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Natale, una festa dissacrata.

Come ogni anno arriva il Natale.

Una festa che alla fine non è altro che la sempre e solita festa. Ma festa di cosa?

In ogni città i diversi mercatini imperversano, la gente corre a frotte a comperare (adesso si dice shopping) per la festa di Natale! Mamme, bambini, gente qualunque che si assiepa lungo le vetrine lucenti di brillantini, festoni per assaporare una festa. Ma di che cosa?

Cos’è il Natale? Non me ne vogliano i cattolici, ma quello che una volta era la festa della Natività oggi è diventato il mercimonio degli oggetti più disparati: dalle mutande, alle scarpe, agli inutili attrezzi per la cucina o per la casa che mai verranno usati o mostrati. Tutto ciarpame inutile, pagato a caro prezzo e solo per fare un regalo, un pensiero o un obbligo. Ma nulla più!

Il Natale, così come la famiglia, la scuola, la società, i valori del rispetto e della tolleranza e della misericordia, sono stati sovvertiti in obbligo alle leggi di mercato. Tutto, in pochissimi anni, è stato raso al suolo, amalgamato ad un semplice mercato del bestiame, in cui il prezzo di un chilo di carne equivale a quello del pensiero per un figlio o per i propri cari. Il vilipendio della festività più cara al mondo cristiano e a quello del mondo contadino, è stato reso una buffonata: una semplice comparsa della commedia della legge di mercato.

Negozianti che si arabattano a cercare scorciatoie per attrarre più clienti possibili, orari da schivizzazione per gli impiegati ed i commessi, domeniche e sabati dedicati alla massiccia corsa agli acquisti, code chilometriche in auto per guardare vetrine che migliaia di volte abbiamo visto e che sono sempre le stesse. Tutto solo ed esclusivamente per festeggiare una cosa sola: il denaro, anzi i guadagni di chi ci rapina. Oggi che è la vigilia ho visto i moscardini a 38 euro/chilo contro i normali 4/5 euro che si pagano normalmente nei mercati del pesce.

E’ corretto? Dal mio punto i vista direi che non fa una grinza, ma altri, forse, potrebbero aggiungere che nella festività del Natale si celebra la famiglia e quanto non è stato possibile fare nel corso dell’anno. Falsi!

Lo sapete che non è così, ma che questa festa, come tutte le altre, è una semplice scusa per tutte le manchevolezze che nel corso dell’anno sono state compiute da ognuno di noi ed allora nella festa comandata si cerca riparo con un regalo, con un oggetto inutile che non serve a nessuno e nemmeno a chi lo riceve.

Anzi chi lo riceve capisce benissimo che non è pensato, ma che è l’obbligo che sentite verso la vostra manchevolezza nei suoi riguardi, quindi doppiamente falsi ed ipocriti.

Quanto ipocrisia e falsità vestita di pellicce di animali sacrificati per il nostro sudicio ed immondo perbenismo. Confondiamoci nella folla grigia delle pecore che vanno al mattatoio e manteniamo un profilo basso, così, nella speranza che il macellaio non ci veda, ma alla fine anche i l nostro sangue sarà versato. Eppure, lì, poco lontano c’è uno spiraglio, un buco nella staccionata che potrebbe essere la via della salvezza e della nostra via, ma siamo pecore, inermi e condannate a seguire il gregge, non siamo in grado di vedere oltre alla punta della coda della pecora che ci precede.

Mercato si diceva sopra, ma il mercato non è tutto, esso è parte di un grande disegno di  scelte che altri fanno per noi.  Adesso siamo i padroni del mondo, così sembra che crediamo, ma siamo in fila al negozio per acquistare quello che tutti hanno; organizziamo la cena dove sulla tavola si ereggono simboli dei quali nemmeno conosciamo la loro vera origine e che scambiamo per addobbi, ma che nascondo nel loro intimo aspetti e segreti a noi sconosciuti ed estranei.
Natale falso e sudicio!!!

Eppure, nella festività di questo giorno una fiamma arde per riscaldare, ma non è quella del mercatilismo o del messianismo ormai dilagante, ma quella più piccola e sempre ardente della speranza e della verità , che tende al calore di tutte le cose, alla luce e a una nuova vita. Non è cristianesimo, né giudaismo e  nemmeno zoroastrismo, ma la semplice speranza del nudo contadino che nei segni imperscrutabili del tempo e della terra percepisce il corso degli anni e i segni della nuova vita.

I tutto questo non v’è nulla di commercio e di coscienza intesa nel senso di gnosi, ma la sapienza che molto non è conosciuto e ciò che si conosce è infinitamente piccolo di fronte a quanto accade.

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