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Israele può esistere in un medioriente dittatoriale?

E’ una bella domanda perché nella sua semplicità spiega molto bene come uno stato, creato dal nulla rubando la terra ai loro proprietari, si senta al sicuro solamente se attorno a lui esistono stati canaglia con cui condividere le nefandezze. E’ il sunto di un ottimo blog israeliano che spiega abbastanza bene, seppur in maniera molto soggettiva, il motivo per cui Israele riesce ancora a esistere.

Un lavoro che ha influenzato la deduzione dell’autore (Yuval Ben-Ami) è stato il libro “The Ones Who Walk Away from Omelas” scritto da un americana Ursuala K. Le Guin.

Omelas è una città splendida e prospera, ma per tutto questo c’è un prezzo da pagare e la conseguenza è che un bambino debba rimanere perpetuamente in uno scantinato sporco dove nessuno possa parlare con lui e solo così Omelas riuscirà a mantenerei perpetuamente splendida e prospera.

In questi giorni il giornale Haaretz.com ha esortato chiaramente il governo a sostenere la politica di Mubarak, indicando la stabilità dell’Egitto come vantaggio per tutto il medioriente.

Ma la domanda più profonda è: qual’è il valore più importante della democrazia israeliana se per esistere deve aver l’appoggio del dispotismo dei suoi vicini? E’ stato detto per anni che l’occupazione dei territori e la costruzione del muro di separazione dai palestinesi erano necessari per assicurare una “maggiore democrazia”, ma è evidente che la democrazia israeliana è fatta a spese di quella tolta negli altri paesi.

E’ illusorio parlare di democrazia israeliana quando i suoi vicini tengono i figli negli scantinati perché non possano parlare? E quella israeliana è una democrazia, intesa come partecipazione del popolo alla costruzione ed al benessere di uno stato, oppure è solamente un blando muro in opposizione ad interessi sovrademocratici?

Cosa può muovere una intera nazione a mantenere un’immagine brillante quando le sue fondamenta affondano nell’inganno e nella falsità dei suoi alleati?

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