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150 anni di unità di Ladri Massoni e Ruffiani.

Oggi questo amalgama di putrida gente innalza la bandiera massone per festeggiare il compimento di un disegno distruttivo, nel quale ogni baluardo tradizionale e culturale è stato distrutto, annientato.

L’Italia festeggia il suo sconquasso, come una baldracca gioisce dopo una notte di orgie frenetiche contando i denari, in cui il suo corpo è stato oggetto e vituperato da mille assalti.

Il cencio di questa nazione è lì quindi gettato in un angolo ad uso e consumo delle più basse ed ignobili cause: l’egemonia straniera nella nostra terra e lo sdradicamento culturale e sociale (Comenius docet).

I criminali del passato ora sono diventati gli eroi del presente adornati di corone d’alloro e di melliflue parole.
Cavour, massone e sifilitico, che ha svenduto per una manciata di denari la storia di un paese; Garibaldi, ladro, assassino, stupratore, mercenario  senza patria e senza terra, ora siede sul cavallo che lo vide vittorioso in aspre battaglie con il saccheggio, trucidando e massacrando intere popolazioni per l’idea giacobina-massonica della libertà: quale?

Andiamo per ordine.

Quali furono i motivi delle ruberie sostenute dai Savoia con i finanziamenti della Corono inglese e della Francia?
Prima del 1861 il Regno delle due Sicilie vantava quanto segue:

  1. la maggiore industria metalmeccanica della penisola con oltre 100 aziende sparse sul territorio;
  2. il primo bacino di carenaggio in muratura;
  3. un terzo di tutta la forza lavoro metalmeccanica della Penisola lavorava nelle province del Reame;
  4. il primo Vascello a vapore fu costruito nel Reame;
  5. fino al 1860, il 90 percento della produzione mondiale – ripeto mondiale – di zolfo fu quella siciliana e da sola assorbiva un terzo di tutta l’industria estrattiva italiana (uno dei motivi principali per cui l’Inghilterra finanziò i Savoia);
  6. la prima flotta mercantile della penisola apparteneva al Reame;
  7. la prima Compagnia di navigazione del Mediterraneo anche;
  8. la più imponente flotta mercantile che commerciava con le Americhe e con l’Asia era del Regno delle due Sicilie (il più importante motivo del finanziamento inglese ai Savoia);
  9. il primo ponte sospeso della penisola, in ferro, fu costruito a Napoli e ci vollero i tedeschi nel 1944 per farlo saltare;
  10. il primo telegrafo d’Italia si trovava nel Reame;
  11. la prima rete di fari lenticolari per la gestione del traffico portuale, le cosiddette “lenti di Fresned” l’ha avuta il Reame;
  12. la prima rete ferroviaria della penisola, idem.

Nel Regno Borbonico si pagavano poche tasse, solo 5:

  1. Tassa fondiaria.
  2. Tassa sui beni e servizi.
  3. Tassa sul Lotto.
  4. Tassa sulle poste.
  5. Tassa indiretta che comprendeva i tabacchi, il gioco delle carte, la dogana, la polvere da caccia e il sale.

Solo questo piccolo spaccato, a confronto del resto d’Italia, lascia sicuramente a bocca aperta e fa intuire come stessero veramente le cose.

Il Reame era un immenso polo industriale! Anche il settore tessile trovò ampio sviluppo e a Pietrarsa nasce il più grande opificio della Penisola, con 8.000 addetti. E si deve al Reame l’istituzione della Pensione di fine rapporto, trattenendo il 2 percento dello stipendio mensile. La disoccupazione era prossima allo zero, infatti oltre al 1.600.000 addetti all’industria v”erano 3.500.000 addetti all’agricoltura, 1.000.000 alle attività marittime e circa 300.000 a quello che oggi è chiamato terziario.

Le paludi furono bonificate, nascono Accademie Militari come la Nunziatella, Accademie Culturali, Scuole di Arti e Mestieri e i Monti di Pegno. Le Università sono piene e licenziano – oltre a ingegneri e architetti – professori illuminati e medici. E proprio grazie ai medici – erano 9.000 in tutto il Reame – i Borboni sommano un altro traguard la più bassa mortalità infantile del mondo e la migliore gestione sanitaria sul territorio.

