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Israele prepara di attaccare l’Iran.

Qualche giorno fa postavo sui vari motivi dell’attacco unilaterale alla Libia delle forze europee e degli Usa. I motivi, per quello che potrebbero a prima vista sembrare, sono abbastanza ovvi a tutti anche perché decantati dalla stampa occidentale più o meno allineata: petrolio, ricchezza in oro della Banca Nazionale Libica, l’esclusione del dollaro come moneta di riferimento sui pagamenti del petrolio.

Ora, alla luce di alcune notizie, e forse perché volutamente sfuggito dalla gran cassa mediatica, il vero obbiettivo di tutto questo sembra essere un’altra cosa: la vera roccaforte dell’Islamismo, l’ultimo baluardo delle tradizioni islamiche (non allineate agli Usa e Gran Bretagna): l’Iran.

Ma cosa sarebbe successo di così grave da concepire una cosa del genere?

Nella realtà sappiamo tutti che da anni Israele cerca l’appoggio americano per radere al suolo l’Iran; sappiamo che la politica americana ed israeliana è imperniata sul pericolo che le centrali atomiche in Iran siano usate per la fabbricazione delle bombe atomiche, dimenticando che Israele ha almeno 200 testate atomiche e che un tecnico israeliano Mordechai Vanunu è rimasto in galera per anni per aver rivelato al mondo la presenza di queste testate; sappiamo che molte volte le varie amministrazioni americane hanno sostenuto a piene mani la politica israeliana attraverso sanzioni e blocco dei rapporti commerciali con l’Iran; sappiamo che gli Usa hanno un’economia ormai ridotta al lumicino e nonostante le sparate dei loro economisti la realtà cruda è che il 90% degli stati americani è in banca rotta; sappiamo anche degli sforzi che sta facendo Obama per dare il contentino ai democratici ed ai repubblicani per mantenere la sella del potere; sappiamo pure che le condizioni mondiali della rinascita economica è fallita prima ancora di iniziare (la Cina, il maggior produttore mondiale ha già alzato i suoi tassi di interesse prima di tutti gli altri!!). Queste le premesse.

Nel contempo avvengono cose che potrebbero essere digerite senza opposizione circa le rivolte, più o meno colorate, che si sono svolte nei paesi arabi: Yemen, Sudan, Bahrein, Egitto, Tunisia, Algeria, Siria, Marocco, senza dimenticare l’Iraq, l’Afghanistan ed il Pakistan in perenne stato di agitazione. Dall’altra parte del mondo l’Indonesia (stato al 90% di fede islamica) è sotto la minaccia di terremoti, maremoti e rivoluzioni spesso sedate con violenza e nel sangue.

Il mondo islamico è tutto in subbuglio e questo nell’arco di pochissimo tempo, ma il vero fulcro sul quale le forze sembrano concentrarsi è e rimane l’Iran.

Le motivazioni potrebbero essere molteplici sia che si cerchi una spiegazione economica, militare e/o geo-strategica e forse tutte hanno dei punti in comune che nel nuovo ordine mondiale che si va delineando l’islam non accetta che vi sia usura sul denaro prestato, così come lo non voleva anche il cattolicesimo nelle sue forme più pure in passato, e a tutt’oggi è quella religione che applica questa regola. Questo potrebbe essere un validissimo motivo per i giganti della finanza [Inter-Alpha Group, FMI, Banca Mondiale, BIS o dei vari grandi gruppi bancari come Citigroup Inc (Usa) – Icbc (Cina) – Bank of America (Usa) – Hsbc Holdings (Uk) – JP Morgan Chase (Usa)181 – Unicredit Group (Ita) – Ubs (Ch) – Royal Bank of Scotland (Uk) – Wells Fargo (Usa) – Mitsubishi Ufj Financial (Jap) – Bnp Paribas (Fr) – Banco Santander (Sp) – Wachovia (Usa)] e della gestione del denaro mondiale: chi controlla i flussi di denaro controlla i popoli.

