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Punire i defincenti? No, i professori!!

Siamo alla frutta. Un’insegnante condannata in seconda istanza ad un anno di carcere per aver punito uno scolaro facendogli scrivere 100 volte “sono un deficiente“.

Il reato: “abuso di mezzi di correzione“, ovvero nella scuola italiana non è più possibile utilizzare sistemi di controllo e di punizione che non siano in linea con il sistema sfasciato della società italiana. Tutto è possibile, rompere, bruciare, andare a scuola con il cellulare, palpare le professoresse (che si fanno palpare), avere amplessi in aula ed altre amenità goliardiche.

Gli studenti ringraziano, ma nel futuro rimpiangeranno di non essere stati bacchettati sulle mani o sulle gambe e non per il piacere sadico di qualche professore, ma semplicemente perché si renderanno conto che i limiti devono comunque essere osservati e rispettati, oltre i quali entra in vigore la punizione. I criminali se compiono atti contro la società, sono puniti (quando accade, ma non sempre, no?) e così  quelli che sbagliano nelle scuole devono subire la punizione.

La sentenza “abuso dei mezzi di correzione” è anacronistica figlia del pensiero disfattista, quel pensiero colluso con le correnti liberiste, democratiche in cui tutto è permesso, anche il suo contrario; quelle correnti che hanno fatto l’Italia risorgimentale con l’aiuto massonico inglese e dei Savoia, quelle correnti colluse con la massoneria e con i poteri disgreganti l’unità nazionale. La scuola è allo sfascio  e la magistratura ne alimenta la distruzione costruendo un paradigma che mette le famiglie le une contro le altre.

Non si tratta di difendere chi è omosessuale o chi è contro, questo è un fatto secondario, perché a 11 anni quanti ragazzini e ragazzine possono essere scambiati per maschi o femmine, anche se oggi le cose sembrano totalmente ribaltate; no, non c’entrano gli omosessuali, ma la scuola, il sistema scuola, l’educazione scolastica che dovrebbe essere il primo gradino di formazione di uno stato serio, resposanbile, dove si formano i futuri cittadini, responsabili e civili nel rispetto delle regole di tutti.

E invece questa scuola, quella in cui i nostri figli sono condannati a frequentare, è l’arte della deresponsabilizzazione attuata a tutto tondo e chi si azzarda a riportare all’interno dell’alveo della responsabilità e del rispetto viene condannato al carcere.

E’ un sistema kafkiano, o tale e quale alla polizia del pensiero di orwelliana memoria.

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