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Napolitano, il nostro vero cane da guardia.

Napolitano, ai tempi d’oro del Pci

L’Italia con i suoi mille problemi ultra-secolari, trasversali tra le fasce sociali, ha ora trovato il suo mentore, il faro, il guardiano, il cane da guardia dei massoni.

I problemi li conosciamo tutti o quasi tutti, poiché infatti ci sono molti che quando si parla loro che in Italia non funziona la sanità, non funziona la burocrazia, non si trova un lavoro, ti guardano come uno scemo con gli occhi sgranati chiedendoti…ehhhh?! Cosaaa??… Davvero?!

Ecco, ci sono anche questo genere di italiani, quelli che di solito corrono per le strade con le bandiere delle squadre di calcio o perché un capo-popolo ha chiesto loro di salvaguardare il suo posto lucroso a loro svantaggio. Purtroppo ci sono anche questi italiani, forse la maggioranza, ma ci sono. Ma tra questi italiani, o meglio tra questi italioti, ce n’è uno che supera tutti, uno che non aspetta momento per bacchettare, per redarguire, per impalmare, per accogliere, per fare il censore, per ergersi a giudice, per remare contro le scelte di un governo pirla, oppure per mostrare la via da seguire. Questo qualcuno è il Re, il Dux, la guida di noi tutti italiani, massoni italioti, capaci di mille sfide e di mille vigliaccherie; sempre pronti ad accogliere il diverso, lo straniero, ma anche pronti ad appendere per i piedi come quello che di questa nazione ne aveva fatto una unica nazione. Ma andiamo oltre, quello lì, quello appeso per i piedi era in altri tempi, in tempi in cui rossi e neri si schiacciavano per curare gli interessi di mamma massoneria in barba al popolo italiano. Lui non c’è più, ma da lui e delle sue malefatte potremo solo che andare a Predappio e ringraziarlo, sì avete capito bene ringraziare il massone di Benito che grazie alle sue folli azioni ci ha permesso di avere una sanità, una pensione, le case popolari, e tantissime altre cose che sono figlie di quel periodo che nessuno vuole mai illuminare come merita. Purtroppo anche lui, come molti allora e come tutti oggi, era un venduto alla massoneria e la fine che ha fatto è un simbolo massonico che non lascia spazio a dubbi.

Oggi, dicevo, per fortuna non c’è più lui, primo perché di un’altra epoca e poi perché se avesse continuato è molto probabile che avremmo fatto la fine della Spagna o peggio ancora della ex Germania dell’est.

Adesso ce n’è uno nuovo è il nostro vero Dux e non secondo il pensiero di Tommaso d’Acquino, ma il Dux secondo il pensiero sionista-massonico, è il grande vecchio, inossidabile di fronte agli avvenimenti, pacato e fermo nelle scelte: Giorgio Napolitano.

Un uomo di pace, di ferme scelte per gli interessi dello stato Italiano (vorrebbe far credere), uno che non si piega a nessun tentativo di corruzione; l’uomo che agisce anche contro le scelte, dicevo sopra, di questo governo pernacchia; l’uomo che impone il suo pensiero e che oltre oceano viene ascoltato come un venerando e saggio profeta (di paglia). L’uomo che per la libertà dei popoli preferisce sganciare le bombe a frammentazione o le bombe intelligenti; quello che dice “no !” alle richieste della Lega di ridurre le forze impegnate in una guerra di occupazione in Afghanistan, in Iraq, in Kossovo, in Libano, in Libia. E’ meglio mantenere migliaia di soldati a spese dei cittadini ignari di quello che quei 4 gatti stanno facendo, piuttosto che mostrare al suo padrone (Inghilterra, Israele e Usa) la propria debolezza di non aver i soldi per avere delle forze impari in territori estranei, lontani miglia di chilometri, che quasi nessuno conosce.

Napolitano, l’ho già detto molte volte, comunista-massone-sionista, il vero guerrafondaio, il vero deux ex machina della macchina mediatica ebraico-sionista italiana e non solo.  Il personaggio che nella primavera di molti anni fa durante l’invasione sovietica applause per l’avanzare della democrazia comunista-massone-sionista.

Però è anche un vecchio attento alla spesa pubblica, è attento a firmare leggi e decreti che non vadano contro il suo gruppetto di comando sionista-massone. E’ quello che allo Yad Vashem con la kippà in testa pronuncia parole accorate e pregne di dolore per quelle vittime del nazifascismo, dimenticando che i padri del nazismo e del comunismo sono per l’appunto ebrei-sionisti. L’uomo è accolto calorosamente all’AIPAC e che nel 2008 riceve il premio “Dan David” (e relativo contributo di 1 mln di dollari) affermando “«E’ mio dovere adoperarmi perché si esprima uno sforzo condiviso» (nda: condiviso con chi?). Come non possiamo dimenticare che la nomina di Napolitano è una nomina illegittima come denunciava l’altra buona anima di Mastella :<<Se l’UDeur è un’associazione per delinquere, allora sono illegittime anche tutte le nomine fatte con il suo appoggio tra cui le elezioni a Capo dello Stato Ciampi e Napolitano…>>

E’ quell’uomo che non risparmia parole quando c’è davanti a lui il padrone (Israele) così infatti affermava a Gerusalemme a maggio 2011 :<<L’Italia sostiene fermamente il diritto di Israele di esistere e di esistere in sicurezza>>. Gli risponde infatti Shimon Peres :<<..è la scelta sbagliata quella di rivolgersi alle Nazioni Unite” perchè “la pace non può essere imposta >>. Dovrebbe dire l’altro stinco di santo di Peres come spiega l’intervento “umanitario” imposto dalle nazioni unite alla Libia. Ma tra cani da guardia ci si intende senza troppi manfrine.

