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Socialmente inutile

La morte di Steve Jobs ha lasciato un solco profondo in tutto il web, non c’è angolo della rete che ne annunci l’improvvisa morte, la disperazione e quanto di melenso possa essere. Moltissimi blogger ne parlano, come sto facendo anch’io e la stragrande maggioranza ne evidenzia i pregi e tutte le cose belle di questo personaggio, meglio dire di quest’uomo.

Quello che ha fatto Jobs lo si sa già, così come si sa che gli amanti dei suoi prodotti sono anche quelli che per ore e giorni si accampano sotto i negozi della Apple per avere uno dei gioielli tecnologici appena sfornati. Certamente un mondo diverso da quelli dei “dozzinali” pc, magari assemblati a poche centinaia di euro, ma funzionanti.

E’ curioso come l’informatica abbia rimodellato la moda delle persone: così si è passati dalla moda degli orologi della Swatch, all’ Atari, al Power Pc fino ad approdare ai Mac con tutta la sua famiglia di oggetti ipercostosi. Un mondo esclusivo – apparentemente – perché grattando-grattando si scoprono persone che preferiscono spendere 700/800 euro per un cellulare Apple o 2.000 euro per un iMac, ma fanno fatica a pagare la rata del mutuo, oppure rimandano la seduta dal dentista. Quasi come una droga: devo averlo!
Questa la frase che si legge in molti forum del mondo Apple.

Devo averlo? Di solito questa frase verrebbe da dire quando una cosa è indispensabile, di vitale importanza, senza la quale la qualità della vita verrebbe pregiudicata e  invece…
Va bene si tratta di ragazzini, viziati da genitori cerebrolesi che pur di non averli tra le scatole preferiscono dare loro qualche manciata di denari e farli correre al negozio per il loro totem sul quale immolare le frustrazioni di una famiglia incapace di motivare e di aiutarli nel momento del bisogno.

No! Invece non sono solo questo nugolo di ragazzini viziati da prendere a scudisciate sulle gambe, ma anche un nutrito parco buoi di adulti, svezzati e vaccinati, figli di quella sinistra modernista, alla moda, molto vicina a quelle correnti pseudo-operaie degli anni ’70; quel genere di persone che spesso si vedono nei raduni del gerantopop, in cui vecchi cantanti del rock o del blues, ormai senza più fiato, rauchi e con le gambe ad X si atteggiano ad imitare i fasti di un trentennio fa. Penosi! Oppure è quella fascia di popolazione che ha raggiunto un effimero benessere economico e nell’oggetto iMac, iPad, iPhone sentono il riconoscimento di tanta fatica spesa per l’affrancamento da una vita di stenti.

Poi quando parli con questa gente ti viene anche da ridere a sentire le mirabolanti cose che riescono a fare con questi oggetti, cose mai viste!!! Nella realtà si scopre che non sanno nemmeno comporre i numero di telefono, non vedono un’acca quando il sole colpisce lo schermo e non sanno se hanno inviato o meno l’sms, però mostrano orgogliosi il potente amuleto del’iPhone, caspita!!!

Eppure questa gente ignora cosa stia dietro alla Apple; non sa come è stato raggiunto questo livello di qualità, non sa nemmeno che l’azienda che produce questi giocattoli ha il più alto tasso di suicidi e che l’azienda non si trova nella miticia Silicon Valley, ma nella terra dell’Impero Celeste, in Cina, così come in Korea, Taiwan.

Software and design Apple USA
Assembly Foxconn?, Quanta, Unknown Taiwan
TFT-LCD Screen Sanyo Epson, Sharp, TMD Japan
Video processor chip Samsung Korea
Touch screen overlay Balda Germany
Bluetooth chip Cambridge Silicon Radio UK
Chip manufacture TSMC, UMC Taiwan
Baseband IC Infineon Technology Germany
WIFI Chip Marvell USA
Touch screen control chip Broadcom USA
CMOS chip Micron USA
NOR Flash ICs Intel, SST USA
Display Driver chip National Semi, Novatek US, TW
Case, Mechanical parts Catcher, Foxconn Tech Taiwan
Camera lens Largan Precision Taiwan
Camera module Altus-Tech, Primax, Lite On Taiwan
Battery Charger Delta Electronics Taiwan
Timing Crystal TXC Taiwan
Passive components Cyntec Taiwan
Connector and cables Cheng Uei, Entery Taiwan

Però non è necessario essere obbiettivi, non si può solo criticare perché nella realtà i prodotti della Apple hanno una qualità costruttiva che il mondo dei pc di marca d anche assemblati si sogna e non per il marchio, ma per il semplice motivo che ogni oggetto interno alle macchine è pensato e studiato esattamente per quello che serve. E così pure il sistema operativo che ha il grande pregio di avere un costo non superiore ai 30 Euro nel caso di qualche aggiornamenti e non come propone la MS che spesso ti fa spendere oltre 3/400 euro per un sistema con molti problemi e molti dubbi. I prodotti Apple sono come delle macchine ben studiate per lavorare molto e le diverse recensioni in merito non lasciano spazio a dubbi di sorta.

