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Giovani senza lavoro, e i vecchi?

Dal messaggero la notizia che l’Italia è fanalino d’Europa per quanto concerne il lavoro dei giovani dai 18 ai 39 anni.

Il rischio povertà, miseria e l’incapacità di costruire una famiglia è ormai cosa certa se non verranno presi provvedimenti, sui quali non c’è luce o progetto alcuno.

I giovani arrancano nella speranza di un impiego e di trovare quella sistemazione che ha visto i loro nonni e i loro padri costruirsi questo infame presente: ne vale la pena?

Direi proprio di no! Se queste sono le basi sulle quali costruire il futuro delle prossime generazioni meglio non fare famiglia e rimanere dei semplici “singoli”, anche se questa soluzione è triste.

Ma giovani a parte, ai quali va tutto il nostro rispetto, mi chiedo perché mai non venga mai sollecitato la questione di chi ha superato la soglia dei 40 o 50 anni e che, una volta licenziati, non troveranno nessuno in grado di metterli nuovamente nella catena di montaggio di questa fetida società.

Loro sono gli scarti, e le grandi multinanzionali sanno che non compereranno mai nulla, perché sanno che a quell’età il senso critico e la capcità di scelta non è influenzabile, non è m-a-l-l-e-a-b-i-l-e, contrariamente ai giovani. Capitooo??

I vegliardi cinquanteeni o quarantenni sono destinati al marciapiedi, a chiedere l’elemosina, a diventare la muffa grigia in preda alle cosche mafiose, a diventare dei padri scellerati. Andranno ad ingrossare quella fascia sociale che sarà il cancro della società e verranno eliminati, lentamente, come merce avariata.

I giovani invece comperano, non pensano, accettano e vanno lì dove l’urlatore preme sui loro istinti animali.  Bisogna dare il lavoro ai giovani, che sia un lavoro onesto, di poche palanche, ma onesto e che permetta loro, però, di non alzare la testa e di rimanere nelle fila di chi accetta quotidianamente le bastonate sociali.

  1. dicksick
    23 maggio 2011 alle 18:09

    E’ vero. La malleabilità è il nostro difetto peggiore. Ma spesso si abbina alla speranza di avere un futuro.
    Un giovane.

    • 23 maggio 2011 alle 22:57

      Ti ringrazio della risposta e mi fa piacere che sia un giovane a farlo.
      Non lo dico perché non voglia capire i giovani, ci mancherebbe, spesso sono ciò che non sanno di essere, ma il futuro è una parola che ha il sapore del sale quando si è giovani: lentamente si scioglie in bocca, insaporisce la nostra vita e lentamente quel sapore scompare, diventa neutro.
      E questo accade per molti vecchi che hanno perso il sapore della gioventù.
      Purtroppo la realtà del lavoro e ben più complessa di mille frasi buttate là come in una tombola. Le aziende pretendo poche cose: pagare poco, sfruttare l’inesperienza del giovane a scapito della qualità del lavoro e, non se ne rendono conto, pagano di più negli errori che non nella formazione.
      Di fondo, credimi, il 90% delle aziende italiane sono gestite da persone che hanno una testa non più grande di una cacca di mosca, ma già questa sarebbe una illusione.

  2. dicksick
    29 maggio 2011 alle 23:18

    E’ vero. E c’è anche da dire che, soprattutto in certi ambienti, non c’è proprio la voglia di creare, di prourre. Clientelarismo, raccomandazioni, inefficienza: sembrano parole in libertà, ma la verità è che sono i mali del mondo del lavoro. Si cerca di ottenere il massimo possibile con il minimo indispensabile. Quello che provano alcuni giovani che hanno il bisogno di indipendenza è un misto di rabbia e impotenza.

  3. 30 maggio 2011 alle 09:27

    Guarda ti faccio un esempio.
    Un anno fa, circa, in una intervista a Radio24 chiesero all’amministratore delegato della Datalogic come mai non avesse seguito la moda in voga di delocalizzare, visto che l’azienda ha più del 30% delle sue attività in Italia, principalmente nel settore informatico (codici a barre, macchine lettrici ecc.ecc.). LA risposta fu solamente una: “la nostra azienda vuol mantenere la qualità che ci contraddistingue, come azienda Italia e la sforzo fatto in questi anni per arrivare ai dati di oggi (un anno fa) ci confortano nella nostra scelta di mantenere l’azienda in Italia.

    Ieri, su il Corsera edizione del veneto, la Datalogic ha annunciato che delocalizzerà le sue attività italiane.

    A questa gente, con tutto il bene che si può voler loro, cosa gli faresti?

    Una presa per i fondelli a 360°, lasciando sul lastrico centinaia di persone che a 50 anni passati, con famiglia, figli, mutui vari da pagare finirà ad ingrossare le fila della casta più bassa.

  4. dicksick
    2 giugno 2011 alle 14:47

    E’ una storia che dura da moltissimi anni, questa. Moltissime aziende hanno preso per i fondelli i loro dipendenti. Quello che farei io? Non credo che sia commentabile. Fatto sta che i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Questo porterà a delle conseguenze, inevitabilmente. E’ ciò che sta accadendo anche in altre parti d’Europa. Tuttavia, che dire? Essere giovane oggi, con contratti da far sbellicare dalle risate se non ci fosse da piangere, ti porta al pensiero che il futuro è davvero un’incognita.

    • 2 giugno 2011 alle 18:12

      Vedi, io non credo che ci saranno conseguenze, anche se le cose dovessero andare malissimo, ovvero, correggo, se ce ne saranno saranno tutte a carico sempre del solito “pinco pallino“, mentre i vari benestanti, che ultimamente si sono assottigliati in numero, non soffriranno più di tanto. Il popolo non ha mai servito a nulla e mai è stato capace di fare alcunché. La storia insegna molto bene e le diverse rivoluzioni non son mai state fatte dai “più”, ma sempre ed esclusivamente da pochi con grandi interessi.
      Se posso consigliare, visto che sei giovane, cerca un piccolo pezzo di terra e vivi la tua vita in “equilibrio” con quel poco di natura che ci è ancora rimasta. Tutto il resto sono solo accessori inutili.

  5. dicksick
    4 giugno 2011 alle 12:41

    Mi piacerebbe molto…

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