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Attacco all’oro dell’Italia

In tempi non sospetti (2009) la Cina provvedeva a ritirare alcune tonnellate di oro fisico per immagazzinarle nei suoi caveau e allo stesso tempo il governo cinese  spinse i suoi abitanti ad acquistare e a trasformare i propri risparmi in oro fisico liberalizzando  le procedure per l’acquisto. Il Venezuela in considerazione dell’andamento dell’oro e della speculazione in atto sul metallo, ha in mente la nazionalizzazione delle sue miniere e il rimpatrio delle 211 tonnellate d’oro presenti nelle mani degli anglosassoni (Bank of England, Banca dei Regolamenti Internazionali e JP Morgan). L’accusa della GoldMoneyNews è ovviamente contro questa decisione che potrebbe sovvertire il mercato del metallo, però è molto più facile pensare che la scelta di Chavez sia in linea con quella dei Cinesi, della Russia e dell’India che si stanno comportando allo stesso modo. La stessa Goldman Sachs annuncia che il prezzo dei metalli preziosi è destinato ad aumentare a causa della politica di aiuti finanziari  (Quantitative Easing) che la banca europa (BCE) e la Bank of England e la FED ed altre banche nazionali stanno pompando sul sistema finanziario e mantenere i proprio oro in mano di quelli che – una volta come adesso – erano pirati contro i quali spagnoli e portoghesi combattevano non è un’idea certamente saggia.

Non a caso in questa giornata frenetica le borse mondiali sono schizzate ad livelli da record proprio in funzione di alcune battute finanziarie messe in atto dal sistema bancario internazionale per tamponare e non per risolvere il problema attuale del debito mondiale.

Tra le quali la Banca Cinese che ha abassato di 50 punti base la riserva frazionaria delle banche passando da 21,5% a 21%; la Germania è disposta a fornire più risorse finanziarie al FMI attraverso prestiti bilaterali; in Usa nel mese di novembre gli occupati del settore privato in Usa sono cresciuti di 206mila unità, contro le 130mila previste in media dagli economisti; e le vendite negli USA di case esistenti a ottobre sono balzate del 10,4% contro attese di 2%.

Nella sostanza queste misure sono tutte indirizzate a fornire liquidità al mercato interbancario e come risultato quello di raffreddare, momentaneamente, la tensione sui titoli di stato. Opera questa utile nel breve, ma alla lunga sarà una valanga che travolgerà tutto e tutti, ma come dice qualcuno: vai con la coca e a forza di siringate di liquidità mantieni in piedi un mercato drogato.

A questo è però necessario dare anche uno sguardo agli attacchi avvenuti sui nostri titoli di stato che se da un lato hanno mostrato il lato più debole, dall’altro l’attacco si inserisce in una trama che non lascia spazio a molti se o ma. A tale proposito ho trovato interessante leggere  quanto scrive Attilio Folliero nel suo blog che raccomando e copio in parte:

