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Rivoluzione creativa: destrutturazione per “Greater Middle East”?

Mentre da noi infuria la lotta per la puttana o per chi ha avuto maggior concubinaggio, inneggiando alla moralità (falsa) delle forze politiche in campo, nel resto del mondo, in quello più vicino all’Italia, si stanno preparando eventi epocali che i nostri media tendono sommessamente a sussurrare anziché le porcate dei vari Berlusca e loro ruffiani dell’opposizione.

In Egitto è risaputo, l’esercito – controllato dal Pentagono e dal Mossad –  ha avuto la meglio su quest’ultimo travagliato periodo. Gli egiziani esultano, ballano e incoscientemente fanno il gioco dei loro carnefici; la libertà, la democrazia e le varie angherie sofferte in questi trentanni verranno ristabiliti (ma non sono mai stati presenti prima!). Ognuno potrà fare come nelle democrazie occidentali: potrà costruire, potrà avere una famiglia omosessuale, potrà dedicare il suo tempo al cellulare, potrà ubriacarsi, drogarsi, vestirsi come gli yankee impongono, potrà usare la coca come sferzata per un venerdì da sballo, potranno sbeffeggiare i più anziani e allo stesso tempo potranno fare del loro paese il centro di sperimentazione industrializzato di Guantanamo. Già si fa a Moubarak Military City (MMC)

Gli egiziani non sanno, o fanno finta di non saperlo, ma finirà così, come finì così anche da noi e nell’intera Europa che dal giogo nazi-fascista diede spazio e libertà, alla libera concorrenza, alla democrazia, alla demagogia, alla corruzione, alla mafia ed alle lottizzazioni di potere. Loro ancora non lo sanno, ma presto, molto presto rimpiangeranno Moubarak e i suoi sistemi oppressivi, dittatoriali e impedenti lo sviluppo di alcune  lobbies, delle classi di affari, delle finanziarie per la spartizione del territorio e delle sue risorse. Loro ancora non lo sanno, ma presto lo proveranno sulla loro pelle.

Sono un popolo relativamente giovane: oppresso dai turchi, poi dai liberali inglesi, dai russi con Nasser, poi con Sadat e dal democratico filo americano di Moubarack. Adesso i militari, è meglio ribadirlo, sono i difensori delle libertà di stampa, di parola, di opinione, mentre si sa che molti dei militari hanno lottizzato buona parte delle risorse egiziane, buona parte delle finanze e della cultura della corruzione. I militari hanno fatto accordi con Israele, con gli Usa e con tutte quelle forze che dell’Egitto se ne infischiano, ma il popolo inneggia a loro come liberatori. Beati i poveri di spirito perché avranno il regno dei cieli, forse la stessa cosa si dirà anche in arabo, ma pochi seguiranno e pochi osserveranno i veri cambiamenti che le menti eccelse stanno elaborando nelle loro dorate residenze.

Così il movimento  kefaya (nda: basta!)sostenuto dal Washington National Endowment for Democracy (NED) ed il Albert Einstein Institution tramite il suo sostenitore, intacca e porta a casa un’altra pedina nel Risiko della spartizione dei poteri mondiali.
Il nome formale di Kefaya in egiziano è il Movimento per il Cambiamento. E ‘stata fondato nel 2004 da selezionati intellettuali egiziani a casa di Abu’ l-Ala Madi, leader del partito di al-Wasat, un partito creato riferito dai Fratelli Musulmani. Il movimento di protesta è stato organizzati tramite le reti internet e i giovani legati a Mohammed ElBaradei e al gruppo torbido e segreto dei Fratelli Musulmani, i cui legami con servizi segreti inglesi e americani e la massoneria sono ampiamente segnalati.

Ma la scintilla che ha innescato lo sciopero del 25 gennaio è stata l’appello allo sciopero del Movimento 6 Aprile tramite Facebook , gruppo guidato da un ventinovenne Ahmed Maher Ibrahim. Il gruppo, tramite Twitter e Facebook dichiarava,  seguito degli avvenimenti di piazza che il rappresentante per l’egitto non poteva che essere l’ex capo della International Atomic Energy Aagency (IAEA) assieme alla National Association for Change (NAC), associazione dello stesso Elbaradei. La NAC include, tra l’altro George Ishak (ebreo) leader ne movimento  Kefaya e Mohamed Saad El-Katatni, presidente del blocco parlamentare del controverso gruppo Ikhwan (Fratelli Mussulamani).  Insmma gira e rigira si torna sempre ai soliti caporioni, no? Nel dicembre del 2009 il movimento Kefaya annunciava il supporto della candidatura di Mohammed ElBaradei per le elezioni del 2011.