Però una cosa è la capacità di una macchina a produrre in una certa maniera, una cosa quella eco mediatica che offusca le sue qualità ma la rende un oggetto del desiderio. Certamente bravissimi i pubblicitari, che sicuramente saranno pagati molto profumatamente, così bravissimo Jobs per aver trovato la chiave di volta in un prodotto non molto dissimile dagli altri in commercio, ma unico nel suo genere per la sottile linea che è stata messa tra chi possiede un prodotto Apple ed un altro qualsiasi. Questo è innegabilmente una formula vincente.

Jobs ha quindi saputo coniugare desiderio-piacere-utilità-qualità in una formula che a molti sembrava impossibile; ha utilizzato il prezzo come segno inequivocabile della differenza sostanziale dal mondo dei PersonalComputer.

Il bello della questione è che il successo dell’Apple ha aperto la strada anche ai tutti i suoi concorrenti, tanto che in Cina esistono dei prodotti similari all’iPhone a prezzi stracciati come il MEIZU M9. Molti di questi prodotti vengono addirittura venduti con il marchio Apple e ovviamente i prezzi sono 1/3 di quelli originali. Alcuni parlano di pezzi che escono dalle fabbriche dove si produce per Apple, altri dicono che sia una politica della Apple che ne permette la produzione a basso prezzo per sfondare anche nel mercato cinese.

Politica commerciale a parte, quello che appare ormai insano è l’assurda corsa ad accaparrasi un prodotto che è funzionante solo se c’è l’energia elettrica, mancando la quale sono dei fermacarte, dei fermaporta oppure degli ottimi sassi da lanciare piatti sull’acqua di qualche lago per farli rimbalzare enne volte, insomma un bel giochino.

  1. 11 ottobre 2011 alle 17:42

    Desidero commentare, testimoniando di essere uno di quegli alieni che fino al giorno della sua morte,non aveva mai sentito nominare Steve Jobs. Incredibile?
    Dopo aver dovuto abbandonare, lacrime agli occhi, il mitico Dos che costringeva a far lavorare le meningi e ricordare a memoria i comandi, mi hanno intruppata in Windows, dicendomi che i Mac davano troppo poche scelte per una sperimentatrice come me. Considero Windows un male necessario che, per contro, mi permette di navigare perchè senza le rete oggi non è più possibile sperare di sapere cosa succede davvero nel mondo. Ma non rincorro novità, sono ancora alla versione XP e ho un normale laptop che uso solo in casa.
    Il giorno in cui si è diffusa la notizia della morte di Jobs mi è anche arrivato un video del suo discorso ai neo laureati e ne ho fatto un post – perchè l’invito a ricordare che ad ogni passo la morte può essere lì è un messaggio che condivido, che da molto applico, testimoniando che non è depressivo ma molto molto liberatorio.

    Ora, dopo aver letto che cosa è davvero la Apple, tremo all’idea di scoprire che cosa è Windows.

    L’altro giorno parlando con un’amica, l’ho sentita rifiutare fieramente le teorie di Hamer sull’origine delle malattie con la motivazione “è un nazista!” – Vero che il dottor Hamer dice cose imbarazzanti per chi non sappia quanto è potente la lobby ebraica, ma poniamo pure che sia un odioso razzista:, ha senso rifiutare una cosa utile se viene da fonte che moralmente disapproviamo?

    E’ un problema che si pone ai giorni nostri, in cui otteniamo strumenti di cui non sappiamo origine e prassi di produzione. Quante cose tranquillamente mangiamo, diciamo le banane, senza sapere che metodi di assassinio applicano le multinazionali sui contadini dei siti produttivi. Bisognerebbe che accanto alla pubblicità “come è buono il mio prodotto” ci fosse l’obbligo per legge di dichiarare costi ecologici o umani della produzione, Follia eh? lo so.

    ps fra le tante cose che non si sanno di Gheddafi,: aveva investito in un paese del sud america in coltivazione di banane senza l’irrorazione di pesticidi dal cielo (che uccide non troppo lentamente i contadini) e senza bieco sfruttamento. Ma lui era un dittatore, vero?

    grazie per questo post

  2. 11 ottobre 2011 alle 22:49

    Grazie del tuo commento e condivo appieno quanto dici, sarebbe bello e dignitoso il sapere come i prodotti sono stati ottenuti, ma si sa che chi governa queste scelte è a libro paga…quindi poche speranza e occhi aperti.
    Per quanto riguarda Apple ti dico che è un bel sistema, forse un pochino rigido, ma è figlio di UNIX e molte cose possono essere programmate direttamente da konsolle. Se conosci Linux il passo è breve.

  3. 12 ottobre 2011 alle 14:45

    macchè, nemmeno Linus. Te l’ho detto: intruppata microsoft. Mi propongo sempre di alalrgare gli orizzonti, ma è un pò come … il caffè: quando ci si abitua ad un certo bar negli altri posti è meno buono.🙂
    grazie a te, dei post e di quando vieni a commentare

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