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The Third Intifada

Aggiornamento del 17.05.2011

La Turchia, ha respinto le richieste di Israele di fermare la spedizione di 15 navi che porteranno aiuti umanitari nel più grande campo di concentramento del mondo mai esistito (Gaza conta 1.500.000 persone detenute in stato di indigenza senza generi alimentari e sanitari). Oltre alla richiesta fatta alla Turchia, Netanyahu lunedì scorso ha chiesto agli ambasciatori europei in Israele di fermare a tutti i costi la flottiglia.

Finora solo il premier italiano Silvio Berlusconi ha promesso ufficialmente di fermare la spedizione. (ma quanto è  lecchino e pusillanime questo signore?), mentre solo il PDCI (Partito dei Comunisti Italiani) ha espresso profondo rammarico e proteste sotto l’ambasciata Israeliana a Roma chiedendo al nostro presidente (comunista e massone) in visita di cortesia in Israele, di protestare vivacemente con il governo Netanyahu. Figurasi se mai questo squallido personaggio è in grado di opporsi al padrone che lo nutre.

Infatti il suddetto presidente (comunista e massone) ha espresso nel suo incontro israeliano, che la costituzione dello stato di israele (in piccolo è doveroso) non fu un disastro umanitario, scordando però volutamente (forse è l’incipiente demenza senile che comincia a farsi sentire) che a seguito di quella dichiarazione (unilaterale) furono massacrati oltre 700.000 arabi (il numero è in difetto) e altre centinaia di miglia furono forzatamente trasferiti in altre zone, ai quali furono rubate e razziate le proprietà rimaste che vennero successivamente assorbite dai nuovi invasori (a qualcuno dovrebbe ricordare quello che accadde agli armeni e il loro stermino, sempre taciuto, compiuto  dai  seguaci di Sabbath Zevi – i Giovani Turchi – dei cripto-giudei convertitesi all’islam opportunisticamente, ma tenendo fede alla loro religione originaria, la legge talmudica!)

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Aggiornamento del 15.05.2011

Come volevasi dimostrare la irriducibile rudezza kazara israeliana ha applicato quanto da tempo andava minacciando: fuoco sui dimostranti, ad alzo zero, ovvero ad altezza uomo. Non importa se ci sono donne, bambini, o persone che nulla hanno a che vedere con i vari terroristi – inventati da israele e non – ma quello che avevano promesso lo hanno fatto, nella stessa maniera in cui avevano avvertito di ammazzare Vittorio Arrigoni!.

Israele ancora una volta dimostra la sua vera democrazia così come dal canto nostro avremo ancora i vari Pagliara ad annunciare che si sono difesi, che hanno difeso il loro diritto di esistere, perché uno stato fasullo, voluto e creato con un tratto di penna a danno dei loro abitanti, è più importante della vita di milioni di persone.

Questa è Israele e questa è la comunità internazionale che, si indigna per i massacri di Gheddafi (ancora non si sa quale siano e dove siano stati attuati), ma che di fronte a quelli compiuti dagli israeliani distoglie lo sguardo sul sangue versato da persone innocenti, desiderose solo di una terra, la loro terra, la loro nazione, la loro vita e la loro tranquillità, mentre sempre soggetti all’ostile, razzista, criminale e psicopatica azione vessatrice di uno stato iniquo.

Uno stato che con una legge (Nabka Law) ha introdotto delle regole che mette in condizione i palestinesi a subire l’umiliazione di sotto-popolazione inducendoli ad accettare le vessazioni del loro usurpatore, senza nessun diritto:

– tutti coloro (arabi/palestinesi) che non accetteranno pubblicamente o denigreranno la bandiera di Israele verranno puniti con la carcerazione di 3 anni;

– tutti coloro  (arabi/palestinesi) che criticheranno lo stato di Israele e la sua democrazia avranno ridotti  finanziamenti;

– in tutti i testi di storia israeliana il giorno della rabbia (nabka) viene rimosso così che non vi sia ricordo né trasmissione dello stesso alle generazioni future;

La legge, approvata ed introdotta ad ottobre del 2009 è stata successivamente modificata ed aggiornata a marzo del 2011.

Nel frattempo il nostro lacchè preposto al ministero degli esteri ha intimato a Gheddafi di farsi da parte altrimenti sarà il tribunale dell’Aia che lo incriminerà formalmente come criminale di guerra. Chissà se il suddetto lacchè avrà la stessa forza di chiedere a Benjamin Netanyahu di fare la stessa cosa.

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Nabka al-Nakba è il nome che viene dato dagli arabi in genere, e dai palestinesi in particolare, all’esodo delle popolazioni arabe intensificatosi a partire dal 15 maggio 1948, giorno a partire dal quale il Regno Unito si ritirò dalla Palestina e Israele, secondo il Piano di (s)partizione della Palestina contenuto nella risoluzione 181  dell’ONU del 29 novembre 1947.

Questa la storia, ma nella realtà Nabka è il senso profondo di frustrazione di dolore e di decenni di massacri e privazioni che i popoli abitanti la Palestina hanno sofferto e continuano a soffrire per le scelte volute e decise da altre nazioni (Usa, Gran Bretagna, Francia e Unione Sovietica) a favore di alcuni fanatici religiosi di fede ebraica-sionista per la creazione di uno stato fasullo (Fake-state).

La creazione di uno stato solo ed esclusivamente puro, di sola razza ebraica (che non esiste e non è mai esistita, si legga a tal proposito Shlomo Sand “L’invenzione del popolo ebraico”), con l’esclusione di tutti gli altri abitanti, anche di quegli ebrei nativi che con i palestinesi condividevano la stessa terra e le stesse radici. Pure questo genere di ebrei è, secondo il pensiero sionista, di seconda categoria, che non ha lo stesso valore di quelli  che si ritengono i veri successori e proprietari assoluti di una terra a loro mai appartenuta.

Nabka è una data, 15 maggio, il giorno della terza Intifada dove milioni di arabi e non, potranno riunirsi e marciare verso Israele, lo stato fantoccio dei poteri Usraeliani, per ottenere la liberazione della striscia di Gaza e il ritorno di Gerusalemme ai loro legittimi proprietari.

Facebook “era” il megafono di questa ondata, ma già le grandi lobbies ebraiche americane a sostegno di Israele, tra le quali Pro-Israel lobbying,  la Anti-Defamation League (ADL) e la grossa campagna Americano-Sionista hanno spinto il cofondatore  di Facebook Zuckerberg a cancellare la pagina che incitava questa chiamata per la marcia della pace. In Facebook si può parlare di tutto, si può offendere tutti, diffamare tutti, sovvertire l’ordine in altri paesi come la Tunisia, l’Egitto, la Libia, la Siria il Barhein, lo Yemen, ma non si può mettere in dubbio l’integrità della falsità attraverso la quale si è fondato Israele.
Facebook quindi come altro organo di diffusione, controllato anch’esso, dalla lobby sionista attraverso il suo cofondatore Zuckerberg, limita il diritto di espressione e di pensiero sancito nella carta dei diritti dell’uomo. D’altronde visto quanto accade nei paesi occupati dall’esercito israeliano, cosa ci si potrebbe aspettare?

Giudaismo e sionismo sono incompatibili, ma stanno diametralmente su due posizioni differenti (Rav Ahron Cohen).

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