Ma vediamo la bellezza dell’Unità come la dipinge quel porco comunista massone liberticida di Napolitano:

Dal 1861 al 1871 furono massacrati 1.000.000 di cittadini su 9.117.050! Oltre il 10 percento della popolazione! È come se oggi venissero massacrati 6.000.000 di italiani. Ma nessuno sapeva e nessuno doveva sapere!

Dal settembre 1860 al settembre successivo vi furono: 8.968 fucilati; 10.804 feriti; 6.112 prigionieri; 64 preti, 22 frati, 62 giovani e 63 donne uccise; 13.529 arrestati; 1.000 case distrutte; 6 paesi incendiati; 12 chiese saccheggiate; 1.428 comuni depredati.  Nascerà quindi il Movimento di Resistenza (nominato poi dai piemontesi BRIGANTAGGIO) e ancora:

Dal 1861 al 1862 i Comandanti Sabaudi emanarono bandi che avrebbero fatto impallidire i comandanti nazisti. Oggi sarebbero bollati come criminali di guerra!

Il Generale Salaroli – che definiva i contadini grande canaglia dell’ultimo ceto – così scriveva a Vittorio Emanuele: “I contadini devono essere tutti fucilati, senza far saper niente alle autorità . Imprigionarli non è conveniente perché una volta in galera, lo Stato deve provvedere al loro sostentamento”.

Il più feroce era proprio il Generale Cialdini che, dopo aver distrutto Gaeta, telegrafò al Governatore del Molise: : “Faccia pubblicare un bando che fucilo tutti i paesani che piglio armati e do quartiere solo alla truppa”.

Il Generale Fanti, in un bando, sanciva la competenza dei tribunali militari straordinari anche per cause civili. E il Generale Pinelli estese la pena di morte “.. a coloro che con parole od atti insultassero lo stemma dei Savoia, il ritratto del re o la bandiera nazionale”.

Il generale Della Rocca, altro campione di democrazia impartì l’ordine che “non si perdesse tempo a far prigionieri, dato che i governatori avevano fatto imprigionare troppi contadini”.

Forse ci si dovrebbe chiedere come mai milioni di persone emigrarono in Argentina, in Usa e in tutto il mondo. La maggior parte di questi, a parte quelli del nord-est, frutto dei disastri bancari del 29, provenivano dalle terre del sud, da quelle terre, che al tempo dei romani e fino al 1861 erano considerate lo scrigno italiano per produzione e benessere.

I conti dello Stato erano in salute e non vi era deficit pubblico e alla Borsa di Parigi – la più grande al mondo a quei tempi – e alla Borsa di Londra, i Buoni del Tesoro del Reame erano quotati a 120, ovvero lo Stato delle Due Sicilie era considerato tra i più affidabili al mondo.

E’ evidente che l’unità aveva solo uno scopo: distruggere, disintegrare ed accorpare quanto più denaro possibile per tappare i buchi che i Savoia avevano fatto con le prime guerre d’indipendenza (sostenute ed agevolate da Francia ed Inghilterra) con l’unico scopo di distruggere per sempre il potere della Sacra Romana Chiesa Cattolica ed Apostolica.

Il potere giudaico-massone travestito da liberté-egalité-fraternité nella realtà dei fatti trucidava milioni di persone solo per una cosa: denaro e potere.

L’unità d’Italia non dovrebbe festeggiarsi perché è l’ennesima dimostrazione della falsità, della disonestà di un’altissima parte di intellettuali collusi con i poteri centrali senza i quali sarebbero solo che semplice croste di merda.

Fonte: scrivendo.it archivio di Stato di Torino; – archivio di Stato di Milano; – atti Parlamentari in Torino e Firenze; – archivi di Londra; – documentazione di Civiltà Cattolica; – archivio di Casa Borbone

 

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