L’Italia è un paese in crisi, in profonda crisi economica, con un debito pubblico praticamente impagabile, attorno al 120% del PIL e con le principali imprese del paese che a causa della caduta dei tassi di guadagno si stanno riubicando altrove, in zone che permettono guadagni superiori a quelli dell’Italia. Ma l’italia, pur in profonda crisi ha ancora tanti gioielli, molto appetibili e che le multinazionali anglo-americane sperano di “comprare” a prezzi stracciati.
Gli interessi dei globaloisti e degli anglosassoni puntano a privatizzare quanto c’è rimasto da privatizzare in Italia: dall’ENI, di cui una parte è ancora in mano allo stato, così come pure l’Enel, oltre a Finmeccanica, Fincantieri, Trenitalia, Poste, Televisione pubblica, Ospedali e centri sanitari all’avanguardia nella ricerca, Università, Scuole e imprese municipalizzate, come quelle dell’acqua e della raccolta dei rifuti. A tutto ciò va aggiunto che l’Italia possiede un ricco patrimonio paesaggistico e ambientale, decisamente invidiabile e un ricchissimo patrimonio artístico; in Italia è concentrato il 60/65% di tutti i beni artistici e archeologici dell’umanità.
A tutto questo va aggiunta una ulteriore ricchezza posseduta dall’Italia, di cui nessuno parla: il suo oro!
Nessuno ne parla, ma l’Italia ha la quarta riserva di oro del mondo, che allo scorso giugno ammontava a ben 2.451,80 tonnellate, che al prezzo odierno dell’oro equivale a circa 100 miliardi di euro. Solo FMI e due stati, USA e Germania, hanno riserve auree superiori alla riserva italiana. L’oro è un prodotto altamente strategico destinato a rivalutarsi fortemente nel futuro inmediato, per cui questa ricchezza è molto appetibile.
In questo momento, l’oro italiano è il principale obiettivo su cui hanno messo gli occhi i globalizzatori.
Quindi, l’Italia pur essendo un paese in forte crisi, possiede ingenti ricchezze. Come impossessarsi o meglio derubare queste ricchezze all’Italia ed al popolo italiano? Approfittando dell’enorme debito pubblico, i grandi predatori con l’aiuto dei propri rappresentanti all’interno del paese, ovvero i liberisti nostrani, gli stipendiati di Goldman Sachs, FMI, BCE, Federal Reserve, World Bank, WTO ed affini faranno pressione per ridurre il debito pubblico attraverso la privatizzazione, la vendita, ovviamente a prezzi fortemente scontati, dei beni sopra citati. Come già successo con la privatizzazione delle grandi banche statali, ad esempio, negli anni novanta, lo stato incasserà delle somme che andranno ad incidere in minima parte sulla riduzione del debito, ma allo stesso tempo l’Italia perderà definitivamente i grandi guadagni che queste imprese producono.
La privatizzazione, come insegna la storia, non è mai servita a risolvere i problema di un paese, anzi li ha ingigantiti. Pertanto, nei prossimi anni l’Italia andrà incontro a problemi economici moltio più gravi. Il mancato introito dei guadagni derivanti dalle imprese pubbliche privatizzate, la riduzione della spesa pubblica e lo smantellamento del welfare state, dello stato assistenziale, ma anche l’incremento della disoccupazione e la riduzione dei consumi accentuerà la crisi, che porterà alla chiusura di ulteriori imprese; tutto ciò si ripercuote ovviamente anche sugli introiti dello stato, dato che si determina una riduzione del gettito fiscale, una riduzione delle imposte dirette ed indirette e per conseguenza lo stato avrà sempre meno soldi da distribuire. Come insegna la storia recente, per esempio dell’Argentina o dell’Ecuador, per restare all’America Latina, la conseguenza diretta sarà una inevitabile esplosione sociale, placabile solo con la repressione, con la forza ovvero con una dittatura.
Il futuro dell’Italia appare sempre più nero ed inveitabilmente il popolo italiano sarà costretto a riprendere la via dell’emigrazione.
Come mai gli attacchi a Berlusconi, uno dei massimi rappresentati del capitalismo italiano? Berlusconi, da quando è al governo, fra una orgia e l’altra non ha avuto il tempo di continuare con la svendita del patrimonio italiano, occupandosi esclusivamente degli affari suoi, ovvero di come risolvere i propri problema giudiziari. Ai globalizzatori ha concesso poco, certamente molto meno di chi lo ha preceduto e quindi è normale che sia attaccato. Berlusconi, però dovrebbe comuqnue essere ringraziato dai globalizzatori anglo-aemricani, perchè con la sua política ha contribuito non poco ad incrementare il debito pubblico italiano, dando quindi una grossa mano ai globalizzatori che sulla base del forte debito pubblico, lasciato in eredità anche da Berlusconi, potranno chiedere a gran voce che si proceda con la massima urgenza alla privatizzazione di tutto quanto è possibile svendere.
Ricordiamo che Berlusconi, la prima volta che arriva al Governo era stato preceduto da Carlo Azeglio Ciampi, e questi poco dopo essere diventato capo del governo, il 30 giugno del 1993 nomina un Comitato di consulenza per le privatizzazioni, presieduto da Mario Draghi, uomo Goldman Sachs, non a caso, oggi, arrivato alla presidenza della BCE.
Ciampi aveva proseguito la svendita del patrimonio italiano iniziata dal socialista Giuliano Amato, braccio destro di Craxi (inspiegabile miracolato dai giudici che provvidero a far piazza pulita della classe politrica italiana di allora) e dal “lottizzatore” democristiano Romano Prodi; Romani Prodi venne così definito, per il suo comportamento quando era presidente dell’IRI, da Franco Bechis in un articolo pubblicato su Milano Finanza: “Prodi, all’Iri, lottizzò come un democristiano“.
Sul tema delle privatizzazioni in Italia, invitiamo ancora una volta a leggere l’articolo di Eugenio Caruso su Impresa oggi: “Iri tra conservazione e privatizzazioni
Insomma l’attacco al Cavaliere si spiega perchè non è considerato all’altezza dei suoi predecessori privatizzatori e quindi si preme per un immediato ritorno di questi.
L’attacco all’italia è finalizzato al furto del suo oro, del suo enorme patrimonio ambientale, artístico e archeologico e delle imprese pubbliche dai grandi guadagni.
A chiusura voglio menzionare quanto James G. Rickards, uno che vorrebbe il ritorno al “Gold Standard” e che in 35 anni di attività ha costruito il Fear Index che misura la confidenza nazionale di uno stato in relazione alla massa monetaria in circolazione, alle riserve auree detenute ed al suo valore di mercato che dichiara: “Since its formation (si parla della Federal Reserve, nda.) in 1913 it has failed to maintain price stability, failed as a lender of last resort, failed to maintain full employment, failed as a bank regulator and failed to preserve the integrity of its balance sheet.”
C’è altro da aggiungere?
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  1. 2 dicembre 2011 alle 00:56

