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Svuota carceri

I parenti delle vittime, degli stupri, delle rapine, dei borseggi, dei delitti amministrativi e finanziari da oggi in poi andranno per strada con una fascia al braccio color rosso e non per essere simpatizzanti del partito comunista, ma per mostrare la vergogna del nuovo provvedimento che presto sarà trasformato in legge: la legge svuota carceri.

Tale legge si fonda sul Decreto Legge n. 211 del 22 dicembre 2011, che fu emanato conseguentemente al problema della situazione insostenibile delle carceri italiane: troppo piene e con detenuti stipati nelle celle. Il provvedimento prevede l’innalzamento della detenzione da 12 a 18 mesi di pena detentiva che può essere scontato presso il domicilio del detenuto, mentre la detenzione presso il domicilio non é applicabile ai soggetti condannati per delitti gravi (terrorismo, mafia, traffico di stupefacenti, omicidio, violenza sessuale di gruppo), ai delinquenti abituali, professionali o per tendenza, ai detenuti che sono sottoposti al regime di sorveglianza particolare, e nei casi di concreta possibilità che il condannato possa darsi alla fuga ovvero sussistono specifiche e motivate ragioni per ritenere che il condannato possa commettere altri delitti ovvero quando non sussista l’idoneità e l’effettività del domicilio anche in funzione delle esigenze di tutela delle persone offese dal reato.

Introduce anche due modifiche importanti riguardanti l’art. 558 del codice di Procedura Penale: la prima che il giudizio per direttissima se in deve essere fatto entro e non oltre le 48 ore dall’arresto, mentre la seconda modifica riguarda che le persone non potranno essere condotte in carcere prima di essere comparse davanti al giudice per la convalida dell’arresto e il giudizio direttissimo.

Potremo quindi osservare che questi tecnicismi hanno il sapore di una vera beffa e nel frattempo alcune migliaia di persone (3.374) lasceranno le patrie galere per essere detenute nelle loro abitazioni. Per contro, secondo il guardasigilli, il risparmio giornaliero arriverebbe addirittura a 350.000 euro. Anche in questo caso si tratta di tecnicismi. Mi sorge la domanda: come mai quasi tutti i nostri politici hanno al seguito persone delle forze di polizia e non solo quelle personalità che possono essere oggetto di atti di violenza. Il costo di queste persone chi lo paga? Non sarebbe più utile reindirizzare questo personale in attività di prevenzione di controllo contro il crimine anziché scorazzare dietro ad un emerita nullità?

Nel frattempo le vittime di questi stinchi di santo provano un senso di ribrezzo, una strana sensazione di fastidio, di stupore, ma sopratutto un senso di nullità. Essi si chiedono: se non è lo stato che ci garantisce,  cosa dobbiamo fare per sentirci sicuri? Dobbiamo forse armarci e costituire delle bande per proteggere i nostri figli, le donne, gli anziani, spesso questi ultimi vessati e bastonati per pochi denari? Oltre al danno anche la beffa di veder per strada il criminale? No, secondo il decreto, ma sappiamo come funziona la legge in Italia e se a Roma di notte ci sono in tutto 16 pattuglie che sorvegliano una città di quasi 3 milioni di abitanti, vogliamo pensare che queste pattuglie si preoccupino di verificare se un detenuto è a casa??

Ma il problema delle carceri affollate è in effetti un problema, poiché a tutti potrebbe capitare, per un caso fortuito, di essere ospiti di questi luoghi. Basti pensare a quante persone sono state arrestate o per omonimia, o per mancanza di un alibi o per degli indizi probanti un certo reato o per la manchevolezza del giudice o delle forze dell’ordine. Tutti siamo passibili di errore tanto più che a dirigere l’orchestra non è una giustizia indenne da certe patologie politiche o da un certo tipo di protagonismo, così come il sistema giudiziario burocratizzato è spezzettato in maniera tale che chi vi entra spesso non ne esce più.

Più volte abbiamo avuto dimostrazione dai media che in  molte parti d’Italia ci sono carceri non finite, strutture fatiscenti abbandonate per mancanza di personale o di mezzi e allora per far fronte alla dilagante criminalità, si preferisce ammassare i detenuti in celle costruite solo per 2 o 4 persone mescolando, magari, quelli in attesa di giudizio forse innocenti, con altri già giudicati. Mancano i mezzi, sostengono i nostri amministratori che lussuosamente sappiamo come essi vivono e allora.

E il parente della vittima come dovrebbe sentirsi nel venir a conoscenza di un altro ceffone alla giustizia?

 

 

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