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Finanziaria, mai nessuno che scende in piazza a spaccare qualche testa??

Il vecchio Napolitano sta analizzando la nuova manovra finanziaria di circa 47 miliardi di euro. Ha detto che ci impiegherà un pò per darla definitivamente: “Non dico nulla. Sulla manovra, quando sarà’ il momento, conoscerete le nostre determinazioni“.
Il grande vecchio, eh?! Lui si che ha le palle del vero uomo che gestisce e controlla tutto, forse dovrà chiamare qualcuno della Banca Rothchild, o qualche gruppetto che l’appoggiò nella presa del potere del partito comunista, chissà. Vedremo cosa sarà in grado di fare il vecchiardo.

Non voglio scendere sulla qualità della manovra che sarà spiegata sicuramente in maniera migliore e più dettagliatamente in molti blogs finanziari, ma vorrei soffermarmi su un aspetto che spesso viene sottovalutato.

Tutti sono concordi che uno stato senza banche non è uno stato e tutti sono concordi che la presenza delle banche è come la trama di un vestito attorno al quale si sviluppano le economie di una nazione. Vero? Io credo di nì.

Lo sviluppo della economia è dato dalla solita equazione domanda/offerta, nulla di più. All’interno di questa equazione il flusso regolatorio è, nelle economie occidentali, regolato dalle banche. Si badi bene, regolato. Nei fatti le banche non soggiaciono alle regole di uno stato/nazione, ma impongono, in occidente, le regole di un mercato che le vede attrici primarie del finanziamento del credito.

Ora succede che con la nuova manovra finanziaria lo stato italiano (il minuscolo è d’obbligo) sia soggiaciuto al potere bancari internazionale e alla nostra ABI. Nella manovra risulta sparita la famosa tassa del 35% sulle attività interbancarie delle transazioni di borsa, mentre è subentrata una bella tassa patrimoniale (già l’avevo subdorato qualche tempo fa) sui conti a deposito dei titoli. Embè? Potrebbero chiedersi in molti e che ci frega a noi? Oddio, per la verità deve fregarvi tantissimo perché è sufficiente un piccolo conto titoli per vedersi sottratti dallo stato dalle 120 alle 380 euro all’anno. Bella sorpresina vero?

Nella sostanza “Si passa da 10 euro per quello mensile a 120 per quello annuale; dal 2013, poi, per importi sotto i 50mila euro da 12,50 euro a 150 e per quelli sopra i 50mila euro da 31,66 a 380 euro.”

Sostanzialmente questa piccola chicca finanziaria ha più di un obbiettivo:

  1. favorire il finanziamento del debito pubblico tramite le obbligazioni di stato. Ci si chiede però chi lo potrà fare visto che i depositi titoli saranno gravemente tassati tra le 120 e 380 euro all’anno;
  2. spingere i piccoli risparmiatori a vendere obbligazioni di stato mantenendo il liquido in conto corrente o pronti contro termine o conti deposito bancario (questi ultimi strumenti NON sono garantiti nel caso di fallimento delle banche!!) favorendo in questa maniera la massiccia richiesta di liquido che il sistema bancario necessita per le sue acrobazie finanziarie che ricadranno, come sempre accade, sulle spalle dei risparmiatori e non dei porci banchieri.

Quindi in sostanza lo stato italiano, oggi nella veste del governo Berlusconi, ma ieri in quello di D’Alema, o del governo Prodi, o del governo Dini, attua la solita politica di favorire i grandi investitori i risparmiatori con molti zeri a scapito della minutaglia dei piccoli.

Mi appare strano che di fronte ad una tale immonda proposta nessun italiano sia sceso in piazza per protestare veemente contro questa manovra infame. Non vedo fiumane di genti che corrono a Roma, o nei palazzi dei poteri forti a scaraventare i responsabili dalle finestre o giù dalle scale.

Tutti zitti, tutti incazzati in attesa dell’ennesima rapina di stato.

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