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Italy too big to be bailed out.

Mentre si stanno concentrando i colpi dell’artiglieria pesante sul nostro debito e sui nostri titoli obbligazionari il mondo finanziario scopre, ma non da oggi, che l’Italia è troppo grande per essere salvata: too big to be bailed out.

Il debito enorme e gli interessi che vi si aggiungono, ha creato una situazione insostenibile, impossibile da arginare e da contrastare con misure simile a quelle prese per l’Irlanda, per la Grecia (che è ancora in bilico). L’Europa non è in grado di far fronte alla montagna di denaro che dovrebbe esere ripagata e il pagatore di ultima istanza, la BCE, al massimo, potrebbe offrire qualche centinaio di miliardi, insufficienti per tamponare la falla italiana.

Dopo gli innumerevoli attacchi portati al nostro governo da ogni parte del mondo economico industriale (Marchionne e Mercegaglia), dal mondo finanziario (Passera, Tremonti, Monti, Amato, Draghi, Trichet) e da quello anglosassone della City di Londra e da Wall Street si scopre che la causa di questo non è nella figura patetica del Signor Berlusconi, ma la struttura intrinseca del debito che in 30 anni ha divorato migliaia di miliardi. C’è il sospetto che già queste cose fossero chiare prima, ma tolto l’elemento di disturbo (Berlusconi) il profilo dell’attacco all’Italia è molto più chiaro. Alla fine Berlusconi, per quanto criticabile, si è comportato come altri nel passato; più o meno senza cambiare strutturalmente l’architettura dell’impalcatura che regge questo poricilaio di Italia (vedasi Ristrutturale l’Italia)
Perchè parlo di attacco all’Italia? Perché se andiamo a vedere il debito del 127% e si scopre che il debito non è poi così disperato rispetto agli altri concorrenti europei e che si posiziona all’incirca al debito degli anni ’90, ma la spiegazione ce la danno, come sempre gli anglosassoni:

“...The economy barely grows and doesn’t create jobs for the nation’s youth. It ranks low in competitiveness surveys and has terrible labor productivity. In other words, for Italy to escape the debt crisis, it has to tear apart the structure of its economy – liberalizing labor markets and increasing competition to spur greater productivity and create jobs……..Investors will be pressing Rome to go on a reform crash course, undertaking measures immediately that should have been introduced over many years.

Chiaro il messaggio: liberalizzazioni, così il mercato del lavoro – dicono loro – si riprende, si creano posti di lavoro e maggior competitività; gli investitori spingono Roma a fare riforme straordinarie, immediate che avrebbero dovuto essere prese molti anni fa.

Ma se guardiamo bene, senza le lenti delle urla dell’agorà politica o di quelli che vogliono farci sentire la solita manfrina, si capisce che “questi investitori” stanno considerando l’Italia esattamente come è la Francia, l’Inghilterra, l’Olanda e tutti gli altri paesi europei, ne più ne meno. Non parliamo poi degli Usa, in cui il 90% delle aziende strutturali sono state delocalizzate infischiandosene delle forze lavoro interne, ma lì oltreoceano hanno la macchina stampa soldi, quindi di fronte ad un debito colossale americano rispondono con un’altra tiratura tipografica di dollari. Quindi cosa cambia? Nulla!
Anzi tutto e il contrario di tutto, perché siamo la nazione più debole politicamente e perché nell’arco d questi ultimi 4 anni il governo italiano è stato sotto attacco non solo internamente, ma anche dal Wall Street Journal, dal Fiancial Times, e da tutta la élite finanziaria mondiale anglosassone che conta. Per la verità Berlusconi ha fatto di tutto per attirare l’attenzione e questo misura lo spessore della persona, purtroppo!

Ci sono due opinioni contrastanti da un lato e convergenti da un altro.  Il debito pubblico italiano è enorme, mostruoso, impagabile, ma è anche quello che – tolti gli interessi – non è poi gran cosa se paragonato agli altri. Dall’altro lato della barricata ci sono le scommesse sul debito italiano, i cosiddetti CDS, quella specie di assicurazione che coprirebbe la speculazione in caso di fallimento. Il fatto reale è che nessuna assicurazione del mondo ha il denaro “fisico” per ripagare il debito italiano, figuriamoci quello Usa (ma li hanno la macchina stampa soldi). Cosa sta quindi accadendo:

1) Ci sono quelli che premono che l’Italia fallisca (ricordiamo il tit9lo del post: Italy too big to be bailed out.)

