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ILVA, solo bestie!

Continua indefessamente l’attività terroristica dei giudici di Taranto contro gli interessi nazionali, sociali ed economici di una parte dell’industria italiana. E’ stato confermato il licenziamento senza preavviso di 5.000 dipendenti dell’ILVA (Ex IRI svenduta alla famiglia Riva). Purtroppo, come sempre accade in Italia, si guarda solo all’aspetto più facilmente suscettibile di critiche: ambiente (che va tanto di moda quando si tratta di nascondere altri misfatti).

Quello che più ci si chiede: dove stanno le grandi sigle sindacali della CGIL della UIL, della CISL. In altri tempi avrebbero rovesciato un paese e  avrebbero tappezzato le città con oceaniche manifestazioni. Adesso tutti zittini, ricurvi nelle loro sedi a bofonchiare cose inudibili e nessuno si muove. Nel frattempo 5.000 famiglie dovranno fare i conti con dissesti economici, finanziari. Ma ai sindacati, oltre a vociare parole senza senso, non resta altro. C’è come l’impressione di un accordo condiviso con i grandi attori della questione e che per tranquillizzare le persone, usino le solite melliflue proteste, insignificanti e per nulla incisive.

Mi domando poi se quei giudici di Taranto, studiosi di Cicerone (mi auguro che l’abbiano studiato profondamente),  hanno mai considerato questi aspetti sociali, perché il sospetto viene per la loro indifferenza e nella totale assenza di ratio societatis et humanitatis e della magnitudo animi (Cicerone): quelli non sono operai, dipendenti, impiegati con famiglie, figli. Sono solo bestie da scaricare al primo macello aperto!

Il problema è ambientale, si dice, ma se fosse così, come accaduto nella zona della Rhur, le soluzioni ci sono. I tedeschi ci sono riusciti ed hanno bonificato l’intera zona rendendola un giardino. Cosa abbiamo noi italiani che non riusciamo a fare meglio degli altri? Inettitudine, pigrizia, oppure forze nascoste che spingono per la chiusura definitiva dell’ILVA, soppiantandola con altri mostri a discapito della salute del benessere sociale.

  1. 30 novembre 2012 alle 22:11

    Si, la soluzione esiste anche in Italia. Basta prendere i galantuomini che hanno mandato in malora la fabbrica pagata con i nostri soldi, e che si sono mangiati 500 milioni di euro all’anno per due decenni, e presentare loro il conto dei danni. Nei loro ricchi portafogli in definitiva ci sono i soldi ottenuti guastando la fabbrica, e l’intera città; se si fossero comportati onestamente ora sarebbero meno ricchi, e non staremmo parlando di loro.

    Andiamo a domandare ai tedeschi cosa avrebbero fatto loro ad un “imprenditore” che si fosse permesso di comportarsi in questo modo; la risposta potrebbe essere molto, molto interessante. E da quella risposta capiremmo immediatamente perché questi signori hanno fatto queste cose in Italia e non altrove. C’è sempre una ragione per ogni cosa.

    • 1 dicembre 2012 alle 00:44

      Se conosce la storia dell’Ilva e delle varie svendite fatte in Italia non può meravigliarti della condizioni attuale. Ne è solo la conseguenza di azioni del passato e come l’Ilva ce ne sono a bizzeffe. Ma questa è storia vecchia.
      Sì il denaro è sempre presente, ma in questo caso, come anche in quelli del passato, dagli anni 80 in poi, è stato solo la merce di scambio per sottrarre all’Italia quel poco di ricchezza condivisa che si era creata dalla fine della guerra in poi, ovviamente con la complicità di loschi figuri della politica italiana e delle istituzioni (tutte!!) che in cambio di una manciata di denari ci hanno portato a questa situazione.

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