Inoltre la situazione attuale delle economie “occidentali” globalizzate sono allo sbando. LEAP/E2020 in Geab 54 prevede per l’autunno di quest’anno una crisi sistemica profonda e dolorosissima che al confronto quella del 2007/2009 ne è stato solo un piccolo assaggio. “la prossima tappa della crisi sarà davvero il “gravissimo collasso del sistema economico, finanziario e monetario mondiale”, e che questo storico fallimento avverrà nell’autunno del 2011. Le conseguenze monetarie, finanziarie, economiche e geopolitiche di questo “gravissimo collasso” saranno di proporzioni storiche, e faranno vedere la crisi dell’Autunno del 2008 per quello che essa era nella realtà: un semplice detonatore.”

I problemi sul tavolo quindi appaino gravissimi e irrisolvibili: come si fa a cancellare un debito di una nazione senza che i creditori non ne risentano? Pensiamo a quanto ammonta il debito Usa, a quello Europeo dei vari stati e l’Italia non è da meno, ovviamente. Debiti immensi che nessuna nazione sarebbe in grado di pagare, debiti così grandi che nessuna attività reale potrebbe mai sanare. Sembrano cose fantascientifiche, ma è la realtà e supera di molto le fantasie degli scrittori. Il problema, da questo punto di vista, è sicuramente irrisolvibile: alcuni paventano la corsa al rialzo dei tassi, ma è la misura stessa ad essere un’arma a doppio taglio. Il debito Usa schizzerebbe alle stelle e i famosi T-Bond sarebbero, come già lo sono, carta straccia. Il principale detentore del debito Usa, la Cina, si sta guardando attorno con estrema cautela, diversificando con investimenti multimiliardari pagando in dollari Usa e questo lascia spazio, per poco, ad una minima rivalutazione della moneta americana nel breve periodo. Ma più in là nessuno si azzarda a fare previsioni: nebbia totale e pericolo di scogli affioranti. La barca economico e finanziaria mondiale della sfrenata globalizzazione che molti hanno voluto, sta adesso viaggiando a vista senza nessun riferimento e sopratutto perché, a mio avviso, il gioco è diventato così grande e complesso che anche i loro fautori non sanno più da che parte indirizzare gli sforzi per evitare il collasso finale, inevitabile!

Le premesse, dal mio punto di vista, sembrano sempre più chiare e a questo punto del “guado” gli esploratori non sanno più cosa fare: ritornare indietro è impossibile, ma attuabile; rimanere fermi ed attendere è catastrofico; andare avanti non da nessuna sicurezza di quello che si incontrerà, poiché il peso che stiamo portando è sempre più gravoso. Il fiume si sta ingrossando e l’onda di piena a monte arriva sempre più in fretta. In questi frangenti la soluzione migliore è buttare tutto quello che si ha sulle spalle, nuotare più velocemente possibile seguendo la corrente del fiume in maniera diagonale così da raggiungere la riva ed un riparo sicuro. Questa la teoria di sopravvivenza, ma nel mondo geo-politico-economico-finanziario non è proprio così, anzi di solito le soluzioni sono per lo più quelle che vengono attuate tra bambini: le sberle. Sì le sberle che in questa occasione vedono la via d’uscita da tante grane e da tanti problemi. In parole povere: guerra.

Nel passato ce ne sono state a iosa, tante e poi tante ed hanno anche aiutato proprio quegli stati che nella guerra hanno visto la soluzione dei problemi economici, finanziari e sociali. Ce le hanno fatte passare per guerre d’invasione, di libertà, di giustizia di religione o di altre cavolate assurde, ma nella realtà in tutte queste attività s’è attuato quello che è normale che avvenga tra esseri umani: voglio avere quello che tu hai, anche a costo della tua vita (come i bambini da prendere a ceffoni che dicono: è miooooo!). E’ inutile nascondersi dietro a dei panegirici assurdi, il fatto concreto è che l’uomo è il peggior virus che mai mondo abbia ospitato e la sua indole violenta, vendicatrice e sanguinaria prevale sempre.