Sempre un caso che Elbaradei sia apparso dopo 30 anni di assenza dall’Egitto?

Dire dei rapporti tra Obama e Mubarak sono stati congelati fin dall’inizio non è esagerato. Mubarak è stato fermamente contrario alle politiche di Obama sull’Iran e su come trattare il suo programma nucleare, sulle politiche di Obama verso gli Stati del Golfo Persico, la Siria e il Libano, nonché verso i palestinesi. [1] E’ stato una spina formidabile ai grandi ordini del giorno di Washington per l’intera regione, il progetto di Washington del Grande Medio Oriente, recentemente riproposta col meno inquietante titolo di “Nuovo Medio Oriente”.

Il giorno delle straordinariamente ben coordinate manifestazioni popolari che chiedevano a Mubarak le dimissioni, i membri chiave del comando militare egiziano, incluso il capo di Stato Maggiore Gen. Sami Hafez Enan, erano tutti a Washington in qualità di ospiti del Pentagono. Neutralizzando opportunamente la forza decisiva dell’esercito nel fermare la protesta anti-Mubarak, crescente nei primi giorni critici [2].

Curiosamente, i progettisti della National Endowment for Democracy (NED) di Washington [3] e delle ONG connesse alla rivoluzione colorate, sono apparentemente prive di creatività riguardo degli accattivanti nuovi nomi per la loro Color Revolution egiziana. Nel novembre 2003 per al loro Rivoluzione delle Rose in Georgia, le ONG finanziate avevano scelto una parola attraente, Kmara! Al fine di identificare il movimento giovanile per il cambiamento di regime. Kmara!, anche in georgiano significa “basta!”

La NED di Washington era tranquillamente impegnata nella preparazione di un ondata di destabilizzazioni dei regimi in tutto il Nord Africa e Medio Oriente, dopo l’invasione militare degli Stati Uniti, nel 2001-2003, di Afghanistan e Iraq. L’elenco dei luoghi dove la NED è attiva, è rivelatore. Il suo sito web elenca Tunisia, Egitto, Giordania, Kuwait, Libia, Siria, Yemen e Sudan e, curiosamente, Israele (un caso che Netanyahu abbia richiesto il supporto a Moibarak?). Casualmente questi paesi sono quasi tutti soggetti oggi a “spontanee” insurrezioni popolari per un cambio di regime.

La NED è l’agenzia di coordinamento di Washington per la destabilizzazione e il cambiamento dei regimi. E’ attiva dal Tibet all’Ucraina, dal Venezuela alla Tunisia, dal Marocco al Kuwait nel ridisegnare il mondo dopo il crollo dell’Unione Sovietica, in quello che George HW Bush, in un discorso del 1991 al Congresso [4], proclamò trionfalmente essere l’alba di un Nuovo Ordine Mondiale.  Mentre l’architetto e primo capo del NED, Allen Weinstein ha detto al Washington Post nel 1991 che, “molto di quello che facciamo oggi è stato fatto di nascosto 25 anni fa dalla CIA“.

[1]- DEBKA, Mubarak believes a US-backed Egyptian military faction plotted his ouster, February 4, 2011, accessed in www.debka.com/weekly/480/. DEBKA is open about its good ties to Israeli intelligence and security agencies. While its writings must be read with that in mind, certain reports they publish often contain interesting leads for further investigation.

[2]Ibid.

[3] – National Endowment for Democracy, Middle East and North Africa Program Highlights 2009, in http://www.ned.org/where-we-work/middle-east-and-northern-africa/middle-east-and-north-africa-highlights.

[4] – George Herbert Walker Bush, State of the Union Address to Congress, 29 gennaio 1991. Nel discorso, Bush a un certo punto ha dichiarato con aria trionfante di celebrazione del collasso dell’Unione Sovietica, “Ciò che è in gioco è più di un paese piccolo, è una grande idea, un nuovo ordine mondiale …

(Nadia Oweidat, et al, The Kefaya Movement: A Case Study of a Grassroots Reform Initiative, Prepared for the Office of the Secretary of Defense, Santa Monica, Ca., RAND_778.pdf, 2008, p. iv.)

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