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Il fuoco della Moby Prince e le acque del Giglio sulla Concordia.

L’Italia che affonda, che è tratta in salvo da un personaggio discutibile, vale certamente la vignetta su esposta, ma anche le idee di una persona che ha, follemente, esaltato una certa metafora:

Avendo ambizioni di follia, mi permetto queste riflessioni.
Nell’aprile del 1991 il Moby Prince, in seguito ad un incidente, andò a fuoco. Morirono tutti, passeggeri, comando ed equipaggio, ad eccezione di un mozzo, che si salvò a nuoto tuffandosi nelle acque infuocate (refusi mnemonici mi suggerirebbero di cercare nella mitologia o nella fantasia romanzesca qualcosa di analogo, e trarne il significato simbolico).

Con il senno del poi, potrebbe essersi trattato di un disastro rituale, propiziatorio. Infatti l’anno successivo, nel 1992, a bordo del Panfilo Britannia, alcuni politici e banchieri italiani (e soprattutto stranieri) decisero la svendita dei gioielli dell’Italia stessa, in sostanza, ne “bruciarono” le ricchezze. Non soltanto, nel rogo, vi perì, al pari del Moby, anche la classe dirigente politica italiana, fatta fuori dallo scandalo di Mani pulite. Il Moby non affondò, e neppure la nave Italia affondò, ma da allora, non fu mai più quella di prima.

Dopo anni passati a leggere sulla massoneria, posso dire che il disastro del Costa Concordia riporta tutti i simbolismi tipici del disastro massonico rituale. Anzitutto, tecnicamente, da qualunque punto la si guardi, sembra un disastro voluto, più che un errore umano. Navi di quel tipo sanno in ogni istante dove sono e cosa c’è attorno a loro, sia sopra che sotto alla superficie dell’acqua. Si tratta di un disastro impossibile se non appunto voluto. Ciò ricorda assai da vicino la situazione economica della nave Italia, che soltanto per volontà precisa affonderà, perché i presupposti per una navigazione serena ci sono tutti. Simbolicamente è affondato un gioiello della marina civile da crociera, e se affonderà l’Italia affonderà un gioiello di cultura, storia, economia, industria ed ambiente.

Ad affondare il Concordia è l’isola del Giglio, ed il giglio è uno dei simboli dei Rosacroce, e la massoneria firma sempre le proprie azioni. Se nave Italia avrà d’affondare economicamente, sapremo che è stata opera del giglio, cioè dei Rosacroce. Il disastro avviene di venerdì 13, dove il 13 riveste significato simbolico preciso (mi vien da dire che il 13 sta per “giustizia”, ma non ricordo bene e dovrei andare a verificare). Da segnalare la dissimulazione del disastro in atto. Le voci rassicuranti del “governo” della nave, che minimizzano e tendono ad imputare ad un incidente “tecnico” momentaneo la situazione d’emergenza venutasi a creare. Questo sia verso i passeggeri che verso la capitaneria di porto, cioè sia verso l’interno, che verso l’esterno della nave, dissimulazioni che riecheggiano quelle fatte dal governo sia verso i cittadini, che verso l’Europa.

Ciò ricorda profondamente la situazione della nave Italia, dove si lascia intendere che il momento di crisi, per quanto grave, sia passeggero, dove si nega che la crisi sia profonda ed irrisolvibile, checché se ne dica. La confusione all’interno della nave durante il disastro è totale, il “governo” della nave praticamente assente, anzi si salva per primo e si rifiuta di tornare sulla nave. Ciò significa che se l’Italia dovesse affondare, il “governo” sarà assente, tenterà di tranquillizzare la gente senza avere le redini della situazione “tornate nelle vostre cabine” darà disposizioni errate ed in ritardo, e non tutti coloro che diligentemente si adegueranno agli ordini si salveranno. Anzi, dirò di più, la nave Italia verrà governata in modo che non potrà più navigare i mari ma sarà soltanto un relitto alla fonda, metà sommersa quindi divisa in due, tra chi potrà salvarsi e chi invece si trova sott’acqua ed annaspa annegando… un’Italia lacerata da conflitti sociali, dove la “concordia” sarà persa per sempre, relitto inerme che verrà vampirizzato ad ondate successive.

Il rito non è ancora terminato. Vedremo se la concordia affonderà nei fondali profondi, o se verrà recuperata e, in tal caso, se restaurata o demolita. La teoria del disastro rituale si basa su indizi che possono fornire un orientamento, ma non sono di certo probatori. Non è poi detto che un rito, per quanto riuscito bene, sarà affrancato dai fatti reali. Sempre più credente nel nostro Dio cattolico, inizio ad intravederne l’opera tra le nebbie della razionalità. Se la nave finirà in fondo al mare, o se verrà demolita, il suo ricco bottino sarà vampirizzato, e ciò costituirà la fine del rito. Serbatoi, suppellettili di valore, arredi, tutto ciò che sarà asportabile sarà vampirizzato dal concordia per andare ad arricchire altre navi. Nella teoria del “rito” ciò significa che l’Italia verrà quindi “svenduta” pezzo a pezzo a multinazionali o società straniere, ridotta ormai a stato coloniale.
Si potrà obbiettare che si tratta di una lettura simbolica degli avvenimenti, ma il linguaggio massonico si fonda tutto sul simbolismo.

Più chiaro di così…

fonte: vega

  1. klement
    27 novembre 2014 alle 11:23

    E poi si fa tanto baccano perché in India affonda il peschereccio

  1. 9 marzo 2015 alle 13:40
  2. 13 marzo 2015 alle 03:50

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