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Schiavitù o zelante lavoratore?

retevolante .

In un’epoca come quella attuale, dove il lavoro è diventato un bene prezioso, circola in molti l’idea che essere impiegati in un’attività sia il primo gradino della propria indipendenza e il primo mattone che permetta di costruirsi una famiglia. In epoche molto lontane il lavoro come lo intendiamo oggi non esisteva, si era solamente cacciatori-raccoglitori e tutto era condito da una vita breve e piena di pericoli. I più deboli morivano e i più forti avevano qualche possibilità, ma dovevano rischiare giorno dopo giorno contro le belve, i pericoli dei parassiti, degli insetti e dei fortuiti incidenti, delle malattie e non avevano nessun rimedio se non quello di alcune cure “magiche”.

Successivamente l’uomo scoprì la possibilità che si poteva coltivare ed allevare gli animali, realizzando quindi un profondo cambiamento nello stile di vita: la sedentarietà. Il villaggio e i piccoli gruppi di individui, iniziarono a costituire con il passare dei secoli, il punto focale di nuove società. La promiscuità necessaria, l’uso della coltivazione dei primi cereali e la coabitazione forzata con gli animali creò però l’insorgere delle malattie trasmettibili all’uomo. Un vero disastro sociale, poiché sconosciute e delle quali non esistevano metodi e soluzioni se non migrare in altri siti, ritenuti, più sani. Nascevano le regole sociali, le basi di un mondo che ci avrebbe portato in quello attuale.

Durante l’epoca di Roma e prima ancora anche nella democratica Grecia e nella terra di Sion la schiavitù era una regola comune che i vinti subivano. Purtroppo non si conosce quando abbia avuto inizio l’uso degli umani per gli umani.

La schiavitù permetteva la realizzazione di opere pubbliche e private quasi gratuitamente (non è vero), ma nell’uso comune e nell’ignoranza comune si credeva che lo fosse.
In tempi moderni la schiavitù è stata un grande affare per alcune nazioni (Svezia, Norvegia, Inghilterra, Olanda, Danimarca) che ne hanno tratto un enorme beneficio. L’Inghilterra inoltre, nota come esempio di democrazia occidentale, usava gli irlandesi come bassa schiavitù, nel senso che questi avevano un valore più basso degli schiavi africani o delle indie. Il pasto, per questi irlandesi spesso era la carne dei loro stessi connazionali e le bassezze inglesi sono spesso celate, o mascherate da motivi religiosi anziché predatori e pirateschi alla pari delle efferatezze dei salafiti in Siria o in Libia. E’ emblematico che in moltissimi filmati si parli spesso degli irlandesi come una razza bastarda. Si provi quindi a pensare da cosa nasce l’odio irlandese, ormai sopito dalla droga, dall’alcol e dal globalismo, durante i giorni di Belfast.

Dicevamo che gli schiavi sono gratuiti, ma non è vero. Ai tempi di Roma, ma anche nella prima parte del 1000, la schiavitù era abbastanza diffusa anche in Italia e tutte le scorrerie barbariche seppero sfruttare quanto era in uso e comune all’epoca: si conquistava un territorio, lo si depredava, si prendevano donne e bambini e si utilizzavano come manovalanza, per uso e consumo. I maschi di buona costituzione finivano spesso nelle fila degli eserciti, soprattutto nelle prime file e chi indietreggiava veniva infilzato, senza troppi problemi. E fu così fino all’alba del 1700 e ancora più avanti fino  all’abolizione recente della schiavitù in Usa.
Ma l’abolizione, nel corso della storia, non fu un atto di pietà, Lincoln era anche lui uno schiavista, così come tutta la schiatta che lo adulava, ma aveva bisogno di uomini da portare al fronte, di mostrare un forte segno  politico, insomma un atto demagogico che in pratica mise sulle barricate migliaia di negri per una causa che non c’entrava nulla con la razza, ma bensì con gli interessi economici e finanziari e teologici (ricordiamo che Licoln era un seguace della Pilgrim Society tra i primi fondatori delle enclave che ancora governano gli Usa, tutti indistintamente sionisti).
Con il passare degli anni però si osservò che lo schiavo (sia donna che uomo) per le famiglie che li detenevano, aveva un costo altissimo che non poteva essere più sopportato. A questo, se si aggiungono le innovazioni tecnologiche del 1800 il passo alla liberazione degli schiavi è breve, ma solo per una semplice questione ragionieristica di convenienza dello schiavista: lo schiavo voleva dire mantenimento, casa, malattie, figli. Costi enormi per famiglie che con il passare degli anni si vedevano ridurre il loro potere. Cosa fare? Liberare gli schiavi, tutti e lasciare che si mantengano da soli e in caso di necessità per il lavoro delle aziende assumerli, facendo loro crede alla libertà acquisita che possono gestirsi come vogliono, ma allo stesso tempo controllarli relegandoli in ghetti per evitare il “contagio”.

