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Per il traditore di Frattini e Napolitano e del Fondo Monetario Internazionale: ecco come era la Libia di Gheddafi.

26 agosto 2011 3 commenti

Nella spasmodica ricerca del dittatore di Gheddafi crescono a dismisura le nefandezze della manipolazione ordita dalle forze della Nato. Gheddafi viene dipinto come un sanguinario e brutale assassino, come quello che ha voluto mettere il popolo libico alla fame, che lo ha torturato maltrattato, trucidato. Gli esempi non mancano e i vari notiziari della coalizione bancaria della Nato, Inghilterra e Francia in testa, portando esempi raccapriccianti sulle scorribande selvagge dei lealisti (chissà perché li chiamano lealisti e gli altri ribelli, forse perché quelli della Nato si rendono conto di aver usurpato uno stato sovrano), quando nella realtà sono i risultati delle massicce scorribande dei voli della Nato e dei massacri compiuti con bombe al fosforo  sui civili e con armi non convenzionali e con l’uso di elicotteri e squadre d’intervento speciali.

Anche il חזיר di Frattini, assieme alla sua congrega sionista, spinge affinché Gheddafi venga catturato vivo o morto. Vivo o morto: ma che senso ha? Se lo catturi vivo hai modo di capire e di carpirgli alcuni segreti, ma se lo catturi morto non saprai mai nulla…impossibile capire quei cancheri sionisti che popolano quei governi come il nostro.

Nel frattempo siccome siamo bravi a mostrare la via per farci “inchiappettare” la Francia e l’Inghilterra ha già messo giù un piano di ristrutturazione (piano marshall IIa versione) per i paesi e le città distrutte dagli aerei della coalizione, mentre l’Italia con quell’altro infame di Scaroni (massone), appoggiato dal supremo מכוער di Frattini e Napolitano, raccoglierà le bricciole del banchetto giacobino, perdendo nel contempo una cosa come oltre 30 miliardi di euro di forniture.

Il ruolo dell’Italia è stato decisivo, il governo della destra e sinistra italiana è stato decisivo e tutto l’arco costituzionale, schiavo delle logge massoniche e bancarie che hanno deciso l’attacco alla Libia, ha avuto il suo meritato contributo economico: 4,5 miliardi di dollari a fronte di commesse già sosttoscritte con Gheddafi di oltre 40 miliardi di dollari.

Sembra come la storiella del commerciante che vendeva sempre tutto la sua merce ad un prezzo più basso del costo sostenuto per acquistarla.

Nel contempo e la cosa lascia per lo più meravigliati, ma non sorpresi, è che tutte le popolazioni arabe non hanno mosso un dito e questa la dice lunga sulla situazione politica del medioriente, ovvero della inaffidabile condizione di stabilità di una zona dove pochi ladri (Francia, Inghilterra, Israele e Italia) possono determinare ancora una volta una condizione coloniale per dominare il mondo. Mi preoccupa anche la posizione della Cina e della Russia che essendo fruitrici del petrolio libico avrebbero potuto estendere il loro veto all’Onu in maniera ben più prepotente, ma è evidente ancora una volta che a fare i conti non sono il rispetto delle nazioni, ma gli interessi miliardari delle aziende che controllano i paesi, tanto in Russia quanto in Cina.

Ma quello che ancora è più infame da parte di tutte le organizzazioni mondiali è che i giornalisti indipendenti, quelli che non prendono i soldi dai potenti sono in serio pericolo di morte per le minaccie subite e per le testimonianze da loro riportate direttamente dalla Libia. E’ il caso di Lizzie Phelan che ha subito la censura di Worpress e di Twitter per le notizie che riportava dalla Libia: libertà a senso unico?

E’ un esempio emblematico e se quanti, come vogliono farci credere, inneggiano all’unità d’Italia, dall’altra parte stanno svuotando la sostanza di questa unità proprio attraverso questi sistemi di dominio che della sovranità di un paese e di un popolo non gliene frega niente a nessuno, tanto meno a quello che molti inneggiano come il salvatore (Napolitano), mentre pochi sanno che è un essere che nemmeno della sua ombra ci si dovrebbe fidare, tanto grande è il laidume che permea quel comunista: per tutti i suddetti solo una pena sarebbe loro da riservare come la Crux patibulata, così come a Roma si usava per la feccia più bassa ed ignobile che calpestava la nobile terra italica.

LA LYBIA DI GHEDDAFY:

Elettricità domestica gratuita per tutti

■Acqua domestica gratuita per tutti

■Il prezzo della benzina è di 0,08 euro al litro

■Il costo della vita in Libia è molto meno caro di quello dei paesi occidentali. Per esempio il costo di una mezza baguette di pane in Francia costa più o meno 0,40 euro, quando in Libia costa solo 0,11 euro. Se volessimo comprare 40 mezze baguette si avrebbe un risparmio di 11,60 euro.

