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L’Italia ha già perso la sua guerra di Libia (parte II)

 

Relativamente a quanto già pubblicato su un precedente post [L’Italia ha già perso la sua guerra di Libia (parte I)] le attuali esternazioni del ruffiano del Ministro Frattini ci hanno precluso ogni possibilità di avere un “socio” importante come lo era la Libia con Gheddafi.

Nessuna difesa a favore di questo dittatore, voluto comunque dalle forze occidentali (Francia, Gran Bretagna, Usa e Israele), ma i dati di fatto non possono essere messi da parte per puro opportunismo, perché, nonostante le brutalità e il pugno di ferro di Gheddafi, il suo governo aveva trovato nell’Italia il paese con cui poter stringere degli accordi commerciali duraturi e proficui per entrambe le nazioni. A qualcuno (Usa, Francia, Israele e Gran Bretagna) questo accordo, stretto dal Governo Berlusconi, ma le cui basi fondano sui precedenti governi Prodi, non è piaciuto perché lasciava soltanto le briciole: poco denari, ma sopratutto poco potere egemonizzante sul paese più importante dell’Africa mediterranea.

L’Italia quindi – la prima nazione al mondo a riconoscere un governo di ribelli cirenaici – ha frantumato in una manciata di ore il lavoro di anni e la fatica di persone che hanno lavorato per il benessere economico.
A fronte delle parole di Frattini migliaia di persone impiegate nelle diverse commesse già firmate dal Governo di Gheddafi, avranno il valore di zero assoluto. Le aziende che hanno già investito, acquistato e prodotto si troveranno i magazzini stracolmi, le tratte bancarie respinte e per forza di cose dovranno licenziare migliaia di persone: grazie Frattini e a tutto il governo che ha permesso questa porcata totale in malafede assoluta.

E’ giusto mettere a fuoco alcune cose che spesso non vengono trattate nei nostri laidi giornali i quali non hanno mai evidenziato che, per esempio, la Banca Libica è una Banca di Stato e NON una banca privata. E’ pacifico quindi che le scelte finanziarie e di indebitamento seguivano direttive che evitavano le manovre viste in questi ultimi 3 anni dalle diverse banche occidentali.

In Libia, proprio durante le prime fasi del conflitto in atto, si andavano costituendo dei gruppi di controllo sulle risorse finanziarie e petrolifere del paese tramite il Qatar. Secondo Bloomberg infatti il Consiglio nazionale di transizione ha “designato nella Banca centrale di Bengasi la qualità di autorità monetaria competenti in politiche monetarie in Libia e la nomina di un governatore della Banca Centrale della Libia, con una sede provvisoria a Bengasi “. Inoltre i ribelli che di giorno sparano, di notte hanno pensato di realizzare una compagnia di controllo sottraendola da quella di stato controllata prima da Gheddafi. Certo non c’è che dire, questi ribelli sono veramente “smart“. Beduini con i cammelli, incapaci di proferire una parola che non sia qualche dialetto sub-sahariano, adesso hanno la genialità di arrampicarsi in disegni finanziari e di trattare sulle risorse energetiche che a loro confronto un laureato alla Bocconi o alla Normale di Pisa è un deficente. Nella prossima vita tutti a studiare a Bengasi da questi “guru” eclettici.

A parte queste battute stupide, quello che appare in tutta la sua tragedia, è che il 100% della Banca Centrale Libica (banca di stato) sarà controllata al 100% dai ribelli e con essa andranno a ramengo pure tutte le forniture, tutti i contratti e tutti gli accordi presi precedentemente, oppure, nel caso migliore (?) saranno rivisti alla luce dei nuovi “proprietari” della nuova banca centrale libica che NON sarà più di proprietà dello Stato Libico, ma sarà in mano ai soliti banchieri francesi, americani e inglesi che faranno man bassa di tutto e di più.
E’ chiaro come si riesce a rimbecillire intere popolazione con la scusa dell’aiuto umanitario?

Dicono che Gheddafi ha fatto stragi di migliaia di persone, che ha scavato fosse comuni (notizia vecchia di anni), che sta spremendo un popolo per i suoi interessi e tutti gli occidentali, pronti a servire la mano dell’assassino anglo-sionista acconsentono l’invasione e i bombardamenti. Ma questa è  storia vecchia, già vista a suo tempo con Saddam Husseim, con l’Afghanistan, con il Pakistan, con l’Angola, con il Mozambico, e con tantissime altre nazioni dove gravitano interessi miliardari. Nulla di nuovo sotto il sole, sempre il solito schifo umano!!!!

Ma ci sono un paio di cose che forse hanno dato la spintarella all’invasione ed ai bombardamenti: qualche tempo fa il dittatore Gheddafi aveva pensato di nazionalizzare le diverse compagnie petrolifere e di cacciare gli occidentali al di là della frontiera, infatti in un incontro aveva asserito che il prezzo del petrolio è eccessivamente basso e che se non si cambiava registro egli avrebbe nazionalizzato le compagnie operanti in Libia stabilendo il prezzo di vendita del petrolio. La paura delle compagnie ConocoPhillips, Marathon Oil, Occidental Petroleum, Amerada Hess e la  Royal Dutch Shel è che Gheddafi attuasse quanto fatto dal Venezuela contro le compagnie americane e dalla Russia di Putin contro la British Petrolium.

La seconda molto più casalinga, è la sempre contesa preda dell’Eni. Azienda di stato che controllava una buona parte delle risorse energetiche libiche e sulle quali aveva una corsia preferenziale da parte del dittatore. Già da tempo l’Eni è stata oggetto di articoli di fuoco da parte del Wall Street Journal, del Washingtin post e dal New York Times e dal Financial Times sopratutto per gli accordi presi con la Russia sul mega-progetto del gasdotto Southstream che contrasta in maniera troppo evidente alle mire espansionistiche ed egemoniche della city di Londra e di Washington.
Il vero punto di boa della questione è quindi escludere, ancora una volta come ai tempi di Mattei, gli interessi italiani dai grandi progetti energetici e geopolitici. Ma se da un primo punti din vista questa sembrerebbe essere il vero obbiettivo la verità va forse cercata nel controllo assoluto dell’area del mediterraneo, cosa ben più importante della semplice risorsa libica del petrolio. Controllando, ovvero mettendo in ginocchio le attività dell’Eni nel bacino mediterraneo si riducono sensibilmente le capacità italiane di coagulare attorno a se nazioni e regioni che avrebbero interesse a farlo (Libia, Tunisia ed Egitto) producendo di fatto uno sfaldamento incapace di escludere il cuneo separatore anglosassone e americano.

Per la verità una volta ridotta l’Eni a semplice azienda di casa con qualche attività marginale la sua fine economica e finanziaria spaccherà anche gli accordi presi con Putin con Southstream e questo significherà essere ingoiati perennemente nelle fauci dei satrapi della city di Londra, del Club di Roma e del Club di Londra, controllando qualsiasi mossa e qualsiasi merce passante nel mediterraneo.

A volte è sufficiente spostare un piccolo sasso per causare una frana…

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