La quadratura del cerchio era stata trovata ed a costo quasi zero, anzi il guadagno era ancor più aumentato proprio in virtù del fatto che adesso i liberi schiavi potevano gestirsi come volevano: non avevano obblighi nei riguardi di nessuno, potevano mangiare a casa loro, che dovevano pagare; se stavano male dovevano curarsi per conto loro, a pagamento; se avevano figli se li tiravano su loro a spese proprie. Un guadagno assoluto, anzi in questa liberazioni le grandi nazioni e le compagnie degli schiavi si trasformavano in banche, assicurazioni, aziende farmaceutiche, e i grandi latifondisti si rinnovavano producendo più cibo per le nuove bocche da sfamare. la catena produttiva era arrivata alla sua completezza: lo schiavo frustato non esisteva più, sulla carta, e il suo posto era stato preso da salariati, stipendiati. Tutti concorrevano alla produzione di ciò che tutti consumavano, un guadagno insperato, ma sicuro.

Venendo ai tempi nostri , la stessa cosa accadde anche da noi in Italia. E più recentemente con il lavoro alle donne: manodopera a costo bassissimo veicolato da messaggi profondamente ingannevoli: libere donne, il sesso è libero, fate quello che volete, fine della patria potestà, o con messaggi tipo “l’utero è mio e lo gestisco io” oppure come altre frasi del tipo “oggi in piazza ad abortire, domani in piazza con il fucile” tutte cose che la Bonino, per esempio, conosce bene. La donna, sacro altare del nostro futuro, è stata usata, manipolata e violentata due volte, sul lavoro e sulla moralità del futuro di una popolazione.

La schiavitù, si pensa non esiste più. Abbiamo alzato la testa troppo violentemente (meglio si potrebbe dire che ci hanno permesso di alzare la testa) e le classi schiaviste, quelle di sempre, non tollerano che questi schiavi abbiano anche l’ardire di porre delle condizioni, no! Tutte le battaglie fatte e combattute sono state vanificate dai contratti a cottimo, a progetto, dalle partite Iva, dal tempo determinato. Il futuro per una giovane coppia è diventato talmente incerto che è più facile guadagnare la giornata con il gioco delle tre carte che con il lavoro che manca. Ma cosa è accaduto in questi ultimi 20 anni che siamo arrivati a questo disastro? Le cause sono molteplici, vi racconteranno i grandi economisti, i grandi pensatori, gli imbonitori ed i piazzisti del giornalismo prezzolato; loro sono a libro paga di chi gestisce questo disastro e non possono uscire dagli schemi. In realtà il problema, dal mio punto di vista è molto più semplice di quel che si voglia far credere.

Le grandi classi imprenditoriali e bancarie non sono milioni di persone, ma qualche migliaio, esse gestiscono i flussi economici e finanziari del pianeta spostando merci, denaro e soprattutto capitale umano. Negli ultimi anni, dall’ingresso nel World Trade Organisation (WTO) della Cina (11.12.2001) e dell’India (01.01.1995) i paradigmi sociali, economici e politici ai quali eravamo abituati hanno subito una variazione. La Cina e l’India  con il loro 2,7 miliardi di persone, rappresentano, per quella famosa classe di schiavisti sopracitati, un serbatoio enorme di forza lavoro a costo quasi zero. In India i morti recenti del Bangladesh che lavoravano per molte aziende italiane, avevano un salario di 20 dollari al mese (0,66 cents/giorno). Quanti italiani vivrebbero con una cifra del genere? Eppure lì ce la fanno e se ce la fanno a vivere riusciranno anche a produrre, magari per mezza ciotola di riso in più.

Appare quindi evidente che il mercante non ci pensi due volte a spostare tutte le sue attività in luoghi dove il costo della manodopera ha un valore insignificante nel bilancio industriale e così, lentamente nel corso dei 20 anni, i grandi industriali, i grandi banchieri, le multinazionali spingono e sostengono nelle politiche sociali, economiche, industriali e finanziarie dei paesi europei/occidentali quegli uomini che siano i loro portavoce; creano con l’aiuto dei politici da loro eletti, tutta la normativa idonea a staccare la spina del benessere così come fino ad ora l’avevamo conosciuto; i sindacati che, all’apparenza sembravano lavorare per i nostri diritti, ora tacciono, non organizzano più oceaniche manifestazioni, barricate, picchetti davanti a quelle aziende che sono state dislocate: anche loro sono a libro paga degli schiavisti e quanto meno rientrano in quella struttura che ne preveda l’assenza dal campo di battaglia. Il caso eclatante, anche se molto complesso, è il prossimo fallimento dell’Ilva: silenzio assordante delle varie sigle sindacali, ma molto fragore in quelle correnti “new age” che paventano la morte totale di una provincia per dei mali ai quali nessuno prima di adesso aveva mai protestato: è più importante la vita o il mantenimento alla vita e a che prezzo. Da un lato il licenziamento di 40 mila persone, dall’altro la salute che viene minata dalle connivenze dello Stato e della Regione Puglia che in tutti questi anni non hanno mai verificato, mai denunciato.