■Le banche libiche accordano prestiti senza interessi

■I cittadini non hanno tasse da pagaren e l’IVA non esiste.

■Lo stato ha investito molto per creare nuovi posti di lavoro

■La Libia non ha debito pubblico, quando la Francia aveva 223 miliardi di debito nel Gennaio 2011, che sarebbe il 6,7% del PIL. Questo debito per i paesi occidentali continua a crescere

■Il prezzo delle vetture (Chevrolet, Toyota, Nissan, Mitsubishi, Peugeot, Renault…) è al prezzo di costo

■Per ogni studente che vuole andare a studiare all’estero, il governo attribuisce una borsa di 1 627,11 Euro al mese. ■Tutti gli studenti diplomati ricevono lo stipendio medio della professione scelta se non riescono a trovare lavoro

■Quando una coppia si sposa, lo Stato paga il primo appartamento o casa (150 metri quadrati)

■Ogni famiglia libica, previa presentazione del libretto di famiglia, riceve un aiuto di 300 euro al mese

■Esistono dei posti chiamati « Jamaiya », dove si vendono a metà prezzo i prodotti alimentari per tutte le famiglie numerose, previa presentazione del libretto di famiglia

■Tutti i pensionati ricevono un aiuto di 200 euro al mese, oltre la pensione.

■Per tutti gli impiegati pubblici in caso di mobilità necessaria attraverso la Libia, lo Stato fornisce una vettura e una casa a titolo gratuito. Dopo qualche tempo questi beni diventano di proprietà dell’impiegato.

■Nel servizio pubblico, anche se la persona si assenta uno o due giorni, non vi è alcuna riduzione di stipendio e non è richiesto alcun certificato medico

■Tutti i cittadini della libia che non hanno una casa, possono iscriversi a una particolare organizzazione statale che gli attribirà una casa senza alcuna spesa e senza credito. Il diritto alla casa è fondamentale in Libia. E una casa deve essere di chi la occupa.

■Tutti i cittadini libici che vogliono fare dei lavori nella propria casa possono iscriversi a una particolare organizzazione, e questi lavori saranno effettutati gratuitamente da aziende scelte dallo Stato.

■L’eguaglianza tra uomo e donna è un punto cardine per la Libia, le donne hanno accesso a importanti funzioni e posizioni di responsabilità.

■Ogni cittadino o cittadina della Libia si puo’ investire nella vita politica e nella gestione degli affari pubblici, a livello locale, regionale e nazionale, in un sistema di DEMOCRAZIA DIRETTA (iniziando dal Congresso popolare di base, permanente, fino ad arrivare al Congresso generale del popolo, il grande Congresso nazionale che si riunisce una volta all’anno) .

Fonte: ipharra.org

Come volevasi dimostrare, con la guerra a Gheddafi ci siamo fottuti.

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Il titolo non lascia scampo a divagazioni di sorta, infatti si legge:

La battaglia per la ricostruzione della Libia è cominciata. Mahmoud Jalil, il leader dei ribelli, ha chiesto oggi a Milano aiuti immediati per garantire i servizi essenziali alla popolazione. Berlusconi ha promesso una tranche da 350 milioni di euro, più 450 complessivi già stanziati da Eni, UniCredit e Sace. La Francia ha speso per la guerra 160 milioni di euro a fronte di contratti per 28 miliardi di dollari. Noi invece, sulla base dei contratti noti, abbiamo speso 143 milioni a fronte di contratti per 4,81 miliardi. (vogliamo meravigliarci?)

Un anticipo delle forniture di gas e gasolio per le immediate esigenze della popolazione, e lo scongelamento dei fondi libici detenuti nelle banche italiane, con una prima tranche da 350 milioni di euro. Sono questi i primi accordi annunciati dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in conferenza stampa al termine dell’incontro milanese con Mahmoud Jibril, leader del Consiglio nazionale di transizione (Cnt), al suo secondo giorno di tour dopo l’incontro di ieri all’Eliseo con il presidente francese Nicolas Sarkozy.

Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni, lunedì sarà a Bengasi, città simbolo da cui è partita la rivolta contro il Colonnello, per siglare il memorandum con il Cnt, di cui al momento non si conoscono i dettagli “numerici”. Si sa solo che il pagamento per l’anticipo delle forniture avverrà in petrolio una volta che i campi in Cirenaica saranno pienamente funzionanti, ovvero tra sei mesi, come ha confermato Scaroni a margine della conferenza stampa di oggi, sottolineando si darà la priorità al ripristino delle forniture di gas, che contano per il 10-12% dell’approvvigionamento italiano. Per quanto riguarda i 350 milioni di euro da trarre dai fondi depositati da Gheddafi, in prevalenza su conti UniCredit, bisognerà aspettare il doppio via libera, dapprima dal Consiglio di sicurezza Onu, e in seguito dal Parlamento europeo, al loro smobilizzo.