Continuando il suo intervento, bestemmiando in geopolitica con queste frasi sconnesse affette da profondo ignorante storico :<<‘non e’ accettabile considerare la fondazione dello Stato di Israele un disastro, al di la’ delle interpretazioni che nel mondo arabo si danno di quell’evento storico>>. Disastro? Evento catastrofico assoluto, una bestemmia creata ex novo dalle nazioni unite che NON hanno il compito di generare stati alle spese di altri popoli. Ma si capisce che il padrone ha sempre ragione, no?

Non può essere di meno quando si riferisce alle esternazioni iraniane che, secondo la famosa agenzia “intel” di Rita Katz e il Memri (agenzia di traduzione del Mossad), avrebbe espresso l’annullamento dello stato di israele. Così Napolitano rispondeva a Tel Aviv ai suoi padroni nel 2008: Il capo dello Stato “non può che reagire con indignazione e rafforzare il proprio impegno affinché tali voci siano per sempre bandite e mai più l’umanità torni a rivivere le aberrazioni del passato“. Poi, parlando dell’Iran ha aggiunto: “L’Italia applica le sanzioni decise dall’Onu“.

Ma andiamo oltre e vediamo ancora come viene dipinto da Socci:

Napolitano è un funzionario dello Stato, il primo in quanto presidente della Repubblica. Mi auguro che faccia quel rispettabile mestiere in modo super partes, come un notaio, non come lo sta facendo adesso, vistosamente impegnato a tessere delle sue politiche (per esempio verso la Lega) con modi ovattati e furbi che ricordano la sua precedente vita nel Pci di Togliatti.

A Napolitano personalmente preferisco il suo opposto speculare: mio padre, Silvano, che ha passato tutta la vita a “combattere i Napolitano”. I due hanno fatto una vita antitetica. Sono nati entrambi nel 1925. Napolitano in una famiglia benestante che lo ha fatto studiare, mio padre in una famiglia di minatori, che a nove anni gli ha fatto lasciare le elementari e lo ha mandato a guadagnarsi il pane.

Nel 1938-39, a 14 anni, Napolitano fu iscritto al liceo classico Umberto I di Napoli e mio padre alle miniere di carbone di Castellina in Chianti.

Nel 1942 Napolitano entrava all’università, facoltà di Giurisprudenza, e mio padre, desideroso di studiare, usava il poco tempo fuori della miniera leggendo  i libri datigli dal parroco del paese.

In questi anni di guerra Napolitano si iscrive al Guf, il Gruppo universitario fascista, collaborando col settimanale “IX Maggio”. Mentre mio padre approfondisce la sua fede cattolica e comincia a detestare la barbarie della guerra, l’ingiustizia che vede attorno a sé e le dittature.

Nel 1945 Napolitano aderisce al Partito Comunista italiano e mio padre prende contatto con la Democrazia cristiana. Nel 1947 Napolitano si laurea e partecipa alle epiche elezioni del 1948, a Napoli, come dirigente del Pci di cui Togliatti è il “commissario” e Stalin il padrone indiscusso.

Nel 1956 i carri armati sovietici schiacciarono nel sangue il moto di libertà dell’Ungheria. Il Pci e l’Unità applaudirono i cingolati del tiranno e condannarono gli operai che chiedevano pane e libertà come “controrivoluzionari”, “teppisti” e “spregevoli provocatori”.

Napolitano – che era appena diventato membro del Comitato centrale del Pci per volere di Togliatti – mentre i cannoni sovietici sparavano fece questa solenne e memorabile dichiarazione: “L’intervento sovietico ha non solo contribuito a impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, ma alla pace nel mondo”.

Di errore in errore il Pci di Napolitano continua a professarsi comunista fino a farsi crollare il Muro di Berlino in testa nel 1989. In un Paese normale quando quell’orrore  è sprofondato nella vergogna e il Pci ha dovuto frettolosamente cambiar nome e casacca, tutta la vecchia classe dirigente che aveva condiviso con Togliatti e Longo la complicità con Stalin e l’Urss, avrebbe dovuto scegliere la via dei giardinetti e della pensione. Anche per l’età ormai avanzata.

In Italia accade il contrario. Avendo sbagliato tutto, per tutta la sua vita politica, Napolitano diventa Presidente della Camera nel 1992, ministro dell’Interno con Prodi, senatore a vita nel 2005 grazie a Ciampi e nel 2006 addirittura Presidente della Repubblica italiana.

Mio padre muore nel 2007, in una casa modesta, a causa della miniera che gli ha riempito i polmoni di polvere di carbone che, a distanza di decenni, lo porta a non poter più respirare.

Mio padre fa parte di quegli uomini a cui si deve la nostra libertà e il nostro benessere, ma la loro morte – come scriveva Eliot – non viene segnalata dai giornali.

Non poteva Socci dire di meglio, eppure gli italioti continuano a portare in palmo di mano una serpe mondialista, globalizzante, figlia di un’educazione massonica.

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  1. 26 giugno 2013 alle 19:51

    Cosa c’entra tutto ciò con la Massoneria ? Se si è ignoranti in proposito, ci si astenga dal nominare l’Istituzione in senso dispregiativo. Sono Massone e mi chiamo Rosario Consoli, Loggia di Firenze – G.O.I.

  2. 26 giugno 2013 alle 19:55

    Il mio commento è in attesa di moderazione ? Moderare che cosa ? Forse il Vostro articolo !?

    • 26 giugno 2013 alle 23:26

      Ogni commento è moderato, così come per accedere alla massoneria.

  1. 9 luglio 2011 alle 23:50
  2. 15 dicembre 2011 alle 20:04

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