Ricapitoliamo: gli Stati Uniti non possono e non vogliono entrare in un conflitto che degeneri successivamente in una rivoluzione interna a casa loro, perché già molte sono le insofferenze che in Usa si vivono. La costruzione di centinaia di Campi costruiti e messi a punta dalla FEMA e da alcuni centinaia di migliaia di “coffins” (bare) con una capienza tale da farci stare dalle 4 alle 5 persone dovrebbe far pensare molto. Però non se ne parla e addirittura la FEMA nel suo sito avverte che questi campi (di sterminio aggiungo io) sono stati realizzati per aiutare la popolazione americana in caso di stragi batteriologiche (???). Nella realtà le attività belliche sono già in atto, sotto forma più “umana”: combattere il narco traffico dell’America del Sud e spostare una buona parte dei suoi interessi in un’area più locale anziché europea. Questo non distoglie però le aziende di produzione militari e del relativo indotto a produrre per quei/quel paese che ne fosse interessato (Israele), con il risultato di incrementare la propria ricchezza e di dare un’alea di benessere sociale localizzato, ma mai più trainante. Dall’altro, i paesi coinvolti nel prossimo conflitto vedrebbero lo scenario molto più da vicino che non gli Usa, fatto salvo che qualcuno in Cina e in Russia non intenda diversamente, sarà da vedere. Nel frattempo Israele ha già piazzato molti velivoli alla base di al-Asad in Iraq (F-15, F-16, F-18, F-22, e KC-10), e una fonte molto vicina al gruppo di Muqtada al-Sader hanno visto questi stessi aerei effettuare esercitazioni al fine di colpire obbiettivi iraniani presso la base israeliana di Dov, la più grande di Israele dopo quello di Ben Gurion.

Lo stesso Nicolas Hopton, Direttore del Foreign Office International Security Directorate, ha tenuto una conferenza in Brasile il 22 marzo in cui enfatizzava la necessità di applicare delle sanzioni all’Iran per prevenire “uno scenario molto pericoloso” come quello che Israele sta preparando per bombardare l’Iran.

I vari paesi, potenzialmente alleati dell’Iran in virtù della religione sono oramai ridotti a fantocci in mano delle potenze straniere americane europee ed israeliane. Solo una per ora resiste accanitamente (la Siria), ma costantemente vengono inviati agenti americani e squadre specializzate per innescare quel processo che ha visto capovolgere le dittature negli altri paesi arabi. Tra tutti quelli che potrebbero essere in coalizione con l’Iran potrebbero essere: Siria, Turchia, Russia e Cina. Dal mio punto di vista ho molti dubbi sull’intervento cinese e russo, fatto salvo che lo potrebbero attuare solo con forniture militari, ma in questi casi il voltafaccia e d’obbligo, perché Cina e Russia anche se ultimamente si sono legati con faraonici progetti in Siberia, dall’altro hanno ancora dei conti in sospeso per la Manciuria e parte della Mongolia.

Siamo in un tempo che non vedrà mai più nel breve termine dei prossimi dieci anni un sole di pace e di benessere, ma dolore e immani sacrifici. A questo proposito mi vengono in mente le parole del nostro comunista presidente della repubblica Italiana che nell’incontro per i festeggiamenti dei 150 dell’unità d’Italia a New York affermo che “ci aspettano tempi molto duri, sopratutto per l’Italia, ma ce la caveremo…”

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  1. 5 maggio 2011 alle 23:10

    Ottimo articolo complimenti, mi sono permesso di postarlo nel mio blog naturalmente con fonte linkata. Fammi sapere se è un problema.
    Questa voce del futuro collasso economico si sta facendo comunque sempre più forte … :/

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