Ma nel frattempo è necessario preparare il terreno affinché la massa non sia cosciente del baratro sulla quale la si vuol gettare, è utile dare “un colpo al cerchio ed uno alla botte”. Si va dalla politica, al commercio, all’industria, al sociale, alla sanità e all’impiego pubblico. Tutti ricevono un pezzetto di questa torta, poco per volta e via via sempre di meno finché un giorno non ci sarà più, nel frattempo ci saremo abituati a mangiare sempre meno fino al punto che un giorno mangeremo ed un altro no, ma non ce ne accorgeremo se non nel momento in cui i nostri figli non saranno più capaci di sopravvivere alla denutrizione. Verranno quindi attuate tutte quelle politiche da paese del terzo mondo in cui corruzione e malversazione sarà la legge dominante e i lavoratori si adatteranno a produrre a prezzi come gli indiani o i cinesi di adesso. Non ci sarà il tempo per le proteste e nemmeno per gli scioperi, che saranno vietati e tanto meno ci saranno tutte le possibili alternative di aiuto sociale che fino ad ora, per poco, abbiamo; bisognerà pensare a sfamare i figli, a guarire dalle malattie e quei pochi che ce la faranno non avranno nemmeno il tempo per chiedersi cosa stiano facendo e per chi lavorano.

Il dogma assillante è riportare la fiumana umana nel giusto alveo che si merita.
E così accade, si spostano le produzioni in altri luoghi più economici e si mette alla fame chi prima aveva raggiunto un certo livello di benessere, ma fra qualche anno sarà così anche per quelli che adesso stanno iniziando a stare bene e il pendolo si sposterà ancora una volta in quelle popolazioni, noi, che, alla fame, accetteranno qualsiasi cosa pur di mangiare. La Fiat dopo 5 anni di lavori incessanti in Serbia, l’anno scorso è partita con la produzione di auto, ma già adesso iniziano i contraccolpi e gli operai protestano per le paghe da fame che stanno ricevendo danneggiando alcune auto (500L). Cosa farà al Fiat per ora è sconosciuto, ma certamente, come altri, tra un po’ di tempo sposterà la produzione in altri stati dove la fame e il bisogno di sussistenza sarà tale da accettare anche una paga insignificante.

A volte è bene rileggere il discorso dello schiavo, forse, a forza di ripeterlo qualcuno se ne rende conto di come stanno andando le cose:

Uno degli aspetti più micidiale dell’attuale cultura è di far credere che sia l’unica cultura, invece è semplicemente la peggiore. Gli esempi sono nel cuore di ognuno, per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana è la cosa più pezzente che si possa immaginare. Come si fa a rubare la vita agli esseri umani in cambio del cibo, del letto, della macchinetta. Mentre fino a ieri credevo che mi avessero fatto un piacere a darmi un lavoro, da oggi penso: “Pensa a questi bastardi che mi stanno rubando l’unica vita che ho, perché non ne avrò un’altra, ho solo questa, e loro mi fanno andare a lavorare cinque volte, sei giorni alla settimana e mi lasciano un miserabile giorno per fare cosa? come si fa in un giorno a costruire la vita?“.

Allora, intanto uno non deve mettere i fiorellini alla finestra della cella della quale è prigioniero, perché sennò anche se un giorno la porta sarà aperta lui non vorrà uscire.

….Il vero schiavo difende il padrone, mica lo combatte. Perché lo schiavo non è tanto quello che ha la catena al piede quanto quello che non è più capace di immaginarsi la libertà.

  1. 31 maggio 2013 alle 20:06

    Non fa una grinza! Tutte cose vere, gravissimo il mettere schiavi contro schiavi, tu ricordi Fiat Serbia, ma anche un’altra fabbrica italiana di macchine per cucire, e ancora la Fiat In Polonia che con la Panda mette l’uno contro l’altro gli operai di là con quelli di Pomigliano d’Arco…
    Inducono a credere che il lavoro sia lo scopo della vita, altrimenti sei un fannullone, come se “lavoro” fosse quello rarissimo in cui una persona esprime le sue capacità e si sente qualcuno, non un cartellino da timbrare.
    Ho letto tutto il discorso dello schiavo di Agosti, ovviamente mi piace, e conferma come chi ha sviluppato un qualche talento artistico vede senza essere schiavo degli stereotipi, allora comprende che non vi è una sola realtà, e che quando lo credi è perchè ti hanno già belle fregato.

  2. 8 giugno 2013 alle 18:10

    scusa se mi posiziono fuori contesto, ma non trovo più il tuo articolo in cui parlavi dell’oro, e voglio segnalarti questa raccolta che forse ti interessa
    http://www.strategic-culture.org/authors/valentin-katasonov.html

    • 9 giugno 2013 alle 00:46

      Grazie, la domenica si presenta dorata😉

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