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Legge bavaglio: mai toccare la magistratura.

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Ormai è di dominio comune: Sallusti è stato condannato al carcere. Il motivo della decisione della Cassazione è che Sallusti, in quanto direttore de “Il Giornale”, all’epoca dei fatti, è il diretto responsabile quando non vi sia la possibilità di individuare il giornalista autore dell’articolo incriminato. L’articolo esprimeva un giudizio sulla decisione di obbligare una ragazzina di 13 anni ad abortire contro la sua volontà e nello specifico nell’articolo era scritto che

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La bambina, da quello che si legge nell’articolo, pare abbia dei seri problemi psicologici, mentre il giudice, offeso dalle parole dell’articolo, ha provveduto  a fare causa al direttore del giornale come diretto responsabile di quello che è stato pubblicato. Nella realtà, si legge sempre nell’articolo, il giudice non espresse il consenso per fare abortire la bambina, ma  lasciò che le parti in causa – genitori e medici da una parte e bambina da sola dall’altra -decidessero sulla questione. Il risultato fu l’aborto per buona pace della famiglia perbenista sorda delle suppliche della figlia che invece avrebbe voluto tenere con se la ceratura che portava in grembo e il ricovero della ragazzina nel reparto psichiatrico Regina Margherita. Queste le sue parole dopo l’asportazione chirurgica del feto: «Io qui non ci voglio stare – continua a ripetere – non sono pazza, sto solo male come un cane per quello che i miei genitori e i giudici mi hanno obbligato a fare»

Qualcuno un tempo espresse un concetto che ancora oggi dovrebbe essere valido, ma che molti uomini disattendono: <<Io combatto la tua idea, che e diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente>>.  Sallusti, come responsabile, dovrà pagare, ma la legge che è stata applicata per questa opinione e il giudice come Ponzio Pilato se n’è lavato le mani.

Questa è la grande democrazia italiana, dei grandi uomini che hanno costruito questa fogna di nazione che è l’Italia che basa le sue leggi sui bavagli e sulle querele, sulle denunce e sui processi farsa inondando i tribunali di cartacce e alzando la polvere per non far vedere quello che realmente accade. Ha ragione Feltri quando dice che in galera dovrebbero andare altri personaggi e che la magistratura invece che perdere tempo su bagatelle di nessun conto dovrebbe applicare la legge su quei fatti più seri, ma che convenientemente tralascia di indagare.

Ora si alzano le voci dei più blasonati giornalisti che si accorgono di quanto nefasta sia questo sistema politico giudiziario di questo paese: tutti a difendere la loro categoria, giustamente. Ma la giustezza di queste urla trovano spesso anche il pretesto per affondare la lama della diffamazione anche su fatti che non sono inerenti, affermando che queste cose capitano solo in Siria, così afferma Riccardo Pelliccetti. Forse Pelliccetti non conosce quanto invece accade in Arabia Saudita, nel Bahrein, negli Emirati Arabi, nel Qatar.

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