    risposta esauriente 🙂

  2. 7 dicembre 2011 alle 23:45

    non ha preso il commento, forse.
    rimetto il link
    http://altrocampo.altervista.org/?p=1061

    • 8 dicembre 2011 alle 01:31

      Ho letto l’articolo, ma mi sembra un pochino basato su ipotesi e congetture. E’ pur vero che 2500 tonnellate di oro fanno gola a tanti, basta vedere come si sono comportati con l’oro di Gheddafi, ma da questo a pensare che ce lo rapineranno, anche con manovre arzigogolate, ce ne passa. Questa è la mia opinione, perché vedi io credo che in momento di grande marasma gli sciacalli raccolgono quello che più facilmente riescono a rapinare, ma il problema di fondo, oltre che la rapina, è qual’è l’obbiettivo per cui si mette in moto il “marasma”? L’oro italiano è un bel bottino, ma ancor più grande è il dominio o il NON dominio che la nostra terra potrebbe esercitare e, visti gli sviluppi sui quali si vanno a posizionare le pedine nella parte più a sud del mediterraneo, i miei pensieri vanno su cose che coinvolgeranno molte vite umane.

  3. 8 dicembre 2011 alle 11:22

    Partendo dal fondo, direi proprio di sì, una escalation, una scansione di tempi. con gli strumenti di una lenta assuefazione alla distruzione di vite.
    Prima delle tv e del web, le guerre erano raccontate, poi sono diventate scene cinematografiche ma sempre estranee alla vita normale, Anche per l’ultima guerra mondiale, le comunità locali vivevano bombardamenti, epurazioni e tutto il corredo, ma non avevano “immagini” della guerra nella sua globalità, potevano ancora pensare in termini di vittoria e sconfitta.
    Ora la guerra c’è nelle nostre vite per abitudine in ogni momento, sempre online, allora la rappresentazione per incidere sulla mentalità si espande al sadismo. La Libia se la potevano ingoiare come una caramella, si è voluta la coreografia cruenta delle bande, si è voluto mostrare un uomo inseguito da una muta di belve. Si è disceso un altro scalino, la psiche si è abituata anche a questo.
    Pian piano la gente accetta questo senza rendersi conto che così la distruzione le si avvicina sempre più e facilmente, non dando scampo. Ormai non è più questione di chi vince o perde, non si può più vincere, chi è designato a perire è già sconfitto in partenza.
    (e chi non si assuefà a questa “normalità” del sadismo, vive nell’angoscia, ed è un rovesciamento: chi è mentalmente sano appare pazzo)

    Riguardo all’oro, ho messo il link qui perchè sono pochi gli articoli che ne parlano, ma sulla conclusione non mi pronuncio, penso che la strategia di mettere le proprie pedine nei vari governi sia semplice e sufficientemente efficace: far dare le chiavi di casa in mano al ladro.

  1. 1 dicembre 2011 alle 11:26

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