertire, ma nel giorno della laurea è obbligatorio divertirsi, a tutti i costi.

In una mano teneva stretta un recipiente di vetro che, dagli schiamazzi degli amici e parenti , doveva essere dell’alcool: doveva bere forzatamente fino a terminare la bottiglia per fare ridere gli altri. La voce era evidentemente sopra le righe ed i familiari, amici compresi, facevano a gara per rendere questa pietosa scena ancor più triviale incitando questo povero scarto sociale, ma laureato, a fraseggiare poesie senza rima e senza ritmo, ma intercalandole con parole senza senso, inutili, con bestemmie, parolacce e trivialità.

Il corpo, ricoperto di carta igienica, era intriso di sostanze non ben definite, forse chiara d’uovo, o forse olio o acqua o altri liquidi, poiché era completamente impiastricciata, come quei poveri animali imprigionati dai liquami del petrolio. Il suo muoversi appariva proprio come quei gabbiani che si dimenano nei fanghi alla ricerca d’aiuto.

Un vera scena divertente.

Questa scena nella sua volgarità e trivialità ha confermato quanto penso ormai da anni: l’umanità fa letteralmente schifo. E’ sufficiente aprire leggermente la porta della stalla che la mandria senza ordine e senza nessun orientamento si spinge anche oltre la porta del macello.
Queste scene di laurea purtroppo non sono un caso isolato di alcuni studenti dementi e senza nessuna cultura, sono la prassi sostenuta dalle serate di orge alcoliche che il comune sostiene a piene mani. E’ il degrado umiliante della persona, la riduzione a puro escremento senza nessun vantaggio sociale, zero assoluto. Ed è ancor peggio nel caso delle donne che, se il vero scrigno sacro della natura, vengono derise, affogate nei fumi dell’alcool, sbeffeggiate, maltrattate come simulacro di una cultura incapace di produrre i suoi frutti, ma solo escrementi. E poi si parla continuamente del “femminicidio” o dei maltrattamenti fatti da degenrati al gentil sesso? Questo come dovremmo definirlo: stupro civil-goliardico-globalizzante?

Ma tutto questo è l’azione “culturale” globalizzante distruttiva di una goliardia che è sempre stato il fiore all’occhiello dell’Università. Ma è pur vero che (Gaudeamus igitur, Iuvenes dum sumus; ) godiamo della gioventù finché siamo giovani, poiché la nostra vita è breve e finirà in fretta, la morte arriverà rapidamente e non risparmia nessuno (Vita nostra brevis est, Brevi finietur; Venit mors velociter, Rapit nos atrociter; Nemini parcetur).

Godiamo quindi di questo attimo che presto fuggirà e rallegriamoci dello studio, dei professori che ci hanno istruito e dato la conoscenza (Vivat academia, Vivant professores, Vivat membrum quod libet, Vivant membra quae libet; Semper sint in flore). Ora forse più che rallegrarci si dovrebbero maledire i professori, l’accademia per il grado di infima istruzione e per non dare ai giovani studenti quel cibo che è la vera conoscenza.

Negli anni d’oro della goliardia professori e studenti erano uniti, collaboranti e spesso molti scherzi toccavano gli uni come gli altri nel rispetto reciproco dei ruoli ricoperti che avrebbe visto  nel tempo gli studenti ricoprire le stesse cattedre che deridevano. Il rispetto era la base di una buona e sana relazione, spesso però contestata negli anni 70/80 in cui iniziò la sua vera decadenza fino a sfociare in quelle poco edificabili situazioni come sopra descritte.

Oggi sono pochi i paesi che portano il rispetto dovuto allo studio ed alla cultura, forse la Russia che, ancora legata alla tradizione cristiana, si attiene alle regole auree della goliardia.

  1. 16 novembre 2013 alle 02:53

    Trasecolo…..

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