Lo stesso discorso, affermano fonti della Farnesina, vale per le due linee di credito da 450 milioni di euro complessivi, da parte di Eni, UniCredit e Sace, annunciate dal ministro Frattini lo scorso 31 maggio. Finanziamenti che, una volta ricevuto il via libera Onu-Ue, saranno presentati al Comitato sicurezza finanziaria della Banca d’Italia. Solo allora, e una volta individuata la controparte libica all’interno della Banca centrale del Paese nordafricano, potranno essere erogati. Soldi che, oltre a contribuire a pagare gli stipendi della popolazione, dovrebbero fungere da “assicurazione” sui progetti italiani in corso d’opera nel Paese, che vedono protagoniste principalmente Impregilo, Ansaldo Sts e Selex, per un ammontare complessivo di poco inferiore a 5 miliardi. Escludendo i 20 miliardi di dollari di investimenti in dieci anni della sola Eni, annunciati da Scaroni la scorsa estate. Il tutto per un esborso militare, tra marzo e giugno, pari a 143 milioni di euro.

Ieri, intanto, i rappresentanti del Gruppo di contatto riuniti a Doha, in Qatar, hanno accolto la richiesta, da parte del Cnt, di scongelare 5 miliardi di dollari di beni libici e di fornire 2,5 miliardi di dollari da destinare ad aiuti umanitari entro agosto, in attesa che, nei prossimi giorni, gli Usa sblocchino altri 1,5 miliardi di dollari a stretto giro. Come ha sottolineato Jibril più volte nel corso della conferenza stampa  di oggi, i libici non ricevono lo stipendio da 4 mesi, e senza l’aiuto finanziario italiano e internazionale «il governo transitorio non sarà in grado di erogare i servizi essenziali» (mi auguro che il governo provvisorio e i loro sostenitori europei ed americani possano essere tutti fucilati per lesa maestà) a favore della popolazione. «La nostra aspettativa», ha poi affermato il leader del Cnt, «è che gli amici italiani svolgano un ruolo importante nel prendersi cura dei civili». Ai microfoni di Radio 24, Frattini – che presiederà il neonato Comitato congiunto Italia-Libia, creato ad hoc per gestire la transizione – ha fatto sapere che: «Da due mesi è a Bengasi un team di militari italiani, con scopi di addestramento», specificando che «abbiamo mandato già 15-20 militari italiani per l’addestramento tecnico di alcune unità di forze armate libiche, ma pensiamo di estenderlo anche alla polizia, con particolare riferimento alla polizia di frontiera e alla guardia costiera libica». Pattugliamento, soprattutto sulla fascia costiera, che avviene utilizzando i radar Selex.

Di tutt’altro segno non nei modi, ma nei temi, l’incontro di ieri con Sarkozy, che ha annunciato per il primo settembre prossimo a Parigi una conferenza dei Paesi “amici della Libia”, nel cui novero sono presenti Russia e Cina, due dei membri del Consiglio di sicurezza Onu con potere di veto, che ieri e oggi hanno sottolineato il ruolo centrale delle Nazioni Unite nella transizione. Proprio la Francia, che ha forzato la mano al Palazzo di vetro per scendere in campo contro il Colonnello, punta ad avere un ruolo di primo piano nella ricostruzione, impegnandosi a garantire la regolare riapertura delle Scuole per il nuovo anno scolastico. Le operazioni libiche, secondo una relazione presentata al Parlamento a inizio luglio, sono costate alle casse transalpine 160 milioni di euro, ben poca cosa rispetto al budget della Difesa, 40 miliardi di euro, e ai contratti per 28 miliardi di dollari siglati finora da Parigi con Tripoli, che coinvolgono principalmente colossi come Eads, Total, Areva e Alcatel-Lucent. Energia, infrastrutture e difesa, gli stessi comparti dove sono attive le società italiane.

La corsa alla ricostruzione, come è facilmente intuibile, si gioca quindi tra Roma e Parigi. Lo denunciano con una malcelata dose di patriottismo Der Spiegel – la Gheddafi Spa ha 7,3 miliardi di dollari depositati negli istituti tedeschi – e il Telegraph che ha accusato le imprese inglesi di “oziare”. Da capire quali saranno le mosse della Cina. Due giorni fa, il ministro degli Esteri dell’ex Celeste Impero ha dichiarato di “rispettare la scelta del popolo libico”, in un’uscita inusuale per l’abbottonatissimo regime di Pechino. I cui interessi petroliferi nell’area africana sono noti da tempo e potrebbero sparigliare le carte messe sul tavolo da Eni e Total.

Fonte: linkinchiesta

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