2) Ci sono quelli che premono che l’Italia non fallisca (debito pubblico coperto dalle risorse interne e private: “i nostri tesori e i nostri risparmi” ed ecco che salta fuori il nome di Amato, il rachito con pesnioni d’oro e quella di Mario Monti massone, il lacché degli Anglosassoni pronto a donare il patrimonio italiano su un piatto d’argento al “mercato” svendendolo al miglior offerente;

3) Ci sono quelli che sono una via di mezzo tra i due e che non vogliono ne l’una ne l’altra cosa.

Come riporta il blog di Uriel, dice quanto segue: “ i CDS sul debito italiano hanno una scadenza, e se l’ Italia arriva alla fine della scadenza senza generare ALMENO un evento creditizio menzionato nel CDS, qualcuno ci rimetterà’ qualcosa come CINQUE trilioni di dollari.” Se le cose stanno in questa maniera è chiaro che nessun assicuratore vorrebbe che si arrivasse al fallimento dell’Italia (dovrebbero pagare 5.000 miliardi di dollari ai detentori dei CDS), ma allo stesso tempo quelli che hanno speso i soldi per l’assicurazione vorrebbero vedere premiata la loro precauzione se l’Italia fallisse.

Quindi riportando le bocce al loro posto sembrerebbe evidente che più che un problema di debito pubblico è un problema di scommesse d’azzardo, insomma la solita bisca da 4 soldi.

Per la verità ciò che nel mondo esterno viene percepito è la mancanza di uomini capaci di sostenere una politica nuova, di fare riforme strutturali e di rovesciare l’andazzo, ormai vecchio e stantio di oltre 30 anni di marcia politica del tram-tram.

Will that change after Silvio’s departure? We’ll have to see who takes his place, and what sort of authority that new cabinet has. But I wouldn’t get my hopes up. Italy has a long history of suffering with chaotic, short-lived administrations. We have no reason to be certain that Rome will break with tradition this time.

Come dico ormai da anni chi controlla l’Italia controlla l’intero occidente e i tempi stringono e a nessuno è permesso che vi sia un controllo extra a quello che il patto atlantico ha voluto dalla seconda guerra ad oggi. Sulla base di questo la mia opinione è che ci faranno sputare sangue anche dalle orecchie, ma l’Italia non fallirà, perché se dovesse accadere…sia mai che venga fuori un pazzo scatenato che butti tutti a mare ed estrometta le banche anglosassoni e riordini il cesso di questa nazione? Cosa perderebbero quei signori che adesso ci vogliono far piangere sangue? Come potrebbero portare attacchi alla Libia e all’Iran, visto che già ci sono degli incontri ad alto livello tra Israele, Nato, Usa e Italia sul dislocamento dei mezzi e uomini per la prossima carneficina? No, non ci sarà fallimento, ma solo una bastonata tra coppa e collo, giusto per ricordarci che dal dopoguerra ad oggi siamo sempre i sudditi e sempre proni alle esigenze geopolitiche altrui.

Per i corti di memoria o per i più giovani: l’Italia entrò nello SME nel 1978, abbandonò il sistema il 17 settembre 1992. All’epoca ci fu mani pulite, la nuova repubblica, ci fu Amato e il governo Dini, ricordiamo che da allora ad oggi, quasi 30 anni, l’Italia ha perso una quantità inestimabile del suo patrimonio aziendale a vantaggio del mercato anglosassone. Ricordiamoci che all’epoca Mario Draghi fu uno dei più accesi ed attenti fautori della privatizzazione italiana e che assieme al criminale di Ciampi riusci a far perdere alla lira il 40% (questi sono gli uomini che molti politici citano fieramente, invece di appenderli ad una corda!!). Se questi sono le premesse del governo Monti o del rachitico di Amato, beh…meglio ritirare i propri risparmi e arroccarsi in casa in attesa di tempi migliori.

  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. 10 novembre 2011 alle 03:49

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