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Forse era meglio fare l’insegnante

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A volte parlare del parassitismo di stato è facile incorrere in errori e fare di un erba un fascio è spesso fuorviante. In questi giorni sono stati approvati i vari calendari scolastici e leggendoli si scoprono molte cose che spesso, nella vita comune per chi non ha figli o non è del settore, non si conoscono.

Bene, in Veneto si scopre che i giorni di “festa”, comprese le domeniche, sono 35 e considerando che le scuole iniziano il 12/09/2013 e finiscono il 07/06/2014, per un totale di 269 giorni (domeniche comprese) la scuola lascia spazio ai bagordi per un 13.06% del tempo totale. Se poi si considera che dal 07/06/2014 fino al settembre successivo passano circa altri 98 giorni (dipende dalla nuova data dell’anno 2014/2015) risulta che la struttura pubblica paga un esercito di insegnanti per un totale di “ferie” di 133 giorni (domeniche comprese) pari a 4,43 mesi.

Mica male il lavoro di insegnante che anche con un paga misera, come lamentano, possono comunque godersi uno spazio vitale ex-scolastico rigenerante di 4 mesi e mezzo. Certo il lavoro dell’insegnante è massacrante (18-24 ore settimanali), poiché si deve anche considerare i tempi per preparare le lezioni, i compiti (spesso fatti tramite quiz), le interrogazioni (spesso predeterminate e non a bruciapelo come si usava!). Insomma è un lavoro che deturpa l’anima e rende di sovente gli insegnanti una categoria piuttosto acida,  saccente e presuntuosa, ma che gode di un meritato riposo.

Ma quanti sono questi insegnanti? Secondo i dati dell’Istat troviamo che essi sono: delle scuole per l’infanzia (91.827), primaria (253.894), secondaria di I° grado(178.347) e secondaria di II° grado (254 668).
Per un totale di 778.736 insegnati (esclusi quelli delle università).

Un vero esercito di consumatori che fino ad ora hanno fatto da volano per quel poco che è ancora rimasto di aziende in Italia. Sono costoro che possono programmare le ferie, decidere quando andare e dove andare e possono anche pensare di cambiare l’auto, di fare qualche spesa oltre il consentito per i comuni cittadini, strangolati dalla morsa plutocratica del parassitismo pubblico e dall’evasione fiscale dei grandi evasori (Banche, multinazionali, assicurazioni). Ma sono anche quelli che, specialmente negli istituti professionali e tecnici, hanno il doppio lavoro (in nero), danno ripetizioni (in nero), o danno consulenze sporadiche alle amministrazioni locali. Una fetta di attività che non subisce la mannaia del fisco, ma sono anche i primi a lamentarsi del negoziante che non ha fatto lo scontrino.

Eppure un numero di persone così grande produce una qualità educativa pessima, per cui molti studenti non sanno dove sia Eboli, quale siano, per esempio, i fiumi principali dell’Italia; non sanno chi era Foscolo, o gli artisti del Dolce Stil Novo. Sanno poco o nulla, molte volte aiutati da ricerche in Internet. Capirai che gran studio portare una ricerca in rete che equivale a scopiazzare! Nulla dalla propria crapa, solo farina del sacco altrui: basta infatti che uno qualsiasi scriva una castroneria su Wikipedia che subito viene riportata come oro colato, senza pensare di controllare l’esattezza, e i professori sottoscrivono senza rendersi conto che Wikipedia non è una fonte autonoma, ma segue sempre le regole di quelli che possono aprire o chiudere il rubinetto.

In sostanza appare chiaro che questo enorme esercito di persone ha le redini del futuro della nostra gioventù e visto che va tanto di moda, ma ultimamente non se ne parla più di tanto, sarebbe da capire che obbiettivi si pongo questi “docenti” nel portare avanti le loro lezioni visto che sanno invece molto bene come utilizzare le loro sudate giornate di ferie (133 giorni).

  1. 14 luglio 2013 alle 17:28

    Sottolineo soprattutto l’aspetto dell’impreparazione dell’insegnante stesso. O di una fondamentale indifferenza diffusa nella categoria?
    Non so se le ore di lavoro che dichiari siano totali o solo le presenze in classe, sarebbe molto diverso, tuttavia nessuno accerta la qualificazione reale, oltre il pezzo di carta, e meno che mai l’attitudine.
    Non è da tutti “insegnare” davvero, che è calibrare l’esposizione con la percezione di essere effettivamente compresi, e soprattutto sentire la propria posizione come autorevole – che significa tutt’altro che repressiva – comportante responsabilità e coraggio.
    Molti hanno fifa degli allievi e delle famiglie che sono alle spalle. Ovviamente erano gli inadatti imbarcati egualmente, così da dare un modello tira a campare, metti la crocetta, ripeti quattro formulette e non rompere le scatole.
    Meno gite scolastiche in cui darsi del tu con il prof, più ore di verifiche, a cellulari spenti, ed esami, sì esami, agli insegnanti sulla capacità pedagogica che deve aggiornarsi con i cambiamenti della società per non subirli.

  2. Louis
    23 febbraio 2014 alle 16:25

    Sono un professionista, quindi conosco il mondo della scuola, e delle professioni collegato.
    Ho conosciuto, insegnanti-professionisti che sono dei veri e propri DECLASSATORI!!!
    L’OFFERTA FORMATIVA E’ RIDOTTA AI MINIMI TERMINI, il 20% dei libri.
    Mi diceva il SACCENTE “PROFESSORE” che a scuola si andava a riposare!!!
    In un processo, ( una perizia giudiziaria), sosteneva, che nel libro, NON E’ PRESENTE L’ARGOMENTO…… NON CONOSCEVA NEPPURE IL LIBRO AD USO SCOLASTICO.
    QUESTI MIRACOLATI DAL POSTO NELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI, DEVONO ESSERE LICENZIATI…. PREVIO CONTROLLO DELL’OFFERTA FORMATIVA.
    MA QUALE OFFERTA FORMATIVA!!!!???

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